Che noia!Siamo sempre all’8 settembre

1. Il 26 agosto su “Libero” vi era un articolo della Maglie in cui si parlava della guerra libica come stolta, condotta da Sarkò e Cameron, che ci costerà un mucchio di soldi e forse ce ne farà perdere molti in affari andati in fumo. Ma per fortuna, dice la signora, Berlusca ci sta mettendo una pezza ricevendo il traditore di Gheddafi, che adesso guida il presunto governicchio dei “ribelli” (cioè degli “ascari” della Nato e quindi degli Usa di Obama). Il “Giornale” fa molto peggio, raccontando, fra l’altro una bugia colossale: “L’Italia [badoglian-savoiarda, nota mia] mette al sicuro gli affari con Tripoli”. Non si dice che l’Italia era l’unica in Europa ad avere rapporti lucrosi in Libia, assieme alla Russia di Putin, mentre adesso dovrà cedere la più gran parte delle sue “postazioni” (che non riguardavano solo gas e petrolio, ma infrastrutture, costruzioni edilizie, trasporti, aviazione libica e armamenti vari, ecc.) a banditi, comunque più attrezzati e non puramente traditori come Berlusconi; lui, appunto, è Badoglio mentre “altri” sono i Savoia.

Che dire di questa gentaglia e gentucola, politica e giornalistica, di “destra”? Non è differente dalla “opposizione”, che è sempre stata, anche quando Berlusconi sembrava permettersi qualche “libertà”, al servizio degli Usa, guidata dall’uomo che già andò in quel paese nel 1978 a fare ciò che ormai sappiamo per sommi ed essenziali capi. Pochi giorni fa, in un articolo incredibilmente tolto subito di mezzo, Feltri si era permesso sul “Giornale” di criticare abbastanza nettamente questa impresa libica, affermando che però il Cavaliere, “poverino”, non voleva iniziarla ed era stato costretto da Napolitano. Si era scordato di chiarire che quest’ultimo conta in campo internazionale soltanto come fiduciario degli Usa di Obama (cioè di Brzezinsky, che vorrebbe proseguire la linea Kissinger in mutate condizioni storiche).

Napolitano è stato semplicemente la “seconda linea d’attacco” a Berlusconi, per conto degli americani, dopo che la “prima linea” (Fini) si era spesa, apparentemente bruciandosi; invece conseguendo quello che si voleva ottenere, malgrado la stupidità dei berluscones, che speravano di respingere il suo attacco mai nominando i suoi ispiratori (Nancy Pelosi e John Kerry, obamiani di ferro) e sputtanandolo con questioni “immobiliari”. Cretini patentati; Fini se ne è fatto un baffo ed oggi gongola nel vedere l’avversario con l’acqua alla gola, fare manovre che lo riducono verso il 20% di voti (dopo essere stato anche oltre il 30, e non avendo potuto indire allora elezioni per i veti posti dal “plenipotenziario” addetto al governo, quello reale, dell’Italia, ormai “Protettorato” statunitense) mentre viene guidato in “guerra” come un pirla qualsiasi da Frattini (di gran lunga inferiore, come stile e intelletto, a Galeazzo Ciano, che già non era certo un genio), da La Russa (un comico di scarso talento) e, al di sopra di tutti appunto, dalla “seconda linea d’attacco” che lo ha steso al tappeto (non per sua forza propria, ma come “luce riflessa” di Obama).

Ieri, domenica 28, Ferrara (già citato nel pezzo di Giuseppe G.) dice cose di una crudezza incredibile su questa guerra di massacri e menzogne. Mente anche lui in merito a Irak e, attualmente, Siria, mostrando semplicemente che è in Italia “portavoce” di quella che chiamo “vecchia” strategia americana (l’“asiatica”, basata sulla commedia della lotta al “terrorismo” islamico, che la “nuova” cerca di chiudere per conseguire altri obiettivi in Europa e accerchiando la Russia, da cui provengono reazioni assai deboli e inconsistenti).

