Vaccinazioni: ecco lo sporco sistema per convincere figli e genitori

Quando si parla di incentivi, ad esempio nel campo dei motoveicoli e delle automobili, si parla di provvedimenti varati per indurre all’acquisto di un bene, e che siano incentivi governativi o della singola azienda produttrice, si tratta sempre di una manovra per indurre al consumo e incentivare gli affari in un certo settore produttivo.
Ma quando si parla di vaccini, che in teoria dovrebbero essere strumenti utili per salvaguardare la salute, viene difficile capire perché mai dovrebbero “incentivarne l’uso” ricorrendo al miraggio di premi sorteggiati tra i ragazzi che ricevono il maggior numero di vaccini.
Negli screenshot di questo articolo potete trovare i dettagli del “programma di incentivi alla vaccinazione” di un distretto statunitense (Chapel Hill – Carrboro, nella Carolina del Nord.
Il distretto sanitario della contea di Orange vuole offrire un incentivo per aiutare a motivare i ragazzi alla vaccinazione.

Per partecipare alla gara bisogna farsi somministrare almeno il vaccino contro il meningococco, aggiudicandosi così 2 punti.

A ciò si aggiunge un punto per ogni altro vaccino somministrato (sempre nello stesso arco di tempo, i due mesi di aprile e maggio) e c’è un punto di bonus per chi riceve tutti i vaccini della serie. Tra i vaccini della serie ritroviamo il pericolosissimo e altamente discusso vaccino contro il Papilloma virus, vaccino che ha già causato molte morti malattie autoimmuni, vaccino che, guarda caso, in certi casi è stato “incentivato” addirittura pagando chi lo riceve.

Ma in questa serie di vaccini troviamo anche il vaccino trivalente DPT (difteria, tetano e pertosse). Ciò vuol dire che fare il pieno di vaccini significa esporsi ai componenti di 4 vaccini di cui uno trivalente, tutti nel giro di due mesi, con le conseguenti complicazioni che potrebbero derivare dal sommarsi degli effetti collaterali avversi di tutte queste immunizzazioni. Il sistema immunitario riceve un grande stress a causa di una singola vaccinazione, ed assieme agli antigeni che servirebbero a creare gli anticorpi vengono ineittati con ogni vaccino tutta una serie di sostanze chimiche più o meno potenzialmente pericolose.

Il vaccino DPT (in inglese si scrive TDaP, ovvero Tetanus, Diphteria and Pertussis) ad esempio contiene (vedi quanto riporta il sito di una università di medicina fondata da Rockefeller)


a) formaldeide, sostanze considerata cancerogena (e che troviamo in quasi tutti i mobili che poi la rilasciano per farcela respirare) : l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) sin dal 2004 ha inserito la Formaldeide nell’elenco delle sostanze considerate con certezza cancerogene per la specie umana.

b) alluminio, metallo fortemente tossico, pericoloso soprattutto per il sistema nervoso.

c) mercurio (solo in uno dei vaccini attualmente in uso) metallo fortemente tossico soprattutto per il sistema nervoso, ma non solo, potente veleno che causa autismo, sclerosi multipla, psoriasi ed altre malattie autoimmuni.

Di per sè la somministrazione del vaccino DPT, secondo le autorità sanitarie statunitensi, può causare i seguenti
Effetti collaterali e rischi che usualmente durano pochi giorni [e quindi qualche volta, se sei sfortunato molto più a lungo – N.d.T.]

febbre
irritabilità
dolore alla zona dell’iniezione
vomito
diminuzione dell’appetito

Le reazioni di entità media o seria non sono comune, esse includono:

* Pianto ininterrotto per più di 3 ore (1 caso ogni 1.000 bambini) [il che vuol dire, dal momento che il vaccino lo fanno circa il 90% degli statunitensi, che ci sono un bel po’ di casi – N.d.T.]
* Febbre oltre i 105 gradi F [40 gradi e mezzo] (1 caso su 16.000 bambini)
* Seizures – parola di dubbia traduzione dal momento che indica sia un colpo apoplettico che un qualsiasi altro “colpo”, in ogni caso si tratta di un attacchi alquanto gravi per la salute (1 caso su 14.000 bambini)

