Istituzioni e media dalla parte del Sionismo

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di Alessio Pizzichini

False-flag o no, l’uccisione dei tre ragazzi israeliani ha dato il pretesto alla forze armate sioniste di bombardare quel poco che è rimasto della Palestina. Sono più di 80 i Palestinesi uccisi e centinaia i feriti, secondo la Rete Italiana SIM (International Solidarity  Movement), in questi tre giorni (numeri in continua crescita). A questi vanno aggiunti gli innumerevoli imprigionati senza prove e le decine di persone picchiate perché non ebree, tra cui bambini e ragazzi, senza dimenticare Mohamed Hussein Abu Khdeir, il diciassettenne rapito, picchiato e bruciato vivo. L’Unione Europea, premio nobel per la pace 2012, ha prorogato fino a giugno 2015 la missione EUPOL COPPS, consistente nel finanziamento di circa 9,8 milioni di euro per supportare la costruzione dello Stato Palestinese nell’ottica di un lavoro comune per la risoluzione del conflitto Israelo-Palestinese. D’altro canto finanza anche la ricerca bellica di Israele attraverso la IAI (Israel Aerospace Industrie) con 53 miliardi di euro, e ha finanziato Afcon, il costruttore di rivelatore di metalli per i check-point militari in territori occupati palestinesi. (Ciò dichiarato dalla stessa Commissione europea, che confermò che l’ IAI era una dei 34 soci israeliani impegnati nei 26 progetti finanziati dall’UE per la tecnologia dell’informazione.) Contraddizione che rivela ancor più marcatamente quanto l’Unione Europea sia subordinata allo stato di Israele, economicamente e militarmente il più potente al mondo.

A capo di ogni organizzazione e istituzione siede un sostenitore del Sionismo, appoggiato dai media di regime, anch’essi inchinati a denaro e successo promessi in cambio di una propaganda spudoratamente schierata. Si guardi Matteo Renzi, la cui vittoria alle recenti europee è stata guidata da tutti i media, che mai così palesemente hanno sostenuto un politico. Da media sia di destra sia di sinistra, a rimarcare quanto inattuale sia oggi questa dicotomia. A invitare a votare Renzi fu anche la comunità ebraica di Roma: “Fatelo per Israele, votate Renzi”. L’ultimo socialdemocratico a capo del PD Bersani, per quanto sia criticabile, considerava le posizioni di Renzi su Israele inaccettabili: “Su Israele e Palestina Renzi dice cose che neanche tutte le destre messe insieme…”. E i media Italiani svolgono il loro ruolo di offrire un’informazione di parte e schierata. Ma schierata dalla parte di chi? A destra o a sinistra? Schierata con lo stato di Israele, con le sue politiche imperialiste fiancheggiate da quelle occidentali. Supportano il burattino di turno che prende la strada più breve e spianata per il successo: quella della difesa del Sionismo e dell’imperialismo dell’Alleanza Atlantica, ormai considerabile nostrano.

Fanno passare gli occupati per i terroristi, le azioni dei Sionisti come azioni di legittima difesa; neanche una parola sulle aggressioni delle squadracce ebree a Roma a coloro che si recavano a manifestazioni e presidi di solidarietà per il popolo Palestinese; servizi sulla rabbia e la voglia di vendetta ai funerali di Mohamed Hussein Abu Khdeir, il diciassettenne Palestinese bruciato vivo, e neanche uno sguardo alle manifestazioni degli ebrei che inneggiano allo sterminio degli arabi; lunghi servizi sui tre Israeliani uccisi e il numero dei morti Palestinesi detto a mezza bocca durante il servizio sui razzi lanciati verso i territori Israeliani, come se Hamas disponesse veramente di armi del genere.

Un’informazione vomitevole, di parte, schierata, che legittima l’unico terrorismo nel conflitto Israelo-Palestinese: quello Sionista. Un’informazione che funge da braccio destro per le esportazioni di democrazia, dipingendo come mostri i presidenti che non volevano e non vogliono allinearsi alla politica statunitense e non vogliono trasformare l’economia del proprio Paese in un disastroso neoliberismo basato sulle teorie della Scuola di Chicago. Un’informazione che presenta come sacro e inviolabile il pensiero unico dominante di turno: quello della legittimità di Israele ad esistere. E se sei fuori dal coro sei bollato come anti-semita. Dal dopoguerra ad oggi i partiti politici sono stati indirizzati verso questa via, quella della difesa e del sostegno al Sionismo. Le uniche voci fuori dal coro provenirono da sinistra, sia dal PCI che dal PSI. Dal primo fino alla svolta socialdemocratica ed europeista, dal secondo fino alla sua degenerazione con lo spianamento della strada per il successo di Berlusconi.

Prima il PSI svolgeva quel ruolo di Partito Socialista che difendeva la sovranità e l’identità nazionale, e l’unico, dopo la svolta del PCI, a remare controcorrente in politica estera. Bettino Craxi, nel discorso alla Camera dei Deputati del 6 Novembre 1985, definiva legittima la lotta armata dei Palestinesi contro gli occupanti Israeliani, e sarebbe stato anti-storico non considerarla tale, poiché anche lo stesso Mazzini programmava assassini politici per realizzare l’unità. Dichiarazioni che provocarono reazioni sconcertanti tra le file della DC e dell’MSI, partiti che sempre hanno appoggiato Israele. Il primo il partito filo-americano per eccellenza (eccetto qualche sussulto di libertà), il secondo quel partito che del fascismo ha raccolto la parte borghese e conservatrice tralasciando del tutto quella socialista e rivoluzionaria. Craxi, con tutte le critiche che gli si possono avanzare, fu l’ultimo politico a difendere l’indipendenza nazionale in politica estera e a combattere la sua subordinazione a quella americana. Oggi in Parlamento soltanto il Movimento 5 Stelle parla di sovranità e di autonomia in politica estera. Ma i suoi limiti sono troppi, su tutti quello di non prendere una posizione ferrea definitiva da portare avanti con determinazione.

Fuori dal Parlamento sono tante le organizzazioni e le associazioni di difesa di diritti schierate con la Palestina. Sono altrettanti i partiti e i movimenti politici: dai vari comunisti ai movimenti per la sovranità, e parte delle destre socialiste e conservatrici. Questa divisione è ciò che non permette di creare una forte resistenza multipolare dal basso alla politica estera dell’attuale governo. Mostra cioè l’incapacità di relazionarsi con il presente, i retaggi degli anni passati che non si riescono a superare neanche momentaneamente quando si tratta di opporsi all’imperialismo Sionista e Atlantico e di difendere vite umane innocenti come quelle Palestinesi.

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Così siamo diventati dei neo-primitivi

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di Guido Vitiello

In un punto imprecisato all’inizio del nuovo millennio, nelle strade delle grandi città apparvero i segni di una mutazione antropologica. Nulla a che fare con Pasolini e con il suo lamento sulla fine del mondo contadino. La scomparsa delle lucciole era ormai alle spalle; cominciava la comparsa delle mutande. Erano state fino a pochi anni prima l’ultima bandiera dell’intimità, a cui era concesso di sventolare solo dal pennone di uno stendipanni o nella burrasca di un incontro amoroso. Poi un bel giorno ci guardammo intorno ed era tutto un fiorire di mutande sgargianti, variamente firmate e decorate, che sporgevano dal bordo dei pantaloni a vita bassa.

