Le nuove forme dell’odio verso le classi inferiori: l’ideologia antirazzista

Italy's new government to face confidence vote in parliament

di Gennaro Scala

In precedenti scritti (1) ho cercato di evidenziare la natura, “di classe” si sarebbe detto una volta, dell’ideologia antirazzista (sottolineo che qui stiamo analizzando un’ideologia e non il valore dell’eguale dignità di ogni essere umano, di cui questa ideologia si vorrebbe abusivamente impossessare). In senso più estensivo, rispetto al dualismo della lotta di classe contro classe, avevo cercato di evidenziare le modalità secondo cui tale ideologia sorge dai conflitti tra i vari gruppi sociali, in particolare come essa segnava la frattura fra il ceto medio semicolto (2) e le classi inferiori, essendo un’ideologia con cui i ceti scolarizzati, dediti o aspiranti ad occupazioni non segnate dalla competizione con gli immigrati, “prendevano le distanze” dalle classi inferiori, incolte, incapaci di “cultura dell’accoglienza”, dedite a “rozzi” conflitti con gli immigrati riguardanti l’esercizio delle capacità lavorative,  mezzo esclusivo con cui alcune classi riescono tutt’oggi ad ottenere i “banali” mezzi di sussistenza.
Vorrei ora fare un passo in avanti, approfittando del fatto che un paese come l’Italia che vive una condizione abnorme mostra più apertamente di altri alcune dinamiche. I recenti governi italiani, quelli semi-golpisti seguiti al dimissionamento di Berlusconi, sono gli unici al mondo, a quanto mi risulta, che hanno usato l’antirazzismo come strumento di legittimazione, nei confronti del ceto medio semicolto (la pseudo base sociale di questi governi, base alquanto riluttante perché sottoposta a decimazione (3)) per sopperire ad un deficit totale di legittimazione. Infatti, il precedente governo vedeva come ministro la signora Kyenge (di origini congolesi, venuta in Italia come clandestina, come da lei orgogliosamente rivendicato), designata ministro perché con la pelle di colore nero (un’autentica forma di razzismo al contrario), scelta frutto di una “raffinata” operazione con cui si voleva legittimare il governo, seppur soltanto in negativo, qualificando come “razzista” l’opposizione a tali scelte del governo e implicitamente al governo stesso. La scelta della “ministra di colore” aveva però anche finalità più dirette, cioè favorire l’immigrazione. La cosa appare chiara con il presente governo che ha addirittura abolito il reato di immigrazione clandestina, esplicitando così la natura abnorme, coloniale, dello stato italiano, in quanto la possibilità di decidere chi ammettere nei propri confini è una delle prerogative principali di uno stato, senza la quale neanche si lo può definire tale.
Per quale motivo, nel momento in cui la disoccupazione raggiunge uno dei livelli più alti dal dopoguerra e in una fase di acutissima crisi economica, si favorisce l’immigrazione, abolendo il reato di immigrazione clandestina, e si stanziano notevoli fondi per l’“accoglienza” (mentre la tassazione da cui pur derivano questi fondi fa chiudere tante piccole e medie imprese)?
La risposta a tale domanda ci porta oltre il ceto medio semicolto al fine di individuare la vera origine della ideologia antirazzista. Origine da ricercarsi nella natura perversa delle nostre classi dominanti, nel fatto che si sono costituite come classi dominanti “antinazionali” (La Grassa) (4), nel fatto che nel loro asservimento verso le classi dominanti statunitensi non esitano ad eseguire il disegno della de-industrializzazione dell’Italia e del depauperamento delle classi lavoratrici italiane, in ossequio alla nuova collocazione internazionale subordinata dell’Italia. A questo serve l’immigrazione, a depauperare il paese, a trasformare l’Italia in un bacino di manodopera a basso costo, ed inoltre a mascherare con il buonismo questo autentico odio verso la popolazione e distacco dalle sorti dell’Italia come nazione. L’Italia è il paese delle maschere e questo perverso disegno si maschera con il volto del buonismo.
Il ceto medio semicolto, o quel che ne resta, si dimostra così essere un’appendice subordinata delle classi dominanti. Sui giovani studenti a partire dalle scuole elementari, per finire con l’Università, luogo del più pesante condizionamento mentale, in special modo nelle facoltà cosiddette umanistiche viene esercitata una forte pressione propagandistica, viene ripetuto, a mo’ di lavaggio del cervello, mille volte in mille salse che chi non accetta l’immigrazione è una persona negativa, razzista, fascista ecc. Tuttavia, il motivo principale per cui ha fatto presa tale ideologia sta nel distacco nella separazione delle classi medie scolarizzate dalle classi inferiori, il che è stata una delle principale cause della rovina del ceto medio semicolto, il quale nel momento in cui è stato decimato e precarizzato non ha potuto effettuare nessuna resistenza. Nel momento in cui la “classe politica”, la testa del ceto medio semicolto, la quale è un’esecutrice di ordini e non dispone del potere reale, appannaggio della Grande Finanza e Industria Decotta (Gianfranco La Grassa), è stata deprivata delle sue principali funzioni non ha potuto fare appello a nessuna alleanza sociale, essendosi distaccata dalle classi inferiori. L’ideologia antirazzista resta così oggi nell’ambito del ceto medio semicolto soltanto una vaga pretesa di superiorità morale.
L’ideologia antirazzista poggia su uno dei cardini della ideologia liberale egemone e unica ideologia vittoriosa del mondo occidentale odierno: l’individualismo-universalismo. In merito,  è fondamentale la “correzione comunitaria” dell’universalismo di Costanzo Preve: l’individuo partecipa al genere umano attraverso le “comunità intermedie” della famiglia, della classe sociale e dello stato, saltando direttamente dall’individuo al genere abbiamo quella forma di universalismo in cui principalmente si esplica la forma di dominio odierna, una forma che assume principalmente un volto di “sinistra”, motivo per cui le destre in Europa in genere assumono delle posizioni più sensate. Ad es. il Front National della Le Pen è l’unico partito che ha delle posizioni sensate sull’immigrazione e che non scivolano nella xenofobia come quelle della nostra Lega Nord. Tra l’altro il partito della Le Pen è l’unico grande partito europeo che ha preso le parti della Russia contro le provocazioni ordite dagli Stati Uniti, il che ne chiarisce la sua estraneità al neo-fascismo o neo-nazismo. Ma è un discorso valido esclusivamente per il contesto europeo, ad es. il Partito Comunista della Federazione Russa, la cui “ricca” esperienza, dalla rivoluzione sovietica in poi, ne ha mutato essenzialmente i connotati fino a farlo diventare qualcosa di essenzialmente diverso rispetto ai partiti comunisti europei,  ha una posizione di netta contrarietà all’immigrazione (cosa “inconcepibile” per  la sinistra europea).
Quindi se, per quanto riguarda le questioni contingenti, c’è aspettarsi, in Europa (sottolineo), posizioni maggiormente sensate dai partiti provenienti della destra, la natura perversa, degenere, delle classi dominanti europee, di cui quelle italiane sono solo un esempio più estremo, ci parla a chiare lettere della necessità di un cambiamento di sistema, il che vuol dire andare oltre la dinamica destra/sinistra.

