Giustizia statunitense: Ricetta per potenze imperiali.

Ingredienti per il mondo intero:

1-Si riuniscono vari amici con interessi economici nelle banche e nella costruzione   di armi e che abbiano una sufficiente influenza politica.

2-Si sceglie cautelosamente una zona del pianeta interessante per la sua posizione geografica o per le sue risorse ambientali.

3-Si cerca un fanatico islamista per giustificare un intervento militare, gli si confeziona una vita e miracoli con una serie di attentati terroristici veri o invenati- a piacere- fino a trasformarlo nella stessa rincarnazione del diavolo-satana.

4-Si può cambiare l’islamista per un comunista asiatico o politico sudamericano anti-statunitense. In casi di estrema passività da parte della popolazione, si rende necessario orchestrare un massacro di cittadini innocenti dentro del proprio territorio nazionale o in qualche paese alleato.

5-Una volta preparato il terreno, si procede a dichiarare guerra o invadere la zona del piante previamente scelta. Si raccomanda fottersene dell’opinione pubblica sia Nazionale che globale che critica tale decisione, così come i mandati di organismi burattini come le Nazioni Unite.

6-Durante il processo d’invasione, oltre ad appropriarsi delle risorse del paese vitima e di prendere il controllo del governo, è consigliabile provacare la maggior distruzione possibile nell’infrastruttura, per assicurarsi la creazione di un debito estero a vita. Come decorazione va bene anche uccidere un grande numero di persone, civili e militari allo stesso modo e permettere all’esercito che invade la violazione sistematica dei diritti umani ed il saccheggio dei beni culturali.

7-Si lascia riposare.

8-Trascorso un tempo si localizza il fanatico islamista, comunista asiatico o politico sudamericano anti-statunitense, li si sparano 4 tiri in testa e si lanciano al mare. Arrivati a questo punto bisogna informare al mondo intero del bene che si è fatto per l’umanità, di essere possibile, usando come portavoce un Premio Nobel per la Pace.

9-Servire con contorno di stelle e strisce.

Fonte: http://www.cubadebate.cu/noticias/2011/05/03/justicia-norteamericana-receta-de-cocina-para-potencias-imperiales/

Tradotto da: FreeYourMind!

Severgnini, Bin Laden e il Ministero della Verità

Di Salvatore Ioppolo

Beppe Severgnini, professione: gatekeeper.

Beppe Severgnini cerca di far rientrare le pecorelle all’ovile. Disperato per come persino tra i suoi borghesi e politicamente corretti lettori si avanzassero dubbi circa l’autenticità della “notizia bomba” della morte di Bin Laden, ecco il Nostro, acclamato giornalista d’assalto con all’attivo memorabili pezzi sulla sua passione per la Pazza Inter di Mourinho, lanciarsi in una operazione di gatekeeping sul suo frequentatissimo blog/forum su Corriere.it, Italians.

Rispondendo ad una domanda di un lettore, il Beppe nazionale, noto per il curatissimo ciuffone glamour e la mascella pronunciata, fa quel che può per ridicolizzare coloro che osano non credere alle barzellette raccontate in queste ore a reti unificate, ma finisce per rendersi più ridicolo di coloro che ridicolizza.

Gli argomenti più forti portati a sostegno della “Verità Ufficiale“, i cui spacciatori gli pagano anche lo stipendio, sono i seguenti:

“Siamo di fronte a un fenomeno nuovo, a un negazionismo eccitato, a una balorda teoria cospiratoria per cui le democrazie raccontano sempre bugie. Mentre i nostri nemici, chissà perché, sono più affidabili”: insomma, se osi mettere in dubbio la veridicità delle affermazioni di un personaggio che a distanza di 2 anni dalla propria elezione alla Presidenza degli Stati Uniti non è neanche riuscito a fornire una prova credibile della sua effettiva nascita sul suolo americano, sei un “negazionista eccitato”, un po’ balordo, e naturalmente al soldo del nemico;

– Non poteva mancare un richiamo denigratorio al “complottismo classico”, quello che osa mettere in discussione la tesi ufficiale circa l’11/9: «Le Torri gemelle? Non può essere lo schianto di un paio di aerei per semplici motivi fisici?». Ecco tutto ciò che ha da dire il Nostro Eroe su un decennio di studi e perizie circa gli eventi dell’11/9. Dopotutto se lui crede che in un buchetto di pochi centimetri al Pentagono sia passato un intero aereo di linea, va da sè che siamo noi i pazzi che osano non crederci;

“Gli antiamericani in servizio permanente effettivo sono numerosi”: così come se critichi Israele sei antisemita (accusa ovviamente rivolta anche al povero Vittorio Arrigoni), se osi criticare chi paga lo stipendio di Severgnini sei “antiamericano”. Quanti dogmi per una società che si dice libera!

