Il manipolatore

La manipolazione è una delle forme che assume la violenza: è , almeno, violenza psicologica – è così perché la manipolazione presuppone – come vedremo- una mercificazione degli altri, l’appropriazione del tutto per una parte, il concentramento sproporzionato del potere decisionale, ecc. La manipolazione è intrinseca al sistema disumanizzante, e si rafforza nel passaggio di formazione di molti che si rassegnano ad essere tanto vittime come carnefici.
Il manipolatore è essenzialmente un codificatore: cioè qualcuno che cerca di controllare il nostro modo di pensare, di sentire o di agire, accomodandolo ai suoi interessi. Il manipolatore può far uso retorico dell’interesse comune, ma lo fa per manipolare o perché identifica tale interesse comune con il proprio.
Al manipolatore non interessa la nostra soggettività,la nostra intenzionalità se non in funzione di operare su questa perché realizziamo ciò che desidera e nonostante quello che noi desideriamo. Apparentemente mostra interesse per la nostra opinione ma solo per cercare di usarla a suo favore.
Il manipolatore può mostrarsi benevolo e gentile ma è solo una tattica per far in modo che abbassiamo le nostre difese rendendoci più vulnerabili.
E’ chiaro che il manipolatore è pragmatico: gli interessa solo raggiungere il suo obiettivo e per questo usa gli altri.
Il manipolatore è molto astuto e usa inganni. Uno di questi inganni è la bugia.
Mente quando quello che dice non corrisponde ai fatti come lui li ha intesi. Cioè, pensa o sa una cosa ma ne dice un’altra.
Mente quando nasconde selettivamente l’informazione che non gli conviene si sappia. Di tutto quello che pensa o sa presenta solo l’aspetto che gli è utile omettendo l’informazione completa.
E’ un ipocrita e un “commediante”, nasconde il suo vero volto e le sue vere intenzioni che non sono quelle che dichiara.
Tende a instillare controllare i monopoli ideologici e organizzativi, in modo che tutta l’opinione e l’azione passino attraverso il suo controllo. A questo scopo per lui è importante rendere difficile o complicare l’accesso di tutti a fonti vere di informazione, dato che il libero accesso a queste diminuisce il suo potere sugli altri. Al manipolatore conviene l’oscurantismo, il recinto mentale che impedisce la comparazione, il giudizio critico, l’opinione informata, ecc.
Per ottenere il monopolio, il manipolatore spesso si erge- per propria decisione- come mediatore, portavoce, rappresentante e simili funzioni. In questo modo riveste se stesso di attributi che apparentemente danno più autorità alla sua parola. Si dà un potere ed un diritto che retoricamente serve a tutti ma che di fatto monopolizza accordandolo alla sua opinione e che non condivide.
Quindi il manipolatore cerca di disinformare. Non solo lo fa quando l’informazione che fornisce è insufficiente , ma anche quando si tratta di una mescolanza confusa di verità e falsità. In questo modo la comprensione dell’argomento risulta difficile o impossibile.
Qualcosa di simile succede quando fornisce un’informazione, anche corrispondente alla realtà, ma irrilevante o secondaria. Facendo si che la nostra attenzione si focalizzi sull’informazione sbagliata sviando così il nostro giudizio verso conclusioni errate.
Quindi il manipolatore è sempre attento a controllare la circolazione dell’informazione. E’ un censore che aprirà o chiuderà valvole d’informazione in modo che gli altri sappiano solo quello che a lui conviene.
Inoltre utilizza certa informazione (sotto forma di immagini o parole) sapendo che muovono in noi associazioni registrate nella nostra memoria, associazioni che muovono pensieri, ricordi, emozioni, che convengono al suo discorso manipolatore. Ad esempio, le parole “dio”, “patria”, “famiglia” puntano a far associare falsamente i migliori sentimenti ai suoi obiettivi.
Un’altra marca distintiva è che niente in lui è un “dare” disinteressato bensì un ragionamento calcolato solo per “ricevere”, anche se usa termini come “amore”, “solidarietà”, “generosità”.
Non solo fa uso dell’informazione ma anche di gesti, atteggiamenti, toni di voce, sguardi, che conferiscono al suo discorso aspetti bivalenti che la nostra attenzione capta come un doppio messaggio che risulterà incomprensibile. Così il manipolatore potrà negare di aver detto questo o quell’altro: far intendere senza dire.
Fa uso dell’estorsione. Per obbligarci ad agire come lui vuole, esercita pressione su di noi minacciando in modo aperto o meno. Nel suo discorso ricorre al classico gioco della ricompensa e del castigo per obbligarci a fare quello che si è prefissato.
Il manipolatore,quando è necessario, si appoggia ad altri per dare peso alla sua opinione. A volte gli basta far capire che qualcuno per cui noi mostriamo grande stima e rispetto è d’accordo con il suo discorso e che lo sostiene. Altre volte ci fa capire falsamente che la sua posizione è condivisa da altri, quindi la nostra opinione resta in minoranza, e questo farebbe sì che le sue motivazioni siano più valide delle nostre.
