I nuovi padroni della biomassa. Biologia sintetica e il prossimo salto verso la “biodiversità”.

“Chi riuscirà a produrre biocombustibili

non solo farà tantissimo denaro….farà storia!…

Quelle compagnie o paesi saranno i vincitori economici

della prossima era allo stesso modo che oggi lo sono le nazioni ricche in petrolio”

J.Craig Venter, Synthetic Genomics, Incs, 10 aprile 2009

L’argomento

Con la scusa di affrontare il degrado ambientale, il cambiamento climatico e le crisi energetiche e alimentare, l’industria propone una “nuova bio-economia” con la sostituzione degli idrocarburi fossili con materia viva, oggi chiamata biomassa. La biomassa più produttiva e accessibile si trova nel Sud del mondo, precisamente nello spazio dove, verso l’anno 2050, potrebbero esserci fino a due miliardi di bocche in più da sfamare, in terre che (grazie al caos climatico) sono in pericolo di ridurre la loro produzione tra un 20 e un 50%.. Nonostante questo potrebbe essere il peggior momento  per esercitare ancora più pressione sugli ecosistemi, viene detto ai governi che la “biologia sintetica”- una tecnologia in via di sviluppo- potrà produrre e trasformare tutta la biomassa necessaria per sostituire tutti i combustibili fossili attualmente in uso. Allo stesso tempo, i nuovi mercati del carbone spingono per trasformare la vita vegetale in “inventari del carbone” per il loro commercio (teoricamente per contribuire alla riduzione delle emissioni).  Le compagnie che promuovono questa nuova bio-economia e che dicono “abbiate fiducia in noi”( energia, chimica, agro affari e silvicoltura) sono le responsabili in primo luogo della crisi alimentare che oggi soffriamo.

Cosa è in gioco

In gioco ci sono l’alimentazione, l’energia e la sicurezza delle nazioni. Il 24% della biomassa terrestre che si produce ogni anno è destinata agli esseri umani e gli speculatori mondiali vogliono approfittare della convergenza tra le molteplici crisi per “mercantilizzare” e monopolizzare il restante 76% della biomassa (e sarebbe di più se si considera la biomassa marina). I settori dell’industria che hanno interesse di trasformare le coltivazioni in biomassa includono quelli che si dedicano all’energia, alla chimica, all’alimentazione, alla plastica, al tessile, al farmaceutico , alla carta e alla costruzione, oltre al settore del commercio del carbone, che crea un mercato combinato di più di 17 bilioni di dollari.

Gli attori

I mass media specializzati riferiscono con frequenza notizie sulle compagnie di recente creazione come la Synthetic Genomics, Amyrisi Biotechnologies e LS9 ma, dietro i titoloni, il capitale per lo sviluppo della biologia sintetica proviene dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, così come grandi aziende energetiche come la BP, la Shell e la ExxonMobil, aziende chimiche come la BASF e la DuPont, o dell’allevamento e silvicoltura come Cargill, ADM, Weyerhauser e Syngenta. Sebbene le prime installazioni industriali “a carattere dimostrativo” sono costruite in Europa e negli USA, i paesi con il maggior volume di stabilimenti attivi includerebbero la maggior parte degli stabilimenti produttivi, dato che in ultima istanza per la nuova bioeconomia “la geografia è destino”. L’industria ha già gli occhi puntati sul Brasile, Messico, Sud Africa e Malesia come luoghi di sperimentazione per questa nuova tecnologia. Nel frattempo, i governi appartenenti alla Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico stanno iniettando più di un miliardo di dollari in sussidi nell’economia delle biomasse.

Convegni

Sia le aziende leader che gli scienziati coinvolti nello sviluppo della biologia sintetica sono d’accordo sul fatto che serva una supervisione e regolamentazione, e riconoscono i potenziali rischi per la bio- sicurezza proveniente dallo sviluppo di nuove specie di microbi e piante. Anche se la biologia sintetica e l’economia della biomassa impatteranno profondamente gli usi del suolo, la diversità biologica, l’ambiente e il benessere umano, tutte queste implicazioni non vengono considerate dai governi e ricercatori. Le Nazioni Unite e Il Convegno sulla Diversità Biologia stanno affrontando attivamente l’argomento sulla biologia sintetica. Ma nonostante le implicazioni negative per la sicurezza alimentare, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO) e il Gruppo Consultivo sulla Ricerca Agricola Internazionale sembrano ignorare gli sviluppi recenti.

Nelle negoziazioni della la Convenzione Delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, i governi del sud non sembrano essere al corrente che il denominato “trasferimento di tecnologia” viene proposto con lo scopo di estendere il monopolio dell’industria sulle tecnologie della biomassa, le risorse e i territori del Sud globale.

 

Le politiche

Nel 2010 si era annunciato che ricercatori in biologia sintetica potessero manipolare l’ADN per costruire microorganismi artificiali e autoreplicanti che non sono mai esistiti prima sulla Terra. Questo avrà delle implicazioni immediate sulla biodiversità, biosicurezza e le economie nazionali. Le forme di vita sinteticamente costruite non dovrebbero essere liberate nell’ambiente!.