– Rispondendo al lettore, che si pone legittime domande aggiungendo comunque di essere “americanista convinto”, Mr. Beppe replica “se questo sono gli americanisti, ridate un microfono a Fidel Castro e aprite un blog per Hamas”. Capito? Se osi mettere in discussione i dispacci del Ministero per la Verità, potresti trovarti inserito nella lista dei “Nemici dell’Occidente”, e finire in vacanza-premio a Cuba, lato Guantanamo!

“Le democrazie sbagliano, le democrazie si correggono. Dobbiamo credere al potere con il beneficio d’inventario? D’accordo. Ma c’è chi non crede per principio; e finisce per fornire alibi, in questo modo, ai nemici della democrazia”. Capito? Fomenti i nemici della democrazia, tu! Sì, proprio tu che osi non credere che un barbuto beduino sia sfuggito per 10 anni ai più grandi eserciti della Terra nascondendosi tra le montagne afghano-pakistane tra pecore e pecorari, senza telefoni ed internet, ma riuscendo ugualmente a dirigere la più formidabile macchina del terrore che la storia ricordi!

“L’idea che un uomo come Barack Obama possa avallare bufale di queste proporzioni è assurda”. E basta. Ve lo dice Beppe. Dopotutto non è mica quel cattivone di Bush no? Lui sì che avrebbe fatto una cosa del genere. Obama è pur sempre il Premio Nobel per la Pace! E dev’essere di sicuro un’ennesima balla dei complottisti quella per cui “un uomo come Barack Obama” ha rinnovato il Patriot Act che diceva di voler abolire, ha tenuto aperta la base di Guantanamo nonostante dicesse di volerla chiudere, ha bombardato il Pakistan coi droni nella stessa settimana in cui ha ricevuto il Nobel per la Pace, ha avvallato i body-scanners, ha rinnovato il programma delle renditions;

“La calunnia, che ai tempi delle romanze era un venticello, nei tempi della banda larga è diventata un tornado”: il finale strappalacrime, con una prosa che sfiora la poesia, non poteva mancare. Dopotutto, nonostante sia impegnato a fare il manovale della Verità Ufficiale, è pur sempre stato eletto Miglior Giornalista Europeo il nostro Beppe, che diamine!

Insomma, secondo Beppe Severgnini ed il Corriere della Sera (che riporta il link all’illuminante articolo in homepage sul proprio sito), non siamo altro che una banda di mentecatti paranoici, ignoranti calunniatori, nemici della democrazia ed al soldo del nemico. Perchè? Perchè il Ministero della Verità non si discute, si ama.

IL PARADISO DELLE FANDONIE

Scritto da Gianluca Freda
Lunedì 02 Maggio 2011 18:23
dead

“Vile, tu uccidi un uomo morto!”

(Francesco Ferrucci)

“Hai fatto caso che muoiono sempre gli stessi?”

(Totò)

Immaginate: vi svegliate un mattino e aprite la finestra. Dalla strada risale il vociare consueto di massaie e pendolari e il frastuono familiare, sferragliante e ruggente, del traffico urbano. Il cielo è azzurro, con appena un velo di lattigine all’orizzonte. Accendete la TV e lanciate un’occhiata distratta alle immagini che dalle reti Mediaset propinano allo spettatore intorpidito le rassicuranti minchiate del mattino. Sbadigliando, afferrate il telecomando satellitare e passate in rassegna i canali esteri, alla ricerca di rappresentazioni sostenibili. Click, click, click. Cartoon Network, Fox Life, Diva Channel, CNN, Canal Jimmy, Sci Fi… un momento! Cos’era quel servizio sulla CNN?

Tornate indietro.

