La sorprendente contro offensiva delle petromonarchie arabe.

Rivolte e crisi capitalista

Lo spoglio osceno delle finanze in Iraq e in Libia,oltre  all’ ipoteca sui suoi idrocarburi, è un gioco da bambini comparato con quello che potrebbe succedere con le colossali fortune del CCPAG-6 (Consiglio di Cooperazione dei Paesi Arabi del Golfo) che corrono il rischio di essere strappate dai finanzieri sionisti- anglosassoni che ostentano l’esperienza e la tecnica ineguagliabili dei loro antecessori pirati, senza parlare anche dell copertura militare nucleare della NATO.

Alfredo Jalife-Rahme- La Jornada Mexico

Prima delle “rivolte e le rivoluzioni del mondo arabo”, il blocco commerciale e monetario (oggi in sorprendente trasformazione militarista) delle sei petromonarchie del Consiglio di Cooperazione per gli Stati Arabi del Golfo (CCPAG)-Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Bahrein, Oman e gli Emirati Arabi Uniti- meno di due anni fa aveva osato lanciare il temerario progetto di una divisa comune (il “gulfo” o “khaleeji”) per sostituire al dollaro nella vendita dei loro idrocarburi.

Esiste abbondante letteratura che riferisce che uno dei peccati capitali di Saddam Hussein agli occhi unilaterali degli USA (e per estensione alla NATO) sia stato quello di farsi pagare gli idrocarburi dell’Iraq in euro (oggi venuti meno per la “guerra delle divise” scatenata da Wall Street).

Oltre alla cattura degli idrocarburi della Libia da parte della NATO, e di una parte sostanziale del maggior acquifero di acqua fresca del mondo nella regione della Cirenaica (capitale Bengasi), John Perkins- autore dell’impattante libro ( per essere proprio proveniente dalle viscere del sionismo anglosassone, che è intrinsecamente misantropo) di sette anni fa: Confessioni di un sicario economico– assevera che il progetto di Muammar Gheddafi di lanciare una divisa africana comune (il dinar-oro) per sostituire l’inservibile dollaro ha rappresentato la sua disgrazia con i suoi ex alleati delle piazze finanziare della NATO

Colloco questo triplo affronto al dollaro- dell’Iraq, il CCASG e la Libia, in un lasso di 8 anni- per capire quello che è avvenuto ieri, succede oggi e può essere nel futuro.

Sarebbe un grave errore di giudizio ridurre la crisi finanziaria del sionismo anglosassone alla siccità creditizia del modello “occidentale” capitalista negli avvenimenti che hanno scosso il mondo arabo senza eccezione alcuna.

La coppia invasore anglosassone ha ipotecato le finanze dell’Iraq. Adesso, gli USA e la Gran Bretagna hanno catturato  più di 60 mila milioni di dollari dei depositi bancari della Libia –con la scusa “umanitaria”.

L’osceno spoglio delle finanze dell’Iraq e della Libia, oltre all’ipoteca dei loro idrocarburi, è un gioco da bambini comparato a quello che potrebbe succedere con le colossali fortune del CCASG che corrono il rischio di essere strappate dal sistema finanziario sionista anglosassone che ostenta sia l’esperienza che la tecnica ineguagliabile degli antenati pirati, e senza nominare la copertura militare nucleare della NATO.

Nella fase di siccità del credito a livello globale, la somma delle riserve delle divise del CCASG lo collocherebbe al 4to posto mondiale con 555 mila 630 milioni di dollari: dietro la Cina, Giappone e l’eurozona. L’Arabia Saudita sola (che di per sé è al quarto posto al mondo) apporta l’82% di tutte le riserve del CCASG.

Più rilevantemente, il CCPAG-6 possiede sostanziali “fondi sovrani di ricchezza” (wealth sovereign funds) che sono tra i maggiori del mondo e che duplicano le riserve delle divise. Raccomando il rapporto di TheCityUK dell’aprile del 2011.

Nella delicata congiuntura della crisi creditizia dell’”Occidente” provocata dalla sua lasciva speculativa, è la mia umile ipotesi che il sistema finanziario sionista anglosassone si prepara a spogliare come se fossero dei pirati le ricchezze accumulate (riserve in divise e “fondi sovrani di ricchezza) del CCASG-6.

Non bisogna perdere di vista l’antecedente del sinistro gruppo Carlyle (proprietà catastale del nepotismo bushiano) che ha truffato enormi somme di denaro al Kuwait, uno dei membri del CCASG-6

Dubai, uno dei sette della federazione degli Emirati Arabi Uniti e importante piazza finanziaria del CCASG-6 ancora non si è riposta dal crollo immobiliare di due anni fa.