I sismografi più sensibili del costume intuirono subito che per decifrare quel segno non bastava intendersi di moda o di sartoria. Fu un arbitro di eleganze come Alberto Arbasino il primo a capire che occorreva richiamare in servizio gli antropologi: «E se “la vita bassa”, per i prossimi Lévi-Strauss, diventasse un Segno antropologico tribale ed elettorale non solo giovanile, in un Musée de l’Homme con foto di addomi e posteriori aborigeni di fronte e profilo?». Era il 2008, e il pamphlet si chiamava appunto La vita bassa (pubblicato da Adelphi). Sei anni più tardi un antropologo ha finalmente risposto alla cartolina-precetto. Duccio Canestrini ha scritto infatti Antropop (Bollati Boringhieri), manifesto di un’antropologia che aspira a essere «pop» tanto nello stile, spigliato e divulgativo, quanto negli oggetti di studio: fumetti, serie tv, star musicali, gadget tecnologici, mode vestiarie.

A dire il vero, la sua expertise sull’epocale comparsa delle mutande non è delle più rassicuranti. In quel calar di braghe l’antropologo invita a leggere la ricerca deliberata di un impaccio, di un motivo di goffaggine, perché «come i tubini e le gonne strette, il cavallo basso non consente di allungare il passo», e in questo «ricorda un po’ l’handicap ricercato dalle donne giapponesi che camminano fasciate nei kimono sui geta, zoccoletti di legno alti come sgabellini». La faccenda si fa più grave quando dall’etnologia recediamo nell’etologia, «perché braghe giù significa scoprire il deretano, il che, tra noi scimmie antropomorfe, è un segno di sottomissione». E a quale scimmione si piegherebbero, gli ostensori di biancheria? Forse al Grosso Animale sociale di cui parlava Simone Weil? Canestrini non ha la risposta, ma forse non è la cosa che più gli preme, qui: la sua principale preoccupazione è far fuochi d’artificio teorici, seminando congetture e accostamenti insoliti, rigirando continuamente in padella quel «frittatone planetario» che è il nostro mondo, in cui «un senegalese che vive a Firenze vende un souvenir “etrusco” fatto in Cina a una turista americana».

Il gioco è serio e salutare, ma più che a un saggio fa pensare a un lungo numero di stand-up comedy antropologica (Canestrini è anche animatore di conferenze- spettacolo), dove nel giro di un paragrafo si passa da Cesare Lombroso a Django di Quentin Tarantino, dai talismani magici agli alberi deodoranti nell’abitacolo delle automobili, dalla «Venere ottentotta» — la schiava portata a esibire il voluminoso posteriore come attrazione da fiera nell’Europa del primo Ottocento — al booty shake di Rihanna che si dimena sul palco; dal dischetto applicato dietro al labbro inferiore da certi popoli in Africa e in Brasile al moderno piercing (ma «neppure i punk nostrani — per quanto sulla buona via — osano girare con il piattello labiale. Anche perché mangiare un panino col disco diventa un po’ complicato»).

È simpatico Canestrini, forse perfino troppo simpatico, tanto che rischia di risvegliare nell’inconscio del lettore un babau atavico a cui gli antropologi «pop» dovranno prima o poi dedicarsi: la funesta figura dell’animatore di feste per bambini, che nello sforzo di strappare risate lasciava, al suo passaggio, una scia di piccoli traumatizzati. Ma lui preferisce riconoscersi in un altro modello: Hoshi Sato, la linguista che parlava correntemente quaranta lingue e che a bordo dell’Enterprise era addetta al traduttore universale automatico, correggendo gli eventuali errori del macchinario nel decifrare i dialetti delle civiltà aliene. Stiamo parlando ovviamente di Star Trek.

La traduzione ha infatti i suoi inconvenienti. Se il canguro si chiama canguro, ricorda Canestrini, è perché all’inglese che lo interrogò sul buffo animale saltellante l’aborigeno rispose «kangarù», che vuol dire «non capisco». E un altro aneddoto in odore di leggenda vuole che lo Yucatán si chiami così perché agli spagnoli che volevano conoscere il nome del luogo gli abitanti della penisola risposero «tectetán», di nuovo «non capisco », o forse «uyután»: «Ma questo tizio come parla?».

Anche uno stesso gesto, una stessa usanza, può voler dire cose diverse sotto diversi cieli. Prendiamo il caso degli ombelichi esibiti e ingioiellati, che spesso si abbinano alla vita bassa e che possono generare equivoci antropologici: «Un conto, infatti, è il brillante incastonato nell’ombelico della ragazza indiana, piccola promessa sposa, che indossa la gonna tradizionale lunga fino alle caviglie. Altro è la gemma ombelicale portata con la minigonna. L’interpretazione che ne darebbe uno studioso di riti di fertilità è che la pancia scoperta delle ragazze comunica il loro status: la esibisce chi non ha mai avuto figli e che si segnala, più o meno consapevolmente, come disponibile a mettere su famiglia. A sdoganare l’ombelico a vista nel mondo dello spettacolo è stata la material girl Madonna, nei suoi tour degli anni Ottanta ».

Di qui la girandola «antropop» riprende a vorticare per pagine e pagine, tra gli antichi adamiti, gli streaker (quelli che sfrecciano nudi negli stadi) e le Femen. Alla fine il lettore è ubriaco. Ma se un antropologo marziano atterrasse un sabato pomeriggio nel corso affollato di una grande città e chiedesse a uno dei nostri anziani aborigeni perché mai i giovani del clan ci tengono tanto a esibire i mutandoni, che cosa si sentirebbe rispondere? Quasi sicuramente «non capisco ». Diventeremmo la tribù dei «noncapisco», e tutto sommato ci starebbe bene.

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Tecnologia Predittiva: la Sanità Diventa Orwelliana

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di N. West

Senza dare nell’occhio, la tecnologia predittiva sta prendendo piede. Le operazioni di elaborazione e schedatura dei dati personali effettuate dal governo, insieme alla nuova grande industria del brokeraggio dei dati, non solo minacciano le più basilari norme a tutela della privacy, ma stanno fornendo al potere alcuni strumenti di gestione della vita dei cittadini, un tempo inimmaginabili.

