Il Premio Nobel per la Pace non mostrerà il suo trofeo (di guerra).

Da lunedì  non si fa altro che parlare della “morte” di Bin Laden. Pensavo di aver già letto abbastanza e che almeno gli sceneggiatori di questa farsa si ripossasero per il resto della settimana. Ma evidentemente bisogna battere il ferro finchè è caldo e fornire altre stupende dichiarazioni che sono degne del film comico dell’anno, appunto la “morte di Bin Laden” in diretta e senza corpo.

Anzi un corpo bruciato e gettato in mare- c’è chi dice nel Pakistan e chi addirittura, come la CCN e il NewYork Times, affermano che il mare era quello afgano, miracoli della tecnologia che fa sorgere dei mari laddove non ci sono- a cui però hanno preso il DNA e sono riusciti addirittura a  recuperare gli hard-disk del pc ! che detto tra di noi, si trovava in un quartiere frequentato dall’elite pachistana e circondato da telecamere. Tutto fa scena.

A questo si sono aggiunte le dichiarazioni della figlia- sperando che da commedia non diventi una soap opera- che ha assicurato che suo padre è stato preso e portato via dagli “americani”.

Giustizia è stata fatta, ha annunciato Obama la sera del “delitto” e tutti aspettano la prova del delitto. Ma il premio Nobel per la Pace ecco che fa il suo annuncio: le foto post-morten di Bin Laden non circoleranno, le terranno per loro perché la loro visione potrebbe far aumentare la rabbia di quei pericolosi criminali di Al-Qaeda e mettere il mondo sotto serie condizioni di pericolo ( il copione del terrorismo ha successo da più di 10 anni, tanto vale continuare a sfruttarlo).

Durante un’intervista al programma “60 minutes” che sarà trasmesso dalla CBS domenica, (il portavoce della Casa Bianca, Jay Carey, ha anticipato la messa in onda dell’intervista leggendo la trascrizione della stessa)  Obama spiega perché le foto di un uomo che è stato sparato in testa non saranno pubblicate, questo, infatti dice, potrebbe essere considerato come “un’incitazione a violenza addizionale o come strumento della propaganda”.

“Noi non usiamo quel materiale come trofeo” ha sottolineato Obama dato la natura grafica delle foto, che lui assicura aver visto, “creerebbe alcuni rischi a livello di sicurezza nazionale”.

Ed in questo reppubblicani e democratici coincidono: non bisogna far vedere le foto, questo potrebbe infiammare ancora di più l’opinione pubblica in Medio Oriente. Tranne Sarah Palin che ritiene che i loro nemici “se la faranno sotto quando vedranno la potenza degli USA fino a dove arriva”. (se lo dice lei!)

Di fronte allo scetticismo dell’opinione pubblica mondiale sulla morte di Bin Laden ed il reclamo di prove Obama risponde che “non crediamo che una fotografica provochi differenze. Continueranno ad esserci persone che lo negheranno. Ma il fatto è che non si tornerà a vedere Bin Laden camminando per la Terra di nuovo”.

Quindi, secondo tale dichiarazione, Bin Laden se n’è andato in giro  per il mondo durante 10 anni e loro, con tutta la struttura militare e tecnologica di cui dispongono non sono riusciti a beccarlo!! Bisogna fare un grande lavoro di fantasia per credere ad una simile storia…ma purtroppo tanti ci credono, come quei pochi o molti statunitensi che esultavano nel Ground Zero per la morte di un morto di cui non si può vedere il corpo, quasi che la vista del corpo e non la morte in sé provocherebbe un’ira aggiuntiva….

La crisi non risparmia neanche Hollywood.

Pensi? Sei un Complottista!

di Marco Cedolin

Ho sempre detestato le etichette preconfezionate, i codici a barre che ti appiccicano addosso mentre sei voltato dall’altra parte, la presunzione di volerti a tutti i costi catalogare, classificare, enumerare, per introdurti a forza dentro ad una gabbia, dove dovresti sentirti obbligato a recitare la tua parte, come un animale dello zoo.

