Stretta finale? Mai!

(di Fulvio Grimaldi

Improvvisamente, di colpo, viene la realizzazione. Vedi quello che sei, ciò che hai fatto o, più precisamente, ciò che non hai fatto, obbedendo a quanto a tutti noi è richiesto: non fare niente. Ti ricordi delle occasioni in cui, forse, se ti fossi sollevato, altri pure si sarebbero sollevati. Ora ricordi tutto e ti si spezza il cuore. Troppo tardi. Sei compromesso oltre ogni rimedio. (Milton Mayer: “I tedeschi pensavano di essere liberi” 1955)

Le notizie che ricevo direttamente da Tripoli sono contrastanti. C’è chi riferisce che, dopo l’infiltrazione di alcune centinaia di mercenari e attacchi a tappeto di bombardieri ed elicotteri d’assalto, sbarchi di uomini da navi Nato, inquadrati da personale Nato, plateale violazione di ogni norma internazionale e della stessa risoluzione 1973 del braccio criminale dell’imperialismo, la città è tornata sotto il controllo delle forze lealiste e della popolazione in armi. Ma mi si dice anche che l’Hotel Rixos, quello dei giornalisti occidentali che hanno segnalato alla Nato i posti di blocco da bombardare, è al centro di combattimenti, con il figlio di Gheddafi che guida la difesa. In ogni caso, la celebrazione dei golpisti in Piazza Verde, trasmessa dalle tv, è un falso. In Piazza Verde la notte scorsa è comparso Gheddafi davanti a un’immensa folla di sostenitori. Tocca attendere che i miasmi della disinformazione si diradino. Intanto possiamo presumere, alla luce delle falsità propinateci in cinque mesi di pippe della marmaglia mercenaria (ma ne avete visto le facce?!), con noi che nella Tripoli salda e pacifica vedevamo solo le orrende sevizie inflitte alla gente di Bengasi, trasmesseci dai telefonini dei patrioti, che le imprese di questi gangster siano grandemente esagerate, ma che sia vera e terribile la macelleria umana dei serial killer Nato sulla città, come ce la riferisce da lì anche Thierry Meyssan. Leggi il resto dell’articolo

Terroristi di carta

(Update 21 agosto: ho aggiunto all’articolo e sottotitolato il servizio di Russia Today che vedete qui sopra. Mahdi Nazemroaya, inviato di RT a Tripoli, non solo conferma ciò che ipotizzavo nell’articolo, e cioè che il presunto “attacco dei ribelli a Tripoli” non è altro che una psyop della NATO mirante a seminare panico nella popolazione e a fiaccarne il morale; ma fornisce anche qualche indicazione aggiuntiva sulle funzioni di “intelligence” che i giornalisti dei media mainstream svolgono per gli apparati militari, qualcosa a cui finora, onestamente, non avevo mai pensato).

La guerra in Libia sembra ritornata agli splendori dei suoi primi giorni. Esattamente come a febbraio, il livello di menzogne e stupidaggini somministrate dai media occidentali ai loro assopiti lettori e spettatori sta raggiungendo rapidamente il livello di saturazione. A febbraio c’erano le fosse comuni inesistenti, gli attacchi aerei completamente inventati contro i civili e la “ribellione del popolo” creata su misura per l’astrazione mentecatta dei telespettatori nostrani, abituati a ragionare con categorie da telefilm. C’erano anche le “marce dei ribelli” contro Tripoli, che scomparivano all’improvviso dai notiziari, inghiottite dal deserto. Nonostante ciò, da allora, i gloriosi ribelli non hanno mai smesso di marciare verso Tripoli. A quest’ora dovrebbero essere arrivati in Groenlandia, se si sono mossi di buon passo. Leggi il resto dell’articolo

L’”Opzione Salvador” del Pentagono: l’invio degli squadroni della morte in Iraq e in Siria

Michel Chossudovsky Global Research, 16 Agosto 2011

Questo saggio (seconda parte di una serie di tre articoli) si concentra sulla storia dell’”Opzione Salvador” del Pentagono in Iraq e la sua rilevanza per la Siria. Il programma è stato attuato sotto il mandato di John D. Negroponte, che fu ambasciatore degli USA in Iraq (giugno 2004-aprile 2005). L’attuale ambasciatore in Siria, Robert S. Ford, ha fatto parte del team di Negroponte a Baghdad nel 2004-2005.

