Current Tv, la Verità e la Censura

E’ di queste ore la decisione da parte di Sky Italia, controllata da News Corp. di Rupert Murdoch, di espellere dal bouquet satellitare nostrano Current Tv, l’emittente fondata nel 2005 dall’ex vicepresidente americano, nonchè vincitore di un Oscar e di un Nobel per la Pace, Al Gore.

Arrivata nel 2008 sulla piattaforma Sky (canale 130), Current è presente anche anche in altri 20 paesi, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Irlanda e Canada.

La decisione arriva come un fulmine a ciel sereno per Current ed i suoi affezionati telespettatori. Il canale ha infatti recentemente vinto il prestigioso Hot Bird Tv Award 2010 come Miglior Canale News Europeo, premio condiviso parimerito con BBC World News, ed era oramai visto da molti come un “punto di riferimento” in quanto disposto a dare spazio a tematiche solitamente evitate dai media ufficiali italiani.

L’emittente da sempre descrive infatti sè stessa come un “network di informazione indipendente” (“Independent Information” è il motto presente nel suo stesso logo), e si rivolge prevalentemente ai giovani con un livello di istruzione medio-alto (quelli che i programmi-spazzatura in stile Isola dei Famosi non li guardano, per intenderci). Negli USA, si colloca al sesto posto in quanto ad ascolti nella fascia tra i 18 e i 34 anni, e al primo in quella tra i 25 e i 34.

Dal punto di vista prettamente televisivo, il network si caratterizza per la presenza di user-generated contents, ossia brevi video prodotti dagli utenti stessi (messi in onda con tanto di barra di avanzamento in stile-youtube), su argomenti che vanno dalla politica (nazionale, internazionale o locale), alla solidarietà, all’ambiente. Vi sono poi i giornalisti “vanguard”, giovanissimi freelance allo sbaraglio che girano il mondo armati di telecamera cercando di raccontare ciò che vedono sul campo. (Un paio di loro finirono nei guai nel 2009 in Nord Corea, sorpresi a varcare il confine senza la necessaria autorizzazione)

Siamo quindi di fronte all’ennesima battaglia tra Bene (Current e la sua “libertà”) ed il Male (rappresentato in questo caso non dal solito Berlusconi ma dal suo ex-amico Murdoch, non a caso soprannominato “lo squalo”)?

Sky Italia dal canto fa intanto sapere che non si tratta di “censura” ma di una questione meramente economica, come recita il comunicato stampa ufficiale:

Sky Italia è stata la piattaforma che ha creduto nel 2008 nelle potenzialità di Current TV lanciando il canale in esclusiva. Una scelta dettata dalla convinzione che si trattasse di un canale che arricchiva l’offerta di informazione e di approfondimento della piattaforma, un’offerta che mette a disposizione dei suoi abbonati altri 64 canali di informazione italiani ed internazionali. Questa convinzione è rimasta e, per questo, quando il contratto con Current è giunto alla sua naturale scadenza, Sky Italia ha proposto un rinnovo con un’offerta in linea con il mercato, con il contesto economico e con le performance di Current. Un’offerta peraltro coerente con quelle in discussione con altri editori nostri partner, tra cui diversi editori italiani. Il management di Current TV ha ritenuto di non rispondere neanche a questa offerta, richiedendo invece un aumento dei corrispettivi da parte di Sky pari al doppio di quelli attuali. Un livello di incremento che nessun altro editore con cui Sky collabora ha mai richiesto a Sky durante gli ultimi anni. Questa scelta ha dunque portato, nostro malgrado, alla decisione di non rinnovare questo rapporto. Va anche precisato che, pur ribadendo l’apprezzamento per la qualità di alcuni dei programmi in onda su Current, la sua performance non è purtroppo in crescita. L’ascolto medio giornaliero di Current TV nel 2011 è stato finora di un totale di 2952 telespettatori, con una perdita del 20% rispetto ai 3.600 spettatori medi del 2010. Se poi si analizza il prime time, purtroppo, tra il 2011 ed il 2010, la perdita di ascolti di Current TV è prossima al 40%.