Fra tutti i maldestri  tentativi di rinchiuderti in un luogo angusto dove tu non possa nuocere e ridurti allo stato di fenomeno da baraccone, senza dubbio quello più urticante è la qualifica di “complottista”, affibbiata a chiunque tenti di fare informazione (sul web o in altra sede) senza sottostare alle regole base imposte dai media mainstream.
Scrivere riguardo all’argomento che ti viene richiesto, farlo con il taglio che ti viene richiesto, non mettere mai in dubbio i dogmi su cui né fondata la società dell’informazione politicamente corretta, non scrivere mai qualcosa che possa  mettere in cattiva luce il sionismo o gli Stati Uniti, fingerti un dotto analista e un letterato raffinato, anche quando fai fatica a mettere insieme una frase di senso compiuto e scrivi su giornalacci disposti a pubblicare immagini taroccate con fotoshop e notizie destituite di ogni  fondamento, pur di alzare la tiratura e compiacere il padrone…..
Sei complottista quando ti permetti di mettere in luce le macroscopiche incongruenze del b-movie montato maldestramente per mistificare quanto accaduto l’11 settembre. Sei complottista se osi fare notare che quell’Osama Bin Ladin dato come assassinato un paio di giorni fa dai marines di Obama, non esisteva più da ormai dieci anni, se non come presenza olografica in messaggi video di dubbia provenienza e ancor più dubbia realisticità. E quando esisteva in carne ed ossa aveva ribadito pubblicamente a più riprese la propria estraneità rispetto agli attentati in oggetto.
Sei complottista se manifesti scetticismo nei confronti dell’Europa dei burocrati e dei banchieri, se ti preoccupi per le conseguenze della globalizzazione,  se hai l’ardire di mettere in evidenza lo strapotere delle banche e l’egemonia economica delle multinazionali, se provi ad indagare sulle nuove tecnologie, se cerchi di leggere le motivazioni di una guerra, andando appena un poco più in profondità rispetto alle frasette di circostanza esperite nei TG e nei salottini chic dei commentatori televisivi. Se incautamente ti  senti in dovere di portare a conoscenza dei “meno” (perché quello è il tuo pubblico) verità scientifiche appurate contro ogni ragionevole dubbio, ma sottaciute dai media a causa della propria scomodità.
Se esterni perplessità sulla campagna di terrore per l’influenza suina, montata ad arte per vendere un vaccino dannoso che doveva rimpinguare le casse delle multinazionali farmaceutiche. Se dimostri dati alla mano che in merito all’alta velocità ferroviaria stanno raccontando una sequela di fesserie, se ti preoccupi per le sorti di un ecosistema in via di decomposizione, se non ti rivolgi al cemento con l’espressione adorante e lo sguardo trasognato e se ti permetti di puntualizzare che il mondo è un sistema finito, a differenza dell’imbecillità che sembra davvero non finire mai.
E diventeresti un complottista ancora più pericoloso, se per caso insistessi troppo sui massacri di Gaza,  se solo carezzassi l’idea di approfondire argomenti tabù quali il signoraggio, Haarp, le scie chimiche o il nuovo ordine mondiale, se giungessi a partorire pensieri pericolosi come quello che fare informazione significa anche guardarsi intorno con spirito aperto e non restare chiuso nel proprio gusto di certezze autoreferenziali.
Servo o complottista, senza che mai venga presa neppure in considerazione quella terza via che consiste nel tentativo di fare informazione seriamente, senza altro padrone che la propria onestà intellettuale, con il rischio di sbagliare connaturato in ogni azione umana, ma anche la consapevolezza di avere offerto il tuo pensiero a chi nutre il piacere di leggerlo, anziché esperire una sequela di “marchette” ben pagate per il migliore offrente.

Dichiarazioni del presidente Obama sulla morte di Osama Bin Laden: la propaganda è servita.

“… l’illusione risulta essere più importante della realtà…”  Le Bon (ndt)

 

Buona sera. Questa sera posso dire al popolo statunitense e al mondo che gli USA hanno eseguito un’operazione che ha eliminato a Osama Bin Laden, il leader di Al Qaeda,  un terrorista responsabile dell’uccisione di mille di uomini, donne e bambini innocenti.

Dieci anni fa è avvenuto il peggior attacco ,nella nostra storia, contro il popolo statunitense ombreggiando un solare giorno di settembre. Le immagini dell’11 settembre sono registrate nella nostra memoria nazionale: gli aerei sequestrati che si aprivano strada nel cielo senza nuvole di settembre; le Torri Gemelle che crollano; il fumo nero che usciva dal Pentagono; i resti del volo 93 a Shanksville, Pennsylvania, dove l’azione di eroici cittadini hanno evitato altro dolore e distruzione.

Ma, sappiamo che le peggiori immagini sono quelle che il mondo non ha potuto vedere. La sedia non occupata durante la cena. I bambini che si videro forzati a crescere senza uno dei genitori. I padri che mai sapranno quello che si sente ad essere abbracciati  da un figlio. Quasi 3000 cittadini che sono stati portati via, lasciandoci un gran vuoto nel cuore.

L’11 settembre 2001, nel nostro tempo del dolore, il popolo statunitense si è unito. Abbiamo offerto una mano ai nostri vicini e donato sangue ai feriti. Abbiamo rafforzato i rapporti in comune e il nostro amore per la comunità e la patria. Quel giorno, indipendentemente dalla nostra origine, il Dio che preghiamo o la nostra razza o origine etnica, ci siamo uniti come una famiglia statunitense.

Ci siamo anche uniti nella nostra determinazione di proteggere la nostra nazione e far giustizia contro quelli che hanno commesso quel brutale attacco. Presto venimmo a conoscenza che gli attentati dell’11 settembre furono eseguiti da Al-Qaeda, un’organizzazione guidata da Osama Bin Laden che aveva dichiarato guerra aperta agli USA ed si dedicava ad uccidere innocenti nel nostro paese e intorno al mondo. Quindi, siamo andati in guerra contro Al-Qaeda per proteggere i nostri cittadini,i nostri amici e alleati.

