Che prezzo ha la nuova “democrazia”? Goldman Sachs conquista l’Europa.

FONTE: The Independent

Mentre le persone comuni sono in agitazione per l’austerità e il lavoro, il palazzo dell’eurozona si sta sottoponendo a una trasformazione radicale

La nomina di Mario Monti alla carica di primo ministro è importanti per una quantità incommensurabile di motivi. Sostituendo lo schivatore di scandali Silvio Berlusconi, l’Italia ha smosso l’inamovibile. Mettendo al potere i tecnocrati non eletti, ha sospeso le normali regole della democrazia e forse la democrazia stessa. E ponendo un esperto consulente di Goldman Sachs al comando di una nazione occidentale, ha portato a nuove vette la potenza politica di una banca di investimento che si poteva pensare che invece fosse politicamente tossica.

La cosa più clamorosa: un passo da gigante, o persino l’apice del successo, per il progetto di Goldman Sachs.

E non si parla solo di Monti. La Banca Centrale Europea, un altro attore cruciale nel dramma del debito sovrano, è sotto la gestione di un ex di Goldman, e gli allievi della banca di investimento hanno una grande influenza nei luoghi di potere di quasi tutte le nazioni europee, così come avvenuto negli USA nel corso della crisi finanziaria. Fino a mercoledì, anche la divisione europea del Fondo Monetario Internazionale era capeggiata da un uomo di Goldman, Antonio Borges, che si è dimesso per motivi personali.

Anche prima dello scompiglio occorso in Italia, non c’era alcun segnale che Goldman Sachs desiderasse scrollarsi di dosso il soprannome di “Calamaro Vampiro” e, ora che i suoi tentacoli hanno raggiunto la cima dell’eurozona, gli scettici stanno mettendo all’indice la sua influenza. Le decisioni politiche che verranno prese nelle prossime settimane determineranno se l’eurozona potrà pagare i propri debiti, e gli interessi di Goldman sono intimamente collegati alla risposta da fornire a questa domanda.

Simon Johnson, ex economista del Fondo Monetario Internazionale, nel libro “13 Bankers” ha affermato che Goldman Sachs e le altre maggiori banche sono diventate così sodali ai governi nell’aggravarsi della crisi finanziaria che gli Stati Uniti sono effettivamente da considerarsi un’oligarchia. Almeno i politici europei non sono “comprati e stipendiati” dalle grandi aziende come negli Stati Uniti: “Invece, quello che avete in Europa è un approccio comune tra l’élite politica e i banchieri, un insieme condiviso di obbiettivi e un mutuo rafforzamento di illusioni.”

Questo è il progetto Goldman Sachs. In parole povere, si tratta di portare a sé i governi. Ogni impresa vuole rafforzare i propri interessi con i controllori che potrebbero mettersi di traverso e con i politici che possono fornire vantaggi fiscali, ma questo non è la solita iniziativa di lobby. Goldman in questo caso vuole fornire consulenze ai governi e concedere finanziamenti, collocare i propri uomini ai posti di comando per poi riservare posti di lavoro remunerativi alle persone che escono dai governi. Il Progetto vuole creare un cambiamento profondo riguardo le persone, le idee e il denaro, in modo che sia impossibile scovare la differenza tra l’interesse pubblico e quello di Goldman Sachs.

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Il processo contro Bush e Blair per crimini di guerra a Kuala Lumpur

Bush e Blair processati per crimini di guerra – Accusati formalmente per la prima volta

Global Research
Mathaba.net  31 Ottobre 2011

bush&blair Per la prima volta saranno esaminate le accuse per crimini di guerra contro i due ex capi di Stato.

Dal 19 al 22 novembre 2011, il processo contro George W. Bush (l’ex presidente degli Stati Uniti) e Anthony L. Blair (ex Primo Ministro britannico) si terrà a Kuala Lumpur. Questa è la prima volta che le accuse per crimini di guerra contro i due ex capi di Stato saranno esaminate nel rispetto di una corretta procedura legale.