L’ambasciatore Ford ad Hama ai primi di luglio

Siria: Panoramica e Sviluppi recenti
I media occidentali hanno giocato un ruolo centrale nell’offuscare la natura delle interferenze straniere in Siria, incluso il supporto esterno agli insorti armati. In coro hanno descritto i recenti avvenimenti in Siria come un “movimento di protesta pacifico” rivolto contro il governo di Bashar Al Assad, quando le prove confermano ampiamente che gruppi paramilitari islamisti si sono infiltrati nelle manifestazioni.
Il notiziario d’intelligence d’Israele, Debka, evitando la questione della rivolta armata, riconosce tacitamente che le forze siriane stanno affrontando organizzazioni paramilitari:  “[Le forze siriane] affrontano ora una forte resistenza: In attesa di esse vi sono trappole anti-carro e barriere fortificato presidiate da manifestanti armati di mitragliatrici pesanti.” DEBKAfile.
Da quando sono pacifici dei manifestanti civili armati di “mitragliatrici pesanti” e “trappole anti-carro“? I recenti sviluppi in Siria puntano a una vera e propria insurrezione armata, integrata da “combattenti per la libertà” islamisti  sostenuti, addestrati ed equipaggiati dalla NATO e dal comando supremo della Turchia. Secondo fonti dell’intelligence israeliana: “Il quartier generale della NATO a Bruxelles e il comando supremo turco nel frattempo stanno elaborando piani per il loro primo passo militare in Siria, cioè armare i ribelli con armi per contrastare carri armati ed elicotteri utilizzati dal regime di Assad per reprimere l’opposizione. Invece di ripetere il modello libico degli attacchi aerei, gli strateghi della NATO stanno pensando a inviare grandi quantità di missili anti-carro e anti-aria, mortai e mitragliatrici pesanti nei centri protesta, per respingere di nuovo i blindati delle forze governative.” (DEBKAfile, NATO to give rebels anti-tank weapons, 14 agosto 2011). La consegna di armi ai ribelli è attuata “via terra, in particolare attraverso la Turchia e sotto la protezione dell’esercito turco… In alternativa, le armi sarebbero trasportate in Siria sotto sorveglianza militare turca e trasferiti ai leader  ribelli nei rendez-vous pre-organizzati.” (Ibid)
Secondo fonti israeliane, che rimangono da verificare, la NATO e il comando supremo turco, contemplano anche lo sviluppo di un “jihad” diretto al reclutamento di migliaia di ”combattenti per la libertà” islamistii, che ricorda l’arruolamento di mujahidin per il jihad (guerra santa) pagato dalla CIA, nel periodo di massimo splendore della guerra in Afghanistan: “Sarebbe anche stato discusso, a Bruxelles e Ankara, dicono le nostre fonti, una campagna per arruolare migliaia di volontari musulmani nei paesi del Medio Oriente e del mondo musulmano, per combattere a fianco dei ribelli siriani. L’esercito turco avrebbe ospitato questi volontari, e curato il loro addestramento e il loro passaggio sicuro in Siria.” (Ibid)
Questi diversi punti portano verso il possibile coinvolgimento di truppe turche in territorio siriano, che potrebbe potenzialmente portare a un più ampio confronto militare tra Siria e Turchia, nonché a un vero e proprio intervento “umanitario” militare dalla NATO.  Recentemente, gli squadroni della morte dei fondamentalisti islamici sono penetrati nel quartiere Ramleh della città portuale di Latakia, che comprende un campo profughi palestinese di circa 10.000 residenti. Questi uomini armati, che includevano cecchini sui tetti, stanno terrorizzando la popolazione locale.
In una distorsione cinica, i media occidentali hanno presentato i gruppi paramilitari islamisti a Latakia, come “dissidenti palestinesi” e “attivisti” che si difendono contro le forze armate siriane. A questo proposito, le azioni di bande armate dirette contro la comunità palestinese a Ramleh, cercano visibilmente di fomentare il conflitto politico tra la Palestina e la Siria. Diverse personalità palestinesi si sono schierate con il “movimento di protesta” in Siria, mentre casualmente ignorano il fatto che gli squadroni della morte “pro-democrazia” sono segretamente sostenuti da Israele e Turchia.
Il ministro degli esteri della Turchia, Ahmet Davutoglu, ha lasciato intendere che Ankara potrebbe prendere in considerazione un’azione militare contro la Siria, se il governo al-Assad non cessa “immediatamente e senza condizioni” le sue azioni contro i “contestatori”. Con amara ironia, i combattenti islamisti che operano all’interno della Siria, e che stanno terrorizzando la popolazione civile, sono addestrati e finanziati dal governo turco di Erdogan. Nel frattempo, i pianificatori militari di Stati Uniti, NATO e Israele hanno delineato i contorni di una campagna militare umanitaria, in cui la Turchia (la secondo più grande forza militare della NATO), giocherebbe un ruolo centrale.
Il 15 agosto, Teheran ha reagito alla crisi in Siria, affermando che “gli eventi in Siria dovrebbero essere considerate solo affari interni di quel paese, e ha accusato l’Occidente e i suoi alleati, del tentativo di destabilizzare la Siria, al fine di avere la scusa per la sua conseguente occupazione”. (Dichiarazione del Ministero degli Esteri iraniano, citato in Iran urges West to stay out of Syria’s ‘internal matters’ , Todayszaman.com, 15 agosto 2011)
Siamo ad un bivio pericoloso: “Se un’operazione militare sarà lanciata contro la Siria, nella grande regione del Medio Oriente e dell’Asia centrale, che si estende dal Nord Africa e dal Mediterraneo orientale al confine di Afghanistan-Pakistan con la Cina, verrebbe inghiottita nel turbine di una guerra prolungata.  Una guerra contro la Siria potrebbe evolvere verso un campagna militare USA-NATO diretta contro l’Iran, in cui Turchia e Israele sarebbero direttamente coinvolti. E’ fondamentale diffondere la notizia e spezzare i canali di disinformazione dei media.” Una comprensione critica e imparziale di ciò che accade in Siria è di cruciale importanza per invertire la marea dell’escalation militare verso una grande guerra regionale.
Michel Chossudovsky, 16 agosto 2011

Background: l’ambasciatore statunitense Robert S. Ford arriva a Damasco (gennaio 2011)
L’ambasciatore statunitense Robert Ford è arrivato a Damasco alla fine di gennaio 2011, al culmine del movimento di protesta in Egitto. Il precedente a ambasciatore degli USA in Siria fu richiamato da Washington dopo l’assassinio, nel 2005, dell’ex primo ministro Rafik Hariri, di cui era stato accusato, senza prove, il governo di Bashar al-Assad. L’autore è stato a Damasco il 27 gennaio 2011, quando l’inviato di Washington ha presentato le sue credenziali al governo al Assad. (Vedi foto sotto).
All’inizio della mia visita in Siria, nel gennaio 2011, ho riflettuto sul significato di questo appuntamento diplomatico e il ruolo che potrebbe svolgere in un processo segreto di destabilizzazione politica. Non ho, tuttavia, previsto che questo processo sarebbe stato attuato in meno di due mesi dalla nomina di Robert S. Ford ad ambasciatore USA in Siria.  Il ripristino di un ambasciatore statunitense a Damasco, ma più specificamente la scelta di Robert S. Ford come ambasciatore degli Stati Uniti, ha un rapporto diretto coll’inizio del movimento di protesta di metà marzo, contro il governo di Bashar al-Assad. Come “Numero Due“, presso l’ambasciata USA di Baghdad (2004-2005) sotto la guida dell’ambasciatore John D. Negroponte, ha giocato un ruolo chiave nell’attuazione dell’”Opzione Salvador in Iraq” del Pentagono. Quest’ultimo consisteva nel sostenere gli squadroni della morte iracheni e le forze paramilitari modellate sull’esperienza del Centro America.
I media occidentali hanno ingannato l’opinione pubblica sulla natura del movimento di protesta araba, omettendo di parlare del sostegno fornito dal Dipartimento di Stato USA e dalle fondazioni statunitensi (tra cui il National Endowment for Democracy (NED)) verso prescelti gruppi di opposizione pro-USA.  Noto e documentato, il Dipartimento di Stato “ha finanziato gli oppositori del presidente siriano Bashar Assad dal 2006“. (US admits funding Syrian opposition – World – CBC News, 18 aprile 2011)
Il movimento di protesta in Siria è stato presentato dai media come parte della “primavera araba“, e presentato all’opinione pubblica come un movimento di protesta democratico che si diffonde spontaneamente dall’Egitto e Maghreb al Mashriq. Il nocciolo della questione è che queste iniziative nei vari paesi, sono strettamente cronometrate e coordinate. (Michel Chossudovsky, Il movimento di protesta in Egitto: “I dittatori” non dettano, ma obbediscono agli ordini, Global Research, 29 gennaio 2011)
C’è ragione di credere che gli eventi in Siria, tuttavia, siano stati pianificati con largo anticipo, in coordinamento con il processo di cambiamento di regime in altri paesi arabi, tra cui Egitto e Tunisia. Lo scoppio del movimento di protesta nella città al confine meridionale di Daraa, è stato accuratamente programmato per far seguito agli eventi in Tunisia ed Egitto. Vale la pena notare che l’ambasciata degli Stati Uniti in diversi Paesi, ha svolto un ruolo centrale nel sostenere i gruppi di opposizione. In Egitto, per esempio, il Movimento Giovanile 6 Aprile è stato sostenuto direttamente dall’ambasciata degli Stati Uniti a Cairo.