Chi sono i nuovi proprietari della biomassa?

Le stesse aziende transnazionali che hanno dato un impulso alla dipendenza dal petrolio durante il XX secolo pretendono ora di stabilirsi come i nuovi proprietari della biomassa.  Quando questo “golpe” si completerà molti dei già conosciuti attori corporativi saranno seduti sulla poltrona principale del nuovo ordine economico mondiale. Sia che le vostre macchine si muovano con biocombustibile, i vostri pc con bioelettricità o le vostre carte di credito si costruiscano con bioplastica, non ha molta importanza, quello che è temibile è che avranno un controllo assoluto (e minaccioso) sui sistemi naturali da cui tutti dipendiamo.

I giganti degli agro-affari e la selvicoltura che già controllano una buona parte delle terre e delle risorse biologiche del mondo sono in testa allo sviluppo della bio-economia e del nuovo mercato della biomassa. Vari nomi familiari appaiono su questa lista: Cargill, ADM, Weyerhauser, Stora Enso, Tate & Lyle, Bunge, Cosan Ltd, ecc.

Le aziende dell’alta tecnologia (biotecnologia, nanotecnologia e software) forniscono nuovi strumenti per trasformare, misurare e sfruttare il mondo biologico, aiutando a sviluppare il mercato dell’ informazione genetica. Tra queste si trovano: Monsanto, Sygenta, Amyris, Biotechnologies, Synthetic Genomics Incs., Genencor e Novozymes.

Le grandi multinazionali farmaceutiche, chimiche e dell’energia si stanno associando ai nuovi bio-imprenditori per modificare i loro processi produttivi e il rifornimento di materie prime. E’ necessario essere aggiornati sui movimenti della DuPont, BASF, DSM, Duke Energy, BP, Shell, Total Oil, Chevron e ExxonMobile, tra le altre.

Le aziende di servizi finanziari e banche d’investimento stanno sviluppando nuove modalità di buoni eco-sistemici, mercati di scambio e di investimento in immobili mentre le vecchie modalità di commercio coi buoni collassano tutt’intorno. Tra queste: Goldman Sachs, J.P Morgan, e Microsoft.

Le compagnie di alimenti e beni di consumo si stanno già orientando verso prodotti, imballaggio e ingredienti “biologici” per potersi presentare ai consumatori come aziende “green”: Procter & Gamble, Unilver, Coca-Cola.

 

Cosa si sta trasformando? Non solo biocombustibili

“Molti pensano alla biomassa come materia prima come un  combustibile liquido tipo l’etanolo e il biodiesel. Invece, la biomassa può essere anche trasformata in una grande varietà di prodotti di uso quotidiano. Di fatto, attualmente esistono molti pochi prodotti costruiti a base di petrolio, come pitture, tinte, adesivi, plastici, che non possano essere prodotti a partire della biomassa”

David K. Garman, Sottosegretario dell’Energia, Scienza e Medio Ambiente durante l’amministrazione Bush.

 

“Abbiamo il modesto obiettivo di sostituire  tutta l’industria petrolchimica e di diventare la principale fonte d’energia”

J. Craig Venter, fondatore della Synthetic Genomics Inc.

Un modo semplice e veloce di capire l’ambiziosa proposta della nuova economia della biomassa è dare uno sguardo alla lista di prodotti e servizi la cui fabbricazione dipende dai combustibili fossili. Dopo di che immaginiamo che ognuno di questi settori produttivi “cambia” e adotta materia vegetale viva come materia prima al posto del petrolio, del carbonio e del gas naturale associato alla materia organica fossilizzata:

Combustibili per il trasporto

Attualmente più del 72% del petrolio viene trasformato in combustibile liquido per macchine, tir, aerei e riscaldamento. Gli agro combustibili come l’etanolo e il biodiesel rappresentano solo l’inizio della trasformazione del mercato dei combustibili liquidi verso la biomassa. Alcuni agro combustibili di nuova generazione sono gli idrocarburi che possiedono le stesse proprietà chimiche del gasolio e del combustibile per aerei.

Generazione dell’elettricità

Attualmente, il 67% della produzione globale dell’elettricità si realizza bruciando carbone, gas naturale e petrolio. Ma, sta crescendo la tendenza a bruciare insieme carbone e biomassa registrando una tendenza verso l’uso di schegge di legno, oli vegetali e residui come combustibile per la produzione di elettricità. Nel frattempo avanzano le ricerche su nano -cellulosa e batterie sintetiche per produrre corrente elettrica partendo da cellule vive, con lo scopo di trasformare la biomassa in elettricità senza bisogno di turbine.

 

Chimici e plastici

Attualmente intorno al 10% delle riserve globali di petrolio vengono trasformate in plastica e sostanze petrolchimiche. Ma per proteggersi dell’aumento dei prezzi del greggio e “riverdeggiare” la loro immagine pubblica, grandi multinazionali chimiche come la DuPont hanno puntato sulla canna di zucchero e il mais come materie prime per la produzione di bioplastici tessili e sostanze chimiche.