“… nella storia l’apparenza ha sempre avuto un ruolo più importante della realtà. Le folle non si lasciano influenzare dai ragionamenti. Le folle sono colpite soprattutto da ciò che vi é di meraviglioso nelle cose. Esse pensano per immagini, e queste immagini si succedono senza alcun legame.” Le Bon (ndt)

Negli ultimi 10 anni, grazie al lavoro instancabile e eroico delle nostre Forze Armate e dei nostri professionisti dedicati a combattere il terrorismo, abbiamo raggiunto grandi successi. Abbiamo frustrato attacchi terroristici e rafforzato la difesa del nostro territorio. In Afghanistan abbiamo sbattuto fuori dal governo i talebani, che avevano dato rifugio e appoggio a Bin Laden e Al Qaida. E in tutto il mondo, abbiamo collaborato con i nostri amici e alleati per catturare o uccidere a decine di terroristi di Al Qaeda, includendo molti che presero parte al complotto dell’11 settembre. ( se la son cantata e suonata da soli, ndt)

Però Osama Bin Laden evitò la sua cattura e fuggì attraversando la frontiera tra l’Afghanistan ed il Pakistan. Nel frattempo Al Qaeda ha continuato ad operare lungo quella frontiera e per mezzo delle sue filiali in tutto il mondo. (Sembra una multinazionale, ndt)

Allora, poco dopo  essere diventato presidente, ordinai a Leon Panetta, direttore della CIA, che desse massima priorità all’eliminazione o cattura di Bin Laden nella guerra contro Al Qaeda, mentre continuavamo i nostri sforzi più forti per destabilizzare, smantellare e vincere la sua rete.

Dopo, ad agosto, dopo anni di un applicato lavoro dai membri dei nostri servizi dell’intelligence, fui informato di piste possibili su Bin Laden. Non c’era alcuna certezza su questo, e ci vollero molti mesi perseguirle fino alla fine. Mi riunì ripetutamente con la mia squadra della sicurezza nazionale man mano ottenevamo più informazione sulla possibilità di aver localizzato  Bin Laden, che si nascondeva in un complesso all’interno del Pakistan. Finalmente, la scorsa settimana decisi che avevamo sufficiente informazione per agire e ho autorizzato un operativo per catturare a Osama Bin Laden e portarlo di fronte alla giustizia. (Si sarà dimenticato di portarlo davanti alla giustizia…con tanto lavoro che ha fatto per far risorgere i morti!! ndt)

Oggi, sotto i miei ordini (Yes, he can again! ndt), gli USA hanno lanciato un operazione contro il complesso a Abbottabad, nel Pakistan. Un piccolo gruppo di statunitensi hanno portato avanti l’operazione con straordinario valore e capacità. Nessun statunitense è rimasto ferito (quindi non c’è stato nessun fenomeno poltergeist,ndt). Sono riusciti ad evitare la morte di civili. Dopo una sparatoria, hanno eliminato a Osama Bin Laden e preso la custodia del cadavere (ormai in stato avanzato di decomposizione,ndt)

Durante più di due decenni, Bin Laden è stato il leader di Al Qaeda ed il suo simbolo, e ha continuato a pianificare attacchi contro il nostro paese e i nostri amici e alleati. La morte di Bin Laden rappresenta il successo più significativo fino ad oggi negli sforzi del nostro paese per sconfiggere Al Qaeda.

Ma, la sua morte non rappresenta la fine dei nostri sforzi. Non c’è dubbio che Al Qaeda continuerà a pianificare attacchi contro di noi. Dentro il paese e all’estero, dobbiamo stare all’allerta, e così lo faremo. (si consiglia la visione del seguente video: http://www.youtube.com/watch?v=64c-4uv4ze4 ndt)

Facendolo, dobbiamo anche ribadire che gli USA non sono- e non saranno mai- in guerra contro l’Islam. Ho lasciato ben chiaro, come lo fece il presidente Bush poco dopo l’11 settembre, che la nostra guerra non è contro l’Islam. Bin Laden non era un leader musulmano, era un assassino delle masse musulmane. Di fatto, Al Qaeda ha ucciso  molti musulmani in molti paesi, incluso il proprio. Quindi la sua sparizione deve essere la benvenuta da tutti coloro che credono nella pace e nella dignità umana.

Durante questi anni, ho detto chiaramente e ripetutamente che avremo preso misure dentro il Pakistan se fossimo venuti  a conoscenza di dove si trovasse Bin Laden. Questo è quanto abbiamo fatto. Ma è importante segnalare che la nostra cooperazione col Pakistan per combattere il terrorismo ci ha aiutati a localizzare Bin Laden e il nascondiglio dove si trovava. Di fatto Bin Laden aveva anche dichiarato guerra contro il Pakistan e ordinato attacchi contro i pachistani.

Questa sera ho chiamato al Presidente Zardari e membri della mia squadra hanno parlato con i loro omologhi pachistani.

Concordano che è una buona giornata storica per entrambi i paesi. E da adesso in poi, è essenziale che il Pakistan continui a sommarsi a noi nella lotta contro Al Qaeda ed i suoi affiliati.

Il popolo statunitense non ha scelto di partecipare a questa lotta. E’ arrivata sulle nostre coste e si è iniziato con il massacro senza senso dei nostri cittadini. Dopo quasi 10 anni di servizio, lotta e sacrificio, ben conosciamo il prezzo della guerra. (lo conoscono principalmente i cittadini di tutto il mondo che  pagano la guerra , ndt), Questi sforzi pesano su di me ogni volta che, come Comandante in Capo, devo firmare una lettera ad una famiglia che ha perso  un essere caro o guardare negli occhi  un membro delle Forze Armate  gravemente ferito.

