L’Europa si riarma per blindare il copyright

Sarkozy convoca un summit di imprenditori per discutere “le regole” contro la pirateria. Bruxelles propone la collaborazione tra aziende provider e società di gestione dei diritti. In gioco ci sono due libertà. L’espressione culturale e l’acceso all’informazione. Il campo di battaglia è la rete, trasformata in ossigeno per entrambe. Questo è, a grandi linee, il bollettino di guerra che ieri i due centri del potere globale, il G-8 e la Commissione Europea, hanno reso pubblico.
Daniel Basteiro
Público.esPer Nicolas Sarkozy, presidente di turno del primo forum, e Micheal Barnier, commissario europeo per il Mercato Interno, l’unico modo per raggiungere una tregua per la sopravvivenza di entrambe è quello di imporre una stretta sorveglianza su Internet. L’obiettivo? Individuare e punire qualunque violazione delle leggi di proprietà intellettuale.

Sarkozy ieri ha inaugurato un forum di imprenditori ed esperti di internet e dal quale spera di raccogliere le idee per dibattere nel G-8, che riunisce 8 grandi economie nella città di Deauville. “Bisogna comprendere che c’è un insieme minimo di regole, di valori da rispettare per continuare ad evolversi”, ha assicurato il presidente.
Il presidente francese chiede una rete “civilizzata” e con “valori”.
Sarkozy ha chiesto ai governi, “unici rappresentanti legittimi della volontà generale”, che devono trasportare quei valori su internet fino a renderla “civilizzata” e “responsabile”.

Il suo Governo ha approvato la così detta “legge dei tre avvisi” o legge Hadopi, secondo la quale un’azienda che offre connessione ad internet può, dopo tre avvertimenti, disconnettere un utente, se viola le regole di proprietà intellettuale. “Più che dare ai creatori i diritti di proprietà delle loro opere, ha garantito la loro indipendenza, ha dato loro la libertà”” ha assicurato Sarkozy.
Ma, come più tardi riconosceranno i rappresentanti delle grandi multinazionali culturali, la moralizzazione d’internet non è gratuita. Trova la sua strada da parte delle istituzioni a causa di mancate entrate dal tradizionale modello di business. DaBruxelles, il suo ex ministro e ora commissario per il Mercato Interno, ha pubblicato un documento anticipando parte delle misure che la Commissione Europea metterà sul tavolo nei prossimi mesi. I piani di Barnier si basano su due assi. Il primo passa per favorire la cooperazione tra le aziende provider e le società di gestione dei diritti d’autore come la SIAE in modo che captino le violazioni del copyright attraverso lo scambio di archivi e la visione online di film o telefilm.
Secondo Bruxelles, nessuno meglio delle compagnie provider è in grado d’indagare sulle attività degli utenti. Secondo il Commissario, questa collaborazione, messa in atto in Olanda, costituisce un “buon modello”. L’idea si nutre dell’accordo contro la pirateria internazionale ACTA, in attesa di firma. Il patto, negoziato in gran segreto, fu contestato dal settore delle telecomunicazioni, che ha interpretato il suo ruolo che potrebbe passare dal fornire infrastruttura a fiscalizzare il suo uso.
La Commissione studierà anche l’armonizzazione del canone digitale.
Contro The Pirate Bay
L’altro asse della proposta di Barnier include anche i teleoperatori, ma invece di dirigersi all’utente pretende “Chiudere” i web che “facilitano la pirateria”. La proposta ancora non ha preso forma, ma ricorda la nota Legge Sinde, che permette di iniziare un processo amministrativo contro un sito web partendo da una denuncia di violazione del copyright. Fonti della squadra del Commissario hanno assicurato che lo scopo è di lottare contro “siti web come Pirate Bay”, che forniscono la moltitudine di link verso opere protette”.
La Commissione ha anche annunciato ieri che studierà l’armonizzazione del canone digitale che si applica in modo disuguale in molti paesi dell’UE. Per ultimo, Bruxellesmira a fornire all’Osservatore europeo sulla Falsificazione e la Pirateria per portare avanti “campagne di sensibilizzazione, educazione per le autorità che applicano la legge, ricerca per innovare l’applicazione della legge” e cooperazione tra i paesi.
“Non siamo ladri” ha detto ieri l’associazione La Quadrature du Net.
La scommessa di Bruxelles inizierà a materializzarsi a cavallo dell’estate e sarà oggetto di discussione tra gli stati membri dell’UE e il Parlamento Europeo, che nel passato si è dimostrato molto critico con le intenzioni dell’industria. L’Eurocamera ha ricordato in varie occasioni che tutto intervento su internet non può violare i diritti fondamentali della legislazione europea.
“Nessuno può controllare o limitare internet” ha assicurato ieri Sarkozy, difendendosi dalla critiche. Per Barnier “l’intenzione non è criminalizzare nessuno”. Non la vedono così le associazioni di internauti che considerano summit come quello del G-8 una “cortina di fumo”, un “pretesto” per “controllare ancor di più internet”, secondo Jeremie Zimmermann, portavoce dell’associazione La Quadrature du Net. “Non siamo ladri”, ha avvertito durante una delle esposizioni, in riferimento a quelli che usano servizi di scambi di file.
“Rompere internet”
Secondo l’industria, la pirateria ècostata al settore europeo per quanto riguarda la musica, cinema e TV, 10.000 milioni di euro e più di 185.000 posti di lavoro solo nel 2008. In contrapposizione, le associazioni di utenti ricordano che il modello affaristico si  è evoluto e che gli artisti adesso guadagnano grandi somme grazie a concerti o attraverso i siti che facilitano files di video di qualità a prezzi accessibili.
Per John Perry Barlow, si parla di “un negozio che viene da un’altra epoca”.
Per lui, il fondatore dell’Electronic Frontier Foundation, il dibattito si concentra sull’ “imporre le pratiche degli affari che arrivano da un’altra epoca”. Secondo lui, le misure sono “draconiane” e cercano di salvare un affare che ha perso motivo di esistere. Ed è necessario “impegnarsi con l’utenza” per cercare soluzioni che si possano tradurre in profitto invece di “rompere internet” violando la privacy e la libertà d’espressione degli utenti.
Con la legislazione prossimamente in vigore in Spagna, le società sui diritti d’autore fanno i loro piani. La coalizione dei Creatori e Industrie dei Contenuti lavora già ad un“pacchetto” di denunce “contundenti”, secondo Andres Dionis, direttore dell’organizzazione. La Coalizione aspetterà che la Legge Sinde sia completamente sviluppata per presentare un dossier dove saranno identificati i siti web che, secondo lui, minacciano sia i loro affari che il destino della creazione stessa.
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