… E Poi Non Ne Rimase Nessuno

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Chi di questi tempi si limita a constatare da una posizione in apparenza ‘sicura’ la disperazione del proprio prossimo, convinto che l’agenda globalista proseguirà a mietere vittime solo tra le categorie meno funzionali al potere, ho idea che presto dovrà ricredersi. La tecnologia infatti si accinge a ridimensionare vasti settori della economia e della società che fino a ieri apparivano intoccabili.

L’evoluzione tecnologica, in abbinamento allo stato di narcosi chimico-mediatica che ottunde ampie fasce di popolazione, va sollevando il potere dalla necessità politica di ricorrere a figure professionali intermedie che fungano da esecutori e tutori dello status quo. Nell’ottica strozzinesca e accentratrice dei burattinai il discorso non fa una grinza: perché foraggiare ancora una classe media caporalesca, inquinante e obsoleta, quando la tecnologia è ormai in grado di fungere da canale di controllo e comunicazione immediato tra il vertice e la base della piramide?

Il grado di obsolescenza delle cosiddette ‘risorse umane’ - come sappiamo - è direttamente proporzionale al livello di sviluppo tecnologico conseguito da una data società (v. correlati).
Fino a poco tempo fa alcune tipiche categorie professionali deputate alla propaganda e amministrazione dello status quo potevano dirsi immuni dal pericolo di concorrenza tecnologica. Industriali, dipendenti pubblici e bancari, operatori delle forze dell’ordine, avvocati, notai, magistrati, giornalisti, commercialisti, medici ed – ovviamente – politici. Da oltre un decennio, però – come già abbiamo avuto modo di osservare (v. correlati) – sta andando in scena una demolizione controllata del vecchio status quo in funzione della instaurazione di nuovi paradigmi sociali, culturali ed economici; di conseguenza diverse categorie un tempo protette dall’egida sistemica stanno per subire la revoca di antichi privilegi apparentemente inestinguibili. Alcune di esse sono destinate a cadere in desuetudine, mentre per altre si profila una profonda riorganizzazione che le decimerà e svilirà. E’ il caso della classe politica. Leggi il resto dell’articolo

Chi sta dietro le “campagne di sensibilizzazione”?

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di Enrico Galoppini

C’è un aspetto che a mio avviso non è ancora stato colto adeguatamente al riguardo dell’attuale forsennata campagna di sensibilizzazione sul cosiddetto “femminicidio”. Che essa è da mettere in stretta relazione con l’altra, altrettanto scatenata, sulla ‘liberalizzazione’ di tutto ciò che è “gay”.

Sul “femminicidio” mi sono già espresso, quindi non mi ripeto ed invito a rileggere quest’articolo, il cui succo era il seguente: che qui, come in altri casi, si tratta di una delle manifestazioni dei danni che può produrre il debordante ego dei moderni.

Mi sono anche già occupato di quella che definivo la “ostentazione della omosessualità”, ma stavolta vorrei invitare a riflettere su quanto l’una e l’altra campagna siano solidali e convergenti verso un unico obiettivo.

Il comune bersaglio, infatti, è la famiglia e, perciò, la sacralità dell’essere umano, che tra l’altro viene a questo mondo proprio perché un maschio e una femmina si uniscono nell’atto procreativo, e successivamente ha la possibilità di crescere forte, retto e sano proprio perché i suoi genitori si dedicano al suo sviluppo, specialmente se si ricordano del “dono” che hanno ricevuto.

In questa unione degli opposti, in queste due polarità che incontrandosi forniscono ad una nuova vita umana l’occasione per venire all’esistenza vi sono un segreto ed una saggezza non umane. E hai voglia a mettere insieme due ‘poli’ dello stesso segno: non funziona in alcun modo, anche se – come sta accadendo nella “progredita” Svezia – si giunge a strapazzare oltre l’incredibile il lessico, incoraggiando l’uso della definizione “persona incinta” piuttosto che “donna incinta” per non “offendere” quelle donne che, credendosi “uomo” ma rimanendo eventualmente incinte, non tollerano l’idea di essere “discriminate”!

Ma qui si evidenza quanto mai la malafede e la cattiva coscienza di tutta l’operazione sovversiva: perché non si fanno chiamare “uomini incinti”? Il perché è comprensibile, trattandosi per l’appunto di un’assurdità che anch’esse/essi (!?) ben comprendono. E allora meglio dissolvere la lingua e la realtà che descrive escogitando l’anodina “persona incinta”.

Non si creda di essere di fronte a delle esagerazioni di qualche “estremista della causa” o di mie invenzioni. Sono infatti solo fenomeni più appariscenti e clamorosi, la classica punta dell’iceberg, che denotano però l’intento che sta alla base di tutta questa fregola per i “diritti delle coppie dello stesso sesso”. Le quali, come per un ordine giunto dal… Basso, diventano materia per il “legislatore” nei più diversi angoli del pianeta, dalla Francia all’Uruguay, fino alla California, dove una povera creatura di undici anni viene giudicata “sicura” della “sua” decisione di cambiare sesso… (a proposito, dove sono i difensori dei “diritti dei minori”?).

Il perché i parlamenti delle “democrazie” si adeguino uno dopo l’altro è presto detto: da una parte, ciò è quel che gli viene richiesto dalle élite che dominano davvero e li han messi lì; dall’altra, pure loro, i parlamentari, annoverano tra le loro fila molti esponenti di questa “lobby omosessuale”, così, oltre che a rendere “legale” ciò che ripugna alla coscienza, creano il “precedente” al quale dovrà poi adeguarsi l’intera società.

Il risultato finale dell’azione congiunta di queste due campagne promosse a tamburo battente è chiaro: da un lato, s’insinua che in ogni famiglia normale (maschio e femmina) si annida “il mostro”, cioè il maschio, e tanto vale dunque lasciar perdere o comunque stare sempre col mitra spianato; dall’altro, si dipinge una “gaia”, gioiosa e spensierata “alternativa”, quella della “famiglia gay”.

Il che non è vero, perché è tra l’altro dimostrato che i matrimoni omosessuali, dove sono “legali”, sono quelli che durano meno.

Ma tanto, chi se ne frega, se l’unica legge è diventata il satanista “fai ciò che vuoi” e il “legislatore” non fa altro che assecondarla fornendogli pure il crisma della “legalità”…

Eppure, chissà quante altre “campagne” potrebbero riscuotere un pubblico interesse ed un ben più vasto e sensato consenso.

L’altro giorno, tre malcapitati milanesi, tra cui uno che portava a spasso il cane ed un altro, giovane, che aiutava il padre ad aprire l’edicola, sono stati massacrati da un ghanese clandestino che, grazie al fatto che sul tema “immigrazione” non è possibile fiatare, circolava come una mina vagante, sebbene fosse già stato identificato più volte (ma non espulso perché “non si può”). La stessa cosa, in scala ridotta, pochi giorni prima, era accaduta a Torino, con un afghano che, preso un coltello in un negozio di kebab, aveva ferito due passanti in una centralissima via in pieno giorno.

Mi limito a questi due esempi, ma si potrebbe andare avanti parecchio. Al che, uno che non è completamente rimbecillito ed intimamente corrotto si chiede: non ci sarebbero gli estremi per una “campagna”? No, non si può, come se trattare con lucidità e senza ipocrisie quest’argomento implicasse automaticamente una sorta di via libera al Ku Klux Klan.

Anzi, più ne succedono di cotte e di crude con protagonisti immigrati sbandati e più la gente viene imbonita con la polemica sullo “ius soli”, che in un simile contesto di degrado è un diversivo per non affrontare alla radice il problema, tenendo conto della reale possibilità di una nazione (peraltro in crisi) di far affluire stranieri sul proprio territorio in base all’effettiva necessità economica.

E non ci starebbe a pennello una “campagna” sull’emergenza lavoro con tutti i suicidi che ci sono? Pare di no, se qualcuno che conta (ma anche lui messo lì dall’élite) ha affermato che in Italia i suicidi sono ancora pochi rispetto ad altri paesi…

Sarebbe fuori luogo una “campagna” sul diritto alla casa, che costa dei sacrifici esagerati (v. “mutuo” e relativa automatica ipoteca)? O un’altra ancora sull’usura di sedicenti “istituti di credito” che mandano in rovina ampi strati della popolazione, e per giunta quelli più produttivi come le piccole e medie imprese?

E questo è nulla rispetto alle “campagne” che si potrebbero imbastire, con la certezza d’un seguito entusiasta ed oceanico, sulla cancellazione della “moneta debito” ed il ripristino della sovranità monetaria, ma anche sulla fine della pluridecennale servitù politica, economica, culturale e militare della nostra nazione a vantaggio degli Stati Uniti d’America.

No, meglio le “campagne” sul randagismo, sulle “mutilazioni genitali” femminili, sulla “prevenzione dei tumori” (anche se comportano “mutilazioni”!), sull’eutanasia, sul “razzismo”, sul “riscaldamento globale” e la protezione della “biodiversità”, sull’AIDS, sui “diritti umani” e naturalmente sul “femminicidio” e i “matrimoni gay”, cioè su tutto quel che genera e diffonde distrazione, disinformazione e dissoluzione in quella che, invece di essere una comunità forte, retta e sana (perché così sono i suoi membri) lentamente si trasforma in una massa di schiavi, informe e imbambolata, illusa come mai s’è visto prima che “tutto è lecito” e che può “fare ciò che vuole”.

Fonte

Angelina Jolie e la follia propagandistica del mondialismo

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di Marcello Pamio

La trentasettenne Angelina Jolie, attrice e infaticabile paladina dei diritti umani dei profughi sta facendo parlare di sé in tutto il mondo.
Non si tratta dell’uscita dell’ultimo film, ma quello che sta facendo scalpore sono state le sue dichiarazioni. Al quotidiano principe dell’establishment mondialista, il New York Times, ha dichiarato di essersi fatta togliere entrambi i seni, nella clinica privata Pink Lotus Breast Center (con la sede principale guarda caso a soli 5 miglia da Hollywood), per “prevenire” il cancro!

In questi giorni, nella home page ufficiale del sito della clinica (immagine in alto) è casualmente apparsa l’attrice in splendida forma.
Il ritorno economico per la clinica sarà inimmaginabile…
La Jolie, avrebbe effettuato la mastectomia per i suoi sei figli e soprattutto perché la mamma è morta di cancro alle ovaie nel 2007. 
Non voleva – giustamente – morire di cancro, soprattutto perché: “i medici mi hanno detto che ho il gene BRCA1 che mi dà l’87% di probabilità di avere il cancro al seno e il 50% quello alle ovaie”.