Fino ad oggi è stato un tema dai connotati molto tecnicistici e noiosi, tuttavia la notizia virale secondo cui Facebook starebbe usando alcuni algoritmi di proprietà per andare oltre la sorveglianza e manipolare le emozioni dei propri utenti in una sorta di grande esperimento psicologico, ha introdotto il tema nella cultura main-stream. Di certo un simile esperimento condotto senza il consenso dei soggetti coinvolti costituisce una enorme violazione della privacy e dell’etica. Tuttavia quando si tratta di ‘polizia’ e ‘sanità’ ogni diritto individuale passa in secondo piano, e il mondo odierno galoppa verso una società orwelliana in cui i ‘crimini’ saranno prevenibili attraverso la tecnologia predittiva.
L’instaurazione di un apparato di polizia e sanità predittiva è supportata da massicce campagne di marketing finalizzate a convincere l’opinione pubblica che simili strumenti contribuiranno a rendere la vita delle persone più sicura. La nozione di predizione del crimine in stile Minority Report sta diventando una realtà in Illinois e in California. Nel frattempo la sanità si prepara a gestire la diffusione sul mercato consumer di una serie di gadget indossabili dotati di milioni di sensori per il monitoraggio in tempo reale di ogni parametro biologico dell’utilizzatore (v. correlati). Attratta dalla promessa di una maggiore aspettativa di vita la gente sta abbracciando questa tecnologia con grande entusiasmo.
Tuttavia, se credete che il tutto si risolverà in una semplice raccolta di dati biometrici ad esclusivo uso e consumo dell’utente, siete fuori strada. Basta dare un’occhiata ad un articolo uscito su Bloomberg, dal titolo: Il Tuo Medico Sa Che Fai una Vita Insalubre: Lo Hanno Informato i Broker di Dati. Il pezzo spiega come siano sufficienti i dati sui vostri acquisti per tracciare un profilo dettagliato del grado di salubrità del vostro stile di vita.

“Presto potrebbe accadere che riceviate una chiamata dal vostro medico (o dal vostro assicuratore – n.d.t.) nel caso in cui smetteste di frequentare la palestra, o assumeste l’abitudine di comprare barrette di cioccolato al market o iniziaste a fare shopping nei negozi di alimenti specializzati in confezioni giganti. 

“Tutto ciò perché alcuni ospedali hanno iniziato a elaborare i dati dei consumatori per tracciare dettagliati profili sui pazienti già in cura e per identificare le persone con maggiori probabilità di ammalarsi in futuro, così che la struttura sia in grado di intervenire prima che ciò accada. Le informazioni raccolte dai broker sui registri pubblici e sulle transazioni elettroniche riveleranno quali negozi frequenti un soggetto, quali alimenti acquisti abitualmente, e se sia un fumatore. La più grande catena di ospedali della Carolina ha già elaborato i dati di 2 milioni di persone mediante alcuni algoritmi progettati per identificare soggetti a rischio, e in Pennsylvania sono usati i dati demografici.”

Ora provate a immaginare cosa accadrà quando avranno a disposizione i vostri dati biologici in tempo reale. Come illustrato da un articolo di Jon Rappoport, questo tipo di dati esercita una enorme attrattiva sulle forze corrotte che mirano al controllo totale. Nell’inquietante verbosità della legge Affordable Care Act (aka Obamacare) si cela la volontà di imporre istituzionalmente l’uso dei gadget indossabili. Rappoport cita due stralci di un articolo pubblicato su Managed Care, dal titolo Il Trattamento dei Dati nel Settore Sanitario Consentirà la Tracciatura di Modelli di Predizione Avanzata.

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Le nuove forme dell’odio verso le classi inferiori: l’ideologia antirazzista

Italy's new government to face confidence vote in parliament

di Gennaro Scala

In precedenti scritti (1) ho cercato di evidenziare la natura, “di classe” si sarebbe detto una volta, dell’ideologia antirazzista (sottolineo che qui stiamo analizzando un’ideologia e non il valore dell’eguale dignità di ogni essere umano, di cui questa ideologia si vorrebbe abusivamente impossessare). In senso più estensivo, rispetto al dualismo della lotta di classe contro classe, avevo cercato di evidenziare le modalità secondo cui tale ideologia sorge dai conflitti tra i vari gruppi sociali, in particolare come essa segnava la frattura fra il ceto medio semicolto (2) e le classi inferiori, essendo un’ideologia con cui i ceti scolarizzati, dediti o aspiranti ad occupazioni non segnate dalla competizione con gli immigrati, “prendevano le distanze” dalle classi inferiori, incolte, incapaci di “cultura dell’accoglienza”, dedite a “rozzi” conflitti con gli immigrati riguardanti l’esercizio delle capacità lavorative,  mezzo esclusivo con cui alcune classi riescono tutt’oggi ad ottenere i “banali” mezzi di sussistenza.
Vorrei ora fare un passo in avanti, approfittando del fatto che un paese come l’Italia che vive una condizione abnorme mostra più apertamente di altri alcune dinamiche. I recenti governi italiani, quelli semi-golpisti seguiti al dimissionamento di Berlusconi, sono gli unici al mondo, a quanto mi risulta, che hanno usato l’antirazzismo come strumento di legittimazione, nei confronti del ceto medio semicolto (la pseudo base sociale di questi governi, base alquanto riluttante perché sottoposta a decimazione (3)) per sopperire ad un deficit totale di legittimazione. Infatti, il precedente governo vedeva come ministro la signora Kyenge (di origini congolesi, venuta in Italia come clandestina, come da lei orgogliosamente rivendicato), designata ministro perché con la pelle di colore nero (un’autentica forma di razzismo al contrario), scelta frutto di una “raffinata” operazione con cui si voleva legittimare il governo, seppur soltanto in negativo, qualificando come “razzista” l’opposizione a tali scelte del governo e implicitamente al governo stesso. La scelta della “ministra di colore” aveva però anche finalità più dirette, cioè favorire l’immigrazione. La cosa appare chiara con il presente governo che ha addirittura abolito il reato di immigrazione clandestina, esplicitando così la natura abnorme, coloniale, dello stato italiano, in quanto la possibilità di decidere chi ammettere nei propri confini è una delle prerogative principali di uno stato, senza la quale neanche si lo può definire tale.
Per quale motivo, nel momento in cui la disoccupazione raggiunge uno dei livelli più alti dal dopoguerra e in una fase di acutissima crisi economica, si favorisce l’immigrazione, abolendo il reato di immigrazione clandestina, e si stanziano notevoli fondi per l’“accoglienza” (mentre la tassazione da cui pur derivano questi fondi fa chiudere tante piccole e medie imprese)?
La risposta a tale domanda ci porta oltre il ceto medio semicolto al fine di individuare la vera origine della ideologia antirazzista. Origine da ricercarsi nella natura perversa delle nostre classi dominanti, nel fatto che si sono costituite come classi dominanti “antinazionali” (La Grassa) (4), nel fatto che nel loro asservimento verso le classi dominanti statunitensi non esitano ad eseguire il disegno della de-industrializzazione dell’Italia e del depauperamento delle classi lavoratrici italiane, in ossequio alla nuova collocazione internazionale subordinata dell’Italia. A questo serve l’immigrazione, a depauperare il paese, a trasformare l’Italia in un bacino di manodopera a basso costo, ed inoltre a mascherare con il buonismo questo autentico odio verso la popolazione e distacco dalle sorti dell’Italia come nazione. L’Italia è il paese delle maschere e questo perverso disegno si maschera con il volto del buonismo.
Il ceto medio semicolto, o quel che ne resta, si dimostra così essere un’appendice subordinata delle classi dominanti. Sui giovani studenti a partire dalle scuole elementari, per finire con l’Università, luogo del più pesante condizionamento mentale, in special modo nelle facoltà cosiddette umanistiche viene esercitata una forte pressione propagandistica, viene ripetuto, a mo’ di lavaggio del cervello, mille volte in mille salse che chi non accetta l’immigrazione è una persona negativa, razzista, fascista ecc. Tuttavia, il motivo principale per cui ha fatto presa tale ideologia sta nel distacco nella separazione delle classi medie scolarizzate dalle classi inferiori, il che è stata una delle principale cause della rovina del ceto medio semicolto, il quale nel momento in cui è stato decimato e precarizzato non ha potuto effettuare nessuna resistenza. Nel momento in cui la “classe politica”, la testa del ceto medio semicolto, la quale è un’esecutrice di ordini e non dispone del potere reale, appannaggio della Grande Finanza e Industria Decotta (Gianfranco La Grassa), è stata deprivata delle sue principali funzioni non ha potuto fare appello a nessuna alleanza sociale, essendosi distaccata dalle classi inferiori. L’ideologia antirazzista resta così oggi nell’ambito del ceto medio semicolto soltanto una vaga pretesa di superiorità morale.
L’ideologia antirazzista poggia su uno dei cardini della ideologia liberale egemone e unica ideologia vittoriosa del mondo occidentale odierno: l’individualismo-universalismo. In merito,  è fondamentale la “correzione comunitaria” dell’universalismo di Costanzo Preve: l’individuo partecipa al genere umano attraverso le “comunità intermedie” della famiglia, della classe sociale e dello stato, saltando direttamente dall’individuo al genere abbiamo quella forma di universalismo in cui principalmente si esplica la forma di dominio odierna, una forma che assume principalmente un volto di “sinistra”, motivo per cui le destre in Europa in genere assumono delle posizioni più sensate. Ad es. il Front National della Le Pen è l’unico partito che ha delle posizioni sensate sull’immigrazione e che non scivolano nella xenofobia come quelle della nostra Lega Nord. Tra l’altro il partito della Le Pen è l’unico grande partito europeo che ha preso le parti della Russia contro le provocazioni ordite dagli Stati Uniti, il che ne chiarisce la sua estraneità al neo-fascismo o neo-nazismo. Ma è un discorso valido esclusivamente per il contesto europeo, ad es. il Partito Comunista della Federazione Russa, la cui “ricca” esperienza, dalla rivoluzione sovietica in poi, ne ha mutato essenzialmente i connotati fino a farlo diventare qualcosa di essenzialmente diverso rispetto ai partiti comunisti europei,  ha una posizione di netta contrarietà all’immigrazione (cosa “inconcepibile” per  la sinistra europea).
Quindi se, per quanto riguarda le questioni contingenti, c’è aspettarsi, in Europa (sottolineo), posizioni maggiormente sensate dai partiti provenienti della destra, la natura perversa, degenere, delle classi dominanti europee, di cui quelle italiane sono solo un esempio più estremo, ci parla a chiare lettere della necessità di un cambiamento di sistema, il che vuol dire andare oltre la dinamica destra/sinistra.