Chi è l’Ambasciatore Robert Stephen Ford?
Fin dal suo arrivo a Damasco, alla fine di gennaio 2011, l’ambasciatore Robert S. Ford ha svolto un ruolo centrale nel gettare le basi, così come stabilire contatti, con i gruppi di opposizione. Una  ambasciata USA a Damasco operativa, era vista come una precondizione per lo svolgimento di un processo di destabilizzazione politica che porti al “cambio di regime“. L’ambasciatore Robert S. Ford non è un diplomatico qualsiasi. E’ stato rappresentante degli Stati Uniti nella città sciita di Najaf, in Iraq, nel gennaio 2004. Najaf era la roccaforte dell’esercito del Mahdi. Pochi mesi dopo è stato nominato “numero due” (Ministro Consigliere per gli Affari Politici), presso l’ambasciata USA a Baghdad, all’inizio del mandato di John Negroponte come ambasciatore in Iraq (giugno 2004 – aprile 2005). Ford successivamente ha lavorato sotto il successore di Negroponte, Zalmay Khalilzad, prima della sua nomina ad ambasciatore in Algeria nel 2006.
Il mandato di Negroponte come ambasciatore USA in Iraq (insieme a Robert S. Ford) era coordinare, dall’ambasciata degli Stati Uniti, il sostegno segreto agli squadroni della morte e ai gruppi paramilitari in Iraq, al fine di fomentare la violenza settaria e indebolire il movimento di resistenza. Robert Robert S. Ford come “Numero Due” (Ministro Consigliere per gli Affari Politici) presso l’Ambasciata degli Stati Uniti ha giocato un ruolo centrale in questa operazione. Per capire il mandato di Robert Ford, sia a Baghdad che poi a Damasco, è importante riflettere brevemente sulla storia delle operazioni segrete degli Stati Uniti e il ruolo centrale svoltovi da John D. Negroponte.

Negroponte e l’”Opzione Salvador
John Negroponte aveva prestato servizio come ambasciatore USA in Honduras dal 1981 al 1985. Come ambasciatore a Tegucigalpa, ha giocato un ruolo fondamentale nel sostenere e supervisionare i mercenari Contras nicaraguensi che avevano sede in Honduras. Gli attacchi transfrontalieri dei Contra in Nicaragua avrebbero causato circa 50000 vittime civili. Nello stesso periodo, Negroponte è stato determinante nella creazione degli squadroni della morte militari honduregni, “operando con il sostegno di Washington, [essi] assassinarono centinaia di oppositori del regime appoggiato dagli USA.” (Vedasi Bill Vann, Bush Nominee linked to Latin American Terrorism, Global Research, novembre 2001)
Sotto il dominio del generale Gustavo Alvarez Martinez, il governo militare dell’Honduras fu uno stretto alleato dell’amministrazione Reagan che fece “sparire “decine di oppositori politici nel modo classico degli squadroni della morte”. In una lettera del 1982 a The Economist, Negroponte scrisse che era “semplicemente falso affermare che le squadre della morte avessero fatto la loro comparsa in Honduras“. Il Country Report on Human Rights Practicesche la sua ambasciata aveva inviato alla Commissione Esteri del Senato prese la stessa linea, insistendo sul fatto che non vi erano “prigionieri politici in Honduras” e che “il governo honduregno non giustifica, né permette consapevolmente omicidi di natura politica o non politica“. Eppure, secondo una serie di quattro articoli del Baltimore Sun nel 1995, nel 1982 solo la stampa honduregna coprì 318 storie di omicidi e rapimenti da parte dei militari honduregni. Il Sun ha descritto le attività di una unità segreto dell’esercito honduregno addestrata dalla CIA, il Battaglione 316, che usava “dispositivi di shock e soffocamento durante gli interrogatori. Prigionieri spesso venivano tenuti nudi e, quando non più utili, uccisi e sepolti in tombe senza nome.” 
Il 27 agosto 1997, l’ispettore generale della CIA Frederick P. Hitz, aveva pubblicato un rapporto classificato  di 211 pagine, dal titolo “Questioni specifiche relative alle attività della CIA in Honduras negli ’80.” Questo rapporto è stato parzialmente declassificato il 22 ottobre 1998, in risposta alle richieste del difensore civico dei diritti umani in Honduras. Gli oppositori di Negroponte chiedevano che tutti i senatori leggano il rapporto completo, prima di votare la sua nomina alla carica di rappresentante permanente degli Stati Uniti alle Nazioni Unite).” (Peter Roff e James Chapin, Face-off: Bush’s Foreign Policy Warriors, Global Research, Global Research novembre 2001).