Il BRCA1 (Breast Cancer Type 1 susceptibility protein) è un gene per così dire oncosoppressore, in grado di codificare una proteina che impedisce alle cellule di crescere e dividersi troppo rapidamente o in modo incontrollato (1).
Una eventuale mutazione di questo specifico gene – impone dogmaticamente la visione ortodossa della scienza – farebbe perdere il controllo del ciclo cellulare, e questo originerebbe mutazioni e quindi tumori. 
Stimano che circa il 14% dei tumori alla mammella, e il 10% dei tumori ovarici, siano causati da mutazioni a livello del gene BRCA1 e BRCA2 (2).
Studi effettuati su famiglie a rischio, dicono che le donne che possiedono mutazioni ereditarie a livello dei geni BRCA1 o BRCA2 (come la Jolie) rischiano di sviluppare un tumore alla mammella nell’87% dei casi, contro una probabilità del 10% dei non portatori di mutazioni.

Secondo il National Cancer Institute, le stime di rischio di vita sono le seguenti: circa il 12% delle donne nella popolazione generale svilupperà un cancro al seno durante la loro vita, contro il 60% delle donne che hanno ereditato una mutazione dannosa in BRCA1 o BRCA2 .
In altre parole, una donna che ha ereditato una mutazione in uno dei geni BRCA1 o BRCA2 ha 5 volte più probabilità di sviluppare il cancro al seno di una donna che non ha una tale mutazione. Questo studio non lascia spazio a molti dubbi…
Nel sito governativo PubMed, la libreria nazionale di medicina (U.S. National Library of Medicine) però ci sono altre pubblicazioni molto interessanti, come per esempio lo studio intitolato: “Familiarità del tumore al seno: rianalisi associate di dati individuali provenienti da 52 studi epidemiologici su 58.209 donne colpite da tumore al seno e 101.986 senza la patologia” (3). 

I risultati sono che solamente il 12% delle donne con cancro al seno avevano un parente affetto, mentre l’1% ne aveva due o più. 
La conclusione è che: 8 donne su 9 che sviluppano il cancro al seno NON hanno una madre colpita, la sorella e neppure una figlia. Anche se le donne che hanno parenti di primo grado con una storia di cancro al seno hanno un maggior rischio di malattia, la maggior parte non svilupperà MAI il cancro al seno. Chiaro? 
Anche se non accennano ai geni BRCA1 e 2 (e forse proprio grazie al fatto che nessuno ha detto loro dei geni…), la maggior parte delle donne NON svilupperà mai un cancro, anche se ce l’ha avuto la madre o un altro parente di primo grado! 

Il mantra ufficiale però, portato avanti mediaticamente dalla propaganda più becera, dai testimonial come la Jolie, dagli opinion leader, dal vergognoso neuromarketing, è che noi dobbiamo temere, aver paura della nostra genetica, dei geni che ereditiamo dai genitori. 
Sono o non sono loro che comandano tutto? No, non è così. La realtà, come sempre, è un’altra cosa! 
Questo viene spiegato dettagliatamente dall’epigenetica (epi = sopra, i geni), che sta dimostrando in maniera scientifica e inoppugnabile da molto tempo che l’uomo non è schiavo dei propri geni, ma semmai dei propri schemi mentali e/o comportamentali.

I geni, per semplicità, possono essere paragonati a degli invisibili interruttori che possono attivarsi o disattivarsi a seconda dei comandi, a seconda delle informazioni (epigenomiche) che arrivano loro. E’ l’ambiente interno ed esterno, il nostro stile di vita, la nostra alimentazione, i nostri pensieri e sentimenti che possono dare questi comandi.
Noi non nasciamo difettati(4), ma lo possiamo diventare.

In quest’ottica: quanto può influenzare la psiche di una persona, sapere che nel proprio patrimonio genetico ci sono geni difettosi? Geni che, secondo il terrorismo e la visione disumanizzante della medicina, potranno innescare patologie anche tumorali? Come potrà vivere una persona con la spada di Damocle appesa sopra la testa per anni, decenni? Spada che in qualsiasi momento della vita può cadere e uccidere? 
La psico-somatica insegna che dalla psiche (anima-emozioni) si può passare al soma (corpo-fisico) e anche viceversa (somato-psichica), quindi pensare costantemente (collegandoci anche una emozione come paura di morire, ecc.) che si ha dentro qualcosa che non va, che si è difettosi, che si rischia il cancro, avrà come risultato la cristallizzazione e il potenziamento di questo pensiero. Il pensiero si sa è in grado di creare la materia, nel bene (effetto placebo) e anche nel male (effetto nocebo).

La strategia mondialista lavora proprio in questa direzione: instillare costantemente la PAURA tramite i media per farci vivere costantemente con una spada sopra la testa, e con un gene pronto a trasformarsi in un tumore maligno.
Grazie alle teorie ortodosse, fasulle e fallimentari della genetica classica, ci stanno facendo credere che tutto dipende dal nostro patrimonio genetico: dall’impercettibile, ma non inviolabile per loro, DNA.

Stanno purtroppo per diventare realtà le visioni fantascientifiche veicolate dai film di Hollywood. Un esempio per tutti è “Gattaca: la porta dell’universo”. 
Alla nascita del protagonista, grazie alla lettura del DNA, il medico può tranquillamente profetizzare: “Affezione neurologia, probabilità 60%; mania depressiva, probabilità 42%; sindrome ipercinetica, probabilità 89%; cardiopatia probabilità 99%. Soggetto a morte prematura: aspettativa di vita 30,2 anni”. Questo bambino, generato con un atto d’Amore, è destinato a morire presto e pieno di magagne, chissà come mai?!
Per il secondo figlio invece, i genitori optano che l’Amore non va bene, e si affidano alle cliniche specializzate nella nascita… Qui un genetista di colore descrive dettagliatamente ai genitori quello che la Scienza può fare prima del concepimento, con gli ovuli e spermatozoi. “Mi sono permesso – incalza il medico, con le bave alla bocca – di eliminare ogni affezione virtualmente pregiudizievole: calvizie precoce, miopia, predisposizione all’alcolismo e alle droghe, tendenza alla violenza, all’obesità”. 
Il bambino deve partire “in posizione di vantaggio. Abbiamo già purtroppo molti difetti innati. Ricordate che questo bambino è la somma di voi due….del MEGLIO di voi due”.

Il meglio delle persone, si può anche chiamare “eugenetica” (il gene buono). 
L’uomo in camice bianco si è sostituito a Dio, ed elimina con il bisturi genetico, tutti i difetti innati, tutti i geni malati, per creare una persona sana e perfetta, magari bionda con gli occhi azzurri…
Fantascienza? Purtroppo no. Follia? Certamente sì, ma molto lucida e diabolica.

Tornando al nostro Premio Oscar, la cosa ridicola è che oggi alla Jolie senza mammelle, la probabilità che gli venga un tumore, secondo i medici, è diventata del 5%. Quindi non ZERO, per tanto, paradossalmente avrà sempre il rischio di un tumore!
Spingendo questa perversa logica agli estremi limiti, ecco il triste risultato: gli hanno detto di avere l’87% di probabilità di sviluppare un tumore al seno, e quindi ha tolto le mammelle; però gli hanno anche detto di avere il 50% di probabilità di sviluppare un tumore alle ovaie, quindi tra non molto dovrà farsi pure una isterectomia totale. Rimane da sapere quante probabilità ha di sviluppare un tumore ai polmoni? O al cervello? Cosa farà in questi casi?

Non si sta giudicando la scelta individuale e personale fatta da una persona consapevole (?) e soprattutto informata (?), qui si giudicano le pericolosissime dichiarazioni a mezzo stampa, di una delle più ricche, famose e ammirate attrici di Hollywood. 
Ricordiamo sempre che la struttura massonica Hollywood, è la più potente casa di produzione filmica del mondo, il più grande creatore di sogni e desideri del pianeta. 
Non si tratta di Michelina Rossi ma di Angelina Jolie; non lo ha confessato al prete, ma al quotidiano più letto del mondo.
La foto qui a fianco ritrae la Jolie con addosso una maglietta dal disegno e scritta inequivocabili: il triangolo con dentro l’occhio onniveggente che sovrasta il pianeta Terra e sotto la scritta Illuminati, la potentissima congrega massonica che controlla di tutto, Hollywood incluso.
Angelina Jolie fa parte del Sistema, è finanziata e controllata dal Sistema, per cui qualche dubbio sorge spontaneo nella sua decisione di dire al mondo intero la sua coraggiosa eresponsabile scelta.

Quante donne, per non dire quante adolescenti, emuleranno il percorso di coraggio edeterminazione intrapreso dalla Jolie? Quante donne si faranno estirpare i seni, ovaie, utero e perché no, anche la tiroide, nella vana speranza di evitare un tumore? Tumore che poi magari verrà lo stesso…
In tale logica demenziale, dobbiamo riconoscere all’ex presidente statunitense George Bush junior (junior in tutti i sensi), l’intelligenza della sua proposta per risolvere il problema degli incendi dei boschi: “abbattere gli alberi, per abbattere gli incendi”.
Il discorso, anche in ambito medico, purtroppo, non fa una piega.

Note

[1] Genetics Home Reference, http://ghr.nlm.nih.gov/gene/BRCA1
[2] National Cancer Institute at the National Institutes of Health, http://www.cancer.gov/cancertopics/factsheet/Risk/BRCA
[3] Familial breast cancer: collaborative reanalysis of individual data from 52 epidemiological studies including 58,209 women with breast cancer and 101,986 women without the disease”. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11705483

[4] La medicina parla di una piccolissima percentuale di malattie per così dire genetiche, cioè ereditate dai genitori. Ma anche in questo caso bisognerebbe analizzare dettagliatamente e attentamente se è successo qualcosa prima del concepimento e soprattutto durante la gravidanza. Se sono stati assunti farmaci, droghe, vaccini, metalli pesanti, ecc. prima, durante e dopo la gravidanza.

Fonte

Cosa leggere, come leggere, quando leggere?

 

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Molte persone amano leggere libri; altre li leggono, ma senza amore, bensì per motivazioni estrinseche (per snobismo culturale, ad esempio); altre ancora comprano libri, ma poi non li leggono, magari li esibiscono nella libreria del salotto – e di queste non ci occuperemo; ma per tutte si pone la domanda: cosa leggere, come leggere, quando leggere?