Le accuse sono state dirette contro gli accusati dalla Commissione per i Crimini di Guerra di Kuala Lumpur (KLWCC), a seguito delle procedure previste dalla legge. La Commissione, dopo aver ricevuto denunce da vittime della guerra in Iraq nel 2009, ha proceduto ad effettuare un’accurata e approfondita indagine per quasi due anni e, nel 2011, ha costituito accuse formali per crimini di guerra contro Bush, Blair e i loro associati.

L’invasione dell’Iraq nel 2003 e la sua occupazione hanno provocato la morte di 1,4 milioni di iracheni. Innumerevoli altri hanno sopportato torture e privazioni indicibili. Le grida di queste vittime sono finora rimaste inascoltate dalla comunità internazionale. Il diritto umano fondamentale di essere ascoltati è stato loro negato.

Come risultato, nel 2008 è stato costituito il KLWCC  per colmare questo vuoto e per agire, come iniziativa  dei popoli, per fornire un modo a tali vittime per presentare le loro lamentele e per avere la loro giornata in una corte di giustizia popolare. Leggi il resto dell’articolo

Monti rinnega i poteri forti…

 

di Alessio Mannino

Punto sul vivo, l’accusato nega, ma negando implicitamente ammette la sua colpa. È quanto è accaduto al neo-premier Mario Monti nel suo discorso d’insediamento di ieri in Senato, là dove l’economista trilateralista e bilderberghiano si è difeso dagli attacchi sui suoi comprovati (e da lui non smentiti) legami con le grandi lobby internazionali: contro l’Italia «non ci sono complotti internazionali» né da parte «dei poteri forti». Giura solennemente il nuovo Presidente del Consiglio: «Sull’atteggiamento del governo posso rassicurarvi totalmente».

Ma siccome Monti non è tanto ingenuo da pensare che tutti gli italiani all’ascolto siano facili boccaloni, eccovi servita la zampata, l’argomento che taglierebbe la testa al toro: «Le nostre modeste storie personali parlano in questo senso, quanto a me è capitato di essere commissario europeo a Bruxelles, non sono sicuro che le grandi multinazionali mi abbiano colto come un loro devoto e disciplinato servitore». Lasciando stare che le storie personali di quasi tutti i ministri, dal superministro Passera in giù, raccontano di precisi rapporti con potentati bancari e industriali e giganteschi conflitti d’interesse, il furbacchione pensa di cavarsela facendo leva sulla sua integerrima condotta di falco antitrust a Bruxelles.

Sfatiamo questo mito, per favore. O meglio, diamone l’interpretazione che ne va data. Monti, allora rettore della Bocconi, nel 1994 fu nominato dall’allora capo del governo Berlusconi come commissario italiano in Europa con la delega al mercato interno e all’integrazione fiscale (tra l’altro missione fallita, stando ai risultati). Nel 1999, dopo le dimissione in blocco della Commissione guidata dal francese Jacques Santer, viene confermato da D’Alema in quella successiva, a guida Romano Prodi. Fino al 2004, Monti ricoprirà l’incarico di commissario per la Concorrenza. In questo secondo e ultimo mandato riesce a ottenere l’impensabile: fa multare la potentissima multinazionale del computer Microsoft per la cifra choc di 497 milioni di euro. Motivo: la società californiana violava le norme concorrenziali infilando nel suo sistema operativo per così dire di soppiatto un programma per il file multimediali tagliando fuori le altre aziende. Un abuso di posizione dominante che andava punito, secondo i princìpi del libero mercato.

