Gli olocausti non sono quel che pensate. Ma Prodi ci è andato vicino

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di Liliane Tami

Prima di iniziare tale discorso sul genocidio è bene fare una parentesi per spiegare le differenze semantiche che vi sono tra questo termine, oramai inflazionato, e la parola Olocausto. Queste due parole sono troppo spesso confuse, quando invece un’analisi corretta dei fatti richiede la più totale precisione nell’uso dei lemmi.

Secondo la Bibbia l’olocausto è un sacrificio che avviene tramite combustione di un corpo da immolare a Dio. Gli olocausti presenti nella Torà avvengono solo ed eslusivamente attraverso il rogo di piante ed animali, in quanto Dio sembra apprezzarnel’odore. Inoltre, il termine Olocausto deriva dal greco “ Olos ( tutto) e “kaustos”, che appunto significa “bruciato”. Nell’attuale tradizione cristiana cattolica, gli olocausti vengono frequentemente perpetuati tramite l’accensione di aromi, spezie ed incensi. Nell’ultimo secolo, soggiogato al post-moderno, la questione linguistica ha iniziato ad attenersi sempre meno alla vera valenza semantica dei termini per riscoprirne un uso più estetico.

Proprio attorno a quest’impossibilità di tradurre esattamente un termine-segno con un preciso concetto ha a lungo dibattuto Quine, il filosofo del linguaggio per eccellenza, nei suoi studi presenti nel testo “ Parola ed oggetto” ha fatto venir meno il rapporto di differenziazione che vi era tra metafora e significato reale. Così, da questa rivoluzione estetica del linguaggio, liberato da un rapporto biunivoco ed imprescindibile con la realtà, si è iniziato ad usare il termine olocausto anche per designare, in modo scorretto, esplosioni, incendi, roghi e quant’altro avesse a che fare col fumo e col fuoco. È per questo che, attualmente, i ragazzi dei licei devono patire la beffa di leggere nei loro libri titoli come “L’olocausto di Nagasaki” o l’”Olocausto degli Armeni ” o “Olocausto degli Ebrei e dei testimoni di Geova” senza che venga loro spiegato chiaramente che si tratta di metafore.

Sì, questi eventi hanno portato certamente dei dolori, delle macerie e dei roghi di carne, ma una sana pignoleria mi costringe a ribattere dicendo che no, il significato esatto del termine olocausto implica la totale e completa carbonizzazione della vittima da immolare. Il ridurre un singolo cadavere ai suoi elementi di base, ossia gas e frammenti ossei, è un usanza atavica che si ritrova da millenni in Asia e che di recente è stato importato nel mondo cristiano cattolica. Durante la seconda guerra mondiale molte spoglie umane, sia di tedeschi che di altre popolazioni, per una questione numerica ed igienica sono state sottoposte a cremazione anzichè ad inumazione. Ciò ha recato particolare scandalo solo presso i popoli giudaici e i testimoni di Geova, perchè la loro tradizione afferma che i corpi debbano essere inumati integri, al fine di poter risorgere dopo l’Apocalisse. Per loro l’offesa morale di non esser seppelliti è immensa, ed è per questo che sono gli unici a lamentarsi così tanto d’aver subito un olocausto.

L’uso del termine olocausto in ambito bellico è quindi utilizzabile solo a patto di sottolinearne la valenza estetica e metaforica . A causa dello scorretto uso tale parola ha perso la sua valenza sacra ed è diventato sinonimo di “eliminazione” e “ genocidio”. Un genocidio è invece la totale e completa estirpazione di un ceppo genetico, etnico e culturale da una data regione. È per questo che , attualmente, è possibile parlare di un tentativo da parte della Commissione Europea di perpetuare un genocidio.

Massimo teorico dell’annientamento genetico delle popolazioni europee è Romano Prodi, che in un ciclo di conferenze intitolato “Disuguaglianze. Perchè?” tenutosi presso l’università di Pavia e alla Bocconi nel mese di settembre 2014 ha ribatito queste sue idee totalitarie. Nonostante il perbenismo imponga di non parlare di pulizie etniche Prodi ha enfatizzato l’importanza di annientare tutte le differenze culturali ed antropologiche che vi sono tra le diverse nazioni europee. Esponendo la sua teoria di annientamento identitario, a partire da un processo di centralizzazione bancaria e politica, perpetuato dalla Commissione Europea e dalla banca Centrale,con la conseguente cancellazione dei confini, l’eliminazione delle tradizioni e la più totale fusione tra le diverse culture, ha esposto il suo progetto di unificazione di tutto il mondo. Il suo programma di pulizia etnica prevede innanzitutto l’estirpazione radicale dei popoli che, avvalendosi del diritto di autodeterminazione voglio lottare in favore di una secessione, come i Catalani, i Bretoni, i Padani e gli Scozzesi. Per perpetuare questo mostruoso crimine contro l’autodeterminazione dei popoli, l’ex presidente della Commissione Europea ha detto che è disposto ad usare ogni mezzo, sia esso burocratico, economico o politico.

Hitler, i califfi e Pol Pot hanno usato il sangue per eliminare le etnie di loro sgradimento. Romano Prodi, con la scusa dell’”Uguaglianza sociale e dell’unificazione”, le elimina mediante il lavoro in ufficio e la propaganda. Dotato di una capacità oratoria degna di Goebbels, Prodi insinua nei suoi ascoltatori il pericolosissimo tarlo del volere annientare le identità etnicamente e culturalmente differenti. Il suo obbiettivo è quello di mischiare tutte le popolazione del mondo, al fine di creare una nuova umanità tutta uguale, priva di identità etniche, orfana di valori e soprattutto priva del proprio patrimonio genetico, culturale edantropologico.