Tutti i canali di news internazionali, dalla CNN, alla BBC, ad Al Jazeera, stanno trasmettendo qualcosa che attira la vostra attenzione e che vi lascia sbalorditi. “In Italia, una folla imponente di manifestanti protesta contro il governo. Il regime scatena la repressione. Le vittime sono centinaia”.

Perbacco e Boccaccio! E dove sta succedendo tutto questo?

Mentre vi sforzate di intendere qualche parola dell’idioma esagitato della corrispondente dall’estero (in questo caso, l’”estero” è il vostro paese), vi cade l’occhio su una scritta che scorre in sovraimpressione. Poffarre! Si tratta proprio della vostra città!

Tornate ad affacciarvi al davanzale, aguzzando la vista in cerca di colonne di fumo, esalazioni lacrimogene, manifestanti in fuga e celerini in assetto da sommossa. Non si vede niente di niente. La città è puzzolente e caotica come in un normale mattino d’aprile. Drizzate le orecchie tentando di captare spari, urla, sirene, clamori d’esultanza o di detonazioni. Ma intercettate soltanto il rimbombo diffuso delle automobili e il din-don del tram in rotta d’accostamento.

Sullo schermo scivolano immagini di giovani rivoluzionari in corsa, sanguinanti e frenetici. Attraversano strade che non riconoscete, punteggiate di fumo e di bandiere. Qua e là spiccano tetri falò che erano un tempo utilitarie fedeli. La scritta in inglese che scorre sul fondo del monitor recita: “Italia: il regime di Berlusconi bombarda i manifestanti con gli aerei da combattimento. I testimoni: ci sono migliaia di morti”. Occazzo, occazzo!! Ora le vittime sono migliaia! Erano centinaia solo qualche secondo fa! Ma com’è possibile che sulla vostra testa si sia appena svolta la Battaglia d’Inghilterra senza che vi accorgeste di nulla? Forse, quel boato assordante che avete sentito stanotte verso le tre… pensavate che il gatto, nel bagno, avesse tirato giù per l’ennesima volta la mensola dei detersivi. E invece erano i bombardieri di Berlusconi che facevano scempio dei vostri eroici concittadini in lotta per la libertà!

Correte a vestirvi. Dovete scendere in strada al più presto, vedere con i vostri occhi, offrire sostegno morale ed umano ai feriti e ai fuggiaschi. Entrate in bagno e vi infilate il primo jeans e la prima maglietta che vi capitano per le mani. Il pavimento è ricoperto di flaconi di shampoo e di lacca. Dietro la tazza del water il gatto si nasconde tremebondo, colpevole come Adamo, intontito come se avesse preso da poco una mensola in testa.

Per la strada non si nota niente di insolito. Niente crateri sull’asfalto, né edifici sventrati dalle bombe, né macabri torrenti alimentati dal ghiacciaio ematico delle migliaia di manifestanti trucidati. Neanche l’ombra di un residuo di sommossa. La gente beve il caffé nei bar e chiacchiera alle fermate del tram come in un qualunque albeggiare feriale. Ma qualcosa di strano, in effetti, c’è. Agli angoli delle strade scorgete drappelli di carabinieri e poliziotti, scuri in volto e con i nervi a fior di pelle. Non c’è da stupirsene. Da qualche giorno, anonimi cecchini appostati su tetti e balaustre bersagliano i tutori dell’ordine come papere del luna park, abbattendoli come birilli. Passate accanto alla chiesa della piazza centrale, dove si stanno svolgendo i funerali di due vigili urbani uccisi il giorno prima da uno sparacchiatore nell’ombra. Gli animi sono roventi. Un fiume di gente impreca, grida slogan, piange e si agita come impazzita. Alcuni inveiscono contro il governo, altri contro i nemici del governo. Tutto sembra apparecchiato a puntino per la guerra civile.