1.G. Scala, Carattere reazionario dell’antirazzismo; G. Scala, Razzismo e antirazzismo
2. Per la definizione del concetto di ceto medio semicolto vedi G. Scala, Origini del ceto medio semicolto 
3. Scala, Addio ai Monti, addio al ceto medio semicolto
4. G. La Grassa, Capitalismo italiano, capitalismo antinazionale, 05/05/2009

 

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Il potere della disinformazione mediatica

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di Giacomo Bellisario

La globalizzazione, considerata dal punto di vista culturale, si basa sull’affermazione dell’idea di una società mondializzata dell’informazione, dove la massa prevale sul singolo: positivamente perchè vi è l’affermazione della democrazia e del diffuso benessere, negativamente perchè vi è un processo di appiattimento della psiche e di condizionamento della libertà di scelta e opinione. Le cause principali di questo fenomeno sono individuabili nel sistema totalitario delle comunicazioni, i cosiddetti “mass media”, controllato da pochi personaggi di spicco che, manipolando intimi conoscenti, giornalisti e conduttori televisivi, riescono a imporre tutto ciò che porta loro vantaggio. Questo sistema è talmente forte che ogni tentativo di opporsi a questa compagine, dando l’opportunità di aprirsi alla libertà di pensiero e di parola, è stato annientato -esempio tangibile è la chiusura o la censura di svariati programmi indipendenti che tendono a separarsi da questa malsana struttura “oligarchica”­.
Ma quali sono gli effetti della diffusione dei mezzi di comunicazione?  Oggi, i mass media permettono alla maggior parte delle persone di avere accesso a una fonte primaria di notizie e di informazioni che, però, sono contaminate, incomplete, e talvolta inattendibili, a tal punto da conformare gli atteggiamenti, le opinioni, i valori e i prototipi di comportamento della massa. La “scatola” può anche danneggiare le nostre personalità che, diffondendo valori e modelli di comportamento falsati e degradanti, mandando in onda reality show e quiz televisivi, trasmettendo pubblicità profittatrici che inducono al consumismo, esaltando false visioni della vita, contribuisce a inculcare il relativismo morale e a incrementare e il conformismo. Spesso, dunque, gli individui si trovano a subire delle pressioni provenienti da altri, che spingono loro a uniformarsi ad alcune idee. Ora, se in taluni casi l’influenza è reciproca, dando luogo così ad una molteplicità di fonti e di bersagli influenzabili, altre volte, invece, può verificarsi che l’influenza si manifesti in una sola direzione: quella espressa dalla maggioranza.
È necessario perciò lottare contro la privatizzazione e la mercificazione dell’informazione, avviando una ‘insurrezione’ di coscienza che riesca a porre alla ribalta il problema”. Ecco perché, occorre arrivare ad una conseguenza istituzionale, magari formando un comitato di “mediaetica” incaricato di vegliare sul sistema e difendere i valori fondamentali dell’etica. Più etica può significare anche più affari, laddove si giunga ad un lavoro basato su più verità dei fatti, più qualità dell’informazione, più cultura, in un sistema mediatico dominato dalle immagini e perciò frammentato e bisognoso di approfondimenti di qualità. L’informazione, oggi, significa “potere”. Una volta poteva anche assumere il senso di “verità”, intesa non come assoluta oggettività (quasi impossibile da praticare), bensì come ricerca dettagliata dei fatti, scevra da pressioni dei vari poteri forti. Informare deve essere un’operazione di onestà. Ciò non significa che non dobbiamo essere sempre più esigenti nella ricerca della verità dei fatti. Dobbiamo renderci conto del potere della verità: una volta detta, difficilmente può essere distrutta.
A tal proposito citiamo il testamento morale di Steve Jobs:”Il vostro tempo è limitato, allora non buttatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non crediate che il rumore delle opinioni degli altri affoghi la vostra voce interiore. Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno già cosa voi volete davvero diventare. Tutto il resto è secondario”.

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Linguaggio: la Guerra dietro Ogni Guerra (Fase Nigredo)

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di A. Vandenberg

La guerra dietro ogni guerra ha come protagonista la lingua. Per esempio, la parola ‘indipendenza’ oggi è stata oscurata dalla parola ‘interdipendenza’, il termine ‘democrazia’ viene associato in modo sempre maggiore ad una accozzaglia in cui la sovranità degli stati nazione dovrebbe cedere il passo alla ‘globalizzazione’; la ‘crescita economica’ si è trasformata in ‘sviluppo sostenibile’, la ‘libertà’ è diventata ‘legalità’ e le dichiarazioni di guerra sono ora ‘autorizzazioni’ ad intervenire militarmente.Tutto ciò sta succedendo perché la trasformazione del linguaggio è indispensabile per suscitare una trasformazione globale della società. E questo è esattamente ciò che i parassiti, i fenomeni da baraccone che gestiscono il nostro mondo intendono fare.

George Orwell (v. correlati) che era molto consapevole delle tecniche nefaste sfruttate dagli statalisti, conosceva  la necessità di instaurare un nuovo sistema linguistico per i ‘prolet’ e descrisse questa cognizione nel suo celebre romanzo 1984. Scrisse:

“Entro il 2050 – ma probabilmente anche prima di tale data – l’intera reale conoscenza della lingua tradizionale sarà persa. Chaucer, Shakespeare, Milton, Byron, continueranno ad esistere, ma unicamente all’interno di testi espressi in politichese, i quali non si limiteranno a modificare qualche piccolo dettaglio, ma trasformeranno tali opere in qualcosa di contraddittorio rispetto al senso originario che intendevano esprimere gli autori. La stessa letteratura di partito muterà. Gli slogan cambieranno. Come potrebbe esistere uno slogan come ‘la libertà è schiavitù’ quando lo stesso concetto di libertà sarà stato cancellato? L’intero clima del pensiero sarà diverso. In realtà non ci sarà alcun pensiero così come oggi lo intendiamo. Ortodossia significa non pensare, non aver bisogno di pensare. Ortodossia è incoscienza.”

Anche Ray Bradbury (v. correlati) si riferì ai medesimi concetti quando scrisse in Fahrenheit 451:

“Più sport per tutti, spirito di gruppo, divertimento, e mai pensare, eh? Organizzare e organizzare e organizzare eventi super-super sportivi. Altri fumetti nei libri. Altre immagini. La mente deve bere sempre meno.”

Infatti, i politici sfruttano la lingua scritta per manipolare sia gli eventi storici che quelli attuali. Tutto ciò non è diverso da quanto accadeva ai tempi di Stalin. Come George Woodcock afferma nel libro: Il Messaggio di Orwell: 1984 e il Presente :
“Opere canoniche disinformative come l’Enciclopedia Sovietica mutano costantemente in accordo alla linea del partito, in modo che nelle edizioni che si susseguirono Trotsky fu prima un eroe della guerra civile, poi un agente dei menscevichi e delle potenze occidentali.”
Infine, come possiamo leggere dalle opere di Laurence Kotlikoff, professore di economia presso la Boston University, tale sotterfugio ha contagiato persino il campo dell’economia: Leggi il resto dell’articolo

La Boldrini chi?

