Salva un inuit: spara a un ambientalista

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di Luca Carbone

Che la caccia sia sbagliata in ogni sua forma hanno cercato di insegnarmelo Studio Aperto, Barbara D’Urso e il resto della truppa di tritacervello che ho incontrato durante la mia infanzia, eppure non sono mai riusciti a convincermi. Mi portavano argomenti validissimi per diventare un animalista all’acqua e sapone, come gli occhi dolci di qualche cerbiatto accompagnato da un violino strappalacrime, eppure io non riuscivo a vederci più che un animale. Da rispettare, ovviamente, ma pur sempre un animale. Tuttavia, l’idea di cacciare e uccidere specie a rischio, magari minacciate anche dal cambiamento climatico che è tuttora in atto impressionava, in parte, anche un sadico come me. Perciò, quando ho letto sul TIME di giugno che la caccia all’orso polare sembra sbagliata sono stato attirato dal verbo utilizzato, “sembrare”, riconoscendo all’interno del suo significato il mio pensiero ancora “in parte” spietato.

Ed Ou è un fotografo canadese che ha documentato per il mensile statunitense il suo viaggio nella regione inuit del proprio Paese. Qui il governo sottrae i figli a tale minoranza etnica per mandarli in scuole nelle quali viene proibito l’utilizzo della loro lingua o qualsivoglia espressione della loro cultura millenaria che annovera, tra le altre tradizioni, la caccia all’orso polare, “la loro ultima risorsa di sostentamento”. Per migliaia di anni, infatti, gli Inuit hanno cacciato razionalmente questi mammiferi da cui ricavavano pelli, cibo e combustibili senza minacciare l’esistenza della specie in alcun modo. La caccia all’orso è stata poi criminalizzata in ogni sua forma dal mondo occidentale, unico responsabile del surriscaldamento globale (che è una stronzata, NdR) e, quindi, della lenta estinzione degli orsi (che, invece, si estinguono perchè il loro cibo glielo ciuliamo noi, mica perchè vanno alla deriva sugli iceberg, NdR) . È bastato inventare la favola di centinaia di fantomatici bracconieri per non far ricadere la colpa sul resto del mondo. Distrutto il commercio degli Inuit, questo popolo si trova attualmente in uno stato di povertà assoluta, in cui il consumo di droga, l’alcolismo e i tassi di suicidio hanno valori
incredibilmente alti. Gli Inuit non possiedono occhi abbastanza dolci per poter essere aiutati a non estinguersi.

Qualcuno che non fosse uno sregolato del Talebano era finalmente d’accordo con me: il TIME, tra l’altro. Tutto ciò era stupefacente, ma lo era ancora di più il fatto che non fossimo solo Ed e io contro il resto del mondo. Tutto ciò aveva dell’incredibile.

Pierfrancesco Diliberto, in “arte” Pif, è il reporter del programma di Mtv Il Testimone nel quale documenta i propri viaggi in giro per il mondo alla scoperta di altre culture, tra cui anche quella groenlandese. Ad accompagnarlo per una parte del suo soggiorno c’è Robert Peroni, un sudtirolese trasferitosi in Groenlandia che afferma: “Io sono contro la caccia, ma non qui. Loro vanno a caccia per vivere, altrimenti morirebbero”. Pare infatti che da quelle parti la foca sia quasi come il maiale da noi: grassa, grossa, utilizzata al 100% e assolutamente non in via d’estinzione, poiché l’attività venatoria verso questo mammifero è sottoposta a regole ferree che tutti rispettano (infatti non conviene a nessun groenlandese distruggere il perno della propria economia). A tracciare l’unica differenza che sussiste tra foca e maiale ci pensa un groenlandese intervistato “la prima è libera” dice, “mentre quello che mangiate voi passa una vita in prigione. Dovrei essere io a dire che tutto ciò è orribile”. Eppure, dopo venticinque anni di martellamento da parte di Greenpeace “sono tutti contro la caccia alla foca, simbolo della libertà” continua Robert, “È scientificamente provato che anche il pesce soffre, ma nessuno dice niente perché tutti mangiano salmoni e trote, in più il pesce puzza e non fa gli occhi dolci”. Anche in Groenlandia l’economia è stata distrutta, l’Occidente ha deciso per tutti cosa fosse sbagliato e cosa corretto e una cultura di quattromila anni è stata quasi spazzata via. Attualmente tra i Groenlandesi la disoccupazione ha raggiunto percentuali altissime e l’alcolismo è un problema sociale molto preoccupante.

Ma come?! Possibile che un’associazione nobile come Greenpeace sia responsabile di tali danni? Beh, effettivamente pare che di nobile la suddetta associazione abbia ben poco e che sia piuttosto una multinazionale in cerca di potere e denaro. La gestione dei fondi dell’organizzazione non è mai stata trasparente ed è amministrata da più di 40 uffici in cui a decidere sono i maggiori donatori. Nel 1991, Der Spiegel scoprì che in Germania erano presenti numerose società controllate dall’associazione, in modo da pemetterle di mantenere lo status di organizzazione senza scopo di lucro e accedere alle esenzioni fiscali. Nel 1993, usciva un documentario scandalo in cui si sosteneva l’esistenza di conti correnti in cui venivano versati i soldi delle donazioni (300 milioni all’anno circa) accessibili soltanto ai maggiori esponenti di Greenpeace per poi essere utilizzati in operazioni finanziarie non chiare (poco tempo fa sono stati bruciati 3,8 milioni) o, addirittura, per pagare gruppi di eco-terroristi.

Se il pensiero comune antepone orsi e foche agli esseri umani, io li annovero tra le specie cacciabili
e ci aggiungo Greenpeace.

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Così siamo diventati dei neo-primitivi

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di Guido Vitiello

In un punto imprecisato all’inizio del nuovo millennio, nelle strade delle grandi città apparvero i segni di una mutazione antropologica. Nulla a che fare con Pasolini e con il suo lamento sulla fine del mondo contadino. La scomparsa delle lucciole era ormai alle spalle; cominciava la comparsa delle mutande. Erano state fino a pochi anni prima l’ultima bandiera dell’intimità, a cui era concesso di sventolare solo dal pennone di uno stendipanni o nella burrasca di un incontro amoroso. Poi un bel giorno ci guardammo intorno ed era tutto un fiorire di mutande sgargianti, variamente firmate e decorate, che sporgevano dal bordo dei pantaloni a vita bassa.

I sismografi più sensibili del costume intuirono subito che per decifrare quel segno non bastava intendersi di moda o di sartoria. Fu un arbitro di eleganze come Alberto Arbasino il primo a capire che occorreva richiamare in servizio gli antropologi: «E se “la vita bassa”, per i prossimi Lévi-Strauss, diventasse un Segno antropologico tribale ed elettorale non solo giovanile, in un Musée de l’Homme con foto di addomi e posteriori aborigeni di fronte e profilo?». Era il 2008, e il pamphlet si chiamava appunto La vita bassa (pubblicato da Adelphi). Sei anni più tardi un antropologo ha finalmente risposto alla cartolina-precetto. Duccio Canestrini ha scritto infatti Antropop (Bollati Boringhieri), manifesto di un’antropologia che aspira a essere «pop» tanto nello stile, spigliato e divulgativo, quanto negli oggetti di studio: fumetti, serie tv, star musicali, gadget tecnologici, mode vestiarie.