Ora, facciamo finta di non sapere che non esiste alcun mercato davvero libero, perché in ogni settori vigono regimi oligopolistici d’acciaio (compreso il settore dei software, dove, almeno in Occidente, si fronteggiano due soli competitor, Microsoft e Apple). Il discorso vero gira attorno al ruolo da paladino dei consumatori, cioè della gente comune, che si attribuisce all’economista tutto d’un pezzo. Indubbiamente è stato lui l’artefice di quell’epocale mazzata all’onnipotente Bill Gates. Ma ciò che si contesta a Monti è proprio il suo essere un fanatico del liberismo, che è l’ideologia ufficiale ed esteriore del mondo d’affari che rappresenta. Gli concediamo di essere in perfetta buona fede, quando si schiera per il dogma del mercato senza cartelli. Il fatto è che questa neo-religione serve da strumento ai padroni del vapore per far tabula rasa dei costi sociali e umani dei loro profitti, di regola non pagando dazio agli abusi e alle storture che seminano sul proprio cammino. La multa inferta da Monti ha fatto scalpore perché costituì un’eccezione (e tale è finora rimasta, senza che le nostre vite siano migliorate di un ette per questa sua foga inquisitoria). Ma Monti ci si è dedicato con dedizione in quanto ci crede sul serio, mentre i suoi cari sponsor, no. Per lui il sacro verbo liberista è la Verità, per mega-imprese e finanziarie intercontinentali è solo un mascheramento di comodo, è come andare a messa la domenica peccando a più non posso durante la settimana. Per chi sogna una società basata su valori diversi dall’economicismo del mercato unico dio, Monti incarna il volto più subdolo e pericoloso del pensiero dominante perché è davvero convinto di quel che fa. Un Torquemada dell’economia di mercato. Che Dio ci aiuti.

Il Ribelle

LA TOSATURA. Ma le pecore non stavano sui Monti? (di Jacopo Berlendis)

Un amministratore delegato di Intesa-San Paolo e super manager in CIR, un presidente del Comitato Militare della NATO, un membro del CDA di Telecom, un ex ambasciatore in Israele e ora negli USA, un ex consigliere della Banca Mondiale e membri di organizzazioni ecclesiali, il tutto coordinato da un advisordi Goldman Sachs, nonché presidente europeo della Commissione Trilaterale e membro del gruppo Bilderberg. Ecco il nuovo governo, insediatosi nell’euforia generale, per la soddisfazione di tutti, o quasi.

Obama è senz’altro il più soddisfatto. Il capo della servitù, divenuto tale dopo decenni di onorato servizio (si ricordi il celebre viaggio di Napolitano a Washington del 1978), ha fatto un ottimo lavoro con i sottoposti. Il cameriere di Arcore ha apparecchiato la tavola, mentre gli chef internazionali, o meglio ancora, europei, Draghi e Monti, hanno preparato succulente ricette (economiche) per il padrone, che, insieme al suo fido pastore tedesco, farà dei nostri settori strategici tanti prelibati Bocconi. Che io sappia, niente panfili questa volta. Poco male, quando si papperanno il porto di Genova come hanno fatto con il Pireo avranno tutto lo spazio per ogni festicciola che vorranno. Leggi il resto dell’articolo

Anche Cicciolina è un “tecnico”, parbleu !

Eppure non l’ hanno chiamata.

il sostantivo “tecnico” è in realtà un “attributo”, che andrebbe di norma accompagnato, per potersi comprendere, appunto dal sostantivo cui si attribuisce: così logica vuole che il mio meccanico sia un “tecnico” del sistema Matteucci-Barsanti, come Cicciolina sia indubbiamente un “tecnico” dell’ erotismo, diversa in questo dalla ginecologa di mia moglie che, pur essendo un “tecnico” della vagina, ha ad essa un diverso tipo di approccio cognitivo ed un professionalmente diverso fine escatologico ( almeno lo spero per mia moglie ).

Questo per chiarire il paradosso ( che riveste ormai TUTTI I PIANI DELLA COMUNICAZIONE, non solo quello linguistico ), col quale viene svuotata ogni intrinseca “realtà concettuale” per sostituirla con la fumosa idea del “Vuoto che Avanza”, idea che fa della sua “non definizione” proprio il suo maggior punto di forza, con una tecnica che possiamo definire, facendo un raffronto storico, di “iconoclastìa luterana”. Leggi il resto dell’articolo

Inizia un’altra guerra per procura della NATO, Ribelli attaccano base militare in Siria

In quello che sta diventando un déjà vu della politica estera occidentale, un altro segmento scontento della popolazione di una nazione musulmana, armato dalla NATO, ha intrapreso un’azione militare offensiva contro il  suo governo.

