L’ONU parla di una moneta unica per tutto il mondo.

Si confermano i sospetti dei teorici della “cospirazione”: l’ONU sta dando impulso alla “richiesta” da parte dei paesi emergenti dell’instaurazione di una moneta unica globale, primo passo per stabilire un governo mondiale. Il collasso apparentemente orchestrato dell’economia statunitense permette che i paesi emergenti questionino la funzione del dollaro come moneta di riferimento e le Nazioni Unite si preparano per lanciare il loro piano.

Buenos Aires (Urgente 24). Dall’inizio della crisi nel 2009, differenti teorici avevano parlato della possibilità che la situazione di crisi economica  era stata cercata deliberatamente per ristrutturare completamente il sistema finanziario mondiale ed imporre una moneta unica a livello globale e che fosse il primo passo verso una governance a livello planetario.

La mancanza d’azione da parte della giustizia negli USA per quanto riguarda i responsabili della crisi economica, anche quando la colpevolezza è evidente e le susseguenti azioni (riscatti governativi alle banche, proposte di legislazione globale, ecc) sono sfociati finalmente nella questione del dollaro come moneta di riferimento per i mercati.

In questo modo, il reclamo di una moneta unica per tutto il pianeta acquista una forma più definita e conferma i sospetti prima menzionati. Prima è stata la Russia, poi la Cina e più tardi i paesi emergenti a reclamare la moneta globale.

Questo rapporto presentato dal sito spagnolo Libertad Digital.

Dallo scoppio della crisi di credito a metà del 2007 la tensione intorno al ruolo che gioca il dollaro nell’architettura monetaria è stata questionata da alcune delle principali potenze del mondo, principalmente dalla Cina e Russia.

Questo trascendentale dibattito per l’economia mondiale si stava negoziando in privato tra i governi e le principali banche centrali. Si tratta della riforma dell’attuale sistema monetario internazionale vigente dalla soppressione degli accordi di Bretton Woods da parte del governo degli USA . Da allora, il dollaro si è mantenuto come la moneta di riserva per eccellenza, senza alcun tipo di copertura reale dopo aver rotto i suoi ultimi rapporti con il patrone oro.

L’ONU propone adesso di riformare il sistema monetario vigente, la cui egemonia è ostentata dal dollaro. Così, in un dossier presentato durante la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e Sviluppo (UNCTAD), l’organismo multilaterale per eccellenza riconosce che il sistema monetario non funziona correttamente e, di fatto, è stato il grande “responsabile” dell’attuale crisi finanziaria.

Per questo, l’ONU afferma che il ruolo del dollaro come moneta di riserva mondiale deve essere riconsiderato, come lo esigono la Russia, la Cina e le principali economie emergenti del pianeta. In questo modo, l’istituzione è a favore della creazione di una nuova Bretton Woods, che dovrebbe essere negoziata tra i principali governi, per stabilire un nuovo sistema monetario che sostituisca quello attuale.

“Sostituire il dollaro con una moneta artificiale potrebbe risolvere alcuni dei problemi riguardanti i grandi deficit sui C/C (questo significa: mancanza di risparmi) che alcuni paesi presentano e aiuterebbe la stabilità”, segnala Detlef Kotte, uno degli autori del dossier. Ma, “si ha anche bisogno di un nuovo sistema di scambi. I paesi devono mantenere qualche tipo di scambio (monetario) reale(aggiustato all’inflazione) e stabile”.

Il ruolo del FMI

Per questo, secondo Kotte, deve mantenersi l’intervento monetario che le banche centrali applicano, anche se questo lascia  la porta aperta a che sia qualche istituzione multilaterale l’incaricata di mantenere la stabilità dei tipi di cambi, riferendosi al FMI. In questo modo, l’organismo non solo abroga per sostituire il dollaro come moneta di riserva mondiale ma anche di creare una specie di banca centrale a livello mondiale che, in questo caso, sarebbe il FMI”.-

Nel comunicato stampa pervenuto ,l’UNCTAD (appartenente all’ONU) segnala che la regolamentazione e supervisione più effettiva del mercato finanziario è “indispensabile” per “prevenire che si ripeta una crisi finanziaria ed economica mondiale come quella attuale”.

Ma, non è solo necessario controllare la supervisione finanziaria internazionale,è anche “ugualmente importante una riforma del sistema monetario per ridurre il margine dei benefici nella speculazione monetaria ed evitare, così, gli squilibri commerciali di gran misura”. Con  questa dichiarazione,l’organismo si riferisce all’eccesso di risparmio da parte delle economie asiatiche (principalmente la Cina) negli ultimi anni e il grandissimo indebitamento (bisogno di finanziamenti esterni) di altre potenze come è il caso degli Stati Uniti. Cioè, gli squilibri commerciali a livello mondiale ( abbondanti deficit tramite conti correnti) che l’attuale sistema monetario ha fornito, secondo quanto sostengono importanti economisti.

I diritti speciali di prelievo.

L’attuale sistema “dipende della politica monetaria che applica la banca centrale che emette la moneta di riserva mondiale” per eccellenza (il dollaro) in riferimento alla FED. Alcune decisioni che, secondo il dossier, si prendono, d’accordo ai bisogni politici e economici statunitensi, in chiave nazionale, “senza tener conto dei bisogni del sistema di pagamenti internazionale e dell’economia mondiale” nel suo insieme.

Ma, secondo lo studio, neanche un corretto maneggio dei flussi del capitale tra i paesi ne l’imposizione di una nuova moneta di riserva mondiale (sostitutiva del dollaro) risolverà i problemi che colpiscono le economie emergenti: “il problema del tipo di cambio”, aggiunge lo studio, è che “non è possibile che un paese possa assorbire gli shock esterni in modo efficiente attraverso l’adozione, sia totalmente flessibile o rigida, dei tipi di cambi”, secondo gli economisti dell’UNCTAD.

Per questo, l’organismo suggerisce che dovrebbe stabilirsi un sistema di tipi di cambi in base ad un “modello stabile”, che sarà controllato e determinato in modo multilaterale.

L’UNCTAD sostiene che un nuovo sistema monetario basato su principi e norme convenuti in forma multilaterale è necessario per la stabilità dell’economia mondiale così come alcune “condizione equitative per il commercio internazionale”. Essenzialmente l’organismo punta al bisogno di sostituire il dollaro con una nuova moneta basata in un paniere di divise che il FMI controllerebbe. (i denominati diritti speciali di prelievo).