Partiamo dalla prima domanda. Leggere è anche un fatto di mercato, precisamente un anello della catena del consumo culturale; “anche”, nella misura in cui il lettore è un consumatore e ciò che legge passa attraverso i meccanismi dell’industria editoriale, la quale, come qualsiasi altra industria, mira a piazzare sul mercato i suoi prodotti, ma, a differenza delle altre industrie, può contare sulla collaborazione di un folto stuolo di agenti promozionali nominalmente indipendenti, i critici letterari, che poi sono legati a filo doppio con l’establishment culturale, per mezzo di premi letterari, riviste, conferenze, tavole rotonde, recensioni.

Di conseguenza, per sapere cosa leggere, bisogna anche aver acquisito senso critico e indipendenza di giudizio nei confronti di tale establishment culturale, il cui interesse è quello di somministrare al pubblico certi prodotti editoriali invece di altri, con pochissima attenzione per la bontà intrinseca del prodotto medesimo. Se il pubblico si rimpinza con gli insulsi romanzi della saga di Harry Potter, invece di leggere la «Divina Commedia», ciò poco importa agli editori, dato che realizzano comunque i loro profitti, e ai signori critici, i quali continueranno a pontificare per un pubblico teoricamente selezionato e, quindi, consapevole, mentre – spesso – è ancora più inconsapevole del pubblico incolto che legge soltanto romanzetti sentimentali o di fantasy, perché è fortemente condizionato dal ricatto culturale della critica («se ti piace questo autore o se non ti apprezzi quest’altro, vuol dire che non capisci niente di letteratura»), ma non sa di esserlo, né crede di esserlo.

Dunque, la risposta alla domanda «che cosa leggere», non può essere che la seguente: è cosa buona leggere quei libri che si accostano per amore della lettura stessa, per un intimo desiderio e per una scelta personale, motivata e consapevole, e non perché quella lettura è stata suggerita o imposta da fattori di pressione esterni, di condizionamento o di ricatto. In altre parole, meritano di essere letti quei libri ai quali ci si accosta naturalmente, al termine di un percorso di ricerca, di maturazione e di consapevolezza e dai quali ci si ripromette, ragionevolmente, un arricchimento culturale ed, eventualmente, un beneficio di ordine estetico, morale, spirituale. Viceversa, non meritano di essere letti quei libri che si leggono non per intimo piacere ed interesse, ma per adeguarsi a una moda culturale; né quelli che si leggono per indulgere ai propri istinti regressivi e che non allargano gli orizzonti culturali, non aprono il cuore e la mente, non espandono la capacità di sentire, vedere, comprendere e amare, ma restringono, rimpiccioliscono e immiseriscono l’anima del lettore. I primi servono solo a fare del lettore un burattino, i secondi ad abbassarlo al livello d’un bruto. Leggi il resto dell’articolo

DSM e le diagnosi inventate

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Come detto, gli psichiatri hanno da sempre agognato il riconoscimento ufficiale da parte della medicina affinché la loro fosse considerata vera e propria scienza. La medicina moderna per effettuare le proprie diagnosi ha esami quali t.a.c, ecografia, risonanza, ecc., nonché esami di laboratorio quali analisi di sangue, urine, biopsie che evidenziano, come prova dell’esistenza di una malattia, degli aspetti materiali. 
La psichiatria in realtà non ha nulla di materiale che possa comprovare una malattia, non ha nessun esame fisico che dimostri o provi l’esistenza del disagio psichico.
La domanda posta dal mondo accademico rimaneva sempre questa: senza esami specifici, che possono confermare la presenza o meno di un disturbo mentale, come può funzionare la diagnosi psichiatrica?

Qui entra in gioco il valore, accettato oramai come assoluto, del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (D.S.M.), il testo pubblicato dall’A.P.A. (Associazione Psichiatrica Americana) che rappresenta la bibbia degli psichiatri di tutto il mondo.
Esso é nato dal desiderio degli psichiatri e psicologi dell’epoca per essere accettati dalla comunità scientifica e solamente come mezzo per far sembrare il tutto scientifico.
Nonostante il titolo però, il testo non contiene alcuna statistica.  

Quasi tutti i concetti clinici, usati ai giorni nostri, hanno avuto origine in quel periodo e l’attuale moderno approccio di classificare i disturbi psichiatrici risale ancora al XIX secolo. 
Il padre della cosiddetta classificazione psichiatrica fu lo psichiatra tedesco Emil Kraepelin, che cercò di classificare gli stati mentali alla stregua di stati patologici.   
All’epoca si ritenevano essere malattie “biologiche” del cervello la demenza precoce, malattie maniaco-depressive, psicosi paranoide,  tre  disturbi che si ritrovano anche nell’odierno D.S.M. 
Kraepelin cercò di classificare anche i vari stati mentali alla stregua di questi tre e tra le malattie psichiatriche da lui individuate compaiono:   il criminale nato i bugiardi,i truffatori patologici e la masturbazione.

Kraepelin era direttore della Reale Clinica Psichiatrica di Monaco e fu lui il vero padre del “morbo di Alzheimer”. 
La storia riconosce la paternità al dottor Alois Alzheimer, da cui ha preso il nome, ma fu Kraepelin a coniare ufficialmente il termine    malattia di Alzheimer (Alzheimer Krankheit).
Inventando di sana pianta l’Alzheimer, Kraepelin aveva conquistato un territorio diagnostico molto importante e, secondo alcuni storici, nel consolidare l’esistenza della malattia giocò un ruolo importante la diatriba tra lui e Sigmund Freud.

A quel tempo la teoria di Freud rivoluzionò lo studio delle nevrosi attribuendo i sintomi delle malattie psichiatriche all’inconscio,  ipotizzandone la cura tramite la psicoanalisi. Queste teorie erano però in netto contrasto con la concezione organicistica delle malattie mentali sostenuta da Kraepelin e Alzheimer: per loro le malattie avevano una base organica che poteva essere accertata scientificamente.
Si venne a creare una profonda divisione tra psichiatria a base organica e psichiatria freudiana poiché ognuna di queste correnti cercava il proprio riconoscimento medico: la posta in gioco era elevatissima.

La determinazione di Kraepelin, affinché la malattia di Alzheimer fosse classificata come patologia organica, è il tentativo strategico di conquistarsi quel riconoscimento, oltre naturalmente a non perdere il proprio orgoglio di scienziato e la fama di studioso.
Quando Kraepelin incluse l’Alzheimer nel suo testo Psychiatrie, diede l’avvio a una storia che, col tempo é diventata molto lunga. 
Da un paziente singolo infatti, bollato in modo approssimativo del morbo di Alzheimer, oggi si é arrivati a contare svariate decine di milioni!

Kraepelin dedicò l’intera sua vita per dimostrare questa ipotesi senza mai però riuscirci, tanto che alla fine concluse che “era quasi impossibile distinguere scientificamente la persona normale da quella malata di mente”.
Nonostante tale onesta presa di coscienza, il sistema di Kraepelin divenne molto famoso e prese piede rapidamente in Germania, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna e fu solo grazie a questo, se finalmente fu possibile parlare di pazienti poiché, fino a quel momento nessuno, in modo concorde, poteva parlare in questi termini. 

Fu nel 1952 che venne redatto il primo D.S.M. in cui la parola  disturbo  viene usata solo come eufemismo per indicare una malattia mentale. 
In questo libro vengono catalogate malattie mentali per le quali però non è mai stata scoperta alcuna alterazione medica biologica. 
La prima edizione era composta da 130 pagine ed elencava 112  disturbi mentali , basati non su esami scientifici riproducibili, ma su voti apposti in una scheda di votazione inviata per posta al 10% dei soci psichiatri dell’A.P.A.

Venivano definiti anormali aspetti e comportamenti di vita come:

-         trattenere il fiato
-         mangiarsi le unghie
-         ciucciarsi il pollice
-         sonnambulismo
-         scarsa efficienza
-         timidezza (definita “S.A.D., Disturbo da Ansietà Sociale”)
-         omosessualità.

Osservando tutto ciò si può ben affermare come la psichiatria, classificando un comune comportamento come disturbo mentale, stesse cercando in realtà d’impossessarsi della stessa vita!

Nel 1968 viene redatto la nuova edizione, il D.S.M. – II,  ampliata e aggiornata a 145 disturbi. 
Inoltre per elevarla e portarla a livello internazionale, questa edizione fu allineata all’I.C.D. (Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Connessi.
Quest’ultima é una classificazione molto usata in Europa e nel mondo, che, oltre alle diagnosi psichiatriche, elenca reali patologie di natura medica.

Divenne così il primo importante passo compiuto dalla psichiatria per essere accettata nell’ambito medico in concomitanza, strano caso, con l’ondata di popolarità dei primi psicofarmaci messi in commercio in quel periodo, tra i quali il Miltown e soprattutto il Valium. 

Al D.S.M.-II però mancava ancora la scientificità: non esistevano ancora delle spiegazioni biologiche…
La soluzione fu trovata tramite la pubblicazione di un manuale che potesse definire i disturbi mentali in modo ancora più preciso: nacque così nel 1980 il D.S.M.-III, a  cura dello psichiatra Robert Spitzer.
Da questo momento in poi le diagnosi diventarono di natura puramente biologica e le definizioni vennero gonfiate fino a raggiungere il numero 259.
Ma ancora non bastava.

Per far accettare al mondo l’idea che la psichiatria fosse una vera scienza medica il tutto doveva venir arricchito anche tramite una teoria che suonasse scientifica.
Fu ripresa allora a tale scopo la nozione dello “squilibrio chimico” (chemical balance), una teoria ipotizzata dallo psichiatra Joseph J. Schildkraut nel 1965, per cercare di spiegare in tal modo la depressione. 
Per lui la vera causa dei disturbi psichiatrici era  causata dallo squilibrio chimico dei neuro trasmettitori nel cervello.
La realtà è che non esistono squilibri chimici misurabili; non esistono esami di laboratorio che dimostrano un qualsiasi squilibrio nel cervello; e quindi non c’è verso di misurare tale squilibrio.

“Nessuno ha mai misurato, dimostrato o creato un test, per mostrare uno squilibrio chimico nel cervello. Punto e basta”. Dottor Thomas Szasz 

Schildkraut non fu mai in grado di provare tale squilibrio chimico ma oramai la comunità psichiatrica e le lobbies del farmaco avevano adottato la sua teoria come “plausibile spiegazione medica per i disturbi mentali”.
Nonostante lo squilibrio chimico fosse un termine usato come marketing pubblicitario, dal D.S.M.-III in poi gli psichiatri e l’industria farmaceutica hanno iniziato ad adottare e promuovere tale termine perché suonava “molto scientifico”.
Con questa nuova aura di scientificità la psichiatria poteva iniziare ora a far parte della medicina.

