Ne “rivoluzione colorata” ne “rivoluzione araba”, “rivoluzione chip-alienata” della Spagna verso il mondo.

La ribellione degli “apolitici”

Come ciliegina sulla torta delle “rivolte popolari” della CIA in Medio Oriente e in Africa, adesso arriva la “rivoluzione dei chip-alienati” d’internet e i cellulari, che si contagia in tutta Spagna e minaccia di espandersi come un virus in tutta Europa. E che già si profila come una minaccia certa di contagio nelle aree sottosviluppate e emergenti di Asia, Africa e America Latina.

Di Manuel Freytas- IARNoticias

Quello che i mass media e gli analisti del sistema chiamano “primavera spagnola” non è altro che un gioco sportivo di giovani alienati delle “reti sociali” (ai quali si aggiunge la sinistra senza bussola assimilata dal sistema) che promuovono “proteste popolari” da internet quasi come un divertimento con catarsi collettiva.

Dalla sua strumentalizzazione quasi organica in Medio Oriente e in Africa con le “rivolte popolari” promosse dalla CIA ed i servizi alleati, Internet e i cellulari sono stati la chiave di queste mobilitazioni i cui contenuti e obiettivi solo li conoscono i loro istigatori occulti.

Cioè i beneficiari coperti (servizi dell’Intelligence e gruppi di potere) che li inducono attraverso operazioni d’azione psicologica principalmente sulle “reti sociali”. E che dopo si trasformano in operazioni di massa attraverso la diffusione a scala globale (in vivo e diretto) dalle grandi catene mediatiche internazionali.

Questi movimenti si definiscono come “apolitici”- Ed in generale le sue strutture funzionali non cambiano nell’implementazione tranne che gli obiettivi che si modellano d’accordo ai bisogni locali del paese e la società in cui li si applica.

Così quello che in Egitto e Medio Oriente si conobbe e applicò come “rivolte popolari” e in Libia come la “rivoluzione libica”, in Spagna si presenta come la “primavera spagnola” o “protesta degli indignati”.

Così come in Libia si applicò per creare le condizioni di un intervento militare internazionale orientato a far cadere Gheddafi e a mettere il petrolio libico nelle mani del consorzio imperiale USA-UE, ed in Siria si applica per destabilizzare il governo alleato dell’Iran, in Spagna il suo uso riconosce diffusi obiettivi politici elettorali dove il governo di Zapatero appare come il principale danneggiato, ed il Partito Popolare sorge come il principale beneficiario.

La struttura mobilizzante in massa delle proteste nasce da un triplice asse convergente ed interattivo: Internet (reti sociali), telefoni cellulari (SMS) e catene mediatiche in massa che li riproducono e diffondono in tutto il pianeta.

Le “ribellioni” giovanili nate in Internet non propongono nessuna rivoluzione ne cambiamento di sistema bensì un “ approfondimento della democrazia”. Non propone un cambiamento del sistema e dello Stato capitalista, ma un “depurazione democratica” nella quale i partiti politici aprano maggiori canali partecipativi.

In tempo e spazio, le “proteste popolari” o “la primavera spagnola” sono una continuità “informatizzata” delle “rivoluzioni colorate” negli spazi post-sovietici, o delle “ribellioni buddiste” nel sud est asiatico o nel Tibet, destinate a destabilizzare e /o promuovere colpi di Stato istituzionali contro governi pro-russi o pro-cinesi.

Questo significa che formano parte della scacchiera geopolitica della “guerra fredda” intercapitalista dei mercati e le risorse strategiche che hanno come protagonisti principali l’asse USA-UE da una parte, e l’asse Russia-Cina-Iran dall’altro.

La crescente mobilitazione e protesta in corso degli “indignati” in Spagna, prova che queste formule possono essere esportate ed applicate con diverse ricette in qualsiasi parte del pianeta capitalista globalizzato.

E non soltanto minacciano di propagarsi come un  virus per tutta l’Europa ma costituiscono una minaccia potenziale e possono estendersi nelle periferie emergenti e sottosviluppate dell’Asia, Africa e America Latina.

A livello di strumento mobilizzante agiscono con strategie e tattiche d’azioni simili. Quello che variano sono gli obiettivi e le risposte dei governi. Non è la stessa cosa la risposta militare duramente repressiva in Libia o in Siria, o il “lasciar fare” che per adesso attua il governo spagnolo di Zapatero.