In questo modo “si ridurrebbe la necessità di mantenere riserve internazionali” per difendere i tipi di cambi (il valore di una moneta nazionale) e “potrebbe combinarsi con un ruolo più forte dei diritti speciali di prelievo se si assegnano in funzione del bisogno di liquidità che un determinato paese presenta” con lo scopo di “stabilizzare  il suo tasso di cambio reale ad un livello accordato in modo multilaterale”.

La posizione della Cina e della Russia.

Il governatore della Banca Popolare cinese, Zhou Xiaochuan, a marzo propose di creare una divisa di riserva multinazionale come parte della riforma nel sistema monetario internazionale, aggiungendosi così alla petizione russa.

Xiaochuan ha ipotizzato di  “ creare una divisa di riserva internazionale che non sia vincolata alle nazioni individuali e possa rimanere a lungo termine stabile”. Inoltre, ha detto che i diritti speciali di prelievo (SDR, sigla in inglese 1) del FMI hanno il potenziale per agire come una divisa di riserva sopranazionale. Cioè, l’obiettivo sarebbe quello di creare una super divisa che sostituisca il dollaro, il cui valore determina quello delle altre valute.

A luglio del 2009 tale proposta è diventata ufficiale. La Cina ha avvertito nella riunione al G-8 e il G-5 del bisogno di riformare il sistema monetario internazionale per una “maggiore diversificazione della moneta di riferimento”dal dollaro statunitense. Il gigante asiatico non era mai stato tanto esplicito. Adesso, l’ONU raccoglie il guanto lanciato dalla Cina, Russia e le potenze emergenti.

Curiosamente il presidente russo Dimitri Medvedev, ha mostrato la “nuova moneta mondiale” sul bavero della sua giacca durante la riunione di queste grandi potenze. Gli USA non si sono pronunciati ufficialmente su questo argomento fino ad ora.

Ma, il segretario del Tesoro degli USA, Tim Geither, a marzo ammise che gli USA erano “molto aperti” a studiare la proposta monetaria elaborata dalla Cina e la Russia di creare una nuova divisa di riferimento internazionale. Anche se dopo ratificò quanto detto di fronte al panico che questa dichiarazione creò nel mercato delle divise (il crollo del dollaro)

Fonte:   http://www.urgente24.com/noticias/val/12847-123/la-onu-ya-habla-de-una-moneda-unica-para-todo-el-planeta.html

Traduzione: FreeYourMind!

Leggi anche: https://freeyourmindfym.wordpress.com/2011/07/18/il-sistema-peggiora-la-sua-stessa-%E2%80%9Ccrisi%E2%80%9Dper-accelerare-e-giustificare-i-suoi-piani-rivoluzionari/

http://www.vocidallastrada.com/2009/06/s-dollarizzazione-o-smantellamento.html

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7057

Che noia!Siamo sempre all’8 settembre

1. Il 26 agosto su “Libero” vi era un articolo della Maglie in cui si parlava della guerra libica come stolta, condotta da Sarkò e Cameron, che ci costerà un mucchio di soldi e forse ce ne farà perdere molti in affari andati in fumo. Ma per fortuna, dice la signora, Berlusca ci sta mettendo una pezza ricevendo il traditore di Gheddafi, che adesso guida il presunto governicchio dei “ribelli” (cioè degli “ascari” della Nato e quindi degli Usa di Obama). Il “Giornale” fa molto peggio, raccontando, fra l’altro una bugia colossale: “L’Italia [badoglian-savoiarda, nota mia] mette al sicuro gli affari con Tripoli”. Non si dice che l’Italia era l’unica in Europa ad avere rapporti lucrosi in Libia, assieme alla Russia di Putin, mentre adesso dovrà cedere la più gran parte delle sue “postazioni” (che non riguardavano solo gas e petrolio, ma infrastrutture, costruzioni edilizie, trasporti, aviazione libica e armamenti vari, ecc.) a banditi, comunque più attrezzati e non puramente traditori come Berlusconi; lui, appunto, è Badoglio mentre “altri” sono i Savoia. Leggi il resto dell’articolo

I testimoni:Breivik non agì da solo

I TESTIMONI PARLARONO DI PIU’ TERRORISTI DOPO CHE BREIVIK ERA STATO ARRESTATO

di Hans O. Torgersen, Andreas Ground Foss e Eivind Sørlie

dal quotidiano norvegese Aftenposten, 28-08-2011

traduzione di Gianluca Freda

“Da tre a cinque terroristi con pistole e fucili. Potrebbero esserci anche degli esplosivi sull’isola”. Così gli agenti di polizia di Nordre Buskerud e i capi delle squadre d’emergenza descrivevano la situazione mentre si dirigevano verso Utoya il 22 luglio.

Ora si è scoperto che la polizia forniva ancora questa interpretazione della situazione non solo mentre si recava ad Utoya, ma anche parecchio tempo dopo che Anders Behring Breivik era stato arrestato.

Dettagli

Quando i primi uomini delle squadre d’emergenza sbarcarono a Utoya alle 18.25, furono accolti, secondo fonti della centrale di polizia di Oslo, da molti ragazzi che fornirono descrizioni dettagliate di quelli che erano convinti essere più esecutori.

I testimoni descrissero l’aspetto e l’abbigliamento di un numero plurimo di assassini.

Due minuti dopo, Anders Behring Breivik venne arrestato.

Ma sebbene il rumore della sparatoria fosse cessato dopo il suo arresto, gli agenti delle squadre d’emergenza che erano ad Utoya continuarono a ricevere altre precise testimonianze in cui si parlava di complici.

Fu detto loro che l’aspetto e l’abbigliamento degli esecutori, così come era stato osservato dai testimoni, non corrispondeva a quello dell’arrestato, Behring Breivik.

Abbigliamento

Nei minuti che seguirono il suo arresto, i testimoni continuarono a fornire diverse descrizioni dei presunti esecutori, mentre Behring Breivik veniva preso in custodia e portato all’interno della casa di Utoya.

Le squadre d’emergenza iniziarono le operazioni di soccorso, ma allo stesso tempo continuarono a cercare altri esecutori.

