Dalai Lama: un altro mito della CIA

Frequentazioni pericolose #1

Dopo aver parlato della reale natura di un mito della civiltà Occidentale, ossia Cristoforo Colombo, in questo post analizzo la figura di un altro mito, questa volta Orientale, che però viene osannato come una Divinità Superiore anche all’interno della nostra civiltà Occidentale; sto parlando del Dalai Lama e del suo Buddismo tibetano.

Il Dalai Lama è un altro di quei miti ormai consolidati che si sono sostituiti alla caduta di affezione nei confronti della religione cristiana, soprattutto tra i giovani. In Italia troviamo una risma di libri pubblicati dalle più diverse case editrici, libri che vengono ingurgitati senza il minimo spirito critico dalle menti che rifuggono gli scandali della Chiesa Romana. In realtà il Dalai Lama è un altro di quei “miti” creati a tavolino per incanalare le masse all’interno di un’opposizione innocua, controllata e sterile, al pari di quella Bono Vox, la sua ONE Foundation e il suo Live 8. D’altronde, cosa dovremmo pensare di un personaggio che ha ricevuto la Congressional Gold Medal, la massima onorificenza civile del Congresso degli Stati Uniti direttamente dalle mani di George Bush Jr?  Oltre a ciò, come riferito dal Times of India in un articolo dal titolo Dalai Lama: La non violenza non può affrontare il terrore, lo stesso non-violento Dalai Lama ammetteva di amare George Bush, e giustificava la violenza per contrastare il terrorismo. vediamolo per intero:

New Delhi – Il Dalai Lama, un campione della non violenza da una vita, sabato ha candidamente affermato che il terrorismo non può essere affrontato mediante l’applicazione del principio di ahimsa, perchè le menti dei terroristi sono chiuse.
“E’ difficile far fronte al terrorismo attraverso la non violenza” ha detto il leader spirituale tibetano mentre pronunciava qui le Madhavrao Scindia Memorial Lecture.
Egli ha inoltre nominato il terrorismo come il peggior tipo di violenza, che non viene effettuata da un popolo di pazzi, ma da coloro che sono molto brillanti ed educati.
“Essi (i terroristi) sono molto brillanti ed educati…ma in loro è allevato un forte sentimento malato. Le loro menti sono chiuse” ha detto il Dalai Lama.
Egli ha detto che la sola  via per combattere il terrorismo è attraverso la prevenzione. Il capo del governo tibetano in esilio ha lasciato il pubblico sbalordito quando ha detto:“Io amo il presidente George W. Bush“. Ha poi aggiunto che lui e il Presidente degli Stati Uniti hanno subito stretto un accordo nel loro primo incontro a differenza dei politici che si prendono un po di tempo per sviluppare stretti legami.

C’è da dire che il Buddhismo tibetano in generale, ma anche altre correnti buddiste, si sono spesso concretizzate in teocrazie oppressive che hanno schiavizzato, sfruttato e abusato della gran massa della popolazione.
In questo video sotto sono mostrate le foto della vecchia classe dominante tibetana:

in quest’altro sotto invece sono mostrate le foto della classe lavoratrice, o meglio degli schiavi del vecchio Tibet:

Quest’altro video ritrae la miserabile vita dei servi tibetani:

Le foto che seguono sono state rilasciate dagli archivi; queste riflettono la vera vita della gente comune tibetana sotto il governo dei Lama:

La prima immagine mostra due schiavi Tibetani. Le loro mani e i loro piedi sono bloccati assieme dai proprietari di schiavi tibetani, al fine di prevenirne la fuga.

Sapete cosa sono questi? Queste sono le pelli del popolo tibetano! Il Dalai Lama utilizzava pelli umane per eseguire alcune cerimonie buddiste. I padroni di schiavi uccidevano i loro schiavi e tiravano via le loro pelli. In questa foto, ovviamente, la sinistra e la destra sono pelli di bambini, mentre quella centrale appartiene ad uno schiavo adulto. I padroni di schiavi erano disposti a fornire pelli umane al Dalai Lama, perchè credevano così di essere benedetti dal Dalai in accordo al buddismo tibetano:

La terza immagine mostra uno schiavo le cui braccia sono state tagliate via. Quando i Dalai governavano il Tibet, le ossa umane erano trasformate in strumenti religiosi. La cosa più crudele è che i proprietari di schiavi tagliavano braccia e gambe dagli schivi tibetani che erano ancora vivi:

Questa bambina morì di fame. I padroni di schiavi hanno cibo sufficiente e intenzionalmente lasciano morire di fame la schiava femmina, perché vogliono usare il suo cuore, fegato e altri organi per sacrifici. Inoltre la testa sarà trasformata in un contenitore di bevande:

Sapete quanti anni aveva la schiava quando è stata scattata questa foto? La maggior parte di voi penserà che la donna avrà oltre i 60 anni. Ma questa schiava, Jiyang, aveva 35 anni quando fu scattata la foto. Senza dubbio fu la vita da schiava che portò questa donna a tale stato terribile:

Ma queste notizie, nei salottini chic, new age e alternativi nostrani, non vengono certo divulgate. Le filosofie orientali alla maniera “occidentale” sono state opportunamente “depurate” della loro parte più scandalosa; così sono diventate un moda da sbandierare, una spilletta da mettere in bella mostra, un’appendice narcisistica per far vedere quanto si è più elevati e spirituali di altri. Tutto ciò si inserisce all’interno del movimento New Age che, come sappiamo, ha l’obiettivo di mutare la cultura e i valori, al fine di arrivare ad una Religione Unica Globale, che sarà il cemento per il Nuovo Ordine Mondiale, al pari di come il Cristianesimo diventò il cemento culturale per l’Impero Romano, specialmente dopo il Concilio di Nicea del 325 d.c .