John Negroponte – Robert S. Ford. L’”Opzione Salvador” in Iraq
Nel gennaio 2005, a seguito della nomina di Negroponte ad ambasciatore USA in Iraq, il Pentagono ha confermato, in una articolo trapelata al Newsweek, che “stava considerando la creazione di squadre d’assalto di combattenti curdi e sciiti, da indirizzare contro i leader della rivolta irachena, in un cambiamento strategico preso a prestito dalla contro-guerrigliera statunitense in America Centrale di 20 anni fa“. (El Salvador-style ‘death squads’ to be deployed by US against Iraq militants – Times Online, 10 gennaio 2005)
John Negroponte e Robert S. Ford presso l’Ambasciata degli Stati Uniti hanno lavorato a stretto contatto sul progetto del Pentagono. Due altri funzionari dell’ambasciata, e cioè Henry Ensher (Vice di Ford) e un funzionario più giovane nella sezione politica, Jeffrey Beals, svolsero un ruolo importante nella squadra che “parlava ad una serie di iracheni, compresi gli estremisti“. (Vedasi The New Yorker, 26 marzo 2007). Un altro individuo chiave nella squadra di Negroponte è stato Franklin James Jeffrey, ambasciatore statunitense in Albania (2002-2004). Jeffrey è attualmente l’ambasciatore statunitense in Iraq. Negroponte ha anche portato nel gruppo uno dei suoi collaboratori, l’ex colonnello James Steele (in pensione) del suo periodo di massimo splendore in Honduras: “Sotto l’”Opzione Salvador”, Negroponte aveva l’appoggio del suo collega dai giorni in America Centrale, durante gli anni ’80, il Col. in pensione James Steele. Steele, la cui carica a Baghdad era Consigliere per le forze di sicurezza irachene, aveva curato la selezione e l’addestramento dei membri del l’Organizzazione Badr e dell’Esercito del Mahdi, le due maggiori milizie sciite in Iraq, al fine di indirizzare la leadership e le reti di sostegno, in primo luogo contro la resistenza sunnita. Pianificati o no, questi squadroni della morte andarono subito fuori controllo e divennero la principale causa di morte in Iraq. Intenzionale o meno, decine di torturati, corpi mutilati, comparivano nelle strade di Baghdad ogni giorno, provocati dalle squadre della morte il cui impulso era stato dato da John Negroponte. Ed  è stata questa violenza settaria appoggiata dagli USA, che in gran parte ha portato al disastro infernale l’Iraq di oggi”. (Dahr Jamail, Managing Escalation: Negroponte and Bush’s New Iraq Team, Antiwar.com, 7 gennaio 2007)
John Negroponte descrisse Robert Ford, mentre era presso l’ambasciata a Baghdad, come “una di quelle persone instancabili … che non pensa di indossare il giubbotto antiproiettile e l’elmetto, mentre va fuori della Zona Verde ad incontrare i contatti”. Robert S. Ford parla correntemente arabo e turco. E’ stato spedito da Negroponte ad intraprendere contatti strategici: “Una proposta del Pentagono avrebbe mandato i team delle Forze Speciali a consigliare, sostenere ed eventualmente addestrare squadre irachene, molto probabilmente formate da combattenti curdi peshmerga e da miliziani sciiti, da usare contro i ribelli sunniti e i loro simpatizzanti, anche attraverso il confine con la Siria, secondo addetti militari che sono familiari a questi discorsi. Non è chiaro, tuttavia, se questa sarebbe una politica di assassinio o di cosiddette operazioni di ‘sottrazione’, in cui gli obiettivi vengono inviati in strutture segrete, per gli interrogatori. Il pensiero corrente è che, mentre le forze speciali statunitensi avrebbero condotto le operazioni, per esempio, in Siria, le attività in Iraq sarebbero svolte dai paramilitari iracheni”. (Newsweek, 8 gennaio 2005)
Il piano aveva il sostegno del primo ministro iracheno Iyad Allawi, nominato dal governo degli Stati Uniti. “Il Pentagono non ha voluto commentare, ma un insider ha detto a Newsweek: “Quello in cui tutti sono d’accordo è che non possiamo andare avanti così. Dobbiamo trovare un modo per prendere l’offensiva contro gli insorti. In questo momento, stiamo giocando in difesa. E stiamo perdendo“. Le squadre d’assalto sarebbero controverse e probabilmente sarebbero tenute segrete. L’esperienza dei cosiddetti “squadroni della morte” in America Centrale è conosciuta da molti anche oggi, e ha contribuito a macchiare l’immagine degli Stati Uniti nella regione. … John Negroponte, l’ambasciatore statunitense a Baghdad, ha avuto un posto in prima fila quando era ambasciatore in Honduras dal 1981-85. Gli squadroni della morte erano una caratteristica brutale della politica latino-americana del tempo. In Argentina, negli anni ’70 e in Guatemala negli anni ’80, i soldati indossavano uniformi di giorno, ma usavano  auto senza targa di notte per rapire e uccidere gli oppositori al regime o dei loro simpatizzanti sospetti. Nei primi anni ’80, l’amministrazione del presidente Reagan ha finanziato e contribuito ad addestrare i contras del Nicaragua basati in Honduras, con l’obiettivo di spodestare il regime sandinista del Nicaragua. I Contras erano dotati dei soldi provenienti dalle vendite illegali di armi statunitensi all’Iran, uno scandalo che potrebbe avrebbe potuto rovesciare il signor Reagan. Fu in El Salvador, che gli Stati Uniti crearono piccole unità di forze locali specificamente destinate ai ribelli. La spinta della proposta del Pentagono in Iraq, secondo Newsweek, è quello di seguire quel modello e dirigere le squadre delle forze speciali degli Stati Uniti a consigliare, sostenere e addestrare i combattenti curdi peshmerga e i miliziani sciiti contro i leader dell’insurrezione sunnita. Non è chiaro se l’obiettivo principale delle missioni sarebbe quello di assassinare i ribelli o rapirli e portarli via per gli interrogatori. Ogni missione in Siria, probabilmente, deve essere effettuata da forze speciali USA. Né è chiaro chi dovrebbe assumersi la responsabilità di un tale programma – il Pentagono o la Central Intelligence Agency. Tali operazioni segrete sono state tradizionalmente gestite dalla CIA, quale braccio occulto dell’amministrazione al potere, dando ai funzionari degli Stati Uniti la possibilità di negare la conoscenza di esso”.  (Times Online, op. cit.)
Sotto la guida di Negroponte presso l’ambasciata USA a Baghdad,  si scatenò un’ondata di uccisioni di civili segrete e di omicidi mirati. Ingegneri, medici, scienziati e intellettuali furono presi di mira. L’obiettivo era creare divisioni tra le fazioni sunnite, sciite, curde e cristiane, oltre a eliminare i civili che sostenevano la resistenza irachena. La comunità cristiana è stata uno degli obiettivi principali del programma di assassini. L’obiettivo del Pentagono consisteva anche nell’addestrare le forze dell’esercito, della polizia e sicurezza irachene, che avrebbe portato a un programma indigeni di “contro-insurrezione” (non ufficialmente) per conto degli Stati Uniti.

Il ruolo del generale David Petraeus
Un “Multi-National Security Transition Command in Iraq” (MNSTC) fu istituito sotto il comando del generale David Petraeus, con il mandato di addestrare e attrezzare l’esercito, la polizia e le forze di sicurezza irachene. Il generale David Petraeus (che è stato nominato da Obama a capo della CIA, nel luglio 2011), assunse il comando del MNSTC nel giugno 2004, fin dall’inizio del mandato di Negroponte come ambasciatore. Il MNSTC era parte integrante dell’”Operazione Salvador in Iraq” del Pentagono, sotto la guida dell’ambasciatore John Negroponte. Fu classificata come esercitazione di contro-insurrezione. Alla fine del periodo di Petraeus, il MNSTC aveva addestrato circa 100.000 forze di sicurezza irachene, poliziotti, ecc; che hanno costituito un corpo militare locale da utilizzare contro la resistenza irachena, come pure i suoi sostenitori civili.