Reazioni gravi sono estremamente rare, ma possono includere reazioni allergiche compresa la difficoltà di respirare e lo shock [anafilattico immagino – N.d.T.]. Tali reazioni avvengono in un caso ogni 1.000.000. Danni permanenti e danneggiamento sono capitati di rado, ma è difficile da dire se sono stati realmente causdati dal vaccino. [però non vi sembra una bella roulette russa? – N.d.T.]

Il vaccino DPT non è raccomandato per pazienti che hanno sviluppato la sindrome di Guillain-Barre entro 6 mesi da una vaccinazione antitetanica.

(…) [segue il consiglio di non vaccinare nel caso si sia verificata una qualche gravi reazioni ad una precedente somministrazione dello stesso vaccino – N.d.T.]

E adesso torniamo alla nostra “gara” a chi si vaccina prima e di  più. La gara pevede che, in  base ai punteggi raggiunti, un amministratore scolastico sceglierà tre vincintori (uno per ogni grado di scuola): i premi sono l’ipod per i più piccoli e il computer portatile per i più grandi, oltre alla foto ricordo sul giornale locale assicurata per i vincitori.

Da notare che gli adolescenti che hanno compiuto 16 anni di età possono decidere da soli se ricevere il vaccino (e ciò appare alquanto azzardato dal momento che a quell’età di autocoscienza ce n’é ancora ben poca).

La gara si svolge grazie alla donazione dei genitori di una ragazzina morta per un’infezione di meningococco, ma non ci si spiega come mai nella lista dei vaccini della “gara” compaiono il vaccino trivalente DPT e quello contro il Papilloma virus.

Il vaccino DPT è altamente pericoloso, e può in certi casi provocare anche danneggiamenti cerebrali permanenti ed altri seri effetti collaterali. Appena due mesi fa un uomo del Texas testimoniava alla trasmissione televisiva My FOX Houston come tale vaccino avesse trasformato la sua sorella minore in una sorta di vegetale che soffre per giunta di centinaia di attacchi al giorno.

Fonte: http://scienzamarcia.blogspot.com

La truffa del “Riscaldamento Globale”: alcune prove

Il NOAA divulga dati falsificati con lo scopo di far credere che il 2010 sia stato l’anno più caldo di sempre.

Il NOAA ha dichiarato che le temperature globali da gennaio a giugno 2010 sono le più alte della storia. Ma il NOAA mente sapendo di mentire perché per dimostrare la sua affermazione falsifica i dati e lo dimostriamo!

La figura sotto del NOAA mostra le anomalie delle temperature tra gennaio e giugno 2010 confrontati ai valori del periodo base 1971-2000, per le griglie 5×5.

http://www.noaanews.noaa.gov/stories2010/20100715_globalstats.html

I problemi con questo programma del NOAA sono la qualità e la manipolazione dei dati.

Vediamo allora di fare un controllo nelle aree del pianeta dove il NOAA esibisce i maggiori riscaldamenti e vedremo come il NOAA manipola i dati per mostrare un riscaldamento che non esiste!

AFRICA DEL NORD

Il Sahara sembra molto più caldo del solito.

Ma dove sono i dati? Moltissime stazioni della griglia 5X5 non hanno stazioni meteo!

Altre zone hanno dati limitati storicamente. SEMBRA CHE CI SIA UNA CORRELAZIONE INVERSA: MENO STAZIONI CI SONO E PIÚ CALDA É LA ZONA, o se volete piú stazioni ci sono nelle griglie 5×5 e meno riscaldamento è osservato.

