L’intelligenza senza amore non capisce: può dominare il mondo, ma perde se stessa
20 febbraio 2013 Lascia un commento
Il male più grave da cui è afflitto l’uomo moderno sembra essere, parafrasando San Paolo, la mancanza di carità: «Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona, o un cembalo che tintinna (1 Corinzi, 13, 1).
Orgoglioso della sua ragione e della sua scienza, fiducioso nel progresso, convinto di poter spiegare e dominare ogni cosa, egli si è allontanato dal proprio centro interiore, ha reciso la relazione con il trascendente, si è fatto il Dio di se stesso e, senza quasi rendersene conto – tanto più che si riempie frequentemente la bocca di parole come fraternità, amicizia, amore – si è chiuso alla relazione autentica con l’altro, non lo ascolta, non lo capisce, vede ovunque solo degli specchi che gli rimandano la propria immagine, è sordo e cieco e murato vivo dentro il proprio orgoglio ed il proprio egoismo, la propria aridità spirituale.
E, quel che è peggio, crede di capire, anzi, crede di aver capito; solo perché possiede numerose nozioni, ritiene anche di conoscere: ma capire è un’altra cosa; la sua è una intelligenza sterile, che non capisce, che non getta ponti verso l’esterno, perché non sa dire “tu”, non sa uscire da se stessa, è prigioniera del proprio orgoglio intellettuale, del proprio egoismo, della propria sensualità; ignora la semplice verità che si conosce realmente solo quel che si ama, perciò se non si ama niente e nessuno, nulla si conosce, si è sprofondati nell’ignoranza più completa.
Non è stato un filosofo, ma uno scrittore, Bonaventura Tecchi (1896-68), uno scrittore oggi alquanto dimenticato, non citato mai nelle antologie scolastiche, non ricordato mai nei salotti televisivi, a scrivere alcune delle pagine più acute sul dramma dell’uomo moderno chiuso in se stesso, avvitato nel proprio egoismo e incapace di vera relazione con il prossimo.
Vale la pena di riportare alcuni passaggi dall’ultimo capitolo del suo romanzo «Gli egoisti», per la loro chiarezza esemplare, per la straordinaria penetrazione e per la lucidità concettuale che rivelano, ignote a molti, troppi sedicenti pensatori contemporanei, magari tanto acclamati dalla critica e così spesso invitati a pontificare in televisione o nei pubblici convegni, riempiendo le sale di pubblico adorante (Milano, Bompiani, 1959, pp. 311 sgg.): Leggi il resto dell’articolo










FREE YOUR MIND!