Ovviamente, quando si critica il Tibet e il Dalai Lama, la pubblica disinformazione che ragiona per falsi opposti, crede che si stia dalla parte della Cina, in tutto e per tutto, oppure si è fondamentalisti Cristiani o peggio intolleranti religiosi; questa è una tecnica per dividere l’opinione pubblica sui fatti scomodi, per cui se non sei con noi allora sei con il nemico. Sappiamo benissimo, ad esempio, che tipo di regime turbocapitalista schiavista sia la Cina moderna, per non parlare dell’opprimente antico regime di Mao. E’ una tecnica ormai stranota; ad esempio se denunci il Signoraggio sei un nazi-fascista, solo perché dei gruppi estremisti hanno preso tale tema come il loro cavallo di battaglia, magari presentando anche studi documentati; se denunci i crimini della psichiatria allora sei un fondamentalista di Scientology, solo perché questa setta, attraverso il canale del CCDU, ha scelto di denunciare tali crimini, magari presentando anche studi documentati. Quella di dare in pasto a gruppi “impresentabili” le scomode verità che il sistema vuole occultare, è una delle tecniche più efficaci per il discredito totale di tali questioni. Per quanto riguarda l’accusa di intolleranza religiosa, la questione è davvero manipolatoria, infatti è la stessa mentalità che condanna come Antiamericani tutti coloro che denunciano i crimini dei vari governi degli Stati Uniti nel mondo da più di 60 anni. Allo stesso modo dovremmo essere etichettati come intolleranti religiosi se denunciamo i gravi crimini della teocrazia tibetana; insomma, dovremmo ‘tollerare’ tali crimini! Chi ragiona per dati di fatto la vede in un’altra maniera.

Per il Dalai Lama il futuro è roseo

Paul Bondarovski 
The Dot Connector magazine
2 Giugno 2010
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.com

Il Dalai Lama è un fantoccio degli Illuminati e del Nuovo Ordine Mondiale tanto quanto lo sono Henry Kissinger e il primo presidente Kenyano degli Stati Uniti Barak Obama. La lista delle migliori marionette pagate è naturalmente molto più lunga, ma con questi due il Dalai Lama ha una cosa in comune, il Nobel per la Pace, di solito dato a chi meno se lo merita. Kissinger lo ha preso per aver orchestrato diverse guerre in tutto il mondo, che uccisero milioni di persone. Obama non ha orchestrato nulla, ma ha permesso l’espandersi di guerre iniziate da altri. Il Dalai Lama non ha fatto nemmeno questo ed è arrivato alla “Nobelità” solo per aver sorriso e cantato “Che mondo meraviglioso!” ogni volta che le bombe sono cadute dal cielo o i terremoti prodotti da HAARP hanno devastato città e villaggi. Il Dalai Lama, un portavoce di fama mondiale della pace basata sulla rassegnazione, è il solo “rifugiato politico” del pianeta a cui l’élite globale è sempre lieta di stringere la mano e a cui i magnati dello spettacolo sono sempre felici di dargli il benvenuto nelle più grandi e più prestigiose sale concerti.
Recentemente, nel maggio 2010, il Dalai Lama, 74 anni, ha dato una serie di lezioni ad un pubblico pagante alla Radio City Music Hall nel centro di Manhattan a New York, dove doveva fare alcune dichiarazioni inaspettate. In una di esse si autodefinisce un Marxista. Il Marxismo, ha detto, ha “un’etica morale, mentre il capitalismo è solo il modo di fare profitti.” Attraverso un’entourage di monaci in tunica e un sistema di protezione particolarmente pesante, il leader spirituale tibetano in esilio ha affermato che vede “segni evidenti che gli esseri umani sono più maturi” e che il mondo sta diventando un luogo più gentile e più unificato. Alla domanda di un giornalista AFP sul perché i biglietti per le sue lezioni si stavano vendendo per centinaia di dollari, egli scoppiò in una risata e rispose:”Dovresti chiedere all’organizzatore. Io non ho legami…io chiedo sempre agli organizzatori: i biglietti devono essere a buon mercato. Per quanto mi riguarda non ho mai accettato un solo dollaro.” Tale affermazione potrebbe essere fatta anche dal vecchio ‘apparatchik’ sovietico che non aveva mai una moneta in tasca perché non doveva pagare nulla. Nonostante le guerre, l’approfondirsi della crisi economica, il 10% degli americani in carcere e gli altri che vivono in uno stato di prigionia, il Dalai Lama ha detto che l’umanità sta “meglio, non c’è dubbio“, e il futuro è luminoso. Vivere è facile con gli occhi chiusi e nessuno vicino che ti chiama bugiardo. Nessuno vicino che chiami pure nazista il Dalai Lama. Poiché, sin dalla sua adolescenza, il suo mentore, consigliere e amico fuHeinrich Harrer, un ufficiale delle SS e amico personale di Adolf Hitler. Arrivato in Tibet nel 1944, egli contribui qui al rafforzamento del regime dittatoriale, simile a quello dei Talebani in Afghanistan, con il Dalai Lama come sovrano brutale e spietato. (Fonte: Der Spiegel, No. 45, 3 Nov 1997, p. 146.). Altri amici personali Nazisti e terroristi del Dalai Lama molto conosciuti includono o includevano: il Dr. Bruno Berger, un ufficiale delle SS e criminale di guerra condannato che effettuò esperimenti medici sui prigionieri nel campo di sterminio di Auschwitz; Miguel Serrano, leader del partito nazista in Argentina; Il dittatore cileno Augusto Pinochet, un neo-nazista anch’esso e protettore dei nazisti tedeschi in Cile; il terrorista giapponese e assassino di massa Shoko Asahara, l’organizzatore dell’attentato con gas sarin nella metropolitana di Tokyo nel 1995 e riconosciuto colpevole anche di 13 omicidi. Con tutto questo in mente, diventa chiaro quale tipo di “etica morale” piace al Dalai Lama all’interno del Marxismo: quella del gulag di Stalin.

Il giovane Dalai Lama, il "dittatore illuminato"

Henrich Harrer a sinistra del suo amico Adolf Hitler e con il suo amico Dalai Lama.

