AAA cercasi

 ribelli libici.

 

Non è la tripla A rivendicata orgogliosamente da Obama, con qualche poco elegante e poco velata, risentita minaccia a quegli irriconoscenti di S&P, l’agenzia di rating che pare abbia smarrito duemila milioni di $ del bilancio americano, successivamente ritrovati, grazie all’imbeccata di un confidente e rinascosti in una sfera di cristallo, pronti a riapparire per ogni evenienza ed per evitare un prossimo ulteriore declassamento.

No!!!

E’ l’incipit dell’annuncio in procinto di essere pubblicato da CIA e M16, a sette mesi dall’apertura ufficiale e dodici mesi da quella ufficiosa delle ostilità in Libia.

Segue l’elenco di cercasi:

  1. masse presentabili di cadaveri da esporre in cataste nella piazza Verde di Tripoli, da offrire come prova dell’efferatezza del RAIS. Stanno provando a raggiungere la massa critica con gli F16, i Rafale e gli Apache, ma l’esito è deflagrante. Il calibro dei proiettili è spropositato. Stanno chiedendo al Bahrein di raccoglierne in casa un bel po’ e trasferirli in Libia. Il paese manca della quantità necessaria di navi-frigorifero. Potrebbero imbarcarli, tenuti impalati in piedi, su motopescherecci, ma sarebbero confusi con i miliziani del Consiglio di Bengasi. All’ultimo momento, fortunatamente e casualmente, hanno scoperto elementi che potrebbero smascherare la messa in scena e tradire le migliori intenzioni: nei cadaveri ci sarebbero, inequivocabilmente, proiettili di armi americane e inglesi, difficilmente attribuibili all’esercito lealista libico. Di fronte a cotanta evidenza, i portavoce ufficiali NATO, i soli autorizzati, delle due versioni possibili avrebbero dovuto riconoscerne una con evidente imbarazzo: l’embargo militare non ha funzionato; le armi colpevoli dell’eccidio non sono libiche
  2. altri paesi democratici disponibili ad intervenire. Si sono presentati Qatar, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi. Tutti e quattro hanno fallito le esercitazioni in Bahrein. Sono andati a sostenere la democrazia, ma hanno sparato ai manifestanti. La NATO ha rimediato fornendo loro nuove divise con su stampate tre gigantesche schede elettorali con su scritto “elezioni democratiche”. I militari arabi, disorientati, hanno chiesto lumi a Cameron, Sarkozy e Obama; nessuno dei tre ha saputo rispondere chiaramente, hanno balbettato. Napolitano e Berlusconi, quelli sì, avrebbero saputo spiegare; il primo lo fa ogni 25 aprile da sessant’anni, l’altro di malavoglia solo da un paio. Non risultano, però, nella lista degli invitati ai festeggiamenti di Tripoli-Bengasi. Gli altri tre, per altro, hanno rinviato a tempi migliori lo sbarco trionfale in Tripolitania e suggerito a Frattini di andare a occupare subito tre posti per loro e uno sgabello, in mancanza, un pitale rovesciato, per se stesso e per ogni evenienza fisiologica regale; lo stesso ruolo ambito dal maestro di corte del Re Sole. Il Governo Italiano ha rivendicato un ruolo visibile e l’ha ottenuto: ma il servizio meteorologico dell’Aereonautica deve aver sbagliato le previsioni; il Ministro giulivo è partito con quattro paia di sci da slalom, anche se i magnifici tre si sarebbero aspettati un paio ciascuno da discesa libera. L’unica scelta fortunosamente azzeccata dal giulivo Franco, ma perfettamente inutile e letteralmente fuori luogo. I militari promossidemocratici, sempre più confusi, hanno strappato le schede dalle divise e ne hanno fatto dei triplani di carta. Tragica imprudenza. Hanno rischiato grosso. Gli avieri volenterosi ed annoiati hanno dato un senso a sei mesi di “no fly zone”. Purtroppo anche i cadaveri neodemocratici sono inservibili alla causa di cui al punto uno
  3. spalatori sprovvisti di righello e compasso. Quelli impegnati a Tripoli, sei mesi fa, erano troppo precisi e lineari; parevano spalatori di neve trentini. Più che fosse comuni, hanno costruito un cimitero monumentale. Ancora una volta il Rais è rimasto senza vittime; un carnefice decisamente poco presentabile. Né fosse improvvisate, nè cadaveri scomposti da esibire; qualcuno è addirittura è risorto, rischiando di trasformare Gheddafi in Gesù. Non male come effetto propagandistico; quantomeno avrebbe motivato la componente integralista della Cirenaica. Sappiamo che, nei loro dettami, garantiscono al Cristo solo il terzo posto in gerarchia, non certo il premierato a Tripoli
  4. mappe dettagliate all’ultimo secondo delle dune del deserto libico Le truppe speciali francesi disperse mesi fa nel sud del paese probabilmente avevano ancora quelle italiane del ’43, precedenti al passaggio devastatore del paesaggio dei tanks inglesi di Montgomery. E’ stato, comunque, il secondo contributo inconsapevole ma essenziale di Frattini all’intervento, anche se lo stesso, probabilmente, ignorava le attività di intelligence contemporanee ai festeggiamenti del trattato Italia-Libia. Ma non dovrebbero esserci i GPS? Fortunatamente per le truppe speciali, il Consiglio di Bengasi si era già costituito forzosamente e clandestinamente e ha provveduto a salvarli; il che è tutto dire. Tanta iniziale efficienza deve aver ingannato CIA e M16 e illuso di false aspettative Sarkozy
