BREVE VADEMECUM ALLA CORBELLERIA SCIENTIFICA

Negli ultimi tempi, l’ormai ventennale fanfaluca del cambiamento climatico e del riscaldamento globale sembra essersi sgonfiata e aver lasciato il posto ad un imbarazzato semi-silenzio, che prelude (speriamo) ad un prossimo suo smaltimento nel gigantesco cimitero delle fandonie scientifiche; il quale già si onora di ospitare una vasta progenie di pinzillacchere che, nei verdi anni della loro gioventù, fecero strage di cuori, di cervelli e di titoli a otto colonne. Come possiamo dimenticare fregnacce di straordinario spessore artistico quali il Buco nell’Ozono, la SARS, il Millennium Bug, il Declino delle Api, la Mucca Pazza, la Fine del Petrolio, le febbrili gemelle  Aviaria e Suina, lo Stronzio di Chernobyl nell’Insalata, che ci hanno intrattenuto e divertito negli anni dell’adolescenza, che sono state la colonna sonora dei nostri giorni di scuola, dei nostri primi amori?Oggi esse dormono sulla collina. A ciascun esponente di questa grande famiglia di minchiate stampate, teletrasmesse e accompagnate dal coro a bocca chiusa d’insigni scienziati salmodianti, è dedicato un grande mausoleo terrazzato in granito bocciardato e pietra saponaria nell’infinito camposanto della pecorile dabbenaggine umana. Altri attori, altri pregevoli teatranti c’intrattengono oggi dalle sollazzevoli pagine delle riviste scientifiche, in un incessante ricambio generazionale il cui vivaio i nostri dominanti non dimenticano mai di ripopolare con nuove, piacenti trovate. Il grande cimitero è lì, austero e capiente, pronto ad accogliere, nel prossimo futuro, le spoglie mortali dell’Uomo sulla Luna, del Darwinismo Evolutivo, del Big Bang e di tutti i grandi istrioni che, dopo decenni di pubbliche acclamazioni e di sfavillante carriera, attendono anch’essi, nella sobria pacatezza della vecchiaia, il momento dell’agognato e sempiterno riposo.Purtuttavia non era mai avvenuto, a memoria d’uomo, che l’imminente passaggio a miglior vita di una castroneria scientifica d’incalcolabile rilievo culturale, qual è stata l’indimenticabile grulleria della Terra Bollita, avvenisse con tanto disdoro, con così grande strascico di polemiche, con veglie preagoniche funestate dal lancio di scarole e pomodori costoluti, anziché nell’attonito silenzio d’ossequio ch’è dovuto ai grandi.La celebre performer, già in avanzato declino senile, prese la sua stecca fatale nell’imbarazzante incidente del Climategate, che dimostrò come la sua squillante vocalità sopranile non fosse spontanea, bensì malamente doppiata in playback da dilettanti che armeggiavano con modelli digitali preregistrati e bastoni da hockey. Il suo canto del cigno avvenne nel corso del fatale Summit di Copenaghen, del dicembre 2009, in cui ogni sforzo di imporre al mondo (e soprattutto alla Cina) una parziale rinuncia all’intrapresa industriale, che riportasse in auge, per abbandono dell’avversario, le passate glorie dell’imprenditoria statunitense, si rivelò vano. Da quel momento, il declino si è fatto doloroso, inarrestabile e reso più straziante dalla furente delusione degli antichi ammiratori, che hanno sfogato contro l’attempata soubrette tutta l’amarezza della credulità tradita.Eppure il lascito artistico della tramontante showgirl è stato d’enorme rilevanza metodologica. Grazie al flop della Terra Bollita, possediamo oggi un importante metro di misura per valutare il livello d’attendibilità delle numerose “verità scientifiche indiscutibili” che il cabaret del potere allestisce senza sosta sulla ribalta del pianeta. Nell’articolo che segue, Jay Richards ha tratto dalla vita della compianta Sollevatrice di Livelli Marini un indispensabile decalogo che ci consentirà di identificare la bufala scientifica e il suo gradiente di penetrazione nelle menti bovine dell’elettorato millenarista con ragionevole e illuminante approssimazione.(GF)