Dalai Lama e il dottor Bruno Beger

Dalai Lama con i suoi amici Miguel Serrano e Shoko Asahara.

link articolo originalehttp://www.wariscrime.com/2010/06/02/news/for-dalai-lama-the-future-is-bright/

Addio Shangri-La – estratti dal nuovo libro di Michael Parenti

6 luglio 2010
da http://shugdensociety.wordpress.com
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.com

Il libro di Parenti


Anche se non sono d’accordo con tutto ciò che Michael Parenti scrive nel suo nuovo libro 
God and his Demons, egli fa un sacco di buone puntualizzazioni sul Dalai Lama. Egli sottolinea il lato oscuro di molte religioni e dei tanti mali commessi in nome della “Santa causa”. La maggior parte della sua critica al buddismo è finalizzata al Dalai Lama e alla teocrazia feudale del vecchio Tibet. Di seguito sono riportati alcuni estratti del libro:

Il Tibet non era Shangri-La

“Molti Buddisti sostengono che, prima della repressione cinese nel 1959, il vecchio Tibet era un regno libero orientato spiritualmente, lontano dalla corruzione e dal materialismo egoistico che affligge la società moderna industrializzata. Le notizie dei media e i film di Hollywood hanno dipinto la teocrazia tibetana come una vera Shangri-La. Lo stesso Dalai Lama dichiarò che ‘l’influenza pervasiva del buddismo’ in Tibet ‘in mezzo agli ampi spazi aperti di un ambiente incontaminato, portò ad una società dedicata alla pace e all’armonia. Abbiamo goduto di libertà e soddisfazione.”

“Fino al 1959, quando il Dalai Lama presiedette per l’ultima volta il Tibet, la maggior parte della terra arabile era ancora organizzata in poderi feudali lavorati da servi della gleba e di proprietà di monasteri e di padroni secolari…Il comandante in capo dell’esercito Tibetano, un membro del Gabinetto laico del Dalai Lama, possedeva 4.000 Km quadrati di terra e 3.500 servi. Il vecchio Tibet è stato travisato da alcuni dei suoi ammiratori come ‘una nazione che non richiede alcuna forza di polizia perché il suo popolo osserva volontariamente le leggi del karma.’ In realtà, esso aveva un esercito professionale, seppur piccolo, che serviva soprattutto come un gendarme per i proprietari, al fine di mantenere l’ordine e dare la caccia ai servi in fuga.”
“Una donna di 22 anni, essa stessa una serva fuggiasca, riferisce:’Le ragazze serve carine erano solitamente prese dal proprietario come domestiche e utilizzate a suo piacimento’. I servi fuggitivi erano braccati dagli uomini del padrone di casa e picchiati senza pietà. I servi della gleba venivano tassati al momento di sposarsi e ad ogni nascita o morte nella famiglia. Essi erano tassati per piantare un albero nel loro cortile e per il possesso di animali, tassati per le feste religiose e per il ballo in pubblico, e tassati per essere mandati in prigione e dopo essere stati rilasciati. Coloro che non riuscivano a trovare lavoro erano tassati per essere disoccupati e se viaggiavano verso un altro villaggio in cerca di lavoro, pagavano una tassa di traversata.”
“Qualunque cosa siano stati i torti e le nuove oppressioni introdotte dai Cinesi nel 1959, essi abolirono la schiavitù e il sistema di servitù della gleba Tibetano di lavoro non pagato. Eliminarono le schiaccianti imposte dei padroni, iniziarono progetti di lavoro e ridussero grandemente la disoccupazione e la miseria. Istituirono centri sanitari e scuole laiche e costruirono impianti di acqua corrente e sistemi elettrici a Lhasa. Dal 1950 la popolazione tibetana raddoppiò e la durata della vita passò da 36 anni alla media attuale di 65 anni”.
“Sia il Dalai Lama che il suo consigliere e fratello più giovane Tedzin Choegyal, affermarono che ‘più di 1,2 milioni di Tibetani morirono a causa dell’occupazione cinese’. Il censimento ufficiale del 1953 – 6 anni prima della repressione cinese – registrò l’intera popolazione residente nel Tibet in modo opportuno a 1.274.000. Un altro censimento calcolava di inserire la popolazione del Tibet all’interno di circa 2 milioni di persone. Se i cinesi uccisi nel 1960 furono 1,2 milioni, sarebbe stato spopolato quasi tutto il Tibet, trasformato in un territorio mortale costellato di campi di sterminio e fosse comuni, di cui non sembra esserci alcuna prova. Quello che è difficile da procurarsi sono i dati oggettivi sul numero dei tibetani che potrebbero aver perso la vita a causa dell’occupazione cinese.”

Le connessioni del Dalai Lama con la CIA  e i suoi finanziatori bancari

“L’organizzazione del Dalai Lama stesso alla fine ha ammesso di aver ricevuto milioni di dollari dalla CIA durante gli anni ’60”
“Durante il XXI secolo, il Congresso degli Stati Uniti ha continuato a stanziare fondi per la comunità tibetana in esilio attraverso il National Endowment for Democracy e altri canali che suonano più rispettabili rispetto alla CIA. Inoltre il Dalai Lama ha ricevuto denaro dal finanziere George Soros.”

Informazioni di base da Wikipedia

George Soros è stato un ex membro del consiglio di amministrazione delCouncil on Foreign Relations (CFR)
Il National Endowment for Democracy (NED) fornì regolarmente fondi ai candidati di opposizione nelle elezioni in paesi diversi dagli Stati Uniti. Secondo Allen Weinstein, uno dei fondatori del NED, “molto di quello che oggi noi facciamo [NED] 25 anni fa era fatto clandestinamente dalla CIA.” Sul suo sito ufficiale, nella sezione storica, è spiegata la sua differenzia dalla natura segreta delle attività della CIA:

All’indomani della seconda guerra mondiale, di fronte alle minacce ai nostri alleati democratici e senza alcun meccanismo per incanalare l’assistenza politica, i politici statunitensi ricorsero a mezzi segreti, mandando segretamente consiglieri, attrezzature e fondi per sostenere i giornali e i partiti sotto assedio in Europa. Quando alla fine degli anni ’60 fu rivelato che alcune organizzazioni americane private su base volontaria ricevevano finanziamenti dalla CIA per condurre una battaglia di idee nel contesto internazionale, l’amministrazione Johnson concluse che tali finanziamenti dovevano cessare, raccomandando la creazione di un ‘meccanismo pubblico-privato’ per finanziare apertamente le attività all’estero.