La glicemia di una persona può essere misurata mediante uno specifico esame del sangue assolutamente riproducibile e quindi, per conseguenza é accettabile come prova scientifica. 
Premesso questo, secondo le teorie psichiatriche la depressione sarebbe causata dalla carenza di una sostanza chimica chiamata serotonina, e per regolarizzarne il livello, la cura consisterebbe nella somministrazione di uno psicofarmaco. 
Numerosi studi hanno dimostrato invece che il livello misurabile della serotonina non ha nulla a che vedere con squilibri e depressione. 
Rimane allora ancora senza risposta la domanda di quale sia la causa vera della depressione.

Anche i bambini etichettati come iperattivi (A.D.H.D.) avrebbero uno squilibrio chimico nel cervello secondo tale modo di cercare le cause delle malattie in sostanze chimiche. A tutt’oggi anche tale squilibrio, come per la depressione, non viene evidenziato da nessun esame conosciuto. 
Definire malattia l’A.D.H.D. deriva, come tantissime altre definizioni, da una arbitraria e totalmente soggettiva interpretazione degli psichiatri.

La creazione di nuove malattie prosegue e nel 1994 viene pubblicato il D.S.M.-IV, un tomo arricchito di quasi 886 pagine del peso di 2 chili e mezzo, che elenca 374 definizioni di disturbi mentali. 
A questo punto da semplice manuale diventa, a tutti gli effetti, una vera e propria industria.

Non tutti però sono d’accordo con tali creazioni. 
Non esiste una definizione di disturbo mentale. E’ una str..zata!”. Così ha dichiarato il dottor Allen Frances, il capo redattore del D.S.M.-IV. 
Al momento non conosciamo le cause di praticamente nessun disturbo mentale.”, rincara Darrell Regier, direttore delle ricerche dell’A.P.A. e presidente della Task Force per il D.S.M.-V.
Due tra le massime autorità a livello mondiale della psichiatria affermano che “non esiste una definizione di disturbo mentale” e che “non conosciamo le loro cause”.
Questa affermazione, oltretutto in modo incongruente, viene confermata dallo stesso D.S.M. che nell’introduzione riporta: “Sebbene in questo manuale venga definita una classificazione dei disturbi mentali, si deve ammettere che nessuna definizione specifica adeguatamente i confini precisi del concetto del disturbo mentale”.

Nonostante questa ammissione, rimane il fatto che quanto maggiori sono le definizioni di disturbi mentali riportate nel D.S.M., quanto maggiori sono le etichettature, cioè le cosiddette diagnosi, tanto maggiori diventano le prescrizioni di farmaci.
Per ogni comportamento che potrebbe essere considerato al massimo come strano, la psichiatria ha un nome, una definizione e dietro al  nome di una diagnosi ci sarà, sempre pronta, una pillola per quel disturbo.

I D.S.M. hanno lo scopo dunque di fornire una diagnosi e quindi una giustificazione per poter somministrare uno psicofarmaco al paziente. Grazie al D.S.M. ogni anno vengono compilate quasi 600 milioni di ricette di psicofarmaci.
I dati parlano da soli: nel 98-99% dei casi, le persone entrate in uno studio psichiatrico, riceveranno una diagnosi specifica che giustificherà l’uso di uno psicofarmaco, che é una vera e propria droga.
Ma tutto questo ancora non basta.

La prossima edizione del manuale, la quinta, uscirà entro maggio 2013.
Agli attuali 374 disturbi ne saranno aggiunti, senz’altro, ancora alcuni nuovi che allargheranno gli orizzonti delle diagnosi e delle prescrizioni e andranno a rimpinguare le sempre più floride casse delle lobbies farmaceutiche.
Ecco qualche anticipazione di definizione proposta per il nuovo manuale:

-         “Disturbo da accumulo”: si è malati quando qualcuno ha qualche difficoltà ad eliminare e/o buttare via le cose, gli effetti personali.  
-         “Disturbo da abbuffata compulsiva”, se qualcuno mangia troppo.
-         “Disturbo di stuzzicarsi la pelle”, se qualcuno si gratta e/o graffia la pelle.
-         “Disturbo del temperamento irregolare”. Questo comportamento include tutti quei bambini i cui capricci non rientrano nel disturbo bipolare, condizione questa di buona parte dei giovani.
-         “Disturbo da dipendenza da internet”, presentato come una spiritosaggine nel 1997. Oggi circa 25 milioni di navigatori incalliti rischiano la pillola.
-         “Sindrome di rischio di psicosi” o anche “Sindrome di sintomi psicotici attenuati”. In questo caso si vogliono includere tutte quelle persone, in realtà assolutamente equilibrate, le quali secondo la psichiatria potrebbero essere in futuro a rischio di sviluppare una malattia mentale.

Cosa significa questo?
Significa che gli psichiatri sanno anticipatamente che una persona sana avrà un grave disturbo mentale e senza bisogno di alcun tipo di esame. 
Risulta più che mai evidente come il fatto di poter addirittura identificare persone pre-psicotiche, sia un’industria enorme e soprattutto illimitata. 

-         “Disturbo dello shopping compulsivo”.
-         “Disturbo dell’apatia”.
-         “Sindrome di estraniazione da genitori ”.
-         “Disturbo delle relazioni”.
-         “Disturbo dell’esplosione intermittente”.
……………

Questo però é solo parte dell’elenco delle nuove categorie di malattie in attesa di essere curate, naturalmente, con psicofarmaci.
Secondo lo psichiatra Allen Frances, l’introduzione di nuovi disagi psichiatrici potrebbe includere tutta la popolazione mondiale. 
Solo in Italia potrebbero essere classificati nella categoria di ansia mista e depressione, almeno 3 milioni di potenziali pazienti grazie al D.S.M.-V. 
Si pensi che perfino un “dolore da lutto”, quindi una reazione del tutto normale, potrebbe essere diagnosticata come depressione. 
Al pari di una vorace piovra ad ogni edizione il D.S.M. allarga a dismisura il proprio mercato di potenziali pazienti-clienti

Tratto da Il marketing della psichiatria di Marcello Pamio

L’ispettore Derrick era un “nazista”: non guardatelo!

derrick

di Enrico Galoppini

Alcuni giorni fa, in Germania, è stata fatta una “terribile scoperta”.

 

Si sono forse accorti di essere una nazione sotto occupazione militare Usa-Nato e di aver perso ogni autentica sovranità a partire dal 1945?

 

Che il loro “passato” è circonfuso di una nebbia impenetrabile di fandonie pseudo-storiche?

 

Che l’euro è una moneta completamente di proprietà di banchieri privati, la quale condurrà allo sfacelo – dopo quella dei “PIGS” – anche la loro economia?

 

Che la Merkel, lungi dall’essere “la cancelliera di ferro”, è una supina esecutrice degli ordini della grande finanza?

 

Niente di tutto questo. È stato “scoperto” da un solerte sociologo che l’ispettore Derrick era un “nazista”, essendosi arruolato a suo tempo nelle Waffen SS.

 

Che notizia sconvolgente! Che oVVoVe! Inutile dire che tutti, a partire dai telespettatori, hanno l’obbligo di mostrarsi “costernati”, “sbalorditi”, “scioccati”.

 

“Un segreto inconfessabile” – ripetono all’unisono – quello che si sarebbe portato nella tomba il celebre attore tedesco Horst Tappert. E lo credo bene: chi potrebbe garantirsi uno straccio di “carriera”, con un trascorso dalla “parte sbagliata”, in una nazione occupata che deve continuamente rinnegare se stessa?

 

I giornalisti fanno a gara a chi si lancia nel commento più cretino e conformista. Il tutto condito dai soliti strafalcioni quando di mezzo c’è il tedesco (qui sono addirittura riusciti a ciccare il cognome del reprobo), perché, si sa, l’importante è masticare solo un po’ di “basic english”.

 

Questi pappagalli si producono in facili ironie sull’“integerrimo ispettore”, evidenziando la discrepanza tra la figura di un “giustiziere” ed un “mostro” quale inevitabilmente dev’essere uno che ha militato nei ranghi delle organizzazioni nazionalsocialiste. Come – è opportuno ricordarlo – avevano fatto la stragrande maggioranza dei tedeschi dal 1933 al 1945, papa Ratzinger compreso.

 

Ogni tanto in Germania salta fuori un “caso” per rendere gustosi gl’insipidi piatti dei “dibattiti culturali”. Quello più eclatante è stata la “rivelazione” riguardante il Premio Nobel per la Letteratura Guenter Grass. I soloni delle “terze pagine” impazziscono letteralmente, sbavano, pretendono spiegazioni e additano al pubblico ludibrio “l’infame”, anche da morto. Inutile sottolineare chi si scatena di più in simili occasioni, tanto li conosciamo tutti.

 

In Italia, fortunatamente, essendo noialtri un po’ più di manica larga ed inclini ad abbozzare purché non si faccia troppo “rumore”, fior di attori e uomini di spettacolo hanno potuto esprimere il loro indubbio talento pur avendo un trascorso fascista repubblicano (RSI), ripudiato o meno: tra gli altri, Giorgio Albertazzi, Marcello Mastroianni, Tino Carraro, Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello e persino Dario Fo.

 

Ma se il Fascismo è stato “il male assoluto” (Fini in kippà dixit), per il Nazionalsocialismo tedesco non esistono nemmeno le parole atte ad esprimere la negatività del giudizio che ogni sincero “democratico” e “liBBerato” deve provare in cuor suo.

 

E se poi altri, dotati della patente di “alfieri del bene”, in questo preciso momento, e per tutti i settant’anni trascorsi, hanno proseguito a praticare quelli che essi stessi definiscono “metodi nazisti”, chi se ne frega! Si tratta di un… insignificante particolare, anche se sarebbe assai istruttivo chiedere delucidazioni a coreani, vietnamiti, portoricani, panamensi, palestinesi, afghani, iracheni e chi più ne ha più ne metta.

 

Sarebbe molto interessante poter ascoltare dalla viva voce di un superstite di una famiglia massacrata da un drone americano se per lui “il male assoluto” è Hitler oppure Obama.

 

Macché, l’importante è che i loro figli (orfani) non vedano più “L’ispettore Derrick”!

 

Infatti non manca mai una dimensione grottesca ed involontariamente comica in simili frangenti: una tv olandese, scoperta “la tremenda verità”, ha fatto sapere di non voler più trasmettere le repliche della serie poliziesca.