1.G. Scala, Carattere reazionario dell’antirazzismo; G. Scala, Razzismo e antirazzismo
2. Per la definizione del concetto di ceto medio semicolto vedi G. Scala, Origini del ceto medio semicolto 
3. Scala, Addio ai Monti, addio al ceto medio semicolto
4. G. La Grassa, Capitalismo italiano, capitalismo antinazionale, 05/05/2009

 

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Il potere della disinformazione mediatica

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di Giacomo Bellisario

La globalizzazione, considerata dal punto di vista culturale, si basa sull’affermazione dell’idea di una società mondializzata dell’informazione, dove la massa prevale sul singolo: positivamente perchè vi è l’affermazione della democrazia e del diffuso benessere, negativamente perchè vi è un processo di appiattimento della psiche e di condizionamento della libertà di scelta e opinione. Le cause principali di questo fenomeno sono individuabili nel sistema totalitario delle comunicazioni, i cosiddetti “mass media”, controllato da pochi personaggi di spicco che, manipolando intimi conoscenti, giornalisti e conduttori televisivi, riescono a imporre tutto ciò che porta loro vantaggio. Questo sistema è talmente forte che ogni tentativo di opporsi a questa compagine, dando l’opportunità di aprirsi alla libertà di pensiero e di parola, è stato annientato -esempio tangibile è la chiusura o la censura di svariati programmi indipendenti che tendono a separarsi da questa malsana struttura “oligarchica”­.
Ma quali sono gli effetti della diffusione dei mezzi di comunicazione?  Oggi, i mass media permettono alla maggior parte delle persone di avere accesso a una fonte primaria di notizie e di informazioni che, però, sono contaminate, incomplete, e talvolta inattendibili, a tal punto da conformare gli atteggiamenti, le opinioni, i valori e i prototipi di comportamento della massa. La “scatola” può anche danneggiare le nostre personalità che, diffondendo valori e modelli di comportamento falsati e degradanti, mandando in onda reality show e quiz televisivi, trasmettendo pubblicità profittatrici che inducono al consumismo, esaltando false visioni della vita, contribuisce a inculcare il relativismo morale e a incrementare e il conformismo. Spesso, dunque, gli individui si trovano a subire delle pressioni provenienti da altri, che spingono loro a uniformarsi ad alcune idee. Ora, se in taluni casi l’influenza è reciproca, dando luogo così ad una molteplicità di fonti e di bersagli influenzabili, altre volte, invece, può verificarsi che l’influenza si manifesti in una sola direzione: quella espressa dalla maggioranza.
È necessario perciò lottare contro la privatizzazione e la mercificazione dell’informazione, avviando una ‘insurrezione’ di coscienza che riesca a porre alla ribalta il problema”. Ecco perché, occorre arrivare ad una conseguenza istituzionale, magari formando un comitato di “mediaetica” incaricato di vegliare sul sistema e difendere i valori fondamentali dell’etica. Più etica può significare anche più affari, laddove si giunga ad un lavoro basato su più verità dei fatti, più qualità dell’informazione, più cultura, in un sistema mediatico dominato dalle immagini e perciò frammentato e bisognoso di approfondimenti di qualità. L’informazione, oggi, significa “potere”. Una volta poteva anche assumere il senso di “verità”, intesa non come assoluta oggettività (quasi impossibile da praticare), bensì come ricerca dettagliata dei fatti, scevra da pressioni dei vari poteri forti. Informare deve essere un’operazione di onestà. Ciò non significa che non dobbiamo essere sempre più esigenti nella ricerca della verità dei fatti. Dobbiamo renderci conto del potere della verità: una volta detta, difficilmente può essere distrutta.
A tal proposito citiamo il testamento morale di Steve Jobs:”Il vostro tempo è limitato, allora non buttatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non crediate che il rumore delle opinioni degli altri affoghi la vostra voce interiore. Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno già cosa voi volete davvero diventare. Tutto il resto è secondario”.