Camera del Lavoro, convegno sul tema La violenza sulle donne e un emergenza, l'immagine e il potere, istituzioni e media verso il cambiamento. Con Susanna Camusso e il presidente della Camera Laura Boldrini.

di Uriel Fanelli

E’ assolutamente comprensibile la mole di email che ho ricevuto riguardo alla Boldrini, vista la polemica. Onestamente non credevo che avesse fatto la macchietta in questo modo , sembra quasi Eddie Murphy che dice “e’ perche’ sono negro, vero?”. Tuttavia, devo dire che l’insipienza di questa donnina stia raggiungendo dei livelli epici, estremamente dannosi. Dunque, cosa penso della Boldrini?

Per prima cosa, no cercato in giro quel che si sa di lei. Ci sono le foto di lei con un bambino nero. Ok, le ho anche di Hitler , con la bambina nera. Non significa nulla, oggi una foto col bambino negro non si nega a nessuno.

Detto questo, ha lavorato per l’ente piu’ corrotto del mondo, cioe’ ONU, un mondo di privilegi, sprechi, esenzioni fiscali e (francamente) nessuna utilita’ per il genere umano. L’ ONU esiste perche’ tutte le nazioni hanno paura che se ne uscissero si potrebbe trasformare in un’alleanza contro di loro. Contemporaneamente, l’ ONU sa che se iniziasse ad interferire davvero  con l’esistenza delle nazioni, le nazioni lo lascierebbero. E’ essenzialmente un baraccone politico senza senso, costosissimo, corrotto, inutile.

Insomma, gia’ di mio non riesco a trovare nulla di positivo nel suo CV. Non e’ una figura di spicco, ma neanche una figura media del mondo politico. Se anche si capisce DOVE ha lavorato non si capisce COSA abbia FATTO, e questo lascia supporre che abbia fatto assai poco.Si, e’ vero, ha lavorato qui li e’ la: ma che diavolo ha fatto? Ha introdotto novita’? Ha preso decisioni difficili o importanti? Ha conseguito qualche risultato? Achievements?

Ho cercato allora le sue dichiarazioni come “politico” . Saro’ molto sincero, ma la sua mania di parlare a nome di tutte le donne offende le donne. La donna media e’ di gran lunga migliore di lei. Vedo cose dette da donne “medie” che sono di gran lunga intelligenti, fondate e significative.

Non sono riuscito a trovare frasi intelligenti o cose intelligenti scritte dalla Boldrini. In tutta onesta’, credo che la sua pretesa di identificarsi con “le donne italiane”, dicendo che “se qualcuno offende me offende tutte le donne” sia piu’ che altro un tentativo di apparire piu’ intelligente di quello che e’.

Un esempio di immensta stupidita’, che fa di lei una di quelle macchiette degne di Der Stürmer  tanto e’ stupidamente e negativamente stereotipata, e’ l’uscita per cui chi aveva commentato un post di Grillo era un “potenziale stupratore”. Ora, chi glielo ha detto? Lombroso? Come fa a dire che uno sia uno stupratore senza prove? Che diavolo e’ un “potenziale” stupratore?

La verita’ e’ che un uomo dovesse aver paura di essere accusato ingiustamente per uno stupro non commesso, la Boldrini avrebbe esattamente la faccia delle sue paure. Non so con quale coraggio un uomo possa ancora entrare in ascensore con lei, ben sapendo che qualsiasi cosa non vada bene alla principessa, dal dopobarba alla marca di scarpe, diventera’ occasione per un’accusa di stupro.

Stupro, stupro, stupro, violenza e donne. Queste sono le uniche tre parole che la Boldrini sembra capace di pronunciare sotto stress. La immaginiamo facilmente a  passare gli esami universitari denunciando per molestie qualsiasi professore facesse domande troppo difficili, dimostrando cosi’ un intento persecutorio verso le allieve donne, cosa che faceva di lui, tanto per cambiare, uno stupratore.

Da questo punto di vista, la Boldrini e’ una di quelle che non vorreste avere nel vostro ufficio perche’ uno screensaver di farfalle sui fiori sarebbe considerato una chiara allusione sessuale, di quelle che state dentro la stessa stanza solo a porta aperte perche’ volete dei testimoni, di quelle che se e’ da sola in ascensore decidete di fare un pochino di moto e prendete le scale.(1) Qualsiasi cosa, un appiglio qualsiasi, sara’ da lei considerato un esempio di violenza contro le donne, contro tutte le donne, e quindi uno stupro.

Come finisce la storia lo sappiamo: “al lupo, al lupo!”, e poi….

Ma la stronzata dannosa l’ha fatta usando la cosiddetta “tagliola” contro l’opposizione di M5S. A parte che e’ dubbio che la possa usare lei in quella camera, il problema vero e’ che ha creato un precedente nel quale una legge considerata vergognosa , che riceve una dura opposizione, viene firmata togliendo la parola ad un intero partito.

Ora , se ricordate l’era di Berlusconi, e ricordate l’opposizione alle sue leggi, e ricordate che la sinistra e’ all’opposizione MOLTO piu’ della destra in un paese come l’italia, scoprite che la “geniale” Boldrini ha appena definito il modo in cui il suo partito di riferimento sara’ zittito quando in futuro cerchera’ di fare opposizione.

Voglio vederli, alla prossima legislatura, a fermare una qualche “legge vergogna” , se come sembra sara’ la destra a vincere, e il presidente della camera usera’ la tagliola per zittire l’opposizione.

Questa e’ la misura della stupidita’ politica secondo me: il fatto di seminare la propria futura disfatta con tale precisione , sacrificando l’intero futuro per una breve vittoria su un singolo punto, e’ la stessa unita’ di misura della stupidita’ politica.

Messora, che non e’ una volpe del blogging, ha risposto alla Boldrini di non aver paura, perche’ lo stupro non e’ il suo caso. Il punto non e’ che Messora abbia detto una cosa stupida o sessista. Il punto e’ che ha detto il vero: la Boldrini, come tutte le personalita’ politiche, vive sotto scorta. Vive in un quartiere esclusivo, monitorato dalla polizia, con una scorta, e continuamente circondata da lacche’ e portaborse.

Lei non e’ una donna qualunque, che puo’ aver paura di uno stupro: a lei NON puo’ succedere, perche’ tra i privilegi di cui gode vi e’ anche una sicurezza sconosciuta alle altre donne italiane. In questo senso, chi offende lei NON offende tutte le donne italiane, dal momento che le donne italiane vivono in una condizione di insicurezza che lei non conosce. Messora, senza probabilmente volerlo, ha messo il dito nella piaga: A LEI, NON PUO’ SUCCEDERE.

In definitiva, offendere la Boldrini dandole della pompinara non e’ appropriato, perche’ e’ il tipo di persona che ricalca di piu’ la Pompadour, che nella leggenda rispose al popolo di usare le brioches al posto del pane. Appare sconnessa completamente dalla vita del mondo intero: una delle persone fisicamente piu’ protette del paese non puo’ certo aver paura dello stupro o esserne ossessionata, non ha alcun senso inventare uno strumento per zittire l’opposizione quando si viene dal un partito che passa gran parte del tempo all’opposizione , tutto in lei sa di persona che NON pensa a quel che fa prima di farlo.

Per non parlare delle palesi incoerenze: una che si mette a strillare alla violenza e allo stupro ad ogni pretesto, non puo’ vedere una collega che viene presa a schiaffi in pieno parlamento. Se i grillini fossero un pelo piu’ incazzati, una denuncia per aggressione e percosse all’onorevole andrebbe fatta immediatamente: oltre ad essere una violenza su una donna – o le grilline sono meno donne delle altre? – in ogni caso prendere a schiaffi una tizia e’ prima di tutto UN REATO.