A dire il vero, la sua expertise sull’epocale comparsa delle mutande non è delle più rassicuranti. In quel calar di braghe l’antropologo invita a leggere la ricerca deliberata di un impaccio, di un motivo di goffaggine, perché «come i tubini e le gonne strette, il cavallo basso non consente di allungare il passo», e in questo «ricorda un po’ l’handicap ricercato dalle donne giapponesi che camminano fasciate nei kimono sui geta, zoccoletti di legno alti come sgabellini». La faccenda si fa più grave quando dall’etnologia recediamo nell’etologia, «perché braghe giù significa scoprire il deretano, il che, tra noi scimmie antropomorfe, è un segno di sottomissione». E a quale scimmione si piegherebbero, gli ostensori di biancheria? Forse al Grosso Animale sociale di cui parlava Simone Weil? Canestrini non ha la risposta, ma forse non è la cosa che più gli preme, qui: la sua principale preoccupazione è far fuochi d’artificio teorici, seminando congetture e accostamenti insoliti, rigirando continuamente in padella quel «frittatone planetario» che è il nostro mondo, in cui «un senegalese che vive a Firenze vende un souvenir “etrusco” fatto in Cina a una turista americana».

Il gioco è serio e salutare, ma più che a un saggio fa pensare a un lungo numero di stand-up comedy antropologica (Canestrini è anche animatore di conferenze- spettacolo), dove nel giro di un paragrafo si passa da Cesare Lombroso a Django di Quentin Tarantino, dai talismani magici agli alberi deodoranti nell’abitacolo delle automobili, dalla «Venere ottentotta» — la schiava portata a esibire il voluminoso posteriore come attrazione da fiera nell’Europa del primo Ottocento — al booty shake di Rihanna che si dimena sul palco; dal dischetto applicato dietro al labbro inferiore da certi popoli in Africa e in Brasile al moderno piercing (ma «neppure i punk nostrani — per quanto sulla buona via — osano girare con il piattello labiale. Anche perché mangiare un panino col disco diventa un po’ complicato»).

È simpatico Canestrini, forse perfino troppo simpatico, tanto che rischia di risvegliare nell’inconscio del lettore un babau atavico a cui gli antropologi «pop» dovranno prima o poi dedicarsi: la funesta figura dell’animatore di feste per bambini, che nello sforzo di strappare risate lasciava, al suo passaggio, una scia di piccoli traumatizzati. Ma lui preferisce riconoscersi in un altro modello: Hoshi Sato, la linguista che parlava correntemente quaranta lingue e che a bordo dell’Enterprise era addetta al traduttore universale automatico, correggendo gli eventuali errori del macchinario nel decifrare i dialetti delle civiltà aliene. Stiamo parlando ovviamente di Star Trek.

La traduzione ha infatti i suoi inconvenienti. Se il canguro si chiama canguro, ricorda Canestrini, è perché all’inglese che lo interrogò sul buffo animale saltellante l’aborigeno rispose «kangarù», che vuol dire «non capisco». E un altro aneddoto in odore di leggenda vuole che lo Yucatán si chiami così perché agli spagnoli che volevano conoscere il nome del luogo gli abitanti della penisola risposero «tectetán», di nuovo «non capisco », o forse «uyután»: «Ma questo tizio come parla?».

Anche uno stesso gesto, una stessa usanza, può voler dire cose diverse sotto diversi cieli. Prendiamo il caso degli ombelichi esibiti e ingioiellati, che spesso si abbinano alla vita bassa e che possono generare equivoci antropologici: «Un conto, infatti, è il brillante incastonato nell’ombelico della ragazza indiana, piccola promessa sposa, che indossa la gonna tradizionale lunga fino alle caviglie. Altro è la gemma ombelicale portata con la minigonna. L’interpretazione che ne darebbe uno studioso di riti di fertilità è che la pancia scoperta delle ragazze comunica il loro status: la esibisce chi non ha mai avuto figli e che si segnala, più o meno consapevolmente, come disponibile a mettere su famiglia. A sdoganare l’ombelico a vista nel mondo dello spettacolo è stata la material girl Madonna, nei suoi tour degli anni Ottanta ».

Di qui la girandola «antropop» riprende a vorticare per pagine e pagine, tra gli antichi adamiti, gli streaker (quelli che sfrecciano nudi negli stadi) e le Femen. Alla fine il lettore è ubriaco. Ma se un antropologo marziano atterrasse un sabato pomeriggio nel corso affollato di una grande città e chiedesse a uno dei nostri anziani aborigeni perché mai i giovani del clan ci tengono tanto a esibire i mutandoni, che cosa si sentirebbe rispondere? Quasi sicuramente «non capisco ». Diventeremmo la tribù dei «noncapisco», e tutto sommato ci starebbe bene.

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Le nuove forme dell’odio verso le classi inferiori: l’ideologia antirazzista