VOA News riferisce che “i ribelli del Libero Esercito Siriano hanno sparato razzi e colpi di mitragliatrice contro un complesso di intelligence dell’aeronautica, nel sobborgo di Harasta a Damasco, nelle prime ore di Mercoledì.”

La notizia è arrivata da un “portavoce con sede in Germania” sebbene non ci fosse alcuna conferma indipendente dell’attentato che, a quanto riferito, ha ucciso 11 persone.

Nel frattempo, la Turchia e le nazioni della Lega Araba si sono riunite per esaminare ulteriori sanzioni contro la Siria per il suo “rifiuto di porre fine alla repressione” contro i ribelli violenti che sono stati costantemente indicati come manifestanti pacifici dai media occidentali.

La Siria ha attribuito gran parte della violenza a terroristi appoggiati dall’estero, e sta crescendo la prova che dimostra che le sue preoccupazioni erano valide.

Anche prima dell’annuncio di agosto che la NATO stava armando segretamente questi manifestanti siriani,  agenti del Libano legati agli Stati Uniti e all’Arabia Saudita sono stati sorpresi a contrabbandare armi ai ribelli siriani.

Ora con l’attacco militare di ieri, sembra che la situazione in Siria non possa più essere definita come un “giro di vite” del regime di Assad su innocui insoddisfatti che ancora una volta sembrano essere una piccola minoranza di civili siriani.

Nelle ultime settimane, ci sono state manifestazioni di massa di decine di migliaia di fedelissimi del governo che portavano foto di Assad e denuncivano i ribelli.

L’ondata di malcontento in Medio Oriente e Africa del Nord ha permesso alle potenze occidentali di affermare la loro autorità, cosa che sarebbe stata difficile altrimenti. Il risultato è stato un cambio di regime per mezzo di rivolte civili in paesi come la Tunisia e l’Egitto, e otto mesi di guerra della NATO in Libia, per cacciare Gheddafi.

L’Occidente ha seguito esattamente lo stesso piano per il cambio di regime, in Siria, come ha fatto in Libia. In primo luogo, riconoscono l’appoggio ai civili arrabbiati. Poi impongono sanzioni paralizzanti con un ordine esecutivo . Poi, armano l’esercito per procura dei ribelli che vengono poi coordinati da organizzatori stranieri, come l’anonimo  portavoce tedesco di cui sopra. E se la Libia è davvero il modello, all’orizzonte ci sono attacchi aerei della NATO.

Il deja vu in Siria non è privo di ipocrisia, in quanto nessuna ragione è stata data sul motivo per cui si è consentita la soppressione delle proteste popolari in Bahrein, Arabia Saudita, e perfino negli Stati Uniti, senza neanche una parola da parte dei media occidentali.

Mentre gli Stati Uniti predicano il diritto alla libertà di parola in queste nazioni bersaglio,  i campi del movimento “Occupare” sono stati smantellati con la forza e i manifestanti sfrattati, soprattutto a New York e in  Oregon . A Oakland, in California, gli studenti pacifici sono stati brutalizzati dalla polizia Stormtrooper. Immaginate se la Cina avesse cominciato ad armare segretamente i gruppi Occupare perchè potessero difendersi contro la brutalità della polizia.

Ipocrisia intellettuale a parte, la NATO e gli Stati Uniti  proseguono, ancora una volta, con la loro sanguinosa campagna per un cambio di regime in Siria, mentre continuano a battere i tamburi per colpire l’Iran. Con i media occidentali che individuano chiaramente i nemici, a quanto pare nessuno potrà fermare questi continui interventi violenti in Medio Oriente e oltre.

Fonte: Activist Post 17 Novembre 2011
Traduzione: Anna Moffa per ilupidieinstein.blogspot.com

Signoraggio, Sara Tommasi, Marra. Ma davvero.

No, davvero.
Dopo Ruby in mutandeSara Tommasi in mutande, ecco Sara Tommasi senza mutande.
A parlare di signoraggio, ovviamente, primario e secondario.