2. Potremmo indicare al disprezzo la “sensibilità morale” di questi giornalisti o ironizzare sulle cazzate intorno alla “messa al sicuro” degli interessi italiani, ormai in completa disfatta e che saranno decurtati di ben oltre la metà (andremo vicini all’80-90%). Potremmo più in generale – in tal caso dicendo peste e corna anche di tutti gli altri paesi che sembravano “mettersi in proprio” (in testa Russia e Cina) – ricordare come si sia andati ben oltre la Risoluzione dell’Onu che stabiliva solo una no fly zone per impedire all’aviazione libica (ridicolaggine assoluta) di bombardare Bengasi in “rivolta” (covo di tutte le mene dei colonialisti e dei loro “ascari” da mesi e mesi). Era vietato l’intervento di truppe straniere. Sono arrivati a bombardare Tripoli, ad occuparla sbarcando truppe speciali, ecc. Hanno rinverdito selvaggiamente i nefasti dell’uranio impoverito (del Kosovo e altri posti) lanciando bombe al fosforo e quelle che rompono i timpani, e altre atrocità del genere. Non quindi assassini soltanto, ma torturatori efferati, sterminatori di massa con metodi più criminali di camere a gas e forni crematori, che uccidevano con una certa immediatezza, non con le terribili sofferenze di queste armi (del resto già alla fine della guerra, con il lancio dell’atomica, si era palesato quali fossero i nuovi assassini, ancor più potenti e globali dei nazisti). L’Urss avrebbe come minimo convocato d’urgenza il CdS dell’Onu e denunciato il completo stravolgimento della precedente risoluzione.

Non ci interessa soltanto la semplice morale né il semplice diritto, entrambi comunque stravolti da questi delinquenti appartenenti ad un “altro mondo”, che per noi è quello degli “alieni”. La vergogna, per l’Italia, è la fine di una presunta (ma invece possibile) autonomia. Oggi si capisce meglio – ma questo blog lo aveva sospettato e detto da tempo – che quest’ultima non dipendeva certo dal coraggio (del tutto inesistente) del Cavaliere, ma dalla strategia “asiatica” della precedente Amministrazione statunitense. Esistevano margini di manovra, che l’attuale strategia (quella appunto di un Brzezinski, un nome rappresentativo di dati centri di potere) abolisce mettendo KO il premier. Le imprese dei settori strategici (non perché pubbliche, l’abbiamo chiarito mille volte) sono ormai alla frutta; gli stessi loro vertici intrallazzano con i “nuovi padroni” per ritagliarsi minimi spazi, che daranno anche qualche frutto economico alle singole aziende (i famosi “profitti”), sacrificando però il loro significato politico complessivo nell’ambito di una competizione mondiale. Verrà quindi danneggiato e indebolito l’insieme del sistema economico-produttivo del paese, che diverrà dipendente e solo complementare a quello del paese predominante (ricordo sempre l’esempio dei “cotonieri” del sud degli Usa prima della batosta inflitta loro nel 1861-65).

Gli accordi tra Eni e Gazprom – patrocinati soprattutto dopo la sosta di Putin in Sardegna da Berlusconi nell’estate 2003, mentre tornava da Libia e Algeria – avevano messo in piedi la concreta, anzi ad un certo punto da considerarsi certa, possibilità di costruire il Southstream, un gasdotto che sarebbe sfociato infine a Otranto, con una portata notevolissima, con un assai probabile congiungimento con gasdotti dai paesi nordafricani (erano interessate la Noc libica e la Sonatrach algerina). Veniva attribuita, con una simile realizzazione, una posizione di potere notevole all’Italia nel rifornire buona parte dell’Europa. La UE fu non a caso subito contraria, si mise in continuazione di traverso, appoggiò semmai il Nabucco, gasdotto in mano agli americani. Essa ha posto continui ostacoli all’Eni, l’ha visibilmente “perseguitata” e infastidita per ritardare il progetto, per indebolirla, per smembrarla, ecc. Tutto, fino ad un paio d’anni fa, sembrava inutile, salvo provocare perdite di tempo. Poi tutto è improvvisamente mutato.

