L’ OCCULTAMENTO DELLE NOTIZIE AI TEMPI DI INTERNET; OVVERO L’INGEGNERIA GENETICA DELL’INFORMAZIONE

David Icke, ex giornalista ed ex deputato verde inglese, è un “complottista”, e cioè egli ritiene, con una documentazione riportata in più di 15 volumi, che il mondo occidentale sia occultamente dominato da una élite in grado di direzionare gli stati nazionali e i grandi organismi internazionali (come ONU, Banca Mondiale, Banche centrali e ovviamente stampa e televisioni). Questa élite, dice Icke, è satanista e pedofila: pratica sacrifici umani e si esprime con simbologie esoteriche (i grandi attentati degli ultimi anni, dopo l’11 settembre, in Inghilterra, come in Spagna o in Algeria ricorrono col numero 11, oppure sono agli antipodi di settembre, cioè in marzo). Essa di fatto governa la politica e la storia. Icke fa i nomi di alcuni che starebbero ai vertici: banchieri e petrolieri come i Rotschild, i Rockefeller e un ex segretario di stato influentissimo come Kissinger. Ciò che accomuna, ad esempio, questi tre nomi è il fatto che sono ebrei; quindi Icke è blandamente accusato di antisemitismo.

Senonché il complottista, con fare da new age demenziale, esprime un amore universale, che “perdona tutti” anche i propri nemici, e infatti a p. 551 di E la verità vi renderà liberi  (1) scrive un capitolo dal titolo “Ti amo dottor Kissinger”, alla fine di un libro che documenta come questo signore sia, all’interno dell’élite che domina il mondo, uno dei peggiori nemici dell’umanità, tanto per le guerre e colpi di stato organizzati (Cile, Libano, ecc.), quanto per i provvedimenti malthusiani ai danni dei paesi più poveri (vaccini defertilizzanti, virus manipolati geneticamente veicolati nell’aria e nel cibo, spargimenti di uranio impoverito). Icke dispone di una mole enorme di materiale di non facile reperibilità; e sono proprio quelle informazioni di cui tanti seri ricercatori vanno a caccia, ma con fatica. Dispone di informazioni dettegliatissime su: guerra di Panama, Hitler, colpo di stato in Cile, storia e politica di Inghilterra e Usa, guerra del Golfo, rapporti Usa-Urss, conosce tutto su Consiglio delle relazioni estere (CFR), Trilaterale, Bilderberg, Club di Roma, storia della massoneria, la vicenda di Lady D., Mitterand, Sinn Fein, Merovingi, storia del Cristianesimo, storia della Bibbia, storia dei popoli antichi (egizi, sumeri, ecc), attentato di Oklahoma, attentato a Kennedy, questione Iran-Contra, guerra Vietnam, Mossad; sul caso Moro e la P2, lui ne sa molto di più di noi italiani; es: “il 10 novembre 1982 la corte sentì una testimonianza sconvolgente da una persona molto vicina a Moro, Corrado Guerzoni. Egli affermò che un politico delle alte sfere statunitensi aveva minacciato Moro che se non avesse cambiato la sua linea politica, avrebbe dovuto vedersela con loro…Anche la moglie di Aldo Moro, durante la sua deposizione, disse che ’una figura politica statunitense di alto livello’ aveva detto a suo marito ‘O abbandoni la tua linea politica o la paghi cara’. Chi fu l’uomo di cui fece il nome Corrado Guerzoni in Tribunale? Henry Kissinger. Di questo si parlò molto sui giornali italiani, ma non una sola parola apparve sul New York Times o sul Washington Post” (E la verità vi renderà liberi, p. 321). Egli ha perfino le prove del silenzio della stampa americana del tempo; cosa che ad una verifica –è da scommetterci- deve risultar vero. Inutile dire che dispone di informazioni proibitive su Calvi, Sindona, il Vaticano, Gelli, ecc. E’ indicativo che su queste cruciali e delicate vicende della storia italiana non indichi la fonte da cui le trae. A lui tutta questa roba viene fornita, con ogni verosimiglianza, dai Servizi; il tipo non ha neppure la faccia dello studioso e del ricercatore, gobbo e occhialuto, che passa le giornate a raccogliere e catalogare documentazione. Anzi, lasciatemi dire che ha tutta l’aria di uno che in vita sua non ha mai lavorato sul serio. E quei Servizi non solo gli danno accesso alle più proibitive informazioni, ma anche gli consentono di stare anni a scrivere (o farsi scrivere) migliaia e migliaia di pagine senza doversi preoccupare di sbarcare il lunario, consentendogli, inoltre, di recarsi tranquillamente da un angolo all’altro del mondo a fare conferenze (con finti gruppetti di protesta fuori la sala, che lo accusano di antisemitismo).