Non è dato sapere il momento preciso in cui la questione del signoraggio, questione che a suo modo merita una attenta analisi, si sia trasformata in barzelletta.
Successe a dire il vero molto in fretta.
La questione della creazione del denaro dal nulla divenne subito un campo in cui si gettarono a babbo morto illuminati niuegiani di ogni sorta, antroposofisti e freegaiani che videro la luce della stampante fatata.
Più recentemente, la tentazione del possesso di quella magica stampante conquistò  i neototalitaristi di zeitgeist, mentre dalle nostre parti campione indiscusso della “denuncia” rimane l’avvocato Marra, ed il suo sempre più disinibito uso di testimonial più o meno celebri.
Ora, non si sa cosa effettivamente vi sia dietro tutto questo, e perchè la questione debba per forza scadere nel ridicolo.
L’impressione, ed è solo una impressione, è che nei piani alti vi sia qualcuno che si sta divertendo un mondo.

Post scriptum: se qualcuno cercasse un articolo che faccia effettivamente un po’ di chiarezza sull’argomento, in mezzo ad un mare di non-sense, antroposofia e reggiseni mancanti, suggerisco l’ottimo Signoraggio, un falso problema, dal sito Usemlab.   Leggi il resto dell’articolo

E’ nato il governo Vichy

          – Marco Cedolin -

 

Sta insediandosi proprio in queste ore il nuovo governo di occupazione, presieduto da Mario Monti, novello Presidente del Consiglio con delega al ministero dell’Economia e composto da 16 ministri, rigorosamente tecnici.

Tutti, Monti compreso, mai eletti dagli italiani e deputati a portare avanti un programma di governo imposto nei dettagli dalla BCE e mai sottoposto al vaglio degli elettori, che a suo tempo votarono i programmi di Berlusconi e Veltroni, di natura profondamente diversa, se non antitetica, rispetto a quello che verrà realizzato nei prossimi mesi.
Dovrebbe essere chiaro a tutti che non si tratta di un ribaltone, bensì di un’azione estremamente più grave, consistente nell’esautorare completamente il popolo dal diritto di scegliere chi lo governerà e sulla base di quale programma espliciterà il proprio mandato.
In tutta evidenza chiaro non lo è dal momento che i cittadini e le cosidette parti sociali, anzichè trovarsi in strada con il forcone, sono comodamente seduti a guardare la TV o impegnati a tentare di conquistare la benevolenza del nuovo padrone, ragione per cui ci sembra giusto constatare la morte cerebrale intervenuta per asfissia del mito della democrazia.
La lista dei ministri scelti da Monti, che in queste ore sta tenendo banco su giornali e TV, risulta molto oculata e dimostra chiaramente come ci si trovi davanti ad un progetto costruito nel tempo con cura certosina e non certo ad una squadra improvvisata dal professore nel corso dell’ultimo paio di giorni….