 

E in Italia si allineeranno? C’è da aspettarselo, vista l’aria che tira. Magari “scopriranno” che Don Matteo è pedofilo o che il commissario Montalbano, con quella pelata, somiglia troppo al Duce!

 

Scherzi a parte, bisogna poi notare in questa “notizia” anche alcuni particolari maliziosi suscettibili di sviluppi decisamente più concreti e succulenti (il “dio quattrino” non viene mai perso di vista): in chiusura dei vari articoli sul “caso Derrick”, più o meno tutti uguali, s’insiste sempre sui 102 paesi in cui la serie “L’ispettore Derrick” è stata trasmessa… Che faranno adesso? Si “scandalizzeranno” tutti e reclameranno indietro le somme spese per i “diritti”?

 

In questo mondo impazzito c’è da attendersi questo ed altro.

 

A che cosa mirano, sennò, le ricorrenti “voci” sulle “simpatie naziste” del fondatore di Ikea se non a creare qualche “scandalo” ad hoc e poi passare all’incasso?

 

Perché un conto sono le “grida” e gli “starnazzi”, che servono per la massa beota, un altro la grana e le proprietà su cui certi occhi avidi non smettono mai di lanciare i loro sguardi bramosi ed invidiosi.

 

Ma un fatto è certo: un mondo in cui accadono simili cose sarà pure “liBBerato”, ma di autentica “libertà”, nelle menti e nei cuori di chi, su commissione dei potenti, crea letteralmente le “notizie”, ve n’è davvero poca.

Fonte

Boston: una prova generale?

Boston Marathon Explosions

di Piero Cammerinesi

Nella peggiore tradizione cinematografica cui Hollywood ci ha abituato, abbiamo assistito nei giorni scorsi allo spettacolo di una città – Boston – completamente blindata, con il coprifuoco, da cui nessuno poteva uscire né entrare.

Proprio Boston – la città da cui è partita la rivoluzione americana contro il potere dei reali d’Inghilterra, sarà un caso? – il primo germe della Land of the Free, è diventata ostaggio di CIA ed FBI, sotto legge marziale e con irruzioni violente nelle case private.

9.000 uomini – comprese le famigerate forze speciali SWAT – pesantemente armati hanno paralizzato completamente la città in una caccia all’uomo in cui i ricercati sono stati indicati aprioristicamente come colpevoli dell’atto terroristico, dando così la stura a una nuova ondata di islamofobia.

 

Un esperimento di legge marziale e di occupazione militare di un’intera città.

 

I cittadini hanno potuto sperimentare come i diritti civili non abbiano alcun valore di fronte alle pretese motivazioni di sicurezza nazionale, cosa che si ripete ormai a scadenze regolari nella storia recente di questo Paese.

Ma la scala in cui questa occupazione manu militari di Boston si è svolta è superiore a qualsiasi altra nel passato e fa pensare ad una prova generale di possibili operazioni future.

Basta evocare una minaccia terrorista, straniera o domestica, reale o fittizia – come le famigerate weapons of mass destruction di Saddam che si rivelarono una colossale bufala – che la propaganda governativa rilanciata dai media mainstream batte la grancassa del patriottismo costi quel che costi.

A quel punto il cittadino scopre di non aver più diritti civili, di essere di fatto prigioniero in casa propria e soggetto a qualsiasi possibile violenza da parte delle forze speciali che perquisiscono casa per casa alla ricerca del terrorista di turno.

 

Quanto ai due fratelli Tsarnaev, cui fin dall’inizio è stata gettata addosso la croce della colpevolezza, ora stanno emergendo fatti a dir poco inquietanti: in una intervista alla BBC (1) la madre di Tamerlan e Dzhokar sostiene che l’FBI – che li teneva d’occhio da ben 5 anni come presunti sovversivi – avesse sempre saputo benissimo dove fossero.

Infatti emergono ora degli elementi seri a indicare come l’FBI sapesse già da tempo che Tamerlan Tsarnaev fosse un “islamico radicale” dal 2010, in quanto messa sull’avviso dal governo russo ancor prima del viaggio di 6 mesi del giovane ceceno nel suo Paese d’origine (2).

Eppure l’FBI aveva dichiarato immediatamente dopo il massacro della maratona che ignorava l’identità dei due sospetti, chiedendo anzi alla popolazione di aiutare gli investigatori a trovare i colpevoli dell’attentato.

Non solo: la CBS ha riportato che l’FBI aveva addirittura negato di aver avuto qualsiasi contatto con i due fratelli. Messa successivamente alle strette dai giornalisti – viste le notizie che iniziavano a trapelare -  l’agenzia investigativa ha dovuto confessare di averli interrogati già nel 2011, ammettendo alla fine di conoscerli bene e di averne seguito da tempo le mosse.

I media russi hanno inoltre confermato che i servizi russi avevano nuovamente contattato l’FBI nel novembre dell’anno scorso a proposito di Tamerlan (3).

 

Anche il padre dei due fratelli, Anzor, afferma in un’intervista alla Reuter che agenti dell’FBI erano già venuti a casa loro a Cambridge, Massachusetts, almeno cinque volte a cercare Tamerlan.

Vi sono, come si vede, ancora molti lati oscuri della vicenda e – conoscendo tristemente le recenti vicende di false flag stile Twin Towers e di patsies (capri espiatori) stile Oswald  – essi resteranno oscuri ancora per lungo tempo, ma una cosa è certa: sia stato o meno un atto terroristico autentico  – e non costruito ad arte con dei capri espiatori che erano in realtà agenti che facevano il doppio gioco come sostengono ora gli israeliani della Debka (4) – esso è stato usato dal governo come pretesto per una escalation ed una prova generale di applicazione di legge marziale e di repressione interna.

Cosa c’è dietro?

Un voler saggiare la reazione della popolazione verso un nuovo ‘pericolo islamico’? Il preparare la strada a nuove crociate contro stati-canaglia come quelle cui ci ha abituato tristemente l’era Bush?

I prossimi giorni ce lo diranno.

Il punto sembra essere comunque questo: la ‘War on terror’ deve venir alimentata regolarmente dal consenso popolare, così che milioni di americani ritengano indispensabile un apparato militar-poliziesco orwelliano mentre le corporation delle armi, delle ricostruzioni post-belliche e del petrolio continuano a fare profitti multimiliardari.

Lo spettro del terrorismo viene sbandierato ad arte – quando non direttamente creato dai servizi – dai media, che sono il vero e proprio ministero della propaganda del regime, proprio per catalizzare i sentimenti di sdegno e di dolore del popolo davanti alle stragi di innocenti, come abbiamo ben potuto sperimentare anche noi in Italia con la nostra ‘strategia della tensione’.

Prima i sovietici, poi i vietnamiti ed ora gli islamici sono il nemico di cui ha bisogno il mostruoso apparato militare USA per poter tenere soggiogato il mondo e il proprio popolo, con la sospensione dell’Habeas Corpus, dei diritti civili, con gli assassini mirati con i droni e con il potere praticamente senza limiti assegnato all’‘Homeland Security’.

Un conferma indiretta viene, d’altra parte, dalle stesse parole di quel generale Tommy Franck, che guidò l’invasione dell’Iraq nel 2003, alla ricerca di fantomatiche armi di distruzione di massa, secondo il quale le stragi di civili sono necessarie per dar vita alla consapevolezza della gente e per canalizzare l’appoggio popolare alla ‘guerra globale al terrorismo’ attraverso la militarizzazione del Paese, in modo da evitare altri episodi del genere. (5).

 

Cosa aggiungere a questa delirante dichiarazione di intenti?

 

 

(1) http://www.youtube.com/watch?v=V5PCECrGHRg&feature=player_embedded

(2) http://online.wsj.com/article/SB10001424127887324763404578433113880189762.html

(3) http://www.dailymail.co.uk/news/article-2312496/Tamerlan-Tsarnaev-Russia-asked-FBI-investigate-Boston-bomber-just-6-MONTHS-ago.html

(4) http://www.debka.com/article/22914/The-Tsarnaev-brothers-were-double-agents-who-decoyed-US-into-terror-trap

(5) “[A] terrorist, massive, casualty-producing event [will occur] somewhere in the Western world – it may be in the United States of America –that causes our population to question our own Constitution and to begin to militarize our country in order to avoid a repeat of another mass, casualty-producing event.” (General Tommy Franks Interview, Cigar Aficionado, December 2003)

Fonte

 

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L’FBI conosceva già gli “attentatori” di Boston

di Massimo Mazzucco

Mentre al mondo intero è stato chiesto di “dare la caccia e segnalare la presenza dei due sospettati ovunque si trovassero”, l’FBI sapeva benissimo chi fossero e dove abitassero, da almeno 5 anni. Lo ha rivelato la madre, che vive nella repubblica russa del Dagestan, in questa intervista telefonica alla BBC (Qui l’intervista completa):

Ci sono diversi modi per coltivare un patsy e poi manovrarlo fino a fargli compiere le azioni che servono a te, e che a lui finiranno per costare la vita (oppure l’ergastolo) . Il patsy infatti è il classico capro espiatorio al quale verrà data la colpa per un crimine che non avrà commesso, in modo da coprire e proteggere i veri responsabili di quel crimine.

Il più famoso patsy della storia è senza dubbio Lee Harvey Oswald. Agente CIA sotto copertura, venne coinvolto nell’omicidio Kennedy con una falsa motivazione, in modo che venisse a trovarsi nel Book Depository di Dealey Plaza il mattino del 22 novembre 1963. Quando poi andò all’appuntamento previsto, un’ora dopo, in un cinema vicino a casa sua, …

… scoprì che era proprio lui il ricercato per l’omicidio Kennedy. Oswald non fece mai in tempo a raccontare la sua versione dei fatti, perchè 48 ore dopo fu messo a tacere per sempre da Jack Ruby. Nel frattempo però era riuscito a pronunciare la frase che avrebbe reso famoso il termine da lui usato: “I didn’t kill anyone, I’m just a patsy”. Non ho ucciso nessuno, sono soltanto un capro espiatorio.

La tradizione del patsy è continuata, nel corso degli anni, passando dai Timothy McVeigh agli Zacharias Massaoui, dai ragazzi pakistani di Londra al Ramzi Yousef della bomba del ’93 al World Trade Center. In tutti i casi è risultato a posteriori un collegamento decisamente ambiguo con l’FBI (o con altre agenzie simili), che naturalmente gli investigatori non hanno mai ritenuto necessario esplorare fino in fondo.