Icke è usato dall’élite che lui denuncia affinchè quelle informazioni (di molte delle quali chiunque può verificare la fondatezza) non vengano utilizzate e non siano citate da alcuno. In che modo si compie questo? L’autore, dopo aver esposto quella mole di documenti e quella credibilissima ricostruzione (a cui molti ricercatori, per uno o più aspetti,stavano arrivando) la scredita, accreditando se stesso come paranoide. E allora eccoti verso la fine del libro (Figli di Matrix, p.336) il capitolo dedicato alle “regine che mutano forma” , dove dà piena attendibilità a testimonianze di chi afferma aver visto la regina Elisabetta e suo figlio Carlo trasformarsi in giganteschi lucertoloni intenti a mangiare carne umana. Icke stesso dice di aver visto il presidente Bush trasformarsi per un attimo in lucertolone durante un’intervista; e accredita anche quelle testimonianze di donne che avrebbero avuto rapporti con persone che durante l’atto si sarebbero trasformate in lucertoloni. E a pag 552 di E la verità vi renderà liberi conclude con un liberatorio: “Ti amo dottor Kissinger. Vi amo D. Rockefeller, G. Bush e B. Clinton..un amore senza condizionamenti o possessioni. E’ l’amore che nutriamo nei confronti dei nostri figli. Non siamo sempre d’accordo su quello che fanno, ma li amiamo lo stesso”. In America la Società Psichiatrica  è ad un passo dall’includere nel novero delle patologie psichiatriche, come paranoia, l’idea complottista-cospirativa della storia e della politica, quella che insomma dubita delle verità ufficiali (tipo quelle fornite dal governo su l’11 settembre) e che vede il mondo governato da una élite che sta dietro le quinte. Icke, che fa di tutto, e ci riesce, per accreditarsi come paranoide, vuole essere la prova che coloro che vanno in cerca di notizie nascoste e manipolate sono da patologia psichiatrica. Di quale argomento “proibito” ci si potrebbe occupare (dai vaccini, alla storia delle religioni, dalla finanza alla politica, dalla storia alla medicina) che non si trovi trattato nell’opera di Icke, il più paradigmatico e il più sistematico (volumi su volumi) dei complottisti e dei cospirativi? Icke e i Servizi hanno lavorato perchè nessuno citi tali notizie, nessuno le prenda sul serio, nessuno vi acceda. Anzi, chi le adotta seriamente è da considerare in odore di malattia mentale: perchè prendere sul serio la ricostruzione della politica come la delinea Icke sarebbe anche prendere sul serio l’affermazione che la regina madre e suo figlio si trasformano in lucertoloni che mangiano bambini vivi. Un tempo certe verità venivano semplicemente nascoste, oggi al tempo di internet dove non si riesce a nasconder nulla, vanno avvelenate e rese inutilizzabili con quella tecnica. Le plateali declamazioni di amore cosmico di Icke fanno parte della strategia volta ad accreditarsi come paranoide. In realtà non ama nessuno, perchè lavora per nascondere la verità, per renderla incomunicabile. 

     Sentiamo come Icke finisce di demolire la sua ponderosa opera: E la verità vi renderà liberi, con la solita tecnica dell’accreditare se stesso come psicotico-paranoide, per screditare e rendere in-citabile (non citabile) tutto quel che di valido ha esposto, rendendo così inattingibile la vastissima e veridica documentazione portata. Egli descrive alla fine del libro il suo incontro casuale a teatro con l’ex presidente Jimmy Carter, che gli si sarebbe seduto accanto: “constatai che l’energia che emana da chi è veramente impegnato nella trasformazione spirituale è talmente forte che il nuovo ordine del mondo non ha alcuna speranza di successo. Mr. Rockefeller, dottor Kissinger, Mr Carter e compagnia, per voi è finita…durante lo spettacolo dissi ad Ayem che percepivo l’energia emanata dall’aura di Carter. Non sapevo esattamente cosa fosse ma c’era effettivamente un flusso d’energia che da lui arrivava fino a me. Alla fine dello spettacolo ero leggermente agitato e in seguito la mia agitazione aumentò. Mi ritrovai a contorcermi sul letto, urlando e ringhiando come un animale impazzito. Due amici, tra cui Ayem, si inginocchiarono al mio fianco proiettando amore verso di me.”(pagina 559). Oltre ai ringhi e urla da animale, si noti come il tipo voglia screditare se stesso anche lasciando evidenziato, per il lettore non distratto, che il presidente invece di stare seduto accanto ad uno dei suoi uomini di scorta, oppure accanto a qualche amico o parente si sarebbe seduto distrattamente accanto ad un pinco pallino sconosciuto, al quale avrebbe stretto la mano.. Insomma, al lettore devono poter cader le braccia e deve provare una sensazione di discredito verso Icke e di conseguenza verso tutto ciò che ha scritto per migliaia di pagine documentate . Tutto va buttato al macero, nulla è utilizzabile, nulla è credibile: è tutto avvelenato dal marchio della paranoia. E sono questi stessi Servizi, che imbeccano Icke, a riempire il web di siti complottisti e cospirativi i cui titoli e rubriche portano la dicitura “paranoia” e sue varianti (ho trovato siti nei quali sotto il link “paranoia” si trova una ricostruzione della storia e della politica guidate da una élite che sta dietro le quinte). Il terreno è pronto per poter additare tutta questa gente, che va in cerca di occulti manovratori, come malata e bisognosa di Prozac o TSO.

    Sentiamo ora come sapientemente sa avvalersi dell’elemento ridicolo-demenziale. A pagina 351 di Figli di Matrix egli accredita la testimonianza di un tal Walden che nei termini che seguono viene a sapere che George Washington apparteneva agli Illuminati (indicato da Icke come il vero gruppo occulto dominante la civiltà occidentale dal Settecento in poi): “Una notte, ero sdraiato supino e guardavo il soffitto nel tentativo di addormentarmi quando sentii un forte sibilo. Qualcosa si mosse dentro di me alla velocità della luce [!], e una grande immagine di George Washington a figura intera, si fermò proprio davanti al mio viso, toccandomi il naso. Sentii una forte voce autoritaria che diceva: Washington fu uno di noi”. Poco sotto la testimonianza prosegue: “Walden fece esperienza di un rettile interdimenzionale. Era alto tra i due metri e mezzo e i tre metri e sessanta centimetri, e aveva piedi allungati. Aveva una membrana tra il tronco e le braccia, come un pipistrello, che a volte assumeva l’aspetto di un paio di ali e un’ appendice a forma di pinna sul dorso. La sua testa era grossa e allungata come un cocomero, la pelle era ruvida, a chiazze verdastre, e a Walden parve di vedere una coda. Questa entità sosteneva di essersi incarnata in molti corpi umani e disse: i miei occhi hanno assistito all’evoluzione del genere umano.”(E darwinista il pipistrello?) Si noti che per dare al lettore la sensazione del demenziale e del discredito, nella scenetta del Walden disteso la foto di Washington non si limita ad apparirgli di fronte, ma gli tocca pure il naso, dando il senso del ridicolo.  Mentre nella descrizione del pipistrello, che pare ripresa dalla letteratura potteriana, il dettaglio demenziale sta in quel “gli parve di vedere la coda” (poteva mancare una bella coda?).Si noti la valutazione volutamente pressappochista dell’altezza, con 110 cm di scarto, per accreditare una situazione allucinatoria (onde evitar testate, poteva il pipistrello interdimensionale scegliersi almeno una statura conforme ai soffitti delle abitazioni americane!). Insomma si vuole che il lettore, arrivato a quel punto della lettura, si domandi dentro di sè: “ma che cavolo sto leggendo!? Ma questo che scrive?”.