Le sei petromonarchie del CCASG -creato 30 anni fa- possiedono un territorio di quasi 2.7 milioni di chilometri quadrati, una popolazione totale di quasi 45 milioni di persone, un PIB (misurato in potere d’acquisto) di 1.95 mila miliardi di dollari (67.87 % del totale dei 22 paesi del mondo arabo!) che produce intorno ai 15 milioni di barili al giorno e, principalmente, detiene intorno al 45% delle riserve di petrolio e il 25% del gas a scala mondiale.

Le sei basi militari degli Stati Uniti (e una della Francia negli Emirati Arabi Uniti) nel CCASG-6, più che per proteggerlo dai nemici (come dicono) sembrerebbero servire di ostacolo indiretto alla produzione e transito degli idrocarburi del Golfo Persico (con eccezione dell’Iran).

A conseguenza della “rivoluzione dei gelsomini” il CCASG-6 ha cambiato completamente il suo volto.

Il crollo e affogamento del sunnita Saddam Hussein per l’invasione della doppietta anglosassone ha favorito in ultima istanza alla teocrazia sciita dell’Iran, che cominciò ad alterare la correlazione delle forze nel Golfo Persico in detrimento del CCPAG-6, i cui alleati furono messi in scacco matto a inizio anno dallo Yemen (Ali Abdalà Saleh) fino al Libano ( il disposto primo ministro sunnita Saad Hariri)

Ma nulla è comparabile, prima alla defenestrazione di Hosni Mubarak, amico del re Abdala dell’Arabia Saudita, ne dopo, alla rivolta dei sciiti del Barhein (75% della popolazione) contro la petromonarchia sunnita minoritaria locale, che è sboccata nell’intervento militare del CCPAG-6.

La caduta delle due principali potenze militari sunnite del mondo arabo (Iraq e Egitto) ha angosciato i petromonarchi del CCPAG-6, che sono passati ad una vigorosa contro offensiva su quattro fronti: 1- guidati da Qatar (e la sua potente televisione Al-Jazeera), che ostenta il maggior PIB per capita del mondo, che ha impressionato perfino a Obama (145 mila 300 dollari! Quello del Messico è di 13 mila 800 dollari), appoggiarono la rivolta in Cirenaica-Bengasi contro Gheddafi, pagandosi vecchi affronti; 2- lasciano che si svolga la rivolta contro Bashar Assad in Siria- il portale israeliano Debka afferma che il potente principe Bandar Bin Sultan (ex ambasciatore dell’Arabia Saudita negli USA e intimo di Baby Bush) opera direttamente la ribellione per danneggiare gli interessi dell’Iran in Siria, Libano e i territori palestinesi occupati- 3) stringono le corde sunnite in Libano e 4) negoziano l’uscita decorosa di Ali Abdala Saleh dallo Yemen.

Mentre migliorano le relazioni dell’Egitto con l’Iran  quelle del CCASG-6 (con le sfumature e sottigliezze individuali) peggiorano drammaticamente con il paese persa.

Come conseguenza dell’”era post Bin Laden”, la volatile situazione nel Pakistan (il vero alleato militare sunnita dell’Arabia Saudita e dotato tra le 90 w 110 bombe nucleari) colpisce il fianco orientale del CCPAG-6 che in modo spettacolare ha invitato  altre due monarchie arabe ad integrarsi: Giordania (contigua dell’Arabia Saudita) e Marocco (molto distante) che non sono proprio ricchissimi.

Il fatto che otto monarchie arabe abbiano conformato un nuovo blocco ha portato alcuni analisti della penisola arabica a proclamare “la morte della Lega Araba” (formata da 22 paesi), tradizionalmente dominata dalla capace diplomazia egiziana.

Assistiamo a due tendenze centrifughe nel mondo arabo: da una parte la “rivoluzione del gelsomino” il cui principale attivista è l’Egitto, e dall’altra parte il CCPAG-6 immensamente ricco in tutto, meno in acqua, armi e esercito.

Soccomberanno il CCPAG-6 e l’Iran nella trappola che, secondo me, il sistema finanziario sionista anglosassone li ha teso?

Fonte: La Jornada

Traduzione di FreeYourMind!

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One Response to La sorprendente contro offensiva delle petromonarchie arabe.

  1. vanesalia says:

    http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=8366

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