Allora, gli statunitensi capiscono il prezzo della guerra. Ma, come paese, non tollereremo mai che si minacci la nostra sicurezza ne resteremo a braccia conserte mentre si uccida la nostra gente. Difenderemo implacabilmente i nostri cittadini, amici e alleati. Saremo fedeli ai valori che ci fanno essere quelli che siamo. Ed in serate come questa, possiamo dire a quelle famiglie che hanno perso i loro a causa del terrorismo di Al Qaeda: Giustizia è stata fatta.

Questa sera, ringraziamo  innumerevoli professionisti dell’intelligence e dell’antiterrorismo che hanno lavorato instancabilmente per ottenere questi risultati. Gli statunitensi non vedono il loro lavoro ne conoscono il loro nome. Ma questa notte, sentono la soddisfazione del loro lavoro ed il risultato della ricerca della giustizia.

“Quelli che manipolano il meccanismo nascosto della società costituiscono un governo invisibile che è il vero potere che controlla. Noi siamo governati, le nostre menti vengono plasmate, i nostri gusti vengono formati, le nostre idee sono quasi totalmente influenzate da uomini di cui non abbiamo mai nemmeno sentito parlare”. Barneys. (ndt)

Ringraziamo gli uomini che hanno realizzato questa operazione dato che rappresentano la professionalità, il patriottismo ed il valore senza precedenti di chi è al servizio della nostra patria. E sono parte di una generazione che ha portato il maggior peso da quel giorno di settembre.

Finalmente, permettetemi di dire alle famiglie che hanno perso il loro cari l’11 settembre che non abbiamo mai dimenticato la loro perdita, ne venuti meno alla responsabilità di assicurarci di fare il necessario per impedire un altro attacco al nostro territorio.

E questa sera, ricordiamo lo spirito di unità che è prevalso l’11 settembre. So che a volte si è indebolito. Ma, il successo di oggi è la prova della grandezza del nostro paese e la determinazione del popolo statunitense.

La causa di velare per la sicurezza del nostro paese non è completa. Ma questa sera, ci viene ricordato nuovamente che gli USA possono fare tutto ciò che si propongono. Questo è il tema della nostra storia, sia nella ricerca della prosperità per il nostro popolo che nella lotta per l’uguaglianza di tutti i nostri cittadini; il nostro compromesso di difendere i nostri valori all’estero e i nostri sacrifici per rendere il mondo un luogo più sicuro.

Ricordiamo che possiamo fare queste cose non soltanto a causa della ricchezza o del potere ma per quello che siamo: una nazione protetta da Dio, indivisibile, con libertà e giustizia per tutti.

Grazie-. Che Dio vi benedica e che Dio benedica a Stati Uniti d’America.

Fonte: http://www.voltairenet.org/article169696.html

Traduzione: FreeYourMind!

Il grande sogno americano:

http://www.youtube.com/watch?v=NtDpmeZ0sX8

I Quattro Cavalieri che vi Rapinano alla Pompa di Benzina

DI DEAH HENDERSON Globalresearch.ca

Mentre gli Americani vengono derubati alla pompa di benzina, Exxon Mobil registrerà questa settimana un incremento del 60% nei suoi profitti netti del quadrimestre, arrivando a 10 miliardi di dollari. Royal Dutch/Shell avrà invece un 30% d’aumento.

Nel 1975 lo scrittore britannico Anthony Sampson utilizzò il termine ‘Le Sette Sorelle” per indicare, per mezzo di un nome collettivo, un ombroso cartello petrolifero che, nel corso della sua storia, è riuscito a eliminare tutti i suoi competitori e a controllare le risorse petrolifere mondiali. La definizione di Sampson, le ‘Sette Sorelle’, venne però prima pronunciata dal dirigente petrolifero italiano Enrico Mattei.

Negli anni ’60 Mattei iniziò a negoziare con l’Algeria, la Libia e altri paesi dell’OPEC che volevano vendere il loro petrolio in tutto il mondo senza dover aver a che fare con le ‘Sette Sorelle’. L’Algeria ha avuto una lunga storia di sfide con Big Oil e fu guidata dal presidente Houari Boumedienne, uno dei più grandi leader del socialismo arabo di tutti i tempi, che fece conoscere la sue originali idee per un “Nuovo Ordine Economico Internazionale” nei suoi discorsi accorati alle Nazioni Unite, in cui incoraggiava la formazione di un cartello dei paesi produttori all’interno dell’OPEC per avviare un’emancipazione del Terzo Mondo.

Nel 1962 Mattei morì in un misterioso incidente aereo. L’ex agente d’intelligence Thyraud de Vosjoli è sicuro del fatto che i servizi francesi vi fossero coinvolti. William McHale del Time, che seguì Mattei nel tentativo di rompere il cartello del petrolio di Big Oil, morì anche lui in questo strano incidente.

Una nuova ondata di fusioni che avvenne alla fine del millennio ha trasformato le ‘Sette Sorelle’ di Sampson – Royal Dutch/Shell, British Petroleum, Exxon, Mobil, Chevron, Texaco e Gulf – in un cartello ancora più ristretto che, nel mio libro “Big Oil & Their Bankers…” indico col nome dei “Quattro Cavalieri”: Exxon Mobil, Chevron Texaco, BP Amoco e Royal Dutch/Shell.