    Un ricercatore che volesse difendere pubblicamente i contenuti del libro di Icke, che volesse farne una recensione, che volesse citarlo in un volume, volesse parlarne in una sede istituzionale esporrebbe la sua credibilità intellettuale ad una dura stroncatura, quale si potrebbe fare con una recensione come questa. Icke è un ingegnere genetico. Come gli ingegneri della Monsanto mettono nelle sementi il gene terminator (che le rende sterili dopo la prima semina), affinchè quei semi si mescolino con quelli naturali, per arrivare a un tempo in cui esisteranno solo semi brevettati e autodistruggenti (da costringere i contadini a ricomprarli ogni anno), così l’ingegnere Icke, confeziona notizie sulla élite (satanista e pedofila) col gene dell’autoscreditamento (standosene sull’isola di Wight, che è dell’élite, e facendosi finanziare da  David Solomon). Questo perchè l’élite sa che all’epoca di internet vari ricercatori qua e là nel mondo stanno per arrivare a completare il puzzle su di essa, smascherandola, ciascuno portando una parte (pezzi facili da mettere insieme, grazie alla rete). Allora essa ha giocato d’anticipo, affidando all’ingegnere Icke il compito di rivelare il puzzle tutto intero, ma col terminator dell’ autoscreditamento, in modo che nessuno di questi ricercatori seri possa rivelare quel che ha scoperto, senza che qualcuno possa loro obiettare che si tratta di “roba di Icke”, quello che vede i membri dell’élites trasformarsi in lucertoloni durante atti sessuali  che si concludono con pasti di carne umana. Nessuno potrà andare in giro a profferire pubblicamente queste notizie modificate col gene della demenza e della paranoia, senza rischiare discredito, quando va bene, senza rischiare un trattamento sanitario obbligatorio o un prozac, quando andasse meno bene. Queste notizie biotech sulla élite, sparpagliate nella rete, grazie a tanti siti civetta e grazie a tanti editori, devono condurre al giorno in cui della élite sarà sconsigliato solo pronunciarne il nome (della rosa,ovviamente e rossa).

Nel volume Io sono me stesso, io sono libero, Icke espone la sua “filosofia”. Che potrebbe non esser tanto sua quanto di quelli che lo sponsorizzano. Dopo aver ricordato che la razza rettiliana domina la terra a partire da una quarta dimensione vibrazionale (da questa essi controllerebbero la terza dimensione e poi giù giù fino alla terra, che sarebbe tenuta in una prigione vibrazionale), e dopo aver detto che ciò si compie da millenni, rassicura il lettore che il campo energetico globale sta accrescendo la sua vibrazione (p.246), che dovrebbe portare la termine del dominio dei rettiliani. Il tutto è prospettato in visione evolutiva: la nuova spiritualità deve essere evolutiva; non per niente l’Inghilterra spedisce la Blavatsky in India per convincerne gli indigeni del contrario di quanto loro avevano sempre affermato (concezione propria anche di Esiodo), e cioè che l’umanità va dall’età dell’oro a quella buia del ferro (Kali yuga); bisognava con la Teosofia fare quella modifica genetica che introduce nella spiritualità l’idea illuminista e liberale, secondo la quale si andrebbe sempre meglio…Già prima della Blavatsky, era stato sponsorizzato Darwin per introdurre l’ottimismo in biologia…In questo Icke è politicamente corretto (“il viaggio d’evoluzione”, p.183). Sapete che c’è in gioco? Tutto il senso della politica. Dove la storia sia vista come progressivo deterioramento di un patrimonio originario (età dell’oro, iniziale rivelazione divina), come accade presso induismo, antica grecia, civiltà etrusca, civiltà amerinda, ecc, ecco che la politica è legittima ed ha un senso solo come rallentamento, o almeno tentativo di rallentamento del processo degenerativo; ad ogni novità che irrompa ci si deve opporre, perché quel tentativo di novità (i pacs e gli Ogm, ad esempio) sono tappe dell’involuzione. Se invece riesco ad infettare ogni settore della cultura con l’idea evolutiva, ecco che dovere della politica diventa non quello di opporsi ad ogni novità, ma semmai quello di promuoverla, perché così si promuove l’evoluzione. In tal modo qualsiasi cosa l’élite proponga (sfascio della famiglia, promozione della sessualità omo, diffusione degli Ogm, urbanizzazione dei popoli, eutanasia attiva contro anziani e malati, precocizzazione della sessualità infantile, promozione della violenza sociale attraverso films e videogiochi, ecc.) essa diviene subito impegno della politica (quella “corretta” che si riempe la bocca di termini, come “sviluppo”, “riforme”, “progresso”, “moderno”). Una civiltà infettata dall’idea evolutiva (imposta ai bambini dalle elementari) non può opporsi a quanto l’élite (che sponsorizza Icke) propone attraverso il suo immenso potere mediatico, esso entra immediatamente in agenda del politicamente corretto; la politica che vi si opponesse sarebbe antistorica, antievolutiva, contraria allo sviluppo.

Icke, ad esempio, è politicamente corretto quando si pone in linea con le preoccupazioni malthusiane dell’élite anglo-americana (Global 2000, è il più importante documento della politica estera americana, nel quale si afferma che per la propria sicurezza e per mantenere il primato mondiale gli Usa debbono urgentemente promuovere politiche di depopulation, specie verso il terzo mondo). Perciò a p.222 il complottista parla di “prigione del matrimonio” inventata da una umanità che si sente insicura. Mentre ora che evolviamo in fretta grazie alle aumentate vibrazioni cosmiche, non abbiamo bisogno dell’altro/a come della propria metà. L’umanità “si sta aprendo alla propria integrità multidimensionale [sic!] e non ha bisogno di assicurarsi l’altra metà in una relazione con un uomo o con una donna. Sono già integri…” (p.223). Quindi chi è single è evoluto e già entrato nel futuro, chi si sposa, invece non fa quel “balzo quantico”[sic!] (p.184), che è segno di alta capacità vibrazionale. Anche attraverso un linguaggio da new age demenziale si vuol trasmettere all’uomo contemporaneo l’insistente messaggio malthusiano.

