Kubrick: il “patto satanico” tra Intellighenzia e Potere

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Nell’ esposizione precedente abbiamo dunque visto come Kubrick sostanzialmente sia, ad un primo livello subliminale di lettura, nient’ altro che il megafono, il portavoce dei proclami e dei “desiderata” che il Potere, attraverso i suoi film, intende far pervenire agli “attuatori”, al ceto dirigente, in una parola all’ intellighentia (detto in senso lato) del tessuto sociale, quella a cui viene conferita superiorità di ceto e potere decisionale, quello strato intermedio posto a “guardia ed attuazione del potere stesso”, ceto oggetto non a caso dell’ attenzione monotematica e quasi maniacale dell’ intera opera del regista.


E se in “2001″ abbiamo un’ anticipazione generica, dai toni transumanistici, niciani e trionfalistici del fantastico destino riservato dal Potere a chi vorrà seguirlo, sembra che nei film successivi, quale moderno Machiavelli, Kubrick si incarichi di fornire il bignami, il libretto d’ istruzioni per l’ uso destinato ai sub-dominanti, dirigenti ed attuatori, preoccupandosi in particolar modo di istruire tale èlite privilegiata su come dovrà selezionare i suoi stessi membri: così Arancia Meccanica descrive tramite Alex il puro reclutamento della pietra grezza già esistente e perfettamente idonea a farsi guardiano del sistema; Barry Lindon ci dice di come le egoistiche pulsioni del singolo dovranno confluire e codificarsi in un preciso comportamento di gruppo ( ossia ci parla del processo di unificazione attraverso l’ interesse superiore dell’ intera classe destinata a diventare egemone ); Shining serve ad istruirla sulla spietatezza dei modi che dovrà essere in grado di rivolgere verso lo stesso ceto della popolazione sottoposta; Full Metal Jacket ci parla ancora del sadico “spirito di branco” destinato a collante cooptante anche delle caratterialità potenzialmente dissidenti e di ogni residuo individuale di umanità (concetti raffigurati attraverso la figura di Joker), e al tempo stesso la mette in guardia dal reclutare elementi non caratterialmente idonei al compito (raffigurati attraverso le figure estreme ma ugualmente “mancanti” di Pyle e del sergente Hartman); Eyes Wide Shut rivela infine come in questo disegno e meccanismo “satanico” si possa solo entrare ma non uscire ( e in questo senso è possibile leggere anche la morte del regista come vero finale del film, da integrare con quella ambigua affermazione “dobbiamo scopare” pronunciata nell’ ultima scena dalla Kidman, a simbolica reiterazione della pura seduzione senz’ anima del potere e del continuo ripetersi tipico del suo modo ciclico di procedere ): e come narra la scena del “processo massonico“, la parola d’ ordine è valida solo per l’ ingresso, ( e non certo per “partecipare” all’ orgia del potere, nè tantomeno per uscire impunemente dal suo meccanismo … )

Così, quelli che al popolino sembrano film scollegati che egli intenderà al più quali magistrali interpretazioni dei vari generi narrativi, ad un livello appena sottostante di lettura ( rivolto a quella stessa intellighenzia che sa decrittarne il messaggio in codice ) non solo acquisiscono una straordinaria consequenzialità narrativa e logica, ma diventano un vero e proprio “canovaccio” dei comportamenti da intraprendere. Ad un livello ulteriore, si svelano simbolicamente anche certi concetti ed eventi-chiave che l’ èlite dovrà saper riconoscere ed interpretare quali “richiami” all’ azione da eseguire ( il monolite e la datazione nel 2001 dell’ inizio dell’ “odissea”; la veste dittatoriale e i tempi ciclici con cui essa dovrà uscire allo scoperto, sostituendosi/sovrapponendosi ai governi per perpetrare i “necessari” eccidi -attraverso crisi, rivolte, guerre- della popolazione in Shining; la chiara dichiarazione dell’ intrigante seduzione del “puro possesso”, della criminosità dei suoi intenti, e della procedura massonica sempre seguita dal potere per la propria attuazione in Eyes ( dove non a caso si richiamano ambienti settecenteschi quali riferimento all’ origine del connubio ) … Il quadro è ora completo: fine del potere è il possesso assoluto dell’ altro, sua ideologia il male, sua attuazione l’ eterno perpetuarsi attraverso lo sfruttamento e l’ eccidio ciclico della popolazione.