Da Baghdad a Damasco: l’”Opzione Salvador” in Siria
Mentre le condizioni in Siria sono marcatamente diverse da quelle in Iraq, Robert S. Ford, col suo passato di “Numero Due” dell’ambasciata USA a Baghdad, ha un impatto diretto sulla natura delle proprie attività in Siria, compresi i suoi contatti con i gruppi di opposizione. Ai primi di luglio, l’ambasciatore statunitense Robert Ford viaggiò ad Hama ed ebbe incontri con i membri del movimento di protesta. (Low-key US diplomat transforms Syria policy – The Washington Post, 12 luglio 2011). Relazioni confermano che Robert Ford ha avuto numerosi contatti con i gruppi di opposizione, sia prima che dopo il suo viaggio di luglio ad Hama. In una recente dichiarazione (4 agosto), ha confermato che l’ambasciata continuerà a “raggiungere” i gruppi di opposizione, a dispetto delle autorità siriane.

Il generale David Petraeus: Nuovo capo della CIA  del Presidente Obama
Recentemente nominato capo della CIA da Obama, David Petraeus che ha guidato il programma di “Countroinsurrezione” del MNSTC a Baghdad, nel 2004, in coordinamento con l’ambasciatore John Negroponte, dovrebbe svolgere un ruolo chiave nell’intelligence relativa alla Siria – tra cui il sostegno segreto alle forze di opposizione e ai “combattenti per la libertà“, l’infiltrazione dei servizi segreti e delle forze armate  siriani, ecc. I lavori saranno eseguiti in collaborazione con l’Ambasciatore Robert S. Ford. Entrambi hanno lavorato insieme in Iraq, dov’erano parte del grande team di Negroponte a Baghdad, nel 2004-2005.

Traduzione di Alessandro Lattanzio , Aurora03.da.ru 

Vedi anche: NED

 

Stati Uniti; i pilastri di una nazione

Un luogo comune generalmente diffuso parte dall’assunto che Europa e Stati Uniti affondino entrambi le radici in un medesimo terreno storico e culturale, laddove si tratta di due entità distinte e profondamente antitetiche.

Gli Stati Uniti nacquero infatti da una volontà di rottura con l’Europa, dall’intento di scrollarsi di dosso l’ingombrante e disprezzata eredità del Vecchio Continente.

Tale volontà di riscatto si riscontra non solo dalla linea filosofica di cui è innervato il principio della “Dottrina Monroe”, enunciata dal Presidente James Monroe nel 1823 – che l’aveva a sua volta ripresa da un concetto, rivisitato e corretto, elaborato da John Quincy Adams – con l’intento di invitare i paesi europei a guardarsi bene dall’intervenire negli affari interni al continente americano, ma anche dagli scritti infuocati di autorevoli filosofi e letterati nordamericani come Ralph Waldo Emerson – che ebbe a sostenere che “Troppo a lungo abbiamo ascoltato le raffinate Muse dell’Europa” – e dalla riluttanza del popolo statunitense a scavare indietro nel tempo. Leggi il resto dell’articolo

Gli Stati Uniti approvano brevetti su geni umani.

 

Può essere brevettato il gene umano? Gli Stati Uniti credono di si.

Se questo gene si isola in un laboratorio per cercare o diagnosticare una malattia, allora rientra nella categoria di prodotto chimico e come tale può essere brevettato.

Questa disputa ebbe inizio con il laboratorio Myriad Genetics, che brevettò i geni BRCA1 e BRCA”. Questi due geni sono collegati al  tumore del seno e utero. Fu una notizia che fece il giro del mondo preoccupando tutti, questo rappresenterebbe l’inizio della fine degli esseri umani tali e come li conosciamo.

Ma è stata una fortuna per tutti. Il Tribunale di NY aveva invalidato i brevetti della Myriad Genetics argomentando che i geni erano prodotti della natura e che non erano brevettabili.

Ma la nostra fortuna è durata poco, dato che la Myriad Genetics è tornata all’attacco, con più prove di prima (e più soldi per corrompere), al punto tale che il tribunale d’appello adesso crede che il DNA isolato sì riunisce i requisiti per essere brevettato.

Molti esperti credono che il brevetto di un gene mutato per diagnosi non dovrebbe essere accettato dato che le conseguenze potrebbero essere devastanti per la razza umana.

Quello che accadrà adesso potrebbe significare che da qui a qualche anno i governi brevettino tutti i geni umani, appropriandosi completamente di ognuno di noi, per sperimentare con gli esseri umani nel modo in cui vorranno farlo.

E’ veramente incredibile fin dove arriva questa pazzia.

 

Nota d.T:

L’appello è stato possibile da parte della Myriad Genetics perchè è già stato brevettato il 20% del nostro genoma umano principalmente ad aziende private: tra il 1981 e il 1995 sono stati brevettati 1175 sequenze del DNA. Il 73% è in mano a privati e un 7% a livello individuale. Gli uffici con un numero considerevole di brevetti di geni umani sono la EPO europea, la EPO statunitense e la giapponese JPO

 

Fonte:  Tecnologia21

Traduzione: FreeYourMind!


 

 

Da Lee Oswald a Lee Oslo,via”Gladio”?

Erano in più di uno a far fuoco sull’isola. Un’esercitazione sull’esplosione di bombe appena conclusa a Oslo. Forse una vendetta della NATO per la decisione della Norvegia di non bombardare più la Libia?

di Webster G. Tarpley.