La figura qui sopra mostra dove sono le stazioni meteo del programma del NOAA GHCN, segnate con le icone verdi e blu é l´icona rossa indica se per quella zona esistono dati storici registrati nel database del CRUTEM3 dell´Hadey, e vedete tutti che li non ci sono stazioni neanche nelle vicinanze. E la griglia del NOAA mostra che li miracolosamente ci sono delle variazioni di temperatura di almeno 4°C. Vediamo allora di fare un piccolo confronto con i dati dell’Hadley CRUTEM3 con base dati 1900-2009: In nessun caso si vede il riscaldamento che il NOAA ci vuole far credere.

Come vedete c´è un bel problema con la mancanza di dati storici e allora si riempiono i dati mancanti con ipotesi molte volte fantasiose o che vogliono solo dimostrare un riscaldamento che se non sarebbe impossibile provare. Ma in ogni caso anche con questi pochi dati storici vediamo che non esiste tutto quel riscaldamento che che il NOAA indica. Ma il NOAA imbroglia anche li dove le stazioni meteo esistono. Vediamo il caso della Turchia orientale (35-40Nx40-45E) che ha molte stazioni e non mostra riscaldamento tra Gennaio-Giugno con 2009, ma secondo il NOAA ha improvvisamente 4 gradi più nel periodo gennaio-giugno dell’anno 2010.

Molte parti del mondo non hanno dati meteo fino alla metà del XX° secolo. Senza questi dati storici è facile mostrare cose inesistenti come un riscaldamento di 1 o 2 gradi.

GROENLANDIA

Se diamo retta ai dati del NOAA in Groenlandia stanno crescendo i banani e le spiagge tra poco saranno pieni di gente che fa il bagno. Ma anche qui… DOVE SONO I DATI??? La maggior parte della griglia 5×5 non ha nessuna stazione eppure proprio li il NOAA ci dice che la temperatura é aumentata di 5° C.!! Come sono buoni!!! avrebbero potuto anche indicare una temperatura superiore ai 15° tanto non c’è nessuno e nessuna stazione meteo per contraddirli.

Per fortuna però in Groenlandia ci sono alcune stazioni in altre zone che hanno dati storici affidabili. La figura sotto mostra alcuni dei punti CALDISSIMI per il NOAA con i dati storici dell´Hadey CRUTEM3.

Vedete qui per avere i grafici ingranditi.

Il controllo storico mostra che il “presunto” riscaldamento dei primi 6 mesi in Groenlandia é inferiore a quello avuto in passato. Se fanno vedere i dati a partire dal 1980 si ha una impressione completamente errata e falsa.

Per piú informazioni potete vedere qui.

Allora vediamo quale è la verità vedendo il grafico Had Cru dal 1900:

La figura sotto mostra la correlazione tra le temperature della Groenlandia e l´indice AMO.

http://en.wikipedia.org/wiki/File:Amo_timeseries_1856-present.svg

La correlazione é evidentissima!.

SIBERIA

La siberia mostra variazioni negative (blu) e variazioni positive (rosso) e guarda caso dove ci sono le variazioni positive NON CI SONO STAZIONI METEO!

Storicamente la Siberia si scalda e si raffredda di vari gradi in diversi periodi e ciò non é nulla di misterioso. Le zone della siberia hanno giá avuto un riscaldamento più forte dell’attuale nel 1940.

CANADA

Anche le zone più deserte del nord Canada stanno avendo una variazione di riscaldamento incredibile di 5°C e oltre. Ma anche per il Canada è inutile che vi dica che il riscaldamento si ha dove non ci sono stazioni meteo!

Le temperature attuali sono molto simili a quelle che ci sono state in Canada nel 1930.

E il recente riscaldamento del Canada è correlato direttamente alle oscillazioni dell´ENSO e allo sviluppo del NIÑO.

Vediamo qui sotto la evidente correlazione.

