11 Settembre e propaganda, un possibile terreno di indagine?

di Federico Povoleri

 

Tutti, in modo consapevole o meno, facciamo propaganda, siamo veicoli di propaganda, e viviamo circondati dalla propaganda. Quando sosteniamo una certa tesi al bar, facciamo propaganda. Quando un critico cinematografico scrive bene o male di un film fa propaganda. Quando Adriano Celentano canta “Chi non lavora non fa l’amore” fa propaganda.

Ovviamente il significato di questo termine è molto ampio, e bisogna distinguere fra messaggi veicolati in modo più o meno inconsapevole dagli individui, e quelli concepiti appositamente per modificare la percezione della masse rispetto a certi argomenti di primaria importanza.

La propaganda infatti è ormai diventata una scienza sofisticata che ha trovato la sua massiccia applicazione nelle società democratiche odierne, ed agisce in modo del tutto invisibile.

Ad esempio, il critico o il cantante di cui parlavamo prima, potrebbero essere stati bersaglio di un’operazione di propaganda tesa a influenzare le loro opinioni, ed essendo loro stessi degli Opinion Leader, si tramuteranno automaticamente in veicoli inconsapevoli del messaggio originale, che viene ora trasmesso ad un pubblico più vasto.

Questi aspetti della propaganda che rientrano nelle categorie della propaganda nera o grigia sono inquietanti …

… specialmente se pensiamo che vengono applicati nell’ambito di una democrazia per colpire in modo completamente inconsapevole gli individui. Manipolare in modo mirato e consapevole le opinioni della gente, costruire di fatto la percezione della realtà di ognuno di noi e farlo senza che la gente abbia modo di rendersene conto è uno strumento di potere immenso e pericoloso. E’ diverso infatti subire la propaganda di un regime autoritario; un individuo può sospettare che per la natura stessa del regime ciò che gli viene propinato non corrisponda alla verità e che si tenti di alterare ai suoi occhi la realtà. Ma ben diverso è applicare delle tecniche manipolatorie invisibili per fare in modo che le decisioni e le opinioni della gente siano pilotate da altri, mentre si continua a reputarle frutto del proprio libero arbitrio e del proprio personalissimo e indipendente pensiero.

Nel passato abbiamo esempi in cui vennero perseguiti vari personaggi accusati di fare propaganda; ad esempio durante il maccartismo le accuse di propaganda comunista si sprecarono nei confronti di intellettuali, scrittori, registi etc. Nel 1948 venne istituita una legge piuttosto ipocrita: lo Smith-Mundt Act che incoraggiava la propaganda americana rivolta all’estero ma la metteva al bando se rivolta al popolo americano; con successive modifiche si potevano finanziare agenzie o anche mass media per propagandare l’immagine americana nel mondo, ma non si poteva influenzare il pubblico americano utilizzando la stessa propaganda in ambito interno.

Riflettendo su queste problematiche ci vengono spontanee due domande:

1 – E’ possibile provare che un testo o un’azione facciano parte di un’operazione di propaganda?
2 – Se nei fatti dell’11 settembre 2001 si potesse dimostrare l’uso massiccio di operazioni di propaganda, si potrebbero perseguire penalmente i responsabili?

Alla prima domanda si può rispondere almeno in parte; infatti, la necessità di comprendere se un testo scritto contenga o meno della propaganda dissimulata al suo interno, portò alla creazione di alcuni “Dizionari” che sono di fatto dei veri e propri decriptatori che applicati con il loro metodo sono in grado di rivelare se il testo analizzato contenga o meno della propaganda al suo interno.

I più famosi sono:

Dizionario HARVARD IV
Questo dizionario (Harvard Psychosocial Dictionary) è particolarmente indirizzato all’analisi del linguaggio giornalistico. Una prima stesura nel 1975 contava 4000 termini che hanno superato i 10.000 nel 1998.

Dizionario LIWC
E’ un dizionario diviso in categorie, elaborato dallo psicologo James W. Pennebaker della Lawrence Erlbaum Associates. Questo dizionario è già stato utilizzato nella ricerca del falso nelle comunicazioni. Permette di filtrare un testo con 72 categorie analitiche che raccolgono 2059 lemmi cruciali, alcuni dei quali rappresentano dei veri e propri “Markers of Deception” (indicatori dell’inganno)

Dizionario RID
Il RID (Dizionario regressivo del linguaggio figurato) si compone di circa 3200 parole e radici di parole, assegnate a 29 categorie di cognizione primaria, a 7 categorie di cognizione secondaria ed a 7 categorie emozionali. Lo psicologo Colin Martindale che lo predispose tra il 1975 ed il 1990 lo pensò quale strumento per la separazione cognitiva tra il pensiero primordiale e il pensiero concettuale.

Dizionario POSNEG
E’un dizionario che comprende l’insieme delle attribuzioni positive e negative che possono essere utilizzate per evidenziare la carica empatica di un testo

Un altro metodo che prese il nome dal suo autore fu compilato da Harold Lasswell, che fu uno dei primi assieme a Lippman e Bernays a partorire l’ipotesi che il linguaggio costituisca un pilastro del potere e che venne incaricato, nel 1942, di analizzare gli scritti di alcune riviste per scoprire se contenessero propaganda nazista.

Per la seconda domanda la questione è certamente più complessa e ci vorrebbero degli esperti legali per rispondere.

Vorremmo però sottolineare questo aspetto dell’11 settembre 2001 che non viene preso molto in considerazione, o passa del tutto inosservato da parte dei ricercatori che da anni tentano di portare in luce la verità su quei fatti. Abbiamo cioè l’impressione che l’indagine sull’aspetto propagandistico dell’11 settembre e sui possibili risvolti legali che potrebbero svilupparsi non sia stata seguita adeguatamente.

Per fare un parallelo, se ricordate la storia di Al Capone, si tentò di tutto per collegarlo ai crimini di cui era accusato tra cui omicidi, estorsioni, corruzione etc. Ma egli, in modo molto abile era sempre riuscito a fabbricarsi alibi inattaccabili mascherando tutte le sue attività illecite.

Finchè, grazie all’intuizione di alcuni agenti del tesoro e al fortuito ritrovamento di un documento in cui compariva il suo nome, si intraprese un nuovo sentiero di indagine; se non si poteva incastrarlo per i suoi crimini più efferati ed eclatanti, si poteva perseguirlo per evasione fiscale, un crimine di gran lunga minore rispetto a tutto il resto ma fu per quello che Capone venne definitivamente fermato e condannato a 11 anni di carcere.

Perchè allora non guardare ai fatti dell’11 settembre in chiave di “operazioni di propaganda governativa”? Potrebbe rivelarsi un nuovo terreno di indagine? Potrebbe portare a delle incriminazioni realistiche? Non lo sappiamo ancora ma nel prossimo articolo proveremo a confrontare le tecniche di propaganda conosciute e già utilizzate in precedenza, con i fatti dell’11 settembre 2001; se non altro per aggiungere un contributo a questa ricerca internazionale arrivata ormai al suo decimo anno di attività.

Federico Povoleri (Musicband)

(Seguirà un articolo di approfondimento)

NOTE

1 – Dizionario Harvard IV2.

2 – Dizionario LIWC2.

3 – Dizionario RID

4 – Dizionario Lasswell

 

Fonte: LuogoComune

Leggi anche: Propaganda se la conosci la eviti

Primo desensibilizzare le masse

Programmazione predittiva

 

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