I tragici attentati terroristici in Norvegia presentano un certo numero di segni rivelatori di una provocazione false flag (sotto falsa bandiera, NdT) . È stato riferito che – sebbene i media mondiali stiano cercando di focalizzare l’attenzione su Anders Behring Breivik in veste di assassino solitario nella tradizione di Lee Harvey Oswald – molti testimoni oculari concordano sul fatto che un secondo tiratore era all’opera nel massacro presso il campo estivo giovanile di Utøya, fuori Oslo . Leggi il resto dell’articolo

Rapporto NATO Operazioni urbane anno 2020

 

Rapporto Urban Operations in the Year 2020 (sintesi commentata in italiano)

originale sul sito N.A.T.O.
http://www.rta.nato.int/pubs/rdp.asp?RDP=RTO-TR-071

Redatto dalla RTO (Studies Analysis and Simulation Panel Group, SAS-030).
La RTO, l’Organizzazione per la Ricerca e la Tecnologia della NATO è il centro di convergenza delle attività di ricerche/tecnologiche (R&T) per la difesa in seno della NATO.
L’Operazione Terrestre o Operazione Urbana (UO-2020) all’orizzonte dell’anno 2020 è uno studio che esamina la natura probabile dei campi di battaglia, i tipi di forze terrestri le loro caratteristiche e capacità.
Lo studio ipotizza l’andamento della popolazione mondiale entro l’anno 2020. Entro questa data il 70% della popolazione mondiale vivrà all’interno di zone urbane.
Il numero delle persone nel mondo supererà i 7,5 miliardi e ciò sarà causa di una spaventosa crescita demografica nelle città e/o metropoli incrementando l’urbanizzazione, provocando povertà, scontri e tensioni sociali.
La necessità di una presenza (militare) massiccia e dominante, tanto morale quanto psicologica, spesso su periodi di tempo prolungati, resterà una caratteristica unica e persistente delle Operazioni Urbane. Questa necessità entrerà nel conflitto attraverso la domanda pressante da parte del mondo politico e del grande pubblico per azioni rapide, decisive e chirurgiche…

Ricapitolando:
– le guerre future saranno all’interno delle città;
– avremo eserciti lungo le strade (NATO o forze militari preposte);
– dal punto di vista psicologico sarà normalissimo avere militari armati in città;
– politici e cittadini richiederanno l’intervento dell’esercito;
– le forze militari utilizzeranno ogni sorta di arma (letale e “non-letale” ad alta energia);
– sommosse, scontri sociali, manifestazioni potranno essere sedate dall’esercito…
– stiamo andando verso la costituzione di uno “Stato militarizzato”.

L’esercito a pattugliare le strade delle grandi città.
Ma solo per pochi mesi? Manovra propagandistica del governo Berlusconi o naturale conseguenza di piani decisi da oltre dieci anni da alcuni paesi della NATO? Questa affermazione non è l’ennesimo tentativo maldestro di voler accollare a carico dell’Alleanza militare occidentale oscuri disegni di militarizzazione della nostra società, bensì il frutto di nostre ricerche su alcuni progetti, condotti sotto la guida del Pentagono e riguardanti l’uso degli eserciti nelle megalopoli del futuro.
Si tratta del lavoro di esperti NATO UO 2020 nel gruppo di studio SAS 30 Urban Operation in the year 2020 , al quale partecipano dal 1998 esperti di sette Nazioni della NATO ( Italia, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Stati Uniti d’America ) e che ha gettato le basi per l’evoluzione dell’impiego dello strumento militare nello scenario più probabile del prossimo futuro.

Lo studio NATO U.O. (Urban Operations) 2020
Questo studio, ultimato negli ultimi mesi del 2002 e reso pubblico nei primi mesi del 2003, prima della guerra in Iraq, rende esplicito come in maniera omogenea il nocciolo duro del militarismo mondiale ritiene più che probabile le città del futuro come campo della Battaglia Finale, quella per la sopravvivenza del sistema capitalista e che il ruolo dello strumento militare avrà un carattere dominante anche in quelle che sembrerebbero essere normali operazioni di polizia urbana.
E’ l’ambiente urbanizzato che si qualifica come il contesto nel quale l’Umanità del ventunesimo secolo condurrà una difficile vita: le sterminate megalopoli abitate da decine, se non centinaia, di milioni di esseri umani concentreranno nel loro interno tutte le contraddizioni della società capitalista allo stadio supremo.

Differenze di classe e azzeramento dei servizi sociali capaci di attutire il senso diffuso di ingiustizia, degradamento delle complesse regole di interazione tra diversi strati della popolazione, scarsità di cibo e di lavoro genereranno forti conflitti tra diversi strati sociali,coinvolgendo il sistema statale locale e/o organismi e attività multinazionali
In questo contesto che le normali forze di polizia non saranno in grado di condurre operazioni tra folle “ostili” o semplicemente “complici” dei nemici da colpire e neutralizzare senza il rischio di forti perdite o addirittura ritirate catastrofiche da banlieus in fiamme. Rischi di effetto domino su scala mondiale con scene di folle tumultuanti, affamate e disperate che assaltano centri commerciali, quartieri dell’alta borghesia e centri di potere provocherebbe il panico nell’intero sistema capitalistico. L’invio dell’esercito condotto con armi tradizionali e all’ultimo momento potrebbe essere addirittura controproducente scatenando ancor più le folle e i partiti di opposizione.
Per questo motivo nello studio UO2020 si consiglia così di iniziare gradatamente in base alle necessità ad utilizzare l’esercito in funzione di ordine pubblico man mano che la crisi mondiale quella che è ipotizzata per il 2020, si avvicina.

Piccoli interventi crescono.
Nel frattempo ogni paese aderente a questo gruppo compresa l’Italia deve finalizzare reparti appositi che si specializzino per condurre le operazioni di contenimento delle folle e di controllo del territorio compresi i rastrellamenti a caccia di sovversivi ed agitatori nei quartieri.

Il ruolo italiano nella costituzione dell’esercito internazionale antisommossa
L’Italia in questo campo ha proposto la possibilità di sviluppare nuove specializzazioni e di preparare personale addestrato a muoversi e combattere negli ambienti urbani ove occorre isolare quartieri, edifici, abitazioni, ma anche padroneggiare gli impianti di comunicazioni e distribuzione dell’energia e dell’acqua.
In effetti l’Italia è considerata da USA e Gran Bretagna come uno di migliori fornitori di personale addestrato ad operazioni antisommossa a partire dai reparti dei Carabinieri che sono inquadrati, principalmente nell’area balcanica nelle MSU.

Da quando l’Italia si è impegnata a fornire personale nelle guerre umanitarie, aree militari sono state attrezzate per ricostruire ambienti urbani e rurali dove si addestrano carabinieri, parà, assaltatori e bersaglieri che vanno ad operare all’estero, mentre gli stessi reparti di polizia militare sono addestrati realmente, nell’ambiente metropolitano, con l’impiego di ordine pubblico quotidiano sul territorio nazionale e sono gli stessi che presto grazie al nuovo decreto sulla sicurezza del governo berlusconi vedremo operare nelle grandi città e a guardia di siti di rilevanza nazionale: discariche centrali nucleari in costruzione, termovalorizzatori ecc.
Addestramenti sul territorio nazionale sono stati condotti da tempo come per esempio quello del 28 febbraio 2003 che si concludeva presso il Centro di Addestramento alle CRO (Crises Response Operation/Operazioni di risposta alle crisi) di Cesano con la certificazione del 2° Corso per Istruttori della Forza Armata di “Controllo della folla” .
Corso svolto alle porte della capitale dal 17 al 28 febbraio condotto da istruttori della 2a Brigata mobile dei Carabinieri a cui hanno preso parte 7 Ufficiali, 19 Sottufficiali e 3 Vfb. E in cui a far da comparse nel ruolo dei sovversivi tumultuanti c’erano 50 Volontari in Ferma annuale del 7° Reggimento Bersaglieri.
La ricerca ossessiva di sistemi di controllo della popolazione ha nello studio NATO UO2020 alcune parziali risposte di natura tecnologica.