Ovviamente questi movimenti lavorano e si potenziano su una realtà ed una richiesta sociale basica. La disoccupazione e gli aggiustamenti sociali: Fenomeni che i loro leader organizzatori colpiscono, ma non allo sfruttamento economico del sistema capitalista ma all’azione immorale dei “politici corrotti”.

Su questo asso irradiante e riduzionista, gli organizzatori delle proteste degli “indignati” tolgono dalla scena la responsabilità del potere economico determinante dell’azione dei politici nella guida dello Stato capitalista.

Storicamente, questi strumenti di mobilitazione e proteste di massa, come quelli che funzionano in Spagna, attaccano all’”impiegato” (i politici) e preservano gli interessi del “patrone” (Lo Stato ed il sistema capitalista) servendo funzionalmente come strumenti di “colpi democratici-istituzionali” per mezzo dei quali i gruppi di potere locale definiscono la loro interna elettorale e la loro guerra per il controllo del governo e del mercato interno.

In realtà la chiamata “protesta degli indignati” in Spagna è una attualizzazione aggiornata e in un altro periodo (con un salto qualitativo informatico) del “Cacerolazo” che fece  cadere istituzionalmente Fernando De La Rua in Argentina, e della “Ribellione dei giovani” che fece cadere allo stesso modo a Lucio Gutierrez in Ecuador.

Non si può neanche comparare al “maggio francese generazionale” della Guerra Fredda, ma ripete metodologie operative orientate a risolvere (regolare) lotte interne per il potere tra i gruppi economici che controllano e finanziano l’operatività del sistema politico corrotto dalle pratiche delle “tangenti”.

Chiaramente (e ripetendo il concetto) la protesta degli “indignati” in Spagna non punta al sistema capitalista (banche e aziende controllate dal mercato) ma all’establishment politico dello Stato capitalista(la corporazione politica).

In questo modo (e come già successe con il “che se ne vadano tutti” in America Latina) si cerca di sostituire pezzi operativi consumati (i politici) con altri pezzi rinnovati e legittimi come espressioni rappresentative della “rivoluzione democratica” emergente dalle “proteste popolari”.

E allo stesso tempo servono come valvola di fuga sociale alle tensioni generate dalla disoccupazione e gli aggiustamenti selvaggi dei governi capitalisti.

In questo modo, si cambia il burattino ma non il burattinaio. Ed il sistema continua sotto la falsa apparenza di una “purificazione democratica” mentre continuano a funzionare gli stessi “programmi” transnazionali economici, politici e sociali livellati sia per i paesi centrali, periferici o sottosviluppati.

Il movimento degli “indignati” nascente in Spagna non propone di cambiare la realtà strutturale concreta dello sfruttamento capitalista ma di cambiare le forme della convivenza politica e di depurare le pratiche corrotte dei politici (solo la facciata dello Stato capitalista)

Riassumendo ne “rivoluzione socialista” ne “rivoluzione colorate, ne rivoluzione araba”: “rivoluzione democratica” implementata dai “chip-alienati” d’Internet e dei cellulari che confondono le forme con i contenuti.

E’ solo un cambiamento del maquillage perché il sistema continui (senza nemici reali) sviluppato a livello locale e internazionale i suoi affari e guerre intercapitaliste per la conquista dei mercati e delle risorse strategiche.

Manuel Freytas è giornalista, ricercatore, analista delle strutture del potere, specializzato in Intelligence e comunicazione strategica.

Fonte: IARNoticias.

Tradotto da: FreeYourMind!

Link utile:

 I legami di Enrique Dans, promotore del movimento 15M, con l’oligarchia finanziaria


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3 Responses to Ne “rivoluzione colorata” ne “rivoluzione araba”, “rivoluzione chip-alienata” della Spagna verso il mondo.

  1. Pingback: V per Vendetta e la maschera di un “idiota utile” « FreeYourMind!

  2. lidia says:

    “Le “ribellioni” giovanili nate in Internet non propongono nessuna rivoluzione ne cambiamento di sistema bensì un “ approfondimento della democrazia”. Non propone un cambiamento del sistema e dello Stato capitalista, ma un “depurazione democratica” nella quale i partiti politici aprano maggiori canali partecipativi”
    questo proprio non e vero.

    • vanesalia says:

      Sarebbe interessante sapere perchè non lo ritieni vero.

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