Stupisce un attimo vedere le deputate del PD denunciare un tizio per averle insultate a parole, e non vedere alcuna querela per una tizia presa a schiaffi con tanto di fotografia. (2) Prendere a schiaffi una persona e’ un tantino piu’ grave, come reato, di insultarla a parole. Ma di fronte alla violenza, alcune donne sono piu’ donne di altre, e le sole donne sono quelle di sinistra. Dopo l’esclusiva della democrazia, anche quella della “donnita’”

Onestamente, siamo nell’insieme delle donnette scialbe. Ho girato per  il suo pamphlet su Wikipedia, e ci ho trovato la storia di una ragazzina ricca che ottiene facilmente quello che vuole. Il lavoro di costruzione della pagina di wikipedia, che e’ professionale, si spinge all’eccesso di zelo, anche un pelo sul ridicolo quando aggiungono le onoreficenze. Ok, immagino che il premio “PrimaDonna 2008″ non sia un pelino sessista e che “primadonna” indichi una donna che puo’ essere divisa solo per 1 e per se’ stessa: altrimenti, mi sembra che lo zelo antisessista della Boldrini sia piuttosto facile da comprare. A quando il premio Pompadour 2015?

il lavoro di mettere in evidenza i premi e gli endorsement puo’ essere molto preciso, ma si dovrebbero evitare come “la mia mamma dice che sono una brava ragazz” e cose come “premio Palla Avvelenata Condominiale Via Saffi 2″  , che sembra di leggere il Carlino e non e’ che migliori le cose.

Tutto sembra fatto per prendere una signora nessuno e trasformarla in una carica istituzionale. Il problema sta nel fatto che anche come carica istituzionale non sembra essere qualcuno: a parte il fatto che l’ Italia ha avuto presidenti della camera piu’ impaziali e meno apertamente schierati, qui siamo ad una militanza evidente ed ad un inutile sfoggio di  quello snobismo da potere che colpisce solo chi nella vita ha sempre fatto cio’ che altri, meno abbienti, non potevano permettersi.

Onestamente, sulla Boldrini c’e’ poco da dire, eccetto il fatto che c’e’ TROPPO POCO da dire per farne una carica istituzionale: se basta cosi’ poco per fare un presidente della camera, allora metteteci Gordon Ramsey, almeno cucinera’ bene senza lamentarsi tutto il giorno del maschilismo di chi lo vuole in cucina.
Cito Gordon Ramsey perche’ per via di un’insana passione di mia figlia, avevamo appena visto masterchef e dopo mi sono messo a scrivere della Bolrdini. Cosi’ ho guardato alcuni video ove appare, e appena ha preso a parlare  mi e’ venuto da pensare: anche qui Rachida? (3)
Davvero basta questo per occupare quella poltrona? Allora mettetela in palio come invention test di MAsterchef, o come premio di Wetten, Dass(4) , e magari dopo Bauer Sucht Frau(5) fate anche Parlamento Sucht Frau.Se questo e’ il livello medio, Drive In sembra il senato di Roma.
Questo e’ il punto della Boldrini. Messora dice che non e’ stuprabile, ed ha ragione in quanto e’ tra le persone fisicamente piu’ protette del paese, ma essa non gode solo di questa proprieta’: e’ anche difficile da attaccare, per la semplice ragione che c’e’ troppo poco da attaccare, e questo viene dal fatto che c’e’ troppo poco in generale. 



Non so quanto durera’ questa legislatura, ma credo che dopo cinque minuti dalla sua fine, anche i piu’ grandi giornalisti italiani, quelli col database dei nomi in testa, si lascieranno scappare un “Boldrini chi?”.Quella che non aveva nulla di speciale? Quella che si lamentava di continuo per la condizione della donna, pur avendo un CV che mostra come lei, quale donna, non conosca direttamente nessuno dei problemi di cui lagna? Il suo CV e’ tutto un “ma perche’?”:

Perche’ e’ li?
Onestamente se fossi una donna italiana, mi sentirei irritata nel vedermi paragonata a cosi’ poco.
Ed e’ questo il punto: attaccare la Boldrini e’ inutile, come mandare l’esercito a catturare una zanzara: e’ davvero troppo poco.
Se fossi nei grillini, personalmente non ci perderei troppo tempo.
La Boldrini e’ davvero “troppo poco”.
Uriel
(1) Ho conosciuto una che aveva usato un espediente simile per far fuori un collega. Stava in un ufficio con altre donne perche’ nessun uomo voleva passare del tempo da solo in una stanza con lei senza testimoni, non riusciva a fare una riunione con meno due tre persone, le sue telefonate venivano rifiutate da tutti gli uomini e faceva solo conference call con tre persone o piu’  perche’ altrimenti le rifiutavano le chiamate. In diversi posti la paura di essere denunciati da una cosi’ ha letteralmente cambiato le relazioni tra colleghi.
(2) Non che un magistrato possa venire condannato da un collega, si intende.
(3) Quando penso che quella gente puo’ avere QUATTRO mogli come Rachida a casa , capisco come mai trovino cosi’ attraente lasciare tutto e partire per la Jihad. Credo che combattere corpo a corpo coi navy seals debba apparire loro come una specie di ricreazione.
(4) La versione tedesca di “Scommettiamo Che”? Da quando il vero leggendario conduttore si e’ dimesso, un pelo piu’ trash per attirare l’attenzione. L’acme del nazionalpopolare tedesco, roba cosi’ “per famiglie” che Pippo Baudo sembra Marilyn Manson.
(5) Il contadino cerca moglie. In tutte le salse, etero/lesbo/gay/trans. Cosi’ trash che hanno dovuto mettere i sottotitoli. In tedesco.  Non e’ trash, e’oltre. E’ una categoria a se’. Siamo a livelli antropologici  tipo questo: https://www.google.com/search?q=bauer+sucht+frau&safe=off&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ei=gKnvUo79NsbZsgafvICABg&ved=0CAsQ_AUoAw&biw=1280&bih=911

Hollywood ci manipola davvero il cervello?

propagandaHollywood ci manipola davvero il cervello?

La domanda è retorica e la risposta ovviamente è: Si!

Ma spesso i metodi non risultano del tutto chiari, così come le modalità operative di questa manipolazione e la sua effettiva efficacia. Il massiccio livello di manipolazione che stiamo subendo oggi attraverso tutte le forme di comunicazione sociale in cui ci troviamo immersi; dal giornalismo alla TV, dalla comunicazione scientifica a quella medica a quella dedicata al mondo del lavoro o di ogni altra attività è merito sopratutto di un uomo: quell’ Edward Bernays che scrisse le prime regole dell’indottrinamento umano nei lontani anni venti 1 , dimostrando con azioni concrete ed eclatanti cosa era capace di fare e illustrando al mondo delle elite di potere (frequentava i salotti di Washington e tra le sue amicizie annoverava il presidente Wilson) che lo seguivano con avido interesse, come le sue idee potevano trovare una scientifica applicazione in quello che egli definiva: “Un necessario indottrinamento delle masse nei governi democratici”.

Oggi nella società c’è uno “Spin-Doctor” (Letteralmente: Dottore del raggiro Ndr) o esperto di PR (Public Relations) per ogni cosa 2.