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Linguaggio: la Guerra dietro Ogni Guerra (Fase Nigredo)

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di A. Vandenberg

La guerra dietro ogni guerra ha come protagonista la lingua. Per esempio, la parola ‘indipendenza’ oggi è stata oscurata dalla parola ‘interdipendenza’, il termine ‘democrazia’ viene associato in modo sempre maggiore ad una accozzaglia in cui la sovranità degli stati nazione dovrebbe cedere il passo alla ‘globalizzazione'; la ‘crescita economica’ si è trasformata in ‘sviluppo sostenibile’, la ‘libertà’ è diventata ‘legalità’ e le dichiarazioni di guerra sono ora ‘autorizzazioni’ ad intervenire militarmente.Tutto ciò sta succedendo perché la trasformazione del linguaggio è indispensabile per suscitare una trasformazione globale della società. E questo è esattamente ciò che i parassiti, i fenomeni da baraccone che gestiscono il nostro mondo intendono fare.

George Orwell (v. correlati) che era molto consapevole delle tecniche nefaste sfruttate dagli statalisti, conosceva  la necessità di instaurare un nuovo sistema linguistico per i ‘prolet’ e descrisse questa cognizione nel suo celebre romanzo 1984. Scrisse:

“Entro il 2050 – ma probabilmente anche prima di tale data – l’intera reale conoscenza della lingua tradizionale sarà persa. Chaucer, Shakespeare, Milton, Byron, continueranno ad esistere, ma unicamente all’interno di testi espressi in politichese, i quali non si limiteranno a modificare qualche piccolo dettaglio, ma trasformeranno tali opere in qualcosa di contraddittorio rispetto al senso originario che intendevano esprimere gli autori. La stessa letteratura di partito muterà. Gli slogan cambieranno. Come potrebbe esistere uno slogan come ‘la libertà è schiavitù’ quando lo stesso concetto di libertà sarà stato cancellato? L’intero clima del pensiero sarà diverso. In realtà non ci sarà alcun pensiero così come oggi lo intendiamo. Ortodossia significa non pensare, non aver bisogno di pensare. Ortodossia è incoscienza.”

Anche Ray Bradbury (v. correlati) si riferì ai medesimi concetti quando scrisse in Fahrenheit 451:

“Più sport per tutti, spirito di gruppo, divertimento, e mai pensare, eh? Organizzare e organizzare e organizzare eventi super-super sportivi. Altri fumetti nei libri. Altre immagini. La mente deve bere sempre meno.”

Infatti, i politici sfruttano la lingua scritta per manipolare sia gli eventi storici che quelli attuali. Tutto ciò non è diverso da quanto accadeva ai tempi di Stalin. Come George Woodcock afferma nel libro: Il Messaggio di Orwell: 1984 e il Presente :
“Opere canoniche disinformative come l’Enciclopedia Sovietica mutano costantemente in accordo alla linea del partito, in modo che nelle edizioni che si susseguirono Trotsky fu prima un eroe della guerra civile, poi un agente dei menscevichi e delle potenze occidentali.”
Infine, come possiamo leggere dalle opere di Laurence Kotlikoff, professore di economia presso la Boston University, tale sotterfugio ha contagiato persino il campo dell’economia: Leggi il resto dell’articolo

La Boldrini chi?

Camera del Lavoro, convegno sul tema La violenza sulle donne e un emergenza, l'immagine e il potere, istituzioni e media verso il cambiamento. Con Susanna Camusso e il presidente della Camera Laura Boldrini.

di Uriel Fanelli

E’ assolutamente comprensibile la mole di email che ho ricevuto riguardo alla Boldrini, vista la polemica. Onestamente non credevo che avesse fatto la macchietta in questo modo , sembra quasi Eddie Murphy che dice “e’ perche’ sono negro, vero?”. Tuttavia, devo dire che l’insipienza di questa donnina stia raggiungendo dei livelli epici, estremamente dannosi. Dunque, cosa penso della Boldrini?

Per prima cosa, no cercato in giro quel che si sa di lei. Ci sono le foto di lei con un bambino nero. Ok, le ho anche di Hitler , con la bambina nera. Non significa nulla, oggi una foto col bambino negro non si nega a nessuno.

Detto questo, ha lavorato per l’ente piu’ corrotto del mondo, cioe’ ONU, un mondo di privilegi, sprechi, esenzioni fiscali e (francamente) nessuna utilita’ per il genere umano. L’ ONU esiste perche’ tutte le nazioni hanno paura che se ne uscissero si potrebbe trasformare in un’alleanza contro di loro. Contemporaneamente, l’ ONU sa che se iniziasse ad interferire davvero  con l’esistenza delle nazioni, le nazioni lo lascierebbero. E’ essenzialmente un baraccone politico senza senso, costosissimo, corrotto, inutile.

Insomma, gia’ di mio non riesco a trovare nulla di positivo nel suo CV. Non e’ una figura di spicco, ma neanche una figura media del mondo politico. Se anche si capisce DOVE ha lavorato non si capisce COSA abbia FATTO, e questo lascia supporre che abbia fatto assai poco.Si, e’ vero, ha lavorato qui li e’ la: ma che diavolo ha fatto? Ha introdotto novita’? Ha preso decisioni difficili o importanti? Ha conseguito qualche risultato? Achievements?

Ho cercato allora le sue dichiarazioni come “politico” . Saro’ molto sincero, ma la sua mania di parlare a nome di tutte le donne offende le donne. La donna media e’ di gran lunga migliore di lei. Vedo cose dette da donne “medie” che sono di gran lunga intelligenti, fondate e significative.

Non sono riuscito a trovare frasi intelligenti o cose intelligenti scritte dalla Boldrini. In tutta onesta’, credo che la sua pretesa di identificarsi con “le donne italiane”, dicendo che “se qualcuno offende me offende tutte le donne” sia piu’ che altro un tentativo di apparire piu’ intelligente di quello che e’.

Un esempio di immensta stupidita’, che fa di lei una di quelle macchiette degne di Der Stürmer  tanto e’ stupidamente e negativamente stereotipata, e’ l’uscita per cui chi aveva commentato un post di Grillo era un “potenziale stupratore”. Ora, chi glielo ha detto? Lombroso? Come fa a dire che uno sia uno stupratore senza prove? Che diavolo e’ un “potenziale” stupratore?

La verita’ e’ che un uomo dovesse aver paura di essere accusato ingiustamente per uno stupro non commesso, la Boldrini avrebbe esattamente la faccia delle sue paure. Non so con quale coraggio un uomo possa ancora entrare in ascensore con lei, ben sapendo che qualsiasi cosa non vada bene alla principessa, dal dopobarba alla marca di scarpe, diventera’ occasione per un’accusa di stupro.

Stupro, stupro, stupro, violenza e donne. Queste sono le uniche tre parole che la Boldrini sembra capace di pronunciare sotto stress. La immaginiamo facilmente a  passare gli esami universitari denunciando per molestie qualsiasi professore facesse domande troppo difficili, dimostrando cosi’ un intento persecutorio verso le allieve donne, cosa che faceva di lui, tanto per cambiare, uno stupratore.