Fertilizzanti

La produzione globale di fertilizzanti consuma intensivamente gas naturale. I promotori della biomassa carbonizzata assicurano che hanno trovato un modo biologico per aumentare la fertilità dei suoli a scala industriale.

Tre bioeconomie

La bioeconomia descrive l’idea di un ordine industriale fondato su materiali, processi e “servizi” biologici. Dato che molti settori dell’economia globale si basano su questo (agricoltura, pesca, e la silvicoltura), si parla spesso di una “bio-economia” per descrivere un tipo particolare di ri-invenzione dell’economia globale, cioè una economia che integri le politiche neoliberali e i meccanismi di finanziamento con nuove tecnologie biologiche e modi di produzione

Risulta però che il termine “bio-economia” si usa per descrivere almeno 3 concetti diversi anche se in interrelazione e che si rafforzano mutuamente, tutti aventi per base la nozione che i sistemi e le risorse biologiche possano essere manipolati per mantenere attuali i sistemi di produzione industriale, di consumo e di accumulazione del capitale.

Consumi: L’economia della bio-massa: A volte, è anche conosciuta come l’economia di base biologica dei carboidrati. Qui il concetto principale è che la produzione industriale si sposta dall’uso di risorse di fossili o minerali verso l’uso di materie prime biologiche viventi, specialmente la “biomassa” della materia vegetale, come le schegge di legno, coltivazioni agricole e alghe.

Processi: L’economia della bio-tecnologia: Man mano che l’ADN delle cellule vive viene decodificato in informazione genetica per lo sviluppo di applicazioni biotecnologiche, le sequenze genetiche acquistano un nuovo valore come nuovi elementi formativi dei sistemi di produzione di disegno biologico. A partire dal “sequestro” delle “istruzioni genetiche” delle cellule, piante e animali, vengono utilizzati per realizzare prodotti industriali. L’industria trasforma organismi transgenici e sintetici in “bio fabbriche” che possono essere create in qualunque parte del mondo. La natura viene trasformata per soddisfare gli interessi dell’industria.

Servizi: L’economia dei bio-servizi. Mentre gli eco-sistemi collassano e diminuisce la bio diversità, i nuovi mercati dei “servizi” eco-sistemici favoriscono lo scambio di “crediti” o “buoni” ecologici. L’obiettivo dichiarato è “d’incentivare la conservazione” attraverso l’introduzione dell’affanno del lucro per giustificare l’intervento sui sistemi naturali a grande scala, come il ciclo idrologico, il ciclo del carbone o il ciclo dell’azoto. In modo simile ai “servizi” di un sistema di produzione industriale, questi “servizi eco-sistemici”, creati per privatizzare i processi naturali diventeranno progressivamente più efficaci per servire gli interessi corporativi.

Una privazione non un cambiamento

Pensare che la crescita della bioeconomia e il continuo aumento dell’interesse per la biomassa obbediscano ad una mentalità verde o a una coscienza nazionalista è come pensare erroneamente che i dirigenti delle grandi corporazioni e delle economie dell’OCDE siano motivati da tali interessi. Come è avvenuto nelle precedenti transizioni industriali, quello che c’è dietro l’attuale corsa per la biomassa non sono ideali altruisti ma un ben calcolato interesse per i profitti aziendali. Lontano dal costruire un vero cambiamento verso un nuovo tipo d’economia la transizione verso la biomassa descrive la riconfigurazione della vecchia forma di produrre, di consumare e di accumulare capitale e sfruttare.

In termini economici trasformare la cellulosa e altri zuccheri in base materiale per combustibile, sostanze chimiche e elettricità significa attribuire potenziale di lucro a prati, alghe e rami che prima non erano considerati come fonte di guadagno. Qualunque terreno o corso d’acqua nel quale possano coltivarsi piante ricche in cellulosa si quoteranno magicamente per essere fonti potenziale di biomassa. Questo aspetto si sta accelerando a causa della privazione globale di terreni che ebbe inizio con lo scopo di assicurare le fonti di cibo. Se l’assalto alla biomassa avrà successo, le tecnologie di trasformazione della biomassa- in modo particolare la nanotecnologia, la biotecnologia e la biologia sintetica- diventeranno delle importantissime chiavi per l’estrazione di valore e la crescita delle industrie che controllano tali tecnologie.

Non è un caso che i più ferventi sostenitori della biomassa nell’ultimo decennio siano state le grandi corporazioni biotecnologiche, chimiche, forestali e agroindustriali.

Biologia sintetica- l’innovazione per la biomassa.

Le aree di veloce crescita nell’economia della biomassa, come la produzione di bio-elettricità, usano tecnologia a basso impatto, in contrasto con gli sviluppi proposti dalla biologia sintetica che promette d’espandere le possibilità commerciali della biomassa, accelerando l’appropriazione globale. La biologia sintetica è un’industria che “crea organismi di disegno per agire come fabbriche vive”.

Organismo sintetico: forma di vita costruita da una macchina; un organismo vivo (in genere lievito o batterio) al quale vengono aggiunti filamenti di DNA costruiti da una macchina chiamata sintetizzatore di DNA usando le tecniche della biologia sintetica.

Fine prima parte.

Fonte: etcgroup

Traduzione: FreeYourMind!

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