Un islam occidentale-compatibile

Il settimanale Al-Ahram nella sua edizione del 13 aprile pubblica un articolo di grande interesse per un evento che, seppur fondamentale, è completamente sfuggito a tutte le testate della stampa  occidentale: i Fratelli musulmani hanno ufficialmente aderito al liberalismo!

Sotto il titolo “Un liberalismo ambiguo”, il giornalista egiziano Nevine Kamel analizza il nuovo progetto economico della Fratellanza Musulmana riassumendolo come “un mercato libero e aperto al mondo” o, in altre parole, come liberalismo e globalizzazione!
E il direttore di Al-Ahram evidenzia che il programma pubblicato dai Fratelli Musulmani non è diverso da quello che la parte più liberale dell’entourage di Mubarak difende dal 2004 : lo smantellamento del pubblico servizio e la riduzione del numero dei dipendenti, aumentando il settore privato, le esenzioni doganali, ecc.

Ovviamente, il portavoce della Confraternita assicura che “l’obiettivo di questo progetto è di istituire un sistema liberale equo ” e sostiene inoltre, per esempio, che ” la privatizzazione è un mezzo per migliorare o salvare un ente pubblico”.
In parole povere, il liberalismo islamico è un liberalismo dal volto umano

Tuttavia fino ad oggi, i Fratelli musulmani hanno sempre sostenuto la necessità di un intervento dello Stato nell’economia a difesa di una visione socialista dell’economia.
Quindi, hanno cambiato punto di vista…

Si potrebbe obiettare che la loro mutazione è in definitiva insignificante, ed è solo di facciata e di marketing politico.

Forse, ma non possiamo evitare di pensare che, al contrario, la presente dichiarazione formale è il risultato finale di una nuova alleanza: l’Occidente Liberale con l’Islam (che liberale lo è diventato), essendo ora in accordo con questi fondamentali economici, è infatti l’alleato perfetto di Washington e della NATO nel Maghreb e del Mashrek.
Quanto possiamo osservare è il culmine del discorso di Barack Obama al Cairo nel giugno 2009, quando ha chiesto “un nuovo inizio basato sull’interesse comune e rispetto reciproco” tra Stati Uniti e il mondo musulmano, con l’obiettivo di rafforzare il suo controllo su di esso e per evitare che non si possa pensare, in un momento o in un altro, a un accostamento verso Pechino e verso Mosca.
Sino ad ora, l’istituzione progressiva di questo progetto è stata soprattutto sensibile alla variazione dei rapporti che Washington intrattiene con Tel Aviv.

Gli eventi della cosiddetta “primavera araba” sono la seconda fase di questo piano: il cambiamento dell’antiquata nomenclatura locale è pericoloso oltre che ostile.
L’integrazione nella sfera governativa, a Tunisi, al Cairo e a Bengasi (e forse domani a Ramallah) come partecipanti o come opposizione amichevole degli islamici locali prova che se il locale sunnita era perfettamente compatibile con la visione del mondo degli strateghi geopolitici del Grande Occidente, ora è con loro anche nella visione del mondo economico.

Patrick Haenni sul sito Religioscope (www.religion.info) ha evidenziato il ruolo  anti-Mubarak svolto da Amr Khaled, una sorta di Tariq Ramadan, egiziano, giovane predicatore diventato la coscienza della classe media che è perfettamente rappresentativa di questo nuovo-Islam occidental-compatibile.

Il suo progetto è ben definito da Patrick Haenni: “disimpegno dello Stato in una linea neo-liberale:che lo Stato rinunci a controllare tutto, che lo Stato si concentri sulle grandi sfide macro-economiche e geo-strategiche e che per il resto si riposi sulla società.Il suo sogno di Stato islamico è “una società civile, senza dubbio pia e soprattutto ben gestita.”
Su Le Monde del 15 febbraio Guillaume Perrier ha spiegato come il modello della rivoluzione araba era la Turchia, che “rappresenta un esempio di felice connubio tra Islam e democrazia, un paese stabile, in grado di coniugare le aspirazioni conservatrici dell’elettorato con la democrazia e l’economia di mercato” e le sue tre forze sono, in ordine , “la sua tradizione musulmana”, “la sua vivace economia” e “il suo governo democratico”.
Guillaume Perrier ha anche insistito sul fatto che, pragmaticamente, Erdogan ha speso più energie per liberalizzare l’economia che per l’islamizzazione della società turca…

E’ quindi comprensibile il motivo per cui Alain Juppé ha di recente espresso interesse per avviare un dialogo “senza complessi” con i movimenti islamici nel mondo arabo per “rispettare le regole del gioco democratico”, che in altre parole significa soprattutto accettare il libero mercato e secondariamente la parodia della democrazia rappresentativa…

Nel frattempo, gli islamisti liberali tanto apprezzati sia da Juppé che da Obama si erano impegnati in queste ultime settimane (come riferito dal settimanale Al-Ahram del 20 aprile) in una diffusa distruzione di tombe e monumenti sufi, considerati da loro come manifestazioni di un Islam eretico.Hanno poi attaccato una manifestazione femminista che si era innalzata in piazza Tahrir e distrutto almeno una chiesa copta.
Tutto questo senza che i media in Occidente se ne rendessero conto e senza che i difensori dei diritti umani se ne preoccupassero.

Basti pensare che queste persone non possono (più) essere malvagie, hanno visto la luce e ora sono a favore del “mercato libero e aperto al mondo” e della privatizzazione …
Così opprimono dunque, se lo vogliono, i sufi, le femministe o i copti, ma questo non ha importanza in relazione alle questioni reali che motivano tanto Obama quanto Juppè…

Christian Bouchet

Fonte: http://www.voxnr.com/cc/a_la_une/EFpuppFEkAVSQUktFP.shtml

Traduzione: FreeYourMind!

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One Response to Un islam occidentale-compatibile

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