Portatori d’acqua al mulino dei saccheggi finanziari

Negli ultimi anni la più importante consorteria italiana rispetto alla gestione dei servizi idrici si è configurata prima delle elezioni regionali del 2010 e con caratteristiche di trasversalità rispetto ai partiti istituzionali.

Parliamo infatti della cordata che, attorno all’Acea, l’ex municipalizzata di Roma, unisce Fini, Alemanno, Casini, D’Alema e Caltagirone.

Non è facile ricostruirne la storia. Ogni personaggio ha una relativa autonomia rispetto all’altro.

Di conseguenza, e sia pur sinteticamente, ci limitiamo a riportare alcuni fatti.

Gianfranco Fini, presidente della Camera ed ex leader di Alleanza Nazionale, il 7 gennaio 2010 ha un incontro riservato con Pier Ferdinando Casini e riesce ad ottenere l’appoggio ufficiale e definitivo dell’Udc a Renata Polverini, la candidata del centro-destra al governo della regione Lazio.

Fini, allora già sottoposto a diversi attacchi da parte del quotidiano Il Giornaledi Vittorio Feltri, vive con disagio il rapporto con Berlusconi e pensa che l’accordo con Casini possa “rappresentare il viatico per nuove intese”. (1)

Lì parte in sostanza l’operazione del “terzo polo”, ben vista dall’antiberlusconiano signor D’Alema del Pd sia per motivi politici che per motivi affaristici e clientelari.

Nel frattempo il sindaco di Roma Gianni Alemanno attua il decreto Ronchi ed apre ulteriormente le porte dell’Acea a Francesco Gaetano Caltagirone, ovvero al suocero di Casini.

A tale riguardo, tanto per documentare quel che stiamo narrando, il 20 gennaio 2010 appare un articolo sul Sole 24 ore intitolato “Alemanno: il 20 per cento di Acea ai privati entro l’anno”. (2)

D’Alema, che l’8 maggio 2009 riesce a far mettere il d’alemiano Andrea Peruzy (3) nel cda di Acea al posto di un candidato del PD vicino a Marini e Rutelli, appoggia il rafforzamento del potere di Caltagirone nell’Acea. Lo sostiene e mercanteggia. Ha una forte corrente politico-affaristica nel PD. Può condizionare la situazione politica anche in Puglia e di conseguenza proprio rispetto a ciò che fa gola ad Acea: l’acquedotto pugliese, il più grande d’Europa.

L’asse fra l’Udc e la corrente di D’Alema fa poi di tutto per ostacolare la seconda candidatura di Vendola al governo della Puglia.

Nella regione pugliese però le cose vanno diversamente da quanto auspicato dagli sponsor politici di Caltagirone: Vendola vince alle primarie del centro-sinistra e poi, ancora una volta, viene eletto governatore.

Il piano strategico non si realizza, ma la lunga marcia dell’imprenditore continua e tende ad alimentare nuovi conflitti.

L’Acea, con circa 8 milioni di utenti collocati in aree del Lazio, della Toscana e dell’Umbria, è un importante centro di affari e clientele che oggi, mentre punta gli occhi anche sull’acquedotto di Milano (4), vede rinnovarsi sia lo strapotere di Caltagirone che le lotte fra quest’ultimo e GDF Suez, il colosso energetico di cui la Repubblica francese ha il 35, 9% del pacchetto azionario. (5)

Dopo lo scioglimento della joint venture fra Acea S.p.A. e GdF Suez Energia Italia, comunicata nel corso del 2010 e perfezionata formalmente il primo aprile 2011, la GDF Suez punta ad aumentare il proprio pacchetto azionario in Acea perché interessata al settore della gestione dei servizi idrici e al connesso “mercato delle bollette”. In Italia queste ultime dal 2002 al 2010 sono infatti già cresciute del 65% e costituiscono un flusso monetario talmente sicuro da essere definito anti-ciclico.