Generalmente però, chi non approfondisce questo argomento complesso e vasto è sempre portato a pensare che la propaganda sia un qualcosa di evanescente che non lo riguarda direttamente e questa idea è ancora più radicata quando si parla di un prodotto da intrattenimento (cinema, videogiochi, etc.) c’è un errato pensiero comune che assegna a queste categorie lo status di innocuità. Un film in fondo, è sempre e soltanto un film (pensa l’uomo medio), un’opera di finzione. Ogni persona messa davanti a un film si sente abbastanza matura da ritenersi non influenzata in alcun modo, sempre padrona dei propri pensieri e delle proprie emozioni, e se c’è qualcuno che si fa influenzare da un film (vedi solo a titolo di esempio gli episodi di violenza ascritti a proiezioni di pellicole come Arancia Meccanica 3 o di intolleranza religiosa come ad esempio quelli scatenati dalla pellicola: L’ultima tentazione di Cristo 4) significa che ha una mente debole, è un fanatico, un estremista, oppure ha qualcosa che non va.

Anche se questo può essere vero per quelli che si piazzano fuori da un cinema a bruciare le pellicole minacciando di distruggere il cinematografo, ci si dimentica comunque di vedere il quadro generale ponendosi una semplice domanda: “Perchè una persona arriva a quel punto? Quanti e quali stimoli o sollecitazioni ha subito e accumulato per tutta la vita fino ad arrivare al momento in cui, preso da un’ideologia o da una serie di valori distorti, scatena i suoi comportamenti estremisti?”

Si fa fatica a comprendere inoltre che lo scopo della propaganda non è quello di creare folle impazzite o gente violenta, ma di far passare idee, costruire opinioni, disegnare valori morali, indottrinare le preferenze e i gusti del pubblico.

Il più grande successo di un’operazione propagandistica non è certo quello di creare un individuo che quando esce dalla sala dopo aver visto “Rambo” inizia a sparare con un M60 alla gente che trova per strada, ma lo è invece il riuscire a creare schiere di individui convinti che la propria opinione di esseri autonomi sia ad esempio quella di considerare “giusta” una guerra riuscendo perfino a considerarla una “Missione di pace”; cambiando quindi definizione senza che nel loro cervello arrivi alcun segnale contrastante.

Il cinema, grazie alla sua capacità di creare delle illusioni, è uno dei mezzi più potenti per veicolare i messaggi della propaganda e uno dei primi a comprenderne le potenzialità di indottrinamento delle masse, grazie agli studi di Bernays, fu proprio Adolf Hitler. Leggi il resto dell’articolo

Processo allo Star System

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di Sebastiano Caputo

“Il lavoro del giornalista consiste nel distruggere la verità, nel mentire senza riserve, nel pervertire i fatti, nell’avvilire, nell’aggrapparsi ai piedi di Mammon e vendere il proprio paese e la propria razza per guadagnare il pane quotidiano o ciò che gli equivale, il salario. Voi lo sapete come io lo so, allora chi può parlare di stampa indipendente? Noi siamo i burattini ed i vassalli degli uomini ricchi che si nascondono dietro la scena. Loro muovono i fili e noi danziamo. Il nostro tempo, i nostri talenti, le nostre possibilità e le nostre vite sono proprietà di questi uomini. Noi siamo delle prostitute intellettuali”.

John Swinton (1829-1901), giornalista, a proposito della libertà di stampa durante il suo discorso d’addio al New York Times.

L’intellettuale di regime – in contrapposizione all’intellettuale dissidente – è riducibile al medium di massa. In Occidente, l’esposizione mediatica appartiene di fatto ad un nuovo clero laicista, che apertamente ha proclamato la morte di Dio (“Gott ist tot”) e subdolamente ha innalzato i suoi idoli. Il secolo dei lumi non ha abolito l’ordine sacerdotale dell’Ancien Régime, bensì lo ha sostituito con una nuova intellighenzia viziosa, parassitaria, autoreferenziale che ha il dovere (im)morale di difendere il Potere ad ogni costo. “L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il ‘cattolicesimo’, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che omologava gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale ‘omologatore’ che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo”, appuntava magistralmente Pier Paolo Pasolini il 9 dicembre 1973 sulle pagine del Corriere della Sera

Nello specifico caso italiano gli artefici di questa nuova ideologia sono i benpensanti, i cultori della sottocultura, i “fabbricatori di consenso”, il nuovo clero che dagli organi mediatici (televisione e giornali principalmente) diffonde – consciamente o inconsciamente – il suo credo funzionale ad un potere sovversivo, totalitario illegittimo. Intellettuali di regime, idioti utili, “sparring partner”, politicanti, vallette e conduttori, operano congiuntamente all’interno di un’industria culturale (lo Star System) regolata da quattro principi fondamentali: il Capitale, il capo di turno, il “politically correct”, la malafede. Che non possa esistere l’obiettività è evidente (esistono solo punti di vista), tuttavia pensare che in un sistema democratico l’informazione sia più libera che in altri regimi solo perché sulla Costituzione ci sia scritto che la libertà di pensiero e di espressione sono tutelate, è un argomento estremamente adolescenziale.

I mezzi di comunicazione di massa sono ufficialmente in mano a società finanziarie che fanno capo ad un grande capo legate a doppio filo con banche, partiti e multinazionali, con lo scopo primordiale del profitto e del proprio tornaconto politico-professionale e non della buona informazione. Non è un caso infatti che il magnate della stampa William Hearst, cui si ispirò Orson Welles per il personaggio di Charles Foster Kane nel suo film “Quarto potere” del 1941, definì il giornalismo il “Quarto potere” (dopo quelli legislativo, esecutivo e giudiziario), per l’importanza che da sempre riveste nella società civile, influenzandone i suoi comportamenti sia in ambito economico (i consumatori) che in ambito politico (l’elettorato).

Per mascherare questo deficit di democraticità ed esaltare la loro “libertà intellettuale” gli organi d’informazione occidentale mettono in risalto con toni propagandisti la repressione nelle nazioni avverse all’Occidente stesso. Basti pensare al caso cubano di Yohani Sanchez, alle Pussy Riot in Russia, alle Femen in Europa o ancora alle tanto elogiate “blogger” iraniane. E allo stesso tempo vengono esaltati quegli intellettuali di regime travestiti da rivoluzionari come Roberto Saviano – forte con i deboli, debole con i forti – quale non ha fatto altro confondere la mafia nazionale (Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra) e la mafia internazionale (Banche, lobby e multinazionali), subordinando la seconda alla prima, quando in realtà la prima è solo la controfigura della seconda.

Nel processo alla televisione (il discorso è valido anche per la carta stampata) il solito Pasolini scriveva “la responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto ‘mezzo tecnico’, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere”.

Giornali di regime, talk show e svariati programmi a sfondo sociale (dai reality ai video musicale di Mtv passando per la pornografia) hanno così creato uno Star System interconnesso portatore di un modello valoriale depravato, ma organico al sistema capitalistico odierno. Magdi Cristiano Allam possiede la stessa violenza anticlericale di Lady Gaga, Oriana Fallaci è anti-islamica quanto G.W Bush, Laura Boldrini è sottomessa quanto Guido Barilla, Fazio, Litizzetto, Floris, Santoro, Gruber e Crozza asserviti quanto Bruno Vespa, Emilio Fede, e Maurizio Costanzo. Silvio Berlusconi predatore quanto De Benedetti. Belpietro e Ferrara democratici quanto Ezio Mauro. Matteo Renzi artefatto quanto Alba Parietti. Rocco Siffredi volgare quanto Daniela Santanché, Vladimir Luxuria triste, quanto Vladimir Luxuria.