Da questo punto di vista, la Boldrini e’ una di quelle che non vorreste avere nel vostro ufficio perche’ uno screensaver di farfalle sui fiori sarebbe considerato una chiara allusione sessuale, di quelle che state dentro la stessa stanza solo a porta aperte perche’ volete dei testimoni, di quelle che se e’ da sola in ascensore decidete di fare un pochino di moto e prendete le scale.(1) Qualsiasi cosa, un appiglio qualsiasi, sara’ da lei considerato un esempio di violenza contro le donne, contro tutte le donne, e quindi uno stupro.

Come finisce la storia lo sappiamo: “al lupo, al lupo!”, e poi….

Ma la stronzata dannosa l’ha fatta usando la cosiddetta “tagliola” contro l’opposizione di M5S. A parte che e’ dubbio che la possa usare lei in quella camera, il problema vero e’ che ha creato un precedente nel quale una legge considerata vergognosa , che riceve una dura opposizione, viene firmata togliendo la parola ad un intero partito.

Ora , se ricordate l’era di Berlusconi, e ricordate l’opposizione alle sue leggi, e ricordate che la sinistra e’ all’opposizione MOLTO piu’ della destra in un paese come l’italia, scoprite che la “geniale” Boldrini ha appena definito il modo in cui il suo partito di riferimento sara’ zittito quando in futuro cerchera’ di fare opposizione.

Voglio vederli, alla prossima legislatura, a fermare una qualche “legge vergogna” , se come sembra sara’ la destra a vincere, e il presidente della camera usera’ la tagliola per zittire l’opposizione.

Questa e’ la misura della stupidita’ politica secondo me: il fatto di seminare la propria futura disfatta con tale precisione , sacrificando l’intero futuro per una breve vittoria su un singolo punto, e’ la stessa unita’ di misura della stupidita’ politica.

Messora, che non e’ una volpe del blogging, ha risposto alla Boldrini di non aver paura, perche’ lo stupro non e’ il suo caso. Il punto non e’ che Messora abbia detto una cosa stupida o sessista. Il punto e’ che ha detto il vero: la Boldrini, come tutte le personalita’ politiche, vive sotto scorta. Vive in un quartiere esclusivo, monitorato dalla polizia, con una scorta, e continuamente circondata da lacche’ e portaborse.

Lei non e’ una donna qualunque, che puo’ aver paura di uno stupro: a lei NON puo’ succedere, perche’ tra i privilegi di cui gode vi e’ anche una sicurezza sconosciuta alle altre donne italiane. In questo senso, chi offende lei NON offende tutte le donne italiane, dal momento che le donne italiane vivono in una condizione di insicurezza che lei non conosce. Messora, senza probabilmente volerlo, ha messo il dito nella piaga: A LEI, NON PUO’ SUCCEDERE.

In definitiva, offendere la Boldrini dandole della pompinara non e’ appropriato, perche’ e’ il tipo di persona che ricalca di piu’ la Pompadour, che nella leggenda rispose al popolo di usare le brioches al posto del pane. Appare sconnessa completamente dalla vita del mondo intero: una delle persone fisicamente piu’ protette del paese non puo’ certo aver paura dello stupro o esserne ossessionata, non ha alcun senso inventare uno strumento per zittire l’opposizione quando si viene dal un partito che passa gran parte del tempo all’opposizione , tutto in lei sa di persona che NON pensa a quel che fa prima di farlo.

Per non parlare delle palesi incoerenze: una che si mette a strillare alla violenza e allo stupro ad ogni pretesto, non puo’ vedere una collega che viene presa a schiaffi in pieno parlamento. Se i grillini fossero un pelo piu’ incazzati, una denuncia per aggressione e percosse all’onorevole andrebbe fatta immediatamente: oltre ad essere una violenza su una donna – o le grilline sono meno donne delle altre? – in ogni caso prendere a schiaffi una tizia e’ prima di tutto UN REATO.

Stupisce un attimo vedere le deputate del PD denunciare un tizio per averle insultate a parole, e non vedere alcuna querela per una tizia presa a schiaffi con tanto di fotografia. (2) Prendere a schiaffi una persona e’ un tantino piu’ grave, come reato, di insultarla a parole. Ma di fronte alla violenza, alcune donne sono piu’ donne di altre, e le sole donne sono quelle di sinistra. Dopo l’esclusiva della democrazia, anche quella della “donnita'”

Onestamente, siamo nell’insieme delle donnette scialbe. Ho girato per  il suo pamphlet su Wikipedia, e ci ho trovato la storia di una ragazzina ricca che ottiene facilmente quello che vuole. Il lavoro di costruzione della pagina di wikipedia, che e’ professionale, si spinge all’eccesso di zelo, anche un pelo sul ridicolo quando aggiungono le onoreficenze. Ok, immagino che il premio “PrimaDonna 2008″ non sia un pelino sessista e che “primadonna” indichi una donna che puo’ essere divisa solo per 1 e per se’ stessa: altrimenti, mi sembra che lo zelo antisessista della Boldrini sia piuttosto facile da comprare. A quando il premio Pompadour 2015?

il lavoro di mettere in evidenza i premi e gli endorsement puo’ essere molto preciso, ma si dovrebbero evitare come “la mia mamma dice che sono una brava ragazz” e cose come “premio Palla Avvelenata Condominiale Via Saffi 2″  , che sembra di leggere il Carlino e non e’ che migliori le cose.

Tutto sembra fatto per prendere una signora nessuno e trasformarla in una carica istituzionale. Il problema sta nel fatto che anche come carica istituzionale non sembra essere qualcuno: a parte il fatto che l’ Italia ha avuto presidenti della camera piu’ impaziali e meno apertamente schierati, qui siamo ad una militanza evidente ed ad un inutile sfoggio di  quello snobismo da potere che colpisce solo chi nella vita ha sempre fatto cio’ che altri, meno abbienti, non potevano permettersi.

Onestamente, sulla Boldrini c’e’ poco da dire, eccetto il fatto che c’e’ TROPPO POCO da dire per farne una carica istituzionale: se basta cosi’ poco per fare un presidente della camera, allora metteteci Gordon Ramsey, almeno cucinera’ bene senza lamentarsi tutto il giorno del maschilismo di chi lo vuole in cucina.
Cito Gordon Ramsey perche’ per via di un’insana passione di mia figlia, avevamo appena visto masterchef e dopo mi sono messo a scrivere della Bolrdini. Cosi’ ho guardato alcuni video ove appare, e appena ha preso a parlare  mi e’ venuto da pensare: anche qui Rachida? (3)
Davvero basta questo per occupare quella poltrona? Allora mettetela in palio come invention test di MAsterchef, o come premio di Wetten, Dass(4) , e magari dopo Bauer Sucht Frau(5) fate anche Parlamento Sucht Frau.Se questo e’ il livello medio, Drive In sembra il senato di Roma.
Questo e’ il punto della Boldrini. Messora dice che non e’ stuprabile, ed ha ragione in quanto e’ tra le persone fisicamente piu’ protette del paese, ma essa non gode solo di questa proprieta': e’ anche difficile da attaccare, per la semplice ragione che c’e’ troppo poco da attaccare, e questo viene dal fatto che c’e’ troppo poco in generale. 