“Ci furono molte persone che dicevano di aver visto un gruppo di esecutori e descrivevano il loro aspetto e il loro abbigliamento”, ha detto una fonte della polizia che ha chiesto di restare anonima.

Secondo testimonianze attendibili, ci vollero “ore” prima che la polizia decidesse di “abbassare la guardia” riguardo al numero di terroristi che potevano essere presenti sull’isola.

L’arresto di un 17enne innocente

A un certo punto la polizia arrestò anche un ragazzo di 17 anni dell’AUF [Arbeidaranes Ungdomsfylking, cioè “Lega della Gioventù Operaia”, associazione affiliata al Partito Laburista norvegese, NdT], a quanto pare perché aveva dato sul massacro risposte “strane” e diverse da quelle degli altri sopravvissuti.

La polizia sospettò pertanto che potesse essere uno dei responsabili.

Il 17enne fu trattenuto nella casa di Utoya per diverse ore prima di essere rilasciato e non ebbe così la possibilità di avvisare la famiglia che era vivo.

E neppure la polizia provvide ad avvertire la famiglia del 17enne. La fotografia qui sotto venne scattata alle ore 21.40 e mostra il giovane dell’AUF mentre viene condotto dalla polizia fuori dalla casa.

17enne

Incertezze

Magne Rustad, capo del Distretto di Polizia di Nordre Buskerud, ha detto che i suoi agenti avevano previsto ogni scenario possibile e che l’ipotesi che ci fossero da due a cinque terroristi era fondata sulle dichiarazioni ricevute da persone che si trovavano ad Utoya o da persone che li avevano contattati.

“Il quadro della situazione non era chiaro né scontato, ma si trattava della migliore ipotesi che potessimo fare a partire da informazioni molteplici e complesse, all’interno di una situazione febbrile ed incerta”, ha dichiarato.

Rustad ha confermato che la polizia, anche dopo l’arresto [di Breivik], continuò a ritenere che vi fosse ragione di sospettare la presenza di più terroristi e l’utilizzo di esplosivi.

“In base alla situazione che la polizia si trovò ad affrontare sull’isola, non potevamo escludere questa possibilità. Tali valutazioni furono alla base delle successive operazioni della polizia ad Utoya nelle ore che seguirono”, ha affermato.

Solo

Fino a questo momento, nessuna indagine della polizia ha parlato di una pluralità di terroristi presenti a Utoya o nella zona dei ministeri, diversamente da ciò che la polizia stessa aveva immaginato mentre era ad Utoya durante le prime ore.

“Confermiamo che non vi sono prove che Behring Breivik abbia avuto dei complici”, dice Christian Hatlo, procuratore legale presso il distretto di polizia di Oslo.

- Ci sono ancora dei testimoni che negli interrogatori sostengano che ad Utoya vi erano più esecutori?

“Non abbiamo mai fatto commenti su questo e per ora non abbiamo intenzione di dire di più”, ha dichiarato Hatlo.

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La crisi e l’uso della paura come meccanismi di dominio.

 

Mi spaventano ma io non ho paura. Leon Tolstoi

I disturbi in Inghilterra, come  le recenti retate militari in Spagna contro il movimento degli indignati, tutto questo adeguatamente pubblicizzato dai mass media sistemici, devono essere interpretati come elementi di uno stesso insieme, dato che entrambi formano parte della messa in scena di uno stesso dramma. Questo dramma non è altro che la rappresentazione mediatica e spettacolare del collasso controllato del Vecchio Ordine (Regime); un dramma dove la crisi finanziaria internazionale e le sue conseguenze (tra queste gli artificiali disturbi inglesi) sono due dei suoi attori principali.

Dal mio punto di vista, il sistema di dominio patriarcale (questo è il vero nome del sistema che ci ha toccato vivere) ha bisogno di rinnovarsi, con lo scopo di rendere più effettivo il suo potere. Questo perché le vecchie strutture economiche e politiche di dominio non valgono più (probabilmente a causa del processo di globalizzazione sperimentato dal potere negli ultimi decenni) ed ha bisogno di creare altre nuove forme. Questo è il motivo per cui lo stesso sistema di dominio patriarcale ha iniziato una sorta di processo di autodistruzione di tutto quello che non gli è più utile. Per raggiungere tale obiettivo sta usando, come strumento principale, uno dei più sofisticati di cui, attualmente, dispone: i mass media.

Attraverso la rappresentazione di differenti drammi di grandezza planetaria, adeguatamente diffusi e amplificati in modo massiccio dai mass media di massa, e “patrocinati” da praticamente la totalità dei governi del mondo, si sta cercando di condizionare il maggior numero di abitanti del pianeta perché accettino come naturale e necessario, quello che potremmo chiamare, un Cambiamento di Regime.

La crisi economica (disoccupazione, povertà), la crisi climatica (cambio climatico, disastri climatici), la crisi interciviltà (guerre, terrorismo), la crisi energetica (petrolio, nucleare), la crisi sociale (delinquenza, rivolte), la crisi politica (corruzione, incapacità), sono opportunamente manipolate dai differenti governi, intellettuali e mass media ( e non bisogna dimenticare l’importante ruolo giocato dalla falsa opposizione , come il movimento degli indignati, che ha contribuito a dare una maggiore sensazione di realismo al dramma), con lo scopo di portare l’umanità ad una situazione limite, dove questa (o almeno l’immensa maggioranza, e questo è ciò che conta) sia disposta ad accettare qualunque cosa basta che si ponga fine all’insopportabile sensazione di stress e di tensione alla quale si vede sottomessa da vari anni. Questo “qualunque cosa” è molto probabile che finisca per essere la conosciuta “Governance Mondiale” (link)

Sia come sia e per quanti cambi di immagine si dia, il sistema continuerà ad essere lo stesso, cioè, il sistema patriarcale di dominio- sottomissione (la Rivoluzione del sistema della quale abbiamo già parlato resterà solo nella forma) e ,quindi, le nostre possibilità di raggiungere la libertà continueranno ad essere le stesse. In questo senso la libertà deve essere intesa come una decisione e non come un risultato, e principalmente deve essere lontana dal perverso gioco del potere, non solo perché, come diceva Nietzsche, il “potere rende stupidi”, ma, anche perché la libertà è incompatibile con il gioco di dominio –sottomissione, implicito del potere.