Fonte

Secondo round.

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di Uriel Fanelli

Era abbastanza ovvio che la vicenda NSA non si sarebbe chiusa cosi’. Certo la Merkel non poteva fare nulla come cancelliera uscente, perche’ posizioni dure sono possibili solo a cancellieri forti. Ma adesso che ha vinto alle elezioni, e a meta’ dicembre si presentera’ probabilmente il governo, la Merkel puo’ riprendere in mano le cose che aveva lasciato.

Il primo punto che si deve capire e’ che non e’ una guerra di spionaggio. E neanche di privacy.
Mettiamola cosi’: io ho una telco. La legge mi obbliga a tenere tutti i tracciati per 3 anni. Mi obbliga cioe’ ad un oneroso lavoro di archiviazione, nel quale non ci guadagno nulla.
Adesso creiamo la NSA, e diciamo che NSA mi paga 3 MILIARDI di euro/anno per quei logs. Ehi… diventa remunerativo! Ehi…. sono aiuti di stato!
Il concorrente americano, per gli stessi dati, riceve MILIARDI di dollari dal governo! Non e’ concorrenza leale.
Quindi, il primo punto da capire e’ che dare un bilancio ENORME all’intelligence per catturare dati , e fare in modo che questo bilancio finisca nelle tasche delle telco, significa AIUTARE le telco, le quali, per fare quello che facevano prima (loggare le chiamate nei CDR) si mettono a guadagnare soldi anziche’ perderne.
Quindi, dovete capire che esiste una lobby dell’ IT che ha un pelino sul Q la storia che NSA ha un bilancio di 52 miliardi di dollari e li spende in IT. Perche’ e’ un bell’aiutino di stato.
Andiamo avanti. Avete presente la storia delle startup e della FED che stampa soldi? La domanda e’: ma dopo che li ha stampati, come li distribuisce? Li butta per le strade? Che fa?
Quello che fa e’ comprare titoli tossici dal mercato, ovvero titoli subprime.
Allora la domanda e’: ma chi produce tutti questi titoli ad alto rischio? Li producono quelle banche che prestano solti ad aziende e privati che hanno un rischio di fallimento alto. E chi sono quelle banche? Sono quelli che fanno venture capital. E chi   finanziano? Finanziano startup del mondo IT. A pioggia. Molti riescono, moltissimi falliscono. Il rischio e’ enorme. Queste finanziarie lo cartolarizzano emettendo bond subprime. Che poi la FED compra. Leggi il resto dell’articolo

Quella famiglia targata Barilla

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di Diego Fusaro

Non molti giorni fa, Guido Barilla, il presidente della multinazionale di Parma, ha incautamente pronunciato, nel programma radiofonico “La Zanzara”, una frase che molto ha fatto discutere: “sono per la famiglia tradizionale, non realizzerò mai uno spot con i gay”. La dichiarazione ha subito creato l’usuale chiacchiericcio mediatico su internet, dando vita – come sempre accade – ai due blocchi identitari dei sostenitori e dei detrattori.

 

Fermo restando che questi pseudo-dibattiti corrispondono ad altrettante manifestazioni di una precisa strategia volta a produrre la distrazione di massa rispetto ai rapporti di forza e alle contraddizioni reali, siamo fermamente convinti che l’omofobia debba essere incondizionatamente combattuta, come del resto tutte le forme di discriminazione. Delle quali – giova ricordarlo – il classismo imperante che il fanatismo dell’economia produce a propria immagine e somiglianza resta la più grande. Curioso il fatto che il coro virtuoso che denuncia tutte le discriminazioni quasi mai abbia qualcosa da dire sul rapporto di forza capitalistico, subdolamente vissuto come naturale.

 

Chiarita la necessità di lottare contro tutte le forme di discriminazione, occorre rilevare che ben altra cosa è l’opportunità o, addirittura, la necessità di introdurre il matrimonio gay. Poiché si tratta di un argomento delicato e scivoloso, è bene partire col piede giusto, chiarendo preliminarmente – onde evitare equivoci e l’apertura immediata del fuoco incrociato da parte del politically correct – la nostra posizione: le coppie omosessuali devono essere tutelate e protette nei loro diritti civili e sociali.

 

Ma il punto della questione sta altrove. L’odierna discussione intorno al matrimonio gay non deve certo essere analizzata, come sempre si fa, dal punto di vista della difesa delle minoranze e dell’amore omosessuale (difesa che – lo ripetiamo – è giusta e massimamente degna di essere perseguita). La si deve guardare da un diverso angolo prospettico, che è quello dell’odierno processo di distruzione della famiglia tradizionale portata avanti dal capitalismo postborghese e postproletario. A questo tema, abbiamo dedicato un intero capitolo – il quinto – del nostro lavoro Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo (Bompiani, 2012), a cui rimandiamo.

 

Ci limitiamo qui all’essenziale della questione, che sta in ciò: la distruzione della famiglia che si sta oggi verificando con intensità sempre crescente si inscrive nella logica di sviluppo di un capitalismo ormai del tutto incompatibile con le tradizionali forme borghesi – “etiche”, avrebbe detto Hegel – in cui si era sviluppato fino a prima del Sessantotto (famiglia, religione, Stato, ecc.). E la discussione sui matrimoni omosessuali, in questa prospettiva, non deve essere letta come funzionale al giusto e sacrosanto riconoscimento di diritti degli omosessuali, ma alla distruzione delle vecchie forme borghesi di esistenza, vetuste e “bacchettone” finché si vuole, ma pur sempre incompatibili con l’odierna dinamica di oscena estensione totalizzante del codice patologico della forma merce.

 

Se, infatti, la famiglia comporta, per sua natura, la stabilità affettiva e sentimentale, biologica e lavorativa, la sua distruzione risulta pienamente coerente con il processo oggi in atto di precarizzazione delle esistenze. La lotta ideologica contro la famiglia borghese avviene, per ironia della storia, proprio nel momento in cui il rapporto di forza capitalistico rende impossibile ai giovani sottoposti al lavoro flessibile e precario la costruzione di una famiglia!

 

L’aveva splendidamente sottolineato Hegel: la stabilità professionale e quella affettiva di tipo familiare costituiscono il fondamento dell’“eticità”, là dove il capitalismo odierno di tipo post- e antiborghese dissolve entrambe. Più precisamente, rimuovendo la stabilità lavorativa tramite il precariato, rende, di fatto, impossibile il costituirsi del nucleo familiare nelle sue forme tradizionali. In questo senso, con le sue battaglie contro la famiglia tradizionale, la sinistra non ha smesso di lavorare per il re di Prussia, assecondando a livello teorico la dinamica stessa del mercato.