Le personalità ed i curriculum sono estremamente rilevanti, così come scientificamente studiata appare la collocazione dei singoli nei vari ministeri.
Ministro della Difesa, nella persona di Giampaolo di Paola, sarà un soldato (ammiraglio) di lungo corso, uomo di spicco della Nato e organizzatore di quasi tutte le missioni di guerra italiane all’estero.
Ministro degli Esteri, nella persona di Giulio Terzi, già ambasciatore a Israele e Washington, sarà un uomo molto vicino all’aministrazione USA, ma anche con lunghe esperienze in seno alla Nato e all’ONU.
Ministro della Giustizia, nella persona di Paola Severino, specializzata nella difesa di personaggi illustri, anche qualora indifendibili, come ad esempio Romano Prodi, Caltagirone e Geronzi, nonché molto vicina agli ambienti dell’università Luiss, sarà un avvocato di grande peso, certo gradito a chiunque perori la “giustiza del portafoglio”.
Ministro dell’istruzione, nella persona di Francesco Profumo, sarà un ingegnere molto vicino al PD, ad Unicredit, a Pirelli e al sole 24 Ore.
Ministro degli Interni, nella persona di Anna Maria Cancellieri, sarà un prefetto in pensione che ha vissuto una lunga carriera da commissario straordinario fra l’emilia e la Lombardia.
Ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture, nella persona di Corrado Passera, sarà un banchiere fino a ieri ad di Intesa, da sempre vicino a De Benedetti e al gruppo Repubblica.
Ministro per gli Affari Europei, nella persona di Enzo Moavero Milanesi, sarà un giudice già in squadra con Monti presso la UE, ai tempi consigliere dei poco rimpianti governi Amato e Ciampi negli anni 90.
Ministro del Welfare, nella persona di Elsa Fornero, sarà un’economista specializzata nella “riforma” delle pensioni, con carriera in Intesa SanPaolo, già editorialista del sole 24 Ore e moglie di Mario Deaglio, economista ed editorialista della Stampa.
Ministro della Coesione territoriale (che roba è?) nella persona di Fabrizio Barca, sarà un economista che ha saputo spendersi fra il MIT, la Stanford University e la Bocconi.
Ministro della Salute, nella persona di Renato Balduzzi, sarà un giurista esperto in sanità che già lavorò per Rosy Bindi e con il governo Prodi.
Ministro della Cooperazione internazionale, nella persona di Andrea Riccardi, sarà uno storico già fondatore della comunità di Sant’Egidio.
Ministro alle politiche Agricole e forestali, nella persona di Mario Catania, uomo da sempre impegnato a Bruxelles, con carriera inossidabile in grado di sopravvivere eternamente all’alternanza fra Prodi e Berlusconi.
Ministro del Turismo e dello sport, nella persona di Piero Gnudi, sarà un commercialista consigliere di amministrazione di Unicredit e membro dell’Aspen Institute, ex presidente di Enel ed ad di IRI, di RAI holding e di Astaldi.
Ministro dell’Ambiente, nella persona di Corrado Clini, sarà un medico del lavoro, sostenitore del protoccollo di Kyoto e della crescita verde, frequentatore di Harvard e membro dell’Agenzia europea dell’ambiente.
Ministro per i Beni culturali, nella persona di Lorenzo Ornaghi, sarà l’ex Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, presidente dell’Agenzia per le Onlus.
Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, sarà l’immarcescibile Antonio Catricalà, fino ad oggi (da tempi immemorabili) garante della concorenza e del mercato.
Curriculum senza dubbio inossadibili, competenza nei singoli campi fuori discussione, conflitti d’interesse con banche, multinazionali, nazioni straniere, chiesa e organizzazioni di vario genere, così tanti da travalicare qualsiasi pudore, ecco dunque la squadra “vincente” di Mario Monti.
Una squadra che al di là di qualsiasi considerazione impone una domanda su tutte. Dal momento che il popolo italiano non ha mai delegato questi 17 “eroi” a governarlo, quale autorità (alle spalle di Napolitano) ha dato loro il potere per farlo? E con quale mandato imporranno le proprie decisioni a chi non li ha scelti e fino a ieri magari neppure li conosceva?
Misteri di una democrazia in stato di decomposizione, dove si può amministrare una banca fino al giorno prima e la mattina successiva salire al governo senza essere stati eletti, per ritrovarsi a legiferare in tema di economia, naturalmente con la massima onestà e per il bene del paese, ma quale paese?

Altro che risanatore dei conti:Monti moltiplicò il debito italiano

Non compare mai nel curriculum ufficiale di Mario Monti. Né in quello della Università Bocconi, né in quelli da commissario europeo. Non c’è nemmeno sul sito Internet del Senato, dove Monti è stato inserito come senatore a vita con tanto di posta elettronica (monti_m@posta.senato.it) ma senza un rigo di biografia. Si vede che il tecnico che tutta Europa sembra invidiarci, l’unico italiano di cui i mercati dicono di fidarsi, deve avere fatto qualcosa nella vita di cui si vergogna un po’, tanto da averlo nascosto a tutti. A sollevare il velo ci ha pensato Paolo Cirino Pomicino, che in fondo è il vero regista del prossimo sbarco di Monti a palazzo Chigi: «Il professore? È stato il mio principale collaboratore fra il 1989 e il 1992, quando ero ministro del Bilancio del governo di Giulio Andreotti».