Infine voglio mostrarvi il diagramma con i dati storici delle temperature più antiche e misurate fino ad oggi, cioè i dati del Central England air temperature e ditemi se vedete qualche riscaldamento? Cert se si prendono le temperature a partire dal 1979 in poi allora si può dimostrare che tra il 1979 e il 2002 c´è stato un riscaldamneto globale MA i dati storici indicano ben altro.

Noi di NIA abbiamo già verificato come questi del NOAA imbrogliano nel conteggio delle SN e delle aree magnetiche del Sole, adesso vi ho mostrato come imbrogliano spudoratamente anche sulle temperature globali.

Quando a fine 2009 avevo detto che questi signori avrebbero fatto carte false pur di mostrare un riscaldamento globale inesistente, non immaginavo che sarebbero ricorsi a tali trucchi e imbrogli.

E questi imbroglioni hanno dei seguaci fedeli (anche siti meteo…) che credono ciecamente a tutte le menzogne che questi pseudo scienziati propinano. E a che mi propina ancora record di caldo senza indicare i record di freddo, gli dico di andarsi a fare un bagno a mare anche se è diventato acido come dicono gli idioti dell’IPCC.

Che il NOAA e l’IPCC siano il covo della Banda Bassotti?

Il 2010 sarà pure l’anno più caldo della storia..ma solo nella testa di chi fa comodo, nel mondo reale la gente ragiona con i fatti non con le statistiche o i grafici inventati da Ipcc o dal prestigiatore Al Gore.

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Autore: Alex / Fonte: expianetadidio.blogspot.com

Greenpeace? Verde, come i soldi

DI JEFFREY ST. CLAIR
Counterpunch

Da Greenpeace a Greenwash: un racconto conciso dell’ascesa e del crollo dell’establishment ambientalista

Nel corso dell’ultimo quarto di secolo, Greenpeace è passato dall’essere uno dei gruppi ambientalisti più radicali a diventare la porta d’ingresso nel mondo delle multinazionali. Aver lavorato un periodo per Greenpeace sembra diventare un requisito sempre più richiesto dai manager di alto livello delle Agenzie Pubblicitarie. Greenpeace ha già visto la defezione di un proprio dirigente, Patrick Moore, passato alla Timber Industries (grande azienda operante nell’industria del legno) in Canada e Paul Gilding (precedentemente Amministratore di Greenpeace International) ha fondato un’agenzia di consulenza per multinazionali “cattivissime” quali DuPont, Monsanto e Placer Dome Minino (ditta di estrazioni).

Il membro di Greenpeace più illustre a puntare sul denaro è stato Peter Melchett, un Lord già alla testa di Greenpeace nel Regno Unito che nel 2002 è andato ad occupare un posto in Burson-Marsteller, famosa agenzia pubblicitaria. Mentre lavorava in Greenpeace, Lord Melchett ha guidato la rilevante campagna contro gli organismi geneticamente modificati negli alimenti, che prendeva di mira in particolare i prodotti di Monsanto, cliente di Burson-Marsteller.

In un comunicato stampa, l’azienda ha informato che Lord Melchett sarà a capo di una commissione per fornire consulenza alle aziende sulla gestione di argomenti scottanti come gli OGM, i rifiuti tossici, le perforazioni petrolifere, l’energia nucleare, il lavoro minorile e lo sfruttamento nei paesi in via di sviluppo. Alcuni dirigenti di Burson-Marsteller hanno riferito al giornale londinese The Guardian che il nobiluomo darà anche consigli ai clienti di Burson-Marsteller su come fronteggiare la protesta degli ambientalisti.

Lord Melchett conosce la realtà della contestazione da vicino, è stato soprannominato il José Bove d’Inghilterra dopo il suo arresto nel 2001 per aver distrutto un raccolto di barbabietola da zucchero geneticamente modificate nel Norfolk. Ma Lord Melchett, educato nella prestigiosa Università di Eton, conosce perfettamente il mondo delle multinazionali: suo padre, membro della Camera dei Lord, era a capo di British Steel e il suo bisnonno fondò l’ICI, un colosso della chimica.

