Squali e locuste all’attacco dell’Italia

La pur intelligente signora qui sotto pensa che sia il presunto discredito internazionale di Berlusconi la causa dell’incapacità dell’Italia a difendersi dalla speculazione. La causa è Berlusconi nel senso che si è sempre messo di traverso ai tentativi speculativi di locuste e squali che hanno in “Economist” il loro portavoce. Se si vedono i numeri passati di questa rivista saranno dieci i titoli di copertina dedicati al nostro premier per dire che è incapace (mentre esaltava Prodi; è tutto dire perché). Proviamo a capire come agisce la cupola finanziaria quando vuole affossare gli stati

-Se un finanziere delle dimensioni di un Soros si mette a puntare sulla caduta dei bot italiani, ossia scommette che tra poco si svaluteranno, ecco che i piccoli e medi detentori dei bot inizieranno a vendere prima che inizi il crollo, perché di solito quel che prevede un Soros accade e vedremo perché.

– In questo modo già si innesta una corsa alle vendite, agevolata dal fatto che le agenzie di rating, essendo sotto il controllo diretto o indiretto di un tale gruppo finanziario che ha avviato l’attacco, si piegano spudoratamente alle richieste e abbassano il rating italiano (Guardate con che faccia erano sul punto di abbassare la credibilità di 16 banche italiane, mentre non lo facevano con quelle francesi e tedesche esposte come nessun altro con la Grecia!).

-A questo punto lo Stato italiano all’asta dei bot acquistati dai privati (ricordiamo che nessuno degli stati occidentali ha la sovranità monetaria) dovrebbe offrire rendimenti maggiori, perché essere declassati nel rating significa: sicuramente questo Stato è in grado di prendere soldi ma ci sono poche probabilità che li restituisca (e motivo la sentenza dicendo che si spende troppo per pensioni, cassa mutua, disabili, ecc). Quindi io investitore se devo molto rischiare con lo Stato italiano, con alte possibilità di fallimento, o vado a compare altrove oppure qui chiedo tassi altissimi (che non esigo dalla Germania, perché è un buon pagatore (la differenza tra i bassi rendimenti dei Bund tedeschi sicuri e dei bot italiani rischiosi si chiama “spread”, e più son alte le rese più vuol dire che uno stato è sull’orlo del fallimento)

-Uno stato che debba pagare altissimi tassi di interesse ai sottoscrittori del suo debito pubblico significa che è costretto ad aumentare ancora il suo debito pubblico. Entra così nella spirale perversa: l’agenzia di rating ti abbassa la credibilità perché hai un alto debito pubblico, questo abbassamento di credibilità causa un aumento del debito pubblico….Siamo stati presi per le p…e. Perché il governo ora a solo tre strade, anzi una sola: 1. Ulteriori tagli alla spesa pubblica; ma non si può andare oltre perché siamo già all’osso e se tagli ancora la gente si incavola e non ti vota più. 2. Si potrebbero aumentare le tasse….ma è stato promesso all’elettorato che mai l’avremmo fatto; tenuto conto che in Italia si paga circa il 43% di tasse dirette e un circa trenta di indirette; superiamo il 70%! La gente non ci rivota se alziamo le tasse. 3. L’unica strada che ti costringono a imboccare è la solita che i pescicani e locuste auspicano: vendere, vendere, vendere; anche la reggia di Caserta se possibile, i titoli che lo Stato ha di Eni e Finmeccanica, vendere palazzi storici, teatri, terreni che possiedono i comuni, le regioni, lo Stato stesso; vendere spiagge, aziende strategiche, boschi, acqua ecc. Si chiamano “privatizzazioni che danno un segnale ai mercati”. A quel punto dopo che locuste e squali hanno avuto i loro bocconi ti rivalutano il rating, ti ridanno una boccata di ossigeno. Ma tra qualche anno, dopo che il risparmio,  il lavoro e i sacrifici degli italiani avranno consentito di mettere in piedi solide aziende, di aver investito in immobili importanti, di avere titoli di Stato in questa o quella azienda, ecco che la cupola torna a torcerti le p…e; ti fanno capire che vogliono mangiare ancora. E ovviamente a beneficiare di queste svendite sotto costo sono gli stessi che hanno messo in moto il meccanismo, potendo disporre di montagne di liquidi

Debora Billi

Attacchi speculativi ad hoc: i cani aspettavano l’osso.

“Se privatizzare è la cura, perché l’Argentina agonizza?”

Non sono qui l’esperta di finanza, essendo Pietro Cambi l’addetto a queste faccende. Ma da comune cittadina mi va di esprimere il mio pensiero, quello che dovrebbero fare tutti se non fossero affaccendati ad indignarsi per il biotestamento. Argomenti di etica che spuntano sempre al momento opportuno.

Come al momento opportuno è spuntato “l’attacco speculativo” all’Italia. Ovvero quando si è scoperto che la manovra finanziaria non prevedeva le regalìe che in genere ci si aspetta da un Paese nel mirino, da un PIG insomma. Ma come, siete nei guai, avete i debiti, rischiate il fallimento e non fate i saldi? Non ci date nessuna ghiotta opportunità d’acquisto? Nessun bene in vendita a prezzi stracciati?

Sarebbero quelle che si chiamano “azioni decisive per il deficit”, e che Tremonti ha firmato di corsa ieri obtortissimo collo dichiarando poi di “aver dato un segnale ai mercati”. Ovvero: per favore basta con gli attacchi, eccovi il pasto con cui saziarvi. Ha fatto resistenza finché ha potuto, poi ha dovuto gettare l’osso al cane. L’osso si chiama azioni dell’ENI, Enel e Finmeccanica, quel che rimane dell’industria nazionale produttiva. Insieme alle municipalizzate, in molti casi ben gestite e coi bilanci in attivo. Questo era ciò che i mercati aspettavano, che non era arrivato, e per cui abbiamo subìto la vendetta.

Come mai tutto ciò mi ricorda tanto ma tanto l’Argentina? Vendettero tutto, e non servì. La Grecia venderà persino le sue isole, ma non servirà. Lo sanno anche i sassi che svendere le nostre proprietà non serve a nulla, ma si fa lo stesso: per prolungare l’agonia fingendo di stare “mettendo a posto i conti”, per non subìre ulteriori impoverimenti ad opera degli speculatori che stanno lì apposta, per non ricavarne un marchio di infamia politico che mette a rischio la carriera. Motivi in fondo sciocchi, di fronte alla rovina di un Paese, ma che lì per lì appaiono fondatissimi.

Assisteremo impotenti, e anche un po’ inetti, alla spoliazione delle nostre ultime risorse. Non siamo i primi e non saremo gli ultimi, tante volte a qualcuno saltasse in testa “vado via che all’estero è meglio”. Nessuno è al riparo. Shock economy in full gear. Se avessimo avuto un governo credibile, forse Tremonti avrebbe potuto continuare a tenere duro: ma con un premier ridicolo e senza alcun peso internazionale, l’Italia è come una vedova sola con dieci figli in mezzo ai banditi.

Questa la mia semplice opinone di cittadina. Magari sbaglio, magari ha ragione Enrico Letta

Fonte : http://debernardi.splinder.com/post/25095106/squali-e-locuste-allattacco-dellitalia

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