Syriana

 

Il precipizio di un nuovo conflitto internazionale è di fatto aperto, in Siria. Sull’orlo del baratro, mentre il sangue  viene tragicamente versato, è scontato il retrogusto amaro del “già visto”. I recenti avvenimenti in Libia e, più in generale, l’applicazione del “protocollo” occidentale nei conflitti internazionali degli ultimi due decenni (le guerre di aggressione anglo-statunitensi contro l’Iraq; la guerra “umanitaria” della NATO contro la Serbia; la guerra tuttora in corso contro l’ Afghanistan), fornito mediaticamente di un’ingerenza politico-giuridica  giustificata dall’ipocrita “ideologia” di conquista dei “diritti umani”  (il “bene” contro il “male”, rigorosamente etnocentrico e a “geometria variabile”) presuppongono in un immediato futuro un’altra guerra propagandata come “umanitaria”, che andrà drammaticamente a sommarsi a quelle che di fatto si combattono a bassa intensità ancora in Libia e, sotto il profilo di un’indotta guerra civile confessionale tra sunniti e sciiti, nell’intero Medio Oriente. Un’escalation probabilmente finalizzata, o meccanicamente concatenata, a raggiungere lo strategico Golfo Persico tramite l’aggressione militare all’Iran. Leggi il resto dell’articolo

Questo pallone tirato per la giacchetta

 

L’Italia di Prandelli vola in finale ai campionati europei di calcio, contro tutte le previsioni della vigilia, dopo avere battuto con merito la Germania, mentre l’Italia di monti  (che purtroppo é anche la nostra), continua ad inabissarsi ogni giorno di più, come ampiamente previsto, nelle sabbie mobili della povertà e della disgregazione sociale.
Il parallelismo potrebbe anche starci, se proposto con la consapevolezza che il calcio é un gioco, mentre la devastante situazione economica e sociale rappresenta la cruda realtà, del tutto priva di qualsiasi sfumatura ludica.
Quella consapevolezza che al contrario in questi giorni di canicola soffocante, sospesi a metà fra Scipione e Caronte, sembra essere venuta meno troppo spesso ed un po’ a tutti i livelli, tanto nel mainstream quanto fra coloro che costruiscono, leggono e commentano l’informazione genuina su internet.
La pletora di mestieranti d’accatto che compongono le redazioni di giornali e TV…..