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La distruzione dell’identità maschile/femminile e…omosessuale

Sono tanti i modi in cui gli esseri umani si rappresentano le contraddizioni che attraversano la loro esistenza, uno dei principali e di più lunga data si è costruito attorno alle differenze di carattere biologico, legate alla riproduzione del genere, sulla base delle quali si sono create delle differenze di carattere culturale e morale incentrate sul principio della complementarietà. Dico subito che non mi interessano, né in negativo, né in positivo le preferenze sessuali individuali, che appartengono alla sfera inviolabile della libertà individuale, non nego che una sessualità “deviante” possa arricchire l’esperienza umana, ma perché appunto possa essere “deviante” bisogna che ci siano delle identità maschili e femminili, mentre qui è in gioco la distruzione dell’identità tout court, anche di quella omosessuale.
Esiste una base naturale nelle differenze tra uomo e donna, e consiste nelle ben note differenze anatomiche, le quali originariamente servivano per la riproduzione, in seguito, poiché l’essere umano non è solo un essere biologico, ma anche culturale, attorno alla sessualità si sono sviluppate varie sovrastrutture culturali, e le “deviazioni” da questa norma, proprio perché l’uomo non è un essere puramente naturale, sono sempre state diffuse in tutte le società, un’eccezione così diffusa da diventare a sua volta norma. Nella Grecia classica l’omosessualità era la norma, ed era dovuta al carattere fortemente maschile della società greca, con esclusione e degradazione della donna, per cui l’Eros, che coinvolgeva sia la facoltà fisiche che spirituali, poteva sorgere soltanto tra gli uomini.
Non vedo perché la cultura gay debba essere esente da critiche, si tratterebbe della solita forma di discriminazione al contrario. Quanto poco i “gay pride” abbiano a che fare con la difesa dei diritti di una minoranza emerge nell’inversione operata, a essere derisa è ora la sessualità eterosessuale, questa derisione è ciò che principalmente viene messa in scena nella “parate” del “gay pride”: “Una volta ero etero, ma ora sono guarita” sintetizzava un cartello. Non vedo perché se non si accetta la derisione degli omosessuali, perché si debba accettare la derisione degli eterosessuali.
Esiste una precisa differenza tra l’essere omosessuale e l’essere checca, non a caso epiteto usato frequentemente dagli stessi omosessuali, ed è la differenza che passa tra chi vive una sessualità differente rispetto a quella maschile e femminile e tra chi vuole distruggere, annacquare e imbastardire queste differenze. Essere omosessuale senza essere “checca”, vuol dire vivere la propria sessualità “diversa” senza risentimento verso maschi e donne eterosessuali.
L’identità complementare fra uomo e donna si è costruita principalmente intorno ai principi della conflittualità e della relazionalità, entrambi fanno parte dell’esistenza umana (sia maschile che femminile) che è attraversata da questa contraddizione, ma mentre il maschio ha sviluppato il lato della conflittualità la donna ha sviluppato quella della relazionalità (ciò non vuol dire che nell’uomo sia assente la relazionalità e nelle donne sia assente la conflittualità).
Ovviamente non c’è stato nessuno che a tavolino ha progettato i “gay pride”, essi nascono spontaneamente dal disfacimento sociale delle società ultracapitalistiche, di cui hanno tutti i connotati, volgarità, vita ridotta a spettacolo, narcisismo, illusione dell’illimitata libertà del singolo illusoriamente staccato dalla collettività, ma come prodotto spontaneo viene incoraggiato e promosso dall’amministrazione statunitense. I “gay pride” hanno ben poco a che fare con i diritti degli omosessuali, sono una polpetta avvelenata dell’impero in disfacimento.
I “gay pride” promuovono l’effeminazione, che è una degenerazione del principio femminile della relazionalità staccato dalla sua complementare conflittualità, e in quanto tali sono molto graditi all’amministrazione americana in quanto facilita la passività e la subordinazione, ma promuovono anche il narcisismo, cioè l’incapacità di relazionarsi.

