I testimoni:Breivik non agì da solo

I TESTIMONI PARLARONO DI PIU’ TERRORISTI DOPO CHE BREIVIK ERA STATO ARRESTATO

di Hans O. Torgersen, Andreas Ground Foss e Eivind Sørlie

dal quotidiano norvegese Aftenposten, 28-08-2011

traduzione di Gianluca Freda

“Da tre a cinque terroristi con pistole e fucili. Potrebbero esserci anche degli esplosivi sull’isola”. Così gli agenti di polizia di Nordre Buskerud e i capi delle squadre d’emergenza descrivevano la situazione mentre si dirigevano verso Utoya il 22 luglio.

Ora si è scoperto che la polizia forniva ancora questa interpretazione della situazione non solo mentre si recava ad Utoya, ma anche parecchio tempo dopo che Anders Behring Breivik era stato arrestato.

Dettagli

Quando i primi uomini delle squadre d’emergenza sbarcarono a Utoya alle 18.25, furono accolti, secondo fonti della centrale di polizia di Oslo, da molti ragazzi che fornirono descrizioni dettagliate di quelli che erano convinti essere più esecutori.

I testimoni descrissero l’aspetto e l’abbigliamento di un numero plurimo di assassini.

Due minuti dopo, Anders Behring Breivik venne arrestato.

Ma sebbene il rumore della sparatoria fosse cessato dopo il suo arresto, gli agenti delle squadre d’emergenza che erano ad Utoya continuarono a ricevere altre precise testimonianze in cui si parlava di complici.

Fu detto loro che l’aspetto e l’abbigliamento degli esecutori, così come era stato osservato dai testimoni, non corrispondeva a quello dell’arrestato, Behring Breivik.

Abbigliamento

Nei minuti che seguirono il suo arresto, i testimoni continuarono a fornire diverse descrizioni dei presunti esecutori, mentre Behring Breivik veniva preso in custodia e portato all’interno della casa di Utoya.

Le squadre d’emergenza iniziarono le operazioni di soccorso, ma allo stesso tempo continuarono a cercare altri esecutori.

“Ci furono molte persone che dicevano di aver visto un gruppo di esecutori e descrivevano il loro aspetto e il loro abbigliamento”, ha detto una fonte della polizia che ha chiesto di restare anonima.

Secondo testimonianze attendibili, ci vollero “ore” prima che la polizia decidesse di “abbassare la guardia” riguardo al numero di terroristi che potevano essere presenti sull’isola.

L’arresto di un 17enne innocente

A un certo punto la polizia arrestò anche un ragazzo di 17 anni dell’AUF [Arbeidaranes Ungdomsfylking, cioè “Lega della Gioventù Operaia”, associazione affiliata al Partito Laburista norvegese, NdT], a quanto pare perché aveva dato sul massacro risposte “strane” e diverse da quelle degli altri sopravvissuti.

La polizia sospettò pertanto che potesse essere uno dei responsabili.

Il 17enne fu trattenuto nella casa di Utoya per diverse ore prima di essere rilasciato e non ebbe così la possibilità di avvisare la famiglia che era vivo.

E neppure la polizia provvide ad avvertire la famiglia del 17enne. La fotografia qui sotto venne scattata alle ore 21.40 e mostra il giovane dell’AUF mentre viene condotto dalla polizia fuori dalla casa.

17enne

Incertezze

Magne Rustad, capo del Distretto di Polizia di Nordre Buskerud, ha detto che i suoi agenti avevano previsto ogni scenario possibile e che l’ipotesi che ci fossero da due a cinque terroristi era fondata sulle dichiarazioni ricevute da persone che si trovavano ad Utoya o da persone che li avevano contattati.

“Il quadro della situazione non era chiaro né scontato, ma si trattava della migliore ipotesi che potessimo fare a partire da informazioni molteplici e complesse, all’interno di una situazione febbrile ed incerta”, ha dichiarato.

Rustad ha confermato che la polizia, anche dopo l’arresto [di Breivik], continuò a ritenere che vi fosse ragione di sospettare la presenza di più terroristi e l’utilizzo di esplosivi.

“In base alla situazione che la polizia si trovò ad affrontare sull’isola, non potevamo escludere questa possibilità. Tali valutazioni furono alla base delle successive operazioni della polizia ad Utoya nelle ore che seguirono”, ha affermato.

Solo

Fino a questo momento, nessuna indagine della polizia ha parlato di una pluralità di terroristi presenti a Utoya o nella zona dei ministeri, diversamente da ciò che la polizia stessa aveva immaginato mentre era ad Utoya durante le prime ore.

“Confermiamo che non vi sono prove che Behring Breivik abbia avuto dei complici”, dice Christian Hatlo, procuratore legale presso il distretto di polizia di Oslo.