Tornate a casa turbati. Le TV Rai e Mediaset persistono nella consueta catatonia del palinsesto, la CNN insiste col loop di riprese amatoriali “dall’Italia”. Piccoli sciami di esagitati dai lineamenti caucasici – non conoscete nessuno di loro – ballano e strillano, corrono e saltano, piangono e lanciano sassi, sullo sfondo di strade che non vi sono familiari, di automobili in fiamme con targhe cecene, di edifici diroccati che non avete mai visto. Sull’asfalto di un crocevia ignoto, una studentessa macilenta defunge sboccando sangue sotto l’occhio attento di un gregge di videocellulari. Le sue ultime parole, pronunciate in perfetto italiano, commuovono fino alle lacrime i teleutenti di tutta l’America: “Hay que seguir la lucha con lo que podamos hasta que podamos!”. Dalla Casa Bianca arriva, a ciel sereno, il severo monito di Hillary Clinton: Berlusconi interrompa il massacro del suo popolo ed indica nuove elezioni democratiche o la comunità internazionale dovrà prendere provvedimenti. Ma interrompere cosa? Ora sulle reti Mediaset compare Roberto Maroni, con il baffo leporino più vibrante dell’usuale. Balbetta, dice che non c’è nessuna repressione, che non è vero niente, ma allo stesso tempo intima alla popolazione di restare nelle case, di non aggregarsi a manifestazioni di nessun tipo. Come si fa a dar retta ad un tipo del genere? Con tutte le stronzate che ha detto nel corso degli anni…!

Sullo schermo lampeggiano nuove immagini, questa volta familiari. Una chiesa, un funerale, una folla densa che si dimena in preda all’isteria. E’ la cerimonia funebre dei vigili assassinati a cui avete assistito in strada poco fa. La CNN dice che si tratta delle esequie di venti manifestanti uccisi nel corso dei bombardamenti contro la popolazione civile. Oppure – a seconda dell’edizione e dei commentatori – delle esequie di due poliziotti, giustiziati da Berlusconi per essersi rifiutati di sparare contro la folla. A chi credere? Alla CNN? A Berlusconi? A Maroni? Siete terribilmente indecisi. Ci sarebbero i vostri occhi, che però non prendete neppure in considerazione da quando avete delegato i professionisti dell’informazione ad esercitarne le funzioni. Milioni di persone, in tutto il mondo, hanno visto gli scontri di piazza, le pasionarie crisostome, la crudeltà del regime contro gli inermi civili (o inermi poliziotti, nell’edizione delle 21). La realtà l’avete vista soltanto voi. Non avrete certo l’arrogante sfrontatezza di imporre al mondo il vostro personale punto di vista, vero? Siete tormentati dai dubbi.

Accanto a voi il gatto miagola una lamentevole confessione felina. Sembra stia tentando di dirvi qualcosa, in un estremo tentativo di liberarsi la coscienza. I gatti non comprendono il linguaggio dell’informazione televisiva. Saranno loro, un giorno, a ereditare il mondo.

Quanto avete letto fin qui non è un pezzo di teatro dell’assurdo, né un romanzo di Orwell o di Kafka. E’ la descrizione piuttosto minuziosa dell’esperienza che stanno vivendo, da qualche mese a questa parte, le popolazioni di molte città mediorientali, da Tunisi a Tripoli, passando per Damasco. Spettatori allibiti assistono dai teleschermi a rivolte oceaniche contro i governi locali, delle quali, nella prosaica realtà del panorama osservabile dalle loro finestre, non scorgono la minima traccia.

Qui di seguito potete leggere la testimonianza – raccolta da Russia Today – di un’operatrice russa del settore turismo, la quale descrive sconcertata e un po’ irritata l’incredibile pantomima virtuale attraverso la quale i media statunitensi riconfigurano la politica del mondo arabo secondo le necessità dei loro referenti istituzionali, trasformandola, nel contempo, in uno spettacolo globale dall’audience stratosferica.

E’ la nuova strategia di destabilizzazione statunitense, messa a punto dai think tank dell’intelligence USA, collaudata attraverso decenni di “rivoluzioni colorate”, comunicata agli operatori locali via twitter, rinforzata e trasmessa in mondovisione via satellite e via web. Questa nuova macchina da guerra psicologico/mediatico/militare è stata coronata da immensi successi, al punto che si è pensato di mettere definitivamente in soffitta la precedente modalità di destabilizzazione, che gli USA avevano frettolosamente adottato nel primo, convulso decennio del XXI secolo e che poteva essere così riassunta:

“C’è Bin Laden!!”

“Dove?”

“Là!!”

RAT-TAT-TAT-TAT-TAT-TAT-TA-BOOM!