La strategia della Commissione Europea di perpetuare un lento genocidio consiste nell’ibridare le singole identità nazionali le une con le altre tramite l’abolizione dei confini e con la più totale fusione con le altre civiltà, come quella Americana ed Africana. Romano Prodi ha esplicitamente detto che in futuro non dovrà più esserci alcuna forma di disuguaglianza, esattamente come diceva Hitler quando con gioia contemplava le sue conquiste. Anzichè avvalersi del ferro e del fuoco per perpetuare questi crimine contro l’umanità, a scapito delle minoranze di cultura diverse, i partiti europeisti si avvalgono del becero populismo e della promessa di felicità trovabile solamente in un mondo di cittadini tutti iper-tassati, soggiogati all’organo non democratico della Banca Centrale e, soprattutto, tutti identici l’uno all’altro. Per eliminare un popolo, come quello dei Scoti , dei Galli Bretoni e dei Longobardi della Lombardia, bisogna innanzitutto fingere che essi non esistano. In seguito, anzichè far la fatica di metterli nei forni crematori, basta fare un rogo dei loro diritti e delle loro libertà.

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Un Su-25 ucraino a stretto contatto con l’aereo malese poco prima dello schianto

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L’esercito russo ha rilevato un jet da combattimento SU-25 ucraino guadagnar quota (tipica manovra d’attacco, N.d.t.) nei confronti del Boeing (malese, N.d.t.) MH17 il giorno della catastrofe. Kiev deve spiegare perché il jet militare stava seguendo l’aereo passeggeri, ha detto il Ministero della Difesa russo.

“Un jet militare dell’aviazione ucraina è stato rilevato guadagnar quota, a una distanza dall’aereo malese tra i 3 e i 5 chilometri”, ha detto il capo della Direzione Operazioni Principali del quartier generale delle forze militari russe, il tenente generale Andrey Kartopolov, durante una conferenza stampa a Mosca.

“A [Noi] piacerebbe ottenere una spiegazione del perché il jet militare stava volando lungo un corridoio dell’aviazione civile, quasi allo stesso tempo e allo stesso livello di un aereo passeggeri”, ha dichiarato.

“Il jet da combattimento SU-25 può acquisire una quota di 10 km” ha aggiunto. “E ‘dotato di missili aria-aria R-60, in grado di colpire un bersaglio a una distanza fino a 12 km, e la gittata di sicurezza arriva a 5 km.”

La presenza del jet militare ucraino può essere confermata da riprese video effettuate dal centro di controllo di Rostov, dichiarato Kartopolov.

Al momento dello schianto dell’MH17 un satellite americano stava volando sopra l’Ucraina orientale, secondo il Ministero della Difesa russo. Ha esortato gli Stati Uniti a pubblicare le foto satellitari ed i dati acquisiti.

Inoltre, l’MH17 si è schiantato nella zona coperta dai sistemi Buk dell’esercito ucraino, missili semoventi terra-aria a medio raggio, ha detto il generale russo.

“Abbiamo immagini spaziali di certi luoghi, in cui è stata dislocata la difesa aerea dell’Ucraina, nel sud-est del Paese”, ha osservato Kartapolov. Le prime tre immagini che sono stati mostrate dal generale, sono datate 14 luglio. Le immagini mostrano sistemi di lancio di missili Buk a circa 8 km a nord-ovest della città di Lugansk – un veicolo semovente e due lanciatori, secondo l’alto ufficiale. Un’altra immagine mostra una stazione radar vicino a Donetsk.

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Mentre la terza immagine mostra la posizione dei sistemi di difesa aerea vicino a Donetsk, ha spiegato. In particolare, si può vedere chiaramente il sistema semovente, circa 60 unità di attrezzature militari e speciali, ha spiegato.

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“Le immagini di questa zona sono state anch’esse effettuate il 17 luglio. Bisogna notare che il lanciamissili è assente [dalla scena]. Il numero cinque nell’immagine mostra il sistema missilistico Buk la mattina dello stesso giorno nella zona di Zaroschinskoe – 50 km a sud di Donetsk, e 8 km a sud di Shakhtyorsk “, ha detto il Kartapolov

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Traduzione di Massimiliano Greco per Stato e Potenza

Fonte: RT

Istituzioni e media dalla parte del Sionismo

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di Alessio Pizzichini

False-flag o no, l’uccisione dei tre ragazzi israeliani ha dato il pretesto alla forze armate sioniste di bombardare quel poco che è rimasto della Palestina. Sono più di 80 i Palestinesi uccisi e centinaia i feriti, secondo la Rete Italiana SIM (International Solidarity  Movement), in questi tre giorni (numeri in continua crescita). A questi vanno aggiunti gli innumerevoli imprigionati senza prove e le decine di persone picchiate perché non ebree, tra cui bambini e ragazzi, senza dimenticare Mohamed Hussein Abu Khdeir, il diciassettenne rapito, picchiato e bruciato vivo. L’Unione Europea, premio nobel per la pace 2012, ha prorogato fino a giugno 2015 la missione EUPOL COPPS, consistente nel finanziamento di circa 9,8 milioni di euro per supportare la costruzione dello Stato Palestinese nell’ottica di un lavoro comune per la risoluzione del conflitto Israelo-Palestinese. D’altro canto finanza anche la ricerca bellica di Israele attraverso la IAI (Israel Aerospace Industrie) con 53 miliardi di euro, e ha finanziato Afcon, il costruttore di rivelatore di metalli per i check-point militari in territori occupati palestinesi. (Ciò dichiarato dalla stessa Commissione europea, che confermò che l’ IAI era una dei 34 soci israeliani impegnati nei 26 progetti finanziati dall’UE per la tecnologia dell’informazione.) Contraddizione che rivela ancor più marcatamente quanto l’Unione Europea sia subordinata allo stato di Israele, economicamente e militarmente il più potente al mondo.

A capo di ogni organizzazione e istituzione siede un sostenitore del Sionismo, appoggiato dai media di regime, anch’essi inchinati a denaro e successo promessi in cambio di una propaganda spudoratamente schierata. Si guardi Matteo Renzi, la cui vittoria alle recenti europee è stata guidata da tutti i media, che mai così palesemente hanno sostenuto un politico. Da media sia di destra sia di sinistra, a rimarcare quanto inattuale sia oggi questa dicotomia. A invitare a votare Renzi fu anche la comunità ebraica di Roma: “Fatelo per Israele, votate Renzi”. L’ultimo socialdemocratico a capo del PD Bersani, per quanto sia criticabile, considerava le posizioni di Renzi su Israele inaccettabili: “Su Israele e Palestina Renzi dice cose che neanche tutte le destre messe insieme…”. E i media Italiani svolgono il loro ruolo di offrire un’informazione di parte e schierata. Ma schierata dalla parte di chi? A destra o a sinistra? Schierata con lo stato di Israele, con le sue politiche imperialiste fiancheggiate da quelle occidentali. Supportano il burattino di turno che prende la strada più breve e spianata per il successo: quella della difesa del Sionismo e dell’imperialismo dell’Alleanza Atlantica, ormai considerabile nostrano.