Diventa a questo punto molto difficile considerare Kubrick un “accusatore del sistema” fermandosi a tale livello di interpretazione, e la sua opera sarebbe artisticamente banale o nulla se ridotta solo a guisa di un “canovaccio politico-esecutivo” quale possiamo intendere, per esempio, il libello dei “Protocolli dei Savi di Sion“; ma come abbiamo detto il linguaggio filmico in generale, e kubrickiano in particolare, si presta a molteplici livelli di lettura, a suggerimenti interpretativi tanto più ampi ed aperti quanto meno chiusa ed univoca sarà stata la presentazione fattane dal regista. In tal senso la mancanza di interpretazione esplicita, la quasi documentaria osservazione e l’ asettica esposizione delle pure dinamiche, fatta di Kubrick tramite la sospensione del giudizio personale, diventa paradossalmente interpretabile in modo bilaterale: descrivere con tanta precisione un meccanismo equivale infatti anche a svelarlo pienamente a chi abbia “orecchie per intendere”.
Non solo ma, rimanendo indubbia la potenzialità artistica della sua opera per la straordinaria coincidenza di significante e significato, è proprio attraverso il linguaggio specifico filmico che Kubrick ci suggerisce nell’ orecchio le interpretazioni e la denuncia del sistema che non avrebbe ovviamente potuto fare esplicitamente: una denuncia che egli rivolge proprio ( ed anche qui non avrebbe potuto fare altro ) all’ intellighenzia stessa, o meglio ancora a quella parte di essa più colta, più intellettualmente capace e in grado di capire, agli “Artisti” nel senso più proprio del termine, quelli che posseggono lo “shining” atto a penetrare il significato dietro al significante.

Insomma si rivolge a quello “specchio”, in ogni senso, di sè stesso … come attraverso un emblematico messaggio in bottiglia che lui, a sua volta attuatore e vittima del sistema a cui cercherà di ribellarsi appunto in questo modo, lancia ai futuri possibili “adepti” proprio come fa la cortigiana di Eyes Wide Shut con il protagonista Bill, cercando di metterlo in guardia anche a rischio della sua vita.
Kubrick stesso è quella cortigiana, così come “cortigiane” sono in genere tutti gli intellettuali e gli artisti, sempre in vario modo e a diverso livello strumenti e medium del potere ( il pianista non a caso bendato, le “sacerdotesse dell’ orgia”, la moglie Alice, il “doppio sogno” dei protagonisti, quale emblema della doppia vita vero soggetto del film ): “statene fuori” sembra dire in un orecchio ad essi il regista, così come fa la cortigiana con Bill.

E ad essere satanico è proprio il rituale, lo “strano-amore” che si instaura tra i due livelli, l’ adescamento seduttivo, la “cooptazione” del nuovo adepto, (più che il potere in sè stesso che ci viene mostrato in osservazione superiore e ieratica dal palco sovrastante); satanica è la scena di “investitura delle cortigiane” che dovranno sedurre i nuovi arrivati tramite l’ orgia, ossia l’ assaporazione di un potere minore quale piacere derivante dal puro uso strumentale dei corpi concessi …
Il rituale avviene ancora una volta nei due colori contrapposti del nero e del rosso: nero è il Potere, superiore e inconoscibile dietro i mantelli e le maschere, come nero era il monolite e l’ èlite fantasmatica di Shining; ma tale potere si basa su un pavimento rosso e si esplica attraverso il rosso del cerimoniere, così come dell’ interefaccia di Hal 9000 o del fiume di sangue che scorre nel “Redrum” ( murder, ma anche “red room” ) di Shining … Ad indicare non solo come esso si basi sul versamento del sangue dei sottoposti, ma anche gli “opposti ideologici e politici” attraverso i quali ha sempre proceduto nella sua realizzazione pratica attraverso l’ ideologia massonica: e se il potere è in realtà sempre nero, (come dimostrano il monolite, l’ èlite atemporale riunita nella “Gold Room” di Shining perennemente in abiti anni ’20, ecc ), la sua esplicitazione è sempre “rossa”: rosse sono le rivoluzioni come il loro stendardo, rosso è il colore che fa da sfondo ad ogni rituale di morte in Full Metal Jacket, rossi sono il pavimento e il cerimoniere, rosso è il bagno di Shining dove il precedente custode passa le consegne e le istruzioni al nuovo custode … rosso è insomma sempre l’ ambiente che avvolge il “medium”, il colore politico e ideologico dell’ “opposto” necessario all’ avanzamento stesso del nero.

