L’intelligenza senza amore non capisce: può dominare il mondo, ma perde se stessa

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Il male più grave da cui è afflitto l’uomo moderno sembra essere, parafrasando San Paolo, la mancanza di carità: «Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona, o un cembalo che tintinna (1 Corinzi, 13, 1).

Orgoglioso della sua ragione e della sua scienza, fiducioso nel progresso, convinto di poter spiegare e dominare ogni cosa, egli si è allontanato dal proprio centro interiore, ha reciso la relazione con il trascendente, si è fatto il Dio di se stesso e, senza quasi rendersene conto – tanto più che si riempie frequentemente la bocca di parole come fraternità, amicizia, amore – si è chiuso alla relazione autentica con l’altro, non lo ascolta, non lo capisce, vede ovunque solo degli specchi che gli rimandano la propria immagine, è sordo e cieco e murato vivo dentro il proprio orgoglio ed il proprio egoismo, la propria aridità spirituale.

E, quel che è peggio, crede di capire, anzi, crede di aver capito; solo perché possiede numerose nozioni, ritiene anche di conoscere: ma capire è un’altra cosa; la sua è una intelligenza sterile, che non capisce, che non getta ponti verso l’esterno, perché non sa dire “tu”, non sa uscire da se stessa, è prigioniera del proprio orgoglio intellettuale, del proprio egoismo, della propria sensualità; ignora la semplice verità che si conosce realmente solo quel che si ama, perciò se non si ama niente e nessuno, nulla si conosce, si è sprofondati nell’ignoranza più completa.

Non è stato un filosofo, ma uno scrittore, Bonaventura Tecchi (1896-68), uno scrittore oggi alquanto dimenticato, non citato mai nelle antologie scolastiche, non ricordato mai nei salotti televisivi, a scrivere alcune delle pagine più acute sul dramma dell’uomo moderno chiuso in se stesso, avvitato nel proprio egoismo e incapace di vera relazione con il prossimo.

Vale la pena di riportare alcuni passaggi dall’ultimo capitolo del suo romanzo «Gli egoisti», per la loro chiarezza esemplare, per la straordinaria penetrazione e per la lucidità concettuale che rivelano, ignote a molti, troppi sedicenti pensatori contemporanei, magari tanto acclamati dalla critica e così spesso invitati a pontificare in televisione o nei pubblici convegni, riempiendo le sale di pubblico adorante (Milano, Bompiani, 1959,  pp. 311 sgg.): Leggi il resto dell’articolo

La Vita Eterna.

«Il Futurismo si fonda sul completo rinnovamento della sensibilità umana avvenuto per effetto delle grandi scoperte scientifiche. Coloro che usano oggi del telegrafo, del telefono e del grammofono, del treno, della bicicletta, della motocicletta, dell’automobile, del transatlantico, del dirigibile, dell’aeroplano, del cinematografo, del grande quotidiano (sintesi di una giornata del mondo) non pensano che queste diverse forme di comunicazione, di trasporto e d’informazione esercitano sulla loro psiche una decisiva influenza.» Marinetti,1913

 

Nota: Lo scopo della pubblicazione di questo video è puramente informativo. E più che mai faccio mie le parole di Arrigoni: “Restiamo umani”.