Non so quanto durera’ questa legislatura, ma credo che dopo cinque minuti dalla sua fine, anche i piu’ grandi giornalisti italiani, quelli col database dei nomi in testa, si lascieranno scappare un “Boldrini chi?”.Quella che non aveva nulla di speciale? Quella che si lamentava di continuo per la condizione della donna, pur avendo un CV che mostra come lei, quale donna, non conosca direttamente nessuno dei problemi di cui lagna? Il suo CV e’ tutto un “ma perche’?”:

Perche’ e’ li?
Onestamente se fossi una donna italiana, mi sentirei irritata nel vedermi paragonata a cosi’ poco.
Ed e’ questo il punto: attaccare la Boldrini e’ inutile, come mandare l’esercito a catturare una zanzara: e’ davvero troppo poco.
Se fossi nei grillini, personalmente non ci perderei troppo tempo.
La Boldrini e’ davvero “troppo poco”.
Uriel
(1) Ho conosciuto una che aveva usato un espediente simile per far fuori un collega. Stava in un ufficio con altre donne perche’ nessun uomo voleva passare del tempo da solo in una stanza con lei senza testimoni, non riusciva a fare una riunione con meno due tre persone, le sue telefonate venivano rifiutate da tutti gli uomini e faceva solo conference call con tre persone o piu’  perche’ altrimenti le rifiutavano le chiamate. In diversi posti la paura di essere denunciati da una cosi’ ha letteralmente cambiato le relazioni tra colleghi.
(2) Non che un magistrato possa venire condannato da un collega, si intende.
(3) Quando penso che quella gente puo’ avere QUATTRO mogli come Rachida a casa , capisco come mai trovino cosi’ attraente lasciare tutto e partire per la Jihad. Credo che combattere corpo a corpo coi navy seals debba apparire loro come una specie di ricreazione.
(4) La versione tedesca di “Scommettiamo Che”? Da quando il vero leggendario conduttore si e’ dimesso, un pelo piu’ trash per attirare l’attenzione. L’acme del nazionalpopolare tedesco, roba cosi’ “per famiglie” che Pippo Baudo sembra Marilyn Manson.
(5) Il contadino cerca moglie. In tutte le salse, etero/lesbo/gay/trans. Cosi’ trash che hanno dovuto mettere i sottotitoli. In tedesco.  Non e’ trash, e’oltre. E’ una categoria a se’. Siamo a livelli antropologici  tipo questo: https://www.google.com/search?q=bauer+sucht+frau&safe=off&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ei=gKnvUo79NsbZsgafvICABg&ved=0CAsQ_AUoAw&biw=1280&bih=911

Hollywood ci manipola davvero il cervello?

propagandaHollywood ci manipola davvero il cervello?

La domanda è retorica e la risposta ovviamente è: Si!

Ma spesso i metodi non risultano del tutto chiari, così come le modalità operative di questa manipolazione e la sua effettiva efficacia. Il massiccio livello di manipolazione che stiamo subendo oggi attraverso tutte le forme di comunicazione sociale in cui ci troviamo immersi; dal giornalismo alla TV, dalla comunicazione scientifica a quella medica a quella dedicata al mondo del lavoro o di ogni altra attività è merito sopratutto di un uomo: quell’ Edward Bernays che scrisse le prime regole dell’indottrinamento umano nei lontani anni venti 1 , dimostrando con azioni concrete ed eclatanti cosa era capace di fare e illustrando al mondo delle elite di potere (frequentava i salotti di Washington e tra le sue amicizie annoverava il presidente Wilson) che lo seguivano con avido interesse, come le sue idee potevano trovare una scientifica applicazione in quello che egli definiva: “Un necessario indottrinamento delle masse nei governi democratici”.

Oggi nella società c’è uno “Spin-Doctor” (Letteralmente: Dottore del raggiro Ndr) o esperto di PR (Public Relations) per ogni cosa 2.

Generalmente però, chi non approfondisce questo argomento complesso e vasto è sempre portato a pensare che la propaganda sia un qualcosa di evanescente che non lo riguarda direttamente e questa idea è ancora più radicata quando si parla di un prodotto da intrattenimento (cinema, videogiochi, etc.) c’è un errato pensiero comune che assegna a queste categorie lo status di innocuità. Un film in fondo, è sempre e soltanto un film (pensa l’uomo medio), un’opera di finzione. Ogni persona messa davanti a un film si sente abbastanza matura da ritenersi non influenzata in alcun modo, sempre padrona dei propri pensieri e delle proprie emozioni, e se c’è qualcuno che si fa influenzare da un film (vedi solo a titolo di esempio gli episodi di violenza ascritti a proiezioni di pellicole come Arancia Meccanica 3 o di intolleranza religiosa come ad esempio quelli scatenati dalla pellicola: L’ultima tentazione di Cristo 4) significa che ha una mente debole, è un fanatico, un estremista, oppure ha qualcosa che non va.

Anche se questo può essere vero per quelli che si piazzano fuori da un cinema a bruciare le pellicole minacciando di distruggere il cinematografo, ci si dimentica comunque di vedere il quadro generale ponendosi una semplice domanda: “Perchè una persona arriva a quel punto? Quanti e quali stimoli o sollecitazioni ha subito e accumulato per tutta la vita fino ad arrivare al momento in cui, preso da un’ideologia o da una serie di valori distorti, scatena i suoi comportamenti estremisti?”

Si fa fatica a comprendere inoltre che lo scopo della propaganda non è quello di creare folle impazzite o gente violenta, ma di far passare idee, costruire opinioni, disegnare valori morali, indottrinare le preferenze e i gusti del pubblico.

Il più grande successo di un’operazione propagandistica non è certo quello di creare un individuo che quando esce dalla sala dopo aver visto “Rambo” inizia a sparare con un M60 alla gente che trova per strada, ma lo è invece il riuscire a creare schiere di individui convinti che la propria opinione di esseri autonomi sia ad esempio quella di considerare “giusta” una guerra riuscendo perfino a considerarla una “Missione di pace”; cambiando quindi definizione senza che nel loro cervello arrivi alcun segnale contrastante.

Il cinema, grazie alla sua capacità di creare delle illusioni, è uno dei mezzi più potenti per veicolare i messaggi della propaganda e uno dei primi a comprenderne le potenzialità di indottrinamento delle masse, grazie agli studi di Bernays, fu proprio Adolf Hitler. Leggi il resto dell’articolo

Processo allo Star System

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di Sebastiano Caputo

“Il lavoro del giornalista consiste nel distruggere la verità, nel mentire senza riserve, nel pervertire i fatti, nell’avvilire, nell’aggrapparsi ai piedi di Mammon e vendere il proprio paese e la propria razza per guadagnare il pane quotidiano o ciò che gli equivale, il salario. Voi lo sapete come io lo so, allora chi può parlare di stampa indipendente? Noi siamo i burattini ed i vassalli degli uomini ricchi che si nascondono dietro la scena. Loro muovono i fili e noi danziamo. Il nostro tempo, i nostri talenti, le nostre possibilità e le nostre vite sono proprietà di questi uomini. Noi siamo delle prostitute intellettuali”.