Ugualmente, non appena la notizia è stata resa pubblica, è immediatamente partito il tam-tam in rete per “salvare Current dalla censura”. Già molti gli appelli che è possibile rintracciare in rete, in primis sul sito della stessa emittente:

SKY, decisione shock: Current verrà cancellata

Sky ribalta la decisione di trasmettere il canale di Al Gore e si appresta a cancellare il solo canale di Informazione Indipendente in Italia.

Dal 2008 Current lavora per portare in TV quello che gli altri nascondono.

Per costruire servizi che arrivano dove gli altri non vanno.

Per dare ai propri telespettatori un’informazione varia e senza censura, perché conoscere la verità è l’unica via per formarsi un’opinione propria.

Dal 2008 Current è l’unico canale veramente indipendente in Italia.

A maggio del 2011 vogliono toglierti il diritto all’informazione indipendente. Vogliono oscurare Current.

Vogliamo fermarli.

Se lo vuoi anche tu, puoi fare la tua parte. Puoi scrivere direttamente a SKY chiedendo di non chiudere Current all’indirizzo tom.mockridge@skytv.it Amministratore Delegato di Sky Italia. Segui gli aggiornamenti su facebook.com/currentitalia e twitter (#salviamocurrent).

Tutti insieme, SALVIAMO CURRENT

Ieri sera poi, nel corso di AnnoZero, è sceso in campo direttamente Al Gore, presente in diretta negli studi televisivi Rai a perorare la causa della sua emittente. Gore, ribadendo i concetti espressi nel comunicato stampa sopra riportato, ha peraltro alzato il tiro, collegando la decisione di Sky Italia ad una presunta ritorsione di Murdoch contro Current, colpevole di dare spazio negli Stati Uniti all’arcinemico di Fox News (altra controllata News Corp.) Keith Olbermann. Gore ha inoltre aggiunto che, a suo dire, la decisione si inserisce nel quadro di una linea più “morbida” di Sky Italia nei confronti del Governo Italiano, volta ad ottenere frequenze televisive sul digitale terrestre. Insomma, Current sarebbe così importante, scomoda ed invisa al potere politico da essere offerta in sacrificio al solito impenitente censore Berlusconi.

Ma è davvero così?

Davvero vogliono censurare una tv che “lavora per portare in TV quello che gli altri nascondono […] per dare ai propri telespettatori un’informazione varia e senza censura” per far loro conoscere la “verità”?

Per cercare di capire se Current è davvero ciò che dice di essere, cercherò di trasformarmi anch’io in un vanguard journalist in stile-Current, seppur non abbronzato, senza vestiti trendy e senza telecamerina Sony.

Proviamo ad analizzare alcune cose riguardanti questa emittente: gli inserzionisti pubblicitari, la composizione del consiglio di amministrazione, ed infine il suo palinsesto.

Poi, come direbbero a Current, ognuno sarà libero di “formarsi un’opinione propria”.

GLI INSERZIONISTI

Come informa Wikipedia, tra gli inserzionisti principali di Current, e quindi principali finanziatori, troviamo Toyota, Sony, T-Mobile, General Electric, Geico, L’Oreal, HP, Warner Bros, Playstation, Canon, O2.

Tutte multinazionali affermate, che fanno parte del gotha del capitalismo mondiale. Davvero avendo a che fare con questo tipo di inserzionisti pubblicitari di gran peso, si può dire di essere completamente liberi da condizionamenti?

I ragazzi terribili di Current sarebbero altrettanto terribili nel fustigare eventuali malefatte della Sony o della L’Oreal, per esempio, rischiando così di inimicarsi importanti finanziatori e quindi di ridurre considerevolmente gli introiti dell’emittente?

E’ davvero possibile ritenersi “liberi” ed allo stesso tempo dipendere per i finanziamenti da immense multinazionali che investono vagoni di quattrini anche sui media tradizionali?

IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Passiamo ora alla questione più spinosa, a mio avviso: la composizione del CDA di Current.

Al Gore

AL GORE. Ex vicepresidente americano, ad un passo dall’ottenere la presidenza nel 2000 nelle elezioni più controverse della storia americana, vincitore di un Oscar e di un Nobel per la Pace per il suo impegno a favore della “lotta ambientalista” al “riscaldamento globale”.

E qui giunge il primo inghippo: lasciando stare il fatto che per giungere a certi livelli della politica americana bisogna essere piuttosto “ligi al dovere” e seguire determinate linee guida dettate dai burattinai che stanno dietro le quinte, chi legge Free Your Mind sa di come abbiamo in diverse occasioni parlato della truffa del riscaldamento globale (link utili in fondo all’articolo).

Lo stesso IPCC, l’ente intergovernativo dell’Onu che ha ricevuto il Nobel assieme a Gore nel 2007, è stato al centro di numerose controversie quando si è scoperto che il suo chairman, Rajendra Kumar Pachauri, falsificava appositamente i dati climatici in modo tale da generare allarmismo ingiustificato attorno alla questione del riscaldamento globale. Clamoroso ad esempio come sempre nel 2007 all’interno del report “Impatti, adattamento e vulnerabilità” redatto dal secondo gruppo di lavoro dell’IPCC, fosse previsto (capitolo X) che i ghiacciai sull’Himalaya sarebbero scomparsi entro il 2035, quando in realtà il dato corretto era, come è stato in seguito riconosciuto dallo stesso IPCC, il 2350.

Fin qui l’impegno “verde” di Gore, che come abbiamo visto non si discosta di un centimetro dai media ufficiali mondiali nè tantomeno dall’agenda globalista. Questa visione si ripercuote ovviamente anche sulla “creatura” di Al, Current, che dedica moltissimo spazio e pochissimo senso critico alla questione del “riscaldamento globale antropico”, rilanciando di fatto tutti i temi cari ai globalisti: carbon tax globale, riduzione della popolazione mondiale, business delle rinnovabili, eccetera. Ma di questo parleremo anche in seguito.

Il nostro Al Gore, peraltro, è dal 2003 membro del board of directors di Apple Inc., mentre dal 2005 lavora come senior advisor presso Google Inc., ed ha più volte partecipato ai meeting del Club Bilderberg, come ogni politico americano d’alto rango che si rispetti. Insomma, frequentazioni piuttosto pericolose per una persona che dice di essere “libera da condizionamenti”, e che guida una rete televisiva allo stesso modo “libera”.

Joel Hyatt

JOEL HYATT. Uomo d’affari statunitense, ex avvocato, eminente membro del Partito Democratico (di cui ha guidato la Commissione Finanziaria), Hyatt è il co-fondatore di Current, di cui è attualmente vice-presidente. Genero dell’ex senatore Howard Metzenbaum, nel 1994 ha corso per rimpiazzarlo a Washington, vincendo la nomination democratica nello Stato dell’Ohio ma venendo poi sconfitto alle elezioni.

Attualmente, oltre ad essere vice-presidente di Current, siede nel board direttivo della Hewlett-Packard (di cui abbiamo parlato poco fa in quanto una delle principali inserzioniste pubblicitarie di Current).

Più interessante ancora però è la membership di Hyatt nel board fiduciario della Brookings Institution, una ONG che, assieme a Freedom House e NED, è molto attiva in diversi paesi in via di sviluppo, fornendo di fatto la “base ideologica” per lo sviluppo delle famose “rivoluzioni colorate”  o gli “interventi umanitari in difesa dei diritti umani violati” di questi ultimi anni nell’Est Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Molti e documentati sono peraltro i rapporti di questo think-tank con il CFR e la Commissione Trilaterale.