Claytronics, dalla materia programmabile al teletrasporto

“Le crisi economiche, sociali e tecnologiche sono irrilevanti perché i successi della tecnologia in termini di efficienza, velocità, rendimenti, accelerano esponenzialmente. Le prestazioni dei computer diverranno tanto eccelse da realizzare intelligenza artificiale con impatti positivi sconvolgenti. Superata l’intelligenza umana, i computer si integreranno coi cervelli umani potenziandoli. Progetteranno altri computer più grandi, veloci e intelligenti di loro stessi. Non ci sarà distinzione fra umani e computer, nei quali riverseremo memoria, personalità, sentimenti. La morte fisica sarà irrilevante: continueremo a vivere nel software. Non distingueremo più la realtà virtuale da quella fisica. Elimineremo vecchiaia, malattie, povertà, fame, inquinamento.”
R. Kurzweil
Immaginate di mandare a distanza via Web un oggetto che si materializza a destinazione, immaginate di vedere il serpente a sonagli opportunamente programmato ricostruirsi fisicamente all’istante sotto i vostri occhi. E’ la rivoluzionaria nanotecnologia Claytronics ideata nel 2002 da Seth Goldstein e Todd Mowry, due ricercatori della Carnegie Mellon University di Pittsburgh.
Il progetto Claytronics sviluppato adesso in collaborazione con Intel, viene anche chiamato Realtà sintetica. Proviene dalla contrazione della parola inglese Clay (argilla) e electronics, una sorta di “plastilina elettronica” che si può modellare e scomporre a piacimento. Questa nuova materia è composta da micropalline elementari in scala nanometrica, chiamati Catoms (Claytronics atoms), dei nanorobot autonomi, che contengono un microprocessore in grado di farli muovere, agganciarsi con gli altri, mentre alcuni sensori gli permettono di dialogare fra loro.
Insomma, i pixel fisici del futuro. L’oggetto originale non si sposta dal luogo in cui si trova: semplicemente è scannerizzato, a livello molecolare, per essere ricostruito uguale nel luogo di destinazione: un Fax 3D. “Non è un ologramma tridimensionale, ma un oggetto fisico a tutti gli effetti che si può toccare e non solo vedere” spiega Todd Mowry. Il progetto Claytronics, se si finalizzerà, potrebbe sconvolgere la nostra visione del futuro. Questi nanorobot potrebbero essere programmati per replicare qualsiasi oggetto col suo colore, ma anche più in là esseri umani, secondo i ricercatori. “Invece di una semplice telefonata in futuro, si potrebbe vivere l’esperienza reale di essere nella stessa stanza con l’Avatar fisico della persona chiamata” sostiene Seth Goldstein, uno dei due ideatori di Claytronics (vedi video). Allo stesso modo si può pensare a un medico Claytronics che interviene in primo soccorso, a casa di un paziente, prima dell’arrivo dal vivo della squadra di emergenza.

“Nel 2045 gli umani saranno immortali”.

L’idea che gli esseri umani siano immortali e che l’intelligenza artificiale raggiunga quella del suo creatore potrebbe sembrare la sceneggiatura di un film di fantascienza, ma un gruppo di scienziati paventa questa possibilità tra qualche decennio, nel 2045.

L’ingegnere Josè Cordero ha rilasciato un’intervista alla rivista Time su una ricerca dell’Università della Singolarità, che collabora anche con la NASA, circa l’immortalità della razza umana. Leggi il resto dell’articolo

I Vari Modi di Pisciare

DI ARTHUR SILBER
Power of Narrative

Ecco come William Blum descrive la distruzione dell’Iraq ad opera degli Stati Uniti (citato da Chris Floyd in un post recente)

“La maggior parte della gente non capisce l’importanza di quello che abbiamo fatto qui”, ha detto il Sergente Maggiore Ron Kelley mentre assieme a altri militari si preparava a lasciare l’Iraq a metà dicembre: “Abbiamo fatto qualcosa di grande per questa nazione. Abbiamo liberato un popolo, abbiamo restituito loro il paese.”“È piuttosto eccitante”, è il commento di un altro giovane soldato americano: “Finiremo nei libri di storia, a quanto pare.” (Washington Post, 18 dicembre 2011)Ah, i libri di storia, sì, una bella collana di volumi rilegati in cuoio dal titolo “Le più grandi catastrofi inflitte da un Paese all’altro”. Nell’ultimo volume sarà possibile trovare tutta la documentazione con tanto di foto di come la moderna, raffinata, avanzata nazione irachena fu ridotto a uno stato semi-fallito; di come gli americani, per un motivo o l’altro (tutti pretestuosi) a partire dal 1991 bombardarono il Paese per dodici anni; invasero, occuparono, rovesciarono il governo, torturarono senza farsi scrupoli, uccisero di proposito… di come gli abitanti di quella terra martoriata persero tutto – le loro case, le scuole, l’elettricità, l’acqua potabile, i loro quartieri, le moschee, persero l’ambiente, il lavoro, le ricchezze archeologiche, persero la carriera, le competenze, le aziende pubbliche, la sanità fisica e quella mentale, la sanità pubblica, lo stato sociale, i diritti delle donne, la tolleranza religiosa, la sicurezza, la tranquillità, i figli, i genitori, il passato, il presente, il futuro, la vita… Più di metà della popolazione morta, ferita, traumatizzata, in prigione, evacuata o in esilio… L’aria, il suolo, l’acqua, il sangue e i geni contaminati dall’uranio impoverito…le più incredibili deformazioni alla nascita… ordigni inesplosi disseminati ovunque in attesa di essere raccolti da bambini … un fiume di sangue che scorre a fianco del Tigri e dell’Eufrate … attraverso un Paese fatto a pezzi per sempre …

I fatti descritti da Blum non sono altro che questo, appunto: fatti. Non questioni da discutere. Ci sono una quantità di articoli e di fonti che lo dimostrano. Nonostante questo Barack Obama – osserva Blum – vuole fare passare ancora una volta la distruzione di un intero paese come “uno straordinario risultato, che ha richiesto nove anni per essere realizzato”.