Alla fine del XIX secolo, John D. Rockefeller era ormai conosciuto come “il Mercante Illuminato” in un periodo in cui il petrolio stava fornendo l’alimentazione alle lampade dei comodini in ogni casa americana. Rockefeller comprese che era la raffinazione del petrolio per ottenerne i derivati, e non tanto la vera e propria produzione di greggio, che avrebbe consentito il controllo dell’industria mondiale.

Nel 1895 la sua Standard Oil Company possedeva il 95% di tutte le raffinerie degli Stati Uniti mentre stava espandendo le sue operazioni oltremare. Riassumendo la sua volontà di creare un nuovo monopolio petrolifero, Rockefeller una volta affermò: “È venuto il tempo delle associazioni. L’individualismo non esisterà mai più.”

Standard Oil Trust di Rockefeller iniziò a illuminare il Nuovo Mondo per mezzo dei finanziamenti di Kuhn Loeb e della famiglia di bancari Rothschild. Mentre i Rockefeller stavano lavorando a formare la struttura del mercato energetico dalla parte americana, i Rothschild stavano consolidando il loro controllo sulle risorse petrolifere del Vecchio Mondo.

Dal 1892 Shell Oil, sotto la direzione di Marcus Samuel, iniziò a spedire il greggio South Sea attraverso il canale di Suez per fornire le industrie europee. Shell prese il nome dall’abbondanza di conchiglie che contornavano le spiagge dell’arcipelago controllato dagli olandesi che oggi prende il nome d’Indonesia. La famiglia Samuel controlla la più grande merchant bank di Londra, Hill Samuel, così come la trading house Samuel Montagu.

Nel 1903 la svedese Nobel e la francese Far East Trading controllata dai Rothschild –finanziate entrambe dal re Guglielmo III – si unirono a Shell Oil dei Samuel e degli Oppenheimer per formare l’Asiatic Petroleum Company.

Nel 1927 Royal Dutch Petroleum scoprì un giacimento petrolifero a Seria, al largo delle coste del Brunei, il cui sultano sarebbe diventato l’uomo più ricco al mondo grazie alla sua lealtà verso la corona olandese. I sovrani britannici e olandesi che controllavano Royal Dutch fusero la loro compagnia con la Shell Oil, degli Oppenheimer e dei Samuel, e la Far East Trading, dei Nobel e dei Rothschild: così nacque Royal Dutch/Shell. La Regina Beatrice della casata olandese degli Orange e Lord Victor Rothschild sono i due più grandi detentori di quote azionarie.

Nel 1872 Il barone Julius du Reuter ottenne una concessione di 50 anni per l’estrazione in Iran. Nel 1914 il governo britannico prese il controllo dell’Anglo-Persian Company e la rinominò prima Anglo-Iranian, poi British Petroleum e alla fine BP. La casata britannica degli Windsor controlla una grande posta in BP Amoco, mentre la monarchia del Kuwait ne possiede il 9,5%.

Nel 1906 il governo degli Stati Uniti ordinò lo smantellamento di Standard Oil Trust dei Rockefeller, visto che aveva violato lo Sherman Anti-Trust Act. Il 15 maggio del 1911 la Suprema Corte statunitense dichiarò: “Sette uomini e una macchina aziendale hanno cospirato contro i nostri cittadini. Per la sicurezza della Repubblica decretiamo che questa pericolosa cospirazione termini il 15 di novembre.”

Ma l’interruzione delle attività di Standard Oil all’interno dei confini nazionali servì solamente per incrementare il capitale della famiglia Rockefeller, che deteneva il 25% di quote di ciascuna compagnia. Presto le nuove compagnie iniziarono a fondersi.

La nuova Standard Oil of New York si unì a Vacuum Oil per formare Socony-Vacuum, che divenne Mobil nel 1966; Standard Oil of Indiana si fuse con Standard Oil of Nebraska e Standard Oil of Kansas e nel 1985 divenne Amoco. Nel 1972 Standard Oil of New Jersey divenne Exxon. Nel 1984 Standard Oil of California si unì a Standard Oil Kentucky per formare Chevron. Standard Oil of Ohio (Sohio) trattenne il marchio Standard fino a che non venne acquistato da BP, che comprò anche la recentemente costituita Atlantic Richfield (ARCO). I Rockefeller riuscirono così a possedere una larga fetta delle quote di BP.

Nel 1920 Exxon, BP e Royal Dutch/Shell dominavano il mercato mondiale del petrolio in piena espansione, con le famiglie Rockefeller, Rothschild, Samuel, Nobel e Oppenheimer, assieme ai sovrani britannici e olandesi, che ne detenevano la gran parte delle quote. Due altri ‘piccoli figli’ dei Rockefeller, Mobil e Chevron, non erano molto distanti dalle Tre Grandi. La famiglia texana dei Murchison – sostenuti dai Rockefeller – aveva il controllo di Texaco, assieme alla famiglia Mellon.

Il primo tentativo messo in atto dalle Sette Sorelle per soffocare la competizione avvenne nel 1928 quando Sir John Cadman di British Petroleum, Sir Henry Deterding di Royal Dutch/Shell, Walter Teagle di Exxon e William Mellon di Gulf si riunirono al castello di Cadman vicino Achnacarry, in Scozia. In quel luogo raggiunsero un accordo per dividersi le riserve e i mercati petroliferi.