Fanno passare gli occupati per i terroristi, le azioni dei Sionisti come azioni di legittima difesa; neanche una parola sulle aggressioni delle squadracce ebree a Roma a coloro che si recavano a manifestazioni e presidi di solidarietà per il popolo Palestinese; servizi sulla rabbia e la voglia di vendetta ai funerali di Mohamed Hussein Abu Khdeir, il diciassettenne Palestinese bruciato vivo, e neanche uno sguardo alle manifestazioni degli ebrei che inneggiano allo sterminio degli arabi; lunghi servizi sui tre Israeliani uccisi e il numero dei morti Palestinesi detto a mezza bocca durante il servizio sui razzi lanciati verso i territori Israeliani, come se Hamas disponesse veramente di armi del genere.

Un’informazione vomitevole, di parte, schierata, che legittima l’unico terrorismo nel conflitto Israelo-Palestinese: quello Sionista. Un’informazione che funge da braccio destro per le esportazioni di democrazia, dipingendo come mostri i presidenti che non volevano e non vogliono allinearsi alla politica statunitense e non vogliono trasformare l’economia del proprio Paese in un disastroso neoliberismo basato sulle teorie della Scuola di Chicago. Un’informazione che presenta come sacro e inviolabile il pensiero unico dominante di turno: quello della legittimità di Israele ad esistere. E se sei fuori dal coro sei bollato come anti-semita. Dal dopoguerra ad oggi i partiti politici sono stati indirizzati verso questa via, quella della difesa e del sostegno al Sionismo. Le uniche voci fuori dal coro provenirono da sinistra, sia dal PCI che dal PSI. Dal primo fino alla svolta socialdemocratica ed europeista, dal secondo fino alla sua degenerazione con lo spianamento della strada per il successo di Berlusconi.

Prima il PSI svolgeva quel ruolo di Partito Socialista che difendeva la sovranità e l’identità nazionale, e l’unico, dopo la svolta del PCI, a remare controcorrente in politica estera. Bettino Craxi, nel discorso alla Camera dei Deputati del 6 Novembre 1985, definiva legittima la lotta armata dei Palestinesi contro gli occupanti Israeliani, e sarebbe stato anti-storico non considerarla tale, poiché anche lo stesso Mazzini programmava assassini politici per realizzare l’unità. Dichiarazioni che provocarono reazioni sconcertanti tra le file della DC e dell’MSI, partiti che sempre hanno appoggiato Israele. Il primo il partito filo-americano per eccellenza (eccetto qualche sussulto di libertà), il secondo quel partito che del fascismo ha raccolto la parte borghese e conservatrice tralasciando del tutto quella socialista e rivoluzionaria. Craxi, con tutte le critiche che gli si possono avanzare, fu l’ultimo politico a difendere l’indipendenza nazionale in politica estera e a combattere la sua subordinazione a quella americana. Oggi in Parlamento soltanto il Movimento 5 Stelle parla di sovranità e di autonomia in politica estera. Ma i suoi limiti sono troppi, su tutti quello di non prendere una posizione ferrea definitiva da portare avanti con determinazione.

Fuori dal Parlamento sono tante le organizzazioni e le associazioni di difesa di diritti schierate con la Palestina. Sono altrettanti i partiti e i movimenti politici: dai vari comunisti ai movimenti per la sovranità, e parte delle destre socialiste e conservatrici. Questa divisione è ciò che non permette di creare una forte resistenza multipolare dal basso alla politica estera dell’attuale governo. Mostra cioè l’incapacità di relazionarsi con il presente, i retaggi degli anni passati che non si riescono a superare neanche momentaneamente quando si tratta di opporsi all’imperialismo Sionista e Atlantico e di difendere vite umane innocenti come quelle Palestinesi.

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La partita dell’energia tra Eni e shale gas

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di Francesco Carlesi

La fratturazione idraulica è una tecnica d’estrazione di gas che sta assumendo sempre più importanza e notorietà in questi ultimi anni. Per ogni pozzo, trenta o quaranta milioni di litri d’acqua, miscelata con sostanze chimiche (coperte da segreto industriale) vengono sparate con una pressione che frantuma la roccia, liberando il gas, che viene catturato e commercializzato. Tutto ciò sta diventando un’impressionante arma nelle mani degli Stati Uniti d’America, i maggiori produttori e consumatori a livello mondiale del cosiddetto shale gas, i cui prezzi rispetto alle risorse  energetiche tradizionali appaiono estremamente competitivi. Non a caso, sono proprio le lobby industriali americane ad opporsi alla vendita verso l’estero dello shale, per mantenere un vantaggio economico non indifferente rispetto ai concorrenti europei e asiatici. Difficile credere che sarà così per sempre.

La questione ucraina si inserisce appieno in questo contesto. Impossessarsi del paese – chiave attraverso il quale passa la maggior parte del gas russo per l’Europa (e quindi l’Italia) avrebbe un valore strategico fondamentale per gli Usa nella “lotta energetica” che anima le maggiori potenze mondiali. A quel punto, infatti, potrebbe essere facile per il paese a stelle e strisce entrare sul mercato con lo shale gas da dominatore incontrastato. I recenti incontri diplomatici di Obama e il tentativo di isolare la Russia nascondono anche questa valenza.

La nota vicenda del South Stream (che “bypassa” l’Ucraina) assume quindi una volta di più carattere vitale per l’Italia, in una partita in cui è l’indipendenza nazionale ad essere in gioco. Centrale per il nostro paese e il suo “braccio armato”, l’Eni di Scaroni, sarà anche la capacità di differenziare le fonti di approvvigionamento energetico. All’ordine del giorno vi è la questione della Tap (Trans Adriatic Pipeline), che  dovrebbe portare gas naturale dall’Azerbaijan all’Italia tramite Grecia e Albania. Questo progetto di Gasdotto Trans-Adriatico prevede la realizzazione di un nuovo metanodotto di importazione di gas naturale dalla regione del Mar Caspio all’Europa, lungo circa 870 km, con approdo sulla costa italiana,  nella provincia di Lecce. Sarà dura però superare le perplessità di ambientalisti e partiti politici (SEL in primis), che si oppongono strenuamente alla realizzazione in questione.