L’élite tecnocratica anglo-americana ha anche in mente di abbattere le religioni, sono esse infatti che si oppongono ai matrimoni omosessuali, all’eutanasia e all’aborto (che invece servono alle politiche malthusiane) , alle manipolazioni degli embrioni, al consumismo materialista, esse difendono la famiglia, si oppongono alla teoria secondo la quale il sentirsi maschi o femmine sarebbe un’ideologia, si oppongono alla sessualizzazione dell’infanzia, come vuole il reichismo; insomma esse fanno controevoluzione, controstoria e contropolitica; perciò Icke scrive a p. 204: “La stessa potenza della quarta dimensione [quella dove hanno quartier generale i rettiliani] ha creato e usato la religione, in particolare il cristianesimo, l’ebraismo e l’islamismo, per distruggere la verità sul sesso…”.

A pag 90 del libro, l’autore riporta i dati di un importante agente dell’FBI il quale ha rivelato che in Usa ci sono: “750.000 persone che praticano il satanismo, mentre i sacrifici umani si aggirano sui 50.000-60.000…L’organizzazione dei rituali satanici è in contatto con l’ambiente degli asili infantili e degli ostelli dei profughi, in modo da garantire un continuo rifornimento di bambini. Per favore informatemi di quello che sapete”. Ancora a p. 68 a proposito degli abusi sessuali sui bambini: “Se sapete qualcosa, vi prego di dirmelo. Lo scambio di informazione avverrà in assoluta segretezza e se esse avranno un fondamento le renderò pubbliche. Se qualcosa vi trattiene, pensate almeno ai bambini”. A conferma della sua grande sensibilità per la causa dei bambini, a pag 91, nel momento in cui si accinge a descrivere l’uccisione e stupro di un bambino, scrive: “Dio, mi sento male al solo pensiero”. Il lettore avrà capito che si tratta di una persona molto sensibile… In questo appello accorato, rivolto ai suoi lettori, affinchè denuncino a lui quel che potrebbero aver scoperto in merito ai bambini, qualcosa di strano c’è. Lui non dice: raccogliete prove e poi andate dai carabinieri. Bensì dice rivolgetevi in segreto a me, poi ci penso io….Scusate se mi metto a pensar male, ma non sarà, fiduciosi lettori di Icke, che è iniziata la schedatura di testimoni scomodi di fatti inquietanti?

Prima di andare avanti a mostrare la correttezza politica di questo signore, ricordiamo che egli, senza esitazione, denuncia, con nome e cognome, mezza classe dirigente americana, che trasversalmente (tanto repubblicani che democratici), a suo dire, partecipa a festini pedofili, omicidi e satanisti nel boschetto boemo e altrove. Trovate nomi come Bush, Clinton, Kissinger, Cheney, capi della Cia, Pentagono, banchieri, giornalisti….eppure, nella presentazione del libro fatta dall’editore c’è scritto espressamente che Icke, oltre Inghilterra e Canada (anche in questi paesi ha fatto nomi e cognomi), gira gli Stati Uniti “raccontando ciò che ha scoperto” senza che nessuno lo disturbi (!). Sul libro c’è la foto del tipo che ride a più di 30 denti, nudo, con la foglia di fico che ha su scritto; “censored”. Andiamo avanti.

Nel capitolo successivo a quello che descrive gli stupri dei bambini arriva il “pezzo forte” della sua filosofia, che è dedicato all’autostima e all’onnipotenza della volontà. Uso a ragion veduta il termine onnipotenza, perché: “siamo noi a creare la nostra realtà” (p. 115). “…la coscienza del bambino si creerà a sua volta la propria realtà materiale fin dal momento della nascita….gli stessi principi che valgono per gli adulti, valgono anche per i bambini…Siamo noi a creare quando dove e con chi diventare persone e siamo noi a creare la nostra realtà.” (p.116). “E’ importante comunque capire che tutti noi ci creiamo la nostra realtà. So per esperienza che ci sono persone che accettano questo principio, ma poi cercano di negarlo quando capita loro qualcosa di spiacevole…non c’è nessuno da biasimare o su cui scaricare la responsabilità di quello che succede nella tua vita. Sei tu ad averne il controllo e puoi cambiare qualsiasi cosa tu voglia, cambiando la concezione che hai di te stesso.” (p.115).

Bene. Sulle cause della povertà esistono due teorie fondamentali: quella di Tommaso Moro e quella del reverendo T. Malthus. Il primo ha sostenuto che in Inghilterra la povertà ha iniziato a espandersi vertiginosamente con la vendita fatta da Enrico VIII dei terreni sottratti alla chiesa cattolica e di quelli demaniali che erano destinati agli usi comuni. Su queste terre la gente viveva di sussistenza (le terre sono dette open fields). Dalla metà del Cinquecento circa in poi, fino alla fine del Settecento la politica delle recinzioni provocherà un pauperismo urbano in Inghilterra, tale che nell’ Ottocento il ceto contadino è scomparso (di questa dekulakizzazione nessuno parla). Quindi Moro dice: la privatizzione della terra e il latifondo sonocausa di povertà. La teoria di Malthus, fatta propria dal liberalismo, secoli dopo dirà invece che la causa della povertà sono i poveri stessi. La causa non va cercata in altri. Sono loro che hanno scelto di essere poveri, riproducendosi troppo o conducendo una vita da pigri e viziosi. Malthus come rimedio alla povertà proponeva la sterilità oppure il taglio dei sussidi affinchè quelli perissero.