BRUTTI RICORDI
Monti ha sbanchettato, e un po’ si capisce. Vero che intorno a Cirino Pomicino insieme a lui c’erano altri professoroni dell’epoca, come Giancarlo Morcaldo, Antonio Pedone e Paolo Savona. Lui però stava in tre commissioni di rilievo, quella sul debito pubblico, quella sulla spesa pubblica e nel comitato scientifico della programmazione economica all’epoca guidato da un andreottiano doc come Luigi Cappugi. Un’esperienza di cui Pomicino ha raccontato poco, ricordando solo la «simpatia di Monti». E in effetti da raccontare non ci sarebbe molto. Grandi produzioni scientifiche quell’esperienza non le ha lasciate. E se si vedono i risultati di quel supporto scientifico al ministero del Bilancio al professore Monti uno non affiderebbe non dico un governo o un ministero economico, ma nemmeno l’amministrazione di un condominio. Il gran lavoro fatto sulla riduzione del debito pubblico e della spesa pubblica è scritto nero su bianco da due ricerche, una della Banca di Italia, l’altra della Ragioneria generale dello Stato.La prima dice che il debito pubblico al momento dell’insediamento di Cirino Pomicino e del professor Monti al ministero del Bilancio ammontava a 553 miliardi, 140 milioni e 900 mila euro attualizzati ad oggi.  Quando entrambi hanno finito il lavoro nel giugno 1992 il debito pubblico italiano era salito alla cifra di 799 miliardi, 500 milioni e 700 mila euro. La differenza assoluta è stata un incremento di 246 miliardi, 359 milioni e 800 mila euro. In termini percentuali la crescita del debito pubblico sotto i saggi consigli di Monti è stata del 44,53% in tre anni, ed è fra i record assoluti della storia della Repubblica italiana. Il professore, certo, potrà dire che lui dava consigli saggi e ricette magiche, e che poi era Cirino Pomicino a non applicarle alla lettera. Ma giustamente un risultato così è difficile da inserire in curriculum da gran risanatore di conti e costumi pubblici. Allora si può pensare che il debito ha un suo percorso inesorabile, e per i governi è più semplice il taglio della spesa corrente. Lì i consigli di Monti possono avere fatto centro. Leggi il resto dell’articolo

L’Italia è sempre più Predator

Borse in picchiata, tagli draconiani a istruzione, sanità, pensioni e stipendi, ma intanto crescono a dismisura e segretamente le spese per l’acquisto di nuovi sistemi di guerra da destinare alle nostre forze armate. Gli ultimi gioielli di morte vengono dagli Stati Uniti d’America: due velivoli senza pilota UAV Predator, nella versione B “MQ-9 Reaper” per il bombardamento teleguidato contro obiettivi terrestri.

A darne notizia non è il ministro della difesa italiano, come ci si aspetterebbe, ma il Dipartimento della difesa USA. “Il contratto, per un valore di 15 milioni di dollari, è stato sottoscritto dall’Aeronautica Militare italiana e prevede pure la fornitura di tre radar LYNX Block 30 e un motore di ricambio”, annuncia Washington.

L’acquisizione rientra all’interno del cosiddetto Foreign Military Sales (FMS), il programma per la vendita a paesi terzi di sistemi d’arma prodotti negli Stati Uniti con l’interposizione del Pentagono. In sostanza l’Aeronautica non potrà acquistare direttamente gli UAV dall’industria produttrice (la General Atomics Aeronautical Systems di San Diego, California) ma dovrà affidarsi agli intermediari della Defense Security Cooperation Agency.

Subito dopo la consegna, i due velivoli “MQ-9 Reaper” saranno trasferiti al 28° Gruppo Velivoli Teleguidati “Le Streghe” di Amendola (Foggia), l’unico reparto italiano dotato di velivoli senza pilota, il primo in Europa a fornirsi di sistemi UAV. Il gruppo ha già a disposizione sei “Predator” nella versione A “RQ-1B” (per le missioni d’intelligence, sorveglianza, riconoscimento degli obiettivi e per la lotta all’immigrazione “clandestina”) e due nella versione “MQ-9 Reaper”.