L’Accordo di Achnacarry divenne ben noto agli insider dell’industria del petrolio come l’accordo “Va Bene Così”, perché il suo obbiettivo era quello di mantenere lo status quo tramite il quale le Sette Sorelle stavano controllando il petrolio del mondo per mezzo di accordi per la ripartizione del mercato, la condivisione degli impianti di raffinazione e di stoccaggio, e accordandosi per limitare la produzione in modo da tenere i prezzi alti.

Big Oil firmò altri tre accordi nei successivi sei anni: il “Memorandum d’Intesa per i Mercati Europei” fu seguito nel 1932 da “Punti di Accordo sulla Distribuzione” e nel 1934 dal “Memorandum Breve sui Principi”.

Tra il 1931 e il 1933 i Quattro Cavalieri tagliarono in modo spietato il prezzo del greggio East Texas da 0,98 dollari a 0,10 dollari al barile. Molti wildcatters (ndt: erano i proprietari di pozzi non troppo redditizi al di fuori dei grandi giacimenti, in zone generalmente remote) texani furono buttati fuori dal mercato. Quelli che rimasero furono forzati a ridurre le loro quote di produzione sotto la minaccia delle aziende più grandi – quote che ancora sussistono fino ai nostri giorni. Sono queste quote, e non “gli ambientalisti”, che servono per tenere gli Stati Uniti dipendenti dal petrolio del Golfo Persico, dove Big Oil domina il gioco.

Nel portare l’industria petrolifera a una dimensione internazionale – che richiede miliardi di capitale, i Quattro Cavalieri fecero tutto il possibile per mantenere intatto il loro controllo. Tolsero anche il lavoro a migliaia di lavoratori in Texas e in Louisiana.

John D. Rockefeller non controllava le riserve petrolifere. Investì così in modo massiccio nella raffinazione del petrolio e per la realizzazione di accordi con le ferrovie controllate dai Morgan al fine di tagliare i costi di spedizione. Gli wildcatters texani dovevano invece pagare molto di più per spedire il loro petrolio. Non avevano neanche la più remota conoscenza di come raffinare il greggio, né i capitali per comprare le costose raffinerie. Tutti i loro averi erano indirizzati alle attrezzature per la perforazione, che avevano comunque un costo notevole..

Oggi la fortuna della famiglia Rockefeller è ancora principalmente investita nelle operazioni downstream (ndt: tutte le operazioni successive all’estrazione) come il petrolchimico e le quella delle materie plastiche, così come nelle industrie che dipendono dal petrolio, tra cui la bancaria, l’aerospaziale e quella della costruzione di autoveicoli.

Negli anni ’80 il direttore di lungo corso della Chase Manhattan David Rockefeller investì 35 miliardi di dollari a Singapore, che da allora divenne un importante centro di raffinazione e di stoccaggio. La più grande raffineria di Royal Dutch/Shell è a Pulau Bukom.

Nel 1991, quando le Tigri Asiatiche iniziavano a ruggire, Exxon Mobil introdusse la benzina senza piombo in Thailandia, Malesia, Honk Kong e Singapore. Veniva prodotta nella gigantesca raffineria di Jurong, sempre in Singapore.

I Quattro Cavalieri hanno fatto i loro soldi principalmente nel downstream. Sono i più grandi raffinatori e venditori di greggio al mondo in tutte le sue forme. RoyalDutch/Shell è sia il più grande raffinatore che il maggior venditore di greggio, e al momento fornisce un decimo dei barili di prodotto raffinato in tutto il mondo. La sua politica aziendale ha avuto grande beneficio da questa scelta, che le ha fruttato una serie di record nei suoi profitti a partire dal 1988 e per molti anni a venire. Il 77% dei profitti di Shell derivano oggi dal petrolchimico.

Shell possiede anche il più grande impianto di raffinazione al mondo ad Aruba, un’isola delle Antille Olandesi, proprio davanti le coste venezuelane. Nel 1991 Shell vendette una raffineria ormai datata sulla vicina isola di Curacao mentre stava rinnovando gli impianti di Aruba. Il completamento di questo grande stabilimento fece sì che il greggio venezuelano diventasse sempre più importante per la fornitura di petrolio mondiale. Anche il greggio che viene dalle nazioni africane, come Nigeria e Angola, viene raffinato agli impianti della Shell a Aruba, che sono collocati proprio nei pressi dell’enorme raffineria “Lago” della Exxon Mobil, vicino al lago venezuelano di Maracaibo, da dove deriva la maggior parte del greggio del Venezuela.

Le attività di Royal Dutch/Shell sono attualmente incentrate sullo sviluppo del mercato del gas naturale e investono in modo massiccio negli impianti di Middle Distillate Synthesis (MDS) che convertono il gas naturale liquefatto in prodotti liquidi high-grade. Dal 1996 hanno costruito impianti di MDS in Malesia, in Nigeria e in Norvegia. Nel 1993 Shell si è unita a Mitsubishi e Exxon Mobil in un progetto per il gas di 3 miliardi di dollari in Venezuela e ha avviato un’espansione del settore petrolchimico di 1,1 miliardi di dollari in Brasile. Lo stesso anno BP Amoco ha scoperto alcuni giacimenti petroliferi nella vicina Colombia.