Sostenitore delle guerre in Iraq, Afghanistan e del bombardamento della Jugoslavia

“Cos’erano gli anni di carneficina e distruzione provocati dalle forze statunitensi in Iraq, una guerra condannata dalla maggior parte del mondo, anche da un papa conservatore? Il Dalai Lama era indeciso: “La guerra in Iraq, è troppo presto per dire giusta o sbagliata”. In precedenza aveva espresso il sostegno all’intervento militare US/NATO e ai bombardamenti della Jugoslavia durati 78 giorni e alla distruzione di quella vitale democrazia sociale. Egli sostenne anche l’intervento militare USA/NATO in Afghanistan.”

La controversia Karmapa

“Una differenza sorta sulla selezione del diciassettesimo Karmapa, capu tulku del Kagyu, con il Dalai Lama e altri che sostenevano un candidato e la maggior parte dei monaci Kagyu che ne sostenevano un altro, alimentò una dozzina di anni di conflitto, punteggiato da scontri intermittenti e dal saccheggio del monastero di Karmapa in Rumtek, India, da parte dei sostenitori del Dalai Lama.”

La controversia Dorje Shugden 


“Il Dalai Lama manifestò una minore perfetta tolleranza per le altre confessioni religiose. Egli vietò il culto di alcuni vecchi maestri e divinità, sostenendo che tali devozioni causavano la degenerazione del Buddismo Tibetano nell’idolatria. Molti Tibetani che vivevano in India e che veneravano la divinità Dorje Shugden testimoniarono di essere stati vittime di minacce e percosse gravi. Le loro case e le loro colture furono date alle fiamme e i loro greggi furono portati via dagli autoproclamati sostenitori del Dalai Lama. Pur affermando di non aver mai sentito parlare di questi episodi di violenza, il Dalai Lama opinò che ‘se l’obiettivo è buono, il metodo, anche se apparentemente di tipo violento, è ammissibile.”

link articolo originale:http://shugdensociety.wordpress.com/2010/07/06/goodbye-shangri-la-excerpts-from-the-new-book-by-michael-parenti/


Il Dalai Lama e Geoge Soros

da http://shugdensociety.wordpress.com
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.com

George Soros

George Soros è il principale finanziatore del Dalai Lama. Di seguito è riportato un estratto di George Soros, Imperial Wizard di Heather Coffin:

Soros è una figura di spicco del Council on Foreign Relations, del World Economic Forum e di Human Rights Watch (HRW). Nel 1994, dopo un incontro con il suo guru filosofico Sir Karl Popper, Soros ordinò alla sua società di iniziare ad investire nelle comunicazioni in Europa Centrale e Orientale.  La Federal Radio Television Administration della Repubblica Ceca accettò la sua offerta di acquisire e finanziare gli archivi di Radio Free Europe. Soros trasferì gli archivi a Praga e spese più di 15 milioni di dollari per la loro manutenzione. Una fondazione di Soros adesso gestisce le fabbricate dalla CIA Radio Free Europe/Radio Liberty insieme con gli Stati Uniti, e RFE/RL si sono espanse nel Caucaso e in Asia. Soros è il fondatore e finanziatore dell’Open Society Institute. Egli ha creato e sostiene l’International Crisis Group (ICG), che tra le altre cose, è attivo nei Balcani dopo la distruzione della Jugoslavia. Soros lavora apertamente con l’United States Institute of Peace, un braccio palese della CIA. Egli si spinge verso gli statisti del mondo e loro rispondono. E’ stato vicino a Henry Kissinger, Vaclav Havel e al generale polacco Wojciech Jaruzelski. Egli sostiene il Dalai Lama, il cui istituto si trova nel Presidio di San Francisco, che ospita anche la fondazione gestita dall’amico di Soros Mikhail Gorbachev, l’ex leader sovietico. Quando le forze anti-globalizzazione erano bloccate nelle strade fuori dall’hotel Waldorf Astoria a New York nel febbraio del 2002, George Soros era al suo interno per affrontare il World Economic Forum. Quanto la polizia costrinse i manifestanti in gabbie di metallo in Park Avenue, Soros stava decantando le virtù della “Open Society-Società Aperta” unendosi a Zbigniew Brzezinski, Samuel Huntington, Francis Fukuyama e altri.

link articolo originalehttp://shugdensociety.wordpress.com/2010/07/07/the-dalai-lama-and-george-soros/

Il Dalai Lama e il National Endowment for Democracy

traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.com

Qui riporto una notizia pubblicata su Life e corredata di foto:
Il Dalai Lama è onorato a Washington con la Democracy Service Medal
WASHINGTON – 19 Febbraio 2010 – Il Dalai Lama saluta gli ospiti dopo aver ricevuto la Democracy Service Medal durante una cerimonia presso la biblioteca del Congresso, il 19 febbraio 2010 a Washington DC. La medaglia è stata creata dal National Endowment for Democracy ed è stata donata ad una vasta gamma di persone che hanno dimostrato, attraverso l’impegno personale, la loro dedizione al progresso della libertà e dei diritti umani.

da http://shugdensociety.wordpress.com estraggo invece il seguente passaggio:
Di seguito sono riportati alcuni estratti dal post The NED, Tibet, north Korea and Zimbabwe scritto da Stephen Gowans, il quale aiuta a spiegare che il National Endowment for Democracy (NED) è in realtà solo la CIA in incognito:

“Come presidente del NED Carl Gershman ha spiegato:
‘Sarebbe terribile da parte dei gruppi democratici in tutto il mondo essere visti come sovvenzionati dalla CIA, come abbiamo visto negli anni ’60, ed è per questo che ciò è stato interrotto. Noi non abbiamo avuto la capacità di fare questo, ecco il perchè è stato creato l’endowment.’
Così il NED è stato fondato, come spiegato dal reporter del New York Times John Broder nel 1997, per ‘fare all’aria aperta ciò che la Central Intelligence Agency ha fatto di nascosto per decenni’.
Come parte del programma del NED di cambiamento di regime, i governi che politica estera statunitense stabilisce come dei target da rovesciare, sono demonizzati come anti-democratici, mentre i beneficiari della generosità del NED sono resi degli angeli pro democratici. Quello che collega i governi presi di mira non sono le loro pratiche elettorali democratiche, le quali possono variare da assenti a presenti, ma le loro politiche economiche, che tendono a essere restrittive degli investimenti stranieri, delle importazioni e dei diritti di proprietà. Quello che collega i beneficiari delle sovvenzioni del NED non è il loro atteggiamento nei confronti della democrazia elettorale, ma il loro abbracciare la politica americana. L’angelizzazione del Dalai Lama ad opera del NED è un esempio calzante. Il Dalai Lama non è certo un democratico, ma ha ricevuto lucrose sovvenzioni per decenni, anche da parte della CIA e successivamente dal NED. Il ‘leader spirituale’ del Tibet, così come egli è stato consacrato in Occidente, ha presieduto una società teocratica feudale arretrata, prima di fuggire in India dopo una fallita rivolta contro il governo cinese, che aveva sostenuto l’abolizione del feudalesimo tibetano”

link articolo originale:http://shugdensociety.wordpress.com/2010/07/07/the-dalai-lama-and-the-national-endowment-for-democracy/


FEUDALESIMO BONARIO: IL MITO DEL TIBET 


Vi consiglio di leggere l’ottimo articolo dal titolo FEUDALESIMO BONARIO: IL MITO DEL TIBET, sempre ad opera di MICHAEL PARENTI. In questo articolo si smantellano una volta per tutte una sequela di luoghi comuni che sono stati importati nella nostra società occidentale alla ricerca di cose esotiche e alternative. qui sotto ne faccio una sommaria introduzione:
Eccezionalità del buddismo?


Un colpo d’occhio alla storia rivela che le organizzazioni buddiste non fanno eccezione alle persecuzioni violente che hanno così caratterizzato i gruppi religiosi nel corso delle epoche storiche.
L BUDDISMO “POVERO”
Fino al 1959, quando il Dalai Lama presiedette l’ultima volta il Tibet, la maggior parte della terra arabile era ancora organizzata attorno a proprietà feudali religiose o secolari lavorate da servi della gleba. Addirittura uno scrittore come Pradyumna Karan, solidale con il vecchio ordine, riconosce che “una grande quantità di proprietà apparteneva ai monasteri, la maggioranza di essi accumulava notevoli ricchezze… Inoltre, monaci e Lama riuscirono ad ammassare individualmente notevoli ricchezze tramite la partecipazione attiva negli affari, nel commercio e nell’usura.”


IL BUDDISMO “CASTO”

Tashì-Tsering, un monaco, riferisce che era pratica comune per i bambini contadini essere abusati sessualmente nei monasteri. Egli stesso fu vittima di ripetute violenze sessuali perpetrate durante l’infanzia, non molto tempo dopo che fu introdotto nel monastero, all’età di nove anni.
IL BUDDISMO “FEMMINISTA”

Il signore tibetano era solito selezionare fra il meglio della popolazione femminile di servitù della gleba: “Tutte le ragazze graziose della servitù erano solitamente prese dal proprietario come domestiche e trattate come lui desiderava.” Esse “erano soltanto schiave senza alcun diritto.”
IL BUDDISMO “TOLLERANTE” E “PACIFISTA”

Ecco alcune citazioni da “Sette anni in Tibet”, di H. Harrer (come si vedrà, caro amico dell’aristocrazia buddista, e quindi non certo interessato ad infangare l’immagine del Tibet): Mi raccontarono di un uomo che aveva rubato una lampada dorata al burro da uno dei templi di Kyirong. (…) Gli furono pubblicamente mozzate le mani, e il suo corpo mutilato, ma ancora vivo fu avvolto in una pelle di yak bagnata. Quando smise di sanguinare, venne gettato in un precipizio.


I due volti del Dalai Lama

di Tilman Müller Janis Vougioukas su “Stern”

Estratto:

“Tuttavia il Tibet – ben altro rispetto alla rappresentazione che se ne ha in Occidente – non é mai stato un paradiso. Quando nel 1950 vi penetrarono le truppe cinesi, il Tibet si trovava nel più profondo medioevo. Monaci e nobili si spartivano il potere; la maggior parte degli uomini viveva come schiavi, servi della gleba o in schiavitù per debiti. Una brutale polizia religiosa proteggeva il sistema a manganellate e frustate. Molti monasteri disponevano di proprie celle di prigionia. Perfino l’amico del Dalai Lama Heinrich Harrer (il sopramenzionato comandante maggiore delle SS, ndt) rimaneva spesso scioccato: “Il potere dei monaci in Tibet é più unico che raro e si lascia paragonare solo con una ferrea dittatura. Sospettosi, questi sorvegliano su qualsiasi influsso che provenga dall’esterno che possa mettere in pericolo il loro potere. Sono saggi abbastanza da non credere loro stessi per primi alla illimitatezza delle loro forze, ma sono pronti a punire chiunque esterni dubbi in tal senso”. Harrer racconta di un uomo che aveva rubato una lampada d’oro in un tempio. Gli fu tagliata la mano pubblicamente. Poi “il suo corpo mutilato fu cucito dentro la pelle bagnata di uno yak. Quando la pelle fu asciutta, venne buttato nel più profondo burrone”.”