Per tutto questo vi invito a cercare la libertà, intesa come una proposta collettiva, ma, prima di tutto come una decisione individuale.

E’ molto probabile che i potenti e i conquistatori non spariscano mai, allo stesso modo degli sporchi meccanismi di dominio (basati sempre nell’uso della paura) ma questo non ci impedisce di essere liberi, dato che la libertà è una decisione individuale che ha molteplici forme e che in ultima considerazione dipende solo da se stessi e da nessun altro. Come ho scritto prima la cosa importante è la decisione, non il risultato, e voler essere liberi è non voler essere più sottomesso.

 

Fonte: Antimperialista

Traduzione: FreeYourMind!

 

Ndt:

La Paura

Una mattina ci hanno regalato un maialino d’India. Ce l’hanno portato in una gabbia. A mezzogiorno gli ho aperto la porta della gabbia.
Sono tornato all’imbrunire e l’ho trovato tale e quale l’avevo lasciato: dentro la gabbia, afferrato alle sbarre, atterrito dalla libertà.

Eduardo Galeano

 

Strage di Oslo:confermate”esercitazioni”prima degli attentati

Lo scorso 23 luglio, nell’articolo intitolato “Oslo: tutto quello che già sapete”, ipotizzavo che dietro alla strage di Utoya vi fosse la volontà dei servizi segreti americani ed israeliani di inviare un “avvertimento” al governo norvegese per l’atteggiamento di inottemperanza ai dettami statunitensi, manifestato in diverse occasioni, e per una sua certa avversione alla politica stragista portata avanti da Israele in Medio Oriente. Nell’articolo, tra le molte altre cose, scrivevo:

Quali metodi hanno utilizzato i servizi segreti per il doppio attentato? [...] Il primo sistema,  piuttosto ben rodato, è quello di organizzare,  contemporaneamente o a ridosso degli attentati, delle “esercitazioni militari” che seguiranno – guarda un po’ la coincidenza – la stessa falsariga di ciò che avverrà durante gli attentati “veri”. Il sistema è stato messo a punto dai servizi segreti israeliani ed ha lo scopo di far circolare liberamente – col pretesto dell’”esercitazione” – gli uomini, i mezzi e i materiali che dovranno servire a portare a termine l’attacco. Questo sistema è stato utilizzato, com’è noto, per gli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti, quando il NORAD e il Consiglio di Stato Maggiore americano avevano in corso “esercitazioni” riguardanti il dirottamento di un aereo governativo e lo schianto di un velivolo contro un palazzo. Stesso discorso per gli attentati a Londra del 7 luglio 2005, avvenuti “incidentalmente” proprio nel momento in cui governo e polizia stavano conducendo una “simulazione” di attentato nella metropolitana londinese. Qualcosa di simile è avvenuto per l’attacco “con autobomba” nel centro di Oslo [...] L’attacco era stato anticipato, mercoledì scorso, da una tipica “esercitazione” della polizia antiterrorismo proprio nel centro di Oslo, a 200 metri di distanza dalla Operahuset. La polizia – dice l’articolo – ha fatto esplodere delle cariche esplosive a scopo di “simulazione”, ma si è “dimenticata” di comunicare ai residenti di avere delle esercitazioni in corso, suscitando così spavento e allarme nella popolazione. Leggi il resto dell’articolo

La caduta di Gheddafi annuncia sciagure per Africa ed Europa

La caduta di Gheddafi è avvenuta per lo stesso motivo che ha portato a caduta e condanna a morte di Carlo I Stuart nel 1649. La Rivoluzione inglese del XVII secolo è non a caso culminata nella cosidetta rivoluzione finanziaria (1694) che metteva lo stato inglese in balia di una banca centrale privata. Da Carlo I Stuart, passando per la Rivoluzione francese, per quella sovietica, fino alla caduta di Saddam, si ripete una stessa dinamica storica. Si potrebbe fare un lungo elenco di sovrani e capi di stato che da Carlo I, passando per Luigi XVI, Nicola II Romanov  fino a Saddam e Gheddafi uccisi e/o rovesciati perché si sono opposti al modello di rivoluzione finanziaria inaugurato in Inghilterra nel 1694, poi progressivamente esteso in tutta Europa, con lo strumento delle sette segrete, manovrate dalla élite finanziaria che si era impadronita dell’Inghilterra. Leggi il resto dell’articolo

AAA cercasi

 ribelli libici.

 

Non è la tripla A rivendicata orgogliosamente da Obama, con qualche poco elegante e poco velata, risentita minaccia a quegli irriconoscenti di S&P, l’agenzia di rating che pare abbia smarrito duemila milioni di $ del bilancio americano, successivamente ritrovati, grazie all’imbeccata di un confidente e rinascosti in una sfera di cristallo, pronti a riapparire per ogni evenienza ed per evitare un prossimo ulteriore declassamento.

No!!!

E’ l’incipit dell’annuncio in procinto di essere pubblicato da CIA e M16, a sette mesi dall’apertura ufficiale e dodici mesi da quella ufficiosa delle ostilità in Libia.

Segue l’elenco di cercasi:

  1. masse presentabili di cadaveri da esporre in cataste nella piazza Verde di Tripoli, da offrire come prova dell’efferatezza del RAIS. Stanno provando a raggiungere la massa critica con gli F16, i Rafale e gli Apache, ma l’esito è deflagrante. Il calibro dei proiettili è spropositato. Stanno chiedendo al Bahrein di raccoglierne in casa un bel po’ e trasferirli in Libia. Il paese manca della quantità necessaria di navi-frigorifero. Potrebbero imbarcarli, tenuti impalati in piedi, su motopescherecci, ma sarebbero confusi con i miliziani del Consiglio di Bengasi. All’ultimo momento, fortunatamente e casualmente, hanno scoperto elementi che potrebbero smascherare la messa in scena e tradire le migliori intenzioni: nei cadaveri ci sarebbero, inequivocabilmente, proiettili di armi americane e inglesi, difficilmente attribuibili all’esercito lealista libico. Di fronte a cotanta evidenza, i portavoce ufficiali NATO, i soli autorizzati, delle due versioni possibili avrebbero dovuto riconoscerne una con evidente imbarazzo: l’embargo militare non ha funzionato; le armi colpevoli dell’eccidio non sono libiche
  2. altri paesi democratici disponibili ad intervenire. Si sono presentati Qatar, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi. Tutti e quattro hanno fallito le esercitazioni in Bahrein. Sono andati a sostenere la democrazia, ma hanno sparato ai manifestanti. La NATO ha rimediato fornendo loro nuove divise con su stampate tre gigantesche schede elettorali con su scritto “elezioni democratiche”. I militari arabi, disorientati, hanno chiesto lumi a Cameron, Sarkozy e Obama; nessuno dei tre ha saputo rispondere chiaramente, hanno balbettato. Napolitano e Berlusconi, quelli sì, avrebbero saputo spiegare; il primo lo fa ogni 25 aprile da sessant’anni, l’altro di malavoglia solo da un paio. Non risultano, però, nella lista degli invitati ai festeggiamenti di Tripoli-Bengasi. Gli altri tre, per altro, hanno rinviato a tempi migliori lo sbarco trionfale in Tripolitania e suggerito a Frattini di andare a occupare subito tre posti per loro e uno sgabello, in mancanza, un pitale rovesciato, per se stesso e per ogni evenienza fisiologica regale; lo stesso ruolo ambito dal maestro di corte del Re Sole. Il Governo Italiano ha rivendicato un ruolo visibile e l’ha ottenuto: ma il servizio meteorologico dell’Aereonautica deve aver sbagliato le previsioni; il Ministro giulivo è partito con quattro paia di sci da slalom, anche se i magnifici tre si sarebbero aspettati un paio ciascuno da discesa libera. L’unica scelta fortunosamente azzeccata dal giulivo Franco, ma perfettamente inutile e letteralmente fuori luogo. I militari promossidemocratici, sempre più confusi, hanno strappato le schede dalle divise e ne hanno fatto dei triplani di carta. Tragica imprudenza. Hanno rischiato grosso. Gli avieri volenterosi ed annoiati hanno dato un senso a sei mesi di “no fly zone”. Purtroppo anche i cadaveri neodemocratici sono inservibili alla causa di cui al punto uno
  3. spalatori sprovvisti di righello e compasso. Quelli impegnati a Tripoli, sei mesi fa, erano troppo precisi e lineari; parevano spalatori di neve trentini. Più che fosse comuni, hanno costruito un cimitero monumentale. Ancora una volta il Rais è rimasto senza vittime; un carnefice decisamente poco presentabile. Né fosse improvvisate, nè cadaveri scomposti da esibire; qualcuno è addirittura è risorto, rischiando di trasformare Gheddafi in Gesù. Non male come effetto propagandistico; quantomeno avrebbe motivato la componente integralista della Cirenaica. Sappiamo che, nei loro dettami, garantiscono al Cristo solo il terzo posto in gerarchia, non certo il premierato a Tripoli
  4. mappe dettagliate all’ultimo secondo delle dune del deserto libico Le truppe speciali francesi disperse mesi fa nel sud del paese probabilmente avevano ancora quelle italiane del ’43, precedenti al passaggio devastatore del paesaggio dei tanks inglesi di Montgomery. E’ stato, comunque, il secondo contributo inconsapevole ma essenziale di Frattini all’intervento, anche se lo stesso, probabilmente, ignorava le attività di intelligence contemporanee ai festeggiamenti del trattato Italia-Libia. Ma non dovrebbero esserci i GPS? Fortunatamente per le truppe speciali, il Consiglio di Bengasi si era già costituito forzosamente e clandestinamente e ha provveduto a salvarli; il che è tutto dire. Tanta iniziale efficienza deve aver ingannato CIA e M16 e illuso di false aspettative Sarkozy
  5. nonnine dai capelli bianchi esperte in narrazioni e fiabe per i più picciniServiranno a sostituire i giornalisti di Al Jazeera, Al Aarabiya, Reuter. Per il resto della stampa, i replicanti, basterà sostituirli con dei cantastorie, un po’ difficile, però, da reperire. In alternativa cercansi amanuensi; potrebbero bastare maestrine da prima elementare. È  sufficiente saper copiare un po’ meglio. C’è tempo ad ogni modo. Il popolo democratico pare disposto a sorbirsi ogni cosa della stampa democratica. Il canovaccio si sta ripetendo, però, troppe volte e qualche traccia negativa, di dejà vu, potrebbe rimanere nelle menti. Meglio pensare ad un ricambio tra qualche tempo
  6. esperti in fotoritocchi di diapositive e filmati Più urgente del punto 5. Il mondo del cinema americano è sempre stata una ottima macchina propagandistica. Non mi pare che difetti di tecnici all’altezza della situazione e della fama consolidata. Di fronte alla rozzezza dozzinale della trama, probabilmente sono restii a fornire servigi e competenza e pregiudicare reputazione e futuri cachets. Spesso sono riusciti a trasformare delle banali narrazioni in spettacoli decorosi e trionfali; la fattispecie deve sembrare loro una impresa disperata. Probabilmente in Libia mancano non solo oppositori combattenti, addirittura il minimo di comparse necessarie ad offrire delle panoramiche ricostruibili con qualche credibilità. I contractors in servizio devono essere più numerosi, ma somigliano troppo a Superman e Capitan America per apparire sia pure in seconda fila e sfumati
  7. generale Rommel Il mago della blitzkrieg rimarrebbe allibito e meravigliato di fronte alla rapidità di movimento di truppe così improvvisate e sparute; città occupate decine di volte in pochi attimi, rais sterminati, risorti e risterminati insieme a familiari; traccianti che si perdono verso il sole e la luna e, ciò nonostante, riescono a colpire. Manca, però, il polverone a rendere realistiche le scene di guerra nel deserto. Sembrano attaccare degli Zombie, pronti sempre a risorgere; in realtà gli Zombie sono gli attaccanti stessi i quali non riescono ad adagiarsi nemmeno nei giacigli preparati dai loro messaggeri di morte, gli aviatori. Sembra la guerra del deserto, quella tragica di Rommel e Montgomery; in realtà è una parodia, un tragico Luna Park con l’Ottovolante, i cerchietti con le ochette in acqua e l’orsacchiotto da colpire. Gli astanti hanno avuto prima il fucile con il tappo di sughero, ma hanno dimenticato di slegare il proiettile di sughero agganciato alla canna; sono arrivati, poi, i mitra pesanti ma le sventagliate partono da sole senza controllo, distruggendo i baracconi senza colpire gli orsacchiotti. Sono sicuro che se riusciranno a trafiggerli fortunosamente saranno ancora più rabbiosi nello scorgerne il ghigno di morte, ma beffardo. Potrebbe essere l’ultima amarezza rifilata ai cialtroni, quasi l’incipit a scannarsi tra di loro. Sarà la vittoria dei conigli e l’audacia degli sciacalli
  8. nuova classe dirigente libica; deve essere il terzo contributo, quello fondamentale, dell’Italia, ai volenterosi e ai cirenaici; non solo della maggioranza, ma di tutto l’arco costituzionale e di quello alternativo sinistrorso; una vera e genuina manifestazione di italianità. Non è un bluff; è l’unico contributo serio ed efficace alla causa. È il modello di formazione politica e istituzionale cui pare ispirarsi il Consiglio Rivoluzionario di Bengasi: stessa inconcludenza, stessa rissosità, stessa modalità di regolamento dei conti, ancor priva di schede ma con l’aggiunta sovrabbondante, passionale di armi da fuoco nell’arsenale, stessa propensione alle spartizioni dei resti ancor prima di raccogliere le spoglie, stessa propensione a sparire quando il gioco si fa rischioso, stessa propensione alla svendita in cambio di pacche sulle spalle e fregature alla maggior parte dei sudditi.