Ebbene Icke, nel capitolo in cui espone il “pezzo forte” della sua filosofia, estende la teoria malthusiana sulla povertà a tutta la condizione umana. Se sei brutto e sofferente è perché tu lo hai voluto (anche se non ti ricordi bene quando e come), se sei povero è perché così hai voluto forgiare il tuo destino. Se sei malato è perché tu hai voluto così. Perfino i bambini determinano il proprio destino, inclusi ovviamente quelli che vengono rapiti negli orfanotrofi per essere sacrificati nelle sedute sataniche….”non c’è nessuno da biasimare o su cui scaricare la responsabilità di ciò che accade”. Non si lamentino i contadini inglesi cacciati dalla terra, non si lamentino, oggi, i contadini africani o andini se si trovano inurbati nelle megalopoli, né si lamentino donne e bambini abusati: essi hanno creato il proprio destino a quel modo. Ma allora i cosidetti ricchi, quelli che si son presi le terre o i satanisti, che mangiano invece di farsi mangiare chi sono? Sono quelli che evidentemente hanno più autostima degli altri. Infatti Icke dice che la causa per cui una donna si trova ad avere un marito violento o che la comanda sta nel fatto che lei non si autostima. L’autostima, concetto tanto in voga oggi, non è che la trasposizione sul piano psicologico di quanto Adam Smith indicava come “mano invisibile” e cioè: l’egoismo. Se ciascuno segue il proprio egoismo in economia, tutto va a posto da sé. Se lo stato interviene, accadono allora i pasticci. In psicologia, il seguire il proprio interesse egoistico si dice autostima. Io mi amo, penso a me e a quello che mi piace, mi curo la salute e l’estetica, ho diritto a stare comodo e a faticare poco; ho diritto a fare una vacanza e a comprarmi la pelliccia, perché delle soddisfazioni ci vogliono…e ovviamente ci vuole una carta di debito per cavarsi le voglie, altrimenti la società dei consumi non carbura. Sacrificio, frugalità ecc. sono atteggiamenti che indicano scarsa autostima, quindi propensione alla depressione, al suicidio -ci avvertono gli psicologi contemporanei…. Capite? Un membro dell’élite dominante quindi chi è nella prospettiva della filosofia-antropologia di Icke? E’ semplicemente uno che ha avuto il coraggio di amarsi, uno che si autostima, uno che ha creato la propria condizione umana in modo felice. La causa della povertà, l’esser vittima di abusi hanno la loro radice nel non amarsi….L’autostima confina e a volte si identifica con quel “pensa positivo!” con cui gli stessi sponsor di Icke, anni prima, avevano infarcito le correnti del new age demenziale da loro accuratemente confezionate: la società dei consumi e le borse richiedono degli idioti incrollabilmente ottimisti, autisticamente ricurvi sui propri bisogni e impegnati a rafforzare la propria autostima a colpi di carte di debito…

Abbiamo iniziato questa recensione dicendo che Icke è il maggior complottista in circolazione. Ci scusiamo col lettore per la lunghezza della recensione, ma si trattava di cercare il filo conduttore dei suoi scritti attraverso migliaia di pagine, e ora che lo abbiamo trovato, vediamo come sia sostanzialmente elementare il pensiero del tipo, e cioè è il solito pensiero che va in giro da trecento anni e che fa da nucleo ideologico dell’illuminismo, del liberismo, del positivismo, dei chicago boys, e dei valori diffusi dagli organismi Onu. Al termine di questa recensione possiamo affermare che il pensiero di Icke è la negazione di ogni complottismo, infatti, importando nella sua visione filosofica il nucleo della dottrina liberale-liberista, e cioè quanto dicono Adam Smith, Malthus e Darwin, il signor Icke può dire che se buona parte dell’umanità è stata ed è saccheggiata del petrolio, delle terre, delle risorse alimentari, genetiche e del sottosuolo, ciò è dovuto al fatto che questa parte dell’umanità non si autostima, essa ha scelto di essere predata e impoverita; questa parte dell’umanità è quella che non ha voluto fare il famigerato salto quantico. Le popolazioni della foresta amazzonica alle quali le multinazionali del petrolio devastano l’ambiente, con deforestazioni e trivellazioni inquinanti, sono popoli che son voluti restare indietro nella scala evolutiva. Questi non voglion fare salti quantici, non si autostimano: come può autostimarsi uno che ha voluto per sé un destino cattivo? Una fetta di popolazione di un determinato paese è passata dalla soglia di povertà alla povertà a causa della speculazione sulla moneta locale (che si è svalutata) di un certo personaggio di cui i giornali pudicamente non parlano. Forse la causa della loro povertà è quel “noto anonimo”. No. Questo è complottismo superficiale. Vogliamo sempre credere che dietro ai fenomeni economici, politici e storici ci sia sempre qualcuno che tira le fila. Questa è paranoia. In realtà la causa profonda dei poveri sono i poveri stessi, come diceva Malthus; la dottrina del reverendo aggiornata da Icke dice che se quella fetta di popolazione è diventata povera non è a causa di quel noto anonimo speculatore, bensì….di quella stessa fetta di popolazione che ha voluto per sé tale destino….

Chi sono allora quelli dell’élite che moltiplicano le loro ricchezze solo pigiando alcuni tasti di un computer, col quale trasferiscono montagne di denaro o di materie prime da una parte all’altra del globo; che con poche digitate di computer decidono le guerre e i prezzi del grano, che si concedono festini satanisti e pedofili? Assolveteli, perché non sono la causa della povertà dei poveri e della infelicità degli infelici sotto le guerre o sotto gli stupri, come vorrebbe l’idea complottista della politica e della storia. Essi sono semplicemente persone che si autostimano, che hanno veramente amato se stesse compiendo coraggiosamente l’oramai famoso salto quantico, quello che ti porta avanti nella scala evolutiva. Essi sono quelli che hanno avuto la prontezza e il coraggio di salire sulle rapide onde ad alta vibrazione dell’evoluzione cosmica.

Volete, cari lettori che vi sintetizzi, in quattro parole, il senso e il messaggio delle circa 20.000 pagine scritte dal signor Icke?: il più forte ha sempre ragione (è sempre più in alto nella scala evolutiva).

