Sprofondamento continuo

Il pezzettino riportato in appendice (dal Giornale del 1° luglio) dimostra che, per i Servizi americani e pakistani, Bin Laden era addirittura in ristrettezze di vita e che “era fuori della realtà”. Per di più viveva da anni in quella villa e solo un emerito mentitore può venirci a raccontare che questi Servizi niente sapevano. Altri mentitori, appartenenti ad un ceto politico e giornalistico seguito da torme di “mentalmente devastati”, hanno inneggiato a suo tempo, in preda a delirio, al “primo nero” divenuto presidente degli Usa. Un nero che ha tradito tutti i grandi neri d’America (in testa Malcolm X e Muhammad Alì o Cassius Clay), un erede dello “zio Tom”. Non ha grandi colpe personali se non quella di essere stato eletto con l’appoggio di dati “gruppi”, che gli hanno fornito cifre da capogiro per la campagna elettorale allo scopo di interpretare il mutamento di strategia rispetto ai “neocon”, mutamento già intervenuto nel 2006 (cambio di Rumsfeld con Gates, sebbene tale cambio non dica probabilmente tutto ciò che sarebbe importante conoscere).

Ho già rilevato che, entrando in frizione anche con il Pentagono (di cui si faceva portavoce McChristal in Afghanistan, rimosso dal suo posto a favore di Petraeus, legato al “nuovo clan”), l’attuale strategia (del caos o della “liquidità”) è favorevole ad un certo sganciamento da quella zona asiatica per concentrarsi su “qualcosa” che non appare del tutto chiaro (salvo che sembra dare soddisfazione a Brzezinski secondo le cui tesi la Russia resta il principale antagonista). Dubito perciò assai che il centro focale della nuova strategia sia il Nord Africa; essa è più articolata, mira a coinvolgere una serie di sicari (ad es. in Libia l’Inghilterra e la Francia; ma comincia a precisarsi anche il ruolo della Turchia e dell’islamismo moderato; vedi apertura della Clinton ai Fratelli Musulmani in Egitto, dove i più aperti filo-occidentali, i “democratici”, manifestano insoddisfazione per l’arresto del processo che erano convinti di avere messo in moto irreversibilmente).

In Afghanistan un ruolo maggiore spetterebbe a Karzai (di cui la “vecchia strategia” era intenzionata a rimettere in discussione l’elezione per presunti brogli) con il tentativo di coinvolgere alcuni settori talebani. Il “terrorismo” di Al Qaeda era più funzionale alla vecchia strategia; ecco perché Bin Laden (quest’uomo “sempre più sganciato dalla realtà”; vedi l’articolo) era mantenuto in vita. Nel mentre certamente ceceni, uighuri, ecc. erano ben finanziati dagli Usa per cercare, nei limiti del possibile, di tenere legate Russia e Cina alla prospettiva della lotta contro il fantomatico terrorismo islamico. Obama ha fatto assassinare Bin Laden con modalità di cui sono state date mille versioni diverse, suscitando perfino dubbi che il fatto sia avvenuto quando comunicato. Adesso, si continua comunque a dire che Al Qaeda è ormai sconfitta, e tuttavia bisogna tenerla d’occhio (e si promette di uccidere anche i nuovi dirigenti). Il che, tradotto in termini più chiari, significa che non sono superate le resistenze dei gruppi favorevoli all’altra strategia, a cui il Pentagono sembra tutto sommato più favorevole; sollevando ovviamente non “opposizioni” ma “perplessità” per i pericoli di scollamento e di perdita di controllo, che sono del resto reali. Ecco perché si cercano sicari fidati, che dovrebbero però essere anche capaci – se dotati di forza e abilità adeguata – di svolgere la funzione loro assegnata; mentre in Libia, Francia e Inghilterra hanno comunque già mostrato limiti evidenti, così com’è evidente che sotto sotto gli Usa sono obbligati a fornire un supporto più massiccio di quanto appare.

La situazione è diversa, ma ha somiglianze con quella creata da Nixon mediante l’apertura alla Cina nel 1972 (utile ad accentuare gli attriti fra quest’ultima e l’Urss, e ad almeno influenzare favorevolmente quanto poi accadde nel 1989-91); e avviando trattative di pace (conclusesi nel gennaio del 1973) con il Vietnam “comunista” per una fuoriuscita “guidata” dalla lunga guerra. Il Watergate e varie opposizioni, anche allora appoggiate da alcuni ambienti militari, provocarono molti intralci. La “ritirata” ne risentì, divenne tortuosa e incerta, portando a dissidi interni (anche allora il Congresso si rifiutò di concedere nuovi finanziamenti alla guerra, e l’esercito Usa si ritirò di fatto, lasciando sul campo soltanto i soliti “consiglieri”). Si giunse, di conseguenza, al disastro di Xuan Loc e all’entrata in Saigon dei nordvietnamiti (e resistenza sudvietnamita) a fine aprile 1975. Da ciò l’idea di una completa e strepitosa vittoria della guerriglia sulla più potente nazione del mondo, “vittoria” che fu invece anche il risultato della politica nixoniana, per quanto ostacolata e perciò condotta con continui tira e molla, con il presidente dimezzato dal Watergate (e infine dimissionario l’anno prima della disfatta), ecc. Per il momento, non sembra di vedere all’orizzonte alcun “Watergate” obamiano; ma l’opposizione non è indifferente e i successi della nuova strategia non ancora così chiari e consolidati da mettere a tacere i critici.