Mark Rosenthal

MARK ROSENTHAL. Attualmente Chief Executive Officer di Current, Rosenthal ha lavorato per 25 anni nel settore dei media mainstream statunitensi. In particolare per ben un decennio è stato Presidente e Capo Operativo di MTV Networks, società del gruppo Viacom. Durante la sua leadership, MTV ha incrementato enormemente fatturato e presenza nel mondo, ha triplicato il numero di canali e messo piede anche nella produzione diretta di film e contenuti-internet.

Di fatto grazie a Rosenthal, MTV è divenuto un brand di livello mondiale, con oltre 400 canali, in 164 diversi paesi del mondo.

Un curriculum ricco di successi insomma per lui, ma che poco ha a che vedere, si direbbe, col “profilo” che la sua attuale emittente vuole darsi.

PAUL HOLLERBACH. Responsabile del settore finanziario di Current, Hollerbach ha lavorato per più di 10 anni in Yahoo!, società nella quale ha anche ricoperto il ruolo di vice-presidente. Ha inoltre lavorato per qualche anno nella Ernst & Young, società di revisione di bilancio e consulenza aziendale tra le più importanti al mondo.

OFER SHAKED. Capo del “reparto innovazione e sviluppo tecnologico” di Current, Shaked ha lavorato in BMW, Yahoo!, Tecnomatix (controllata Siemens). Ha inoltre portato avanti diversi progetti di ingegneria comportamentale ed estrazione di informazioni su larga scala per i Corpi di Intelligence Israeliani.

MICHAEL STREEFLAND. A capo dell’ufficio marketing di Current, Streefland ha in passato sviluppato le strategie di marketing di diverse compagnie telefoniche ed ISP. Ha inoltre lavorato per Johnson&Johnson, Fox, Walt Disney ed NBC.

DAVID HARLESTON.  Vice-presidente esecutivo, con delega agli affari legali di Current, Harleston ha gestito in prima persona le trattative per l’approdo in Italia dell’emittente. In passato ha lavorato per molti anni nell’industria musicale, in particolare con Sony, Def Jam (di cui è stato presidente), MCA/Universal.

CURTNEY MENZEL. A capo del settore della Distribuzione, la Menzel ha anch’essa un passato nel board dirigenziale di MTV, per conto della quale ha gestito per 14 anni i rapporti con le piattaforme televisive. Ha importanti trascorsi anche ad Hollywood, dove ha lavorato per importanti case di distribuzione come la Paramount e la MGM.

Insomma, dopo questo lungo excursus nei curricula di chi di fatto gestisce la rete “libera ed indipendente”, siete ancora così sicuri che tutto sia come vogliano farci credere? TUTTE le persone prese in esame hanno una lunghissima carriera all’interno dei media mainstream, piuttosto che in grandissime multinazionali. Alcuni di essi hanno addirittura lavorato gomito a gomito coi servizi di intelligence israeliani, o lavorano tuttora nelle ONG che cercano, molte volte riuscendoci, di plasmare il mondo ad immagine e somiglianza degli Stati Uniti D’America.

Dov’è la novità quindi? Dove sarebbe la presunta “indipendenza” di Current rispetto ai media tradizionali, piuttosto che rispetto ai grossi conglomerati economici che depredano e distruggono intere economie, oltre che interi ecosistemi?

IL PALINSESTO

Come ho accennato prima, Current si caratterizza per una programmazione sicuramente innovativa e sperimentale: brevi video prodotti dagli utenti, alternati a contenuti prodotti da “giornalisti di punta” (i vanguard), sguinzagliati in giro per il mondo a stanare notizie.

Se quindi potremmo dire che effettivamente, dal punto di vista prettamente televisivo e di “format”, Current ha senza dubbio portato una ventata d’aria fresca all’interno dello stantio panorama mediatico italiano, si può dire lo stesso anche per quanto riguarda i contenuti?

