I forcaioli di Mladic

mladic(di Gabriele Adinolfi) Il generale Mladic – dicono in molti – non avrà ucciso a Srebrenica tutte le persone di cui lo hanno accusato, le prove del massacro saranno pure una messa in scena del team Clinton, come è ormai palese, ma egli non è uno stinco di santo e di sicuro qualcuno avrà ammazzato. Quindi, dicono gli stessi, poco male se viene sequestrato, estradato e sicuramente condannato da una corte internazionale. In fin dei conti se lo merita. D’altronde è uno slavo, quindi feroce; e figurarsi quanto può essere stato cattivo in una guerra civile che è stata anche scontro etnico e religioso. Dunque ora che paghi il fio! Prove di colpevolezza? Cosa contano mai. In fin dei conti era un uomo di guerra e in guerra si uccide di sicuro. Non appartiene ai buoni, ergo i civili, le donne, gli anziani, i bambini che siano stati vittime eventuali delle sue truppe non sono “effetti collaterali di interventi umanitari” come quelle che la Nato continua a mietere in tutti gli scenari possibili e che non hanno, loro, lo status di vittime. Leggi il resto dell’articolo

Non si vede benissimo,ma siamo in guerra

Chi scrive non è un pacifista e non ha alcuna concezione visionaria della realtà, non è attaccabile, dunque, come un Gino Strada qualunque da un tipico Edward Luttwak. Conosciamo benissimo la storia della politica estera statunitense, le strategie e le modalità tattico-operative di cui si è servita, così come quelle di cui si sono serviti i periodici avversari degli Stati Uniti, e della Nato in genere a partire dal 1949. Conosciamo da “vicino” il potenziale strategico di Washington e la sua ormai conclamata vocazione unipolare, di cui riteniamo di poter essere radicali critici se non strenui avversari. Quello che risulta assurdo ed incomprensibile è invece l’atteggiamento dell’opinione pubblica italiana che, nonostante la criticissima situazione internazionale, continua a praticare atti di onanismo con polemiche ariose su tornate elettorali e liti di condominio tra Berlusconi e Bersani, la Moratti e Pisapia o Lettieri e De Magistris. Proprio una settimana fa, il neo-sindaco di Napoli ha fatto in tempo soltanto a passare nel suo nuovo ufficio comunale prima di andare a salutare calorosamente il vice-presidente degli Stati Uniti d’America John Biden, in visita alla base americana della città partenopea. Dal 25 marzo quella base è diventata il ponte di comando delle operazioni dell’alleanza nord-atlantica in Libia, operazioni cui l’Italia sta partecipando non solo passivamente (e, tuttavia, in guerra la partecipazione non è mai realmente passiva), fornendo alla coalizione almeno cinque basi militari presenti sul nostro territorio (Solenzara, Gioia del Colle, Aviano, Sigonella più l’aereoporto di Trapani), ma anche attivamente con interventi aerei dei cacciabombardieri italiani. La montante propaganda simil-patriottica bipartisan si sta servendo della ricorrenza dei 150 anni dell’unità nazionale, per indorare nelle fauci dell’opinione pubblica una pillola amarissima: era stato La Russa a garantire che l’Italia avrebbe soltanto concesso le basi, per garantire la sicurezza aerea attraverso l’istituzione di una no-fly zone, come deciso dalla fantomatica comunità internazionale – termine con cui solitamente si indicano i soli Paesi della Nato, più qualche piccolo ed insignificante Stato, magari persino “canaglia”, pronto a dare il proprio assenso in sede Onu, in cambio di consistenti aiuti o finanziamenti (quella volta toccò ai governi pseudo-seri del Gabon e della Bosnia). Poi il Ministro della Difesa (che, tra l’altro, in tv non è stato in grado di rispondere ad una domanda sul presidente bielorusso Lukashenko, personaggio a lui completamente ignoto), aveva garantito che l’uso dei cacciabombardieri italiani avrebbe riguardato soltanto compiti di controllo e rifornimento, senza partecipare ai raid sulla Tripolitania. A sbaragliare il campo, è arrivato poi il presidente Napolitano, che a più riprese ha sottolineato come, volente o nolente, l’intervento fosse necessario, ribadendo la vicinanza dell’Italia agli Stati Uniti e alle ragioni della Nato. Leggi il resto dell’articolo

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