I dirigenti di Greenpeace, a suo tempo, dichiararono che non c’era alcun conflitto d’interesse nella defezione di Lord Melchett e nel suo passaggio alla “parte oscura”. Stephen Tinsdale, direttore di Greenpeace nel Regno Unito, ha dichiarato “Chi lo conosce sa che non ha cambiato il suo impegno. Semplicemente, considera la Burson-Marsteller un lasciapassare per arrivare a aziende molto importanti che altrimenti non ascolterebbero gli ambientalisti. In qualche modo essere in Greenpeace lo aveva obbligato a essere più moderato e, in realtà, è diventato più radicale da quando se n’è andato l’anno scorso”.

Quest’ultima osservazione è un’ammissione forte di quanto Greenpeace sia divenuta impotente. Per chi non lo sapesse, Burson-Marsteller è l’agenzia pubblicitaria dell’ultima spiaggia. Si son dati da fare per difendere l’Union Carbide dopo che questa aveva causato la morte di 2.000 persone e l’infermità di altre migliaia a Bhopal, in India. È anche responsabile della copertura di Babcock & Wilcox in occasione della quasi fusione del loro reattore a Three-Mile-Island nel 1979. Hanno rappresentato Exxon, Monsanto, la compagnia del tabacco, la giunta militare Argentina, Suharto in Indonesia, la famiglia reale Saudita e Nicolae Ceausescu, ultimo dittatore in Romania.

D’altronde Lord Melchett ha ritrovato alcuni amici di vecchia data alla Burson-Marsteller: Richard Aylord, già direttore della Soil Asscociation (associazione che riunisce gli agricoltori biologici) e Gavin Grant, in passato consigliere ambientale per Body Shop. Entrambi lavorano per il colosso pubblicitario a tempo pieno ma, mentre gli altri hanno reciso ogni legame con qualsiasi gruppo ambientalista, Lord Melchett è rimasto nel Consiglio d’Amministrazione di Greenpeace International.

In una mail a John Stauber, già direttore di PR Watch, un ex-dirigente di Greenpeace sosteneva che la defezione di Lord Melchett era un segno delle pessime condizioni in cui versa il grande movimento ambientalista.

“La presenza dei vari Lord Melchett nel mondo degli attivisti (ed ora delle multinazionali) è solo un sintomo di un contagio più vasto. Ma in fondo c’è ancora un vero movimento ambientalista? Quanto sono affidabili le ONG per la loro stessa base? […] Basta guardare quanto poco si è ottenuto contro il riscaldamento globale negli Stati Uniti, in un momento in cui è ovvio che questo argomento riguarda la sicurezza nazionale e globale. Penso che ciò sia dovuto in parte al fatto che i gruppi ambientalisti non credono nella costruzione di movimenti di massa come invece facevano prima.
La maggior parte di noi è formata da consumatori e attivisti in poltrona che si aspettano che, dopo aver pagato la quota aver riposto fiducia, gli attivisti a tempo pieno e pagati risolvano i problemi senza che ci si aspetti di venir coinvolti direttamente.

È molto facile confondere gli attori remunerati delle ONG con veri leader del movimento, Così quando se ne vanno a lavorare per le multinazionali, se non hanno costruito una base abbastanza solida per proseguire il lavoro verso un cambiamento, si vede quanto sono deboli le organizzazioni che questi soggetti han lasciato, Ma ahimé, Lord Melchett non ha neppure del tutto abbandonato Greenpeace: Greenpeace International potrebbe permettere a un impiegato di Burson-Marsteller di occupare un posto in consiglio?

La domanda potrebbe essere invertita. Visto l’assoluto impoverimento dell’azione di Greenpeace, è veramente utile agli interessi dei reclutatori delle multinazionali assumerne il personale? Di questi tempi è ancora abbastanza diverso ingaggiare uno di Greenpeace che portar via un navigato pubblicitario da una multinazionale.