Questo è il suddito ideale, né uomo né donna, e nemmeno omosessuale, incapace di lottare per la propria dignità e incapace di relazionarsi con gli altri esseri umani, con l’attenzione costantemente fissa sui propri genitali e orifizi vari.

Fonte : http://conflittiestrategie.splinder.com/post/24791970/la-distruzione-dellidentita-maschilefemminile-e-omosessuale-gennaro-scala

Libia: va tutto a puttane

 

In Libia siamo andati per proteggere i civili. Li abbiamo difesi a puntino mettendoli sotto cumuli di macerie e con qualche metro di terra sulla testa. Adesso sono più che al sicuro, sono praticamente in una botte di ferro, un barile simile ad una bara. Con siffatte imposture globali l’Onu, la Nato, la coalizione dei volenterosi ed il nostro governo vendono mediaticamente ad una pubblica opinione distratta e distaccata il pacco umanitarista Occidentale. Per sostenere questa ennesima guerra unilaterale, fortemente voluta da Sarkozy e Cameron a tutela dei loro interessi economici nell’area, sono state necessarie molte menzogne ed una campagna diffamatoria da parte dei mezzi d’informazione totalmente sbilanciata a favore di un gruppo di spennagalline elevato al ruolo di esercito ribelle. Ancora ieri una bomba più furba che intelligente non ha risposto ai comandi e si è schiantata su un quartiere popolare ammazzando 9 persone, tra le quali donne e bambini, e ferendone un numero imprecisato. La Nato ha chiesto scusa, non accadrà più, cioè non si verificherà nessun altro malfunzionamento degli ordigni teleguidati che saranno più precisi nel mantenere la traiettoria della morte, mentre ai cosiddetti civili nessuno sta assicurando quella incolumità che doveva essere l’obiettivo prioritario della missione. Al cospetto di questi fatti vergognosi sentiamo il Ministro Frattini dichiarare che la stampa “dovrebbe mettere in luce le atrocità di Gheddafi, a cominciare dagli stupri di massa, e dovrebbe mettere in risalto l’importanza della protezione dei civili”. Il Ministro degli affari esteri altrui e della pornografia internazionale vorrebbe anche che la stampa accendesse le luci rosse sui lealisti fedeli a Gheddafi per screditarne l’immagine di uomini fieri e coraggiosi schierati a difesa del proprio Paese. E’ forse questa l’arma segreta della Nato? Siamo già al raggio rosso della morte che travolgerà il nemico impudico? Questo signore pruriginoso guida un dicastero, ci rappresenta in campo mondiale, detta la nostra politica estera (spalleggiato dagli americani) e ci parla come fossimo degli sprovveduti. E’ stata la umida Clinton, moglie dell’inturgidito Bill, a riportare il bunga bunga dall’Italia nel suo luogo d’origine ed ora Frattini rilancia la versione hard del Dipartimento di Stato statunitense per convincerci che nel deserto della sirte manca pudicizia e moralità. Tuttavia, la novità di queste ore è lo scontro tra Quirinale, lì dove si inarca senza trionfo un figlio regale quanto illegittimo della patria, e il Viminale, retto da un sassofonista che tenta almeno di suonare tutt’ altra musica. Napolitano, arrogandosi funzioni che non gli spettano, preme affinché la missione continui mentre Maroni chiede la fine della guerra ed una veloce exit strategy sulla quale anche Berlusconi sembra essered’accordo. Comunque si concluda questa vicenda l’Italia ha già perso la faccia e le mutande. Il CNT di Bengasi ha siglato accordi con le compagnie petrolifere di Parigi e di Londra estromettendo dal business energetico l’ENI, la quale da impresa leader in Libia sarà costretta ad accontentarsi delle briciole che gli lasceranno i suoi competitors d’oltremanica e d’oltreoceano. Anche Finmeccanica ha avvicinato gli insorti, il suo Presidente Guarguaglini infatti si è recentemente recato nella regione per tutelare gli affari del gruppo. Costoro non hanno compreso che il mediterraneo è ormai un affare chiuso per loro. Chiuso nel senso di perduto. E’ andato tutto a puttane e la colpa non è del cialis ma dei cialtroni di Stato.