Il Reparto Logistico – Progetto tecnologie avanzate.
Nello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano è il Reparto Logistico- Progetto tecnologie avanzate che sta curando l’applicazione di quanto appreso nel Gruppo di lavoro NATO Urban operations 2020.
Lo Scenario URBAN WARFARE coniugato alla lotta al terrorismo globale, ovvero a tutto ciò che potrebbe essere pericoloso all’Impero Globale è affrontato su tutti i suoi aspetti, fuorchè le motivazioni che potrebbero essere le radici di forme di contestazione “estreme” , quale anche quella del passaggio dalla opposizione politica a quella armata.

I ROBOCOP imperiali.
Il futuro soldato che l’Esercito Italiano impiegherà per le operazioni urbane sarà dotato oltre che da armi convenzionali ultratecnologiche, come già spiegato nel paragrafo “il sistema soldato”, anche di sistemi d’arma bivalenti letali /non letali. E’ un esigenza che nasce dalle numerose operazioni di “guerra umanitaria” nelle quali il nostro esercito da oltre un decennio è pienamente coinvolto con le operazioni all’estero, ma anche dall’esperienza di operazioni di polizia ed ordine pubblico interno nelle quali esso si è trovato a collaborare con altre forze di polizia ( es. Vespri siciliani) o operare autonomamente (operazioni antimmigrazioni controllo coste del Salento)od infine in occasione di summit internazionali (es. Genova 2001 o Pratica di Mare 2003).

Il programma armi non letali.
Nel programma “non lethal weapons” redatto dallo Stato Maggiore Esercito sono previste le forniture ai reparti di una nuova famiglia di bombolette spray al peperoncino di diverse dimensioni e portata, tali da essere utilizzate efficacemente contro gruppi composti da numerose persone o contro singoli. Queste bombolette diventeranno così una dotazione base montata sui mezzi dell’esercito, blindati, carri armati, jeep ma anche come “arma da fianco” per ogni singolo soldato impiegato in “operazioni umanitarie”.
Con queste specifiche l’esercito italiano sta finanziando piani di ricerca e sviluppo in collaborazione con le industrie interessate sia italiane che estere.

Per le operazioni antisommossa e di controllo urbano lo stato maggiore dell’esercito italiano sta definendo un programma di sviluppo di armi letali/non letali, in particolare fucili automatici dotati di puntamento ottico, che farebbero uso di “proiettili ad alta deformabilità e ad energia cinetica costante.”
A causa di problemi di bilancio solo poche risorse finanziarie sono state potute esser destinate a questi avveniristici progetti, ma ora che con il plauso del parlamento e dell’opinione pubblica spaventata da clandestini e microcriminalità, vedremo i blindati dell’esercito aggirarsi per i nostri quartieri, le richieste di migliori e più consone dotazioni si faranno pressanti.

Negli Stati Uniti d’America sono già in azione reparti militari speciali con armi sofisticate antisommossa, come i blindati dotati di raggi a microonde.
In tutti i paesi occidentali le leggi sono state modificate in modo che i governi possano emanare leggi speciali senza l’approvazione del parlamento.

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Leggi anche: Trattato di Velsen e Gendarmeria Europea

 

 

IL MANTRA DELL’ECONOMISTA LIBERISTA E DI QUELLO STATALISTA

crisi-mondoSiamo entrati nell’oscurità della crisi, l’aria si è fatta aspra, la luce fievole, si cammina a tentoni nelle nebbie della storia con la costante sensazione di precipitare. Però l’epoca è opaca perché noi abbiamo la vista appannata. Nel disorientamento generale si ode un vociare spettrale, un motivo funereo che dice: tagliare, tagliare, tagliare. E’ la canzone dell’economista liberista, uno strano animale metà uomo e metà calcolo tombale. Un refrain cimiteriale per mettere una pietra sepolcrale sopra quello che va male. Se proprio si deve affogare meglio accelerare ed evitare di soffrire, del resto saranno soprattutto i più sfortunati a perire quindi non c’è altro da dire, meglio agire, affettare, tranciare, spezzettare, recidere, troncare, inumare. La speranza è l’ultima a morire, senza un braccio ed una gamba si può provare a sopravvivere. Fatevi sotto, pensionati, malati, diseredati, ed anche tartassati. La società richiede un sacrifico di lacrime e sangue e qualcuno lo deve pur accettare, dobbiamo rischiare per non schiattare. Avete già dato? Avete ceduto un orecchio, un naso, un occhio della testa? E che ci volete fare è sempre il turno di chi non può protestare e deve seguitare a rateizzare anima, corpo e sedere per tirare a campare. Vi chiederete: eppure se lo scopo è recuperare, risalire, rimontare come posso accettare i consigli di chi vuol solo mutilare, asportare, deturpare? Ma non capite, poveri depressi a pezzi, avanzi di esseri umani, l’economista è uno che sminuzza, trita, sgretola, smozzica, spunta per riattivare la crescita del corpo sociale che purtroppo non coincide con quello vostro personale. Ma tant’è. Questi signori che non ci hanno capito nulla della débâcle finanziaria fino a ieri mattina adesso tornano a pontificare coi loro consigli e le loro frattaglie economicistiche tanto per non cambiare. Per loro è naturale, un po’ come cagare. Tutti li stanno a sentire, è di nuovo il loro momento, è l’ora del dimagrimento. Questi macellai col coltello affilato si disputano la scena con affini statalisti, oggi più’ in sordina, che invece di segare, falciare, recidere vorrebbero ingrassare, impinguare, rabboccare lo Stato e tutti i suoi apparati dove stanno i loro amici costipati. Anche costoro hanno le loro ragioni sbagliate che oggi non vanno per la maggiore, per un fatto di moda e di alternanza tra gruppi di cialtroni autorizzati da qualche superpotenza mondiale, ma domani, vedrete, torneranno a contare. Gli Hannibal Lecter del mercato ed i Gargantua della spesa pubblica sono abituati a scambiarsi i ruoli, dipende dalle stagioni sociali e dai raccolti industriali. Tuttavia, l’obiettivo è comune, rincoglionire la gente e svuotare le sue tasche per il progresso ideale generale e il loro stretto benessere particolare. Ma lorsignori con l’indice di borsa sempre puntato come una pistola sul popolo affamato, (siano essi liberisti o statalisti, hayekiani o keynesiani, avari o spendaccioni, intransigenti o lassisti), sono d’accordo su un piccolo punto. Lo dice l’offertista e il domandista, il mercatista e l’assistenzialista, il restringista ed il disavanzista. Dobbiamo liberarci dell’argenteria e dei gioielli di famiglia per resistere alla fanghiglia, lo ha anche suggerito qualche gran cervello della politica nostrana con l’intelletto in ferie da qualche settimana. Vendere, liquidare, alienare, dismettere tutto, dalle Poste, all’Eni, da Enel a Finmeccanica, dalle aziende municipalizzate, alle partecipazioni azionarie in mano pubblica. La soluzione è geniale, perchè così la montagna di fango potrà passare senza fare danni, non ci sarà più nulla da travolgere se ci saremo liberati di tutto, persino di noi stessi. Dell’Italia resteranno rovine ma aumenteremo il flusso turistico e la produzione di souvenir, in ossequio ai costi comparati e agli idioti patentati.