Gli argomenti più ricorrenti nei programmi Current sono, manco a dirlo, quelli tanto cari all’elite: riscaldamento globale, business delle rinnovabili, sovrappopolazione mondiale, tecnologia avanzata, l’attacco alle gerarchie ecclesiastiche e parallelamente la diffusione di determinate “teorie” dell’universo New Age (questioni collegate, ovviamente, perchè seguono il preciso intento dell’elite di smantellare le religioni tradizionali soppiantandole con una Religione Unica Mondiale). Il tutto, condito con qualche spruzzatina di “denuncia della violazione dei diritti umani nel mondo” e richiami alle campagne anti-OGM o anti-nucleari di altre note organizzazioni globaliste quali WWF e Greenpeace. In occasione della presunta uccisione di Osama Bin Laden poi non sono mancati i “programmi di approfondimento” sul “terrorismo islamico” e le “reti del terrore”, che ovviamente non mettevano minimamente in discussione le versioni ufficiali dettate dal Dipartimento di Stato americano. Per non parlare dell’ampio risalto dato invece alle strumentali rivelazioni di Wikileaks di qualche mese fa.

Per quanto riguarda invece i contenuti più prettamente italiani, grande spazio è stato dato ultimamente ai “videomessaggi” di Marco Travaglio, presente praticamente a tutte le ore del giorno e della notte col suo logorroico “Passaparola”. Altro “santino” esposto sovente da Current è, manco a dirlo, Roberto Saviano.

Insomma, in che cosa questa programmazione di Current sarebbe così “scomoda” e “rivoluzionaria” da dover essere messa a tacere per sempre?

In che cosa essa si discosterebbe da quanto si legge quotidianamente sui giornali di tutto il mondo?

Perchè non sono MAI stati messi in discussione determinati DOGMI del mondo occidentale, a partire per esempio da quanto accaduto realmente l’11 Settembre 2001, passando poi per la verità dietro le “rivoluzioni colorate” o l’attacco alla Libia tuttora in corso?

Conclusioni

Con tutto ciò che è venuto fuori su Current, il suo palinsesto e le persone che lo guidano, è abbastanza palese come essa non costituisca alcun pericolo per i media mainstream nè per la narrazione che il Dipartimento di Stato vuole dare del mondo. Anzi, Current Tv si configura proprio come l’ennesimo strumento di soft-power nelle mani dei nostri controllori, per fare in modo che le giovani generazioni, che hanno probabilmente già capito da tempo che i media mainstream non la raccontano giusta su moltissime questioni spinose, non si “abbandonino” alle notizie realmente alternative che è possibile rintracciare su internet, ma rimangano piuttosto nel solco tracciato per loro dal Ministero della Verità, seppur magari con qualche piccola deviazione rispetto all’ortodossia ferrea riscontrabile sui media ufficiali.

Al Gore e Murdoch stanno quindi dalla stessa parte della barricata, non v’è dubbio. Ma questa loro “disputa” serve proprio per creare la solita dialettica hegeliana tanto cara ai globalisti. Così facendo si potranno rinserrare i ranghi di due opposte quanto fittizie fazioni, e far credere che vi sia davvero una vitalità all’interno del sistema, che è invece quanto di più monolitico possa esistere.

A Gore è ancora una volta toccata la parte del Buono, opposto al Cattivo Murdoch.


Il “Glande Kahn”