Inconsapevolmente, il contributo più serio alla resistenza di Gheddafi. Forse l’ultima genialata di Berlusconi, l’ultimo sussulto nel suo mesto tramonto; la vendetta del destino. Se Gheddafi sopravviverà, come gli auguro, chiederò a lui lumi e consigli per il futuro del nostro paese. Più che un sogno mi pare un’illusione; chissà!

  1. Finanziatori della taglia. La precisazione riguardante uomini di affari libici pare la classica excusatio non petita. Non occorre andare lontano. Più che attorno, basterà guardarsi dentro. Non nel senso introspettivo. Sarebbe l’ultima cosa da chiedere a gente così adusa. Gli orientali e i levantini usano il dono, magari avvelenato; la taglia è troppo yankee, per non lasciare tracce evidenti.

A chi si ribella


A chi si ribella.

A chi sa che fra un po’ dentro la scatola dei diritti non ci sarà più niente.

A chi paga tasse che non bastano mai, perché gli evasori sono troppi e se la ridono.

A chi è salito sui tetti, perché per terra non lo cagava più nessuno.

A chi si oppone ai marchionni, casual di fuori e gerarchi dentro, che pretendono servi muti e striscianti.

A chi non vuole più altre ‘grandi opere’ perché gli bastano quelle già fatte: grandi solo di corruzione, scempio e debiti che lasciano a chi verrà.

A chi ha osato alzare la testa contro una dirigenza arrogante protetta da divise e lacrimogeni. Leggi il resto dell’articolo

11 Settembre e propaganda, un possibile terreno di indagine?

di Federico Povoleri

 

Tutti, in modo consapevole o meno, facciamo propaganda, siamo veicoli di propaganda, e viviamo circondati dalla propaganda. Quando sosteniamo una certa tesi al bar, facciamo propaganda. Quando un critico cinematografico scrive bene o male di un film fa propaganda. Quando Adriano Celentano canta “Chi non lavora non fa l’amore” fa propaganda.

Ovviamente il significato di questo termine è molto ampio, e bisogna distinguere fra messaggi veicolati in modo più o meno inconsapevole dagli individui, e quelli concepiti appositamente per modificare la percezione della masse rispetto a certi argomenti di primaria importanza.

La propaganda infatti è ormai diventata una scienza sofisticata che ha trovato la sua massiccia applicazione nelle società democratiche odierne, ed agisce in modo del tutto invisibile.

Ad esempio, il critico o il cantante di cui parlavamo prima, potrebbero essere stati bersaglio di un’operazione di propaganda tesa a influenzare le loro opinioni, ed essendo loro stessi degli Opinion Leader, si tramuteranno automaticamente in veicoli inconsapevoli del messaggio originale, che viene ora trasmesso ad un pubblico più vasto.

Questi aspetti della propaganda che rientrano nelle categorie della propaganda nera o grigia sono inquietanti …

… specialmente se pensiamo che vengono applicati nell’ambito di una democrazia per colpire in modo completamente inconsapevole gli individui. Manipolare in modo mirato e consapevole le opinioni della gente, costruire di fatto la percezione della realtà di ognuno di noi e farlo senza che la gente abbia modo di rendersene conto è uno strumento di potere immenso e pericoloso. E’ diverso infatti subire la propaganda di un regime autoritario; un individuo può sospettare che per la natura stessa del regime ciò che gli viene propinato non corrisponda alla verità e che si tenti di alterare ai suoi occhi la realtà. Ma ben diverso è applicare delle tecniche manipolatorie invisibili per fare in modo che le decisioni e le opinioni della gente siano pilotate da altri, mentre si continua a reputarle frutto del proprio libero arbitrio e del proprio personalissimo e indipendente pensiero.

Nel passato abbiamo esempi in cui vennero perseguiti vari personaggi accusati di fare propaganda; ad esempio durante il maccartismo le accuse di propaganda comunista si sprecarono nei confronti di intellettuali, scrittori, registi etc. Nel 1948 venne istituita una legge piuttosto ipocrita: lo Smith-Mundt Act che incoraggiava la propaganda americana rivolta all’estero ma la metteva al bando se rivolta al popolo americano; con successive modifiche si potevano finanziare agenzie o anche mass media per propagandare l’immagine americana nel mondo, ma non si poteva influenzare il pubblico americano utilizzando la stessa propaganda in ambito interno.

Riflettendo su queste problematiche ci vengono spontanee due domande:

1 – E’ possibile provare che un testo o un’azione facciano parte di un’operazione di propaganda?
2 – Se nei fatti dell’11 settembre 2001 si potesse dimostrare l’uso massiccio di operazioni di propaganda, si potrebbero perseguire penalmente i responsabili?

Alla prima domanda si può rispondere almeno in parte; infatti, la necessità di comprendere se un testo scritto contenga o meno della propaganda dissimulata al suo interno, portò alla creazione di alcuni “Dizionari” che sono di fatto dei veri e propri decriptatori che applicati con il loro metodo sono in grado di rivelare se il testo analizzato contenga o meno della propaganda al suo interno.