Importante è anche il gas proveniente dalla Libia, in cui ancora subiamo le conseguenze dell’intervento armato contro Gheddafi, grazie al quale Francia e Inghilterra si sono inserite nel paese mettendo in pericolo i nostri interessi. Tornare a essere “matteiani” e recuperare le posizioni in Africa, un continente nel quale oltre alla tradizionale presenza francese si stanno facendo prepotentemente strada attori quali Cina e Brasile, è una delle sfide più importanti che si pongono di fronte alla nostra nazione.

Anche perché, oltre agli Stati Uniti, anche Israele potrebbe diventare un futuro esportatore di gas, se riuscisse a sfruttare a pieno la recente scoperta del maxi-giacimento Leviathan nel Mar di Levante. Stiamo parlando di un paese che che sin dagli anni ’50 tentò di ostacolare le nostre politiche indipendentiste sul piano energetico e delle relazioni internazionali. Riguardo al Leviathan, già si è aperta una lotta, diplomatica e non, tra le potenze della zona come Cipro e Turchia (oltre ovviamente a Russia e Stati Uniti) per trarre massimo vantaggio da una situazione che potrebbe letteralmente rivoluzionare gli scenari.

Come si evince facilmente, le carte in tavola possono cambiare da un momento all’altro. Oltre alle pesanti incognite emerse recentemente riguardo allo shale gas, sia dal punto di vista delle reali potenzialità dei giacimenti che da quello del devastante impatto ambientale, i maggiori nodi da sciogliere per il nostro paese restano legati alla capacità strategica dell’Eni. A Scaroni, impegnato in diversi incontri importanti tra Africa e Washington in questi giorni, il compito di dare voce all’Italia nella complessa rete in cui da sempre si muove la nostra tormentata politica estera.

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I veri costi che nessuno taglia sono quelli della sovranità ceduta

