La tarantola universale

Accadde a Chicago, nel1886.

Il primo maggio, quando lo sciopero operaio paralizzò Chicago e altre città, il giornalePhiladelphia Tribune diagnosticò: “La forza lavoro è stata punta da una specie di tarantola universale ed è diventata pazza da legare.”

Pazzi da legare erano gli operai che lottavano per la giornata di lavoro di otto ore e per il diritto di organizzazione sindacale.

L’anno dopo, quattro dirigenti operai, accusati di omicidio, furono condannati senza prove in un giudizio farsa. Georg EngelAdolf Fischer , Albert Parsons e Auguste Spies finirono sulla forca. Il quinto condannato, Louis Linng , si era fatto saltare la testa in cella.

Ogni 1° maggio il mondo intero li ricorda.

Con il passare del tempo, le convenzioni internazionali, le costituzioni e le leggi gli hanno dato ragione.

Tuttavia, le imprese di maggior successo continuano a non saperlo. Proibiscono i sindacati operai e misurano la giornata lavorativa con quegli orologi sciolti che dipinse Salvador Dalì

Tratto da “Specchi” di Eduardo Galeano”

Alla classe operaia che ha cessato di avere qualunque diritto conquistato lungo la storia.

Ma è vero Badoglismo? Se per caso l’Italia stesse tentando di salvare Gheddafi…

Di Claudio Moffa

A una lettura attenta, certezze e confusione si accompagnano giorno dopo giorno sulla guerra contro il governo di Tripoli scatenata da Sarkozy il 19 marzo scorso e  ancora in pieno svolgimento. La certezza è che – nonostante le dichiarazioni a raffica contrarie – l’intervento in Libia dei paesi occidentali con o senza Nato è, come ho scritto fin dal primo momento,  illegittimo. Illegittimo perché le Nazioni Unite non possono intervenire nel conflitti interni ad uno Stato, ma solo in quelli tra Stati, secondo lo Statuto dell’ONU e secondo tutto il Diritto internazionale “classico”, quello dell’epoca del bipolarismo Est-Ovest (1945-1990).  Illegittimo, ancora sulla base della Carta, e in particolare dell’art. 41, perché deve essere il Consiglio di Sicurezza stesso con i suoi Caschi Blu a guidare l’intervento, e non gli Stati a briglia sciolta e tanto meno una organizzazione indubitabilmente di parte quale la NATO. Illegittimo inoltre, anche se si decidesse che quello da seguire è il “nuovo” Diritto Internazionale postbipolare, quello che uno la mattina si sveglia e dice “oggi voglio bombardare questo paese che è troppo propalestinese e ha ancora una Banca statale con bassi tassi di interesse” e parte lancia in resta coprendo la sua vergogna con la foglia di fico dell’ONU.

Anche così, infatti, l’illegittimità resta. Resta perché la stessa risoluzione 1973 che prescrive una no fly zone è stata fin da subito applicata in modo “ultroneo” rispetto a quella che è una zona di interdizione aerea: non cioè un bombardamento contro le postazioni e le sedi governative dello Stato invaso nel suo Dominio riservato, ma solo una azione di pattugliamento dei cieli per impedire all’aviazionegovernativa alle prese con una rivolta interna di bombardare “le popolazioni civili” e le zone di insorgenza, quali non sono né i ribelli armati fino ai denti in Cirenaica, né soprattutto la popolazione della Tripolitania, che in rivolta non è e anzi appoggia con ogni evidenza il regime di Gheddafi. Alla fine della prima guerra “alleata” in Iraq, la prima no fly zone – inventata dagli anglo-americani – fu applicata solo nel sud sciita e nel nord curdo, le due effettive zone di insorgenza, e non sui cieli di Bagdad e della regione sunnita centrale, dove Saddam aveva più ampio consenso popolare. Non dovrebbe questo criterio – entro la cornice comunque illegittima della stessa no fly zone – essere applicato anche alla Libia? Non dovrebbe essere proibito alla NATO di far intervenire gli “alleati” su Tripoli e nella regione occidentale tutta?

Certo che sì. Ma la guerra di Libia non rispetta alcuna legge, se non quella della giungla. Ed ecco allora la confusione, che riguarda anche il cercare di capire quello che sta succedendo, e quale è la vera linea di intervento dell’Italia. L’accusa più diffusa è di tradimento di Gheddafi, “badoglismo” nel linguaggio tradizionale della destra. Ma è così veramente? A mio avviso non è possibile affermarlo con certezza, e si può anzi avanzare l’ipotesi che non solo la concessione delle basi alla NATO nei primi giorni di guerra, ma persino la decisione di partecipare ai bombardamenti del 25 aprile scorso mirino in realtà – nell’intenzione soggettiva del governo di Roma – a salvare Gheddafi e non a eliminarlo, come sta cercando di fare il duo Sarkozy-Cameron.