Riflettendo solo sulla torta azionaria dell’Acea, possiamo dire che Roma capitalecontrolla il 51%; il “mercato”, composto di piccoli e divisi azionisti, il 22, 459%; Francesco Gaetano Caltagirone il 15,026%. Last but not least, la GDF Suez è passata dal 10,024% dichiarato in data 26 aprile 2010 all’attuale 11,515% (6).

Per meglio comprendere gli intrecci politici ed affaristici, dobbiamo infine ricordare che Andrea Peruzy, oltre a stare nel cda della Acea, è membro di tanti consigli di amministrazione (Alenia, Poligrafico, Crédite Agricole), funge da tesoriere  della fondazione d’alemiana Italiani Europeied è anche azionista di GDF Suez.

D’Alema non solo è amico di Caltagirone, colui che fin dal 2002 sogna di mettere le mani sull’acquedotto pugliese, ma anche della GDF Suez.

Il moschettiere col baffino porta acqua pure a favore della multinazionale francese ma, come ogni furbetto, deve operare con una buona tattica. Può forse offendere le mire del suocero di Casini?

No di certo.

La recentissima vicenda delle Generali, con le dimissioni di Geronzi e la disarticolazione della rete di potere costruita dall’ex presidente della società di assicurazioni con Silvio Berlusconi, ha avuto come vincitore proprio Caltagirone (7). E baffino, per diverso tempo ancora, sarà costretto ad avere due padroni. Non dovrà dimenticare la presenza dell’imprenditore romano nella d’alemiana Monte Paschi di Siena (8) e neppure il peso delle banche, crescente negli ultimi anni, rispetto alla gestione dei servizi idrici. Ad esempio, non dovrà dimenticare che, mediante dei fondi, Unicredit ha investito cifre da capogiro in titoli del gruppo GDF Suez (9).

Note e link

1:http://www.lapoliticaitaliana.it/Articolo/?d=20100107&id=6433.

2: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/01/alemanno-Acea-privatizzazione.shtml?uuid=eff60374-0534-11df-9833-731e880466d4&DocRulesView=Libero

3: Nel 2009 la candidatura di Andrea Peruzy nel cda dell’Acea è sostenuta da GDF Suez per evitare un eccessivo peso di personaggi legati a Caltagirone.

4: L’acquedotto di Milano, gestito da una società pubblica al 100%, è uno dei migliori d’Italia.

5: I maggiori azionisti di GDF Suez: French State 35.9 %; Capital Research and Management Company  5.74 %; GBL 5.2 %; Employees 2.3 %; Company-owned shares 2.0 %; Caisse des Dépôts et Consignations (CDC) 1.9 %; CNP 1.1 %; Sofina 0.6 %. (Source: COFISEM  – Last update: 07/05/11)

6:http://www.consob.it/main/documenti/assetti/semestre1-2011/163317_TOrdDich.html.

7:vedasi l’articolo di lunedì 11 aprile 2011 sul sito http://www.blitzquotidiano.it/economia/generali-geronzi-caltagirone-galateri-pica-817944/

8:Il Monte dei Paschi di Siena è controllato soprattutto dalla Fondazione MPS, la quale a sua volta è in mano al comune di Siena, storicamente governato dal partito di D’Alema.

Più precisamente, sulla base delle segnalazioni pervenute al 31 dicembre 2010, le principali quote di partecipazione nel capitale ordinario del Monte dei Paschi di Siena sono le seguenti: Fondazione MPS 45,68%; J.P. Morgan Chase 5,54%; AXA SA 4,56%; Caltagirone Francesco Gaetano 4,81%; Unicoop Firenze Società Cooperativa 3,32%. (vedasi: http://www.mps.it/Investor+Relations/Informazioni+sul+titolo/Azionariato.htm)

9:vedasi “Unicredit e servizi idrici” nel sito http://www.vizicapitali.org/?p=167

Fonte : http://conflittiestrategie.splinder.com/post/24624827/portatori-dacqua-al-mulino-dei-saccheggi-finanziari-di-spartaco

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