Il solito “venerdì da internauti”

 

Come ogni venerdì, la rete internet si è riempita di “notizie” provenienti dai soliti dissidenti, attivisti o presunti tali ch3e da luoghi ben lontani dalla Siria raccontano quel che accadrebbe nel Paese arabo. Chiaramente si tratta sempre di fatti gravissimo, omicidi di manifestanti, durissima repressione poliziesca. Tutto senza che un video o una foto dimostrino i fatti denunciati. O meglio, i video e le foto ci sono, ma sono sempre sfuocati, fatti da angolazioni che restituiscono situazioni che si potrebbero essere verificate in qualunque Paese arabo (è già accaduto che filmati di proteste yemenite e o egiziane siano stati spacciati per proteste siriane). Così, anche il 17 giugno Twitter, il sito di monitoraggio Rassd e la tv panaraba al Jazeera (la cui attendibilità è stata seriamente minata dalle dimissioni di alcuni giornalisti in segno di protesta per le notizie mistificate diffuse sulla Siria) hanno riportato di manifestazioni si sarebbero tenute a Daraa (sud), Hama (centro). E questo dopo la grande giornata di mobilitazione pro-Assad che ha portato nelle strede siriane centinaia di migliaia di persone (foto). Secondo soliti testimoni oculari citati dai soliti attivisti e da Rassd, anche a Homs, Banyas e Aleppo, e in alcuni sobborghi di Damasco e nel quartiere centrale di Midan, si sarebbero tenute manifestazioni seguite, sempre secondo il solito cliché internauta, da violente repressioni poliziesche che avrebbero causato almeno 16 morti. Secondo l’agenzia di Stato sana invece un agente di polizia sarebbe stato ucciso a Homs da un gruppo armato ha aperto il fuoco contro le forze di sicurezza, i feriti sono stati 20. La Francia ne ha approfittato, dopo il buco nell’acqua all’Onu, per chiedere, insieme con la Germania “sanzioni più dure contro le autorità siriane”. Il segretario generale della Nato, ha condannato quelle che ha definito “infami” violenze del regime siriano contro i manifestanti, ma ha escluso un intervento dell’Alleanza atlantica nel Paese. A differenza di quanto è accaduto per la Libia, ha detto Rasmussen in un’intervista al canale televisivo Tve, per un’operazione in Siria non ci sono né un mandato Onu, né un sostegno regionale. Intanto l’Ue starebbe preparando nuove sanzioni Damasco, l’annuncio dovrebbe arrivare al Consiglio europeo del 23 e 24 giugno prossimi.

 

 

Siria. Internet, rivolte, mistificazione e omertà

 

La storia di Amina ha aperto un capitolo importante ma molto trascurato negli ultimi tempi, quello cioè  riguardante la gestione della valanga di informazioni che giungono quotidianamente dalla rete. Durante gli scorsi 4 mesi, in relazione allo scoppio delle numerose rivolte popolari nei Paesi del Vicino Oriente e del Nordafrica, sono infatti stati molti i profili di presunti attivisti sorti sui maggiori social network del vasto mondo di internet. Tutti in pratica pronti a fornire informazioni su stragi, arresti e rastrellamenti che venivano compiuti dalle forze governative del Paese che in quel momento era investito dalla cosiddetta “Primavera araba”. Finiti in overdose da questa valanga di strabilianti notizie a disposizione, i giornalisti, hanno iniziato a pubblicare tutto quello riuscivano a trovare senza fare la ben che minima ricerca per verificare almeno che il misterioso interlocutore nascosto dall’altra parte dello schermo fosse almeno nel Paese giusto, cioè in quello del quale stava descrivendo gli eventi. Una situazione che appunto ha portato fino allo scandalo, perché di questo si tratta, di Amina. Una blogger gay che dalla Siria racconta la difficile condizione degli omosessuali e che per questo viene fatta sparire dai servizi segreti. Una storia troppo bella per essere vera, tanto che difatti non lo era. Dietro questa povera e insistente ragazza si nascondeva in verità uno statunitense di 40 anni, che si è scusato affermando che il suo vero scopo era quello di portare a un dibattito sulle donne e l’islam attraverso il racconto di storie di fantasia. Giustificazione che non lo ha salvato dalle critiche della rete, ma almeno da quelle dei giornalisti che in questo modo hanno tentato inutilmente di coprire la cantonata presa gettando altro fango su tutta la categoria.
E si tratta solo dell’unico caso che è riuscito a superare il muro di menzogne e omertà accuratamente costruito da falsi attivisti e governi interessati a manovrare la situazione a proprio favore. Eppure sui social network esistono anche numerose voci fuori dal coro, basta non ignorarle. Persone che provano a far capire che, almeno in Siria, non tutto è come i media embedded e i governi occidentali lo vogliono far apparire. Sulla pagina Facebook chiamata “Mondo Arabo” ad esempio si può trovare un interessante servizio riguardante proprio un altro falso profilo, attraverso il quale qualche ignoto diffonde altrettante false notizie riguardo la crisi siriana: Rami Nakhla. Per capire però quanto questa situazione sia grave bisogna prima spiegare chi è  Hiyam Jamil. Quest’ultima si spacciava fino a poche settimane fa per un’attivista impegnata nella difesa dei diritti umani in contatto con molti giovani del Paese arabo che si opponevano al governo di Bashar al Assad. Successivamente alcuni articoli a sua firma che parlavano delle manifestazioni in Siria hanno iniziato a circolare sulla rete, attirando l’attenzione anche di qualche grande testata mondiale. È stato così che il Daily Mail cercando di entrare in contatto con Hiyam Jamil ha scoperto che dietro questa facciata si nascondeva in realtà Rami Nakhla. Un ragazzo che si presenta come un attivista siriano, coinvolto negli scontri in Siria, ma ospitato a Beirut dalle Forze Libanesi anti-siriane del criminale di guerra Samir Geagea. Scoperto il falso il profilo questo è stato rimosso da Facebook. Tuttavia frugando bene all’interno del sito si può scoprire l’esistenza di un ulteriore alter ego del quale il sedicente attivista fa uso, quello di Malath Aumran (www.facebook.com/malath.aumran). Un alter ego non molto camuffato visto che al fianco del nome principale della pagina è riportata fra parentesi ma a chiare lettere la scritta Rami Nakhla e persino la foto è la stessa. L’immagine è evidentemente un ennesimo falso, patinata e inespressiva, senza sfondo (vedi la foto del profilo Facebook)ed evidentemente manipolata con qualcuno dei tanti programmi di ritocco per fotografie esistenti oggi. Ed infatti, come riporta “Mondo Arabo”, si tratta di un’immagine rubata da uno studio sull’espressività e i lineamenti più sensuali di uomo e donna pubblicato sul sito dell’università di Ratisbona (www.uni-regensburg.de/Fakultaeten/phil_Fak_II/Psychologie/Psy_II/beautycheck/english/index.htm).
Ma se un semplice utente è riuscito a scoprire tutto questo, perché non ci riescono i governi? Oppure, perché i giornalisti delle grandi testate mondiali ignorano queste scoperte che pure circolano in rete esattamente come le altre? Domande la cui risposta purtroppo è ovvia: gli interessi di qualcuno ormai contano più della verità.

Fonte: Rinascita

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