Traiamone intanto la conclusione che l’uccisione di Bin Laden non rappresenta alcunché di epocale, che si è trattato dell’assassinio di un uomo “fuori della realtà”, che il “primo nero” presidente ha raccontato un mucchio di balle, ha sfoggiato trionfalismi da sbruffone, ha messo in piedi la farsa della trasmissione in diretta dell’evento con tutti i governanti (in testa la Clinton) a recitare la parte dei tremebondi ed eccitati. Uno spettacolo nauseabondo e nel contempo comico, offertoci da gente adusa al crimine, di fronte alla quale, non mi stancherò di ripeterlo, il Mackie Messer (della brechtiana “Opera da tre soldi”) fa la figura del gentiluomo sensibile e raffinato. Non mi scandalizzano i crimini; tutti i grandi eventi storici ne sono colmi. La nausea sorge dalla pochezza e miserabilità di questi gruppi dirigenti. E ancora più nausea sollecitano i ceti semicolti che si strappano i capelli per il bunga bunga, i festini sessuali (salvo poi farne di peggiori e più volgari e insensati), restando però impassibili di fronte al massacro dei popoli, all’assassinio degli avversari, ecc. Questi sono i tempi susseguenti alla fine (avvenuta da ormai un secolo) del capitalismo borghese e all’avvento di quello di “tradizione americana”, che ha comunque conosciuto momenti “più alti”. Adesso siamo proprio in una cloaca puzzolente e infetta. Vedremo se c’è una via di uscita. In ogni caso, il centro dell’infezione è quest’“occidente” detto avanzato e “democratico”. Occorrerebbe una disinfestazione molto superiore a quella “naturale” apportata dalla “peste nera” a metà secolo XIV.

Aggiungo poche altre cose, assai meno rilevanti, ma pur sempre segnali della miserabilità dei tempi, cioè di queste classi cui si affibbia l’appellativo di dirigenti. In realtà non dirigono nulla, solo complottano e assassinano, compiono continui misfatti meschini e da pusillanimi. Restano in sella sol perché il cosiddetto popolo (“poppolo”) è ancora più istupidito e inerte, mugugna, demanda a piccole minoranze delinquenziali il compito di devastare e disgregare; minoranze non composte di “sottoproletariato”, ma di “figlietti” decerebrati, ottusi e ottenebrati (dalle chiacchiere dei padri) del ceto medio semicolto, inutile e parassita, il cancro delle società a sviluppo “avanzato”.

Quanto capitato a Strauss-Kahn è uno dei “fatterelli” dimostrativi della perdita di un qualsiasi buon senso. Ovviamente, ho il sospetto che l’evento sia stato provocato da manovre politiche; a questo punto direi di ambienti americani che volevano un ricambio al Fmi con una più perfetta interprete dei loro ordini. In effetti, se DSK venisse pienamente riabilitato, ne avrebbe ricevuto una buona “pubblicità” per quanto concerne la futura campagna presidenziale francese. Mentre invece resta il suo improprio “licenziamento” dal Fmi. Ovviamente, se il fine reale dell’operazione era questo, ci si è permessi di rivedere subito tutto l’accaduto, non prima però di aver ottenuto le sue dimissioni. Così adesso gli “amerikani” di casa nostra – più ridicoli dell’Alberto Sordi di un famoso “cult-movie” – si sbracano di fronte alla “meravigliosa” giustizia Usa così “rispettosa” dei diritti degli imputati; dopo avere arrestato, incarcerato e isolato una persona senza prove certe e inequivocabili, impedendogli di difendersi subito e di rilasciare una qualche dichiarazione a sua discolpa.