Nel 1969 Exxon possedeva 67 raffinerie di petrolio in 37 pesi. Nel 1991 oltre il 60% dei profitti di Exxon venivano da operazioni downstream. Solo nel primo quadrimestre di quell’anno, Exxon registrò 2,4 miliardi di dollari di utile, il più alto livello mai registrato da quando Rockefeller fondò Standard Oil of New Jersey nel 1882. Non è stata una coincidenza il proseguimento della Guerra del Golfo durante tutto questo tempo, con Exxon che poteva così soddisfare la gran parte delle richieste delle forze armate USA e dei suoi alleati.

Nei primi anni ’90 Exxon rilevò la divisione delle materie plastiche di Allied Signal e inaugurò una joint venture sia con Dow che con Monsanto nel settore degli elastomeri termoplastici. Secondo i dati del ‘10K report’ Exxon Mobil, consegnato alla SEC nel 2001, la compagnia ha avuto un utile netto di 16 miliardi di dollari nel 2000. Nel periodo 2003-2006, durante l’occupazione dell’Iraq, la compagnia ha battuto con regolarità ogni primato per quanto riguarda l’utile quadrimestrale di qualsiasi azienda nella storia degli Stati Uniti.

Negli ultimi tempi i Quattro Cavalieri sono tornati verso l’upstream (ndt: l’estrazione vera e propria), diventando così i quattro più grandi venditori al dettaglio di gas negli Stati Uniti. Possiedono tutti i più grandi gasdotti del mondo e la gran parte delle petroliere. Royal Dutch/Shell ha 114 navi nella sua flotta. Di recente la compagnia ha aggiunto altri sette giganteschi natanti per il trasporto di gas naturale liquido. Shell ha 133.000 persone impiegate in giro per il mondo e nel 1991 aveva un capitale di 105 miliardi di dollari. La piattaforma petrolifera di Shell, Bullwinkle, nel Golfo del Messico è più alta di qualsiasi altro edificio in tutto il mondo.

Exxon Mobil è leader nella produzione di lubrificanti e i suoi scienziati hanno inventato la gomma butile. Svolge le proprie operazioni in 200 nazioni ed è la prima azienda che opera nel difficile mare di Beaufort, dove ha costruito 19 isole d’acciaio per poter effettuare le perforazioni. Exxon possiede la maggior parte del territorio dello Yemen (5,6 milioni di acri), dell’Oman e del Ciad. Il suo capitale nel 1991 ammontava a 87 miliardi di dollari.

L’ultima ondata di fusioni dell’industria petrolifera iniziò nei primi anni ’60. Otto delle venticinque maggiori compagnie degli anni ’60 si fusero prima del 1970. Exxon rilevò Monterey Oil e Honolulu Oil. Chevron riunì a sé Standard Oil of Kentucky. Atlantic Oil si fuse con Richfield Refining per formare ARCO, che poi si divorò Sinclair. Marathon Oil comprò le azioni di Plymouth Refining.

Un’altra ondata di fusioni fu realizzata negli anni ’80. Chevron rilevò Gulf nel 1984. Texaco acquistò Getty Oil. Mobil comprò Superior Oil. BP prese sia Britoil che Sohio (Standard Oil of Ohio). ARCO rilevò City Services. US Steel acquistò Marathon Oil. La scoperta del petrolio nel Mare del Nord avvenuta nel 1984 consolidò la posizione di Big Oil – specialmente quella di Royal Dutch/Shell e di Exxon – la cui joint venture, Shell Expro, ottenne le prime concessioni.

Nel 1985 Shell acquistò gli interessi in Colombia dell’Occidental Petroleum. Nel 1988 rilevò gli asset che Tenneco aveva in quel paese. Gli anni ’90 videro Amoco (Standard Oil of Indiana) agganciare i suoi vagoni a BP per formare BP Amoco. Nel 1999 BP Amoco rilevò ARCO, trasferendo alla compagnia il 72% delle quote di Alaskan Pipeline.

Exxon rilevò Texaco Canada e, in Messico, la Compania General de Lubricantes nel 1991. Conoco fu acquistata da DuPont. Nel marzo del 1997 Texaco e RD/Shell decisero di unificare le proprie attività per la raffinazione.

L’ultima notevole ondata di consolidamento ha visto Exxon fondersi con Mobil nel novembre del 1999. Lo stesso anno Chevron acquistò la thailandese Rutherford-Moran Oil e l’argentina Petrolera Argentina San Jorge. Nel luglio 2000 Chevron unì la propria sezione petrolchimica e quella di Phillips per formare Chevron Phillips Chemical Company. Sempre nello stesso anno Chevron si legò a Texaco.

Il 30 agosto del 2002 la fusione di Conoco con Phillips Petroleum provocò la creazione di Conoco Phillips, che nel 2005 rilevò il titano del carbone Burlington Resources. Nel 2002 Royal Dutch/Shell acquistò le già consolidate Pennzoil/Quaker State così come la più grande compagnia petrolifera indipendente britannica, Enterprise Oil. Nel 2005 Chevron rilevò Unocal. E i Quattro Cavalieri hanno continuato al galoppo.