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di Gennaro Scala

In precedenti scritti (1) ho cercato di evidenziare la natura, “di classe” si sarebbe detto una volta, dell’ideologia antirazzista (sottolineo che qui stiamo analizzando un’ideologia e non il valore dell’eguale dignità di ogni essere umano, di cui questa ideologia si vorrebbe abusivamente impossessare). In senso più estensivo, rispetto al dualismo della lotta di classe contro classe, avevo cercato di evidenziare le modalità secondo cui tale ideologia sorge dai conflitti tra i vari gruppi sociali, in particolare come essa segnava la frattura fra il ceto medio semicolto (2) e le classi inferiori, essendo un’ideologia con cui i ceti scolarizzati, dediti o aspiranti ad occupazioni non segnate dalla competizione con gli immigrati, “prendevano le distanze” dalle classi inferiori, incolte, incapaci di “cultura dell’accoglienza”, dedite a “rozzi” conflitti con gli immigrati riguardanti l’esercizio delle capacità lavorative,  mezzo esclusivo con cui alcune classi riescono tutt’oggi ad ottenere i “banali” mezzi di sussistenza.
Vorrei ora fare un passo in avanti, approfittando del fatto che un paese come l’Italia che vive una condizione abnorme mostra più apertamente di altri alcune dinamiche. I recenti governi italiani, quelli semi-golpisti seguiti al dimissionamento di Berlusconi, sono gli unici al mondo, a quanto mi risulta, che hanno usato l’antirazzismo come strumento di legittimazione, nei confronti del ceto medio semicolto (la pseudo base sociale di questi governi, base alquanto riluttante perché sottoposta a decimazione (3)) per sopperire ad un deficit totale di legittimazione. Infatti, il precedente governo vedeva come ministro la signora Kyenge (di origini congolesi, venuta in Italia come clandestina, come da lei orgogliosamente rivendicato), designata ministro perché con la pelle di colore nero (un’autentica forma di razzismo al contrario), scelta frutto di una “raffinata” operazione con cui si voleva legittimare il governo, seppur soltanto in negativo, qualificando come “razzista” l’opposizione a tali scelte del governo e implicitamente al governo stesso. La scelta della “ministra di colore” aveva però anche finalità più dirette, cioè favorire l’immigrazione. La cosa appare chiara con il presente governo che ha addirittura abolito il reato di immigrazione clandestina, esplicitando così la natura abnorme, coloniale, dello stato italiano, in quanto la possibilità di decidere chi ammettere nei propri confini è una delle prerogative principali di uno stato, senza la quale neanche si lo può definire tale.
Per quale motivo, nel momento in cui la disoccupazione raggiunge uno dei livelli più alti dal dopoguerra e in una fase di acutissima crisi economica, si favorisce l’immigrazione, abolendo il reato di immigrazione clandestina, e si stanziano notevoli fondi per l’“accoglienza” (mentre la tassazione da cui pur derivano questi fondi fa chiudere tante piccole e medie imprese)?
La risposta a tale domanda ci porta oltre il ceto medio semicolto al fine di individuare la vera origine della ideologia antirazzista. Origine da ricercarsi nella natura perversa delle nostre classi dominanti, nel fatto che si sono costituite come classi dominanti “antinazionali” (La Grassa) (4), nel fatto che nel loro asservimento verso le classi dominanti statunitensi non esitano ad eseguire il disegno della de-industrializzazione dell’Italia e del depauperamento delle classi lavoratrici italiane, in ossequio alla nuova collocazione internazionale subordinata dell’Italia. A questo serve l’immigrazione, a depauperare il paese, a trasformare l’Italia in un bacino di manodopera a basso costo, ed inoltre a mascherare con il buonismo questo autentico odio verso la popolazione e distacco dalle sorti dell’Italia come nazione. L’Italia è il paese delle maschere e questo perverso disegno si maschera con il volto del buonismo.
Il ceto medio semicolto, o quel che ne resta, si dimostra così essere un’appendice subordinata delle classi dominanti. Sui giovani studenti a partire dalle scuole elementari, per finire con l’Università, luogo del più pesante condizionamento mentale, in special modo nelle facoltà cosiddette umanistiche viene esercitata una forte pressione propagandistica, viene ripetuto, a mo’ di lavaggio del cervello, mille volte in mille salse che chi non accetta l’immigrazione è una persona negativa, razzista, fascista ecc. Tuttavia, il motivo principale per cui ha fatto presa tale ideologia sta nel distacco nella separazione delle classi medie scolarizzate dalle classi inferiori, il che è stata una delle principale cause della rovina del ceto medio semicolto, il quale nel momento in cui è stato decimato e precarizzato non ha potuto effettuare nessuna resistenza. Nel momento in cui la “classe politica”, la testa del ceto medio semicolto, la quale è un’esecutrice di ordini e non dispone del potere reale, appannaggio della Grande Finanza e Industria Decotta (Gianfranco La Grassa), è stata deprivata delle sue principali funzioni non ha potuto fare appello a nessuna alleanza sociale, essendosi distaccata dalle classi inferiori. L’ideologia antirazzista resta così oggi nell’ambito del ceto medio semicolto soltanto una vaga pretesa di superiorità morale.
L’ideologia antirazzista poggia su uno dei cardini della ideologia liberale egemone e unica ideologia vittoriosa del mondo occidentale odierno: l’individualismo-universalismo. In merito,  è fondamentale la “correzione comunitaria” dell’universalismo di Costanzo Preve: l’individuo partecipa al genere umano attraverso le “comunità intermedie” della famiglia, della classe sociale e dello stato, saltando direttamente dall’individuo al genere abbiamo quella forma di universalismo in cui principalmente si esplica la forma di dominio odierna, una forma che assume principalmente un volto di “sinistra”, motivo per cui le destre in Europa in genere assumono delle posizioni più sensate. Ad es. il Front National della Le Pen è l’unico partito che ha delle posizioni sensate sull’immigrazione e che non scivolano nella xenofobia come quelle della nostra Lega Nord. Tra l’altro il partito della Le Pen è l’unico grande partito europeo che ha preso le parti della Russia contro le provocazioni ordite dagli Stati Uniti, il che ne chiarisce la sua estraneità al neo-fascismo o neo-nazismo. Ma è un discorso valido esclusivamente per il contesto europeo, ad es. il Partito Comunista della Federazione Russa, la cui “ricca” esperienza, dalla rivoluzione sovietica in poi, ne ha mutato essenzialmente i connotati fino a farlo diventare qualcosa di essenzialmente diverso rispetto ai partiti comunisti europei,  ha una posizione di netta contrarietà all’immigrazione (cosa “inconcepibile” per  la sinistra europea).
Quindi se, per quanto riguarda le questioni contingenti, c’è aspettarsi, in Europa (sottolineo), posizioni maggiormente sensate dai partiti provenienti della destra, la natura perversa, degenere, delle classi dominanti europee, di cui quelle italiane sono solo un esempio più estremo, ci parla a chiare lettere della necessità di un cambiamento di sistema, il che vuol dire andare oltre la dinamica destra/sinistra.

1.G. Scala, Carattere reazionario dell’antirazzismo; G. Scala, Razzismo e antirazzismo
2. Per la definizione del concetto di ceto medio semicolto vedi G. Scala, Origini del ceto medio semicolto 
3. Scala, Addio ai Monti, addio al ceto medio semicolto
4. G. La Grassa, Capitalismo italiano, capitalismo antinazionale, 05/05/2009

 

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Il potere della disinformazione mediatica