dopo avere bellamente ignorato la truppa di Prandelli, esclusivamente oggetto d’inchieste giudiziarie portate col tempismo degno di un orologiaio, di fronte agli improvvisi successi, si é scagliata ad azzannare il pallone con tale furia da fare invidia al Gattuso dei tempi migliori. Senza limitarsi però a riempire i paginoni ed i TG con profluvi di calcio e gossip sempre buoni per oscurare le notizie preganti concernenti il disastro economico, le coltellate di lacrima Fornero ed i nuovi salassi messi in campo dalla banda Monti. Ma preferendo inoltrarsi in territori inesplorati, cavalcando improbabili accostamenti fra calcio e politica, nel maldestro tentativo di trsferire le prodezze del “super Mario” in pantaloncini, nel carniere vuoto del triste Mario di Goldman Sachs.
Così la vittoria dell’Italia di Prandelli, diventa un successo dell’Italia degli usurai, una rivincita sullo spread ed il simbolo di una ritrovata sovranità, che alligna nella fantasia malata (e pagata) di tanti pennivendoli che dispensano sogni a buon mercato, mentre gli incubi sono gratis e vengono distribuiti da Equitalia, senza l’intercessione del circo mainstream.
Se gli interventi dei pennivendoli assortiti hanno rappresentato un fulgido esempio di come non si dovrebbe fare giornalismo, non é andata molto meglio neppure sui social network, dove centinaia di persone socialmente impegnate, che generalmente brillano per lo spessore dei temi proposti e l’accuratezza delle analisi, si sono lasciate andare ad una sorta di guerra di religione, portata con inaudita violenza contro chiunque seguisse la nazionale o festeggiasse la vittoria.
Andando ben al di là della tragedia concernente il massacro dei cani, che rientra nel novero delle brutalità create dal sistema della crescita e dello sviluppo e meriterebbe ben altro approfondimento, tanto coloro che hanno seguito la partita, quanto i tifosi che hanno invaso le strade per festeggiare, sono stati stigmatizzazti come imbecilli senza cervello che pensavano al pallone mentre l’Italia cade in rovina. Con tutto il corollario di derisione, insulti e disprezzo che generalmente si tributa ad un essere inferiore, predicando dal pulpito di chi si é ormai emancipato dal giogo del potere, anche se magari abitualmente pubblica spesso con enfasi sul proprio profilo video musicali e film aventi per oggetto miliardari anglosassoni pagati come e più dei calciatori.
Quando l’Italia vinse i mondiali nell’82 ero un ragazzino di 19 anni e trascorsi la notte per le vie di Torino, fino a sgolarmi con la bandiera in mano, fra una fiumana di gente di ogni tipo ebbra di felicità. Probabilmente non si trattò del momento più fulgido della mia “carriera” e neppure di uno sfoggio d’intelligenza e cultura, però rimane uno dei ricordi più belli della mia giovinezza e di tanti miei coetanei. E non eravamo ragazzotti rimbecilliti che passavano le giornate davanti alla TV, ma una generazione che amava leggere e s’impegnava in politica e nel sociale molto più di quanto non accada oggi.
Ai giovani di oggi é stato rubato tutto, dalle prospettive aoccupazionali al diritto ad un futuro, passando attraverso la possibilità di costruirsi una famiglia e di godere di momenti spensierati.
Se per una sera riescono a dimenticare tutto e si trasformano in tifosi “impazziti” che strombazzano con l’auto e sventolano il tricolore, lasciamoglielo fare in pace, senza dispensare fiumi di moralismo conditi con la maleducazione, affrettandoci a ricordagli che domai si ritroveranno nella stessa merda di oggi. Oltre che poco etico ritengo si tratti di un atteggiamento molto crudele che non dovrebe appartenerci.

La solitudine di chi apre la strada non può essere capita da quanti vengono dietro

 

Ci sono, come è noto, molti tipi di solitudine; ma, in sostanza, possiamo ridurli entro due grandi categorie: la solitudine volontaria e quella involontaria.
Della seconda non c’è molto da dire: è una maledizione, puramente e semplicemente: la persona che ne soffre, ha ventiquattro ore al giorno per tormentarsi con se stessa, per colpevolizzarsi, per sognare impossibili vie d’uscita.
La prima è più interessante, perché, come tutti gli atti liberi e le scelte intenzionali, non soggiace ad alcun destino o ad alcuna fatalità: vi si respira l’aria libera delle grandi altezze e può suscitare in noi ogni genere di sentimento, tranne la compassione. Leggi il resto dell’articolo

L’era post-statunitense

Alla fine del XX.mo secolo, la buona notizia sarebbe stata il crollo dell’URSS come impero che imponeva la sua legge all’Europa centrale, e la cattiva sarebbe stata la sopravvivenza degli Stati Uniti come impero che impone la sua legge su Europa Occidentale, America Latina e altre parti del mondo. La rinascita della Russia e l’ascesa della Cina portano inesorabilmente all’invenzione di un nuovo ordine internazionale, in cui l’anacronistico impero degli Stati Uniti dovrà scomparire. Pertanto, gli strateghi stanno discutendo il modo di limitare gli scontri inerenti ai periodi di transizione. Per il dottor Imad Shuebi, i nuovi leader del mondo, Beijing e Mosca, agiscono con cautela per evitare una guerra mondiale, ma si aspettano dei sanguinosi conflitti regionali.

di Imad Fawzi Shueibi

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Parlare di era post-statunitense, oggi, non è più un pio desiderio o un semplice punto di vista politico. Quando ne ho scritto nel 1991, nel mio libro Le Nouvel Ordre Politique Mondial, era una sorta di analisi prospettica, era impossibile credervi in quel momento. L’incredulità risultava dai fenomeni noti in epistemologia come ostacolo della conoscenza comune o resistenza al cambiamento.

