L’Ue e Frattini minacciano Damasco

L’Alto rappresentante per la Politica estera Ue, Catherine Ashton, ha affermato che l’Europa potrebbe approvare a breve nuove sanzioni contro al Siria
di Alessia Lai
Continuano ad attaccare la Siria e non ascoltano. Non gli interessa sentire cosa Damasco sta facendo realmente: parlano, condannano, inveiscono dall’alto della loro ortodossia democratica. Sono i vari Frattini, i rappresentati dell’Europa e dell’Occidente pacifista in casa d’altri. Nulla di quel che realmente sta succedendo gli interessa, avallano qualunque notizia spacciata da sedicenti attivisti dei diritti umani e non confermata da alcuna fonte indipendente.
L’importante è che sia utile a dipingere Assad come un feroce dittatore, chiaramente mentre di disinteressano bellamente di qualunque violazione dei diritti più elementari avvenga in Bahrein, in Yemen o in Arabia Saudita. I loro mappamondi della democrazia sono a”macchia di leopardo”. Ma è impossibile scalfire tale armata della disinformazione. Il governo di Bashar Assad sta venendo incontro a tutte le richieste dei manifestanti con i tempi indispensabili per un’azione ponderata, che non può certo essere imposta da atti di vero e proprio terrorismo, ben diversi dalle manifestazioni pacifiche di chi fin dall’inizio delle proteste è  sceso nelle strade a chiedere riforme che lo stesso governo ha definito legittime. È stata abrogata la legge d’emergenza, è stato destituito il tribunale speciale che giudicava i dissidenti sono state annunciate una serie di riforme che i Paesi vicino-orientali alleati dell’Occidente non hanno mai nemmeno preso vagamente in considerazione. Ma nulla di tutto questo ha cambiato di una virgola l’atteggiamento internazionale verso Damasco.
Solo Mosca sta puntando i piedi nelle sedi internazionali per ostacolare questa campagna diffamatoria che ha il preciso scopo di abbattere il governo dell’ultimo Paese arabo laico, socialista e soprattutto antiamericano presente nel Vicino Oriente. Ieri infatti la Russia ha respinto le richieste di una riunione speciale del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla Siria per condannare il governo di Assad. Tuttavia è una goccia nell’Oceano, atlantico in questo caso, le uniche voci alle quali si presta attenzione sono quelle “digitali” di presunti attivisti dei quali non si sa nulla e che nella rete Internet snocciolano cifre, raccontano fatti terribili, presumibilmente seduti a qualche tranquilla scrivania di Londra, Washington, Parigi. Gli stessi luoghi da cui si levano le condanne contro il regime di Bashar al Assad. E dai quali partono le minacce.
Ieri l’Alto rappresentante per la Politica estera Ue, Catherine Ashton, ha affermato che l’Europa potrebbe approvare a breve nuove sanzioni contro Damasco, dopo quelle già entrate in vigore martedì. Rispondendo alla domanda di un eurodeputato sul perché il nome di Bashar al Assad non figurasse nella lista dei 13 soggetti colpiti dalle misure restrittive, la Ashton ha precisato:  “Ci torneremo sopra questa settimana. (…) Vi assicuro che è mia intenzione esercitare la massima pressione politica possibile sulla Siria”. È voluto intervenire sull’argomento anche il ministro degli Esteri italiano, affermando che le sanzioni europee nei confronti della Siria rappresentano un “segnale ultimo” per Damasco: il “tempo sta scadendo” ma le riforme possono ancora essere messe in cantiere ha detto il passacarte di via Veneto. Da quando si è messo l’elmetto per bombardare Tripoli, Franco Frattini si lascia andare a minacce in stile nordamericano. Ha però “concesso” ad Assad uno status lievemente diverso da quello del leader libico: “Assad non è Gheddafi”, ha detto Frattini spiegando che “la comunità internazionale ritiene” che il presidente siriano “abbia ancora un margine piccolissimo per approvare le riforme”.
Come i suoi simili Frattini non ascolta, non vuole vedere quel che in Siria sta succedendo. Numerose leggi e riforme hanno sono state già approvate, ma sembra che ai “piani alti” del potere internazionale non se ne siano accorti. Ieri Damasco ha fatto un nuovo annuncio: il governo ha deciso di creare una commissione ad hoc per l’elaborazione di una nuova legge elettorale che riferisca, entro due settimane, i risultati al presidente Bashar al Assad. Nel Paese, intanto, quella che è un’operazione anti-terrorismo su larga scala continua ad essere descritta come una violenta repressione di proteste pacifiche. Talmente pacifiche ha ieri due militari sono stati uccisi da presunti dimostranti. In realtà, nel completo silenzio dei media “embedded”, in Siria sono all’ordine del giorno gli arresti di mercenari entrati illegalmente nel Paese ed equipaggiati con armi di fabbricazione statunitense.
Fonte: rinascita.eu

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