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di Giacomo Bellisario

La globalizzazione, considerata dal punto di vista culturale, si basa sull’affermazione dell’idea di una società mondializzata dell’informazione, dove la massa prevale sul singolo: positivamente perchè vi è l’affermazione della democrazia e del diffuso benessere, negativamente perchè vi è un processo di appiattimento della psiche e di condizionamento della libertà di scelta e opinione. Le cause principali di questo fenomeno sono individuabili nel sistema totalitario delle comunicazioni, i cosiddetti “mass media”, controllato da pochi personaggi di spicco che, manipolando intimi conoscenti, giornalisti e conduttori televisivi, riescono a imporre tutto ciò che porta loro vantaggio. Questo sistema è talmente forte che ogni tentativo di opporsi a questa compagine, dando l’opportunità di aprirsi alla libertà di pensiero e di parola, è stato annientato -esempio tangibile è la chiusura o la censura di svariati programmi indipendenti che tendono a separarsi da questa malsana struttura “oligarchica”­.
Ma quali sono gli effetti della diffusione dei mezzi di comunicazione?  Oggi, i mass media permettono alla maggior parte delle persone di avere accesso a una fonte primaria di notizie e di informazioni che, però, sono contaminate, incomplete, e talvolta inattendibili, a tal punto da conformare gli atteggiamenti, le opinioni, i valori e i prototipi di comportamento della massa. La “scatola” può anche danneggiare le nostre personalità che, diffondendo valori e modelli di comportamento falsati e degradanti, mandando in onda reality show e quiz televisivi, trasmettendo pubblicità profittatrici che inducono al consumismo, esaltando false visioni della vita, contribuisce a inculcare il relativismo morale e a incrementare e il conformismo. Spesso, dunque, gli individui si trovano a subire delle pressioni provenienti da altri, che spingono loro a uniformarsi ad alcune idee. Ora, se in taluni casi l’influenza è reciproca, dando luogo così ad una molteplicità di fonti e di bersagli influenzabili, altre volte, invece, può verificarsi che l’influenza si manifesti in una sola direzione: quella espressa dalla maggioranza.
È necessario perciò lottare contro la privatizzazione e la mercificazione dell’informazione, avviando una ‘insurrezione’ di coscienza che riesca a porre alla ribalta il problema”. Ecco perché, occorre arrivare ad una conseguenza istituzionale, magari formando un comitato di “mediaetica” incaricato di vegliare sul sistema e difendere i valori fondamentali dell’etica. Più etica può significare anche più affari, laddove si giunga ad un lavoro basato su più verità dei fatti, più qualità dell’informazione, più cultura, in un sistema mediatico dominato dalle immagini e perciò frammentato e bisognoso di approfondimenti di qualità. L’informazione, oggi, significa “potere”. Una volta poteva anche assumere il senso di “verità”, intesa non come assoluta oggettività (quasi impossibile da praticare), bensì come ricerca dettagliata dei fatti, scevra da pressioni dei vari poteri forti. Informare deve essere un’operazione di onestà. Ciò non significa che non dobbiamo essere sempre più esigenti nella ricerca della verità dei fatti. Dobbiamo renderci conto del potere della verità: una volta detta, difficilmente può essere distrutta.
A tal proposito citiamo il testamento morale di Steve Jobs:”Il vostro tempo è limitato, allora non buttatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non crediate che il rumore delle opinioni degli altri affoghi la vostra voce interiore. Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno già cosa voi volete davvero diventare. Tutto il resto è secondario”.

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Riflessioni sulla democrazia

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Quando l’accesso a qualsiasi funzione non è più controllato da alcuna regola legittima, il risultato inevitabile è che ognuno sarà portato a fare qualunque cosa e spesso ciò per cui egli è meno dotato. [..] L’ultimo a intervenire, sarà proprio il solo fattore che do-vrebbe contare in un simile caso, cioè la differenza di natura esistente fra gli uomini. La causa di siffatto disordine è la denegazione di una tale differenza.. perché si è disconosciuta la natura dei singoli prima di finire col non tener alcun conto di essa – una tale negazione, diciamo, è stata costituita dai moderni in uno pseudo-principio sotto il nome di «eguaglianza».
Ora, sarebbe troppo facile mostrare che l’eguaglianza non può esistere in nessun caso, per la semplice ragione che è impossibile che due esseri siano realmente distinti eppure simili sotto ogni riguardo. Non meno facile sarebbe mettere in rilievo tutte le conseguenze assurde che derivano da questa idea chimerica, in nome della quale si è preteso di im-porre dappertutto un completo uniformismo, ad esempio impartendo a tutti un identico insegnamento, come se tutti fossero egualmente capaci di capire le stesse cose e come se, per farle comprendere, gli stessi metodi fossero adatti per tutti indistintamente. D’altronde, ci si può chiedere se non si tratti più di «apprendere» che non di veramente «comprendere», cioè se non si sia sostituita la memoria all’intelligenza nella concezione affatto verbale e «libresca» del moderno insegnamento, il quale mira solo ad accumulare nozioni elementari e eteroclite e nel quale la qualità resta interamente sacrificata alla quantità, come accade dappertutto nel mondo moderno per ragioni che chiariremo in seguito: si tratta sempre di una dispersione nel molteplice.

Nel riguardo, vi sarebbe molto da dire sui misfatti demo-cratici dell’«istruzione obbligatoria»: ma non è questo il luogo di insistervi e, per non uscire dallo schema che ci siamo proposto, dobbiamo limitarci a segnalare di passata questa conseguenza speciale delle teorie «egualitarie» come uno di quegli elementi di disordine, che son divenuti troppo numerosi per poterli enumerare tutti senza omissioni.
Naturalmente, quando noi ci troviamo di fronte ad una idea, come quella dell’«eguaglianza», o del «progresso», o di fronte agli altri «dogmi laici» che quasi tutti i nostri contemporanei hanno accettato ciecamente e la maggior parte dei quali han cominciato già a formularsi nettamente durante il XVIII secolo, non ci è possibile ammettere che tali idee siano nate spontaneamente. Si tratta, in fondo, di autentiche «suggestioni», nel senso più stretto della parola, che peraltro poterono produrre un effetto solo in un ambiente già preparato a riceverle.
Se dunque esse non hanno creato lo stato d’animo complessivo che caratterizza l’epoca moderna, hanno tuttavia contribuito ad alimentarlo e a svilupparlo fino ad un punto, che altrimenti non sarebbe stato di certo raggiunto.
Se queste suggestioni venissero meno, la mentalità generale sarebbe assai vicina a cambiar d’orientamento: per questo esse vengono così accuratamente favorite da tutti coloro che hanno un qualche interesse a protrarre il disordine, se non pure ad aggravarlo – e tale è anche la ragione per cui in tempi, nei quali si pretende di tutto sottoporre alla discussione, queste suggestioni sono le sole cose che non si debbono mai discutere.

Del resto è difficile determinare esattamente il grado di sincerità di coloro che si fanno i propagandisti di simili idee, e sapere in che misura certe persone finiscono con l’essere prese dalle loro stesse menzogne e col suggestionarsi all’atto di voler suggestionare gli altri.
Spesso in una propaganda del genere gli ingenui sono anzi gli strumenti migliori, perché vi portano una convinzione che agli altri sarebbe alquanto difficile fingere, e che è facilmente contagiosa.

Ma dietro a tutto questo, almeno inizialmente, occorre che vi sia stata una azione assai più cosciente, una direzione che può venir soltanto da uomini sapienti perfettamente il fatto loro in ordine alle idee fatte circolare in tal guisa.
Noi abbiamo parlato di «idee», ma una tale parola qui calza assai poco, essendo evidente che nella fattispecie non si tratta per nulla di idee pure e nemmeno di alcunché che appartenga come che sia all’origine intellettuale. Leggi il resto dell’articolo

Linguaggio: la Guerra dietro Ogni Guerra (Fase Nigredo)

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di A. Vandenberg

La guerra dietro ogni guerra ha come protagonista la lingua. Per esempio, la parola ‘indipendenza’ oggi è stata oscurata dalla parola ‘interdipendenza’, il termine ‘democrazia’ viene associato in modo sempre maggiore ad una accozzaglia in cui la sovranità degli stati nazione dovrebbe cedere il passo alla ‘globalizzazione'; la ‘crescita economica’ si è trasformata in ‘sviluppo sostenibile’, la ‘libertà’ è diventata ‘legalità’ e le dichiarazioni di guerra sono ora ‘autorizzazioni’ ad intervenire militarmente.Tutto ciò sta succedendo perché la trasformazione del linguaggio è indispensabile per suscitare una trasformazione globale della società. E questo è esattamente ciò che i parassiti, i fenomeni da baraccone che gestiscono il nostro mondo intendono fare.