Questo completo stravolgimento della verità è il frutto di secoli di bugie ininterrotte. Il giorno mutato in notte, la vita in morte – e tutto ciò è, anzi deve essere il bene”. Queste sono le perverse distorsioni della mitopoiesi americana, come la descrivevo già nel luglio 2010 in “The Blood-Drenched Darkness of American Exceptionalism“:

L’invasione e l’occupazione americana non è stata altro che una serie ininterrotta di crimini di guerra. Ciò è fuori discussione. Siccome è fuori discussione, non se ne parla. E non solo non se ne parla, che già di per sé è un crimine. Il mito dell’eccezionalità americana ci racconta che gli Stati Uniti sono unici e unicamente buoni. Non basta ignorare le conseguenze negative delle nostre azioni: dobbiamo trasformarle tutte nel bene assoluto. Il processo è stato seguito alla lettera in ciascuno degli interventi bellici intrapresi dagli Stati Uniti (a partire dalle Filippine, passando per la prima Guerra Mondiale, la Seconda e i molti interventi successivi, fino all’Iraq e l’Afghanistan oggi) e lo stesso identico processo ha funzionato per anni con la guerra in Iraq. [...] Leggi il resto dell’articolo

L’avvento dell’uomo digitale

 

Nessun regime politico ha cambiato la vita degli uomini tanto quanto le grandi innovazioni tecnologiche.
Si pensi all’automobile, all’aereo, alla pillola contraccettiva, alla televisione. Il principio fondamentale della tecnica, diceva Friedrich Georg Junger (il fratello di Ernst Junger), è il principio di fattibilità: nel momento stesso in cui qualcosa è tecnicamente possibile, quel qualcosa sarà realizzato, lo si voglia o no. Gli uomini politici, i moralisti, i membri dei comitati di “riflessione etica” saranno, nei suoi confronti, sempre un po’ in ritardo. Al di là del bene così come del male, la tecnica si impone da sé, trasformando il possibile in necessario, e persino in ineluttabile.
Ai giorni nostri, è stato indiscutibilmente Internet ad avere maggiormente modificato la vita quotidiana di centinaia di milioni di individui. Nel 2000 erano solo 400 milioni i connessi ad Internet. Oggi il loro numero supera un quarto della popolazione mondiale. Nato da Arpanet, rete militare messa a punto dal Pentagono negli anni Sessanta, Internet si è dimostrato uno degli strumenti di comunicazione la cui penetrazione ha conosciuto la progressione più rapida della storia: venti volte più in fretta del telefono, dieci volte più in fretta della radio, tre volte più della televisione. La grande frattura, ormai, è quella che, nel mondo, contrappone i “connessi” ai “non connessi”.
La nuova tecnologia ha dapprima toccato i giovani, tradizionalmente considerati early adopters (utilizzatori della prim’ora). Da ciò è derivata una frattura d’uso, che separa i digital natives, o “autoctoni del mondo digitale”, al cui interno sono nati, dai digital immigrants, approdati sul tardi alle nuove tecnologie. Si è così scavato un fossato tra le generazioni.
Agli inizi degli anni Novanta, i primi internauti si meravigliavano di poter accedere ad ogni sorta di informazioni e servizi tramite i motori di ricerca e di poter comunicare istantaneamente attraverso messaggi di posta elettronica. Poi si sono messi a partecipare. Hanno pubblicato le loro foto su Flickr o Snapfish. Hanno guardato video su YouTube e Dailymotion, consultato informazioni su Wikipedia. I softwares gratuiti hanno consentito loro di creare dei blogs. Infine hanno avuto accesso alle “reti sociali” (Facebook, MySpace, Twitter, Bebo, Plaxo ecc.). Il Web è così diventato la piattaforma sulla quale si può fare di tutto, o quasi: ricevere messaggi, consultare in tempo reale, connettersi con delle reti, chiacchierare in diretta, fare acquisti o prenotazioni, trovare partners e così via.
Internet ha, naturalmente, i suoi avversari irriducibili, che non sono tutti dei nostalgici dell’era Gutenberg, così come ha i suoi difensori incondizionati, che ne sottolineano gli evidenti vantaggi: un’informazione più diversificata, nuove libertà, possibilità di esercitare un contropotere e via dicendo. Leggi il resto dell’articolo