Fonte: http://conflittiestrategie.splinder.com/post/24790612/libia-va-tutto-a-puttane-di-gianni-petrosillo

L’ultima resistenza di Max Von Pettenkofer

“L’origine delle malattie è nell’uomo e non fuori di esso; ma le influenze esterne agiscono sull’intimo e fanno sviluppare le malattie [...]. Un medico [...] dovrebbe conoscere l’uomo nella sua interezza e non solo nella sua forma esterna”.

(Paracelso)

Ero bambino quando, nel 1973, a Napoli scoppiò una delle periodiche epidemie di colera. Gli effetti del contagio sulla popolazione furono relativamente contenuti (una trentina di morti in tutto), ma l’economia, in particolare quella ittica, ne risultò devastata. I TG e i reportage televisivi dell’epoca trasmettevano a ripetizione le immagini di un pescatore napoletano che, nel disperato tentativo di dimostrare l’inesistenza del contagio vibrionico, diluviava cozze e patelle crude dinanzi alle telecamere, in una performance poi divenuta, nei decenni successivi, paradigmatica dell’incultura popolare sulle questioni epidemiologiche. Leggi il resto dell’articolo

Gli antibiotici negli allevamenti animali minacciano seriamente la salute dell’uomo

 

 

 

 

 

 

 

 

DI ADRIANA DOICARU

Agerpress
Medipedia.ro

Mentre l’Europa e negli Stati Uniti devono affrontare la minaccia di organismi che sono resistenti agli antibiotici, l’edizione del venerdì del quotidiano “The Independent” ha riportato che negli ultimi dieci anni tra gli agricoltori del Regno Unito è fortemente aumentato l’uso di farmaci che rischiano di sviluppare ceppi letali, che vanno a indebolire la possibilità dei medicinali di curare le malattie.

Negli ultimi dieci anni è aumentato fino a un massimo di otto volte l’utilizzo negli allevamenti di tre classi di antibiotici ritenuti dall’OMS “di notevole importanza per la salute umana”: le cefalosporine, i macrolidi e fluourochinoloni. Nello stesso periodo, il numero di animali è diminuito del 27% nei suini, del 10% nei bovini e dell’11% negli uccelli.
Gli esperti dicono che l’agricoltura intensiva, che alleva migliaia di animali in condizioni di ristrettezza di spazio per la pressione esercitata sui prezzi dalle grandi catene di supermercati, consente all’infezione di diffondersi più rapidamente e necessità sempre di una quantità maggiore di antibiotici. L’impiego diffuso degli antibiotici negli animali da allevamento viene riconosciuto come un fattore importante nel facilitare lo sviluppo di batteri resistenti.

Il mese scorso, gli scienziati britannici hanno identificato un nuovo tipo di Staphylococcus aureus resistente alla meticillina, che è stato per la prima volta rintracciato in un gran numero di animali nelle fattorie britanniche. Anche se questo organismo può essere distrutto con la pastorizzazione, si teme che possa diffondersi dai bovini agli esseri umani.

I geni resistenti che fanno parte del corredo del ceppo tossico di E. coli possono trasferirsi ai ceppi residenti nell’uomo. La Germania è stata lo scorso mese il centro di diffusione di un virulento ceppo di E. coli resistente agli antibiotici, che ha ucciso 39 persone e ne ha causato il ricovero di altre 3300: anche la sua propagazione è stata attribuita a un uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti.

Questo sviluppo sottolinea la minaccia globale portata dalla diffusione di organismi che non rispondono ai farmaci esistenti. Si stima che nell’Unione Europea ogni anno muoiano circa 25.000 persone a causa di infezioni batteriche che sono resistenti agli antibiotici, secondo i dati dell’OMS.

Gli ultimi dati rilasciati di venerdì dall’Health Protection Agency britannica mostrano un forte aumento dei batteri resistenti ai carbapenemici, un nuovo tipo di antibiotico potente, tanto da essere diventato un “problema globale di salute pubblica”. Gli organismi resistenti sono stati per la prima volta individuati nel 2003 e in ben cinque casi nel 2007. Nel 2011 sono stati identificati fino a maggio 657 casi, una cifra doppia del totale del 2010. Alcuni pazienti hanno contratto una setticemia mortale.