Paolo De Bernardi

 

I volumi di Icke che cito sono tradotti in Italiano da Macro Edizioni, S. Martino di Sarsina, Io sono me stesso, io sono libero, 1996; E la verità vi renderà liberi, uscito a Cambridge e finanziato da David Solomon, esce in traduzione italiana nel 2001 con la consistenza di 589 pagine. Esce l’anno successivo in italiano Figli di Matrix, pubblicato stavolta in Usa, ma sempre per i tipi della Bridge of Love Publications, con la consistenza di 617 pagine. Se poi qualcuno volesse approfondire ulteriormente il tema del complotto globale, c’è anche Il segreto più nascosto, della consistenza di 656 pagine; anche questo testo verosimilmente destinato a rivelare cose importanti, ma in modo che siano non utilizzabili……ecc.

Fonte : http://debernardi.splinder.com/post/16659544/david-ickele-notizie-modificate-geneticamente

Amnesty International: i Pacifinti

DI FULVIO GRIMALDI
fulviogrimaldi.blogspot.com

Amnesty, amnistie e amnesie
C’è gente tanto candida quanto in buonafede e quanto bisognosa di consolazione che resta sbigottita, se non irritata, quando metto in dubbio le verità di Amnesty International. Invece l’organizzazione umanitaria dai quartieri generali anglosassoni, fatti salvi alcuni attivisti in luoghi non contaminati dalla pseudocultura democraticistica e dirittoumanista, quindi nord-centrica, è la più archetipica espressione del cerchiobottismo. Cerchiobottismo viziato dall’equivalenza lessicale dei due termini che compongono la parola – ed è già questo un sintomo della sua ontologica ipocrisia – ma che è la faccia della medaglia soft rispetto al rovescio hard del principio imperialista dei due pesi e due misure. Cerchiobottismo significa invariabilmente un colpetto al cerchio e una mazzata micidiale alla botte. Non per nulla i vertici di Amnesty sono infarciti di ebrei, il che invariabilmente significa qualcosa, come confermano i dati non spuri e mai squilibrati dell’associazione umanitaria israeliana B’tselem.

Ieri l’organizzazione umanitaria ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani in 157 paesi. Ti pareva che non mettesse nello stesso piatto le autentiche insurrezioni contro i satrapi arabi, fantocci politico-militar-economici del Pentagono, delle banche e multinazionali occidentali, con i colpi di Stato commissionati a mercenari , fanatici indottrinati e vaticinatori del marchionnico mercato libero per predatori esteri? Ti pareva. La Siria dei cecchini super armati giunti da Arabia Saudita, Giordania, l’Iraq dei tagliagole e Libano, che sparano su folle e su poliziotti e forze dell’ordine, insieme al Bahrein dove gli stessi sgherri sauditi, stavolta in uniforme e con una brigata di tagliateste, stanno massacrando chi protestava contro il gaglioffo d’oro che custodisce la V Flotta Usa e nega pane e dignità. La Libia aggredita da briganti e fuorusciti corrotti agli ordini della Cia, che vogliono consegnare agli avvoltoi occidentali il petrolio, l’acqua, la libertà, il benessere di quel popolo, insieme allo Yemen dove un tirannello assoldato 32 anni fa dalla Cia (e perciò mi espulse dal paese avendolo io descritto come l’ispiratore del golpe che costò la vita a un saggio presidente progressista e patriota) da tre mesi decima a fucilate la popolazione insorta. Con l’occasionale contributo di qualche Cruise sterminatore di villaggi e con la perenne presenza, qui come ovunque, degli squadroni della morte occidentali chiamati “forze speciali”.

Ma qui, come in Bahrein e in altri luoghi cari all’Occidente e insopportabili per la gente che ci vive, niente “intervento umanitario per salvare i civili massacrati dal loro presidente”. Invece  “interventi umanitari”, sotto forma di sanzioni, embarghi, scatenamento di criminali di ventura (le “rivoluzioni colorate sono finite fuori moda per loro inefficienza) e, se non risolvono, carneficina bombarola, contro governi infinitamente più giusti, sostenuti dalla maggioranza della popolazione, che ha gioco facile a confrontare la propria condizione con quella abietta dei principati vicini, in rianimazione occidentale.

Amnesty non ha dubbi – come non li aveva il sorosiano (ebreo sionista) Human Rights Watch quando, confortato dal postribolo mediatico, sparava al terzo giorno del golpe di Bengasi i suoi “10mila morti” e le sue “fosse comuni” – nel suo andirivieni scilipotiano tra guerra no, ma anche sì,quando ce vo’ ce vo’, e nel sostegno a quell’arnese da sceriffo del West che è la Corte Penale Internazionale, dotata di escort come Del Ponte, Cassese e Ocampo. Una parodia di tribunale che non ha mai incriminato uno dei tanti macellai del Nord-Mordor, dalla Serbia all’Iraq, dall’Afghanistan alla Palestina, dal Darfur al Pakistan, dalla Somalia allo Yemen, dall’Honduras ad Haiti. I ”crimini di guerra sono tutti di Gheddafi “, “la guerra è una questione problematica” (anche quando si tratta di omicidi seriali extragiudiziari a forza di missili all’uranio). Ai briganti di Bengasi solo un buffetto un po’ accigliato. La pia Christine Weise, capa ebrea (il che può significare niente, o tutto) esprime in termini lirici: Meglio accendere una candela che maledire l’oscurità. E intanto la candela di Amnesty brucia la vita dei giusti in Libia e la sua oscurità avvolge quanto di orribile i protetti degli umanitari alla bomba commettono sul terreno. Mussa Ibrahim, portavoce del governo legittimo di Tripoli, mi aveva mostrato i documenti che rivelavano quante volte, dall’inizio della ribellione, aveva chiesto ad Amnesty e a Human Rights Watch (per la quale non sono le stragi da droni e F16 che ammazzano più civili in Afgh-Pak, bensì i talebani, e “il manifesto” concorda) di recarsi nei territori controllati dal governo e di accertarsi direttamente di cosa succeda sotto l’ordine di servizio Nato “Gheddafi ammazza i civili”. Neanche hanno risposto. Alla fine è arrivata una commissione di Ban Ki-Moon, quello che si era entusiasmato per la risoluzione stragista 1973, ad annusare un po’ in giro. E il pupo coreano del puparo imperiale ne è stato costretto a invocare un “immediato cessate il fuoco”. Lo invocava, flebile, davanti a una platea di assassini con il pugnale tra i denti, le ossa incrociate sul cilindro, le orecchie tappate dal dolce sibilo dei Cruise e dei Tomahawk da mezzo milione.