Ad un certo punto (sempre intorno ai due anni fa), sembrava che perfino la Turchia, inizialmente ultrafavorevole al Nabucco, avesse spostato la sua posizione quanto meno verso una neutralità che di fatto favoriva il Southstream. Posizione abbandonata dopo il voltafaccia compiuto da tale paese in seguito alle “sommosse e guerre” nordafricane, che implicano, nell’ambito della nuova strategia “obamiana”, un nuovo ruolo turco, come conseguenza di una diversa politica verso l’islamismo: chiusura della stagione della “lotta al terrorismo” (chiusura sancita con l’assassinio, vero o presunto, di Bin Laden, tranquillamente rifugiato da oltre cinque anni in una villa, dove non viveva certo da braccato, semmai da “sottilmente” protetto da chi doveva servirsene per la strategia fondata sulla “lotta al terrorismo” dopo l’11 settembre 2001) e parziali alleanze, caso per caso, con settori islamici (anche in contrasto con Israele, se necessario), spostando così il baricentro strategico verso ovest (rispetto al precedente situato nel Pakistan-Afghanistan). Considereremo meglio (via ipotesi ovviamente) tale mutamento strategico in altro momento. Qui mettiamo solo l’accento sulla fine di ogni minima autonomia italiana, sull’annientamento delle posizioni conquistate nei confronti di una rabbiosa UE, ecc.

3. Raccontare che si sono messi al sicuro gli affari d’Italia a Tripoli è una menzogna di personale politico (e giornalistico) vile e traditore come nelle migliori tradizioni d’Italia (nella prima come nella seconda guerra mondiale e sempre). Il danno, fra l’altro, non è stato solo per l’Eni, ma per migliaia di imprese (fra medie e piccole), molte delle quali (in particolare piccole) erano riuscite a rimettersi dalla crisi grazie agli affari apertisi in Libia; adesso sono di nuovo “a terra”. Questi politicanti (e giornalisti) badoglian-savoiardi, traditori per loro “intima natura”, hanno accusato in anni ormai lontani i comunisti di essere al servizio dello straniero sotto forma dell’Urss, mentre loro erano gli autentici traditori che aprirono le porte ai “liberatori”, ai massacratori yankees, ai distruttori delle nostre città mediante barbari bombardamenti a tappeto. Tuttavia, la menzogna più assurda di questi anticomunisti settari e faziosi è l’accusa a chi rinnegò il comunismo, quando ormai si era inchinato agli Usa e al filo-atlantismo (già durante la segreteria Berlinguer), di essere ancora comunista; mentre, tra i voltagabbana, una grossa quota è rappresentata da coloro che nemmeno sono banali fautori dello statalismo (del resto sostenuto da fior di keynesiani da sempre schierati coerentemente con l’“occidente”), bensì dei perfetti neoliberisti.

In realtà, i “cacasotto” berlusconiani hanno voluto difendersi da tali settori ormai vendutisi allo straniero (statunitense), con le sue ramificazioni nei sedicenti “poteri forti” italiani, cercando di trattarli ancora da comunisti pur di non dire apertamente che “mani pulite” fu voluta e patrocinata dagli ambienti clintoniani. Si è arrivati all’assurdo che un Berlusconi fece aperture ai “successori” dell’Urss, ai russi, nel mentre la “sinistra” (il cui zoccolo duro è stato sempre l’ex piciismo) sbavava impotente nel tentativo di distruggerlo per conto di ambienti “democratici” degli Usa. Questi imbrogli e falsità, queste menzogne ignobili, hanno creato quel clima totalmente malsano di assenza di ogni ragionamento politico in Italia, con gli esiti mefitici che si constatano adesso e con l’incapacità di difendersi dall’attacco “finale” del “premio Nobel per la pace” (un guerrafondaio fra i più subdoli e accaniti del periodo successivo al 1945).