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di Gianni Dessi

Poco tempo fa, ho scritto in una nota che il presunto (?) taglio delle commesse legate all’acquisto dei famigerati, e sonori bidoni, Jet “F35”, sarebbe certamente sacrosanto, ma anche decisamente tardivo e non risolutivo in nulla. Un ritardo che ha permesso di buttare più di 3 miliardi già investiti dagli stessi cialtroni che oggi (ad un solo anno di distanza) dicono essere superflui.
(leggi articolo correlato a fondo pagina)
Ho anche già palesato che Il programma “soldato futuro”, come altri programmi militari, e’ certamente rinviabile a fronte delle esigenze impellenti generate dalla crisi attuale.
Ciò che proprio non mi torna, è la volontà dichiarata dal governo: da un lato, di non sostituire con altro le mancate acquisizioni – queste necessarie a tenere in vita un dispositivo accettabile ed autonomo di difesa; dall’altro, di operare un generale piano di dismissione della logistica militare italiana, rinunciando de facto et sine die alla possibilità di avere una politica militare indipendente.
Non torna, perché si mette in discussione la sicurezza, ed esistenza stessa, di una nazione in quanto tale, salvo avere in mente (non essendo loro né pacifisti né ingenui), il definitivo appalto della difesa ad organismi sovranazionali (UE e NATO), slegandola da ogni possibile ultimo trait d’union con la nazione stessa. Parte del più generale piano di liquidazione della sovranità nazionale italiana residua e dismissione dei suoi beni strategici e produttivi.
Questi tagli – questi si, populisti nel peggior senso del termine ed in assenza di una definita diversa e nuova politica estera, oggi completamente assente – rischiano di essere solo un palliativo ancor più dannoso delle spese.
Infine, giova chiedersi :dove andranno a finire questi risparmi? Ai disoccupati, alle famiglie, ai lavoratori, alle PMI? Ovviamente no, anche li si taglia alla grande. La risposta e’ – dati i parametri e gli impegni vincolanti dei trattati europei – andranno a ripianare il debito truffa ed a finanziare progetti UE e USA.
Il gioco delle tre carte sarebbe completo. Il banco vince sempre e noi continuiamo ad agonizzare.
A ben guardare, basterebbe semplicemente riappropriarsi della propria politica estera e sovranità nazionale (su quella monetaria, leggi articolo correlato a fondo pagina), ma questo non è in discussione e guarda caso va nella stessa direzione di quanto sopra esposto
Vediamo nel dettaglio alcune voci.
Iniziamo con il Fiscal Compact, il quale dovrebbe “comportare, ogni anno, tagli alla spesa ed aumenti delle entrate per complessivi 50 miliardi di euro circa. Nel tentativo di ridurre lo stock di debito pubblico, si ridurrebbe ulteriormente il Pil aumentando quindi il rapporto tra stock e debito”.
Per il MES, l’Italia dovrà versare in scaglioni una percentuale del 17,9% del totale, cioè 125,3 miliardi di Euro, sul totale di 700 miliardi di Euro previsti.
Questo, non è messo minimamente in discussione.
Vogliamo parlare della nostra azione “poco diplomatica” in Ucraina e la volontà di aderire alle (auto)sanzioni europee alla Russia? Il nostro volume d’affari complessivo con la Russia si avvicina ai 28 miliardi di euro ( 10 export e 18,5 import), che verrebbero messi a rischio per assecondare i capricci Neo Atlantici di Mr. Obama e le voglie di mercati e materie prime della Cancelliera Merkel. Per non parlare dei danni alla nostra economia, non solo in materia energetica, che potrebbe causare un irrigidimento delle rispettive posizioni.
Insomma, dopo aver autoboicottato la nostra economia mediterranea e vicino orientale, contribuendo attivamente (e finanziariamente) ad attaccare i nostri migliori partner commerciali, facciamo sepuku anche con quello che rimane.
Giova ricordare i danni fatti con le cosidette “primavere arabe” che, per noi e per loro, si sono rivelati bui inverni. Il danno alla nostra economia è ammontato nel 2011 in un calo del 20% delle esportazioni complessive con il Nord Africa. La riduzione è in buona parte dovuta al crollo (-77%) delle esportazioni verso la Libia, a causa della guerra civile che ha interrotto per alcuni mesi il flusso di beni e servizi. Rilevante, ma certamente più contenuto, è il calo delle esportazioni verso l’Egitto (-12%) e la Tunisia (-11%).
Lo scempio portato avanti in Libia è costato da solo circa 2 miliardi di euro in esportazioni (fonte Camera di Commercio Italo Libica) e circa 1 miliardo di spese militari di guerra.
Con l’Iran (- 20% di solo export nel 2012) l’interscambio (import/export) è diminuito – dal 2011 al 2012 – di 3,5 miliardi. Senza valutare le enormi perdite future in termini di “costo opportunità”. Parliamo infatti, di un mercato di 79 milioni di persone, di cui il 70% tra i 15 e i 64 anni di età, in continua evoluzione.
Con la Siria, si è fatto ben di peggio (- 1,16 miliardi di euro) con l’abdicazione al ruolo di principale partner economico europeo e di terzo partner mondiale (dopo Cina e Arabia Saudita) acquisito grazie agli accordi bilaterali siglati da Bashar Assad e Silvio Berlusconi nel vertice del 20 febbraio 2002. Grazie a quegli accordi l’Italia giocava un ruolo da protagonista nell’estrazione del petrolio e delle materie prime e garantiva alle proprie aziende ruoli di primo piano nella realizzazione di infrastrutture collegate.
Volutamente, e non certo per secondaria importanza, sto tralasciando l’aspetto geopolitico ed umanitario (nel vero senso della parola, non usraeliano del termine), che è ben stato affrontato in molte altre sedi. Gli scempi fatti, e ancora in corso, chiedono vendetta davanti a Dio e agli uomini, italiani e non.
A questo fosco quadro, si dovrebbero aggiungere i costi del mantenimento attivo di truppe, uomini e mezzi, in giro per il mondo a combattere guerre per procura.
Dal dopoguerra ad oggi,ma il 90% negli ultimi 30 anni, le nostre FFAA sono state impegnate in 132 missioni internazionali ( 38 ONU, 27 NATO, 23 UE, 43 altre), di cui ben il 40% di peace keeping ed il 17% di peace enforcement. Ossia, di guerra. Ancora oggi, ben 27 missioni sono in corso, al modico costo di 1,5 miliardi annui “in chiaro”(2013).
Non sappiamo, ma ammontano a centinaia di milioni, i costi occulti delle nostre sovvenzioni in termini di intelligence, armi, logistica e fondi per le operazioni di destabilizzazione per conto della NATO, come in Siria. Come è difficilmente calcolabile la “quota parte” italiana, uscita sempre dalle tasche dei contribuenti, che l’UE impiega per ripianare debiti e assistere stati, da portare nell’alveo della dittatura finanziaria europea e del suo mercato drogato. Gli 11 miliardi promessi alla golpista Ucraina sono ascrivibili a questi.
Last but not least, spendiamo ben 3,5 milioni di euro al mese per l’operazione Mare Nostrum, il cui nome nono poteva essere più ingannevole e inappropriato. Qui, per conto della globalizzazione e dei suoi interessi, ci facciamo carico del “prelievo e trasporto a domicilio” di masse di diseredati (vittime come noi, non certo colpevoli) utili al dumping sociale in patria, alle politiche di deportazione forzata per conto delle multinazionali ed ai criminali progetti delle èlite globali di distruzione delle identità e delle culture (di origine ed arrivo).
Si potrebbe anche andare avanti, ma credo che il quadro (equivalente a centinaia di miliardi di euro) possa bastare.
Appare chiaro che, nel nome dell’Europa e del suo prono servilismo agli USA/NATO, abbiamo distrutto una florida economia e decennali (alle volte, secoli) rapporti di parternariato commerciale.
Ora, ci continuano a chiedere dismissioni e privatizzazioni spacciandole come “necessarie”. Ci impongono rinunce salariali, tagli pensionistici e del personale, diritti del lavoro conquistati in secoli di dure lotte, pretendendo il plauso bovino delle masse anestetizzate da una politica assente e da media criminali e compiacenti. Ci vendono le continue cessioni di sovranità, più o meno mascherate, più o meno popolari, come i rimedi ai mali causati proprio dalla rinuncia al ruolo di Nazione e alla nostra esistenza come popolo, indipendente e sovrano.
Insomma, se proprio si vuole perire, almeno lo si faccia senza essere complici prudenti dell’assassino e con la dignità di una Nazione.

Fonti:
ISN
Newsmercati
Camera Italolibica
CCII
ilsole24ore
Difesa

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Gli americani dietro il Golpe in Ucraina

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di Gianni Petrosillo

Le ingerenze esterne nella sedizione di Maidan vengono a galla con particolari choccanti (non tanto per noi). Dopo la telefonata intercettata dai servizi segreti russi, qui , tra Victoria Nuland, diplomatica americana che ricopre la carica di Assistant Secretary of State for European and Eurasian Affairs per il Dipartimento di Stato USA e l’ambasciatore statunitense a Kiev, Geoffrey Pyatt, nella quale i due decidevano, mandando a quel Paese l’Europa, chi tra le forze golpiste ucraine avrebbe dovuto gestire la transizione, viene rivelata (sempre dall’Intelligence del Cremlino) un’altra comunicazione,  qui , tra la baronessa Catherine Ashton, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea e il ministro degli Esteri estone Urmas Paet.

Quest’ultimo di ritorno da Kiev rivela al politico inglese che “Tanto tra le persone quanto tra i manifestanti ci sono stati morti uccisi dai cecchini. Gli stessi cecchini uccidevano persone su entrambi i fronti. C’è l’impressione sempre più forte che dietro i cecchini non ci sia Yanukovych ma qualcuno della nuova coalizione.” Avete sentito bene. Con tanto di prove fotografiche e dichiarazioni di medici vicini ai manifestanti che hanno soccorso i feriti, Paet mette in guardia i vertici europei su Maidan, che non è quello che si crede, per quanto esista indubbiamente un malcontento popolare verso una classe dirigente corrotta ed incapace di risvegliare l’economia della nazione.