Oggi è toccato a due ragazzi di origine cecena, Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, da tempo “osservati speciali” dell’FBI.

In un’altra intervista, la madre ha anche raccontato che Tamerlan l’aveva chiamata, il mattino prima di venire ucciso, dicendole: “L’FBI mi ha cercato al telefono. Mi hanno detto che sono sospettato per gli attentati di Boston, e mi hanno chiesto di presentarmi da loro. Gli ho risposto che se vogliono parlarmi sanno benissimo dove trovarmi.”

Ma invece di andare semplicemente a trovarlo – cosa che non avrebbero potuto fare, senza rivelare la loro trama – hanno dovuto coinvolgerlo in qualche modo nella sparatoria che è costata la vita al poliziotto del MIT. Solo così hanno potuto “imbattersi” ufficialmente nei due ragazzi, dando inizio all’ultimo atto della messinscena.

Pensate che coincidenza: anche Oswald è stato “trovato” casualmente mentre la polizia di Dallas cercava l’assassino del poliziotto Tippitt, che era stato ucciso nelle vicinanze del cinema, un’ora dopo la morte di Kennedy.

I paralleli con i “casi storici”dei patsy sono talmente tanti che torneremo sull’argomento con un articolo apposito. Nello stesso articolo analizzeremo anche a fondo i fatti di Boston, ed in particolar modo la “procedura” mediatica con la quale è stato sufficiente mandare in onda la fotografia di un paio di ragazzi con zainetto e cappellino per trasformarli automaticamente negli attentatori sanguinari, senza che nessun giornalista si sia posto nemmeno la più semplice delle domande: ma le provi quali sarebbero?

 

Fonte

 

 

Chi è Jack ? Chi sono i Mercati ? Chi è Gabriele Paolini ?

Shining-poster
ShiningFotoChi sta salutando Jack ?

Questa la domanda finale con cui ci siamo lasciati nel precedente post su Shining; domanda che assume un senso più preciso se riportata sia ad una lettura prettamente freudiana dell’ immagine simbolica ( e tipicamente onirica, verrebbe da dire ), sia a quanto già detto in altro post circa la funzione di mercati, borghesia e società capitalista quale “locomotiva”, “motore rivoluzionario” assecondato ad un principio altro ed esterno da sè ( principio che cominciamo lentamente ad intravvedere ed individuare: l’ evoluzione verso una forma sociale più naturale, liberata dai grandi e piccoli poteri precedenti proprio ATTRAVERSO il “troyan” fornito dall’ esplosivo e dinamico modello capitalista ).

E come abbiamo visto, se il capitalismo è il mezzo, la borghesia è il suo vettore, e la finanza l’ espediente virtuale usato a fine ciclo per portare a quella fase di “esplosione” che verrà usata al duplice fine sia di ESPORTAZIONE del modello sistemico ai territori limitrofi, che di LIMITAZIONE del potere internamente accumulabile da questo motore ( per sua stessa natura molto “sporco” ed entropico, ossia a forte produzione di un “surplus” energetico -il CALORE nel nostro esempio motoristico, il potere economico nei fatti- che andrà in vario modo dissipato, nell’ interesse stesso del mantenimento del sistema ).

Capitalismo, Borghesia e Mercati Finanziari che costituiscono dunque anch’ essi un MEZZO, un “puro ingranaggio” del motore sistemico, e non vanno assolutamente confusi con il suo fine, ossia con la DIREZIONE della macchina, della locomotiva: e che siano un puro espediente lo abbiamo già dimostrato

… Ma se “prima”, per necessità funzionale della macchina-sistema ( che è composta sì di hardware ma anche dell’ indispensabile SOFTWARE ) è necessario che l’ IMMAGINARIO COLLETTIVO si faccia carico dei “valori del capitalismo” atti ad attuarlo e muovere così le bielle della locomotiva, ora, in dirittura d’ arrivo e a scopo conseguito, sarà necessario abbandonarli, ed andare verso il recupero di quelli più “sani e naturali” che la fase rivoluzionaria ha dovuto accantonare e posticipare.
Ecco che la nostra millenaria locomotiva rivoluzionaria sta entrando adesso in quella “città architettonica” disegnata dalla ragione … è giunta quindi anche l’ ora di ritrovare finalmente un “software” più umano.

La trasformazione di Jack, la filastrocca, il contrasto con Wendy.

Che la figura di Jack altro non sia che la trasposizione iconica di questo concetto, ossia del “software capitalista che agisce l’ uomo”, lo vediamo fin dalle scene iniziali della trasformazione che egli subisce all’ interno dell’ Overloock, e magistralmente trasposto in quella “filastrocca”che diviene l’ intera trama del romanzo/odissea, l’ intero “lavoro”, intero motivo esistenziale di Jack: “Il mattino ha l’ oro in bocca” ( nella traduzione italiana voluta dallo stesso Kubrick ) è quindi la SUBLIMAZIONE EDUCATIVA E CULTURALE di un ben più prosaico “muoviti, datti da fare” necessario al sistema capitalista.
( Ovviamente nell’ immagine filmica abbiamo la contestuale critica alla vacuità di un tale assunto esistenziale, esattamente come vacua è in Bunuel la raffigurazione della società borghese, il suo infinito incedere senza direzione, l’ impossibilità di trovare un vero momento associativo denunciata in tanti suoi film ) …

Il software è dunque INOCULATO dal sistema ( Overloock ) in Jack ( la trasformazione caratteriale che via-via subisce ) proprio per il funzionamento e mantenimento del sistema stesso; l’ inoculazione del software avviene sia attraverso i vari “valletti” ( camerieri, barista, precedente custode, ossia gli aspetti “verbali e culturali” del sistema ) che attraverso la “seduzione” della donna nuda nel bagno ( i bassi appetiti che il capitalismo comunque soddisfa ). Il risultato è che Jack diventa appunto a sua volta “custode ed attuatore” del sistema stesso: dapprima perde la sua umanità, l’ empatia verso il figlio e la moglie, fino ad obbedire all’ ordine superiore di sacrificarli ( guerre ) in nome del “dovere”, dell’ “impegno preso”, della “responsabilità”, del “lavoro” ecc, urlati in faccia a Wendy in un crescendo del suo folle distacco dalla realtà.
Una Wendy che il regista ci mostra sempre, al contrario, straordinariamente premurosa, affettuosa col marito e col figlio, empatica … e non a caso vestita con quei costumi indiani che mettono in paradossale evidenza il contrasto tra la civiltà “femminile” dei nativi d’ America e quella “cannibale e tipicamente maschile” dei pionieri.

TRASFORMAZIONE CHE NON E’ SOLA CONSEGUENZA DI UN QUALCOSA DI FANTASMATICO ED ESTERNO, ma conseguenza diretta e spicciola del piccolo agire quotidiano sotto l’ influsso nefasto di tale software ( lo scrivere sempre la stessa filastrocca diventa il “lavoro” stesso, l’ ossessione esistenziale di Jack dal quale la moglie, gli affetti “lo distolgono”, facendogli perdere la concentrazione … E cosa è successo nella nostra realtà quotidiana, qual’è il messaggio sottilmente inviato da ogni spot, medium, film, serial, talk-show soprattutto nel corso dell’ ultimo ventennio ?? Ricordate quanto già detto qui ? ).
Jack quindi è metafora di tutti noi, metafora di quello stesso processo di abbrutimento sottilmente indotto dal sistema; è al tempo stesso sia la vittima ( dell’ influsso dell’ Overloock ) che il carnefice, è la vittima che a sua volta si fa carnefice, è l’ incarnazione vivente di quello schema labirintico, senza uscita, così insistentemente proposto a “struttura” stessa dell’ albergo, ossia dell’ impianto soiciale; è infine la perfetta incarnazione di quella “borghesia” nient’ affatto “autonoma”, nient’ affatto “libera di muoversi come crede”, ma posta in un percorso obbligato di cui non conosce la direzione ( che noi ora invece conosciamo, ciàpa ), posta tra incudine e martello di una popolazione che deve sacrificare ed una superiore e fantasmatica conduzione ( al tempo stesso l’ elite fantasma dell’ Overloock ma anche, oggi noi sappiamo, la locomotiva storica condotta da quel “fuoco” che ha per mezzo la rivoluzione e per scopo condurre l’ Umanità/Vasco all’ agognato pube femminile … ).

La Borghesia “prigioniera” di Bunuel

Stesso senso del girare a vuoto, di mancanza di direzione, e di una superiore e fantasmatica presenza imprigionante in un eterno schema reiterativo, che ritroviamo anche nel ben noto ciclo filmico che Bunuel dedica all’ osservazione della Borghesia.

Una borghesia che è tanto poco padrona del suo pur apparentemente spedito e spavaldo incedere ( ma senza una chiara meta ) da restare paradossalmente imprigionata dal nulla nel salone de “L’ Angelo Sterminatore”; da non riuscire a riunirsi per una cena ne “Il fascino discreto della borghesia”; e da non poter nemmeno consumare il rapporto con l’ amata ne “L’ oscuro oggetto del desiderio” … E a parte la feroce, fortemente anarchica critica dai colori espressionisti che Bunuel fa agli ipocriti riti, vezzi e costumi di cui la borghesia ricopre il suo nulla, quello che qui ci interessa sottolineare è proprio questa ribadita sensazione, anche in questi film, di una impalpabile entità superiore che in qualche modo determina l’ intero agire dell’ apparentemente bella e libera vita borghese; che in qualche modo costringe quelli che non sono che vuote impersonificazioni di un clichet a mettere in scena sempre la stessa recita, a muoversi, fino ad esserne chiaramente prigionieri, sempre dentro lo stesso schema reiterativo e labirintico che già abbiamo ben visto in Kubrick.