Dirò subito quello che penso dell’arresto di Strauss-Kahn. A mio modo di vedere si tratta di una macchinazione per eliminare dalla scena mondiale un uomo divenuto scomodo tanto per gli americani, i quali hanno altri programmi per l’FMI (come dimostra l’ “eccitazione” con la quale Timothy Geithner, il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, ha chiesto al Fondo di nominare immediatamente un Presidente ad interim) che per l’Eliseo dove un malconcio Sarkozy sta facendo di tutto, compresa una guerra aggressiva contro un popolo sovrano qual è quello libico, per conservare il posto.Grazie alla incresciosa situazione, guarda caso, il signor Bruni non si troverà tra più i piedi il suo ormai bruciato concorrente che proprio il 26-27 maggio a Deauville, nel nordest della Francia, avrebbe dovuto presiedere la riunione del G8, forse utilizzandola come una vetrina per accrescere il suo prestigio in patria e lanciarsi per la volata alle presidenziali del 2012. Onestamente, non ce lo vedo proprio un dirigente di tale caratura, che per lustro ed importanza è paragonabile ad un capo di Stato, dimenticarsi dell’organismo da lui diretto e mettersi ad inseguire, con l’organo tra i polpastrelli, una pollastrella nera. E’ vero che nell’immaginario degli uomini il servizio alberghiero femminile in divisa scatena da sempre gli ormoni, ma è altrettanto vero che se Kahn è realmente un vecchio porco satirista come si dice, sarà passato già a cose più sofisticate, altro che cliché da depravati ordinari come cameriere, “casalingue”, infermiere e monache di clausura. Fosse stata una domestica vestita in abiti nazisti ci avrei sicuramente creduto, così invece i miei dubbi crescono esponenzialmente. Sono decenni che nei libri gialli i maggiordomi hanno smesso di essere gli assassini. Solo le spy stories continuano a scivolare sullo stesso consumato plot, che, tuttavia, per ora ha funzionato, come si evince dalle fasi iniziali di questa vicenda. Ma, soprattutto, anche impegnandomici molto con la fantasia, non riesco proprio ad immaginare come sia possibile concretare uno stupro per via orale. Mettere tra i denti di una persona recalcitrante un aggeggio così delicato è da folli, a meno che l’abusatore non si sia premunito tenendo con una mano il pistolino e con l’altra una pistola puntata alla nuca della sfortunata signorina. Sarebbe bastato cioè un morso ben assestato per mandare all’ospedale l’incauto galletto-porcello il quale prima d’imbarcarsi in siffatte avventure o avrà frequentato un corso accelerato di abusi sessuali sicuri, in particolare il modulo di 9 settimane e mezzo su come farsi slinguazzare evitando l’evirazione, oppure si sarà evidentemente accordato con la preda, aprendo il portafoglio prima di abbassare la lampo. Ammettendo che un contatto sessuale ci sia effettivamente stato. E poi quanta fretta nell’arrestare il francese ed esporlo al pubblico ludibrio internazionale e quanto zelo da parte della direzione dell’albergo che ha creduto immediatamente alle parole di una dipendente con problemi economici ed una storia difficile alle spalle. Il presunto maniaco è così stato scortato in manette dalla polizia come un pericoloso gangster, l’Al Capocchia degli Champs-Elysées o lo spietato “Glande Khan” del Sofitel. Mi pare lapalissiano che si sia voluto colpevolizzare e condannare l’esponente socialista d’oltralpe per via mediatica per facilitare il successivo lavoro del giudice. Potrei sbagliarmi ma la scena più che pronografica mi appare ridicola.Insomma, per concludere, sento puzza di intrigo, internazionale più che sessuale.

Fonte : http://conflittiestrategie.splinder.com/post/24587749/il-glande-kahn-di-gp

La sorprendente contro offensiva delle petromonarchie arabe.

Rivolte e crisi capitalista

Lo spoglio osceno delle finanze in Iraq e in Libia,oltre  all’ ipoteca sui suoi idrocarburi, è un gioco da bambini comparato con quello che potrebbe succedere con le colossali fortune del CCPAG-6 (Consiglio di Cooperazione dei Paesi Arabi del Golfo) che corrono il rischio di essere strappate dai finanzieri sionisti- anglosassoni che ostentano l’esperienza e la tecnica ineguagliabili dei loro antecessori pirati, senza parlare anche dell copertura militare nucleare della NATO.

Alfredo Jalife-Rahme- La Jornada Mexico

Prima delle “rivolte e le rivoluzioni del mondo arabo”, il blocco commerciale e monetario (oggi in sorprendente trasformazione militarista) delle sei petromonarchie del Consiglio di Cooperazione per gli Stati Arabi del Golfo (CCPAG)-Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Bahrein, Oman e gli Emirati Arabi Uniti- meno di due anni fa aveva osato lanciare il temerario progetto di una divisa comune (il “gulfo” o “khaleeji”) per sostituire al dollaro nella vendita dei loro idrocarburi.