Al momento, il mio pensiero costituiva una rottura epistemologica, che in seguito venne denominata da Nassim Nicholas Taleb con il termine “teoria del cigno nero” o “pensiero laterale” [1]. Ho richiamato l’attenzione sul fatto che, e ne è sempre il caso, le grandi potenze non muoiono nei loro letti. Il pericolo rappresentato dalla morte di questi stati, risiede sia nel fatto che possiedono armi nucleari e sia in un’importante responsabilità storica e strategica. Queste cose non passano. Rimangono nel profondo delle loro coscienze e dei loro ricordi.

I funzionari cinesi e russi non l’hanno mai nascosto, e non si trattava più di eccesso di franchezza, contrariamente a quanto scrive Zbigniew Brzezinski, quando giunsero alla conclusione che l’emergere di Russia e Cina e il declino degli Stati Uniti erano inevitabili, ma che non dovrebbero essere troppo bruschi [2] .Per le grandi potenze, la rottura non è un’opzione. Possono fallire, ma non crollare. In realtà, tali potenze non possono che essere dissolte.

Zbigniew Brzezinski è d’accordo, ma ritiene improbabile che il mondo sia dominato da un unico successore, nemmeno la Cina, e su ciò siamo per ora d’accordo, allo stesso modo siamo d’accordo che la fase del disordine mondiale e dell’incertezza internazionale sia peggiorata a tal punto, nel 2011, che adesso minaccia un caos terribile. Gli statunitensi, come i cinesi e i russi, temono una simile prospettiva, ma per alcuni Stati avventurieri come la Francia e alcuni altri paesi del Medio Oriente, la prospettiva di perdere il proprio status di potenza regionale solleva i timori di un aumento del rischio di destabilizzazione. Le potenze forti temono il caos, mentre le potenze deboli a volte si basano su di esso per infastidire quelle forti, nella speranza di respingerle dalla scena internazionale con perdite minime.

Significativamente, il passaggio verso un nuovo ordine internazionale si è accelerato nel corso del 2011 e del 2012, poiché non vi è stato che un breve intervallo di tempo dall’annuncio di Putin sulla fine dell’unipolarismo, aggiungendo che le potenze emergenti non sono ancora pronte a prendere il testimone, nella sua dichiarazione in occasione del vertice dei BRICS sulla formazione di una nuova economia e nuovo sistema bancario (la Banca BRICS) [3]. Non solo l’innalzamento del tono di Russia e Cina ha portato a due doppi veti, ma ha anche dato a esse un ruolo guida nelle dinamiche attuali del Mediterraneo orientale, il che significa inequivocabilmente sia la fine della della storia statunitense nella regione, che l’incapacità corrente delle diverse parti nel rivendicare una qualsiasi nuova ripartizione.

La dichiarazione di Obama nei primi mesi del 2012, sulla nuova strategia statunitense che si annunciava “vigile e attenta verso il Mediterraneo orientale“, sembrava il riconoscimento del nuovo equilibrio di potere nella regione, insieme all’armamento del vicinato immediato della Cina. Inoltre, le dichiarazioni di Hillary Clinton dall’Australia, sono apparse come un prolungamento di questi propositi su un confronto con la Cina, alla quale quest’ultima si accontentò di rispondere: “Nessuno può impedire al sole cinese di sorgere“.

A causa di queste diverse dichiarazioni statunitensi, la Cina non ha atteso il 2016 per dimostrare la sua nuova potenza. Invece, si è affretta a dichiararsi a favore di un ordine multipolare, riprendendo i termini russi, visto come un ordine internazionale basato su due pilastri attorno ai quali ciascuno dei multipli poli orbiterebbe. Ma il loro asse sarebbe ascendente, mentre l’altro sarebbe in caduta.

E’ diventato chiaro che il peggioramento del conflitto ha profondamente scosso la diplomazia degli Stati Uniti, tanto che furono costretti, nell’aprile 2012, a suonare la ritirata, anche se solo verbalmente, e di chiarire che non vi era alcuna guerra fredda con la Cina. Ciò a seguito di un incontro tra il premier cinese e Kofi Annan. Fu annunciato all’inviato delle Nazioni Unite e della Lega Araba, che Cina e Russia erano ormai le prime potenze, rispettivamente al primo e secondo posto, e che era costretto a coordinarsi con esse. Annan stesso, come testimonia il mondo unipolare dal 1991 agli inizi del 21.mo secolo, aveva dovuto anche assistere alla rovina di questo mondo ed ammettere che la questione del Mediterraneo orientale era una questione di Mosca e Beijing.