A questo punto non è difficile intuire chi c’è dietro il putsch di Kiev che Bruxelles, nonostante le informazioni in suo possesso, avvalora con aiuto finanziario e sostegno economico. Chi è dunque dalla parte sbagliata della storia, Putin come afferma l’incauto Obama o lo stesso presidente americano? Noi abbiamo segnalato per tempo tutte le “incongruenze” tra la versione dei fatti comunemente accettata dalla famigerata Comunità internazionale e la direzione reale degli avvenimenti in varie occasioni (qui ,  qui qui, qui ). Purtroppo, la nostra voce che sale da un piccolo blog relegato nei meandri della rete viene ricevuta da pochi (ma speriamo buoni).

Tuttavia, non crediate che quanto venuto a galla in questi giorni sia sufficiente a far cambiare opinione ai nostri governanti europei i quali di mestiere fanno i servi della Nato e per hobby i mistificatori dell’evidenza storica. Quindi non aspettiamoci nulla dall’Europa unita, mentre auspichiamo lo scollamento del fronte comunitario a causa dell’emergenza di interessi particolari di qualche membro, come la Germania, che difatti sta timidamente rompendo le righe. Adesso i crucchi temono che l’ “operazione”, alla quale essi hanno partecipato con subdole istigazioni,  finisca con l’avvantaggiare soltanto il partner d’oltreoceano. Inoltre, referenti istituzionali tedeschi come l’ex premier Schröder e l’attuale ministro degli esteri Steinmeier coltivano buoni rapporti con Mosca. Proprio questi legami sono stati stigmatizzati dalla stampa statunitense e dai caporioni di Washington che si sono affidati alla Merkel, il loro “uomo” a Berlino, per limitare l’azione dei suddetti politici troppo vicini a Putin.

E’ ormai innegabile il dato che i destini dell’umanità siano in mano a pessimi elementi, avventurieri del caos e della destabilizzazione globale, come Barack Obama, detentori di Nobel alle intenzioni smentite dai successivi accadimenti. Il Capo della Casa Bianca è l’unico fuori dalla realtà, essendo il capostipite di una cricca predominante che non vuole accettare la trasformazione degli equilibri planetari e l’evoluzione geopolitica della scacchiera mondiale in senso multipolare. Per preservare questo strapotere, fuori da ogni logica evenemenziale, sta trascinando stati e popoli nel disordine e nella guerra. L’Europa che non vuole sganciarsi da questi poteri internazionali, dai quali si fa dettare l’agenda politica e finanziaria, rischia di trasformarsi in un avamposto della crisi sistemica globale dove tutte le tensioni generali verranno a scaricarsi con grave nocumento per i suoi cittadini.

Nel frattempo, dopo quanto appreso, si dovrebbe immediatamente rimuove lady Ashton dalla funzione che svolge. Tale bar(b)oncina incapace che non aveva nessuna esperienza internazionale alle spalle prima di assurgere a capo della diplomazia europea è l’emblema di questa UE senza coraggio e senza spina dorsale. Un vero delitto verso i popoli europei in un’epoca che si annuncia densa di sconvolgimenti.

 

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Come comprare delle nazioni.

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di Uriel Fanelli

E’ difficile spiegare come mai le crisi finanziarie ci trovino impreparati: l’ultima crisi finanziaria ci ha colti che mentre i membri della classe media erano molto meglio preparati ad affrontare un’apocalisse zombie. E’ come se i dinosauri avessero studiato per dieci milioni di anni come vincere Masterchef, e solo ad un certo momento avessero notato il fottuto asteroide.

Ora, se consideriamo l’esempio dei dinosauri, il motivo per il quale non avevano notato l’asteroide era molto semplice: non avevano gli strumenti per avvistarlo, non avevano l’intelligenza per capirne il pericolo(1), e anche nel caso, non avevano i mezzi per farvi fronte.
Il guaio e’ che le scorse crisi finanziarie hanno colto impreparata la classe media, la quale e’ quella che ha :
  1. La maggiore quantita’ di informazione, e la maggiore propensione ad accettare messaggi anche quando esulano dalla norma, propensione che manca per esempio alle classi alte.
  2. La maggiore flessibilita’ nel pensiero, e la maggiore propensione alla proattivita’, visto che sono ricchi ma non ancora abbastanza da divere di rendita, e la loro posizione, a confronto di quella dei ricchi, e’ in pericolo.
  3. Avevano i mezzi per farvi fronte, dal momento che a perdere i risparmi sono stati loro, ovvero sono stati loro quelli che avevano investito.(2)

 

tuttavia, la classe media ha preferito allenarsi a sopravvivere nel caso di un risveglio dei morti in cerca di cervelli, piuttosto che fiutare l’orizzonte o leggere i segni di un disastro imminente. La prima domanda e’ “perche’?”.
La risposta puo’ essere trovata esaminando le dinamiche notizia-mercato degli ultimi tempi. Prendiamo la Spagna. La Spagna , dicono, si e’ ripresa e se continua su questa strada, vi dicono i giornali italiani, allora sara’ salva. Siete sicuri?
C’e’ qualcuno che ci ha messo qualche fatto, e le cose non stanno esattamente cosi': http://qz.com/164769/spain-economy-is-in-horrific-shape-but-bond-markets-think-the-crisis-is-over/
Tuttavia, si vedono addirittura articoli su giornali abbastanza rilevanti, riguardo al fatto che la Spagna di qui, la Spagna e’ uscita dal progetto di salvataggio, e la spagna riparte, e blablabla. Strano?
No, c’e’ di peggio. Saprete tutti cosa sia stata la NEP. La nuova politica economica sovietica fu una serie di riforme molto simili a quelle cinesi, che produssero un robustissimo picco dell’economia sovietica. Improvvisamente la propaganda russa, seguita dai giornali comunisti italiani, si mise a parlare di questo boom, la FIAT investi’ in Russia, ENI pure, e la gente faceva i viaggi in Russia, ove venivano confinati in zone per occidentali , e vedevano una bella vetrina costruita appositamente.
Non e’ che non potessero uscire o ci fossero guardie col colbacco attorno a loro: semplicemente, mancando le infrastrutture, visitare l’entroterra sovietico era difficilissimo, e quindi i visitatori stavano nei centri delle grandi citta’, confondendo la bellezza di San Pietroburgo con la potenza sovietica. Insomma, andare a visitare l’entroterra russo e vedere la miseria era possibile, il guaio era che , come succede in Cina, l’entroterra era cosi’ povero ed isolato, specialmente d’inverno, che i pochi visitatori dell’ URSS preferivano starsene nel semi-caldo delle citta’, nei quartieri ove gli occidentali trovavano ospitalita’. Un pochino come in Cina.
E siamo al punto: nonostante l’economia sovietica durante la NEP sia cresciuta, eccome, nessuno credeva agli annunci trionfali del regime comunista, dal momento che , si rispondeva “era tutta propaganda”. Eppure la Russia crebbe davvero durante la NEP, aveva mandato il primo satellite in orbita, il primo uomo nello spazio, il primo oggetto artificiale sulla Luna. MA , si diceva “era tutta propaganda”. Il governo dell’ URSS diceva che stava crescendo del 13/15% annuo, che era materialmente vero, ma tutto veniva liquidato in occidente con uno sbuffo: “propaganda”.

