L’ingegneria sociale e i movimenti “rivoluzionari”.

“Solo una crisi, reale o percepita, porta a cambiamenti reali”. (Milton Friedman, padre intellettuale del neoliberismo)

“Ho imparato che le vecchie abitudini possono spezzarsi attraverso  stimoli drammatizzati, disseminati da una rete di comunicazioni”. (E. L. Bernays, padre dell’ingegneria sociale al servizio del neoliberlismo)

Nelle società con un’economia capitalista o economia di libera azienda, dove il denaro è il regolatore delle relazioni sociali (sistema monetario), l’unico obiettivo di chi ostenta il potere reale che non sono precisamente i leader politici o governanti ma quelli che detengono il potere economico, è il raggiungimento, sempre di più, di maggiori margini di guadagno, attraverso un maggior sfruttamento delle maggioranze (riduzione degli stipendi, aumenti dei prezzi dei beni basici, mancanza di protezione sociale …) indipendentemente che questo possa essere negativo per il benessere di queste(delle maggioranze). Lo scopo ultimo è quello di aumentare il potere e di consolidare la loro posizione dominante. Se non si ha ben in chiaro questa ossessione malata delle elite dominanti di un’incessante accumulo di potere, non potremo mai realizzare un’analisi corretta della società capitalista.

Per ottenere questi obiettivi, il potere si è reso conto che il solo uso della forza non era sufficiente e che doveva ricorrere a tecniche di persuasione di massa, in modo che queste accettassero volontariamente la loro condizione di dominati e la posizione dominante di un’elite minoritaria. Lo stesso Napoleone è arrivato a dire: “Sai cosa mi diverte più di tutto? L’impotenza della forza per organizzare le cose” . In questo senso, la religione, che tanto utile era stata durante tanti anni a re e aristocratici per sottomettere la volontà dei loro sudditi, non era più sufficiente (anche se continuava ad essere di grande aiuto) per edificare le moderne società schiaviste, e, quindi, erano necessarie altre tecniche di persuasione o manipolazione delle coscienze.

Così è nata l’ingegneria sociale come l’“intento di ottenere l’appoggio del pubblico per un’attività, causa o movimento attraverso l’approssimazione, la persuasione e l’informazione”. Una scienza, nella quale il potere ha investito multimilionari sforzi per il suo sviluppo e perfezionamento, dato che in gioco c’era molto, niente meno che il controllo di tutta l’umanità e del mondo.

L’ingegneria sociale ha avuto ed ha come obiettivo principale quello di convincere le grandi maggioranze della popolazione sul bisogno di adottare abitudini e forme di vita che, indipendentemente che possano essere nocive per loro (trasferimento delle popolazioni nelle grandi città per essere sfruttate e allontanamento degli esseri umani dalle forme di vita più naturali e sani) sono altamente proficue perché un piccolo gruppo eserciti un potere assoluto e capriccioso su tali maggioranze e sull’insieme del pianeta.

Per riuscire a raggiungere tali obiettivi, l’ingegneria sociale costruisce fenomeni sociali, che modella, sviluppa e converte in massivi attraverso la vasta rete di mass media (TV, radio, stampa, cinema, internet, ecc) proprietà della classe dominante (oligarchi capitalisti) con l’appoggio di altre istituzioni statali al loro servizio (magistratura, polizia, esercito, ecc).

In questo modo hanno fatto, ad esempio, perché la minaccia terrorista sia una delle maggiori preoccupazioni  di tutta l’umanità, nonostante esistano meno possibilità di morire per un atto terroristico che di essere colpiti da un fulmine, lasciando in secondo luogo altri tipi di morti anti naturali come gli incidenti sul lavoro, gli incedenti di traffico o i suicidi, nonostante che questi tipi di morte siano infinitamente superiori alle morti per terrorismo  ma conseguenza del modello di vita industriale capitalista. L’obiettivo ricercato con questo fenomeno di ingegneria sociale, noto con il nome di terrorismo, è quella di portare la maggior parte della popolazione alla ricerca irrazionale (motivata da una sensazione di paura permanente) di un leader protettore, al quale consegna la sua libertà in cambio di sicurezza, assicurandosi con questo la continuità e il rinforzo delle società industriali capitaliste.

Il movimento 15-M o movimenti degli indignati è un altro chiaro esempio di un fenomeno sociale, costruito secondo le leggi dell’ingegneria sociale.