Ma per capire meglio, ripercorriamo le tappe fondamentali della guerra illegittima contro Gheddafi (e contro l’Italia) scatenata da Sarkozy il 19 marzo scorso. Dopo il via alle missioni aree francesi, con il vertice di Parigi del 19 marzo ancora in svolgimento, c’è chi tra gli “Stati volenterosi” – e fra questi il governo italiano – cerca di trasferire il comando delle operazioni alla NATO. Certo, si potrebbe e dovrebbe tornare in sede ONU, ma il comportamento di Russia e Cina nella votazione del 17 marzo – non il veto, ma l’astensione: a Mosca c’è la fiammata improvvisa e fugace del dissenso aperto Medvedev-Putin – impedisce la certezza di un freno ai bollori bellicisti del presidente francese: anche perché a frittata-risoluzione fatta, l’arma del veto è ormai in mano a Parigi e tornare indietro “secondo Diritto” non si può. Dunque altro passo illegale, il comando alla NATO, organizzazione obbiettivamente di parte, un assurdo giuridico: un pragmatismo tuttavia utile per la giungla, reso possibile anche dalla linea cauta di Obama e Gates, cosicché il passaggio delle leve del comando al Patto Atlantico frena i francesi per qualche giorno.

Perché per qualche giorno? Perché già il 2 aprile gli americani si ritirano dalla coalizione e dentro la NATO priva del peso della superpotenza, l’estremismo franco-inglese riguadagna gli spazi formalmente persi con la perdita del comando nominale. Non tutto è probabilmente univoco, vedi la notizia del 12 aprile successivo di un Drone lanciato dal Pentagono (??) sulla Libia: ma se “per errore” alcuni aerei colpiscono anche le postazioni e una nave dei ribelli, e se Gheddafi – dichiarazioni ufficiali a parte – sembra non considerare troppo ostile la posizione dell’Italia, altrimenti non avrebbe mai permesso il dissequestro della nave Asso due il 24 aprile, ecco che il giorno dopo  la NATO “attiva”, cioè la NATO anglo-francese (più Canada e altri paesi minori), tenta il colpo maestro, che avrebbe potuto anche finire con l’uccisione di Gheddafi: un attacco mirato non alle postazioni militari libiche, ma al bunker tripolino del rais, 45 civili “feriti” (feriti? Una prima notizia parlava di morti) e tre sicuri morti. Un segnale evidente che Sarkozy “l’israeliano” non molla, vuole Gheddafi morto.

Quel che accade dopo, una ulteriore deriva “badogliana” di Roma, non sembra di nuovo esser tale, appare piuttosto un tentativo di contrastare dall’interno l’oltranzismo franco-inglese. Leggete le cronache: la decisione di Roma di intervenire militarmente è di poche ore successiva, cinque o sei, al bombardamento del bunker di Gheddafi (la France Presse diffonde la notizia alle 0 e tre minuti del 26 aprile). Dopodiché, inizia il “mistero” delle missioni italiane: non vien detto dove sono state compiute, un flash di agenzia parla di un “bunker” forse di Misurata, “già colpito” dagli alleati nei giorni precedenti (strano bombardamento di probabili macerie), e ci si comincia ad interrogare – vedi il Corriere di oggi – se per caso noi ci occupiamo della Tripolitania o no. Già, perché questo potrebbe essere il nocciolo della questione: se a Roma viene assegnata la regione occidentale come zona esclusiva di guerra (“protezione dei civili”, secondo la favoletta di Ban Ki Moon) allora il presunto “badoglismo” potrebbe rovesciarsi nel suo contrario, il tentativo di una difesa di fatto di Gheddafi.

E’ – ripeto – solo una ipotesi. Ma anche se non fosse tale, la guerra libica resta comunque un labirinto assurdo e pericoloso da cui appare difficile liberarsi senza uno strappo deciso. Perché ad esempio, non tornare indietro passo dopo passo, verso un minimo rispetto della legalità? Perché non imporre dentro la NATO un effettivo rispetto almeno della risoluzione 1973, ricordando che gli anglo-americani con la no fly zone di venti anni fa non bombardarono Bagdad ma solo le zone di effettiva insorgenza, e questo è uno dei discrimini fondamentale tra l’azione preventiva prevista dalle zone di interdizione, e una guerra di aggressione? Perché non recuperare la memoria di Bush padre, colui che blocco’ il generale Schwarzpof sulla strada di Bagdad, e che impedì a Moshe Arens di scatenare un attacco aereo contro Saddam alla fine della prima guerra d’Iraq, anno 1991?