Come sono bravi e veloci i giudici americani, si sente sbrodolare da ignobili servi; altro che quelli nostri. Certo, velocissimi perché veloci sono state le dimissioni di DSK. Se Berlusconi la smettesse di restare in sella dopo 17 anni, anche i nostri magistrati “d’assalto” si quieterebbero, avendo assolto il loro compito che nulla ha a che vedere con l’amministrazione della sedicente, e soltanto immaginaria, giustizia. La celerità di certa magistratura (italiana come americana) corrisponde pienamente a quella con la quale si consegue l’annientamento dell’avversario politico. Comunque, mi interessa meno l’aspetto del complotto o meno per liquidare DSK dal Fmi – complotto non provabile ormai – rispetto ad un’altra degenerazione ormai insopportabile. Non si può ammettere che basti la dichiarazione di una donna per mettere nei guai un uomo. Tutto ciò che era stato raccontato dell’evento, incentrato ad un certo punto su un rapporto orale “estorto con la violenza”, è a dir poco contorto; non meno del racconto dell’uccisione di Bin Laden. Inoltre, solo un mentecatto può credere che si possa obbligare qualcuno ad un rapporto del genere senza esporsi a sicure pesanti lesioni.

Comunque è ora di finirla con il “riflesso condizionato” di una civiltà ormai esausta e peggiore della peggiore barbarie, secondo la quale ha preliminarmente e incontestabilmente ragione la “femmina”, il “gay”, il “nero”, l’“extracomunitario”, il “barbun”, insomma il presunto “più debole”; basta con queste cazzate. Se siamo eguali, allora non vale la discriminazione di genere (ma in entrambi i sensi), di colore (ma secondo tutti i colori della pelle), di sessualità (ma di omo come di eterosessualità), di fama e potere (nel senso che è garantito il sottoposto esattamente come il sovraposto), ecc. E allora arriviamo adesso all’ultima delizia di questi tempi. Centrosinistra e centrodestra, in demente accordo, hanno votato per le quote rosa nei Cda delle imprese. Anche in tal caso, non fa scandalo la quota rosa in sé; in fondo, in poco tempo, la donna impara ad essere tanto carogna, imbrogliona, raggirante, quanto l’uomo. Impara a mettere a posto i bilanci e a scovare inghippi formali per sfuggire ad una serie di imposizioni (non solo fiscali) tanto quanto il maschietto.

Il problema che fa veramente scandalo è che sia permesso ad un ceto (im)politico, incapace, meschino, da licenziare infine a calci in culo, e chi più ne ha più ne metta, di infliggere obblighi impropri a coloro che gestiscono un’impresa, di cui i suddetti politici non sanno un c….di nulla. Adesso basta con questi infingardi che nemmeno frequentano molto Camera e Senato, salvo poi, in sparuta minoranza (ma bipartisan), votare sempre nuovi ostacoli a chi lavora e produce nel paese. Bisogna andare in Parlamento e svuotare le cisterne con cui si sono raccolti i liquami nei condomini e case varie. Bisogna infine far sentire a questi nullafacenti che debbono lasciare il campo. Invece li si rimpinza ancora di privilegi; si pesta sui pensionati, sulle “rendite” di chi ha risparmiato per tutta una vita, ecc. per mantenere migliaia e migliaia (perché non ci sono solo deputati e senatori) di queste mignatte. Si prendano le forbici e si taglino in due, perché così ai miei tempi si staccavano questi brutti animaletti dal corpo del “dissanguato”. Anzi prendiamo le forbici perché le sedicenti forze politiche litigano ferocemente per il miglior posto di “dissanguamento”, ma sono complici quando si tratta di attaccare altre mignatte al corpo di un paese ormai in pieno disfacimento. Ci si renda conto dell’emergenza: tutti insieme a tagliare in due le mignatte!

Osama? Era ridotto a vendere collanine

Si era ridotto a vendere collanine, pur di raccogliere qualche soldo extra. Nel suo rifugio di Abbottabad, in Pakistan, Osama Bin Laden non solo viveva da recluso, ma anche in uno stato di estrema frugalità. A rivelare la condizione dell’ex capo di Al Qaida sono state fonti di intelligence pakistane e americane (grazie al materiale sequestrato nel blitz) ai quotidiani Usa del gruppo McClatchy. Il commercio fruttava cifre contenute, si parla di circa duemila dollari per una parure. A vendere le collanine erano i suoi collaboratori, in diverse zone della regione. Erano proprio i due «corrieri» a gestire la casa e la cassa, comprese le bollette: per esempio, 18 dollari al mese per il gas, 80 per l’energia elettrica. Sono state trovate anche ricevute per frugali provviste di cibo, in particolare lenticchie e riso. Forse questo stile di vita era solo una copertura, per non sollevare sospetti. Ma si farebbe strada fra gli investigatori l’ipotesi che Osama Bin Laden, pur continuando a progettare ipotetici attacchi in grande stile contro gli Stati Uniti, fosse in realtà sempre più sganciato dalla realtà.

Fonte : http://www.conflittiestrategie.it/2011/07/06/sprofondamento-continuo-5-luglio-%E2%80%9911/

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