Con il nuovo meccanismo d’interferenza nelle vicende estere ormai a pieno regime, si è deciso di dare finalmente pace all’anziano ed acclamato istrione – la cui fine biologica, in un ospedale pakistano, risale ormai a quasi un decennio fa – che aveva retto sulle proprie spalle l’intero peso dello spettacolo per due lustri, ricchi di onori e riconoscimenti. Dalla salma del vecchio Bin Laden sbocciano rigogliosi, da molti anni, fiordalisi e ciclamini. Ora si è deciso di mettere la parola fine anche alla sua sbiadita immagine narrativa, ormai frutto di sorrisi e imbarazzanti barzellette perfino tra i telespettatori più analfabeti. Così si è permesso all’onnipresente maschera di tante fregnacce giornalistiche di volare leggera verso il paradiso delle fandonie, che dopo quasi quindici anni di onorato servizio ha ampiamente meritato. Il momento politico – la fase d’avvio della campagna presidenziale USA – non poteva essere più opportuno.

Il nuovo Emmanuel Goldstein dei teleschermi è una nostra vecchia conoscenza: il “dittatore” generico e teletrasmesso, identificato di volta in volta, nel governo del paese verso il quale i soliti dominatori del mondo rivolgono le loro attenzioni geostrategiche. Il “dittatore” generico va sostituito con una “democrazia” generica i cui connotati specifici si evita accuratamente di menzionare. Un tempo la si imponeva con bombardamenti a tappeto, che erano lunghi, distruttivi e molto dispendiosi. Con le nuove tecnologie, è possibile imporla con un paio di messaggi su Facebook, una manciata di cecchini e un limitato manipolo di fessi inneggianti ai diritti umani. I diritti umani sono il nuovo Bin Laden. Temeteli. E imparate a proteggervi da essi se non volete ritrovarvi un giorno, promossi a “inermi manifestanti trucidati dal regime”, a volare anche voi nel paradiso delle fandonie in compagnia del vecchio guitto col turbante. Non sarebbe una cattiva compagnia, in fondo, ma le compagnie è sempre meglio sceglierle.

I MEDIA OCCIDENTALI MENTONO SULLA SIRIA: IL RACCONTO DI UN TESTIMONE

Intervista realizzata da Nadezhda Kevorkova per Russia Today

traduzione di Gianluca Freda

Mentre i bollettini mediatici dipingono la situazione in Siria come una sollevazione di massa brutalmente repressa dal governo dittatoriale, le persone che vivono laggiù assistono ad eventi del tutto diversi.

Russia Today ha contattato Anhar Kochneva, direttrice di un’azienda turistica, con sede a Mosca, specializzata in viaggi nel Medio Oriente. La Kochneva si reca spesso in Siria ed è in contatto con centinaia di persone che vivono nella regione. Ha parlato con noi di ciò che dicono i suoi contatti riguardo agli attuali disordini e dei personaggi cui viene attribuita la responsabilità del diffondersi della violenza.

RTCosa sta succedendo in Siria? Che cosa ha visto? E che cosa dicono i siriani?


Anhar Kochneva: Non ho mai incontrato neppure una volta qualcuno che appoggiasse, in qualsiasi modo, questi tumulti; e tenga presente che, a causa del mio lavoro, ho a che fare con persone di ogni genere. Nel paese girano molti veicoli su cui è esposto il ritratto del presidente, dai vecchi catorci che si muovono a malapena alle Porsche e ai fuoristrada nuovi fiammanti. Non si può certo costringere la gente a esporre questi ritratti. Il che significa che la gente, a prescindere dallo status sociale ed economico, sta dalla parte del presidente piuttosto che da quella della ribellione. Ho visto una quantità di giovani, a piedi o in auto, sventolare le bandiere siriane. Come si fa a costringere un giovane che va in giro con gli amici a sventolare una bandiera? Immagino sia difficile. Chi conosce la mentalità dei siriani sa distinguere un impulso spontaneo da una costrizione imposta dall’esterno.

Il 29 marzo, ad Harna, ho assistito ad una manifestazione organizzata in appoggio al presidente. Vi hanno preso parte molte migliaia di uomini e donne, venuti insieme ai loro bambini e alle famiglie. Le strade erano strapiene di gente. E’ stato sconvolgente scoprire che Al Jazeera ha poi presentato queste manifestazioni a favore del presidente come se fossero manifestazioni contro di lui. Altrettanto sorprendente è stato vedere alcuni siti israeliani che pubblicavano foto e video dei manifestanti filo-presidenziali con commenti in cui si affermava che erano oppositori del regime. C’era gente che agitava ritratti di Bashar-al-Assad e bandiere siriane e le didascalie dicevano che quella gente era contro di lui.