Si tratta di strumenti militari sofisticatissimi e particolarmente costosi. Per l’acquisto (nel 2004) dei primi cinque sistemi Predator, l’Italia ha speso 47,8 milioni di dollari; due anni più tardi è arrivato un secondo lotto di due velivoli e relativi mezzi di supporto per 16 milioni di dollari (un UAV era intanto precipitato in fase di addestramento). Dopo aver utilizzato i Predator in missioni di guerra in Iraq ed Afghanistan, l’Aeronautica militare ha chiesto di acquistare pure il modello “Reaper” che può essere armato con missili e bombe a guida laser.

Il 12 febbraio 2008, la Commissione difesa della Camera ha autorizzato la spesa sino a 80 milioni di euro per l’acquisizione di quattro Predator B e relativi sensori, sistemi di controllo a terra e supporti logistici, con termine il 2011. Per ottenere il consenso unanime al nuovo sistema d’attacco, l’allora sottosegretario ulivista Giovanni Lorenzo Forcieri assicurò che i “Reaper” avrebbero avuto il ruolo di meri ricognitori e che non sarebbero stati armati.

“L’opzione di dotare i Predator di armamenti potrà avvenire solo dopo un’eventuale autorizzazione del Parlamento”, spiegò Forcieri. Il contratto con la General Atomics Aeronautical Systems fu sottoscritto nel febbraio 2009 e i velivoli divennero operativi ad Amendola nell’estate 2010.

Glissando il dibattito alle Camere, il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha autorizzato l’uso dei “Reaper” contro obiettivi in Libia a partire dello scorso 10 agosto, nell’ambito dell’operazione Unified Protector. Stando all’Aeronautica, i velivoli sono stati impegnati “senza armi” in “attività di ricognizione e sorveglianza durate all’incirca 12 ore ciascuna”. È forte il sospetto, tuttavia, che i Predator italiani siano stati impiegati anche in vere e proprie operazioni di strike.

Con una lunghezza di undici metri e un’apertura alare di venti, il “Reaper” assicura maggiori prestazioni dei Predator A in termini di raggio d’azione (3,200 miglia nautiche), altitudine di crociera (15.000 metri), autonomia di volo (tra le 24 e le 40 ore), velocità (440 Km/h) e carico trasportabile (quasi 1.800 kg). A differenza della prima versione per la “ricognizione”, il nuovo UAV può essere armato con missili “Hellfire”, bombe a guida laser Gbu-12 “Paveway II” e Gbu-38 “Jdam” (Joint direct attack munition) a guida Gps.

La postazione standard consiste in una stazione di controllo a terra che, grazie al data-link satellitare, può guidare il velivolo anche oltre la linea dell’orizzonte. Il Predator B può essere trasportato a bordo di un aereo C-130 ed essere reso operativo in meno di dodici ore.

Il 28° Gruppo Velivoli Teleguidati “Le Streghe” è alle dipendenze del 32° Stormo AMI “Armando Boetto” di Amendola, uno dei reparti più importanti dal punto di vista operativo e strategico delle forze armate italiane. Oltre al gruppo di controllo degli sistemi UAV, il 32° Stormo sovrintende alle attività del 13° Gruppo, dotato di cacciabombardieri AM-X, già impegnato a fine anni ’90 nelle operazioni di guerra in Bosnia e Kosovo, successivamente in Afghanistan e più recentemente in Libia. Gli AM-X di Amendola hanno funzioni di routine nell’interdizione e nel supporto aereo alle forze terrestri e navali e partecipano periodicamente a importanti esercitazioni militari in Canada, Stati Uniti, Francia, Germania, Spagna, Egitto ed Israele.

Amendola è destinata a divenire entro un paio d’anni la prima base italiana per i nuovi cacciabombardieri Lockheed Martin F-35 (Joint Strike Fighter) che nelle intenzioni del ministero della Difesa sostituiranno prima gli AM-X e poi i Tornado.

L’Italia si è impegnata ad acquisire 131 velivoli per la folle spesa di 16 miliardi di euro. Sempre che i prototipi riescano a superare i test di volo e si risolvano i numerosi problemi tecnici e progettuali di quello che è ormai il programma più controverso e più costoso della storia dell’aviazione militare mondiale.

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