5 in 5, i prossimi 5 anni secondo IBM

Accendere la luce di una stanza con la mente, e comprare con gli occhi, sarà possibile secondo IBM entro i prossimi cinque anni. Ogni fine anno infatti, IBM annuncia le sue previsioni sulle innovazioni, che dovrebbero cambiare la nostra vita. Ecco i prossimi cinque passi verso il futuro. Addio alla password da ricordare che, grazie all’affermazione della biometria, diventerà corporale. L’identificazione avverrà mediante il riconoscimento vocale, facciale, e la scansione della retina, per l’accesso a tutti i sistemi, dal bancomat al telefonino. Al solo pensare di chiamare qualcuno, la chiamata sarà attivata: si potranno controllare vari dispositivi con la mente, tramite speciali cuffie, come pilotare il proprio smartphone o accendere la luce di una stanza al solo pensiero. Secondo la visione d’IBM, ogni cosa che si muove può generare energia. Ogni attività sarà in grado di recuperare l’energia cinetica che oggi si disperde, dalla bici al jogging, all’acqua che scorre nei tubi. Produrremo da soli la nostra energia. Sempre secondo IBM, il digital divide finirà. Tutto passerà dai cellulari, dal prenotare un tavolo al ristorante al controllare il conto in banca. Per ultima la posta elettronica di oggi sommersa da tanti messaggi spam, ridiventerà sopportabile grazie a mail personalizzati e filtri intelligenti contro la posta indesiderata-
Fonte: Futurix

Internet e i suoi miti

Un coltello può servire per tagliare il cibo…o per pugnalare qualcuno. Allo stesso modo, l’energia nucleare può servire per illuminare tutta una città o per farla saltare in aria. Conclusione: la tecnologia in se stessa, permettete che mi appelli a questo manicheismo un po’ riduzionista, non è ne “buona” ne “cattiva. Lo sfruttamento delle scoperte tecniche è in funzione del progetto umano nel quale si dispiegano.

Gli strumenti che l’essere umano crea, dalla prima pietra affilata dell’Homo Habilis fino alla più sofisticata stazione spaziale attuale, sono strumenti che aiutano la vita. Gli strumenti non hanno un valore in se stessi: sono le prospettive etiche, il modello di essere umano e di società alla quale servono che gli conferiscono valore.

E’ importante  dire questo per chiarire un mito che si è creato nel nuovo mondo moderno: che il mondo dell’industria appoggiato da sempre nella crescente rivoluzione scientifico- tecnica ha creato: il mito della tecnologia e del progresso senza eguali.

Gli strumenti, gli utensili che ci aiutano e rendono più comoda la nostra vita quotidiana- la forchetta, la presa della corrente, o il microscopio elettronico- sono condizioni che ci distanziano sempre di più dalla nostra radice animale. Ma con l’ accelerazione straordinaria di questi ultimi due secoli nell’ industria sorta in Europa e oggi globalizzata ampiamente, il potere tecnico sembrerebbe essere indipendente ottenendo un valore intrinseco: la tecnologia diventa un nuovo dio di fronte al quale ci inginocchiamo. In molte occasioni finiamo per adorare lo strumento in se stesso, indipendentemente della sua reale utilità o delle conseguenze nocive che possa comportare.

Ancora una volta quindi: la tecnologia non è ne “buona” ne “ cattiva”. E’ il progetto politico sociale nel quale si inscrive che bisogna giudicare. I motori a combustione interna, ad esempio, hanno facilitato le comunicazioni in un modo spettacolare, ma allo stesso tempo sono divenuti una delle più importanti fonti d’inquinamento. Sono le macchine la “causa” di questo? Ovviamente no, ma il progetto sociale al quale servono. Ed è chiaro che questo viene implementato e deciso dai grandi poteri che obbligano a continuare a determinare alcuni criteri e non altri: tutto il mondo sfrutta macchine alimentate con benzina fino a che si consumerà tutto il petrolio presente nel sottosuolo. Si è chiesto ai cittadini comuni se siamo d’accordo? Il mito tecnologico alimenta generosamente queste costruzioni culturali cancellando la riflessione critica : avere un automobile è un status symbol…e se è un ferrari è meglio!

I miti hanno questa funzione: danno spiegazioni convincenti del mondo, esimono dal continuare a chiedersi perché “risolvono” l’origine di tutte le cose. Leggi il resto dell’articolo

La scuola del futuro

La pubblicazione di questo articolo ha come unico scopo quello di mettere in luce il movimento dei transumanisti e le sue implicazioni.