 

Non è un mistero, e occorre riflettervi: come avrebbe detto Hegel, il noto non è conosciuto. Dal Sessantotto, la sinistra promuove la stessa logica culturale antiborghese del capitalismo, tramite sempre nuove crociate contro la famiglia, lo Stato, la religione e l’eticità borghese, ossia – lo ripeto – contro tutti quei valori borghesi che sono incompatibili con un capitalismo pienamente sviluppato, ossia con l’allargamento illimitato della forma merce a ogni ambito dell’esistenza e del pensiero.

 

La difesa delle coppie omosessuali da parte della sinistra non ha il proprio baricentro nel giusto e legittimo riconoscimento dei diritti civili degli individui, bensì nella palese avversione nei confronti della famiglia tradizionale e, più in generale, della normalità borghese in ogni sua estrinsecazione. La sinistra – anche in questo caso, non è un mistero – simpatizza verso ogni forma di “diversità” e, insieme, ha un profondo odio snobistico verso la gente “normale”, verso la vecchia e rispettabile “normalità borghese”. È questo l’aspetto che, tacitamente, il politicamente corretto non può tollerare del discorso del signor Barilla, il suo rivendicare la famiglia tradizionale incompatibile con le logiche del mercato.

 

Avendo rinunciato al perseguimento di un avvenire alternativo rispetto alla prosa reificante dell’esistente, la sinistra ha scelto di investire culturalmente e politicamente sull’onestà, sulla legalità, sui diritti civili (in un integrale abbandono di quelli sociali). Lungo il piano inclinato che porta all’odierno baratro, in cui il maximum dell’emancipazione possibile sembra consistere nel matrimonio gay (Vendola), nella libertà di interrompere la propria vita individuale a piacimento (Pannella) e in cui la dimensione dei diritti sociali è stata messa del tutto in congedo, la sinistra si è accomiatata, di fatto, da ogni residua dissonanza con le logiche del reale e dell’onnimercificazione sempre più pervasiva.

 

Con Voltaire, occorre ripetersi finché non si sarà capiti: la vicenda tragicomica della sinistra sta in quella oscena e perversa complicità con il capitalismo trionfante; complicità che, peraltro, la sinistra stessa rivendica con orgoglio, legittimandola nella forma di una realistica considerazione dell’irreversibilità dei processi in atto. Restano impareggiabili, a questo proposito, le patetiche rassicurazioni pre-elettorali di Bersani (“i mercati non hanno nulla da temere dal PD!”, “siamo il partito più europeista”, e così via, di sciocchezza in sciocchezza). La cosiddetta sinistra o passa armi e bagagli all’ideologia del mercato (è il caso del “rottamatore” Renzi, con le sue ridicole serenate per il neoliberismo trionfante) o vive schizofrenicamente la propria identità, unendo un lessico da cooperativa anni Sessanta con l’accettazione supina delle logiche del mercato (esemplare, ancora una volta, Bersani).

 

La considerazione di Guido Barilla (certo goffa e fuori luogo), come anche la reazione indignata del popolo della sinistra, sono un prezioso segnalatore del problema a cui qui ho solo accennato telegraficamente: l’indignazione di cui il popolo della sinistra è ormai capace sembra riguardare sempre e solo il costume borghese tradizionale (famiglia tradizionale, religione, eticità dei costumi, ecc.), mai il capitale finanziario e l’agire troppo spesso criminale delle multinazionali.

 

L’innalzamento selvaggio dell’età pensionabile, i tagli lineari dei salari, l’erosione progressiva del welfare state vengono vissute come normali pratiche coessenziali al regime neoliberale, da accettarsi passivamente: si protesta sempre e solo per questioni che non sfiorano mai i rapporti di forza realmente esistenti. Ma i dominati, nell’intera storia umana, erano stati a tal punto integrati nell’ideologia dei dominanti.

 

Lo stesso Barilla sembra vivere sospeso in una scissione radicale: per un verso, vorrebbe la famiglia tradizionale; per un altro verso, è pienamente inserito nel circuito delle multinazionali e della loro distruzione programmata delle istanze borghesi.

 

Fonte

Chi e cosa si cela dietro l’immigrazione

Lampedusa-Barca-di-migranti-viene-aiutata-ad-attraccare-dalla-nave-della-Guardia-di-Finanza

Di Giuli Valli, da: «Il vero volto dell’immigrazione: la grande congiura contro l’Europa», 1993

Un primo consistente indizio per sapere dove andassero cercati i meno occulti promotori di questo grandioso fenomeno ci fu offerto da un articolo apparso sul quotidiano «Alto Adige» del 10 agosto 1989, dal titolo: «Ondata di immigrati africani». Vi si riferiva l’intervista col presidente degli ambulanti trentini aderenti alla «Confesercenti», il quale, tra l’altro, dichiarava: «si calcola che nei prossimi anni, 30-40 milioni di africani verranno in Europa, e i governi centrali, su direttive dell’ONU, (il corsivo è nostro), hanno affidato a Italia, Spagna e Grecia il peso maggiore. 
Sembra che l’Italia, nella spartizione internazionale, debba farsi carico dell’immigrazione senegalese, e si stima in 5 milioni la dimensione numerica: quasi una persona ogni dieci italiani» 
Dunque l’ONU veniva indicata come la centrale da cui è partito l’ordine che è alle origini di questa vicenda e le si attribuiva un preciso programma che non potrà non incidere in maniera sconvolgente sul prossimo avvenire del popolo italiano, i cui destini, al di là dell’amena tavoletta della sovranità popolare, evidentemente sono in mano di lontani e sconosciuti padroni. 
Successive ricerche confermano che la pista era quella giusta: l’Italia, con la legge 10 aprile 1981 n.158, ha ratificato la convenzione n.143 del 1975 della Organizzazione Internazionale del Lavoro (uno degli organi dell’ONU), recante il titolo: «sulle migrazioni in condizioni abusive e sulla promozione della parità di opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti». Da qui si vede che già almeno dall’ormai remoto 1975 si venivano addensando sul capo degli ignari italiani fosche nubi foriere di tempesta. In obbedienza a quei patti, il Governo nazionale proponeva e il Parlamento approvava la legge 30.XII.1986 n.943 che sin da allora garantiva (art.1) «a tutti i lavoratori extracomunitari parità di trattamento e piena eguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani», nonché il godimento “dei servizi sociali e sanitari” e il diritto “al mantenimento dell’identità culturale, alla scuola e alla disponibilità dell’abitazione”. E all’art.2 prevedeva, proprio come riferito dal citato articolo dell’”Alto Adige”, “accordi bilaterali e multilaterali previsti dalla convenzione dell’OIL n.143 del 24 giugno 1975…per disciplinare i flussi migratori»
Si aprivano, insomma, fin da allora – in nome di una convenzione dell’OIL, e cioè di un istituto specializzato dell’ONU, le porte dell’immigrazione, nonostante che ancora, malgrado le statistiche del CENSIS, il fenomeno non fosse neppur lontanamente così evidente, come è diventato oggi. E, in realtà, l’Italia non era affatto allora, così come non lo è a tutt’oggi, un paese che possa ragionevolmente attirare un consistente flusso immigratorio: di modesta estensione, montagnosa, povera d’acqua e di materie prime, densamente popolata, con grave penuria di alloggi già per i suoi abitanti, grazie anche a mille pastoie burocratiche che ostacolano le nuove costruzioni e persino il restauro di quelle già esistenti, con ancora molti suoi figli emigrati all’estero e una lieve disoccupazione e sotto-occupazione interna, con servizi pubblici e sanitari largamente e spesso drammaticamente inefficienti, e insufficienti anche per la sola sua popolazione, davvero non si vede come potrà fronteggiare i mille problemi posti dalla valanga extracomunitaria. Leggi il resto dell’articolo

Il Ginepraio delle Adozioni Gay

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Sembra che la Germania sarà il primo paese in Europa ad introdurre l’opzione “Indeterminato” per definire il genere sessuale di un neonato nel certificato di nascita. Sembra che in Australia la norma sia già in vigore da anni. (Fonte).