La mia domanda allora e': se non avete creduto al regime comunista ai tempi della NEP perche’ non diceva la verita’, essendo appunto un regime comunista con una stampa propagandista, per quale motivo avete creduto ai numeri forniti dal regime comunista CINESE, con la sua stampa propagandista?

Voi direte che certamente non e’ possibile simulare una crescita come quella cinese, per cui se crescono del 13%, crescono del 13%. Davvero? Qualcuno sta iniziando ad avere dei dubbi: hanno confrontato la quantita’ di fatture dichiarate dalle aziende cinesi , in uscita verso Hong Kong, con le stesse fatture registrate dalle ditte che poi prendono la merce e la portano in occidente. La differenza e’ di quasi 100 MILIARDI di dollari. Su quanto? Su 400 miliardi. Il 25% di “gonfiaggio”.

Cosa fanno i cinesi? Vi fanno una fattura da 10, ma nel loro programma di contabilita’ scrivono 100. Quando voi pagate in dollari o euro, aspettano la prossima svalutazione, e solo dopo la svalutazione cambiano i soldi, che a quel punto valgono 100. In questo modo, sinche’ non si confrontano le date ed i cambi, avviene una sopraffatturazione enorme.

Insomma, quando vanno a fare le statistiche, sotto lo sguardo vigile degli ispettori di IMF , OCSE ed altri enti deputati alla revisione, usano fatture che sembrano coincidere coi versamenti. Solo facendo un confronto tra quanto registrato in USCITA dalla Cina e quello registrato in ENTRATA in un posto come Hong Kong (porta verso parte del mondo anglosassone), si sono trovati 100 MILIARDI di export inventato. E nessuno ha ancora confrontato l’export dichiarato dai cinesi con gli USA e con la UE, rispetto ai dati di import.

Trovate la storia qui: http://qz.com/164743/how-more-than-100-billion-in-secret-cash-was-smuggled-into-china-last-year/

Ora, che cosa significa? Significa che i cinesi sono cresciuti essenzialmente per merito di investimenti occidentali, e che non sono probabilmente mai stati nemmeno vicini al 13% di crescita del PIL che vantavano, e che moltissime delle loro “esportazioni” erano praticamente inventate dagli organi di propaganda, come erano inventati i numeri dell’ URSS. Il tutto aveva come scopo quello di attirare investimenti occidentali, e su quelli (e non sulle vendite gonfiate) si basano i bilanci cinesi.

Ma … come mai l’ occidente si e’ bevuto questa merda coi cinesi e non coi sovietici? Perche’ si e’ (giustamente) preso per fumo negli occhi il trionfalismo sovietico, mentre si e’ accettato come oro colato lo stesso trionfalismo da parte del partito COMUNISTA cinese? Che cosa e’ cambiato?

La risposta e’ semplice: e’ cambiata la geografia dei mass media. Se osservate i mass media degli anni ’70 e li confrontate con quelli di oggi, scoprirete che i piu’ seguiti sono in mano oggi a poche famiglie di finanzieri, sia qui che in USA che ovunque.

In pratica, l URSS non poteva certo promettere ricchezza ai gestori di RAI1 e RAI2 se avessero sponsorizzato gli investimenti in URSS, non potevano corrompere Avvenire o Famiglia cristiana convincendoli a parlare bene della crescita russa, e anche i principali giornali del periodo non erano molto inclini alla finanza.

Molto era sotto il controllo dei partiti, e se escludiamo il PCI che possedeva l’ unita’, per i sovietici c’era poco da comprare, e gli stessi partiti non erano tanto facili da comprare coi rubli.

Ma confrontiamo la cosa con la situazione  di oggi. Ci sono essenzialmente tre famiglie che detengono tutta la stampa italiana, ed essenzialmente tutti e tre i partiti.

  • La famiglia Berlusconi ha Mediaset, Mondadori, e’ proprietaria del centrodestra, quando governa possiede molto di Rai, tranne gli irriducibili di RAI3.
  • La famiglia De Benedetti ha l’universo di sinistra, Repubblica, ed e’ proprietaria del PD, RAI3, e tutto il gruppo l’ Espresso, Huffington post Italia, etc.
  • La famiglia Agnelli/Elkann ha Corriere, La Stampa, (3) e anche politicamente non si fa mancare nulla, con  M5S.

Questa e’ la consueta divisione dei poteri italiana: tre grandi famiglie di finanzieri, tre grandi partiti, tre gruppi massmediatici. Niente di che.

Ma la differenza e’ che un tempo erano i partiti ad essere in cima alla piramide, mentre oggi e’ tutta finanza. E la finanza va dove vanno i soldi. Che significa?

Immaginate che uno sceicco arabo decidesse di investire miliardi e miliardi per islamizzare l’ Italia. Gli basterebbe convincere TRE famiglie. Di finanzieri. Dovrebbe cioe’ riempire di miliardi solo TRE famiglie di finanzieri, e da domani TUTTI i media vi racconteranno di quanto e’ bello l’ Islam, sino a farlo diventare una moda , poi indirizzo politico mediante i partiti collegati alle famiglie di finanzieri, e infine la religione dominante.