LA COAZIONE A RIPETERE è dunque il fil rouge che anche qui troviamo; una coazione indotta sia a livello materiale ( hardware ) che mentale ( software ); è per quello che Jack alla fine vi saluta, perchè vi sta dicendo: “Ehi, che ti credi, guarda che tui sei esattamente come me, sei nella mia stessa situazione … la mia trance ipnotica che mi ha agito altro non è che la TUA”
Una coazione a ripetere interessante sotto molti punti di vista, perchè come Freud insegna, nel momento in cui l’ indottrinamento diventa “inconsapevole” va avanti da solo, senza che la volontà, la ragione possano più nulla su di esso, in quanto esso stesso si sostituisce e DIVENTA la volontà e la ragione dell’ agito, esattamente come succede in Jack ..!! …
ED ECCO anche perchè oggi si parla tanto di acquisire una maggiore consapevolezza, e di LIBERAZIONE ATTRAVERSO LA CONSAPEVOLEZZA: perchè il riportare alla coscienza una dinamica ormai inculcata storicamente da secoli di indottrinamento ed educazione sarà L’ UNICO MODO PER POTERSENE AFFRANCARE: in questo il procedimento è ESATTAMENTE di tipo psicanalitico, ed è IL SOLO MODO di liberarsi dalla coazione a ripetere indotta. L’ Ivan di “Cercasi Gesù” che, prima paralitico, comincia a muovere i suoi primi passi svincolandosi dalla carrozzella …
( Anche in questo caso, “leggere” semplicemente queste righe servirà a poco: se uno se le sente risuonare dentro queste cose, se uno le sente sue, beh allora stanno servendo a qualcosa, altrimenti ciccia … )

ARCHITETTI STRONZI QUINDI ??? Ecco che si ripropone la solita domanda … beh, un po’ sì, ma attenzione: le stesse dinamiche non si sarebbero proposte anche in un processo più lento e spontaneo, non controllato, dal quale poi sarebbe stato impossibile uscire ?? Dal quale nessun potere avrebbe avuto interesse a farti più uscire ??
… In fondo gli Architetti non sono che TERAPEUTI a tutti gli effetti, che RICREANO UN TRANSFERT sia per usarlo a scopo storico-evolutivo prima, che per demolirlo agevolmente poi, quando non servirà più … è esattamente il procedimento che usa la psicoterapia, nè più nè meno … e vivaddio tale procedimento è oggi posto in mano a chi vuole il nostro interesse, la nostra liberazione ( e questo lo vediamo appunto dal “modus agendi” ), non a chi avrebbe al contrario tutto l’ interesse a tenerci incatenati a tali vincoli inconsci, ben più subdoli delle catene visibili, per la vita eterna amen …

( Parentesi:  E chi queste cose arriva a consapevolizzarle sarà comunque automaticamente “libero” perlomeno nel software … mentre mi viene in mente un folkloristico marxista che commenta col nick di “Ercole” su un noto forum il quale, insistendo a sognare la rivoluzione proletaria, non vede che una rivoluzione è in atto da quasi 1000 anni, e che anzi ora sta vivaddio per concludersi con il prossimo concretizzarsi proprio di quell’ utopia socialista di cui i marxisti non han mai capito un cazzo. E comunque sia, è la sua cecità ideologica che gli impedisce di valutare, confrontare, soppesare più criticamente le dinamiche in campo … e non arriverà ovviamente mai a liberarsi dalla “sua” personalissima coazione a ripetere ). 

Stesso discorso per Banche e Mercati

Benchè siano l’ espediente usato dal sistema per DELOCALIZZARE E PILOTARE soprattutto la classe imprenditorial-borghese, impedendo peraltro che si accumuli in essa troppo potere interno che potrebbe costituire una minaccia per il sistema, esse non sono che un costrutto fantasmatico oggi esteriorizzato e teatralizzato proprio per renderlo consapevole. Proprio come Jack, ci stanno dicendo che “siete VOI la banca”, siamo NOI ancora una volta ad alimentare questo labirinto infernale nel quale alloggia quel Minotauro che si nutre di vite umane … NOI, non chissà quale entità che, se davvero avesse intenzioni di dominio, non te lo farebbe certo sapere così insistemente parbleu …

E’ ancora il “meccanismo” nel suo insieme che vuole e rende possibile la mostruosità attuale del sistema bancario-finanziario … E anche qui, come già detto sopra, gli architetti non han fatto che esasperare e teatralizzare qualcosa che COMUNQUE sarebbe avvenuto, in quanto implicito nelle dinamiche stesse del capitalismo. Come detto sopra, non fanno altro che rendere visibile ed attaccabile un meccanismo che altrimenti sarebbe rimasto nelle oscure stanze del potere, sarebbe restato per sempre quell’ Overloock che avrebbe infettato all’ infinito qualsiasi essere umano, sia in modo culturale-educativo, che in modo più prosaicamente “sensuale”, in quanto va ad inserirsi direttamente su quella che Jung chiamerebbe una “zona d’ ombra” dell’ uomo, ossia l’ avidità di denaro e potere …
Come avviene in Shining quindi, anche la creazione mostruosa ed ectoplasmatica di questi “mercati cannibali” che tutto divorano non è che la trasposizione teatrale della DINAMICA CANNIBALE INSITA NEL SISTEMA OVERLOOCK; non è che la fase finale dellla trasformazione di Jack da Uomo a Minotauro, utile ieri per arrivare alla fase di guerra, ma ormai inutile oggi … ed anche per questo si stanno auto-denunciando: hanno esaurito il loro compito storico, e vanno superati come fantasmi del passato.

( Compito storico che, a meglio guardare e per logica conseguenza con quanto già detto nell’ altro post, non è poi esattamente quello di portarci la rivoluzione in modo incruento ?? Sono poi così cattivi dunque questi banchieri, o non finiremo forse per amarli anche noi in un prossimo futuro, come fa già oggi David Icke ? Non finiremo per benedire questo “complotto pluto-giudo-massonico” oggi nemico numero uno di ogni bravo complottista ?? … )  

Paolini, il situazionista debordiano

E Gabriele Paolini ??

Beh, Paolini è la teatralizzazione debordiana del paradosso, è la denuncia sarcastica dell’ artefatto e dell’ incongruenza, è l’ Arcangelo Gabriele che ci porta la lieta novella che tutta questa attuale altro non è che una realtà provvisoria, un Truman show, un purgatorio, una transizione verso la vera nascita dell’ Uomo.

E’ la figura amica che ci porta a prendere coscienza del lato oscuro ridendone e facendoci contestualmente intendere che è in gran parte controllata esasperazione teatrale; il transfert che da spaventoso e nemico diventa ironico ed amico, è il Prometeo degli Architetti, è l’ infermiera che arriva a svegliarti dall’ anestesia con un buffetto sulla guancia dicendoti: “e via, dài che abbiamo scherzato, adesso il peggio è passato” …E’ il Socrate che ti induce al sapiente dubbio, è l’ ostetrica che con la sua mayeutica e le sue sagge manone ti strapperà definitivamente dall’ utero dell’ inconsapevolezza ( Aaarghhh ..!! )

… O per dirla con Steiner ( visto che vi piace tanto ), se Jack è il piccolo guardiano, ossia il terrifico guardiano della soglia che incarna la vostra zona d’ ombra, Gabriele Paolini è il grande guardiano, ossia l’ Angelo che vi guiderà verso la Luce …
( per Freud sono nient’ altro che la raffigurazione della dinamica del transfert; per Fromm quella della censura onirica … insomma niente di nuovo sotto al sole, come vedete … ma in questi ultimi sono dinamiche interne al sè anche se inconscie, quindi riconducibili sotto il controllo cosciente della persona con la loro coscientizzazione … c’ est plus facile, n’ est-ce pas ?? ).

Ite, missa est … ( Architetti !!! … Non vi serve un “situazionista debordiano” bello, intelligente, ignudo, biondo, e con sei matti intorno ? … Paolini, fanno 20.000 Euri … parbleu )

 

Fonte

Verità comode al cospirazionismo

angelsanddemons_illuminati
di Leopoldo Antinozzi
Perché oggi si parla tanto di cospirazionismo, dando in pasto alla massa incolta, soprattutto quella televisiva, verità che a tutta prima sembrano così scomode al potere? È mai possibile che vogliano svegliarci improvvisamente dal nostro letargo? A chi giova parlarne? Siamo di fronte a ciò che troppo superficialmente viene definito il processo rigenerativo della disclosure, oppure si tratta di un affinamento della strategia del potere per un’ulteriore e più radicale manipolazione mentale?
L’ispirazione per proporre le seguenti riflessioni mi è venuta da un amico che mi riferisce il fatto che la programmazione televisiva di History Channel tocca spesso argomenti scottanti come la presenza occulta nella storia umana di società segrete come quella degli Illuminati.
Com’è possibile, mi chiedeva il mio amico, che un canale televisivo a larga diffusione ci conceda il privilegio di mostrarci determinate verità di natura cospiratoria, ancora sconosciute alla maggioranza, che dovrebbero essere assai scomode per chi detiene il potere globale? Tanto più che provengono da network televisivi, di assoluta dominanza sul pubblico mondiale, molto vicini, se non dirette emanazioni, di quegli imperi economici, politici e mediatici che li controllano?
Questo, a prescindere da come in genere vengono trattati in televisione i temi legati al mistero, per cui prima si avanza una serie di ipotesi del tutto credibili, per poi alla fine rimangiarsi tutto, ponendo la questione solo sul piano delle mere ipotesi speculative. Cosa di cui anche la nostra televisione italiota è maestra con programma assai seguiti come “Misteri”.
Sta di fatto che l’effetto ottenuto sul pubblico, comunque, è quello di offrire degli squarci tanto inediti, ma ormai non più di tanto, quanto inquietanti, sugli aspetti nascosti della nostra storia. Quel che negli anni passati era tacciato per bieca e ingenua dietrologia cospirativa, prerogativa di poche menti paranoiche, ormai sta diventando un argomento ufficiale di dominio pubblico. In questo contribuiscono anche gli eventi concreti, sempre più minacciosi e angoscianti, che caratterizzano le notizie degli organi di informazione, che non possono che confermare indirettamente l’intervento di una potente ed oscura longa manus che dirige tutto, dietro il palcoscenico della realtà storica.
Due considerazioni. La prima è banale: il vero potere è e rimane nascosto, altrimenti che potere è? Se si parla tanto degli Illuminati, oppure del gruppo Bilderberg, che tra un po’ verrà citato anche nei programmi di ricette gastronomiche, è perché si è deciso di addebitare a queste, o simili compagini, tutte la responsabilità degli eventi. Evidentemente chi sta loro dietro, sia sul piano materiale che su quello di altre realtà dimensionali, si sente così sicuro che non viene minimamente toccato dal dare in pasto al pubblico certe informazioni. In fondo la domanda “chi c’è dietro?” è una questione sempre pertinente, ma anche irrisolvibile data la struttura gerarchica pressoché infinita del cosmo.
La seconda considerazione è meno banale e vale la pena meditarci sopra. Quel che appare in questi tempi è che il potere abbia compiuto un notevole salto di qualità nella manipolazione di massa delle menti. Ormai si punta direttamente non solo a controllare la conoscenza, ovvero i pensieri della gente, ma anche e soprattutto la loro anima. Indipendentemente dal significato da attribuire a questo termine astratto, che ha un senso diverso per ogni individuo, a seconda del proprio credo religioso od esistenziale, con anima intendo l’aspetto più sostanziale della nostra vita, l’energia vitale delle persone, quella che determina, in un modo o nell’altro, la qualità stessa della propria coscienza.
Mi spiego meglio. A chi giova veramente il portare a conoscenza che tutto è manipolato, che tutto ciò che ci hanno raccontato, a cominciare dalla scuola, è solo il frutto di una infinita serie di menzogne? Ci sono due possibili risposte a questo genere di informazioni, entrambe estremamente funzionali a chi dirige il gioco.
Ci sono quelli che sembra abbiano scoperto chissà cosa, vedono che finalmente qualcuno dice come stanno realmente le cose, si sentono completamente d’accordo e rispondono con un sentimento di grande indignazione ed hanno quindi la reazione di schierarsi da una parte, contro i manipolatori cattivi. Il risultato è quello di creare un’ulteriore separazione tra gli uomini, un’altra divisione tra bene e male, inaugurando un altro conflitto su cui dominerà ancora meglio chi lo gestisce attraverso il famigerato dividi et impera. Il che implica, prima ancora di questo, una separazione interiore, perché la rabbia divide dentro e toglie la possibilità di esprimere amore e accettazione di se stessi e dell’altro.
Ci sono poi gli altri che invece si sentono annichiliti da queste rivelazioni, ammutoliscono, sono così sconvolti da creare un pericoloso vuoto dentro di loro. Si dicono: ma allora io dove ho vissuto fino ad oggi? Se ho basato tutta la mia vita su questo ed ora mi dicono che non è vero niente, con che cosa lo sostituisco? La sensazione è quella di venir derubato di tutto, tutto ciò per cui ho costruito la mia vita.
Il risultato in entrambi i casi è quindi la paura, il vuoto, la frustrazione, la rabbia e il conflitto. Occorre molto equilibrio interiore per digerire e metabolizzare certe rivelazioni; soprattutto occorre che insieme alle informazioni mi si dia qualcosa che possa riempire e sostituire immediatamente il vuoto terribile che si viene a creare, dentro e fuori di me.
Se mi dici come stanno veramente le cose e poi non mi dai gli strumenti per gestire queste informazioni in modo da farmene una ragione e soprattutto per dirigere la mia energia in senso costruttivo nella mia vita, il risultato è devastante, perché distruggi il mio entusiasmo, la mia voglia di vivere per uno scopo, annichilisci la mia energia vitale per dirigerla verso quelle emozioni che possono essere solo cibo per energie sterminatorie.
 