RTI media riferiscono di imponenti manifestazioni antigovernative.

AK: E’ in corso una poderosa campagna di disinformazione. Il 1° aprile, i media hanno parlato di una grande manifestazione antigovernativa a Damasco. Io mi trovavo a Damasco proprio quel giorno. Quella manifestazione non c’è mai stata. Io non l’ho vista e neppure la gente del posto.

Il 16 aprile, la Reuters ha scritto che 50.000 oppositori del regime erano scesi in strada a Damasco e che erano stati poi dispersi con manganelli e lacrimogeni. Chi vive a Damasco sa bene che una manifestazione del genere non potrebbe mai avvenire in città senza essere notata da nessuno. Quanti poliziotti ci sarebbero voluti per disperderla? E come mai nessuno l’ha vista, tranne la Reuters? Cinquecento persone sono già una folla enorme per le strade di Damasco. La Reuters diffonde il suo materiale in tutto il mondo, Russia inclusa. Una fonte racconta una menzogna e poi questa menzogna diventa una valanga, che rotola per il pendio creando una realtà fasulla, raccogliendo dicerie e speculazioni lungo il percorso.

La gente in Siria guarda i filmati. E che cosa vede? Un’immagine che si dice venire dallo Yemen. Un’immagine che si dice venire dall’Egitto. Un’immagine che si dice venire dalla Siria. Ma tutti i filmati mostrano persone vestite nello stesso modo. I siriani sanno distinguere benissimo i propri connazionali dai cittadini delle altre nazioni, tanto dagli abiti quanto dai volti.

Su internet si trovano alcuni video in cui viene spiegato come vengono fabbricate le riprese amatoriali delle cosiddette rivolte. Si vede una macchina parcheggiata, intorno alla quale non sta succedendo nulla. Ma accanto alla macchina c’è un uomo che lancia delle pietre. E tutt’intorno c’è gente che lo riprende.

Vi è una quantità di video completamente fasulli. Un libanese riesce a distinguere alla prima occhiata un video girato in Libano da uno girato a Damasco. Eppure questa gente ci fa vedere filmati girati a Tripoli oppure girati in Iraq molti anni fa e poi li spaccia per manifestazioni in Siria.

Nei paesi arabi ci sono molti forum femminili online. Le donne si scambiano informazioni dopo aver visto alla TV i filmati dei “disordini di massa”. Una donna scrive: “Cosa succede fuori dalla vostra finestra?”. E le altre rispondono: “Abbiamo guardato dal balcone e non abbiamo visto nulla di ciò di cui parla la TV”.

In questi giorni sono stati uccisi molti giovani poliziotti disarmati. La propaganda dei media li etichetta immediatamente come vittime del regime. Ripeto: i poliziotti sono disarmati. La polizia siriana non è brava ad usare le armi, perché cose del genere non succedevano qui da molto tempo. Ma le reclute assassinate vengono fatte passare o per vittime tra i manifestanti oppure per poliziotti che si erano rifiutati di sparare sui loro concittadini, a seconda delle preferenze dell’editore. Sembrano avverarsi le parole di Goebbels: quanto più grande è la menzogna, tanto più la gente ci crederà.

RTMa perché i poliziotti muoiono se non ci sono manifestazioni di massa?


AK: I poliziotti vengono uccisi da coloro che sanno che sono disarmati.

RTChi è che spara ai poliziotti?


AK: Se ne discute molto in Siria. Le voci dicono che dei commandos addestrati abbiano attraversato il confine con l’Iraq. I siriani sanno bene che, dopo l’occupazione dell’Iraq da parte degli americani, laggiù sono state create delle squadre speciali. Queste squadre sono abituate ad uccidere la gente, per far esplodere conflitti tra comunità sunnite e sciite, tra musulmani e cristiani; fanno saltare in aria strade, mercati, moschee e chiese. Sono attacchi terroristici che prendono di mira i civili piuttosto che il regime degli occupanti.

Non molto tempo fa, tre membri di uno di questi commandos sono stati catturati alla periferia di Damasco.Si è scoperto che erano irakeni.