 

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MKULTRA : ieri ed oggi

Il 2004 ha visto l’uscita nelle sale cinematografiche di “The Manchurian Candidate“, il remake del film interpretato da Frank Sinatra nel 1962. Basato sull’omonimo romanzo scritto nel 1959 da Richard Condon, narra di un soldato americano catturato in Corea dai comunisti e sottoposto al lavaggio del cervello che lo riduce allo stato di uno zombi-killer pronto ad uccidere il principale candidato alle presidenziali americane. L’anno dopo, a seguito dell’assassinio del presidente americano J. F. Kennedy a Dallas, il film venne ritirato dalle sale cinematografiche dallo stesso Sinatra. Leggi il resto dell’articolo

Ribellione marginale: la rivolta sociale tramite internet e cellulari a Londra.

Le linee divisorie classiste della crisi sociale 

 

 

 

Le stesse rivolte della CIA in Africa e Medio Oriente ma a Londra. E con altri attori. I protagonisti non sono masse innalzate dagli operativi della guerra informatica dei servizi USA-Occidentali, ma da marginali esaltati provenienti dalle aree periferiche dove si ha il maggior tasso di disoccupazione e povertà. L’operazione organizzativa è stata la stessa che quella degli “indignati”. Reti sociali su Internet e sms. Ma l’episodio non ha riflesso una ribellione “pacifica” di giovani “indignati della classe media, ma una ribellione “violenta” di giovani provenienti dagli strati più poveri della popolazione londinese. E un dato illustrativo: le grandi catene mediatiche, che hanno trasmesso in vivo e in diretto le manifestazioni degli “indignati” che le hanno fatto trascendere come un contagio sociale lungo tutto il pianeta, e questa volta mantenendo una cauta “obiettività informativa”, silenziando o mostrando soltanto episodi ritagliati di quello che la BBC ha descritto come i disturbi e gli atti di vandalismo “più forti” avvenuti nella capitale britannica. Gli “indignati” vendono e i “marginati” non vendono? O gli indignati sono i figli della “democrazia” e i marginati di Londra sono figli della “violenza”? Tutto simile ma contenuti diversi. Linee di divisione classiste delle rivolte sociali. Gli “indignati” cercano più “democrazia”. I marginati londinesi cosa cercano? Il “sistema” poliziesco dice che cercano solo di produrre disturbi per attaccare la polizia”. Linee di divisione delle rivolte sociali. C’è una rivolta degli indignati e democratica, e c’è una rivolta marginale e “violento” silenziato e seminascosto. C’è una “rivolta” della classe media “democratica e civilizzata” e c’è una rivolta sociale dei “condannati” del sistema. Stiamo scoprendo i primi segnali della crisi sociale. E in quale trincea (quella di sempre) si collocheranno i repressi.

 

IAR Noticias.

BBC

“Questo fine settimana Londra ha sofferto alcuni dei disturbi più forti degli ultimi decenni”, segnala la catena della BBC.

Sabato e domenica, in vari punti della città, si sono presentati atti di ribellione (ammutinamenti) dove 35 agenti della polizia risultarono feriti, 161 persone sono state arrestate e decine di negozi e macchine sono stati saccheggiati e incendiati a Tottenham e Brixton.

Auto della polizia, tende, edifici e autobus sono stati incendiati e diversi commerci saccheggiati nella zona di Tottenham, Wood Green.

I fatti si sono scatenati sabato 5 agosto durante la notte, dopo una manifestazione di fronte ad una centrale della polizia.

Secondo i manifestanti, il motivo formale della concentrazione è stata quella di esigere spiegazioni e che si aprisse un’indagine   per la morte di Mark Duggan, di 29 anni, deceduto x colpi sparati dalla polizia dopo essere stato scaraventato per terra.

Secondo la polizia Duggan era armato ed è morto durante la sparatoria scatenatasi perché un proiettile aveva colpito la radio di uno degli agenti. Pero, come riportato da “The Times” un testimone ha raccontato che la polizia ha prima scaraventato a terra Duggan e poi gli ha sparato.

Il giornale The Guardian, ha segnalato che l’analisi  balistica del proiettile che ha danneggiato la radio della polizia  proveniva da un’arma da fuoco della polizia stessa. La polizia ancora non si è pronunciata su questo.

Però l’elemento che avrebbe scatenato la violenza è stato, secondo testimoni della comunità, il fatto che agenti della polizia picchiassero una giovane di 17 anni. Testimoni hanno riportato alla BBC ha caricato la giovane coi manganelli quando lei stava chiedendo solo informazioni su Duggan.

Su questo punto la polizia dice che ci sono versioni contraddittorie  e che sta investigando sull’accaduto.

Il viceministro inglese, Nick Clegg, ha detto che i disturbi non c’entravano niente con la morte di Mark Duggan affermando che si trattava di atti di opportunismo e vandalismo.

Per un altro politico locale i disturbi non potevano essere dovuti a questioni razziali ma portati avanti principalmente da giovani provenienti da altre zone organizzati attraverso le reti sociali e sms.

Tottenham e Brixton, le due zone dove ci sono stati i disturbi e i saccheggi ai negozi, sono due delle zone di Londra con il più alto numero di disoccupati e problemi socio economici.

 

Fonte: IarNoticias

Tradotto: FreeYourMind !

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