Sembra che la ministra italiana per l’integrazione sociale Cecile Kyenge abbia espresso la propria approvazione circa la eventuale sostituzione – su certificati ed estratti di famiglia – dei termini ‘Madre’ e ‘Padre’ con le espressioni neutre: ‘Genitore1′ e ‘Genitore2′” (Fonte), innovazione già in vigore negli USA ed in Francia (Fonte).

Ormai da diversi lustri una interminabile successione di input politici e culturali sta sollevando il sospetto che non manchi molto alla introduzione di leggi con cui si riconoscerà alle coppie omosessuali il medesimo diritto di adottare o concepire figli via procreazione assistita, ad oggi riconosciuto alle coppie eterosessuali, il tutto con la tutela della cosiddetta ‘giustizia’, l’ausilio della scienza, la benedizione dei vertici ecclesiastici ed il supporto politico dei progressisti.

Dando per appurato che al giorno d’oggi nessun evento possa contare sull’avallo dei media main-stream senza la benedizione dei poteri che ne detengono il controllo, è il caso di chiedersi che tipo di tornaconto stiano perseguendo i burattinai supportando la introduzione delle adozioni gay.

C’è chi le ascrive ad una soave tendenza alla filantropia dettata da un profondo senso dell’amore, della uguaglianza e della tolleranza. Ipotesi toccante ma poco credibile in quanto incompatibile con le numerose azioni ed omissioni fondate sull’odio, la usurpazione, la violenza, la disuguaglianza, la intolleranza di cui in ogni campo si rende artefice la moderna classe burattinaia a discapito di (quasi) tutte le minoranze etniche, culturali e sociali.

C’è chi è convinto che tale campagna sia orchestrata da una potente ‘lobby gay’ che agirebbe mossa dallo impulso di donare maggiore ‘dignità’ sociale ai cittadini del ‘terzo’ orientamento sessuale. Ma anche qui appare poco credibile che persone omosessuali molto potenti prendano a cuore simili questioni. Sono altri gli obiettivi perseguiti da chi detiene il potere, di qualsiasi orientamento sessuale esso sia. 

Potrebbe essere – come sostiene qualcuno (link) – un espediente amministrativo atto a scongiurare che l’assistenza medica del superstite delle coppie omosessuali finisca per gravare sul sistema sanitario (in predicato di privatizzazione).

Potrebbe inquadrarsi in un progetto di ingegneria sociale a lungo termine, finalizzato a smantellare nell’arco di circa un secolo l’impianto della famiglia tradizionale, tutto ciò per soddisfare l’ormai chiara esigenza sistemica di disgregazione della società ed isolamento degli individui.

Quali che siano le ragioni stanti alla base della ‘apertura’ verso le adozioni gay, resta il fatto inoppugnabile che tale ‘diritto’ sarebbe riconosciuto alle coppie omosessuali in evidente violazione di uno dei più elementari diritti spettanti all’essere umano: quello di essere allevato da genitori di sesso opposto, così come fin dalla notte dei tempi avviene secondo natura, in funzione del meccanismo biologico di conservazione della specie.

 

 

Tutto ciò cosa vuol dire?

 

Probabilmente vuol dire che tale velleitario ‘esperimento transumanistico’ ideato dai tromboni al potere, e realizzato dai fidi progressisti sulla pelle di una generazione di bimbi-cavie, non potrà che tradursi in un colossale fallimento, e presenterà il suo conto nel giro di appena pochi decenni. Giusto il tempo che la nidiata di cavie umane raggiunga l’età della ragione. Il conto graverà sui genitori gay che si ritroveranno a confrontarsi con legittime accuse di egoismo, manifestazioni di rabbia ed istanze di risarcimento danni (tutto ciò se nel frattempo la politica asservita non avrà sfornato qualche norma ombrello). Di riflesso la situazione andrà ad incidere negativamente sulla reputazione della intera comunità gay, coinvolgendo anche chi attualmente, saggiamente, professa la propria contrarietà circa l’allevamento di bambini da parte di coppie omosessuali (v. correlati).

 

 

Riporto di seguito alcuni stralci di un articolo pubblicato sul sito Tempi (link), che descrive la vicenda di …

 

“… Robert Oscar Lopez, professore della California State University, che lo scorso 12 marzo ha dato testimonianza davanti al Parlamento del Minnesota chiamato a legiferare sul matrimonio omosessuale. L’uomo, cresciuto dalla madre lesbica con la sua campagna, è intervenuto raccontando la sua esperienza sul Public Discourse, il giornale online del centro di ricerca The Witherspoon Institute della Università di Princeton.” (…)

 

«Nel corso dell’ultimo anno sono stato di frequente in contatto con adulti cresciuti da genitori dello stesso sesso. Sono terrorizzati dalla idea di parlare pubblicamente dei loro sentimenti, così molti mi hanno chiesto (dato che io sono già uscito allo scoperto, per così dire) di dare voce alle loro preoccupazioni». Lopez, parlando della conflittualità che si vive tra l’attaccamento ai genitori e le ferite da questi provocate, ha aggiunto di voler parlare soprattutto per «conto di coloro che sono stati messi da parte dalla cosiddetta ricerca sociale sulla genitorialità omosessuale».

 

“Quelli che hanno contattato il professore si sono sentiti in dovere «di ribadire di amare i propri cari», ma poi «si sentono scollegati dagli aspetti legati al sesso delle persone intorno a loro, con una certa frequenza provano rabbia verso i loro “genitori” per averli privati del genitore biologico (o, in alcuni casi, di entrambi i genitori biologici), rimpiangono un modello del sesso opposto, e provano vergogna o senso di colpa per il fatto di provare risentimento verso i genitori».” 

 

“Lopez ha denunciato le autorità che, anziché proteggere il diritto degli orfani ad avere una madre e un padre, si preoccupano di rispondere alla domanda del mercato degli omosessuali che vogliono figli: «Qualunque sia il trauma causato ai bambini dall’essere orfani, non dovrebbe essere aggravato dallo stress di essere adottati da una coppia dello stesso sesso».

 

(…)

 

 

Non serve Nostradamus per prevedere che la strada intrapresa finirà per cacciare i pionieri delle famiglie gay in un drammatico ginepraio, creando psicosi, alimentando conflitti e scaraventando la comunità omosessuale dalla parte del torto nel giro di pochi anni. Alle scuole medie di solito insegnano che il diritto di ogni individuo finisca laddove inizi quello altrui. Massima a cui spesso e volentieri ricorrono molti attivisti omosessuali durante le orazioni con cui rivendicano i loro sacrosanti diritti di cittadini ed esseri umani. Ma forse alcuni gay, quelli ciecamente determinati ad avere dei figli ad ogni costo, quel giorno a scuola erano assenti.

 

Viator

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