Esiste abbondante letteratura che riferisce che uno dei peccati capitali di Saddam Hussein agli occhi unilaterali degli USA (e per estensione alla NATO) sia stato quello di farsi pagare gli idrocarburi dell’Iraq in euro (oggi venuti meno per la “guerra delle divise” scatenata da Wall Street).

Oltre alla cattura degli idrocarburi della Libia da parte della NATO, e di una parte sostanziale del maggior acquifero di acqua fresca del mondo nella regione della Cirenaica (capitale Bengasi), John Perkins- autore dell’impattante libro ( per essere proprio proveniente dalle viscere del sionismo anglosassone, che è intrinsecamente misantropo) di sette anni fa: Confessioni di un sicario economico– assevera che il progetto di Muammar Gheddafi di lanciare una divisa africana comune (il dinar-oro) per sostituire l’inservibile dollaro ha rappresentato la sua disgrazia con i suoi ex alleati delle piazze finanziare della NATO

Colloco questo triplo affronto al dollaro- dell’Iraq, il CCASG e la Libia, in un lasso di 8 anni- per capire quello che è avvenuto ieri, succede oggi e può essere nel futuro.

Sarebbe un grave errore di giudizio ridurre la crisi finanziaria del sionismo anglosassone alla siccità creditizia del modello “occidentale” capitalista negli avvenimenti che hanno scosso il mondo arabo senza eccezione alcuna.

La coppia invasore anglosassone ha ipotecato le finanze dell’Iraq. Adesso, gli USA e la Gran Bretagna hanno catturato  più di 60 mila milioni di dollari dei depositi bancari della Libia –con la scusa “umanitaria”.

L’osceno spoglio delle finanze dell’Iraq e della Libia, oltre all’ipoteca dei loro idrocarburi, è un gioco da bambini comparato a quello che potrebbe succedere con le colossali fortune del CCASG che corrono il rischio di essere strappate dal sistema finanziario sionista anglosassone che ostenta sia l’esperienza che la tecnica ineguagliabile degli antenati pirati, e senza nominare la copertura militare nucleare della NATO.

Nella fase di siccità del credito a livello globale, la somma delle riserve delle divise del CCASG lo collocherebbe al 4to posto mondiale con 555 mila 630 milioni di dollari: dietro la Cina, Giappone e l’eurozona. L’Arabia Saudita sola (che di per sé è al quarto posto al mondo) apporta l’82% di tutte le riserve del CCASG.

Più rilevantemente, il CCPAG-6 possiede sostanziali “fondi sovrani di ricchezza” (wealth sovereign funds) che sono tra i maggiori del mondo e che duplicano le riserve delle divise. Raccomando il rapporto di TheCityUK dell’aprile del 2011.

Nella delicata congiuntura della crisi creditizia dell’”Occidente” provocata dalla sua lasciva speculativa, è la mia umile ipotesi che il sistema finanziario sionista anglosassone si prepara a spogliare come se fossero dei pirati le ricchezze accumulate (riserve in divise e “fondi sovrani di ricchezza) del CCASG-6.

Non bisogna perdere di vista l’antecedente del sinistro gruppo Carlyle (proprietà catastale del nepotismo bushiano) che ha truffato enormi somme di denaro al Kuwait, uno dei membri del CCASG-6

Dubai, uno dei sette della federazione degli Emirati Arabi Uniti e importante piazza finanziaria del CCASG-6 ancora non si è riposta dal crollo immobiliare di due anni fa.