La TV siriana ha mostrato dei filmati in cui qualcuno spara contro poliziotti e passanti nascondendosi tra i cespugli o sui tetti. Ogni tanto uno di questi cecchini viene catturato e si scopre che è un irakeno oppure che è stato pagato per sparare. Questi individui vengono incarcerati a Deraa e a Latakia. Hanno sempre armi fabbricate negli Stati Uniti.

I servizi di sicurezza libanesi hanno intercettato diverse automobili che cercavano di far entrare armi in Libano. Una di queste macchine veniva dall’Iraq. E anche in quella macchina c’erano armi americane. Ci sono rapporti secondo i quali le persone arrestate avevano con sé anche grosse somme di denaro, in dollari americani. Avevano costosi telefoni satellitari che i servizi di sicurezza siriani non sono in grado di intercettare.

In Siria non è un segreto per nessuno il fatto che gli americani abbiano colto l’irripetibile occasione di reclutare e addestrare commandos in Iraq, per poi inviarli dovunque ne abbiano voglia.

Hillary Clinton ha già dichiarato che se la Siria interromperà le relazioni con l’Iran e ritirerà il proprio sostegno ad Hamas e Hezbollah, le manifestazioni cesseranno il giorno successivo. Non si curano nemmeno di nascondere la mano che sta fomentando le rivolte in Siria.

Ci sono una quantità di elementi che provano l’interferenza straniera.

La gente racconta che i manifestanti vengono fatti arrivare da fuori per mettere in piedi le manifestazioni. Sono persone che appaiono differenti dagli abitanti del luogo. Nella zona, nessuno li conosce. Chi è che affitta gli autobus e finanzia il viaggio a questi individui? La domanda non trova risposta.

L’ex presidente siriano Abdel Halim Khaddam ha fatto iniziare i tumulti nelle regioni costiere. Aveva depredato mezzo paese. Era coinvolto in trame di corruzione e alla fine è scappato in occidente. E’ lui che ha tentto di accusare il presidente siriano Bashar al-Assad di aver fatto assassinare l’ex primo ministro libanese Rafic Hariri. I siriani sono convinti che Sayed Hariri abbia regalato personalmente una villa a Abdel Halim Khaddam per diffondere questa versione dell’omicidio di Rafic Hariri. Ma quando questa versione non ha retto e non è stata confermata, la villa gli è stata tolta. Oggi, coloro che sparano contro le automobili a Baniyas [zona delle alture del Golan occupata da Israele e rivendicata dalla Siria, NdT], urlano: “Non vogliamo Bashar! Vogliamo Abdel Halim!”.

A Baniya vi sono anche membri dell’opposizione pacifici e ragionevoli, che si oppongono da molti anni al regime di al-Assad. Ma essi sono sconvolti da ciò che sta accadendo e non appoggiano minimamente Khaddam. Dicono: “E’ un furfante. Proprio lui che ha rubato a man bassa ora chiama a raccolta per combattere la corruzione e la frode”.

RTChe ruolo giocano gli emigrati siriani nella destabilizzazione della Siria?


AK: E’ una questione aperta. Corre voce che Dan Feldman, rappresentante speciale di Hillary Clinton per il Medio Oriente, abbia incontrato alcuni rappresentanti dell’opposizione siriana a Istanbul, a metà di aprile, e abbia suggerito tattiche per l’assassinio di funzionari civili e militari. Dopo meno di tre giorni, il 19 aprile, diversi funzionari militari sono stati brutalmente assassinati in Siria. Non solo sono stati attaccati e uccisi con armi da fuoco, ma alcune vittime degli attacchi, inclusi tre figli di un generale siriano che erano in auto con lui, sono stati fatti a pezzi a colpi di lama.

Gli omicidi compiuti con un alto livello di brutalità hanno lo scopo di intimidire la popolazione. La notizia che dei bambini erano stati fatti a pezzi è servita egregiamente allo scopo.

RTSui media è stato detto che le rivolte sono iniziate dopo l’arresto nella città di Deraa, nel sud della Siria, di alcuni ragazzi che scrivevano slogan contro il governo. E’ davvero così?


AK: Tutti quei ragazzi sono stati rilasciati molto rapidamente. Inoltre, i giornali del governo siriano hanno anche pubblicato gli ordini di scarcerazione.

RTE’ vero che le truppe sono entrate a Deraa?