“Il mondo è diventato di fatto uno. Deve raggiungere un qualche tipo di unificazione del pensiero se vuole evitare il disastro (…), e ciò può avvenire solo grazie alla conoscenza e all’educazione (…), così da consentire a quanti più possibile di essere illuminati da questa nuova visione del destino umano”. Julian Huxley, Essays of a Humanist, 1964 (n.d.r)

Dopo altre settimane di silenzio mi faccio risentire. Spero che questa sia la volta buona per garantire una continuità produttiva su postumano.

Scusatemi, ma come vi ho già spiegato la mia assenza dal cyberspazio è dovuta principalmente a degli impegni su più fronti.

Ogni volta che rimando un post mi sale l’angoscia. Basta. Ricominciamo adesso. Con una data simbolica: 11/11/11.

Vi propongo un articolo che ho scritto per il magazine di tecnologia T3, con cui collaboro da qualche mese.

Parlo della scuola del futuro. Ve lo consiglio perché in questo momento storico abbiamo bisogno di risorgere e forse la rivoluzione deve cominciare proprio dall’istruzione e dall’educazione che diamo alle nuovissime generazioni.

Quando ho capito qual è lo scenario che si prospetta nei paesi tecnologicamente più avanzati sono rimasto a bocca aperta. Avrete molto su cui discutere!

Parlerò di questo argomento anche sabato a Verissimo (Canale 5) e in parte anche domenica sera a Lilit (Rai Tre).

Scuola 2.0

L’Italia, il bel paese, il rinascimento, il genio dell’arte e dello stile, la profonda cultura radicata nelle antiche cittadine con le architetture stratificate appartenenti a differenti epoche storiche. Lo spirito della tradizione accademica e la qualità delle nostre scuole, delle Università arcaiche e prestigiose, delle immense e preziose biblioteche.

Ma siamo sicuri che sia ancora così importante perpetrare il classico programma di studi adottato dai nostri sistemi scolastici? Nell’era dell’informazione istantanea, dove il web sopperisce ogni lacuna intellettiva, non rischiamo di rimanere indietro, ingolfati da un sistema superato? In che modo dovremmo aggiornarci? Come sarà la scuola del futuro?

Per rispondere a queste domande bisogna guardare la direzione presa dagli altri paesi e individuare il sistema più efficiente. È inevitabile notare come l’oriente stia crescendo ininterrottamente ormai da una ventina d’anni, sia come potenza economica che nell’espansione della sua influenza culturale a livello mondiale. Giappone, Cina e Corea del Sud sono le “tigri asiatiche” che vivono nel rinascimento tecnologico. Leggi il resto dell’articolo

Gli Stati Uniti approvano brevetti su geni umani.

 

Può essere brevettato il gene umano? Gli Stati Uniti credono di si.

Se questo gene si isola in un laboratorio per cercare o diagnosticare una malattia, allora rientra nella categoria di prodotto chimico e come tale può essere brevettato.

Questa disputa ebbe inizio con il laboratorio Myriad Genetics, che brevettò i geni BRCA1 e BRCA”. Questi due geni sono collegati al  tumore del seno e utero. Fu una notizia che fece il giro del mondo preoccupando tutti, questo rappresenterebbe l’inizio della fine degli esseri umani tali e come li conosciamo.

Ma è stata una fortuna per tutti. Il Tribunale di NY aveva invalidato i brevetti della Myriad Genetics argomentando che i geni erano prodotti della natura e che non erano brevettabili.

Ma la nostra fortuna è durata poco, dato che la Myriad Genetics è tornata all’attacco, con più prove di prima (e più soldi per corrompere), al punto tale che il tribunale d’appello adesso crede che il DNA isolato sì riunisce i requisiti per essere brevettato.

Molti esperti credono che il brevetto di un gene mutato per diagnosi non dovrebbe essere accettato dato che le conseguenze potrebbero essere devastanti per la razza umana.

Quello che accadrà adesso potrebbe significare che da qui a qualche anno i governi brevettino tutti i geni umani, appropriandosi completamente di ognuno di noi, per sperimentare con gli esseri umani nel modo in cui vorranno farlo.

E’ veramente incredibile fin dove arriva questa pazzia.

 

Nota d.T:

L’appello è stato possibile da parte della Myriad Genetics perchè è già stato brevettato il 20% del nostro genoma umano principalmente ad aziende private: tra il 1981 e il 1995 sono stati brevettati 1175 sequenze del DNA. Il 73% è in mano a privati e un 7% a livello individuale. Gli uffici con un numero considerevole di brevetti di geni umani sono la EPO europea, la EPO statunitense e la giapponese JPO

 

Fonte:  Tecnologia21

Traduzione: FreeYourMind!


 

 

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