Esistono molteplici prove di questo, dal vincolo di moltissimi personaggi che hanno contribuito alla sua formazione e estensione (Enrique Dans, Martin Varsavsky, Eduardo Punset, Federico Mayor Zaragoza, ecc) con l’oligarchia capitalista, passando dalle tecniche della propaganda usata, tipiche del marketing pubblicitario capitalista (messaggi corti e facilmente assimilabili dal maggior numero di persone possibili, come Democrazia Real Ya o No Le Votes –Democrazia Reale Ora o Non li votare- un principio tipico della propaganda goebbeliana) fino all’ appoggio e collaborazione sfacciato delle istituzioni capitaliste con il movimento (diffusione delle convocazioni e atti attraverso dei mass media, facilità per fornire elettricità e altri servizi agli accampati, permissività assoluta per tenere atti pubblici mai prima concessi a nessun altro collettivo cittadino, ecc). D’altra parte, le critiche dell’estrema destra mediatica e i differenti atti di violenza polizieschi (ampiamente diffusi anche questi) hanno avuto come obiettivo quello di rafforzare l’apparenza popolare e indipendente del movimento, per aumentare la sua credibilità di fronte al grande pubblico.

Tutto questo è facilmente apprezzabile per le menti aperte  dopo un’analisi veloce, il problema appare quando cerchiamo il suo vero obiettivo. Cosa pretendono con questo?

Secondo alcuni, l’obiettivo è di raggiungere il crescente malcontento sociale, provocato dalla crisi economica, verso strade assorbibili dal sistema attraverso la creazione di un movimento di dissidenza controllata che avrebbe come obiettivo quello di neutralizzare le proteste, perché tutto continui uguale. Altri vanno oltre e assicurano che il vero scopo delle rivolte degli indignati non è solo il contemporaneizzare, ma piuttosto, quello di rivoluzionare e di trasformare le attuali strutture sistemiche, per ottenere un cambiamento favorevole per gli interessi delle classi dominanti.

Contemporaneizzazione o Rivoluzione?

Tenendo conto che uno dei principi del capitalismo è quello della ricerca senza fine del massimo profitto, e il fatto che, in questo momento, sembra essere arrivato ad un punto fermo (reale o percepito come reale) mi sembra poco accertato (e un tantino ingenuo) pensare che questo nuovo prodotto di ingegneria sociale sia solo un mezzo di mera contemporaneizzazione e non un modo di reinventare se stesso con lo scopo di aumentare il nostro grado di sfruttamento. Inoltre se l’obiettivo fosse quello della semplice contemporaneizzazione , già disponeva, per questo, di molti altri meccanismi di controllo sociale, che si sono rivelati molto efficaci nel passato come quello della minaccia terrorista, analizzato anteriormente. .

Il bersaglio principale delle critiche degli indignati è stata la classe politica, lasciando in secondo piano gli imprenditori e al modello della società industriale capitalista. Queste critiche facevano riferimento all’incapacità dei primi per guidare le questioni pubbliche. Le altre richieste, quindi, venivano sulla linea di ridurre il ruolo dei politici in tali questioni pubbliche e, promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini negli stessi, ma senza specificare nessun tipo di limitazione alla nota iniziativa privata (fondamento dell’economia neoliberale o capitalismo) anche se questo finisce per creare una subordinazione della maggioranza agli interessi di una minoranza.

Questo discorso coincide pienamente con i postulati anarcocapitalisti, niniarchisti  e in generale con il neoliberalismo più estremista, che cerca di ridurre le funzioni dello Stato, nelle antinaturali e disumanizzanti società industriali capitaliste, a un ruolo minimo (quello di semplice difensore della proprietà e l’iniziativa privata) per permettere una totale libertà di movimenti all’iniziativa imprenditoriale privata più avara-

Questa coincidenza tra le posizioni degli uni e degli altri si può apprezzare molto chiaramente al comparare il Rapporto Trasforma Spagna  elaborato un anno fa dalla Fondazione neoliberale Everis e le richieste raccolte nelle differenti associazioni che formano il movimento 15-M (Democrazia Reale Ora, Non li votare, Gioventù Senza Futuro).

La funzione del 15-M è quella che, sotto la scusa di una maggiore partecipazione cittadina negli affari pubblici, si spalanchino le porte all’iniziativa privata in modo che sia questa quella che diriga senza alcun tipo di interferenza statale.

La domanda che ci può venire in mente a questo punto è: “Ma se lo Stato-nazione non era altro che uno strumento della classe dominante, molto utile per cercare di assicurarsi lo sfruttamento di una maggioranza in beneficio di una minoranza, perché farlo sparire o ridurre la sua capacità d’intervento ad un ruolo minimo?

La risposta è semplice: “Lo Stato- nazione ha già compiuto la funzione per la quale è stato creato e quindi, attualmente, è più un fastidio che un aiuto per ottenere maggiori profitti, oltre a che esistono tutta una serie di istituzioni di tipo sopranazionale meno “sociali” (ONU, FMI, BM) che vegliano per assicurare un perfetto funzionamento del capitalismo internazionale senza interferire minimamente nell’iniziativa privata per quanto selvaggia sia”.