Le sei petromonarchie del CCASG -creato 30 anni fa- possiedono un territorio di quasi 2.7 milioni di chilometri quadrati, una popolazione totale di quasi 45 milioni di persone, un PIB (misurato in potere d’acquisto) di 1.95 mila miliardi di dollari (67.87 % del totale dei 22 paesi del mondo arabo!) che produce intorno ai 15 milioni di barili al giorno e, principalmente, detiene intorno al 45% delle riserve di petrolio e il 25% del gas a scala mondiale.

Le sei basi militari degli Stati Uniti (e una della Francia negli Emirati Arabi Uniti) nel CCASG-6, più che per proteggerlo dai nemici (come dicono) sembrerebbero servire di ostacolo indiretto alla produzione e transito degli idrocarburi del Golfo Persico (con eccezione dell’Iran).

A conseguenza della “rivoluzione dei gelsomini” il CCASG-6 ha cambiato completamente il suo volto.

Il crollo e affogamento del sunnita Saddam Hussein per l’invasione della doppietta anglosassone ha favorito in ultima istanza alla teocrazia sciita dell’Iran, che cominciò ad alterare la correlazione delle forze nel Golfo Persico in detrimento del CCPAG-6, i cui alleati furono messi in scacco matto a inizio anno dallo Yemen (Ali Abdalà Saleh) fino al Libano ( il disposto primo ministro sunnita Saad Hariri)

Ma nulla è comparabile, prima alla defenestrazione di Hosni Mubarak, amico del re Abdala dell’Arabia Saudita, ne dopo, alla rivolta dei sciiti del Barhein (75% della popolazione) contro la petromonarchia sunnita minoritaria locale, che è sboccata nell’intervento militare del CCPAG-6.

La caduta delle due principali potenze militari sunnite del mondo arabo (Iraq e Egitto) ha angosciato i petromonarchi del CCPAG-6, che sono passati ad una vigorosa contro offensiva su quattro fronti: 1- guidati da Qatar (e la sua potente televisione Al-Jazeera), che ostenta il maggior PIB per capita del mondo, che ha impressionato perfino a Obama (145 mila 300 dollari! Quello del Messico è di 13 mila 800 dollari), appoggiarono la rivolta in Cirenaica-Bengasi contro Gheddafi, pagandosi vecchi affronti; 2- lasciano che si svolga la rivolta contro Bashar Assad in Siria- il portale israeliano Debka afferma che il potente principe Bandar Bin Sultan (ex ambasciatore dell’Arabia Saudita negli USA e intimo di Baby Bush) opera direttamente la ribellione per danneggiare gli interessi dell’Iran in Siria, Libano e i territori palestinesi occupati- 3) stringono le corde sunnite in Libano e 4) negoziano l’uscita decorosa di Ali Abdala Saleh dallo Yemen.

Mentre migliorano le relazioni dell’Egitto con l’Iran  quelle del CCASG-6 (con le sfumature e sottigliezze individuali) peggiorano drammaticamente con il paese persa.

Come conseguenza dell’”era post Bin Laden”, la volatile situazione nel Pakistan (il vero alleato militare sunnita dell’Arabia Saudita e dotato tra le 90 w 110 bombe nucleari) colpisce il fianco orientale del CCPAG-6 che in modo spettacolare ha invitato  altre due monarchie arabe ad integrarsi: Giordania (contigua dell’Arabia Saudita) e Marocco (molto distante) che non sono proprio ricchissimi.

Il fatto che otto monarchie arabe abbiano conformato un nuovo blocco ha portato alcuni analisti della penisola arabica a proclamare “la morte della Lega Araba” (formata da 22 paesi), tradizionalmente dominata dalla capace diplomazia egiziana.

Assistiamo a due tendenze centrifughe nel mondo arabo: da una parte la “rivoluzione del gelsomino” il cui principale attivista è l’Egitto, e dall’altra parte il CCPAG-6 immensamente ricco in tutto, meno in acqua, armi e esercito.

Soccomberanno il CCPAG-6 e l’Iran nella trappola che, secondo me, il sistema finanziario sionista anglosassone li ha teso?

Fonte: La Jornada

Traduzione di FreeYourMind!

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