Nonostante tutte le buone intenzioni possibili, l’azione di contrasto dall’interno di una guerra i cui promotori puntano a uccidere Gheddafi, a rubare il petrolio a a lui e a noi, e a obbedire ciecamente alle forme più oltranziste esistenti in Occidente, rischia di farci scivolare di tragedia in tragedia. La Siria incombe sempre più, e già nelle prime quarantotto ore della crisi del paese che dal 1967 sta aspettando che Israele restituisca le alture del Golan, il senatore americano Lieberman – il falco pro israeliano con cui polemizzo’ Putin nel vertice di Monaco del 2008 – ebbe a chiedere subito un’altra “no fly zone”, cioè un’altra aggressione. Poi dopo la Siria, ci sarà l’Iran … Per arrivare dove? Esistono altre vie? Esiste la possibilità di un rilancio della diplomazia internazionale, dopo la sconfitta del 17 marzo al Consiglio di Sicurezza dell’ONU? Forse sì. Un ritiro delle concessioni delle basi della NATO agli alleati – come paese sovrano e “in prima linea”, l’Italia può ben decidere autonomamente – potrebbe essere solo l’inizio di una riattivazione dei molteplici canali diplomatici oggi “in sonno”. C’è l’ Unione Africana, un continente intero che ha disertato il vertice parigino di Sarkozy. C’è la Russia, con le notizie recenti di una possibile uscita di scena di Medvedev e il ritorno in sella di Putin. C’è la Cina, con i suoi interessi economici: e poi la Turchia, paese della NATO e tutta una serie di paesi minori e maggiori che possono levare la loro voce per far sì che gli anglo-francesi vengano ridotti alla ragione del diritto. Con tutti i vantaggi evidenti per l’Italia, a partire dal blocco dell’immigrazione clandestina, per più di due anni garantito dall’accordo con Tripoli del 2008.

Link all’articolo originale:  https://www.facebook.com/notes/claudio-moffa/ma-e-vero-badoglismo-se-per-caso-litalia-stesse-provando-a-salvare-gheddafi-/10150181247845617

Gheddafi è pronto ad Attaccare l’Italia?

DI TOMMASO DI FRANCESCO
ilmanifesto.it

«Gheddafi reagirà ai raid italiani, potrebbe colpirci come nell’86»

Intervista allo storico del colonialismo Angelo Del Boca

Allo storico del colonialismo italiano Angelo Del Boca abbiamo rivolto alcune domande nel giorno della prima missione di bombardamento aerea italiana sulla Libia, a cento anni dalla prima guerra libica dell’Italia.

La guerra «sviluppo naturale» della risoluzione Onu 1973. Con la politica che non si divide se bombardare o meno ma su quale coalizione o sostegno bipartisan sosterrà la guerra. All’ombra del presidente Napolitano. Dimenticando i crimini del colonialismo italiano.

Noi avevamo più d’una possibilità di uscire da questa guerra che richiama le nostre responsabilità storiche. Come ha fatto la Germania. Almeno per tre motivi: la nostra Costituzione che all’articolo 11 ripudia la guerra e noi invece la stiamo facendo; il secondo è che noi abbiamo avuto un rapporto coloniale con questo paese che ha causato almeno centomila morti; il terzo è che abbiamo fatto un trattato solo due anni fa, proprio a Bengasi, di amicizia e di cooperazione. Che può essere accantonato soltanto se le due parti sono d’accordo. È così vero che perfino gli insorti di Bengasi lo vogliono rispettare. Ma il motivo che mi angoscia di più è quello dei nostri crimini di guerra, nascosti dietro la dichiarazione che ora faremo «solo raid mirati». Lo promette il governo, lo chiede il Pd. Per il quale non voterò più.

Quali crimini di guerra abbiamo commesso in Libia, che consiglierebbero di astenersi da un altro intervento armato?

Abbiamo costruito in Cirenaica 15 campi di concentramento dove abbiamo internato, dopo averle deportate, centomila persone e di queste quarantamila sono morte di stenti. Abbiamo torturato, bombardato con agenti chimici, impiccato centinaia di oppositori, esiliandone altre migliaia. Siamo stati in guerra permanente dal 1911 al 1934, con stragi e bagni di sangue. A ottobre è il centenario della prima guerra libica italiana. Ma anche Napolitano se n’è dimenticato. Trovo incredibile che il Presidente della Repubblica, così sensibile alla Costituzione, antifascista e che dovrebbe essere anticolonialista, abbia dato il suo alto parere positivo. Sono sconvolto. Anche dal fatto che solo due mesi fa Gheddafi era il nostro principale alleato, invitato quattro volte in Italia, osannato per le sue «virtù» e perché ne abbiamo ricavato per decenni un terzo dei prodotti petroliferi che ci servivano. Lo abbiamo riempito di armi, le stesse che ora bombardiamo. Scompare la politica e l’Italia fa una figura meschina.

Ora che l’Italia comincia a bombardare la Libia, secondo te Gheddafi reagirà contro l’Italia?

Io penso che può anche reagire perché lo aveva già annunciato, l’aveva detto in un paio di discorsi che la posizione dell’Italia lo scoraggiava e lo innervosiva. In uno poi addirittura aveva minacciato l’Italia per quello che faceva prima, quando veniva con i suoi aerei solo a «visitare» le coste della Libia ancora senza sganciare bombe, adesso che invece hanno sganciato bombe, bhè immagino che il suo risentimento sarà totale. Non mi stupirei che lanciasse per la seconda volta qualche missile come ha fatto l’altra volta nell’86 contro Lampedusa.

Tommaso Di Francesco
Fonte: http://www.ilmanifesto.it

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