Washington è appena uscita da un intero decennio di guerre, un periodo che assomiglia alla corsa agli armamenti con l’URSS, nota come “Star Wars“, che insieme ad altri fattori critici, ha esaurito gli Stati Uniti trasformandoli in una nazione sull’orlo della bancarotta. Ciò li ha indotti ad annunciare un riposizionamento verso la periferia della Cina, nel tentativo di svolgere un ruolo nella regione Indo-Pacifica. Ma hanno ritrattato le loro affermazioni, in modo tale da suggerire agli osservatori che questo stato ha già perso la sua aura di superpotenza. E’ un fatto che quando una potenza minaccia l’uso di una forza, di cui sono dotate solo le superpotenze, perde i due terzi della sua forza.

Il mondo sta cambiando. Stiamo assistendo proprio alla cristallizzazione del Nuovo Ordine Internazionale, la cui formazione era stata rinviata dal crollo dell’Unione Sovietica, ma la maturazione si è accelerata, anche se le nuove potenze non sono ancora del tutto pronte a questo. L’accelerazione degli eventi in Medio Oriente ha costretto questi nuovi giocatori a partecipare al gioco a ritmo forzato. Tuttavia, le conseguenze dell’emersione delle nuove potenze e del declino di quelle, come gli Stati Uniti, che una volta erano leader mondiali, appariranno a breve. Queste si materializzeranno come sanguinose battaglie che non potranno essere risolte che solo dopo che il nuovo ordine internazionale sia stato stabilito, e con il consenso dei diversi attori, secondo il nuovo status di ciascuno.

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«Esistono – dice Niccolò Machiavelli – tre categorie di cervelli…»

 

Di quante specie sono le personalità umane, in rapporto alla loro intelligenza e soprattutto alla loro capacità di comprendere le cose?
Niccolò Machiavelli, ne «Il Principe » (XXII, 2; versione in italiano moderno di Piero Melograni, Milano, Rizzoli, 1995, p. 207) afferma, con la sua abituale concisione e lepidezza, che esse sono tre, e precisamente:

“Esistono tre categorie di cervelli: quelli che capiscono da soli,  quelli che per capire hanno bisogno degli altri, e quelli che non capiscono né da soli né grazie agli altri. I primi sono eccellentissimi, i secondi eccellenti e i terzi inutili”.

Il mio amico Ruggero, più severo e ancora più conciso, sostiene che sono due: perché, di solito, se uno non arriva da solo a comprendere le cose, allora – e a meno che sia già arrivato, per così dire, sulla soglia di esse – non vale nemmeno la pena di spiegargliele. Leggi il resto dell’articolo

L’essenza del Satanismo

 

Una musichetta inquietante di sottofondo, teschi, candele nere e rosse sopra un tavolo.
Sulle pareti stelle a cinque punte e crocifissi rovesciati, mentre in sovrimpressione appaiono inquietanti figuri vestiti di nero, con capelli lunghi e trasandati, dallo sguardo truce.
In questo modo inizia e si sviluppa ogni “servizio” che si rispetti trasmesso dalle televisioni nazionali, ogniqualvolta la cronaca nera riporta in risalto il tema del “satanismo”.
Ed irrimediabilmente, nell’immaginario collettivo, il satanismo si confina all’interno di questi elementi: si ha quasi l’impressione che incontrando un “satanista” per strada lo si riconoscerebbe subito, dal momento che se ne andrebbe in giro vestito di nero, con collane fatte di teschi e croci capovolte sul petto, mentre sottobraccio stringe una gallina pronta per essere sgozzata in uno dei suoi rituali.
Tutti questi aspetti, seppur romanzati, hanno a che fare col satanismo, ma di  esso ne rappresentano solo una piccola parte, quella più prettamente scenografica, anche se non per questo meno pericolosa. Leggi il resto dell’articolo