Jeffrey St. Clair è autore di Been Brown so long it looked like green to me : the Politics of nature e Grant Theft Pentagon. Il suo ultimo libro, Born under a bad sky è pubblicato da AK Press/CounterPunch. La mail per raggiungerlo è : sitka@comcast.net.

Questo articolo è estratto dal libro in uscita GreenScare: the new war on environmentalism di Jeffrey St.Clair e Joshua Frank.

Titolo originale: “How Green Became the Color of Money “

Fonte: http://www.counterpunch.org/
Link
29.04.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ISOTTA CHIARI

Partenariato tra Washington e i Fratelli Musulmani

All’interno della nubulosa dei fratelli Musulmani, quali correnti sono legate agli stati Uniti ?

Partenariato tra Washington e i Fratelli Musulmani


I disordini che scuotono la regione araba fanno circolare degli elementi a proposito del piano stato-unitense elaborato in modo da reprimere il fallimento strategico di Washington in questi ultimi 10 anni e in modo da proteggere Israele prima della fine del ritiro dei GI’s dall’Irak, in Dicembre. E’ chiaro che una parte dei fili che sono tirati attualmente, sono stati intrecciati negli ultimi 2 anni, coordinatamente tra l’Amministrazione Obama e i suoi principali partners internazionali e regionali.

Una tra le idee principali studiate in questi ultimi anni si articola sul principio della normalizzazione delle relazioni tra gli Stati Uniti e i Fratelli Musulmani. L’esperienza turca ha proposto un modello di coesistenza tra l’adesione alla Nato e le relazioni con Israele e l’America, sempre prendendo in considerazione i sentimenti pro-palestinesi dei turchi.Ankara ha saputo trovare l’equilibrio tra il timore della sua base popolare verso lo Stato ebraico e le considerazioni strategiche legate alle relazioni con la Nato e gli Stati Uniti. Ma senza arrivare al punto da prendere iniziative che modificherebbero radicalmente i rapporti di forza regionali al profitto dell’asse delle resistenza, incarnato dalla Siria, l’Iran, l’Hezbollah e l’Hamas.

Sembrerebbe che la direzione internazionale suprema della Confraternita dei Fratelli Musulmani abbia stabilito un partenariato con gli Stati Uniti per ridefinire la sua influenza politica ed economica nella regione araba. L’Egitto post-rivoluzionario sarà il terreno per collaudare questo partenariato e tentare di riprodurre il modello turco basato sulla coesistenza tra l’Istituzione militare ed un movimento islamista e sull’impegno della confraternita a rispettare le costanti legate alla sicurezza dello Stato ebraico e l’accordo del Camp David dopo le elezioni presidenziali e legislative. L’alleanza tra i Fratelli Musulmani e il frammento dell’ex partito al potere al momento del referendum sugli emendamenti costituzionali costituisce una prova di questo nuovo schema.

Per quanto concerne il conflitto israelo-palestinese, sembra che « il piano di pace » , che gli Stati Uniti imposeranno, si appoggia sull’iniziativa di Brezinski, basata sull’abolizione del diritto al ritorno dei profughi, lo scambio di territori tra i Palestinesi e lo Stato ebraico, e uno stato palestinese smilitarizzato. Tutto cio’ dipende dalla re-elezione di Obama per un secondo mandato.

Il successo di questo piano conta su diversi fattori.Il consenso dell’Hamas é essenziale. La Turchia e gli Europei si occuperanno di convincere il movimento palestinese utilizzando il bastone e la carota.

Ma la Siria resta il principale ostacolo al piano stato-unitense che consiste a far fuori la causa palestinese. Indebolire l’Hamas e annegare la Siria nei suoi problemi interni diventa una condizione necessaria. Si capisce meglio a questo punto, la convergenza dei ruoli tra l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia nella crisi siriana.Che i dirigenti dei Fratelli Musulmani siriani facciano l’andata e ritorno tra questi 3 paesi e istighino la rivolta contro il regime di Bachar el-Assad a partire da Istambul, Riyad o Doha diventa, a questo punto, comprensibile.