George Orwell (v. correlati) che era molto consapevole delle tecniche nefaste sfruttate dagli statalisti, conosceva  la necessità di instaurare un nuovo sistema linguistico per i ‘prolet’ e descrisse questa cognizione nel suo celebre romanzo 1984. Scrisse:

“Entro il 2050 – ma probabilmente anche prima di tale data – l’intera reale conoscenza della lingua tradizionale sarà persa. Chaucer, Shakespeare, Milton, Byron, continueranno ad esistere, ma unicamente all’interno di testi espressi in politichese, i quali non si limiteranno a modificare qualche piccolo dettaglio, ma trasformeranno tali opere in qualcosa di contraddittorio rispetto al senso originario che intendevano esprimere gli autori. La stessa letteratura di partito muterà. Gli slogan cambieranno. Come potrebbe esistere uno slogan come ‘la libertà è schiavitù’ quando lo stesso concetto di libertà sarà stato cancellato? L’intero clima del pensiero sarà diverso. In realtà non ci sarà alcun pensiero così come oggi lo intendiamo. Ortodossia significa non pensare, non aver bisogno di pensare. Ortodossia è incoscienza.”

Anche Ray Bradbury (v. correlati) si riferì ai medesimi concetti quando scrisse in Fahrenheit 451:

“Più sport per tutti, spirito di gruppo, divertimento, e mai pensare, eh? Organizzare e organizzare e organizzare eventi super-super sportivi. Altri fumetti nei libri. Altre immagini. La mente deve bere sempre meno.”

Infatti, i politici sfruttano la lingua scritta per manipolare sia gli eventi storici che quelli attuali. Tutto ciò non è diverso da quanto accadeva ai tempi di Stalin. Come George Woodcock afferma nel libro: Il Messaggio di Orwell: 1984 e il Presente :
“Opere canoniche disinformative come l’Enciclopedia Sovietica mutano costantemente in accordo alla linea del partito, in modo che nelle edizioni che si susseguirono Trotsky fu prima un eroe della guerra civile, poi un agente dei menscevichi e delle potenze occidentali.”
Infine, come possiamo leggere dalle opere di Laurence Kotlikoff, professore di economia presso la Boston University, tale sotterfugio ha contagiato persino il campo dell’economia: Leggi il resto dell’articolo

La Boldrini chi?

Camera del Lavoro, convegno sul tema La violenza sulle donne e un emergenza, l'immagine e il potere, istituzioni e media verso il cambiamento. Con Susanna Camusso e il presidente della Camera Laura Boldrini.

di Uriel Fanelli

E’ assolutamente comprensibile la mole di email che ho ricevuto riguardo alla Boldrini, vista la polemica. Onestamente non credevo che avesse fatto la macchietta in questo modo , sembra quasi Eddie Murphy che dice “e’ perche’ sono negro, vero?”. Tuttavia, devo dire che l’insipienza di questa donnina stia raggiungendo dei livelli epici, estremamente dannosi. Dunque, cosa penso della Boldrini?

Per prima cosa, no cercato in giro quel che si sa di lei. Ci sono le foto di lei con un bambino nero. Ok, le ho anche di Hitler , con la bambina nera. Non significa nulla, oggi una foto col bambino negro non si nega a nessuno.

Detto questo, ha lavorato per l’ente piu’ corrotto del mondo, cioe’ ONU, un mondo di privilegi, sprechi, esenzioni fiscali e (francamente) nessuna utilita’ per il genere umano. L’ ONU esiste perche’ tutte le nazioni hanno paura che se ne uscissero si potrebbe trasformare in un’alleanza contro di loro. Contemporaneamente, l’ ONU sa che se iniziasse ad interferire davvero  con l’esistenza delle nazioni, le nazioni lo lascierebbero. E’ essenzialmente un baraccone politico senza senso, costosissimo, corrotto, inutile.

Insomma, gia’ di mio non riesco a trovare nulla di positivo nel suo CV. Non e’ una figura di spicco, ma neanche una figura media del mondo politico. Se anche si capisce DOVE ha lavorato non si capisce COSA abbia FATTO, e questo lascia supporre che abbia fatto assai poco.Si, e’ vero, ha lavorato qui li e’ la: ma che diavolo ha fatto? Ha introdotto novita’? Ha preso decisioni difficili o importanti? Ha conseguito qualche risultato? Achievements?

Ho cercato allora le sue dichiarazioni come “politico” . Saro’ molto sincero, ma la sua mania di parlare a nome di tutte le donne offende le donne. La donna media e’ di gran lunga migliore di lei. Vedo cose dette da donne “medie” che sono di gran lunga intelligenti, fondate e significative.

Non sono riuscito a trovare frasi intelligenti o cose intelligenti scritte dalla Boldrini. In tutta onesta’, credo che la sua pretesa di identificarsi con “le donne italiane”, dicendo che “se qualcuno offende me offende tutte le donne” sia piu’ che altro un tentativo di apparire piu’ intelligente di quello che e’.

Un esempio di immensta stupidita’, che fa di lei una di quelle macchiette degne di Der Stürmer  tanto e’ stupidamente e negativamente stereotipata, e’ l’uscita per cui chi aveva commentato un post di Grillo era un “potenziale stupratore”. Ora, chi glielo ha detto? Lombroso? Come fa a dire che uno sia uno stupratore senza prove? Che diavolo e’ un “potenziale” stupratore?

La verita’ e’ che un uomo dovesse aver paura di essere accusato ingiustamente per uno stupro non commesso, la Boldrini avrebbe esattamente la faccia delle sue paure. Non so con quale coraggio un uomo possa ancora entrare in ascensore con lei, ben sapendo che qualsiasi cosa non vada bene alla principessa, dal dopobarba alla marca di scarpe, diventera’ occasione per un’accusa di stupro.

Stupro, stupro, stupro, violenza e donne. Queste sono le uniche tre parole che la Boldrini sembra capace di pronunciare sotto stress. La immaginiamo facilmente a  passare gli esami universitari denunciando per molestie qualsiasi professore facesse domande troppo difficili, dimostrando cosi’ un intento persecutorio verso le allieve donne, cosa che faceva di lui, tanto per cambiare, uno stupratore.

Da questo punto di vista, la Boldrini e’ una di quelle che non vorreste avere nel vostro ufficio perche’ uno screensaver di farfalle sui fiori sarebbe considerato una chiara allusione sessuale, di quelle che state dentro la stessa stanza solo a porta aperte perche’ volete dei testimoni, di quelle che se e’ da sola in ascensore decidete di fare un pochino di moto e prendete le scale.(1) Qualsiasi cosa, un appiglio qualsiasi, sara’ da lei considerato un esempio di violenza contro le donne, contro tutte le donne, e quindi uno stupro.