Vediamo a cosa mi riferisco. Lo Stato-nazione, così come la conosciamo oggi, è cominciato ad affermarsi a partire delle rivoluzioni borghesi del XVIII secolo, con i primi trattati internazionali. Da quel momento comincia a svilupparsi, nei diversi paesi, con maggiore o minor intensità, una lotta senza tregua per incorporare (incatenare) il maggior numero di esseri umani possibili al sistema di produzione industriale e al sistema di relazioni sociali basato esclusivamente nello scambio monetario e per far questo non ha dubitato nel portare avanti uccisioni indiscriminate dei contadini e il furto sistematico delle loro terre, tra le tante barbarie che compirono. In quel modo distrusse, poco a poco, vecchie abitudini di vita e di relazioni sociali molto più umane, naturali e sane (dobbiamo lasciare da parte il processo di demonizzazione che il mondo rurale ha subito da parte dei propagandisti dello statismo) che le attuali forme di vita.

Da allora fino ad ora, tutti i processi statali messi in atto, nei differenti paesi (indipendentemente dalla loro ideologia) hanno avuto basicamente la stessa funzione: incatenare gli esseri umani all’industrialismo e al sistema di relazioni sociali basate nello scambio monetario, in modo che un elite minoritaria e privilegiata si beneficiasse.

Attualmente, questi obiettivi sono stati raggiunti pienamente (separazione definitiva della specie umana da abitudini di vita più affini alla sua natura e l’adattamento progressivo alle attuali abitudini di vita industriali disumanizzanti), senza esistere praticamente (o almeno sarebbe molto difficile) un ritorno indietro per il genere umano e quindi non c’è più bisogno di un’istituzione come lo Stato-Nazione tale e come si era intenso fino ad ora specialmente nella sua funzione di garantire diritti sociali minimi (Stato del benessere), dato che questo implica una spesa totalmente prescindibile per le elite e un ostacolo ai loro desideri di un maggior livello di sfruttamento degli esseri umani.

Riassumendo, gli Stati-nazione furono, nel loro tempo, uno strumento necessario e molto utile alle classi dominanti per ottenere il nostro adattamento e incatenamento progressivo al sistema di produzione industriale e alle relazioni sociali basate nello scambio di denaro. Questi obiettivi sono stati raggiunti con totale successo e la nostra dipendenza da tali sistemi è praticamente totale, per questo, la continuazione degli Stati- nazione, come erano intesi fino ad ora, solo suppongono una spesa della quale possono fare a meno e che è anche un peso che impedisce all’oligarchia regnante di ottenere un maggior numero di benefici e un maggior grado di subordinazione della specie umana ai loro interessi, a causa del quale, e seguendo la logica del capitalismo, si rende necessaria la sua sparizione (o riduzione delle sue funzioni al mero ruolo di gendarme della proprietà e l’iniziativa privata, una funzione che finirà anch’essa per restare in mano private) allo stesso tempo che il potere si centralizza, definitivamente, nelle istituzioni sopranazionali (ONU, FMI, BM) che assicurino tale salto verso la fine dei vecchi Stati-nazione e verso un modello di schiavitù globalizzato, totalmente impune.

Per camuffare questo nuovo giro di vite alla nostra condizione di schiavi, la classe dominante sta usando metodi molto simili (indignati) a quelli usati all’epoca per la Rivoluzione Francese (miserabili 7), mascherando come richieste popolari quello che non è altro che l’ansia malata di potere di alcuni pochi.

Come diceva Edward L.Bernays, il padre della moderna ingegneria sociale “quando vogliamo modificare l’atteggiamento o incidere su qualche comportamento, dopo aver esaminato le fondi dei credo stabiliti, si deve, o bene screditare le vecchie autorità, o bene creare nuove autorità articolando una corrente d’opinione contro il vecchio credo o a favore del nuovo”. In questo senso, il 15-M realizzerebbe le funzioni di “screditante” delle vecchie autorità e di richiedente di altre nuove.

Ci troviamo di fronte ad un cambiamento di regime in tutta regola.

Sfortunatamente questo non sarà l’ultimo prodotto dell’ingegneria sociale capitalista per dare impulso alla sua Rivoluzione miniarchista e la distruzione degli attuali Stati- nazione a favore di un governo mondiale oligarchico – schiavista, ancora ci restano da vedere cose molto più oscene, dato che questo è appena cominciato.

Cerchi una soluzione? La cosa è molto difficile ma se decidiamo di fare il possibile per recuperare la nostra essenza umana e cerchiamo di immaginare forme di vita più consone alla nostra natura che le attuali società, forse potremo ottenere qualcosa.

Finisco facendo mia una frase di Wilheim Reich: “Rivoluzione non significa concili clandestini ne distribuzione della propaganda illegale, significa un richiamo aperto e pubblico alla coscienza umana senza giri e sotterfugi”.

Fonte: Antimperilista

Traduzione: FreeYourMind!

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