I Quattro Cavalieri si sono anche scambiati i dirigenti con le megabanche internazionali; Exxon Mobil ha condiviso membri del CDA con JP Morgan Chase, Citigroup, Deutsche Bank, Royal Bank of Canada e Prudential. Chevron Texaco ha avuto intrecci con Bank of America e JP Morgan Chase. BP Amoco ha condiviso dirigenti con JP Morgan Chase. RD/Shell ha legami di questo tipo con Citigroup, JP Morgan Chase, N. M. Rothschild & Sons e Bank of England.

L’ex direttore di Citibank, Walter Shipley, prese posto nel CDA di Exxon Mobil, così come fece Wayne Calloway di Citigroup e Allen Murray di JP Morgan Chase. Willard Butcher di Chase aveva un seggio nel consiglio di Chevron Texaco. L’ex direttore della Fed, Alan Greenspan, veniva dal Morgan Guaranty Trust e ha preso posto nel CDA di Mobil. Il direttore di BP Amoco, Lewis Preston, riuscì anche a diventare presidente della Banca Mondiale.

Altri dirigenti di BP Amoco comprendono Sir Eric Drake, il numero 2 nella più grande azienda portuale mondiale, P&O Nedlloyd, e dirigente di Hudson Bay Company e di Kleinwort Benson. William Johnston Keswick, la cui famiglia controlla la fornitura di elettricità a Hong Kong tramite Jardine Matheson, siede anche lui nel CDA di BP Amoco. Il figlio di Keswick è un dirigente a HSBC. La Hong Kong connection è ancora più robusta a RD/Shell.

Lord Armstrong di Ilminster ha preso posto nel CDA di RD/Shell, N. M. Rothschild & Sons, Rio Tinto e Inchcape. Il proprietario di Cathay Pacific Airlines e uomo interno a HSBC, Sir John Swire, era un dirigente di Shell, così come Sir Peter Orr, che si unì a Armstrong nel CDA di Inchape. Il direttore di Shell, Sir Peter Baxendell, si è unito a Armstrong nel CDA di Rio Tinto, mentre Sir Robert Clark di Shell siede nel CDA di Bank of England.

Come risultato della fobia deregolatoria, negli Stati Uniti le compagnie non devono più comunicare i principali azionisti alla SEC. In base ai ‘10K reports’ compilati nel 1993 dai Quattro Cavalieri, l’azione combinata dei Rothschild, dei Rockefeller e dei Warburg controlla ancora Big Oil. I Rockefeller esercitano il controllo attraverso le megabanche di New York e il Banker’s Trust, che nel 1999 fu acquistato dalla Deutsche Bank, controllata dai Warburg, nel suo tentativo di diventare la più grande banca al mondo.

Nel 1993 Banker’s Trust era il primo azionista di Exxon. Chemical Bank era il quarto e J.P. Morgan era il quinto. Entrambe fanno ora parte di JP Morgan Chase. Banker’s Trust era anche il maggior azionista di Mobil. BP indicava Morgan Guaranty come il più grande detentore nel 1993, mentre Amoco aveva Banker’s Trust come secondo più grande azionista. Banker’s Trust era anche il quinto più grande azionista di Chevron, mentre Texaco indicava J.P. Morgan come il suo quarto più gran detentore e Banker’s Trust il nono.

E così Deutsche Bank e JP Morgan Chase – le banche dei Warburg e dei Rockefeller – hanno incrementato le loro quote in Exxon Mobil, BP Amoco e in Chevron Texaco. Bank of America controllata dai Rothschild e Wells Fargo esercitano il controllo sulla West Coast attraverso Big Oil, mentre Mellon Bank riveste ancora un ruolo di primo piano. Wells Fargo e Mellon Bank erano entrambi tra i dieci più grandi azionisti di Exxon Mobil, Chevron Texaco e BP Amoco nel 1993.

Le informazioni su RD/Shell sono difficili da ottenere dato che sono registrati in Regno Unito e in Olanda e per questo non devono compilare i ‘10K reports’. È posseduta al 60% dall’olandese Royal Dutch Petroleum e per il 40% da Shell Trading & Transport del Regno Unito. La compagnia ha solamente 14.000 azionisti e pochi dirigenti. Coloro che l’hanno indagata sono concordi dell’affermare che Royal Dutch/Shell è ancora controllata dalle famiglie Rothschild, Oppenheimer, Nobel e Samuel assieme alla casata britannica dei Windsor e alla casata olandese degli Orange.

La Regina Beatrice della casa olandese di Orange e Lord Victor Rothschild sono i due più grandi detentore di quote di RD/Shell. La madre della Regina Beatrice, Juliana, è stata la donna più ricca del mondo and una finanziatrice di movimenti radicali di estrema destra. Il Principe Bernhard, che ha sposato nel 1937, è stato membro della gioventù hitleriana, delle SS e un impiegato di I. G. Farben. Siede alla direzione di più di 300 compagnie europee e ha fondato i Bilderberg.

Nel momento un cui tu sei derubato, è sempre utile identificare il delinquente. Se solo potessimo convincere i poliziotti a schiaffarlo dentro…

Dean Henderson è l’autore di “Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen”, “Eight Families & Their Global Intelligence”, “Narcotics & Terror Network and The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries”.

Fonte: http://globalresearch.ca/

Link: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=24507


Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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