Questo pallone tirato per la giacchetta

 

L’Italia di Prandelli vola in finale ai campionati europei di calcio, contro tutte le previsioni della vigilia, dopo avere battuto con merito la Germania, mentre l’Italia di monti  (che purtroppo é anche la nostra), continua ad inabissarsi ogni giorno di più, come ampiamente previsto, nelle sabbie mobili della povertà e della disgregazione sociale.
Il parallelismo potrebbe anche starci, se proposto con la consapevolezza che il calcio é un gioco, mentre la devastante situazione economica e sociale rappresenta la cruda realtà, del tutto priva di qualsiasi sfumatura ludica.
Quella consapevolezza che al contrario in questi giorni di canicola soffocante, sospesi a metà fra Scipione e Caronte, sembra essere venuta meno troppo spesso ed un po’ a tutti i livelli, tanto nel mainstream quanto fra coloro che costruiscono, leggono e commentano l’informazione genuina su internet.
La pletora di mestieranti d’accatto che compongono le redazioni di giornali e TV…..

dopo avere bellamente ignorato la truppa di Prandelli, esclusivamente oggetto d’inchieste giudiziarie portate col tempismo degno di un orologiaio, di fronte agli improvvisi successi, si é scagliata ad azzannare il pallone con tale furia da fare invidia al Gattuso dei tempi migliori. Senza limitarsi però a riempire i paginoni ed i TG con profluvi di calcio e gossip sempre buoni per oscurare le notizie preganti concernenti il disastro economico, le coltellate di lacrima Fornero ed i nuovi salassi messi in campo dalla banda Monti. Ma preferendo inoltrarsi in territori inesplorati, cavalcando improbabili accostamenti fra calcio e politica, nel maldestro tentativo di trsferire le prodezze del “super Mario” in pantaloncini, nel carniere vuoto del triste Mario di Goldman Sachs.
Così la vittoria dell’Italia di Prandelli, diventa un successo dell’Italia degli usurai, una rivincita sullo spread ed il simbolo di una ritrovata sovranità, che alligna nella fantasia malata (e pagata) di tanti pennivendoli che dispensano sogni a buon mercato, mentre gli incubi sono gratis e vengono distribuiti da Equitalia, senza l’intercessione del circo mainstream.
Se gli interventi dei pennivendoli assortiti hanno rappresentato un fulgido esempio di come non si dovrebbe fare giornalismo, non é andata molto meglio neppure sui social network, dove centinaia di persone socialmente impegnate, che generalmente brillano per lo spessore dei temi proposti e l’accuratezza delle analisi, si sono lasciate andare ad una sorta di guerra di religione, portata con inaudita violenza contro chiunque seguisse la nazionale o festeggiasse la vittoria.
Andando ben al di là della tragedia concernente il massacro dei cani, che rientra nel novero delle brutalità create dal sistema della crescita e dello sviluppo e meriterebbe ben altro approfondimento, tanto coloro che hanno seguito la partita, quanto i tifosi che hanno invaso le strade per festeggiare, sono stati stigmatizzazti come imbecilli senza cervello che pensavano al pallone mentre l’Italia cade in rovina. Con tutto il corollario di derisione, insulti e disprezzo che generalmente si tributa ad un essere inferiore, predicando dal pulpito di chi si é ormai emancipato dal giogo del potere, anche se magari abitualmente pubblica spesso con enfasi sul proprio profilo video musicali e film aventi per oggetto miliardari anglosassoni pagati come e più dei calciatori.
Quando l’Italia vinse i mondiali nell’82 ero un ragazzino di 19 anni e trascorsi la notte per le vie di Torino, fino a sgolarmi con la bandiera in mano, fra una fiumana di gente di ogni tipo ebbra di felicità. Probabilmente non si trattò del momento più fulgido della mia “carriera” e neppure di uno sfoggio d’intelligenza e cultura, però rimane uno dei ricordi più belli della mia giovinezza e di tanti miei coetanei. E non eravamo ragazzotti rimbecilliti che passavano le giornate davanti alla TV, ma una generazione che amava leggere e s’impegnava in politica e nel sociale molto più di quanto non accada oggi.
Ai giovani di oggi é stato rubato tutto, dalle prospettive aoccupazionali al diritto ad un futuro, passando attraverso la possibilità di costruirsi una famiglia e di godere di momenti spensierati.
Se per una sera riescono a dimenticare tutto e si trasformano in tifosi “impazziti” che strombazzano con l’auto e sventolano il tricolore, lasciamoglielo fare in pace, senza dispensare fiumi di moralismo conditi con la maleducazione, affrettandoci a ricordagli che domai si ritroveranno nella stessa merda di oggi. Oltre che poco etico ritengo si tratti di un atteggiamento molto crudele che non dovrebe appartenerci.
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