Contro i cretini che ci accusavano di filo-berlusconismo, rivendico la giustezza delle prese di posizione del blog in merito a certe scelte del premier, comportanti vantaggi per il “sistema-Italia”. L’ha fatto per suoi interessi? Più che probabile; solo chi si comporta come il “marito che si taglia i c…. per fare dispetto alla moglie” protesta per questo, pur quando vengono soddisfatti anche interessi italiani. Gli imbroglioncelli di piccola, meschina, taglia, che giocavano agli antimperialisti, alle lotte delle “masse lavoratrici” contro il capitale, ecc. hanno mostrato la loro vera natura di parassiti che desiderano continuare a vivere a spese del corpo produttivo italiano. Oggi, la situazione è però mutata. Per salvarsi, il premier ha tutto “svenduto”, si è piegato al “plenipotenziario” di Obama nel nostro paese, si è messo al seguito di ignobili opportunisti che del resto mirano a sostituirlo quanto prima (anche all’interno del suo partito), non ha più opposto la menoma resistenza nell’essere trascinato nella sporca guerra denunciata perfino da Ferrara, copre di fatto le mene dei banditi che seguono Inghilterra e Francia nell’opera di sicariato per conto degli Usa (di Obama). Egli sembra solo in attesa che si trovi con chi sostituirlo; compito non semplice dopo che la “sinistra” di tradimento ha creato, pur di combatterlo, il Personaggio che rappresenta il Male, il Mostro.

A questo punto, quindi, basta con la copertura, e dunque basta con Berlusconi. Meglio che se ne vada prima che poi. Non certo perché verrà avanti una forza politica di “salvezza nazionale”; anzi i sostituti dimostreranno la loro natura di sanguisughe, disposte alla distruzione delle potenzialità produttive e strategiche del nostro paese. Non è tuttavia accettabile che i sedicenti “poteri forti” (i “cotonieri” d’Italia), assieme ai vari “badoglian-savoiardi” adusi al tradimento, annientino completamente ogni autonomia sotto copertura di chi ancora inganna una certa quota di popolazione, fingendo d’essere quello che non è. In ogni caso, a parte questi problemi – per la cui soluzione ovviamente noi contiamo meno di una bicicletta (senza cariche esplosive) lanciata contro un carro armato – dobbiamo invece sforzarci di capire fino in fondo le “due strategie” degli “imperiali” e le debolezze (e/o correità) di altri paesi, anche potenze in nuce, in un’epoca che comunque si avvia al multipolarismo (ma con tempi lunghi come quelli di fine ‘800). E dobbiamo comprendere la pessima situazione esistente nel nostro paese, dove le “due strategie” suddette si riflettono in due differenti modalità di essere servi dei “padroni” d’oltreatlantico.

PS del 30 agosto. Vorrei si guardasse nel blog di un due, massimo tre, settimane fa (non ricordo dove e mi sembra in un commento, mi scuso per la scarsa memoria dei dettagli). Scrivevo che, alla fin fine, Berlusconi si sarebbe riservato la bella figura di salvare patrimoni e tasse aggiuntive; non invece il toglimento delle indicizzazioni su pensioni tutt’altro che da nababbi e delle imposte su presunte rendite (modesti interessi sul risparmio in titoli di strati medi e medio-bassi). Guardate i titoloni dei giornali detti ancora “di destra”, che si ricoprono di ridicolo e anche di altro “materiale” poco pregiato, di odore sconveniente. Comunque, l’abbiamo azzeccata per l’ennesima volta. Qui, ormai, lo lasciano sopravvivere dato il suo piatto servilismo verso la nuova strategia statunitense e il dissolvimento di ogni rapporto utile con Russia, Libia, ecc. Amen!

http://www.conflittiestrategie.it/2011/08/30/che-noia-siamo-sempre-all%E2%80%998-settembre/

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One Response to Che noia!Siamo sempre all’8 settembre

  1. Pitocco scrive:

    Il gioco delle parti sembra sempre di più una brutta copia di quanto successo 60 anni fa. La solita minestra italiota.
    Ma quello che colpisce di più è la stupidità dei politici italiani, di dx e sx, che non hanno ancora capito che l’Italia per sua conformazione geografica è il vero fulcro del mediterraneo e controllando l’Italia si controlla tutto quello che passa dall’Oriente all’Occidente. Gli inglesi l’hanno capito dalla caduta di Napoleone in poi, tant’è che con l’unità d’italia hanno realizzato una nazione prona al loro servizio. Del dopo sappiamo come sono andate le cose.
    Se l’Italia fosse uno stato serio e visto le mire espansionistiche degli angloamericani dovrebbe correre a fare accordi ben più stretti con la Russia di Putin.

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