I più famosi sono:

Dizionario HARVARD IV
Questo dizionario (Harvard Psychosocial Dictionary) è particolarmente indirizzato all’analisi del linguaggio giornalistico. Una prima stesura nel 1975 contava 4000 termini che hanno superato i 10.000 nel 1998.

Dizionario LIWC
E’ un dizionario diviso in categorie, elaborato dallo psicologo James W. Pennebaker della Lawrence Erlbaum Associates. Questo dizionario è già stato utilizzato nella ricerca del falso nelle comunicazioni. Permette di filtrare un testo con 72 categorie analitiche che raccolgono 2059 lemmi cruciali, alcuni dei quali rappresentano dei veri e propri “Markers of Deception” (indicatori dell’inganno)

Dizionario RID
Il RID (Dizionario regressivo del linguaggio figurato) si compone di circa 3200 parole e radici di parole, assegnate a 29 categorie di cognizione primaria, a 7 categorie di cognizione secondaria ed a 7 categorie emozionali. Lo psicologo Colin Martindale che lo predispose tra il 1975 ed il 1990 lo pensò quale strumento per la separazione cognitiva tra il pensiero primordiale e il pensiero concettuale.

Dizionario POSNEG
E’un dizionario che comprende l’insieme delle attribuzioni positive e negative che possono essere utilizzate per evidenziare la carica empatica di un testo

Un altro metodo che prese il nome dal suo autore fu compilato da Harold Lasswell, che fu uno dei primi assieme a Lippman e Bernays a partorire l’ipotesi che il linguaggio costituisca un pilastro del potere e che venne incaricato, nel 1942, di analizzare gli scritti di alcune riviste per scoprire se contenessero propaganda nazista.

Per la seconda domanda la questione è certamente più complessa e ci vorrebbero degli esperti legali per rispondere.

Vorremmo però sottolineare questo aspetto dell’11 settembre 2001 che non viene preso molto in considerazione, o passa del tutto inosservato da parte dei ricercatori che da anni tentano di portare in luce la verità su quei fatti. Abbiamo cioè l’impressione che l’indagine sull’aspetto propagandistico dell’11 settembre e sui possibili risvolti legali che potrebbero svilupparsi non sia stata seguita adeguatamente.

Per fare un parallelo, se ricordate la storia di Al Capone, si tentò di tutto per collegarlo ai crimini di cui era accusato tra cui omicidi, estorsioni, corruzione etc. Ma egli, in modo molto abile era sempre riuscito a fabbricarsi alibi inattaccabili mascherando tutte le sue attività illecite.

Finchè, grazie all’intuizione di alcuni agenti del tesoro e al fortuito ritrovamento di un documento in cui compariva il suo nome, si intraprese un nuovo sentiero di indagine; se non si poteva incastrarlo per i suoi crimini più efferati ed eclatanti, si poteva perseguirlo per evasione fiscale, un crimine di gran lunga minore rispetto a tutto il resto ma fu per quello che Capone venne definitivamente fermato e condannato a 11 anni di carcere.

Perchè allora non guardare ai fatti dell’11 settembre in chiave di “operazioni di propaganda governativa”? Potrebbe rivelarsi un nuovo terreno di indagine? Potrebbe portare a delle incriminazioni realistiche? Non lo sappiamo ancora ma nel prossimo articolo proveremo a confrontare le tecniche di propaganda conosciute e già utilizzate in precedenza, con i fatti dell’11 settembre 2001; se non altro per aggiungere un contributo a questa ricerca internazionale arrivata ormai al suo decimo anno di attività.

Federico Povoleri (Musicband)

(Seguirà un articolo di approfondimento)

NOTE

1 – Dizionario Harvard IV2.

2 – Dizionario LIWC2.

3 – Dizionario RID

4 – Dizionario Lasswell

 

Fonte: LuogoComune

Leggi anche: Propaganda se la conosci la eviti

Primo desensibilizzare le masse

Programmazione predittiva

 

IL CARNEVALE DEI CAZZARI

 

repubblica

Di tanto in tanto, quando dolce e chiara è la notte e senza vento, faccio un sogno bellissimo, che è per me uno dei principali motivi per cui valga la pena di vivere. Sogno che in un futuro imprecisato, in uno scenario fantapolitico dai contorni indefiniti, l’Italia sia stata occupata da un esercito straniero rivoluzionario. Rivoluzionari veri, non gli zombi pagati dalla CIA e teleguidati tramite Facebook che abbiamo visto all’opera, in Africa e Medio Oriente, in questi mesi. La nazionalità dell’esercito rivoluzionario varia di circostanza in circostanza. A volte sono irakeni, a volte libici, a volte indiani Apache, ma non è importante. Nel mio sogno, i nuovi occupanti hanno fatto arrestare, quali traditori, mentitori e fiancheggiatori di assassini, tutti i giornalisti italiani, sia televisivi che della carta stampata, e si accingono a fucilarli in una grande piazza (che a volte è piazza del Duomo a Milano, altre volte è la Piazza Grande di Arezzo) in un radioso mattino di sole. Lo spettacolo è aperto al pubblico, che interviene numeroso e festante. Io arrivo tenendo per mano le mie bambine e le mie bambine sorridono. In una delle tante bancarelle aperte per l’occasione, ho comprato loro dei palloncini e dello zucchero filato, denso e bianchissimo.

La fucilazione è deliziosa. Tutti i traditori della TV e della stampa sono in fila su un lato della piazza, con la benda sugli occhi. Ci sono Ezio Mauro, Paolo Mieli, Piero Ostellino, Vittorio Feltri, Ernesto Galli Della Loggia, Marco Pasqua, insomma tutta la cricca nazionale di cazzari di professione al soldo dei conquistatori americani. Il capo del plotone di esecuzione (che a volte è Saddam Hussein, altre volte Geronimo) offre loro un’ultima sigaretta, ma Ezio Mauro rifiuta sdegnosamente, perché il fumo fa male alla pelle. Marco Pasqua solleva il pugno al cielo rantolando “Viva la libertà dei gay! Viva Israele”, ma nessuno lo sente.