Ad esempio ci suggerisce che date le premesse A e B (che sono dati veri) del suo sillogismo, la conseguenza “logica” (falsa) è D. Le premesse del suo discorso non sono false, ma le conclusioni a cui arriva e che ci presenta come “verità indubitabili” si. In questo modo dispone il suo ragionamento fallace in modo ingannevole e fraudolento, approfittando della nostra distrazione, ignoranza o confusione. In questo esercizio di logica falsata, ricorrerà spesso per offrire risposte, “prove”, attribuirà intenzioni ad altri, mischierà e salterà punti di vista, farà affermazioni indimostrabili.
Quando non può argomentare la sua posizione o quella altrui ricorre a trucchetti come ad esempio degradare la personalità (non le motivazioni) di coloro che sostengono la posizione contraria. A seconda del caso e la convenienza, farà appello alla demagogia e al populismo facile, o si rifugerà in un elitismo esclusivista che marca distanze.
Quando è necessario indebolire o disarmare le opinioni contrarie, il manipolatore relativizza l’opinione dell’altro. Quando è necessario affermare la propria opinione, la sua interpretazione o posizione assume un carattere categorico e assoluto che disistima qualunque altra opinione.
Il manipolatore fa leva sulle paure e le debolezze degli altri e promuove sempre la dipendenza psicologica. La sua empatia con gli altri non si basa sugli aspetti migliori del prossimo ma in un atteggiamento predatore che sfrutta i punti deboli sui quali poi esercitare pressione.
Ha cura della sua immagine pubblica in modo che venga sempre associata ad attributi che gli permettano manipolare più efficacemente. Secondo il caso cercherà sempre di venir associato a personaggi ed eventi importanti, facendo così che la sua immagine aumenti autorevolezza a causa del suo rapporto con questi. Cerca luoghi di grande visibilità, i microfoni, i riflettori, le fotografie e le riprese in primo piano: in definitiva: di figurare ed essere protagonista. In tutto quello che fa e dice l’”io” è molto presente e marcato.
Il manipolatore ci fa capire continuamente che abbiamo bisogno della sua opinione e approvazione. I successi si devono al suo intervento e i fallimenti alla mancanza di essi. Tutto quello che ci succede passa attraverso il suo controllo. Parla sempre con un’aria d’autorità morale di colui che approva o disapprova quello che gli altri fanno, autorizzando o negando, con critica velata. Il suo tono a volte è accondiscendente e paternalista, così da affermare la sua superiorità e sottomettere. Con questo cerca di creare un’aura di “orientatore” intorno a loro, anche se tal posizione non corrisponde ad una reale capacità di influenzare gli eventi.
Imposta sempre discorsi politici in termini simili agli “alleati”, “avversari”, e “idioti utili”. Si circonda sempre di ossequienti tra i quali vi sono aspiranti manipolatori. La relazione con loro è fragile, dato che l’agglutinante che unisce è la convivenza variabile a seconda delle circostanze. Tra di loro, la parola “amicizia” ha unicamente senso utilitario.
Ovviamente non tutti i manipolatori riuniscono in se stessi tutte le caratteristiche prima descritte. E’ vero che ci sono buoni manipolatori ma esistono anche quelli imbranati e ridicoli.
Il manipolatore fiorisce nei momenti di scarsità d’intelligenza collettiva, di incertezza e di confusione e mancanza di punti di riferimento. Detesta, invece, la decentralizzazione del potere, il libero accesso a tutte le fonti d’informazione, la capacità auto-organizzativa, i punti di riferimento chiari e precisi.
Il grande errore del manipolatore è la sua incapacità di guardare a lungo termine, la sua mancanza d’intelligenza che sostituisce e confonde con l’astuzia. Il suo disprezzo per la soggettività degli altri è la sua stessa trappola. La coscienza dell’essere umano non è passiva ma si tratta di una struttura evolutiva intenzionale che tende ad una maggiore libertà. Tutto quello che va in direzione contraria- inclusa la manipolazione- non può che avere vita breve e un successo provvisorio. Chi va contro l’evoluzione delle cose, va contro se stesso. Ecco che il manipolatore diventa, per sua stessa intenzione, la prima e l’ultima vittima della sua stessa manipolazione.

Tratto da: Los Inmorales Caracteres di Fernando A. Garcia

Traduzione: FreeYourMind!

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One Response to Il manipolatore

  1. Alberto Roncone scrive:

    Non ho capito se si riferisce a Hitler, Peron, Mussolini, Giannini (l’uomo qualunque), Berlusconi o Grillo.

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