Tibet e strumentalizzazioni politiche

Alessandro Leoni (Comitato Politico Nazionale del Prc)
Firenze, 19 marzo 2008
Estratto:

“Nell’epoca dell’espansione colonialista-imperialista il Tibet finì nell’area d’ influenza britannica (1906 accordo, sponsorizzato dalla Francia in funzione antigermanica, fra Gran Bretagna e Impero zarista Russo sulla delimitazione delle zone d’interesse in Asia, dal Caspio all’estremo oriente! …) e il rappresentante diplomatico di Londra divenne l’ “unico” straniero ammesso a Lahsa. Il Tibet era, allora, un paese dominato da una casta “sacerdotale” (… i “monaci buddisti”, appunto! …) totalmente parassitaria che viveva, certamente in grande “spiritualità” (!?!), sul lavoro di una massa di popolazione “servile” cioè, praticamente, schiavi ! Inutile dire che non esistevano scuole, ospedali, infrastrutture, ecc…
La condizione femminile era tale da renderla di difficile descrizione: praticamente le donne erano considerate alla stregua del bestiame (i famosi yak!).
E’ noto l’ “interesse” del Terzo Reich nazista per la “spiritualità” buddista di rito tibetano! Un bel film di qualche anno fa ha ricordato/ricostruito il viaggio di una delegazione di ufficiali delle “S.S.” a Lahsa, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale (1939). La collaborazione del “buddismo” lamaista con i, non propriamente gentili, “occupanti” giapponesi in Manciuria negli anni trenta e durante l’ultima guerra mondiale è fatto storico noto ed acquisito!”

La CIA sponsor del Dalai Lama

di Jean-Paul Desimpelaere
20 Marzo 2008

Patrick French, mentre era direttore della «Free Tibet Campaign» (Campagna per l’indipendenza del Tibet) in Inghilterra, è stato il primo a poter consultare gli archivi del governo del Dalai Lama in esilio. Ne ha tratto delle conclusioni stupefacenti.

I Cinesi hanno liquidato i Tibetani?

E’ arrivato alla conclusione disilludente che le prove del genocidio tibetano per mano dei Cinesi siano state falsificate e ha anche dato subito le sue dimissioni da direttore della campagne per l’indipendenza del Tibet(1). Negli anni sessanta, sotto la direzione del fratello del Dalai Lama, Gyalo Thondrup, delle testimonianze furono raccolte tra i rifugiati tibetani in India. French constatò che le cifre dei morti erano state aggiustate in seguito. Altro esempio, lo stesso scontro armato, narrato da cinque diversi rifugiati, era stato contato cinque volte. Nel frattempo, la cifra di 1,2 milioni di uccisi per colpa dei Cinesi faceva il giro del mondo.

French afferma che ciò non poteva essere assolutamente possibile: tutte le cifre concernevano solo uomini. E non c’erano che 1,5 milioni di Tibetani maschi, all’epoca. Non ce ne sarebbero quasi più oggi, dunque. Dopo, la popolazione è aumentata per raggiungere quasi 6 milioni di abitanti attuali, cioè quasi due volte quella del 1954. Cifre date sia dal Dalai Lama che dalle autorità cinesi, vi è per una volta un stupefacente accordo. Alcuni osservatori internazionali ( la Banca mondiale, l’Organizzazione mondiale del sanità) si allineano a tali cifre. Non impedisce oggi, ancora, che il Dalai Lama continui a pretendere che 1,2 milioni di Tibetani siano morti a causa dei Cinesi.

Il Dalai Lama è una sorta di papa del buddismo mondiale? Qui, conviene relativizzare le cose. Il 6% della popolazione mondiale è buddista. E’ poco. Inoltre, il Dalai Lama non è per nulla il rappresentante del buddismo zen (Giappone), né del buddismo dell’Asia del Sud-Est (Thailandia), né tanto meno del buddismo cinese. Il buddismo tibetano rappresenta solo 1/60.mo di questo 6%. E, infine, esistono in Tibet quattro scuole separate. Il Dalai Lama appartiene a una di esse: la «gelugpa» (i berretti gialli). In breve, un papa seguito assai poco dai fedeli religiosi, ma molto dagli adepti politici…
Chi sono i suoi sponsor?
Dal 1959 al 1972:
– 180.000 dollari all’anno per lui personalmente, su assegni intestati alla CIA (documenti consegnati dal governo USA; il Dalai Lama ha negato la cosa fino al 1980)
– 1,7 milioni di dollari all’anno per l’attuazione della sua rete internazionale. In seguito lo stesso ammontare è stato versato tramite la dotazione del NED, una organizzazione non governativa USA il cui budget è alimentato dal Congresso. Il Dalai Lama dice che i suoi due fratelli gestiscono «gli affari». I suoi due fratelli, Thubten Norbu (un lama di rango superiore) e Gyalo Thondrup erano stati arruolati dalla CIA dal 1951, il primo per raccogliere fondi e dirigere la propaganda e il secondo per organizzare la resistenza armata.

La bomba atomica indiana: il Buddha sorride

Fin dall’inizio, cioè da quando è divenuto manifesto che la rivoluzione cinese avrebbe avuto successo nel 1949, gli USA hanno tentato di convincere il Dalai Lama a esiliarsi. Misero soldi, logistica e la loro propagande a sua disposizione. Ma il Dalai Lama e il suo governo volevano che gli USA inviassero un esercito sul posto, come avevano fatto in Corea e trovarono dunque la proposta americana assai debole. (Modern War Studies, Kansas University, USA, 2002). Nel 1959, gli USA giunsero, quanto meno, a convincere il Dalai Lama ad abbandonare il Tibet, ma bisognava ancora convincere l’India ad accordargli l’asilo. Eisenhower propose uno «scambio» a Nehru: l’India accettava il Dalai Lama sul suo territorio e gli USA concedevano a 400 ingegneri indiani una borsa di studio affinché si addestrassero al la «tecnologia nucleare» negli USA. Lo scambio fu accettato(2). Nel 1974, la prima bombe A indiana fu apostrofata con il soprannome cinico di… «Buddha sorridente»(3).

1 «Tibet, Tibet», P. French, Albin Michel, 2005.