Poi c’è un breve crepitìo di moschetti e i traditori si abbattono al suolo senza un gemito, crivellati dai proiettili, proprio come gli uomini, le donne e i bambini di Tripoli, della Palestina, dell’Iraq e di tante altre nazioni, un tempo felici e oggi trasformate in carnaio dalle loro schifose menzogne.

I bambini ridono e applaudono, in cielo non c’è neanche una nuvola.

Dopo lo spettacolo, porto le bambine a esaminare i cadaveri. Le piccole stringono i palloncini nella manina e si divertono un mondo. “Lo vedi, a papà, quel signore col cervello che gli esce dalle orecchie? Quello è Angelo Panebianco, che dalle pagine del “Corriere” strillava contro il pericolo islamico, senza dire che eravamo invece noi ad essere un pericolo per l’Islam. E quel signore dalle cui orecchie non esce niente? Quello è Gad Lerner”.

E’ un sogno ritemprante, che mi consente di affrontare con rinnovata energia la triste realtà quotidiana. E la realtà quotidiana è una realtà fasulla e artificiale, costruita a tavolino dagli assassini di cui sopra e ben rappresentata dalla della pagina del sito di “Repubblica” che vedete riprodotta qui sopra. L’ho salvata a futura memoria nella notte tra domenica e lunedì, quando la “diretta” di Repubblica sulla presunta conquista di Tripoli pubblicava senza sosta, una dietro l’altra, una sequela di fregnacce di dimensioni mai viste prima, più lunga della processione dell’Immacolata. Conoscendo i miei polli, sapevo bene a che gioco stavano giocando e per conto di chi, e così ho voluto conservare per i posteri un souvenir della loro maramalderia. Guardatela bene. Non c’è una sola notizia che si sia poi rivelata veritiera. Non c’è una sola voce su cui un solo membro di quell’accolita di cialtroni che si fregiano del pomposo titolo di giornalisti si sia preoccupato di fare qualche riscontro. Si prende per oro colato la fonte più inverosimile e inattendibile che sia possibile immaginare, cioè le dichiarazioni della banda di tagliagole al soldo degli USA che in quel momento, nella periferia Tripoli, stavano dandosi al saccheggio, all’omicidio e allo stupro. Sarebbe bastato dare un’occhiata alle fonti indipendenti di internet per rendersi conto che la conquista di Tripoli, la cattura dei figli del “raìs” (come lo chiamano loro), addirittura la cattura dello stesso Gheddafi (!) erano solo un mare di cazzate. Mentre “Repubblica” parlava delle false manifestazioni degli insorti nella Piazza Verde, secondo molte fonti nella Piazza Verde c’era Gheddafi, che rincuorava il suo popolo e lo incitava a non arrendersi alla bestialità dei nemici. Certo, anche questa era una voce da verificare, ma appunto, sarebbe valsa la pena di verificare anche quella anziché pubblicare le sole idiozie partigiane. Ma il fatto è che questa gentaglia non è pagata per controllare le fandonie che gli vengono propinate dalle agenzie di stampa statunitensi. Sono sicari. Sono pagati per vomitare su internet, sui giornali e sulle TV le oscenità fasulle inventate dai loro padroni così come sono, senza minimamente verificarle, senza approfondire, senza riflettere. Il loro lavoro è quello di disinformare, di assassinare preventivamente per via mediatica i popoli che poco dopo le forze anglo-franco-statunitensi si incaricheranno di sterminare fisicamente con le bombe. Questo è il lavoro da banditi che sono pagati per svolgere e – se posso fargli un piccolo complimento – lo svolgono benissimo.

Proprio durante la messinscena della “presa di Tripoli”, abbiamo saputo da Thierry Meyssan, Mahdi Nazemroaya, Lizzie Phelan, Franklin Lamb e altri reporter indipendenti che i “giornalisti” della CNN – dai cui servizi “Repubblica” e il resto della carta da cesso italiana trae gran parte delle proprie informazioni – sono in realtà agenti della CIA e dell’MI6 sotto copertura, che hanno esplicitamente minacciato di morte i giornalisti non allineati nel caso in cui avessero rivelato la messinscena. E che li tengono sequestrati nel loro Hotel, dopo aver fatto appostare uno stuolo di cecchini nei palazzi circostanti, affinché non possano uscire a vedere cosa realmente sta accadendo fuori. I cecchini sono la grande strategia segreta dell’impero americano. Sono loro che ammazzano i passanti, i poliziotti, i giornalisti, le persone innocenti la cui morte sarà poi attribuita alla crudeltà del “regime” da abbattere.

Guardate bene questa schermata di “Repubblica”.

Chissà se quegli anticomplottisti mentecatti, che iniziano a ragliare come somari in fregola ogni volta che scoprono nell’articolo di qualche blog una virgola fuori posto, hanno qualcosa da dire anche su questa valanga, su questo autentico tsunami di fandonie campate in aria. Se un qualunque blogger, nell’arco di poche ore, avesse scritto sul proprio sito anche solo la decima parte di queste panzane, avrebbe dovuto cessare l’attività la mattina seguente e andare a nascondersi sul Kilimangiaro. Chissà se gli attivissimi, i pieroangeli, i dieghicuoghi, i pirloni dell’anticomplottismo filoebraico coatto hanno qualche commento da fare sull’attendibilità dei media le cui versioni ufficiali e i cui viaggi nella Luna difendono con tanto fervore.

Guardatela bene.

In essa la notizia dell’arresto di Gheddafi e del figlio Seif (la cui unica fonte, lo ricordo, erano le chiacchiere a ruota libera di un bandito) viene confermata addirittura dal Tribunale Penale dell’Aia, altra banda di criminali internazionali che ha dimostrato platealmente in quest’occasione quale sia il suo livello di credibilità.

In questo senso è davvero stupenda la risposta data da Seif Gheddafi al drappello di allibiti giornalisti che se lo sono visto comparire davanti dopo averlo dato per due giorni nelle mani dei cosiddetti “ribelli”. Uno dei suddetti leccapiedi anglo-americani lo ha inseguito col microfono, ricordandogli che contro di lui è stato spiccato un mandato di cattura da parte della Corte dei Criminali Internazionali per i consueti “crimini contro l’umanità”. Seif ha risposto semplicemente: “E chi se ne frega”.

Quale che sia il suo futuro destino, la mia invidia e la mia ammirazione per lui sono senza confini.

 

Fonte: Gianluca Freda

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