Come finisce la storia lo sappiamo: “al lupo, al lupo!”, e poi….

Ma la stronzata dannosa l’ha fatta usando la cosiddetta “tagliola” contro l’opposizione di M5S. A parte che e’ dubbio che la possa usare lei in quella camera, il problema vero e’ che ha creato un precedente nel quale una legge considerata vergognosa , che riceve una dura opposizione, viene firmata togliendo la parola ad un intero partito.

Ora , se ricordate l’era di Berlusconi, e ricordate l’opposizione alle sue leggi, e ricordate che la sinistra e’ all’opposizione MOLTO piu’ della destra in un paese come l’italia, scoprite che la “geniale” Boldrini ha appena definito il modo in cui il suo partito di riferimento sara’ zittito quando in futuro cerchera’ di fare opposizione.

Voglio vederli, alla prossima legislatura, a fermare una qualche “legge vergogna” , se come sembra sara’ la destra a vincere, e il presidente della camera usera’ la tagliola per zittire l’opposizione.

Questa e’ la misura della stupidita’ politica secondo me: il fatto di seminare la propria futura disfatta con tale precisione , sacrificando l’intero futuro per una breve vittoria su un singolo punto, e’ la stessa unita’ di misura della stupidita’ politica.

Messora, che non e’ una volpe del blogging, ha risposto alla Boldrini di non aver paura, perche’ lo stupro non e’ il suo caso. Il punto non e’ che Messora abbia detto una cosa stupida o sessista. Il punto e’ che ha detto il vero: la Boldrini, come tutte le personalita’ politiche, vive sotto scorta. Vive in un quartiere esclusivo, monitorato dalla polizia, con una scorta, e continuamente circondata da lacche’ e portaborse.

Lei non e’ una donna qualunque, che puo’ aver paura di uno stupro: a lei NON puo’ succedere, perche’ tra i privilegi di cui gode vi e’ anche una sicurezza sconosciuta alle altre donne italiane. In questo senso, chi offende lei NON offende tutte le donne italiane, dal momento che le donne italiane vivono in una condizione di insicurezza che lei non conosce. Messora, senza probabilmente volerlo, ha messo il dito nella piaga: A LEI, NON PUO’ SUCCEDERE.

In definitiva, offendere la Boldrini dandole della pompinara non e’ appropriato, perche’ e’ il tipo di persona che ricalca di piu’ la Pompadour, che nella leggenda rispose al popolo di usare le brioches al posto del pane. Appare sconnessa completamente dalla vita del mondo intero: una delle persone fisicamente piu’ protette del paese non puo’ certo aver paura dello stupro o esserne ossessionata, non ha alcun senso inventare uno strumento per zittire l’opposizione quando si viene dal un partito che passa gran parte del tempo all’opposizione , tutto in lei sa di persona che NON pensa a quel che fa prima di farlo.

Per non parlare delle palesi incoerenze: una che si mette a strillare alla violenza e allo stupro ad ogni pretesto, non puo’ vedere una collega che viene presa a schiaffi in pieno parlamento. Se i grillini fossero un pelo piu’ incazzati, una denuncia per aggressione e percosse all’onorevole andrebbe fatta immediatamente: oltre ad essere una violenza su una donna – o le grilline sono meno donne delle altre? – in ogni caso prendere a schiaffi una tizia e’ prima di tutto UN REATO.

Stupisce un attimo vedere le deputate del PD denunciare un tizio per averle insultate a parole, e non vedere alcuna querela per una tizia presa a schiaffi con tanto di fotografia. (2) Prendere a schiaffi una persona e’ un tantino piu’ grave, come reato, di insultarla a parole. Ma di fronte alla violenza, alcune donne sono piu’ donne di altre, e le sole donne sono quelle di sinistra. Dopo l’esclusiva della democrazia, anche quella della “donnita'”

Onestamente, siamo nell’insieme delle donnette scialbe. Ho girato per  il suo pamphlet su Wikipedia, e ci ho trovato la storia di una ragazzina ricca che ottiene facilmente quello che vuole. Il lavoro di costruzione della pagina di wikipedia, che e’ professionale, si spinge all’eccesso di zelo, anche un pelo sul ridicolo quando aggiungono le onoreficenze. Ok, immagino che il premio “PrimaDonna 2008″ non sia un pelino sessista e che “primadonna” indichi una donna che puo’ essere divisa solo per 1 e per se’ stessa: altrimenti, mi sembra che lo zelo antisessista della Boldrini sia piuttosto facile da comprare. A quando il premio Pompadour 2015?

il lavoro di mettere in evidenza i premi e gli endorsement puo’ essere molto preciso, ma si dovrebbero evitare come “la mia mamma dice che sono una brava ragazz” e cose come “premio Palla Avvelenata Condominiale Via Saffi 2″  , che sembra di leggere il Carlino e non e’ che migliori le cose.

Tutto sembra fatto per prendere una signora nessuno e trasformarla in una carica istituzionale. Il problema sta nel fatto che anche come carica istituzionale non sembra essere qualcuno: a parte il fatto che l’ Italia ha avuto presidenti della camera piu’ impaziali e meno apertamente schierati, qui siamo ad una militanza evidente ed ad un inutile sfoggio di  quello snobismo da potere che colpisce solo chi nella vita ha sempre fatto cio’ che altri, meno abbienti, non potevano permettersi.

Onestamente, sulla Boldrini c’e’ poco da dire, eccetto il fatto che c’e’ TROPPO POCO da dire per farne una carica istituzionale: se basta cosi’ poco per fare un presidente della camera, allora metteteci Gordon Ramsey, almeno cucinera’ bene senza lamentarsi tutto il giorno del maschilismo di chi lo vuole in cucina.
Cito Gordon Ramsey perche’ per via di un’insana passione di mia figlia, avevamo appena visto masterchef e dopo mi sono messo a scrivere della Bolrdini. Cosi’ ho guardato alcuni video ove appare, e appena ha preso a parlare  mi e’ venuto da pensare: anche qui Rachida? (3)
Davvero basta questo per occupare quella poltrona? Allora mettetela in palio come invention test di MAsterchef, o come premio di Wetten, Dass(4) , e magari dopo Bauer Sucht Frau(5) fate anche Parlamento Sucht Frau.Se questo e’ il livello medio, Drive In sembra il senato di Roma.
Questo e’ il punto della Boldrini. Messora dice che non e’ stuprabile, ed ha ragione in quanto e’ tra le persone fisicamente piu’ protette del paese, ma essa non gode solo di questa proprieta': e’ anche difficile da attaccare, per la semplice ragione che c’e’ troppo poco da attaccare, e questo viene dal fatto che c’e’ troppo poco in generale. 