  5. nonnine dai capelli bianchi esperte in narrazioni e fiabe per i più picciniServiranno a sostituire i giornalisti di Al Jazeera, Al Aarabiya, Reuter. Per il resto della stampa, i replicanti, basterà sostituirli con dei cantastorie, un po’ difficile, però, da reperire. In alternativa cercansi amanuensi; potrebbero bastare maestrine da prima elementare. È  sufficiente saper copiare un po’ meglio. C’è tempo ad ogni modo. Il popolo democratico pare disposto a sorbirsi ogni cosa della stampa democratica. Il canovaccio si sta ripetendo, però, troppe volte e qualche traccia negativa, di dejà vu, potrebbe rimanere nelle menti. Meglio pensare ad un ricambio tra qualche tempo
  6. esperti in fotoritocchi di diapositive e filmati Più urgente del punto 5. Il mondo del cinema americano è sempre stata una ottima macchina propagandistica. Non mi pare che difetti di tecnici all’altezza della situazione e della fama consolidata. Di fronte alla rozzezza dozzinale della trama, probabilmente sono restii a fornire servigi e competenza e pregiudicare reputazione e futuri cachets. Spesso sono riusciti a trasformare delle banali narrazioni in spettacoli decorosi e trionfali; la fattispecie deve sembrare loro una impresa disperata. Probabilmente in Libia mancano non solo oppositori combattenti, addirittura il minimo di comparse necessarie ad offrire delle panoramiche ricostruibili con qualche credibilità. I contractors in servizio devono essere più numerosi, ma somigliano troppo a Superman e Capitan America per apparire sia pure in seconda fila e sfumati
  7. generale Rommel Il mago della blitzkrieg rimarrebbe allibito e meravigliato di fronte alla rapidità di movimento di truppe così improvvisate e sparute; città occupate decine di volte in pochi attimi, rais sterminati, risorti e risterminati insieme a familiari; traccianti che si perdono verso il sole e la luna e, ciò nonostante, riescono a colpire. Manca, però, il polverone a rendere realistiche le scene di guerra nel deserto. Sembrano attaccare degli Zombie, pronti sempre a risorgere; in realtà gli Zombie sono gli attaccanti stessi i quali non riescono ad adagiarsi nemmeno nei giacigli preparati dai loro messaggeri di morte, gli aviatori. Sembra la guerra del deserto, quella tragica di Rommel e Montgomery; in realtà è una parodia, un tragico Luna Park con l’Ottovolante, i cerchietti con le ochette in acqua e l’orsacchiotto da colpire. Gli astanti hanno avuto prima il fucile con il tappo di sughero, ma hanno dimenticato di slegare il proiettile di sughero agganciato alla canna; sono arrivati, poi, i mitra pesanti ma le sventagliate partono da sole senza controllo, distruggendo i baracconi senza colpire gli orsacchiotti. Sono sicuro che se riusciranno a trafiggerli fortunosamente saranno ancora più rabbiosi nello scorgerne il ghigno di morte, ma beffardo. Potrebbe essere l’ultima amarezza rifilata ai cialtroni, quasi l’incipit a scannarsi tra di loro. Sarà la vittoria dei conigli e l’audacia degli sciacalli
  8. nuova classe dirigente libica; deve essere il terzo contributo, quello fondamentale, dell’Italia, ai volenterosi e ai cirenaici; non solo della maggioranza, ma di tutto l’arco costituzionale e di quello alternativo sinistrorso; una vera e genuina manifestazione di italianità. Non è un bluff; è l’unico contributo serio ed efficace alla causa. È il modello di formazione politica e istituzionale cui pare ispirarsi il Consiglio Rivoluzionario di Bengasi: stessa inconcludenza, stessa rissosità, stessa modalità di regolamento dei conti, ancor priva di schede ma con l’aggiunta sovrabbondante, passionale di armi da fuoco nell’arsenale, stessa propensione alle spartizioni dei resti ancor prima di raccogliere le spoglie, stessa propensione a sparire quando il gioco si fa rischioso, stessa propensione alla svendita in cambio di pacche sulle spalle e fregature alla maggior parte dei sudditi.

Inconsapevolmente, il contributo più serio alla resistenza di Gheddafi. Forse l’ultima genialata di Berlusconi, l’ultimo sussulto nel suo mesto tramonto; la vendetta del destino. Se Gheddafi sopravviverà, come gli auguro, chiederò a lui lumi e consigli per il futuro del nostro paese. Più che un sogno mi pare un’illusione; chissà!

  1. Finanziatori della taglia. La precisazione riguardante uomini di affari libici pare la classica excusatio non petita. Non occorre andare lontano. Più che attorno, basterà guardarsi dentro. Non nel senso introspettivo. Sarebbe l’ultima cosa da chiedere a gente così adusa. Gli orientali e i levantini usano il dono, magari avvelenato; la taglia è troppo yankee, per non lasciare tracce evidenti.
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