La promessa del Serpente

 

 

 

 

 

 

 

 

“Ingrato?Essi non lo trovano tale. Al contrario, lo amano. E’ leggero, è infantilmente semplice. Niente sforzo della mente o dei muscoli. Sette ore e mezzo di lavoro leggero e non estenuante, e poi la razione di “Soma” e la copulazioni senza restrizioni e il cinema odoroso. Che cosa potrebbero chiedere di più” ( Nuovo Mondo, A.Huxley, ndFYM)

L’uomo dell’Occidente moderno ha dichiarato la morte di Dio per sostituirsi a Lui.

Primo quadro: l’uomo occidentale evita i lavori più pesanti e noiosi per affidarli ai nuovi schiavi; investe in Borsa e si dedica a speculazioni finanziarie perché la sua aspirazione segreta è quella di non lavorare più, di vivere di rendita, dedicandosi non ai piaceri dello spirito evocati dall’otium umanistico ma ai viaggi, agli svaghi e alle sensazioni sempre più forti, a un tempo di vacanza che vorrebbe far coincidere con l’intero tempo di vita.   Secondo quadro: nei laboratori degli Istituti di Ricerca, finanziati dagli Stati e da privati, si lavora per mettere  a punto i sistemi di manipolazione della vita, di creazione di nuovi organismi vegetali e animali; lo scopo ultimo è il dominio del patrimonio genetico umano per poter prolungare indefinitamente la durata dell’esistenza, anche con le pratiche mediche e le tecniche di trapianto sempre più perfezionate e costose.    Terzo quadro: i satelliti artificiali e gli aerei spia che controllano giorno e notte ogni metro quadrato della superficie del pianeta , individuano un ricercato, un ribelle, un potenziale nemico del sistema, lo scoprono nella sua auto o nella stanza di una casa; un ordine viene impartito a uno dei tanti droni, aerei telecomandati, perennemente in volo; in pochi secondi si dirige versol’obiettivo, gli lancia contro un missile con guida laser e lo disintegra, al suoposto di guida nell’auto o seduto alla scrivania del suo studio. La folgore di Giove.

Lo scenario evocato da questi tre quadri è già realtà. Già si delinea chiaramente il progetto di un’aristocrazia di semidei che vivranno secoli, faranno lavorare per loro gli schiavi e i robots, folgoreranno dall’alto dei cieli chiunque si opponga. Non è fantascienza ma è un film dell’orrore. Quando il progetto sarà compiuto, gli incubi più angosciosi avranno preso corpo. Sta giungendo al parossismo ciò che i greci chiamavano ybris e gli arabi chiamano fitna: l’eccesso, la dismisura, il superamento di tutti i limiti, la negazione dell’ordine naturale delle cose.“Sarete come Dio” è parola satanica, è promessa del Serpente.

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Mercenari per l’Impero: Amnesty International e Human Rights Watch

Commento di Glen Ford di Black Agenda Radio

“Diritti umani” è diventato un termine torturato. I nomi più importanti nel business occidentale sui diritti umani si comportano, in sostanza, come armi dell’arsenale imperiale. Il loro valore per l’impero aumenta in modo esponenziale, da quando Barack Obama ha adottato l’intervento umanitario come  pilastro della dottrina bellica  statunitense. Amnesty International e Human Rights Watch spendono molte delle loro energie “sostenendo gli Stati Uniti e i loro amici nel calpestare la sovranità nazionale degli Stati più deboli – come se i diritti umani possano esistere al di fuori del quadro del diritto internazionale”.