Avessero avuto, gli amnistiatori a tanto al chilo di Amnesty, sotto gli occhi i videodocumenti che ho visto io a Tripoli, quelli di Bengasi e di tanti luoghi occupati dagli ascari di Hillary e Frattini, quelli della caccia all’operaio nero rastrellato, torturato, ucciso, dei soldati e civili gheddafiani catturati, costretti a ingurgitare in ginocchio carne putrefatta di cane, insultati, picchiati, giustiziati con colpo alla nuca, sgozzati in pubblico tra urla di giubilo, impiccati sulla pubblica piazza, arrostiti e appesi a brandelli sui palazzi, i bambini-soldato (attribuiti a un Gheddafi che ha dietro di sé il 90% del popolo libico in armi) che pullulano, con armi più grosse di loro, sotto i vessilli del vecchio re, tiranno e pagliaccio dei britannici! Potevano. Bastava andare a Tripoli, dove sarebbero stati serviti e riveriti, per un minimo di fact-finding mission , di accertamento dei fatti, come, con minori strumenti, abbiamo fatto noi. Ma non l’eletta schiera dei pacifisti e giornali di sinistra che resta al calduccio, avvolta nel plaid tessuto giornalmente e, per la verità, con la rozzezza e ripetitività  di altre loro carneficine e rapine, da Cia, MI6 e tutta la banda della criminalità organizzata imperialista.

Amnesty vedeva, era l’aprile del 2003, ciò che vedevamo io e tutti in Iraq: decine di migliaia di civili in armi, militanti del Baath, soldati scampati alla mattanza dei “volenterosi” e fattisi guerriglieri, tutta gente che per anni era stata formata alla resistenza armata al nemico (vedi il mio docufilm Un deserto chiamato pace). Vedeva un popolo che difendeva la sua sovranità, libertà, dignità, livello di vita, contro barbari che avrebbero fatto impallidire Gengis Khan. Ma Amnesty, per la gioia di un esercito pirata, fuori da ogni costituzione e legge internazionale, emetteva questo verdetto: “Chi non veste un’uniforme militare, è da considerarsi fuori dalla legalità e terrorista”.  Confetti regalati allo sposalizio tra menzogna e morte. Quello che ha poi riempito di ospiti Abu Ghraib, Guantanamo, Bagram e le carceri segrete della tortura nei paesi sicari. Oltre ad aver ammazzato 2 milioni di iracheni, 1800 cittadini Usa in uniforme e migliaia di mercenari privati, senza legge e senza colpa, e, guarda un po’, in borghese. Ora invitate Amnesty, magari la signora Weise, dove organizzate le vostre belle conferenze e marce contro la guerra. Sotto la parola d’ordine “la guerra è brutta, ma Gheddafi è più brutto” vi ritroverete tutti candidi e in letizia.

Palestinesi  non solo

Per i filo palestinesi d’Italia, quelli della prossima Flottiglia per Gaza, appena bruciata senza grandi clamori ma con forti contenuti dal “Convoglio Restiamo Umani”, giunto ieri a Gaza attraverso il valico di Rafah (riaperto grazie alla pressione dei rivoluzionari egiziani), il concetto che monopolizza ogni visione del mondo è: “non confondiamo l’oro col piombo”. Intendono: Gaza è una cosa, la Libia tutt’un’altra. Anzi, di Gheddafi rimasticano la trippa tossica che, spurgata dalle centrali della guerra-su-menzogna, gli cola sulla coscienza foderata di solidarietà con Gaza, scendendo per le anchilosate e contorte sinapsi dei gazzettieri e notabili di sinistra. Non ho nulla contro le spedizioni per sostenere le vittime dell’Auschwitz di Gaza (magari anche di quella cisgiordana, compagni!). Anzi! Le ho fatte anch’io (vedi il docufilm “Araba Fenice, il tuo nome è Gaza”)  e conosco la pura passione e pietà dei suoi partecipanti. Ben vengano. Qualcosa ho contro le spedizioni per sostenere l’ego e la visibilità di quei galli del pollai che, prima ancora di prendersela con la volpe, si beccano fra di loro per chi risulti più degno delle attenzioni dei polli.   Hanno fatto, e faranno il 14 maggio, grandi manifestazioni per celebrare la loro imminente impresa e, immediatamente, vi si parano il culo biascicando il rosario di falsità contro Gheddafi insegnatogli al catechismo di Obama, filtrato dal “manifesto” e da “Liberazione”. Comprensibile: con la Palestina si rischia poco, perfino l’Onu, oltre all’opinione pubblica maggioritaria, il papa, Rossanda, qualcuno sul Corriere, magari qualche padano, hanno stillato gocce di compassione per le vittime (buone finchè si acconciano a restar tali) e spremuto qualche critica agli “estremisti di Israele”. Con la Libia di Gheddafi, visto che si dice le si rivoltino contro le stesse masse rivoluzionarie e democratiche di Tunisia ed Egitto e vista la concordanza ecumenica sulla satanizzazione del “dittatore pazzo”, il rischio è più grosso. Ne va della reputazione politico-etica, ne va della credibilità presso pacifisti e nonviolenti, ma anche matamoros e razzisti ontologici, ma anche Ferrero, Ferrando, Vendola. Ne va anche dell’agibilità: hai visto mai che La Rutta ti incrimini per “collusione con il nemico” e non ti faccia più fare nemmeno il filopalestinese?