John Swinton (1829-1901), giornalista, a proposito della libertà di stampa durante il suo discorso d’addio al New York Times.

L’intellettuale di regime – in contrapposizione all’intellettuale dissidente – è riducibile al medium di massa. In Occidente, l’esposizione mediatica appartiene di fatto ad un nuovo clero laicista, che apertamente ha proclamato la morte di Dio (“Gott ist tot”) e subdolamente ha innalzato i suoi idoli. Il secolo dei lumi non ha abolito l’ordine sacerdotale dell’Ancien Régime, bensì lo ha sostituito con una nuova intellighenzia viziosa, parassitaria, autoreferenziale che ha il dovere (im)morale di difendere il Potere ad ogni costo. “L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il ‘cattolicesimo’, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che omologava gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale ‘omologatore’ che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo”, appuntava magistralmente Pier Paolo Pasolini il 9 dicembre 1973 sulle pagine del Corriere della Sera

Nello specifico caso italiano gli artefici di questa nuova ideologia sono i benpensanti, i cultori della sottocultura, i “fabbricatori di consenso”, il nuovo clero che dagli organi mediatici (televisione e giornali principalmente) diffonde – consciamente o inconsciamente – il suo credo funzionale ad un potere sovversivo, totalitario illegittimo. Intellettuali di regime, idioti utili, “sparring partner”, politicanti, vallette e conduttori, operano congiuntamente all’interno di un’industria culturale (lo Star System) regolata da quattro principi fondamentali: il Capitale, il capo di turno, il “politically correct”, la malafede. Che non possa esistere l’obiettività è evidente (esistono solo punti di vista), tuttavia pensare che in un sistema democratico l’informazione sia più libera che in altri regimi solo perché sulla Costituzione ci sia scritto che la libertà di pensiero e di espressione sono tutelate, è un argomento estremamente adolescenziale.

I mezzi di comunicazione di massa sono ufficialmente in mano a società finanziarie che fanno capo ad un grande capo legate a doppio filo con banche, partiti e multinazionali, con lo scopo primordiale del profitto e del proprio tornaconto politico-professionale e non della buona informazione. Non è un caso infatti che il magnate della stampa William Hearst, cui si ispirò Orson Welles per il personaggio di Charles Foster Kane nel suo film “Quarto potere” del 1941, definì il giornalismo il “Quarto potere” (dopo quelli legislativo, esecutivo e giudiziario), per l’importanza che da sempre riveste nella società civile, influenzandone i suoi comportamenti sia in ambito economico (i consumatori) che in ambito politico (l’elettorato).

Per mascherare questo deficit di democraticità ed esaltare la loro “libertà intellettuale” gli organi d’informazione occidentale mettono in risalto con toni propagandisti la repressione nelle nazioni avverse all’Occidente stesso. Basti pensare al caso cubano di Yohani Sanchez, alle Pussy Riot in Russia, alle Femen in Europa o ancora alle tanto elogiate “blogger” iraniane. E allo stesso tempo vengono esaltati quegli intellettuali di regime travestiti da rivoluzionari come Roberto Saviano – forte con i deboli, debole con i forti – quale non ha fatto altro confondere la mafia nazionale (Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra) e la mafia internazionale (Banche, lobby e multinazionali), subordinando la seconda alla prima, quando in realtà la prima è solo la controfigura della seconda.

Nel processo alla televisione (il discorso è valido anche per la carta stampata) il solito Pasolini scriveva “la responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto ‘mezzo tecnico’, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere”.

Giornali di regime, talk show e svariati programmi a sfondo sociale (dai reality ai video musicale di Mtv passando per la pornografia) hanno così creato uno Star System interconnesso portatore di un modello valoriale depravato, ma organico al sistema capitalistico odierno. Magdi Cristiano Allam possiede la stessa violenza anticlericale di Lady Gaga, Oriana Fallaci è anti-islamica quanto G.W Bush, Laura Boldrini è sottomessa quanto Guido Barilla, Fazio, Litizzetto, Floris, Santoro, Gruber e Crozza asserviti quanto Bruno Vespa, Emilio Fede, e Maurizio Costanzo. Silvio Berlusconi predatore quanto De Benedetti. Belpietro e Ferrara democratici quanto Ezio Mauro. Matteo Renzi artefatto quanto Alba Parietti. Rocco Siffredi volgare quanto Daniela Santanché, Vladimir Luxuria triste, quanto Vladimir Luxuria.

Fonte

Secondo round.

o-NSA-facebook

di Uriel Fanelli

Era abbastanza ovvio che la vicenda NSA non si sarebbe chiusa cosi’. Certo la Merkel non poteva fare nulla come cancelliera uscente, perche’ posizioni dure sono possibili solo a cancellieri forti. Ma adesso che ha vinto alle elezioni, e a meta’ dicembre si presentera’ probabilmente il governo, la Merkel puo’ riprendere in mano le cose che aveva lasciato.

Il primo punto che si deve capire e’ che non e’ una guerra di spionaggio. E neanche di privacy.
Mettiamola cosi': io ho una telco. La legge mi obbliga a tenere tutti i tracciati per 3 anni. Mi obbliga cioe’ ad un oneroso lavoro di archiviazione, nel quale non ci guadagno nulla.
Adesso creiamo la NSA, e diciamo che NSA mi paga 3 MILIARDI di euro/anno per quei logs. Ehi… diventa remunerativo! Ehi…. sono aiuti di stato!
Il concorrente americano, per gli stessi dati, riceve MILIARDI di dollari dal governo! Non e’ concorrenza leale.
Quindi, il primo punto da capire e’ che dare un bilancio ENORME all’intelligence per catturare dati , e fare in modo che questo bilancio finisca nelle tasche delle telco, significa AIUTARE le telco, le quali, per fare quello che facevano prima (loggare le chiamate nei CDR) si mettono a guadagnare soldi anziche’ perderne.
Quindi, dovete capire che esiste una lobby dell’ IT che ha un pelino sul Q la storia che NSA ha un bilancio di 52 miliardi di dollari e li spende in IT. Perche’ e’ un bell’aiutino di stato.
Andiamo avanti. Avete presente la storia delle startup e della FED che stampa soldi? La domanda e': ma dopo che li ha stampati, come li distribuisce? Li butta per le strade? Che fa?
Quello che fa e’ comprare titoli tossici dal mercato, ovvero titoli subprime.
Allora la domanda e': ma chi produce tutti questi titoli ad alto rischio? Li producono quelle banche che prestano solti ad aziende e privati che hanno un rischio di fallimento alto. E chi sono quelle banche? Sono quelli che fanno venture capital. E chi   finanziano? Finanziano startup del mondo IT. A pioggia. Molti riescono, moltissimi falliscono. Il rischio e’ enorme. Queste finanziarie lo cartolarizzano emettendo bond subprime. Che poi la FED compra. Leggi il resto dell’articolo
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