Sotto la presidenza di Obama, l’imperialismo statunitense si maschera da protettore dei popoli del pianeta. Ogni aggressione statunitense, ogni violazione del secolare diritto internazionale, si esprime nella retorica dell’intervento umanitario – un dono del forte al debole. Guerre di saccheggio e di conquista pura vengono sbandierate come atti di nobiltà e di servizio all’umanità. Gli ex colonizzatori europei e i loro cugini degli Stati Uniti, le nazioni che si sono arricchite con il genocidio indigeno e la schiavitù africana, hanno assunto la responsabilità di proteggere gli stessi asiatici, africani e latino-americani che hanno massacrato… solo ieri. Ma, se ieri questi europei e statunitensi non avevano alcun riguardo per la vita e la libertà di tutti i popoli di colore o non-cristiani del mondo, nella configurazione geopolitica di oggi, i diritti umani sono diventati la parola d’ordine imperiale. E, quindi, le cosiddette organizzazioni per i diritti umani occidentali assumono importanza strategica.
Amnesty International e Human Rights Watch sono, in sostanza, delle armi dell’arsenale imperiale. Il loro valore per l’impero è aumentato in modo esponenziale, da quando Barack Obama ha adottato l’intervento umanitario come pilastro della dottrina bellica statunitense. Chi meglio dei sedicenti attivisti per i diritti per giustificare le guerre umanitarie?
A metà maggio, migliaia di attivisti contro la guerra hanno protestato contro il vertice NATO a Chicago, Amnesty International ha organizzato un cosiddetto “Vertice Ombra” di apologeti della guerra degli Stati Uniti in Afghanistan. Ad essi si unì la macabra Madeline Albright, ex Segretaria di Stato di Clinton che aveva detto “che ne valeva la pena“, quando le si chiese della morte di migliaia di bambini a causa delle sanzioni statunitensi contro l’Iraq. Albright, la guerrafondaia, e Amnesty International concordano sul fatto che gli Stati Uniti dovrebbero restare in Afghanistan fino a quando serve, per il bene delle donne afghane. Naturalmente, sono stati gli Stati Uniti che hanno speso miliardi di dollari in una joint venture con Arabia Saudita e Pakistan per aiutare gli islamisti a rovesciare la sinistra, sostenuta dal governo sovietico che aveva cercato la piena parità delle donne afghane. Eppure, solo pochi decenni dopo, Amnesty International salutava gli statunitensi quali grandi difensori dei diritti delle donne afghane.
Amnesty International e Human Rights Watch denunciano la Russia e la Cina come nemici dei diritti umani in Siria, perché hanno resistito a una catastrofica aggressione militare occidentale in quel paese. Amnesty International e Human Rights Watch fanno attivamente campagna per le guerre – e sempre si rivelano essere le stesse guerre che Washington pianifica di condurre.  Hanno fornito gran parte delle munizioni propagandistiche alla guerra degli europei e degli Stati Uniti contro la Libia, dando credibilità alle bugie su un massacro imminente a Bengasi. Entrambe le organizzazioni sono degli impostori mondiali, fingendo di occuparsi di diritti umani sostengono gli Stati Uniti e i loro amici nel calpestare la sovranità nazionale degli Stati più deboli – come se i diritti umani possano esistere al di fuori del quadro del diritto internazionale. Per quanto Amnesty International e Human Rights Watch siano interessati, i diritti umani sono ciò che l’impero dice che siano.
Amnesty International e Human Rights Watch sono semplicemente mercenari dell’impero, e nemici giurati del diritto internazionale.

Per Black Agenda Radio, sono Glen Ford.
Sul web, andate su BlackAgendaReport.com.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

 

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Padri e figli della Rivoluzione Islamica: il clero iraniano affronta il rischio di perdere il potere

Padri e figli della Rivoluzione Islamica: il clero iraniano affronta il rischio di perdere il potere

Il 10 marzo Ali-Akbar Hashemi Rafsanjani, uno dei più famosi politici iraniani si è dimesso dalla carica di Presidente del Consiglio degli Esperti, autorità iraniana molto influente. Questa azione politica ha segnato un nuovo passaggio nella lotta per il potere fra il clero iraniano e la nuova generazione di politici iraniani rivoluzionari. La risposta del clero non si è fatta attendere per molto. Il Majlis (parlamento), gli oratori della preghiera del venerdì e anche il Consiglio dei Guardiani – importanti organi dell’establishment religioso – si stanno mettendo in fila per criticare e denigrare il Presidente Ahmadinejad e il suo comando. A metà maggio la corte amministrativa dell’Iran, che è sotto la pressione dell’establishment religioso, è saltata fuori con un caso contro il capo dell’amministrazione presidenziale, Hamid Baqaei, che è il braccio destro di Ahmadinejad e ha il grado di vice-presidente, sospendendolo dalla cariche pubbliche per i prossimi quattro anni. In precedenza l’assistente personale di Ahmadinejad, Kazem Kiapasha, che era stato promosso nei mesi scorsi come il candidato favorito dal presidente per le elezioni del 2013, è stato arrestato. E secondo fonti di Teheran, molte persone fedeli a Ahmadinejad, incluso il suo amico più stretto Esfandiar Rahim Mashaei (che è anche il capo dell’amministrazione presidenziale), sono state fermate per interrogatori e i siti web a loro legati sono stati bloccati.

