Blogger. La più grande schedatura umana della storia

 

 

“Il 4 dicembre 2009 c’è stato il più grande cambiamento mai avvenuto nei motori di ricerca”. A dirlo è stato il blogger Dany Sullivan, uno dei pochi uomini sulla faccia della terra che non si dimentica mai di leggere i post di Google. Ma andiamo con ordine.
Il 12 giugno scorso sulle pagine del “The Observer”, domenicale del quotidiano britannico “The Guardian”, è uscito un articolo rivelazione di Eli Pariser sul potere nascosto di internet, smascherato, appunto, dal blogger Sullivan. In Italia, grazie al lavoro del settimanale “Internazionale”, il pezzo è stato tradotto e pubblicato sulla rivista. Ma come spesso accade in questi casi, i media italiani, se si esclude un servizio su Sky Italia, non si sono assolutamente interessati della questione.
Il giornalista Pariser scrive che il blogger Sullivan, studioso e attento osservatore del mondo internauta, è stato uno dei pochi al mondo a notare il post (apparso il 4 dicembre 2009) sul blog ufficiale del motore di ricerca californiano Google che getta la maschera a terra e mette nero su bianco la volontà di eseguire “Ricerche personalizzate per tutti” (nome del post).
Cosa si intende? Ecco la spiegazione: Google cerca quotidianamente di capire chi siamo, cosa desideriamo e soprattutto cosa cercheremo. Attraverso un utilizzo massiccio di indicatori, il motore registra tutte le nostre ricerche, i prodotti cliccati o i giornali, e quindi le tendenze politiche, che leggiamo online. Tutti questi dati personali anche se crediamo che, cancellando i cookies o la cronologia, non rimangano in rete, vengono immagazzinati. Perché? Per costruire intorno a noi un grande supermercato fatto per compiacerci e spingerci a consumare o navigare su determinati siti. Facciamo un esempio semplice che può essere trasferito su qualunque individuo: chi vi scrive è di Genova e ha comprato su Internet libri di e su Carmelo Bene. La mia città d’origine si evince dalla mia mail, mentre le passioni dalle mie ricerche online. Ma questi dati non dovrebbero essere segreti? Sbagliato. Infatti, circolando sulla rete, il sottoscritto viene molte volte bombardato da annunci di chat per incontri a Genova e da pubblicità sulle opere dell’attore Carmelo Bene, dimostrando come i motori di ricerca sappiano benissimo chi sono e cosa potrei desiderare.
In molti potranno fare spallucce e parlare di scoperta dell’acqua calda. Il fatto che internet, facebook e molti motori di ricerca abbiano fini commerciali, pubblicitari e consumistici non è una novità, anche se ciò comporta comunque una violazione della nostra privacy. Ma allora dove è questa incredibile rivoluzione scoperta dal blogger Sullivan? Pensate se questa scrematura personalizzata di prodotti, e quindi di mercato, fosse estesa pari passo al mondo dell’informazione, delle notizie. Bene, perché è quello che sta avvenendo.
I motori di ricerca palesano la volontà di registrare ogni click del mouse, di allargare la strategia di mercato consumistica al mondo del sapere. L’articolo di Eli Pariser, a rinforzo di questa tesi, mette sul tavolo dei veri e propri esempi esplicativi arrivati al termine di ricerche: se due persone, nello specifico un ambientalista e un dirigente di una compagnia petrolifera, cercano notizie sul “cambiamento climatico”, trovano risposte contrastanti perché, a seconda dell’individuo, avviene una scrematura dei siti che possono maggiormente concordare con la visione del ricercatore online. Tutto quello che cerchiamo su youtube, che apprezziamo su facebook, che compriamo e visualizziamo su internet, si tramuta in una cartella di informazioni immensa sul nostro conto.
In poche parole la rete sa chi siamo, cosa vogliamo e che tendenze politiche abbiamo. Da qui costruisce un mondo virtuale a nostro uso e consumo, fatto di prodotti e notizie che piacciono a noi. Tutto il resto viene messo in seconda fila, tenuto nell’ombra.
Se questa visione, fino a qualche anno fa, poteva essere considerata pura distopia, dopo il post di Google, si è trasformata in tragica realtà.
Perché non solo, così facendo, si mina la libertà di ricerca autonoma e consapevole, elemento rivoluzionario alla nascita di internet, ma si creano dei mondi artificiali che nascondono il vero in nome del mercato. Il controllo della rete così svanisce, lasciando posto alla più grande schedatura umana che la storia abbia mai visto. Ogni click sul mouse corrisponde ad un click di manette.
Questo genere di raccolta subdola di informazioni, ci sono già studi a riguardo, dilagherà sempre più anche nel mondo televisivo e della comunicazione, dove prove evidenti di “controllo” sono già state registrate. Si lascia l’impressione di poter scegliere, ma in realtà si costruisce una gabbia dorata in cui l’uomo viene spogliato del proprio potere decisionale. Si partoriscono cyborg che leggono e consumano solo ciò che vogliono e non ciò che è rilevante o di cui hanno bisogno.
Come resistere a questa tirannia democratica? Innanzitutto con la consapevolezza: sapere e far sapere che esiste un potere che, attraverso un uso infame della rete, ci vuole schiavi, è già un passo avanti notevole se si pensa alla lobotomizzazione in cui si sta riversando il pianeta.

Fonte: Rinascita

 

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