E’ un esempio, ma vi spiega in che modo i cinesi siano riusciti dove i sovietici hanno fallito:

il governo cinese aveva capito che gli sarebbe bastato promettere guadagni stratosferici ai finanzieri che controllano i media occidentali (ormai in tutti i paesi i media sono posseduti da fondi e finanzieri) , per ottenere recensioni ottimistiche, ed una certa “cecita'” riguardo alla loro propaganda. Essi hanno detto a questi finanzieri: “se ci aiutate nella truffa, ci guadagnate anche voi”.

Lo scopo dei cinesi era di attirare investimenti in un paese arcaico, privo di infrastrutture ed essenzialmente poco scolarizzato (come all’epoca era: ci vollero 20 anni per arrivare ai ritmi di oggi), e lo fecero semplicemente dividendo una fetta coi finanzieri, che in cambio della fetta dovevano usare i loro media per NON denunciare qualche numero “gonfiatino”: l’export cinese era di qualche decina di punti inferiore, la crescita del PIL magari e’ sempre stata – in realta’ – ad una sola cifra, e cosi’ via.

Basto’ poco: i gruppi finanziari che gestiscono TUTTI i media in occidente sono poche decine. Basta dividere la torta con una decina di gruppi finanziari, e pac: tutti i media non si sogneranno neppure PER SCHERZO di denunciare la propaganda cinese riguardo alla crescita del paese asiatico.

Adesso torniamo alla domanda originale: perche’ la classe media si allenava per l’apocalisse zombie mentre arrivava l’uragano? Per la stessa, identica ragione: i finanzieri possiedono tutti i media. La classe media veniva tenuta in una pacchiana ignoranza nella quale il problema non erano i mutui subprime, ma gli zombie.

Nessuno di noi sa di preciso che diavolo stia succedendo nel mondo, leggendo i media posseduti da grandi gruppi finanziari. Guardate la ripresa USA: tutti dicono che c’e’ ripresa, ma se girate per un social network americano qualsiasi, nessuno sembra concordare. Che succede? Succede che si sta gonfiando la borsa, e chi ha ancora due soldi sara’ spinto ad andarci ancora. Risultato? Entro 2/3 anni, si tirano su le reti e si pesca, e peccato per i fessi che rimarranno in mutande.

Qualcuno sta avvisando gli americani che investono a New York che la crisi non e’ finita davvero, che materialmente non e’ cambiato (quasi) nulla, e che sta per scoppiare la bolla cinese, e che quando succedera’ si dira’ “ehi, scusate, si sono sgonfiate le tigri orientali?” (4) e milioni di americani si troveranno di nuovo in tenda, dopo aver sputato sangue per risparmiare due lire.

In generale, il concetto e’ molto semplice: Matrix e’ tutto attorno a te, in un modo particolare. In rete l’informazione si trova anche, ma appare circa cosi':

Se avete la fortuna di beccare il simbolino giusto nel bailamme, allora avete l’informazione utile. Ma se non avete questa fortuna, e visto il numero di simboletti che scorrono tale fortuna e’ assolutamente improbabile, non capirete mai che cosa sta per arrivare.

E passerete il tempo a imparare come sopravvivere ad una apocalisse zombie, quando dovreste invece preoccuparvi di come difendere il vostro reddito.

Mentre i dinosauri non avevano alcuna speranza di far qualcosa contro un asteroide, la classe media potrebbe difendersi semplicemente smettendo di affidare a borse che sembrano casino’ tutti i loro risparmi. Dopo qualche anno di segno meno, per invogliare i risparmiatori ad investire, i governi sarebbero costretti a cambiare le leggi e tutelare un minimo i risparmiatori.

Ma costa molto meno comprare i maggiori gruppi giornalistici,  che sono tutti in perdita ma guarda caso rimangono in piedi – ehi, come mai questi investono in aziende decotte come i giornali? – e convincere le persone che in USA e’ iniziato un nuovo boom economico, che la Cina cresce del 13%, per poi passare il tempo a chiedersi come mai le nazioni che resistono a questi squali sono quelle che la musica della propaganda l’hanno gia’ ascoltata – se non inventata con Goebbels – e hanno sviluppato una sana, naturale diffidenza verso questi pifferai magici.

Come mi scrisse un amico slavo:

voi occidentali siete sottoposti ad una propaganda identica a quella sovietica, e ad un controllo identico a quello del KGB, solo che voi credete che la propaganda siano “notizie”, e credete davvero che il controllo “serva a proteggervi”. Anche a noi hanno detto che la propaganda fosse verita’, e che il controllo serviva a proteggerci, ma almeno noi sapevamo di venire imbrogliati. Noi lo avevamo capito.

Ed e’ per questo che in Spagna c’e’ ripresa, ci sono le riforme, e tutto quanto, mentre il 26% delle persone non ha lavoro: le tre famiglie italiane, o almeno una delle tre, hanno interessi in Spagna. Ed e’ per questo che nessuno parla del tracollo cinese che sta avvenendo ormai da un anno: le tre famiglie che possiedono tutti i giornali hanno interessi in Cina.

Siete voi, in queste condizioni, che non riuscite a difendere i vostri interessi. Certo, potete sperare di capirci qualcosa osservando qualche fiume di dati incomprensibili che girano su Internet, ma e’ come per un dinosauro guardare il cielo stellato: magari poteva vedere qualcosa di strano e luminoso in cielo , ma… “chissa’ che diavolo significa”

Uriel

(1) I polli sono una versione evoluta dei dinosauri. Immaginate solo quanto stupidi fossero i dinosauri, se i polli sono un dinosauro migliorato.
 
(2) Pochi valutano il fatto che se la crisi ha colpito la classe media, e’ perche’ era la classe media a fare uso maggiore (confrontato al reddito) di strumenti finanziari speculativi, piu’ di quella alta.

(3) Il gruppo RCS e’ diventato il gestore di contenuti pubblicitari per La Stampa, il che significa che sono due nomi della stessa “revenue”.

(4) Che si sgonfiarono anche nel 1997, dopo una simile speculazione, ma nessuno ha voglia di ricordarlo.

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