Il regime politico esistente nella Repubblica Islamica dell’Iran è ben conosciuto con il nome di velayat-e-faqih (governo del giureconsulto). La divisione fra la sfera spirituale e secolare non esisteva nell’Islam sciita dal principio. La vita quotidiana di ogni musulmano e anche la sua relazione con lo Stato e le istituzioni politiche idealmente dovrebbero essere sottoposte alle prescrizioni religiose contenute nel Santo Corano, negli Hadith del Profeta e degli Imam Santificati. I dodici Imam sono considerati dagli Sciiti come esegeti del Corano. L’istituto dell’Imamato è una fonte di legittimazione del potere. Gli imam-esegeti hanno lo status di leader della Umma. Secondo la teologia islamica Maometto è l’ultimo dei profeti (il sigillo della profezia). Per gli Sciiti la fine del ciclo della profezia (nubuwwat) è allo stesso tempo l’inizio del ciclo dell’Imamato e del walayat. I dodici Imam dello Sciismo sono chiamati Awliya (in arabo) oDustan-e-Khoda (in persiano): Amici o Amati da Dio. Il leader della Rivoluzione iraniana del 1979, l’ayatollah Khomeini nel suo libro Il Governo Islamico giustifica la teoria dell’Imamato nel seguente modo: “Se Allah non avesse scelto fra le genti la Guida che li governerà sulla strada designata dal Profeta, esse (le genti) sarebbero sottomesse al peccato e alla depravazione e il genere umano si allontanerebbe dalla retta via”. Leggi il resto dell’articolo

Iraq denuncia gli USA per saccheggio dei beni archeologici

 

Il governo irachene organizzerà una conferenza internazionale per la restituzione dei beni archeologici saccheggiati durante l’invasione statunitense in questo paese nel 2003.

Il portavoce del ministero del Turismo e Archeologia iracheno, Ali Hashemi, venerdì ha dichiarato che il suo ministero ha in programma una conferenza internazionale per sottoscrivere accordi bilaterali con i paesi vicini e della regione in materia di protezione e restituzione dei beni archeologici che sono stati saccheggiati dai musei e scavi archeologici di questo paese nel corso del conflitto scatenato dall’invasione americana nel 2003.

Hashemi ha inoltre sottolineato che la restituzione dei tesori archeologici rubati è una delle priorità del ministero sulla quale sta lavorando seriamente.

Dal canto suo, il vicepresidente della commissione Turismo e Resti Archeologici del Parlamento iracheno, Talal Hoseyn al-Zobai, ha assicurato che questa commissione denuncerà gli Stati Uniti per il saccheggio dei resti archeologici di questo paese davanti all’UNESCO, giacché la maggior parte dei tesori archeologici del paese arabo sono stati sottratti durante l’invasione americana.

Al-Zobai ha aggiunto che “non ci limiteremo soltanto alla restituzione dei beni archeologici da parte degli USA, ma ci sforzeremo per rivelare il grande ruolo svolto da questo paese nel saccheggio dei tesori archeologici dell’Iraq”.

Washington ha annunciato di possedere attualmente più di diecimila resti archeologici sottratti al paese arabo dal 2003.

Il ministro del Turismo e dell’Archeologia iracheno, Lava Samisam, ha però dichiarato che la cifra dei beni archeologici sottratti illegalmente in Iraq supera quella riconosciuta dagli USA, e si ritiene che le forze britanniche che erano dispiegate nel paese abbiano sottratto più di ottantamila beni archeologici.

 

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