Anche il Primo Ministro uscente del Libano ha un ruolo in questo piano. Un documento messo alla luce da Wikileaks mostra la posizione di Saad Hariri vis-à-vis del regime siriano e dei Fratelli Musulmani. In un cavo pubblicato dal giornale libanese Al-Akhbar,Hariri afferma « bisogna finirla definitivamente con il regime siriano ». Propone un partenariato tra i Fratelli Musulmani e gli ex-responsabili del regime e aggiunge che la branche siriana della confraternita “ assomiglia nelle sue caratteristiche ai Musulmani moderati turchi. (Costoro) accettano un governo civile e sostengono pure la pace con Israele ».Saad Hariri racconta ai suoi interlocutori stato-unitensi che mantiene una relazione solida con la guida spirituale dei Fratelli Musulmani in Siria(oggi sostituito) Ali Al-Bayanouni. Insiste con gli Stati Uniti perché “ discutino con Bayanouni. Osservate il suo comportamento e vedrete dei miracoli ».

Tutti i mezzi sono buoni per legittimare questo piano anche se bisogna mettere in pericolo l’unità interna della Siria col rischio di immergere il paese in una guerra civile. Rendendo fallimentare il complotto che puntava a destabilizzarla, col pretesto dei diritti dell’uomo e della libertà, la Siria avrà una volta di più danneggiato un piano destinato a far fuori la causa palestinese e a perennizzare l’egemonia.

Per vincere la sua scommessa, Bachar el-Assad deve affrontare la sfida securitaria posta dai gruppi estremisti che infieriscono nel suo paese. Ma deve, inoltre, lanciare imperativamente il cantiere di vere riforme politiche, economiche, giudiziarie e amministrative, in modo da rinforzare la coesione interna e modernizzare il suo paese

Siria : dalla rivolta all’insurrezione armata

Dall’inizio del movimento di contestazione in Siria, le primizie di una insurrezione armata sono chiaramente apparse. Gli insorti si sono intrufolati tra i manifestanti che reclamano delle riforme, con lo scopo evidente di provocare le forze dell’ordine che avevano ricevuto degli ordini rigorosi da parte del presidente di non sparare sui manifestanti pacifici. Spesso, i poliziotti erano mandati sul posto senza munizioni, proprio per evitare delle frizioni con i manifestanti che avrebbero potuto transformarsi in un bagno di sangue.

Il fatto di trasformare il movimento di contestazione pacifica in insurrezione armata illustra il vicolo cieco nel quale si trovano le forze politiche che organizzano le manifestazioni in Siria e che sono per la maggior parte controllate, finanziate o protette dagli Stati Uniti, certi Paesi europei, il principe saudiano Bandar Ben Sultan, il Qatar, la coalizione libanese del 14 Marzo, e anche dalla Turchia, la cui posizione oscilla tra la confusione e l’ambiguità.

Questo vicolo cieco si spiega dall’impossibilità da parte degli organizzatori di trasformare la contestazione in un movimento realmente popolare, a dispetto dei mezzi finanziari e mediatici giganteschi messi a loro disposizione. Le città di Alep, Raqua, Idlib e le loro regioni, cosi’ come la capitale Damasco e, in misura minore Hassaka e Hama, restano al di fuori del movimento. Malgrado tutti i richiami, gli abitanti di queste regioni rifiutano di organizzare manifestazioni ostili al presidente Bachar el-Assad.Altrove la mobilizzazione resta debole e raggruppa solo qualche centinaia o migliaia di personne al massimo. D’altronde, il ruolo centrale dei Fratelli Musulmani e dei gruppi islamisti estremi é apparso chiaramente, tanto é vero che le Moschee sono utilizzate come punto di raduno e di mobilizzazione. Cio’ che ha spinto il celebre poeta Adonis, conosciuto per la sua poca simpatia verso il regime siriano, a dire que quello che succede oggi in Siria non é una rivoluzione.