Non so quanto durera’ questa legislatura, ma credo che dopo cinque minuti dalla sua fine, anche i piu’ grandi giornalisti italiani, quelli col database dei nomi in testa, si lascieranno scappare un “Boldrini chi?”.Quella che non aveva nulla di speciale? Quella che si lamentava di continuo per la condizione della donna, pur avendo un CV che mostra come lei, quale donna, non conosca direttamente nessuno dei problemi di cui lagna? Il suo CV e’ tutto un “ma perche’?”:

Perche’ e’ li?
Onestamente se fossi una donna italiana, mi sentirei irritata nel vedermi paragonata a cosi’ poco.
Ed e’ questo il punto: attaccare la Boldrini e’ inutile, come mandare l’esercito a catturare una zanzara: e’ davvero troppo poco.
Se fossi nei grillini, personalmente non ci perderei troppo tempo.
La Boldrini e’ davvero “troppo poco”.
Uriel
(1) Ho conosciuto una che aveva usato un espediente simile per far fuori un collega. Stava in un ufficio con altre donne perche’ nessun uomo voleva passare del tempo da solo in una stanza con lei senza testimoni, non riusciva a fare una riunione con meno due tre persone, le sue telefonate venivano rifiutate da tutti gli uomini e faceva solo conference call con tre persone o piu’  perche’ altrimenti le rifiutavano le chiamate. In diversi posti la paura di essere denunciati da una cosi’ ha letteralmente cambiato le relazioni tra colleghi.
(2) Non che un magistrato possa venire condannato da un collega, si intende.
(3) Quando penso che quella gente puo’ avere QUATTRO mogli come Rachida a casa , capisco come mai trovino cosi’ attraente lasciare tutto e partire per la Jihad. Credo che combattere corpo a corpo coi navy seals debba apparire loro come una specie di ricreazione.
(4) La versione tedesca di “Scommettiamo Che”? Da quando il vero leggendario conduttore si e’ dimesso, un pelo piu’ trash per attirare l’attenzione. L’acme del nazionalpopolare tedesco, roba cosi’ “per famiglie” che Pippo Baudo sembra Marilyn Manson.
(5) Il contadino cerca moglie. In tutte le salse, etero/lesbo/gay/trans. Cosi’ trash che hanno dovuto mettere i sottotitoli. In tedesco.  Non e’ trash, e’oltre. E’ una categoria a se’. Siamo a livelli antropologici  tipo questo: https://www.google.com/search?q=bauer+sucht+frau&safe=off&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ei=gKnvUo79NsbZsgafvICABg&ved=0CAsQ_AUoAw&biw=1280&bih=911

Il mito dell’uomo perfetto sta spingendo la Scienza a ogni sorta di atrocità

old-frankenstein

di Massimo Fini

Il Conformista di due settimane fa (6/12) era stato intitolato «Uomini ridotti a chip è questo il rischio della scienza estrema». Era un’ipotesi. Adesso è un fatto. O quasi. Domenica scorsa Rai2 ha mandato in onda un programma, ‘A come Avventura’, in cui si dava conto in termini entusiastici di studi, assai avanzati, degli scienziati del mitico MIT per inserire nel cervello un chip che ci permetterà di controllare le nostre emozioni, ira, gelosia, stress, ansia, e di ricondurle a livelli ‘accettabili’. E’ l’ossessione della Scienza di creare l’uomo perfetto, del Doctor Frankenstein. Un Superuomo che non soffra, nè fisicamente nè esistenzialmente. Solo che questo Superuomo si rivela, a conti fatti e del tutto contradditoriamente, un normotipo, omogeneo, omolagato: se tutti siamo perfetti non c’è più alcuna diversità fra di noi. Senza contare che di questi chip inseriti nei nostri cervelli potrebbe impadronirsi un Grande Fratello manovrandoci a suo piacimento.

Aldous Huxley ne ‘Il mondo nuovo’ aveva immaginato che il Potere, per acquietare gli individui e renderli disponibili e docili, gli avesse indotti a masticare quotidianamente il ‘soma’, una sorta di betel, una droga soft, cosi’ soft da non essere avvertita come tale. Ci aveva azzeccato in pieno: basta sostituire il termine ‘soma’ con ‘consumo’.

Comunque sia qui non siamo in un romanzo di fantascienza o nel laboratorio di uno ‘scienziato pazzo’ alla Frankenstein ma nel ‘sancta santorum’ della Scienza e della medicina tecnologica. Sono inoltre arrivati a conclusione altri studi per rimuovere dalla nostra memoria esperienze dolorose. E questo è anche più inquietante del Doctor Frankenstein. Perchè l’esperienza del dolore è formativa («Ogni malattia che non uccide il malato è feconda» scrive Nietzsche) ed è pedagogica e indispensabile per evitare guai peggiori. Se il bambino mettendo la mano sul fuoco non sentisse dolore se la brucerebbe.

A me sembra che questa scienza, autoreferenziale, innamorata di sè, stia diventando il nostro maggior pericolo. Perchè nella sua ansia di perfezione tende a togliere all’uomo tutto cio’ che ha di umano. L’uomo, ogni uomo, è un impasto di Bene e di Male, di salute e di malattia, di inquietudine e di serenità, di dolore e di felicità, di ansia e di quiete, e tutti questi elementi sono inscindibili, l’uno non esisterebbe senza l’altro («ognuno di questi opposti mutandosi è l’altro e a sua volta l’altro mutandosi è l’uno», Eraclito).

Poichè c’è nell’aria, anche senza il bisogno di ricorrere a chip ficcati nel cervello, questa tendenza all’omologazione universale, a fare di ogni uomo un normotipo, al ‘politically correct’ esistenziale spinto fino al ridicolo (adesso sono stati istituiti pure ‘corsi di addestramento per padroni di cani e gatti’), all’astrazione perfezionista di origine protestante e nordeuropea, insomma a cavarci il poco sangue che ci è ancora rimasto nelle vene, io provo un certo sollievo, lo confesso, quando sento di un delitto dovuto a qualche incomprimibile impulso. Vuol dire che, nonostante tutto, sotto questa gelida tecnorealtà, la vita, sia pur volta al negativo, scorre ancora.

Fonte

Autorità garante per l’infanzia, Spadafora: abbiamo una lista di giudici in conflitto di interesse