L’HPA, l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMEA) e gli scienziati indipendenti hanno messo in guardia sulla connessione tra l’uso delle moderne cefalosporine e l’incidenza di MRSA. Il consumo dei farmaci era legato alla presenza di organismi resistenti negli animali allevate, tra cui l’E. coli e la salmonella. Mark Holmes, docente di medicina veterinaria presso l’Università di Cambridge che ha guidato la ricerca sul nuovo tipo di MRSA, ha dichiarato: “Le cefalosporine sono tra gli antibiotici più efficienti e moderni e sono molto usati negli animali da allevamento. Forse dovremmo tornare a usarle solamente per gli esseri umani.”

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Iran: “cambio di regime” o guerra totale?

La scacchiera geo-politica è pronta per una resa dei conti con l’Iran e i suoi alleati del Blocco della Resistenza. Questo è solo un teatro all’interno della più ampia lotta per il controllo dell’Eurasia. Nel processo vi è lo sforzo di Washington e dei suoi alleati di manipolare l’Islam e subordinarlo agli interessi capitalistici, inaugurando una nuova generazione di islamisti tra gli arabi.

Un nuovo punto di pressione su Teheran: un’opportunità per l’Alleanza USA-NATO-Israele?
Il sistema politico dell’Iran è complesso e ci sono più poli contrapposti del potere. Nel 2009, il mondo già vide le lotte interne nelle istituzioni dominanti. Le divisioni si svolsero durante le proteste suscitate all’indomani delle elezioni presidenziali, quando vennero avanzate accuse di frode.
La presidenza di Mahmoud Ahmadinejad (iniziata nel 2005) era contrastata da segmenti significativi del sistema politico iraniano. La sua relazione con gli altri poli di potere a Teheran, è sempre stata tesa. Nel 2011, la presidenza iraniana è sempre più in contrasto con il Parlamento, la magistratura e l’ayatollah Ali Khamenei.
Nel quadro di queste tensioni politiche, un’altra lotta politica interna iraniana era in divenire. Questa volta, al centro dell’attenzione vi è Esfandiar Rahim Mashaei. Le opinioni di Mashaei, un noto politico conservatore, sono state in contrasto con quelle di altri conservatori, in particolare gli elementi clericali. Nel 2009, Mashaei ha tenuto un discorso in cui disse che l’Iran era amico di tutti i popoli del mondo, compreso il popolo israeliano, e che Teheran era contro il regime di Tel Aviv, e non il popolo di Israele. Questo è stato rimproverato dall’Ayatollah Khamenei.
Nel luglio 2009, il Presidente Ahmadinejad ha cercato di nominare Mashaei all’ufficio del primario (primo) vice-presidente dell’Iran, ma vi si era opposto il Parlamento iraniano. Ahmadinejad è stato costretto a nominare Mohammed-Reza Rahimi alla carica di primo vice-presidente. Invece Mashaei è stato nominato capo di stato maggiore presidenziale dal presidente Ahmadinejad.
Nell’aprile 2011, scoppiò uno scandalo quando divenne pubblico che il Ministro dell’Intelligence, Heydar Moslehi, aveva ordinato che Mashaei fosse  oggetto della sorveglianza elettronica. Un Ahmadinejad indignato volle licenziare il ministro dell’Intelligence, ma la sua decisione fu bloccata dal veto dell’Ayatollah Khamenei. Nel frattempo, Heydar Moslehi è rimasto nella sua carica.
Ora sembra che ci sia uno sforzo concertato per indebolire l’Amministrazione Ahmadinejad ed evitare che gli altri aiutino Mashaei a candidarsi alle elezioni.  Il Generale Ali Jaffari, il comandante della Guardia Rivoluzionaria Iraniana, ha dichiarato pubblicamente che ci sono “elementi corrotti” nell’ufficio presidenziale che hanno deviato dai principi della Rivoluzione iraniana. Ali Saeedi, il collegamento dell’ayatollah Khamenei col Corpo della Guardia Rivoluzionaria iraniana, ha anche aggiunto la sua voce, dicendo che Ahmadinejad e il suo campo politico perderanno ogni forma di sostegno, a meno che continuino a sostenere l’Ayatollah Khamenei.
Una qualche forma di resa dei conti politica si profila a Teheran. Sembra che ci sia una spaccatura crescente tra gli ideologi politici conservatori iraniani. Il presidente iraniano e i suoi alleati politici intendono mettere in campo i propri candidati alle elezioni parlamentari del marzo 2012, che affronterebbe il l’attuale raggruppamento dei cosiddetti conservatori del Parlamento iraniano. Oltre a tutto questo, la morte di Haleh Sahabi, la figlia del defunto ex-membro del Parlamento (MP) Ezatollah Sahabi, al funerale di suo padre, ha acceso la rabbia dell’opposizione che minaccia di alimentare e innescare nuove proteste.
Forze di sicurezza iraniane erano presenti al funerale per impedire che venisse trasformato in un evento politico contro l’establishment dominante. In loro presenza, Haleh Sahabi fu affrontata da uno sconosciuto che aveva afferrato la foto di suo padre che lei teneva durante il funerale. Quando ha cercato di afferrare l’uomo, lui le diede una gomitata in faccia così violenta che morì per un attacco cardiaco.
Tutto questo potrebbe fare il gioco dei nemici dell’Iran. C’è una guerra segreta contro l’Iran combattuta da Washington e dai suoi alleati, che include il rapimento di iraniani, omicidi di scienziati e funzionari della sicurezza iraniani, e attacchi terroristici nelle regioni di confine iraniane. Lo sviluppo delle divisioni interne di Teheran potrebbe essere sfruttato dai suoi nemici. Israele sta già dimostrando un profondo interesse per queste nuove tensioni politiche a Teheran.
Va notato che Tel Aviv e Washington si erano preparate a lanciare una campagna per delegittimare le elezioni presidenziali iraniane nel 2009, e di utilizzarla per sfruttare le divisioni politiche interne in Iran. Ciò è documentato dai media israeliani. Inoltre, questa è la ragione per cui il Congresso degli Stati Uniti ha dato milioni di dollari, su richiesta della segretaria Rice e del presidente George W. Bush Jr., per creare un ufficio interessi speciali negli Emirati Arabi Uniti, per gestire  il cambio di regime a Teheran.