– Ci sono ancora dei testimoni che negli interrogatori sostengano che ad Utoya vi erano più esecutori?

“Non abbiamo mai fatto commenti su questo e per ora non abbiamo intenzione di dire di più”, ha dichiarato Hatlo.

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La crisi e l’uso della paura come meccanismi di dominio.

 

Mi spaventano ma io non ho paura. Leon Tolstoi

I disturbi in Inghilterra, come  le recenti retate militari in Spagna contro il movimento degli indignati, tutto questo adeguatamente pubblicizzato dai mass media sistemici, devono essere interpretati come elementi di uno stesso insieme, dato che entrambi formano parte della messa in scena di uno stesso dramma. Questo dramma non è altro che la rappresentazione mediatica e spettacolare del collasso controllato del Vecchio Ordine (Regime); un dramma dove la crisi finanziaria internazionale e le sue conseguenze (tra queste gli artificiali disturbi inglesi) sono due dei suoi attori principali.

Dal mio punto di vista, il sistema di dominio patriarcale (questo è il vero nome del sistema che ci ha toccato vivere) ha bisogno di rinnovarsi, con lo scopo di rendere più effettivo il suo potere. Questo perché le vecchie strutture economiche e politiche di dominio non valgono più (probabilmente a causa del processo di globalizzazione sperimentato dal potere negli ultimi decenni) ed ha bisogno di creare altre nuove forme. Questo è il motivo per cui lo stesso sistema di dominio patriarcale ha iniziato una sorta di processo di autodistruzione di tutto quello che non gli è più utile. Per raggiungere tale obiettivo sta usando, come strumento principale, uno dei più sofisticati di cui, attualmente, dispone: i mass media.

Attraverso la rappresentazione di differenti drammi di grandezza planetaria, adeguatamente diffusi e amplificati in modo massiccio dai mass media di massa, e “patrocinati” da praticamente la totalità dei governi del mondo, si sta cercando di condizionare il maggior numero di abitanti del pianeta perché accettino come naturale e necessario, quello che potremmo chiamare, un Cambiamento di Regime.

La crisi economica (disoccupazione, povertà), la crisi climatica (cambio climatico, disastri climatici), la crisi interciviltà (guerre, terrorismo), la crisi energetica (petrolio, nucleare), la crisi sociale (delinquenza, rivolte), la crisi politica (corruzione, incapacità), sono opportunamente manipolate dai differenti governi, intellettuali e mass media ( e non bisogna dimenticare l’importante ruolo giocato dalla falsa opposizione , come il movimento degli indignati, che ha contribuito a dare una maggiore sensazione di realismo al dramma), con lo scopo di portare l’umanità ad una situazione limite, dove questa (o almeno l’immensa maggioranza, e questo è ciò che conta) sia disposta ad accettare qualunque cosa basta che si ponga fine all’insopportabile sensazione di stress e di tensione alla quale si vede sottomessa da vari anni. Questo “qualunque cosa” è molto probabile che finisca per essere la conosciuta “Governance Mondiale” (link)

Sia come sia e per quanti cambi di immagine si dia, il sistema continuerà ad essere lo stesso, cioè, il sistema patriarcale di dominio- sottomissione (la Rivoluzione del sistema della quale abbiamo già parlato resterà solo nella forma) e ,quindi, le nostre possibilità di raggiungere la libertà continueranno ad essere le stesse. In questo senso la libertà deve essere intesa come una decisione e non come un risultato, e principalmente deve essere lontana dal perverso gioco del potere, non solo perché, come diceva Nietzsche, il “potere rende stupidi”, ma, anche perché la libertà è incompatibile con il gioco di dominio –sottomissione, implicito del potere.

Per tutto questo vi invito a cercare la libertà, intesa come una proposta collettiva, ma, prima di tutto come una decisione individuale.

E’ molto probabile che i potenti e i conquistatori non spariscano mai, allo stesso modo degli sporchi meccanismi di dominio (basati sempre nell’uso della paura) ma questo non ci impedisce di essere liberi, dato che la libertà è una decisione individuale che ha molteplici forme e che in ultima considerazione dipende solo da se stessi e da nessun altro. Come ho scritto prima la cosa importante è la decisione, non il risultato, e voler essere liberi è non voler essere più sottomesso.

 

Fonte: Antimperialista

Traduzione: FreeYourMind!

 

Ndt:

La Paura

Una mattina ci hanno regalato un maialino d’India. Ce l’hanno portato in una gabbia. A mezzogiorno gli ho aperto la porta della gabbia.
Sono tornato all’imbrunire e l’ho trovato tale e quale l’avevo lasciato: dentro la gabbia, afferrato alle sbarre, atterrito dalla libertà.

Eduardo Galeano

 

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