Ciò che i bravi attivisti per Gaza hanno infilato in soffitta è il dato che tutto il mondo arabo è Gaza, è Palestina. Che Gaza arriva fino a Tripoli e Damasco.  Che  Gaza e Palestina sono stati fino a ieri la punta avanzata della campagna maltusiana per far fuori la nazione araba, da secoli ambita dai suoi popoli, da secoli anatemizzata e temuta dal colonialismo. E che oggi la punta avanzata della distruzione di questo progetto della natura e della storia, come della resistenza, sono la Libia e la Siria, insieme all’Iraq e al Libano. E lo sono, da un lato, le masse antimperialiste e antineoliberiste in rivolta nei paesi dei despoti allevati dall’Occidente, e dall’altro i popoli che, con i propri governi, difendono la loro antica rivoluzione e il loro antimperialismo. Come si fa a vedere solo l’albero e a ignorare la foresta, magari tenendo il moccolo ai piromani che la stanno radendo al suolo? Che razza di analisi geopolitica fanno questi monotematici da Zeitgeist imperialista? Su quale trespolo morale inalberano il loro spappagallare le trite demonizzazioni  e le inversioni della realtà operate dal sistema di guerra? Ma come, a Gaza gli stanno sul piloro gli islamici di Hamas, forza decisiva dell’opposizione all’occupante stragista, mentre in Libia sbianchettano il nero-fumo-di-vittime- bruciate e coprono di fango e feci il laico Gheddafi. Quanto confuso opportunismo! Quanta opportunistica confusione. Gli è mai passato per l’anticamera del cervellino a tinte rosso-bianco-verde-nero che, fatta fuori la Libia con Gheddafi, si toglie un altro pezzo di impalcatura all’edificio del mondo libero (quello vero) nel quale abita anche la speranza di Gaza? Si inserisce un altra tessera nel mosaico africano-mediorientale che i boss vanno componendo, prima di mettersi a tavola. E che, completato quel mosaico, non ce ne sarà più per nessuno?  Nemmeno per Gaza e gli ammiragli e mozzi delle sue flottiglie. Quando fra qualche settimana le flottiglie si muoveranno, lo sanno i nostri capigita che dovranno attraversare la cortina di ferro, prima ancora di quella delle motovedette israeliane, delle flotte Nato che con centinaia di navi, aerei e missili, barricano l’accesso di viveri, farmaci e tutto a ogni centimetro quadrato di costa libica e, oltre a tirare cannonate sulla gente da quella parte per “salvare civili”, lasciano affogare in mare le donne, i bambini, gli uomini, costretti a fuggire dal paese da loro devastato?  Gli basta davvero che gli si dica che tutto questo serve a ”salvare civili” dalla furia omicida di un demente che, per far crescere il consenso, decima il proprio popolo? Guardate che è solo dalle nostre disperate parti che un governante ottiene consenso trucidando, vuoi gli esseri umani, vuoi intelligenza, verità, decenza.

Barack  Osama

Ha ragione un commentatore del mio ultimo post che della commedia macabra “l’esecuzione extragiudiziale di Osama bin Laden”, messa in scena dal serial killer Obama, l’obiettivo principale è il Pakistan da incolpare di complicità con lo zar del terrorismo e, quindi, da irachizzare e privare del controllo sul suo arsenale nucleare. Un altro Stato cuscinetto tra i necrofagi globali e la Cina da rimuovere. Infatti, nell’immediato questo crimine di guerra “buono” serviva a seppellire senza troppo rumore il figlio di Gheddafi e i suoi tre nipotini, extragiudiziariamente assassinati insieme ogni giorno a decine di civili “da salvare”, grazie al benefico intervento dei droni collaudati nello sterminio di cafoni pakistani,  nel medio termine a stringere il cappio intorno a Islamabad e, in ogni tempo, a rinfocolare la minaccia del terrorismo mai domo e ora pure con la bava della vendetta alla bocca. Fenomeno utile all’inevitabile regime di polizia interno nel tempo della crisi degli innocenti e dell’abbuffata dei potenti. E per confermare l’assunto subito sono scoppiate bombe Al Qaida nei luoghi affollati da civili qua e là nel Pakistan. E noi sappiamo bene chi è il mandante di quelle bombe che disintegrano la società pakistana e forniscono le prove del libero imperversare di Al Qaida e affini (sempre Cia e Mossad).  E’ lo stanco ripetersi della formula 11 settembre, metrò di Londra, treni di Madrid, mercati di Casablanca, moschee di Bali, piazze di Baghdad.

Quello che lascia attoniti – solo noi – è la incredibile rozzezza e faciloneria con cui la stessa regia allestisce queste farse. Del resto, passata sulla conoscenza-coscienza del pubblico come uno slittino quella delle Torri Gemelle e del Pentagono, dalla versione ufficiale colabrodo, perché ingegnarsi a curare meglio qualche dettaglio dell’eliminazione di Osama. Ci possono tranquillamente rifilare cinque, sei versioni diverse dell’accaduto, tirar fuori parenti testimoni in età infantile, far sminuzzare il cadavere dai pesci, ignorare le cento prove della scomparsa nel 2001 del diabetico in dialisi,  al quale a Dubai il capostazione Cia portava le arance, offrire il videogioco di un Osama canuto e rimbecillito che si bea alle immagini delle sue prodezze giovanili, ripreso di spalle e di trequarti dove non riconosceresti neanche tuo padre, affiancato a un Osama talmente contraffatto e con naso finto da doversi inventare che si tingeva la barba, potevano far questo e di più e tutti ci sono stati, alternativamente sbigottiti da tanta cretina impudenza,  o confortati da tanta destrezza tecnologica.

Gli è che questi barbablù non sentono il minimo bisogno di allertare un po’ di neuroni per fare un lavoretto a prova di Giulietto Chiesa, o di altri osservatori non ringrulliti, o impermeabili agli sversamenti orgasmatici di vestali obamiane come  Giovanna Botteri, o  Massimo Teodori. Attraversano oceani di melma sospinti dai bulldozer mediatici a loro venduti, di regime, o appaltati, di “opposizione”. Per i dubbiosi o increduli ci sono le lame rotanti dei Mazinga di Fleet Street, Times Square, Via Solferino, Cologno Monzese e Via Mazzini, da tempo coscienziosi  distributori dei videogiochi della cleptocrazia occidentale. Il guaio è che poi ci sono quelli che nelle slot- machines ci infilano la monetina. Tipo Rossana Rossanda.

Fulvio Grimaldi
Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.com
Link: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2011/05/pacifinti.html
13.05.2011

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