( Breve parentesi: lo stesso concetto lo troviamo ben esplicitato nel filmato di Vasco, dove la locomotiva “storica” che procede attraverso le varie fasi è, ancora, rossa e nera … e che si tratti di una opposizione storicamente artefatta ce lo dice ancora Kubrick in Shining, nella scena dove un orso -emblematicamente l’ orso russo- pratica il sesso orale ad un personaggio dell’ èlite dai tratti inequivocabilmente “wasp”: ormai consapevole delle reali intenzioni del potere, anche la vittima predestinata Wendy ha lo “shining” sufficiente ad intuire, ormai tardi ahimè, che è sola, e che non ci sarà nessun “oppositore” a salvarla ).

L’ innegabile seduzione del potere messa in risalto soprattutto in Eyes, ed il contestuale monito del regista a tenersi alla larga dalle sue lusinghe, sembra insomma riassumere lo stesso rapporto di amore/odio di Kubrick con il sistema di cui si fa portavoce, e al quale offre servigi e dal quale riceve favori … così come sembra evidenziarsi ad un certo punto una sua presa di distanza dallo stesso, dallo star-system e dalla macchina Hollywoodiana, presa di distanza emblematicamente dichiarata anche col suo trasferimento in Inghilterra dove conduce una vita ritirata, lavorando in strutture proprie.

Presa di distanza che prende subliminalmente forma anche in una sorta di “progressiva difficoltà” che i protagonisti cominciano a dimostrare nei suoi film verso l’ attuazione del compito loro affidato: se in Arancia Meccanica il protagonista Alex è il sadico e violento istintuale che non faticherà per nulla ad integrarsi nell’ “ufficialità” del sistema ( nella quale anzi si troverà di nuovo perfettamente a suo agio ), nei film successivi abbiamo una progressiva fatica ed un sempre più chiaro fallimento del protagonista a sottoporsi al suo compito: in Shining il protagonista Jack riesce solo parzialmente e maldestramente a portare a termine l’ eccidio affidatogli dai “messaggeri”; in Full Metal Jakets l’ asservimento psicologico di Joker avviene a fatica e solo dopo un lungo periodo che vede contestualmente il “fallimento” sia della recluta Pyle che dello stesso sergente istruttore; per finire infine con “Eyes” dove il protagonista Bill, contattato in modo evidente da messaggeri femminili raffiguranti la seduzione inizialmente “erotizzante” del potere, (seduzione che vediamo fare la sua comparsa in ogni film, vedi anche la scena della seduzione in Shining ), alla fine ne fugge sconcertato, e pur senza avere il coraggio di un’ aperta denuncia, rinuncia a farsi portatore delle sue istanze … insomma un po’ il percorso di Kubrick medesimo, percorso che lo indurrà a lasciare tanti indizi disvelatori del vero volto di tale potere e dei suoi inganni, non ultimo il probabile inganno “lunare” in cui il regista viene coinvolto.