Ma in fondo il discorso che dietro la storia ufficiale ci siano entità ed energie che l’hanno sempre guidata e controllata, non è uguale alla lezione data fin dai primi del Novecento dalla psicoanalisi, in base alla quale l’Io cosciente crede di fare liberamente le sue scelte di vita, ma si illude perché dietro c’è un inconscio che conserva traumi, nevrosi e quant’altro e che dirige realmente il corso della sua esistenza?
Se ad una persona perfettamente integrata nella società, che ha il suo lavoro, la sua famiglia, le sue sicurezze, cominci a istillargli insistentemente il dubbio che la sua libertà di scelta è solo un’illusione, sfruttata da una parte di se che lo ha sempre condizionato, non si fa un’operazione distruttiva che porta quella persona ad entrare in crisi? Sarebbe questo il risultato, se un intervento del genere non fosse attuato in un setting analitico dove l’analista continuamente e accuratamente provveda ad equipaggiare il paziente di strumenti idonei a gestire la situazione sul piano della propria consapevolezza.
Vien da sé che la capacità di approfondire i contenuti rimossi della propria coscienza rende anche possibile la facoltà di tradurli in una maggiore intelligenza di leggere gli eventi della società e della storia. Le due ricerche, quella esteriore e quella interiore, devono sempre viaggiare insieme. È violento, scorretto, immorale, pretendere che l’una via sia esplorata senza l’altra.
Possiamo dunque comprendere bene quale possa essere la strategia brutale e spietata di dare in pasto alla massa impreparata del pubblico televisivo certe pseudo-verità che, lungi comunque dall’essere complete, sono solo funzionali alla solita e inveterata volontà del potere di dominare sempre più profondamente sulle persone.

Le vittime del “terrorismo” sono tutte “uguali”?

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di Enrico Galoppini

Scoppia una bomba a Boston, in mezzo alla maratona: “edizione straordinaria!”, “terribile!”, “disumano!”, “abominevole!”.

 

Certo, come si deve commentare una cosa del genere?

 

Mica è una bella cosa saltare in aria, rimanere mutilato, vedere i propri cari ed amici esanimi o sanguinanti mentre ci si sta godendo una giornata di sport… Chi attenta alla vita di persone qualunque, come tutti noi, in situazioni del genere, quale che sia il suo palese o recondito obiettivo, è indubbiamente un criminale.

 

Detto questo, al di là di ogni sviluppo che avrà la faccenda (indagini, strumentalizzazioni, depistaggi ecc.), e considerato che si possono fare solo congetture sul “chi” e “perché” ha architettato questo spregevole atto, sono da dire essenzialmente due cose.

 

La prima è che questo “terrorismo”, questa entità indefinita che assume, nell’immaginario della massa ben indottrinata, sembianze “islamiche”, “di estrema destra” o “anarchiche” (con la variante più recente del “pazzo isolato”), colpisce sempre individui comuni, intenti nelle loro ordinarie attività, lavorative o ricreative. Chiaro che lo sdegno non può che essere unanime, perché tutti, me compreso, percepiamo che, in luoghi affollati, “ogni momento è buono”, e “potrebbe capitare anche a noi”.

 

Guarda caso, questo “terrorismo” col quale il “mondo civile” sarebbe in guerra non colpisce mai “il potere” nelle sue persone e nei suoi luoghi simbolici. L’attacco al Pentagono, che non può esser definito un posto in cui s’aggirano “persone innocenti”, s’inserisce nella più ampia vicenda dell’11/9, pervasa di illogicità, stranezze, incongruenze e “misteri” irrisolti ed irrisolvibili.

 

Da questi “terroristi” non ci si può dunque ragionevolmente attendere un qualcosa che abbia a che vedere col classico regicidio o tirannicidio.

 

Il “potere”, però, che detiene un ferreo controllo dei “media”, riscuote regolarmente i dividendi di queste operazioni: “scoveremo e puniremo i responsabili”, “vi difenderemo”, “vinceremo il terrorismo” eccetera.

 

Insomma, si passa immediatamente all’incasso, se si ha a che fare con una massa ampiamente manipolata ed impressionabile.

 

L’altro punto da rilevare è decisamente penoso ed imbarazzante.

 

Delle vittime di un attentato in una qualsiasi città occidentale sappiamo praticamente tutto. Che cosa facevano lì, le loro storie, le loro speranze andate in frantumi. Si redigono mappe del luogo, si propongono “gallerie fotografiche”, s’indugia fin nel più insignificante particolare e si crea addirittura una “icona” del luttuoso evento. Si pensi che ad una maratona del genere i partecipanti provenivano da una cinquantina di paesi del mondo: bene, se ogni notiziario locale ha parlato dei concittadini lì presenti (e l’ha fatto), si ha la misura della diffusione nelle coscienze di un determinato stato d’animo.

 

Intendiamoci, a me sta pure bene che si parli di questi sventurati (purché si eviti un’inutile retorica), ma allora, se al centro delle preoccupazioni dei dirigenti delle liberal-democrazie sta sempre e comunque “la vita umana”, che si cominci ad interrompere il palinsesto radiotelevisivo e s’inondino i notiziari di aggiornamenti e di particolari sulle vittime anche ogni volta che una bomba esplode in qualsiasi parte del mondo facendo “vittime innocenti”.

 

A quel punto, ben poche trasmissioni non finirebbero interrotte.

 

In Iraq, da quando quel paese è stato “liberato” nel 2003 perché la gente ha visto in tv la statua del “dittatore” che tirata giù, è esplosa una quantità impressionante di bombe, piazzate su mezzi in sosta o lanciati all’impazzata contro uomini, donne e bambini innocenti intenti a svolgere le loro ordinarie attività.

 

Eppure, ripeto, nessun “gran pubblico” viene informato minimamente su come sia andata, sull’identità dei morti e dei feriti, sulle loro “storie”. C’è difatti il ‘rischio’ che ci si renda conto che non sono poi così “diversi” da noi.

 

E mi voglio mantenere sullo stesso tipo di tragedia, quella provocata da una carica esplosiva che d’improvviso vien fatta esplodere in mezzo ad una folla. Perché in Iraq, in Afghanistan, in Libano, in Libia, in Siria, tanto per citare i casi più recenti ed eclatanti, le bombe in strada, nei mercati, nelle scuole, nei luoghi di culto eccetera scoppiano ad un ritmo impressionante, e non si tratta di una “follia” che caratterizza congenitamente quelle popolazioni. C’è soprattutto chi, dall’esterno, utilizzando sovente elementi interni senza scrupolo alcuno, è intento a seminare il “terrore” per i più svariati motivi.

 

Terrore sparso a piene mani anche con le armi le più tecnologiche e per questo asettiche nell’impressione che danno, a chi le maneggia, di non ammazzare nessuno. Ed inoltre, anche se venisse qualche scrupolo, sarà sempre utile convincersi che “siamo in guerra col terrorismo”, ed i “terroristi” non sono forse per definizione – in mezzo a qualche “danno collaterale” come i 500.000 bambini vittime dell’embargo all’Iraq o le migliaia di nati deformi a causa dei proiettili occidentali all’uranio impoverito – “sempre loro”?

 

No, così non ci siamo proprio. Tutta la costernazione e le lacrime di giornalisti, opinionisti, politici e persino uomini di religione (nel senso di “professionisti” dell’amministrazione del sacro, o di quel che credono sia tale, ché un vero “religioso” è ben altro tipo umano) sono false ed ipocrite perché non sono versate per tutte le vittime del “terrorismo”, indistintamente.

 

Ma qui, nella patria della Dottrina Egualitaria di Stato, dove “per legge” si parificano, definendoli “uguali”, nazionali e stranieri, maschi e femmine, coppie normali e coppie omosessuali eccetera, sembra impossibile fare un altro piccolo sforzo, il più semplice tra l’altro perché il più logico, per considerare che al mercato, a scuola, in chiesa o in moschea, e anche in una maratona, la gente è “uguale” dappertutto. E lo è a maggior ragione quando viene fatta saltare in aria.

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