Israele compie esercitazioni segrete nell’Iraq occupato: l’Iran è ancora nel mirino?
Sfidare Tehran, proprio come la Russia, è sempre stato un obiettivo strategico di Washington e della NATO. Tel Aviv ha concluso il suo breve periodo di silenzio su Teheran ed ha cominciato a parlare di nuovo di attaccare l’Iran. Ciò che ha aggiunto una dimensione in più a questo, sono i rapporti secondo cui gli Stati Uniti hanno permesso ad Israele di usare segretamente la base aerea statunitense di al-Anbar, in Iraq. Moqtada Al-Sadr ha messo in guardia Teheran sulla questione delle operazioni israelo-statunitensi in Iraq, che potrebbe sfociare in piani per una qualche forma di confronto con l’Iran, la Siria, e il Blocco di Resistenza che va da Gaza, Beirut e Bint Jbeil a Damasco, Bassora, Mosul e Teheran.
Una nuova struttura militare, legata alla NATO, è stato creata per attaccare l’Iran, la Siria e i loro alleati. Sotto vari accordi, la NATO ha istituito un punto d’appoggio nel Golfo Persico e legami militari con il Gulf Cooperation Council(GCC). La Francia ha anche una base negli Emirati Arabi Uniti. Il GCC si prepara a espandersi. I regni del Marocco e della Giordania hanno fatto richiesta di adesione, mentre anche lo Yemen è stato preso in considerazione per l’adesione. Con l’appartenenza al GCC, diventa una struttura di difesa comune.
Allo stesso tempo, i membri del GCC accusano l’Iran per i loro problemi interni. L’alleanza strategica tra Israele e gli al-Saud, originariamente formata per combattere Gamal Abdel Nasser, ha anche posto le basi per l’attuazione di un più ampio conflitto contro l’Iran e i suoi alleati. Gli scudi antimissili sono ormai attivi in Israele e negli sceiccati arabi. Spedizioni massicce di armi pesanti sono state inviate in Israele, Arabia Saudita e GCC da Washington e dalle maggiori potenze dell’Unione Europea, negli ultimi anni.