E certamente Kubrick apparteneva di fatto a quel gotha del potere da lui stesso denunciato: ricordiamo la sua rapida ascesa prima nel mondo dei media cartacei e poi in quello del cinema come regista; ricordiamo che ha certamente collaborato con la Nasa ( lo stesso 2001, film sicuramente “commissionato” quale esplicita propaganda dell’ impegno lunare in concomitanza alla missione Apollo, vede la partecipazione della Nasa quale sponsor e fornitore di riprese girate nello spazio ); ricordiamo l’ innegabile profonda conoscenza di ambienti massonici da lui stesso tanto ben descritti in “Eyes” ed ai quali si accenna praticamente in ogni suo film; ricordiamo che ottenne dalla Nasa per girare “Barry Lyndon” la concessione di un super-obiettivo ( un 50 mm f 0,7 … e chi è pratico di ottiche sa cosa significhi realizzare un obiettivo di tale luminosità, unico al mondo ) già usato per le riprese spaziali, obiettivo che egli bellamente “fa modificare” per adattarlo alle sue esigenze di ripresa ( e chi altri, se non uno molto prossimo ai potenti, avrebbe potuto permettersi tanto ? ) … ricordiamo ancora la sua collaborazione in quella che fu “l’ operazione luna”, cui si prestò per la regia di quegli scatti fotografici mediaticamente destinati ad “integrare” ( o del tutto sostituire ) la documentazione visuale della missione vera e propria.

Come ogni artista, Kubrick stesso è inizialmente un “Alex sui generis”: la sua genialità, intelligenza, creatività, intuizione ( doti che nella “quotidiana normalità” diventano controproducenti e pericolose esattamente come la furia cieca e iconoclasta di Alex ) assumono piena e gratificante efficacia e concreta realizzazione solo se si farà veicolo del potere: fuori da esso sarebbe nulla … come nulla sarebbe quella parte dell’ intellighenzia cui rivolge il suo enigmatico doppio-gioco, il suo ambivalente messaggio a dire che è proprio “questo” il patto col diavolo che si istituisce tra il potere ed i suoi attuatori, patto senza il quale esso non potrebbe nulla … a dire che la popolazione imbelle non ha scampo, e che l’ unico eventuale possibile sovvertimento potrebbe venire solo dall’ èlite stessa, o meglio da quella parte più propriamente “intelligente”, quella dotata dello “shining” necessario a vedere, oltre le apparenze e la seduzione erotizzante, il vero aspetto del potere e del suo diabolico dominio.
Kubrick ( e che parli ora proprio alla fascia più colta ed intelligente dell’ èlite lo dimostra ancora la semplice frase messa in bocca ad Hartman: “Che cazzo di cinematografo è questo ?” … ossia: “Chi, quali e quante persone tra quelle che entrano in un cinema sono in grado di fare una lettura dei suoi film simile a quella data in questo contesto ?” ) svela così lentamente, con questo artificio narrativo che si snoda nel corso dell’ intera sua opera, l’ unico modo possibile di contrastare questo potere: ossia che l’ intellighentia abdichi dai compiti previsti, e finisca per non più accettare le sue lusinghe.

Così assistiamo nel corso della sua opera allo sviluppo di una direttrice duplice ed inversa: mentre da una parte il regista svela sempre meglio il volto del potere, dall’ altra fa in modo che i suoi “attuatori” siano sempre più incerti, fino a fuggirne definitivamente: ed è proprio questa la “rottura del patto satanico” per la quale viene probabilmente punito.

Riassumendo e concludendo, questi i vari livelli di lettura dei suoi film, ( di cui solo il primo e più superficiale livello è rivolto alla gente comune, a quegli “occhi aperti che non vedono” ):

1) Film di genere, molto ben confezionato, che veicola sensazioni che ognuno interpreterà in modo personale ( livello di percezione comune )

2) Un messaggio massonico ben preciso rivolto agli attuatori principalmente mediatici ( livello di comunicazione sottintesa contenuta in molti prodotti mediatici, come abbiamo visto succedere anche relativamente al Festival di Sanremo )

3) Il vero messaggio del regista, affidato allo specifico filmico: colori, suoni, allusioni, simbolismo universale e culturale ( livello di comunicazione riservato ad una ristrettissima intellighenzia in grado di sviscerarne la lettura; livello che elude generalmente anche l’ eventuale censura del potere in quanto non in grado di vederlo o di capirlo ) … ossia il messaggio in bottiglia vero e proprio, che solo chi sarà sulla stessa lunghezza d’ onda potrà leggere e comprendere.

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