AK: Sì, è vero. Dopo che a Deraa era stato proclamato un emirato islamico, i residenti del luogo hanno chiesto aiuto al governo. Sono state inviate le truppe militari. Ho visto i filmati. I manifestanti li hanno pubblicati su internet e poco dopo li hanno cancellati. Ma la gente ne ha fatto delle copie. Si vedono dei soldati e delle persone che vanno da loro a parlare pacificamente. Nessuno spara contro nessuno.

RTC’è, in Siria, la sensazione che se si rinunciasse ad appoggiare Hamas e i palestinesi e si stringesse un accordo di pace con Israele, tutte le rivolte cesserebbero immediatamente?


AK: No, non c’è questa sensazione. C’è una sorta di consolidamento sociale. Le persone si stringono l’una all’altra perché comprendono che il nemico è estremamente pericoloso. Ad esempio, in precedenza non avevo mai sentito nient’altro alla radio che musica pop e recite del Corano quando prendevo il taxi. Ora in tutte le auto si sente suonare musica patriottica. Quando Bashar al-Assad ha parlato alla televisione, le persone che al mercato lo stavano ascoltando lo hanno applaudito. Non si può costringere la gente ad applaudire un presidente che parla in televisione.

RTQual è l’umore dell’opinione pubblica negli ultimi giorni?


AK: La gente ha paura ad uscire. In alcune regioni, certe persone hanno rischiato la vita per riprendere con una videocamera nascosta degli individui non identificati che salivano su una macchina, partivano e poi iniziavano a sparare in tutte le direzioni. E’ così che stanno seminando il panico nelle zone residenziali.

Alcuni banditi hanno bloccato un ponte sulla strada che porta verso la costa. Poco dopo, i militari li hanno respinti. Uno dei miei contatti siriani mi ha detto: “Non ci vogliono molte persone per trascinare il paese nel caos”.

Cinque persone che si mettono di traverso su una strada di grande traffico, sono sufficienti a paralizzare l’intera zona. La gente non sarebbe più in grado di consegnare i generi alimentari o di raggiungere gli ospedali. E tutto il paese verrebbe sconvolto da una manciata di banditi.

Adesso la TV siriana sta trasmettendo in diretta da diverse zone di Damasco e da altre città per far vedere alla gente in che modo si stia evolvendo la situazione e come la vita stia tornando alla normalità, checché ne dicano i media occidentali.

E’ importante notare che questi banditi hanno cercato intenzionalmente di aizzare l’odio tra le diverse comunità. Di recente, uno sceicco ha insultato i Drusi, soprattutto le donne, mentre si rivolgeva ai residenti del sud. Questo video è stato trasmesso dalle TV straniere e viene pubblicizzato su internet. Non era mai successa una cosa del genere in Siria prima di adesso. Anche a Damasco vi sono state delle provocazioni, che sono fallite, nonostante si sia tentato di mettere le comunità religiose l’una contro l’altra. I provocatori non hanno sostegno nemmeno nelle aree rurali. La campagna di odio era iniziata lì.

Le dimostrazioni più partecipate a Deraa hanno raccolto 500 persone. E secondo i media sarebbero state uccise 450 persone.

RTIl governo ha avviato delle riforme?


AK: Il governo ha annullato la legge marziale e ha concesso la possibilità di tenere manifestazioni autorizzate, purchè il permesso venga richiesto con cinque giorni d’anticipo. Agli stranieri è stato consentito di acquistare beni immobili. Ai curdi è stata garantita la cittadinanza. La popolazione curda non godeva, in precedenza, dei diritti di cittadinanza per tutta una serie di ragioni storiche. Il governo ha aperto corsi professionali per le donne nel nord della Siria. Molti governatori delle province sono stati rimossi. In molti casi, sfortunatamente, si trattava di persone oneste. Gente che si era rifiutata di scarcerare dei criminali in cambio di tangenti e che per questo è stata bersagliata da campagne diffamatorie.

RTIl numero di voli verso la Siria è stato ridotto?


AK: Non ci sono biglietti aerei per entrare in Siria. Volevamo far venire in Siria un gruppo di turisti, ma per il 30 aprile non c’erano biglietti per Damasco. Comunque i russi non stanno lasciando la Siria. Grazie al mio lavoro, ho informazioni certe in proposito.

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