sequestri

Finalmente Liberi ha contato circa 105 giudici onorari in evidente conflitto di interesse e ci si prepara alla denuncia.  Vincenzo Spadafora, Garante dell’infanzia e adolescenza pochi giorni fa durante il congresso organizzato dal Cismai si è espresso così sul business delle comunità per l’accoglienza dei minori denunciato dalla commissione di inchiesta Finalmente Liberi di Federcontribuenti: “Ma quale business? Io ho conosciuto comunità che stanno chiudendo. Per evitare che passino messaggi come questo, completamente sbagliati, è dunque necessario tenere alta la soglia della tensione”. Generalizzare è sempre sbagliato, pericoloso ma su questo tema è cento volte più letale la generalizzazione. Probabilmente è vero, esistono case famiglia che operano con professionalità, ma è altrettanto vero che esistono molti, troppi casi dove il bambino viene letteralmente fatto prigioniero, sequestrato anche quando non necessario, per errore, abuso o favoritismo. Entriamo quindi nello specifico e cerchiamo di capire quali sono le cose che non vanno, ” il nostro scopo è fare e dare giustizia tutelando genitori e bambini, non cerchiamo la polemica, il nostro è un invito aperto al Garante, – precisa l’avv. Franceschini responsabile di Finalmente Liberi -, abbiamo tra le mani casi pazzeschi e siamo disposti a mostrarli al dott. Spadafora ”. Ad esempio, un ragazzino di 12 anni chiede, perchè ne ha diritto, di essere ascoltato dal giudice, per dirgli che vuole stare con la madre: ” sono il nonno di F., strappato con violenza all’affetto non solo della madre, ma anche dei nonni. Io e mia moglie siamo entrambi professori in pensione, mia figlia fa la maestra eppur avendo l’autorizzazione ad educare una classe di bambini un giudice le ha tolto la potestà genitoriale. Il tribunale dei minori, dopo la relazione di un giudice onorario e quella di una psicologa di parte avversa, mia figlia si è separata dal marito, ci ha zittiti, dicendo che sapeva tutto su di noi, ora possiamo vedere F. solo allo spazio neutro. Veniamo a mia figlia. La patria potestà le è stata tolta grazie alla relazione di un perito di parte avversa e senza tenere in alcuna considerazione le due relazioni di psichiatri certificate da due istituzioni statali per ribaltare a sentenza ”. Di casi come questo ne abbiamo molti, come di genitori con la sola colpa di non avere abbastanza soldi per crescere un figlio e gli viene tolto. Soprattutto abbiamo tantissimi giudici in conflitto di interessi perchè hanno direttamente o indirettamente a che fare con le comunità a cui vengono affidati, dietro fondi dello Stato, i bambini. ” Le spieghiamo, dott. Spadafora, come funziona il meccanismo. Sulla base dei dati in nostro possesso e tenga presente che nessun ente conosce davvero il numero dei bambini allontanati dalle proprie famiglie, parliamo di migliaia all’anno, solo il 7% ha alle spalle abusi sessuali o violenza, poi ci sono allontanamenti per futili motivi, come problemi economici o scaturiti da separazioni conflittuali. Basta la segnalazione ai servizi sociali, un furbo psicologo di parte e scatta il sequestro, il dramma è che non ci si può appellare agli atti del tribunale e il risultato è una grande, disumana, ingiustizia nei confronti di questi bambini. Bisogna intervenire sui provvedimenti ritenuti per legge ” provvisori ” ma che in realtà durano anni togliendo ai genitori il diritto di difendersi ed appellarsi ”. Infine la questione dei giudici onorari che decidono il destino del minore. Sono psicologi, sociologi, medici e assistenti sociali, pagati un tanto ad udienza, pagati dagli istituti e dalle cooperative che accolgono i bambini e sa chi li nomina i giudici onorari? Il diretto interessato presenta la domanda, il tribunale dei minori l’approva e il CSM ratifica, le sembra un sistema in grado di assicurate equità e giustizia? Fin ora, Finalmente Liberi ha contato circa 105 giudici onorari in evidente conflitto di interesse e ci si prepara alla denuncia. La Commissione invita quindi pubblicamente l’Autorità Garante, Spadafora, ad un incontro per mostrargli, carte alla mano, la realtà che è sotto gli occhi di tutti ma che nessuno ammette.

Hollywood ci manipola davvero il cervello?

propagandaHollywood ci manipola davvero il cervello?

La domanda è retorica e la risposta ovviamente è: Si!

Ma spesso i metodi non risultano del tutto chiari, così come le modalità operative di questa manipolazione e la sua effettiva efficacia. Il massiccio livello di manipolazione che stiamo subendo oggi attraverso tutte le forme di comunicazione sociale in cui ci troviamo immersi; dal giornalismo alla TV, dalla comunicazione scientifica a quella medica a quella dedicata al mondo del lavoro o di ogni altra attività è merito sopratutto di un uomo: quell’ Edward Bernays che scrisse le prime regole dell’indottrinamento umano nei lontani anni venti 1 , dimostrando con azioni concrete ed eclatanti cosa era capace di fare e illustrando al mondo delle elite di potere (frequentava i salotti di Washington e tra le sue amicizie annoverava il presidente Wilson) che lo seguivano con avido interesse, come le sue idee potevano trovare una scientifica applicazione in quello che egli definiva: “Un necessario indottrinamento delle masse nei governi democratici”.

Oggi nella società c’è uno “Spin-Doctor” (Letteralmente: Dottore del raggiro Ndr) o esperto di PR (Public Relations) per ogni cosa 2.

Generalmente però, chi non approfondisce questo argomento complesso e vasto è sempre portato a pensare che la propaganda sia un qualcosa di evanescente che non lo riguarda direttamente e questa idea è ancora più radicata quando si parla di un prodotto da intrattenimento (cinema, videogiochi, etc.) c’è un errato pensiero comune che assegna a queste categorie lo status di innocuità. Un film in fondo, è sempre e soltanto un film (pensa l’uomo medio), un’opera di finzione. Ogni persona messa davanti a un film si sente abbastanza matura da ritenersi non influenzata in alcun modo, sempre padrona dei propri pensieri e delle proprie emozioni, e se c’è qualcuno che si fa influenzare da un film (vedi solo a titolo di esempio gli episodi di violenza ascritti a proiezioni di pellicole come Arancia Meccanica 3 o di intolleranza religiosa come ad esempio quelli scatenati dalla pellicola: L’ultima tentazione di Cristo 4) significa che ha una mente debole, è un fanatico, un estremista, oppure ha qualcosa che non va.

Anche se questo può essere vero per quelli che si piazzano fuori da un cinema a bruciare le pellicole minacciando di distruggere il cinematografo, ci si dimentica comunque di vedere il quadro generale ponendosi una semplice domanda: “Perchè una persona arriva a quel punto? Quanti e quali stimoli o sollecitazioni ha subito e accumulato per tutta la vita fino ad arrivare al momento in cui, preso da un’ideologia o da una serie di valori distorti, scatena i suoi comportamenti estremisti?”

Si fa fatica a comprendere inoltre che lo scopo della propaganda non è quello di creare folle impazzite o gente violenta, ma di far passare idee, costruire opinioni, disegnare valori morali, indottrinare le preferenze e i gusti del pubblico.

Il più grande successo di un’operazione propagandistica non è certo quello di creare un individuo che quando esce dalla sala dopo aver visto “Rambo” inizia a sparare con un M60 alla gente che trova per strada, ma lo è invece il riuscire a creare schiere di individui convinti che la propria opinione di esseri autonomi sia ad esempio quella di considerare “giusta” una guerra riuscendo perfino a considerarla una “Missione di pace”; cambiando quindi definizione senza che nel loro cervello arrivi alcun segnale contrastante.

Il cinema, grazie alla sua capacità di creare delle illusioni, è uno dei mezzi più potenti per veicolare i messaggi della propaganda e uno dei primi a comprenderne le potenzialità di indottrinamento delle masse, grazie agli studi di Bernays, fu proprio Adolf Hitler. Leggi il resto dell’articolo

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