2 Il maggiore statunitense William Corson, responsabile dei negoziatio dell’epoca, Press Trust of India, 10/8/1999.

3 Raj Ramanna, ex direttore del programma nucleare dell’India, 10/10/1997, Press Trust of India.

Traduzione di Alessandro Lattanzio, redattore di Eurasia. Rivista di studi geopolitici.

http://www.westernshugdensociety.org/our-cause/

Da una segnalazione fatta su stampalibera, che ha ripreso il mio post, aggiungo anche questo articolo di movisol molto interessante:


Come gli inglesi usano il Tibet contro la Cina

Fonte: http://www.movisol.org/08news081.htm


7 aprile 2008 – Gli inglesi tornano ad usare ancora una volta la “Carta tibetana” contro la Cina, innescando e orchestrando scontri a Lhasa e diffondendo menzogne e isteria anti-cinese attraverso il loro poderoso impero massmediale globale. Un’operazione simile fu condotta nel 1932, quando il mondo stava scivolando verso la seconda guerra mondiale: mentre il Giappone lanciava un’invasione della Cina, i britannici tirarono i loro fili in Tibet per aprire un secondo fronte ad occidente.
Per sovrastare l’enorme propaganda di oggi occorre farsi un’idea storica della regione. Il Tibet è da tempo una fonte di profonda ammirazione per i fanatici dell’occultismo e della mistica ai vertici dell’impero britannico. Come patria dei “veri ariani” chiusa al mondo, il centro del buddismo esoterico e “il cuore” geopolitico dell’Eurasia, il Tibet fu usato dagli inglesi come stato cuscinetto per dividere l’India dalla Cina. Fu inoltre coccolato in egual misura dagli inglesi e dai nazisti. Negli anni Trenta vi comandava un alto ufficiale del Raj britannico in India, Hugh Richardson, il quale rimase sul campo anche nel dopoguerra. Nel 1939 vi si recò in visita una delegazione delle Waffen SS naziste di Heinrich Himmler alla ricerca delle vere radice ariane. Nella delegazione c’era anche Bruno Berger, criminale di Norimberga, che s’intrattenne con il Reggente dell’attuale Dalai Lama (il 14°), e strinse con quest’ultimo un’amicizia durata tutta la vita. Un altro amico nazista del Dalai Lama è l’ufficiale delle SS Heinrich Harrer, reso famoso da un film di Hollywood intitolato “Sette anni in Tibet”. Su YouTube c’è il filmato di una loro conversazione.
Non meraviglierà quindi che i disordini esplosi a Lhasa il 14 marzo hanno l’impronta della violenza nazista. La versione di Pechino è stata confermata da James Miles dell’Economist, che si trovava sul luogo. “Ciò che ho visto è la violenza mirata e calcolata contro un gruppo etnico, o meglio, due gruppi etnici, soprattutto i cinesi Han che vivono a Lhasa, ma anche contro la minoranza Hui musulmana”. I rivoltosi, spiega Miles, hanno lasciato illese le attività di proprietà dei tibetani mentre ogni altro negozio “è stato bruciato, o saccheggiato, distrutto, forzato e i beni portati in strada, ammucchiati e bruciati. Si è trattato di uno scoppio straordinario di violenza … che ha sorpreso alcuni dei tibetani che vi assistevano”. La risposta della polizia è stata molto limitata, ha aggiunto.
Tutt’altro che limitata invece è stata la reazione delle grancasse massmediali e politiche occidentali, che hanno sparato a zero sulla “oppressione cinese” della cultura tibetana. Nel caso migliore si tratta di una cultura feudalista. Fino al 1950 la maggior parte dei tibetani erano servi della gleba che lavoravano la terra dei monasteri nei quali abitava circa il 25% della popolazione, mentre il resto erano contadini analfabeti. L’unica strada del Tibet era quella riservata all’auto personale del Dalai Lama. Non c’era nemmeno un sistema giudiziario e la gerarchia religiosa decideva tutto.
Negli anni seguenti i cinesi vi costruirono strade, ospedali, scuole e una ferrovia, senza limitare la libertà di religione. Hugh Richardson, che assisteva a questi sviluppi, commentava: “Gli apologeti possono indicare il progresso materiale e meccanico ma … questi non sono desiderati dalla popolazione tibetana e rappresentano una negazione completa della civiltà e della cultura tibetane”.
Negli anni Settanta l’operazione tibetana fu “delocalizzata” negli USA, sotto l’egida del National Endowment for Democracy e poi quella dell’attore Richard Gere e del prof. Robert Thurman, che allestirono la International Campaign for Tibet (ICT). L’ICT rastrella circa cinque milioni di dollari l’anno e va a braccetto con il WWF, fondato dalle famiglie reali britannica e olandese. Nella stessa cerchia opera anche Amnesty International.
Per quanto riguarda i disordini di Lhasa c’è da notare che all’inizio degli anni Novanta Mark Handelman, dell’ICT, fece avere il visto per gli USA ad un migliaio di giovani adepti del Dalai Lama in India. Tra questi Tsewang Rigzin, che ha trascorso 12 anni negli USA, dove ha preso anche la cittadinanza, ed ha coordinato le sue attività con l’ICT. Rigzin è tornato a Dharamsala, in India, nell’agosto 2007 per essere eletto a capo del Congresso Giovanile ed ha lanciato l’attuale campagna della Tibet People’s Uprising Organization. Si tratta di un’attività politica espressamente vietata dagli accordi raggiunti tra il governo indiano e il Dalai Lama, ed è lesiva per i rapporti tra i due paesi. I cinesi hanno presentato le prove che il Congresso Giovanile, che a parole prende le distanze dal Dalai Lama, ha organizzato gran parte delle dimostrazioni e dei disordini verificatisi in Tibet, in Cina, e in altri posti dal 10 marzo in poi.

Sulla figura di Herrer citata all’ inizio e sul suo legame col nazismo e Hitler si legga anche il seguente articolo del Tmes On line:
http://www.timesonline.co.uk/tol/comment/obituaries/article786458.ece


Altre trazidioni Buddiste 

IL “SOMMO” BUDDISMO THAILANDESE

Milioni di bambini sono sfruttati sul mercato della prostituzione e della pornografia. Nei casi più estremi, oltre ad essere gravemente esposte al lavoro schiavistico, le donne sono i soggetti maggiormente indifesi rispetto alle piaghe dell’abuso fisico e della schiavitù sessuale. Molte giovani donne, in particolare nei paesi poveri, sono entrate, ancora bambine, nel mondo della prostituzione a causa del circolo perverso nel quale sono state precipitate da genitori o parenti che ne hanno abusato sessualmente in tenera età. Nel suo libro “I nuovi schiavi. La merce umana nell’economia globale”  Kevin Bales,   uno dei maggiori esperti di schiavitù moderna e Presidente di Free the Slave, spiega il legame tra il buddismo tibetano e la condizione di schiavitù femminile:

 “Per il buddismo praticato in thailandia le donne sono nettamente inferiori agli uomini. Una donna, non può, ad esempio, raggiungere l’illuminazione, che è l’obiettivo supremo del credente. Nella scala dell’esistenza le donne stanno molto al di sotto degli uomini e solo prestando estrema attenzione la donna può sperare di rinascere come uomo nella sua prossima vita. Di fatto, reincarnarsi in un corpo femminile può significare che la vita precedente è stata particolarmente disastrosa o peccaminosa. In quelle che vengono considerate le sue parole ai fedeli, Buddha mette in guardia i discepoli dal pericolo rappresentato dalle donne: esse sono impure, carnali e corruttrici. Negli scritti buddisti la prostituzione è sanzionata; il vihaya, o regolamento monastico, elenca dieci tipi di mogli, i primi tre dei quali sono “quelle comprate col denaro, quelle che convivono volontariamente, quelle di cui si può godere o usare occasionalmente”. Questa dottrina non contempla la nozione di sesso come peccato; al contrario, il sesso è considerato una forma di attaccamento al mondo fisico e naturale, il mondo della sofferenza e dell’ignoranza. Il senso implicito è che se si deve praticare sesso, bisogna farlo nel modo più impersonale possibile.
il buddhismo thailandese è anche portatore di un messaggio di accettazione e rassegnazione di fronte al dolore e alla sofferenza del vivere. Le cose terribili che accadono a una persona sono, in fondo, il prodotto delle azioni individuali, la ricompensa per i peccati compiuti in questa o in precedenti vite. Tutto ciò che accade ad un individuo, è il suo irrevocabile destino, il suo karma. Per raggiungere la tranquillità necessaria all’illuminazione bisogna imparare ad accettare serenamente e completamente il dolore di questa vita. Per alcune bambine thai il dolore di questa vita comprende la prostituzione coatta.POSSONO COMBATTERE CONTRO L’ABUSO SUBITO MA PER LO PIÙ FINISCONO PER RASSEGNARSI, ENTRANDO NELLA PSICOLOGIA DELLA SCHIAVITÙ’ CHE ANALIZZEREMO IN QUESTO CAPITOLO.
La credenza nell’inferiorità delle bambine non è la sola regola che ne fa delle schiave. I bambini thai, in particolare le bambine, hanno un debito immenso nei confronti dei genitori. Il solo fatto di essere venuti al mondo è un grandissimo dono, così come l’essere nutriti e allevati; ci vuole una vita intera per sdebitarsi. In Thailandia è previsto da sempre che le figlie contribuiscano a pieno titolo al reddito familiare e onorino il loro debito di riconoscenza. In casi estremi ciò significa essere vendute come schiave, sacrificarsi per il bene della famiglia. Allo stesso tempo alcuni genitori non ci hanno messo molto a capire che, vendendo le figlie, si possono realizzare ottimi guadagni.
I pochi casi di bambine che in passato venivano vendute come schiave oggi si sono trasformate in un fiume in piena[…]
Oggi i genitori sentono una forte pressione a comprare beni di consumo di cui, anche solo vent’anni fa, nessuno aveva sentito parlare; la vendita di una figlia può con facilità finanziare l’acquisto di un nuovo apparecchio televisivo. Una recente indagine svolta nelle province del nord ha rilevato che due terzi delle famiglie che avevano ceduto le proprie figlie avrebbero potuto permettersi di non farlo, e tuttavia “avevano preferito comprarsi un televisore a colori e un videoregistratore”.
La domanda di prostitute è andata rapidamente aumentando…


Da una intervista di Kevin Bales:

Quando stava raccogliendo la documentazione per il suo libro, quali sono i casi che più l’hanno impressionata?
I casi di schiavitù di adolescenti avviate alla prostituzione in Thailandia. In una città di provincia, in Thailandia, ho conosciuto un’adolescente che chiamerò Siri, perchè non posso rivelarne il nome. Siri ha quindici anni, e quasi tutte le notti ha rapporti sessuali con 10-15 uomini. Siri è un esempio classico di ciò che intendo per nuova schiavitù: quando aveva 13 o 14 anni, i suoi genitori l’hanno venduta per 2000 dollari USA a un intermediario che l’ha rivenduta a un bordello per il doppio della somma.
Nel bordello, le è stato detto che per riavere la libertà avrebbe dovuto ripagare quattro volte il suo prezzo di vendita, e in più avrebbe dovuto pagare di tasca sua alloggio, vitto e medicine. Anche con 15 rapporti sessuali per notte, il debito continua a crescere, grazie a una falsa contabilità. È un debito che non potrà mai essere ripagato perchè non è un vero e proprio debito, è una menzogna. I suoi conti vengono truccati in modo che il debito non venga mai cancellato e, in ogni caso, Siri non vede mai un soldo. La verità è che lei è stata venduta, e venduta per poco, mentre il profitto che ne ricavano i suoi proprietari è molto elevato: Siri ogni mese frutta almeno tre volte il prezzo d’acquisto originario, rende annualmente, con quello che pagano i suoi clienti per averla, 75mila dollari USA, e il suo non è un caso eccezionale. Se non ti disturba avere uno schiavo, una ragazza come Siri è un ottimo investimento. Naturalmente però lei non potrà durare in eterno: la sieropositività è ormai endemica fra la classe operaia locale da cui provengono i suoi clienti, e i proprietari di Siri se va tutto bene potranno usarla al massimo per quattro o cinque anni. Ma non è un problema, Siri è costata tanto poco come spesa iniziale, i profitti sono talmente enormi, lei è così facilmente rimpiazzabile che se si ammala, o soltanto si permette di dare in qualche modo fastidio, può essere gettata via come un oggetto qualunque.

Link all’articolo originale: http://nwo-truthresearch.blogspot.com/2010/10/dalai-lama-un-altro-mito-della-cia.html


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One Response to Dalai Lama: un altro mito della CIA

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