Questo quadro mostra i limiti dell’alleanza arabo-occidentale, incapace di avviare un vasto movimento di contestazione, che resta confinato alle regioni rurali e agricole siriane. Cio’ nonostante, l’enorme macchina mediatica funziona a tutto andare tutti i giorni della settimana per mobilizzare la popolazione, e i Fratelli Musulmani hanno direttamente dovuto incitare a manifestare, venerdi 29 aprile, senza dimenticare i sermoni a connotazione religiosa pronunciati ogni settimana dal predicatore egizio-qatari, Youssef al-Qardaoui.

Le forze che aizzano i disordini si sono immediatamente girate verso l’insurrezione militare. Armi e denaro hanno cominciato ad affluire attraverso le frontiere della Giordania, dell’Irak e del Libano e i servizi di sicurezza siriani ne hanno sequestrate grandi quantità. Poi, i gruppi estremisti takfiristi [1], sono entrati direttamente nelle Moschee di Deraa, Homs, Banias e Lattaquié,incitando al Jihad e brandendo slogan settari con lo scopo chiaro di aggravare il dissenso comunitario in modo da provocare una guerra civile. Circa 80 ufficiali e soldati sono stati uccisi e centinaia feriti dall’inizio dei disordini, cosi come un gran numero di manifestanti uccisi da degli sconosciuti armati il cui scopo é quello di provocare scontri con le forze dell’ordine. In questo modo, un circolo vizioso morti-funerali-violenze-morti si installa e diventa insormontabile.

Le potenze occidentali, con gli stati Uniti a loro capo, ignorano completamente questa dimensione essenziale della crisi che scuote la Siria. Concentrano il loro intervento sulla necessità delle riforme, grazie alle quali sperano obbligare il regime siriano a dividere il potere con le forze siriane che (le potenze occidentali) finanziano e controllano, come i Fratelli Musulmani, Abdel Halim Khaddam e alcune forze liberali marginali. Il loro scopo finale é quello di condizionare le scelte strategiche della Siria che si basano, da decenni, sul sostegno ai movimenti di resistenza anti-americani e anti-israeliani.

La realtà di quello che stà succedendo in Siria é che gli estremisti musulmani takfiristi , che l’Occidente stesso combatte con accanimento da 10 anni, dispongono di matrici attive e ben organizzate nel paese.Ma nella politica dei due pesi e due misure, il terrorismo é a volte considerato come un flagello da abbattere e altre volte come una forza di cambiamento!

Nessun essere dotato di senso puo’ credere alle dichiarazioni occidentali relative al rispetto dei diritti dell’uomo e la necessità di riforme, mentre l’esempio di cio’ che succede nel Bahrein é esistente. In questo piccolo regno, l’Occidente ha coperto politicamente e diplomaticamente l’oppressione di una rivoluzione pacifica e l’occupazione militare dell’isola dai paesi del Golfo.Gli Stati Uniti e i loro alleati arabi e europei strumentalizzano i Fratelli Musulmani e i loro gruppi takfiristi in modo tale da far cedere la Siria. E quando parlano di riforme in pubblico,sottopongono una lista di richieste simili a quelle che il segretario di stato Colin Powell aveva proposto nel 2003 e che si articolano intorno ai seguenti punti: rompere l’alleanza con l’Iran, smettere di sostenere i movimenti di Resistenza e accettare una pace squilibrata con Israele.

Quello che Bachar el-Assad ha rifiutato 8 anni fà, mentre 250.000 GI’S si ammassavano alla sua frontiera, non lo accetterà sicuramente neanche oggi a causa dell’agitatzione interna. Cio’ non lo impedirà di proseguire le riforme politiche, giudiziarie e economiche con delle nuove decisione nei prossimi giorni.

http://www.voltairenet.org/article169779.html

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