Ankara: l’intruso?
C’è un altro giocatore importante di cui si deve parlare. Questi è la Turchia. Washington e l’UE hanno spinto la Turchia ad essere più attiva nel mondo arabo. Questo è accaduto attraverso la politica del neo-ottomanismo di Ankara. È per questo che la Turchia si pone come campione della Palestina e ha lanciato un canale in lingua araba, come l’Iran e la Russia. Ankara, però, ha giocato un ruolo minaccioso. La Turchia è un partner nella guerra della NATO in Libia. La posizione del governo turco è diventata chiaro con il suo tradimento di Tripoli. Ankara ha anche lavorato con il Qatar per mettere all’angolo il regime siriano. Il governo turco ha fatto pressione su Damasco per cambiare le sue politiche e per compiacere Washington e, sembra, forse anche per avere un ruolo nelle proteste all’interno della Siria, assieme agli al-Saud, alla minoranza di Hariri in Libano e al Qatar. La Turchia ha anche ospitato un meeting dell’opposizione e fornitogli supporto.
La Turchia è vista da Washington e Bruxelles come la chiave per mettere nei ranghi gli iraniani e gli arabi. Il governo turco ha posato come membro del Blocco Resistenza con l’avallo di Iran e Siria. Gli strateghi statunitensi progettano che sarà la Turchia ad addomesticare l’Iran e la Siria per conto di Washington. La Turchia serve anche come mezzo per integrare le economie arabe e iraniane all’economia dell’Unione europea. A questo proposito Ankara sta spingendo per una zona di libero scambio nel sudest asiatico e spingere gli iraniani e i siriani ad aprirvi le loro economie.
In realtà, il governo turco non sta solo approfondendo i suoi legami economici con Teheran e Damasco, ma ha anche lavorato per eclissare l’influenza iraniana. Ankara ha cercato di incunearsi tra l’Iran e la Siria e di sfidare l’influenza iraniana in Iraq, Libano, Palestina, Caucaso e Asia centrale. La Turchia ha anche cercato di stabilire una triplice intesa tra se stessa, Siria e Qatar, per respingere Teheran. È per questo che la Turchia è stata molto attiva, a parole, contro Israele, ma in realtà ha mantenuto la sua alleanza e gli accordi militari con Tel Aviv. All’interno della Turchia stessa, tuttavia, vi è anche una lotta interna per il potere, che un giorno potrebbe innescare una guerra civile con più giocatori.

Preparazione della scacchiera geo-strategica per il confronto con il Blocco di Resistenza
Tutti gli ingredienti per un confronto militare degli USA sono in atto:
– L’Iranofobia viene diffusa da Stati Uniti, Unione europea, Israele e monarchie Khaliji.
– Il settarismo è stato promosso in tutta la regione.
– Hamas è stato impigliato nei meccanismi di un governo di unità dal non eletto Mahmoud Abbas, il che significa che Hamas dovrebbe essere acquiescente alle richieste israeliane e statunitensi sull’Autorità palestinese.
– La Siria è impegnata dall’instabilità interna, mentre l’Iran e Hezbollah vengono falsamente accusati di sparare ai manifestanti siriani.
– Il Libano è priva di un governo funzionante ed Hezbollah è sempre più circondata. Invece di essere trattata come una questione interna libanese, l’armamento  della Resistenza libanese viene trasformato in una questione internazionale.
– Israele, Arabia Saudita, e le monarchie arabe sono state pesantemente armati nel corso di questi anni.
– Il Pakistan è stato destabilizzato.
– Divisioni interne sono state create nel Blocco della Resistenza.
– La Russia e i suoi alleati della CSTO sono stati intimiditi dalle basi USA e NATO e dallo scudo missilistico in Europa orientale.
– L’amministrazione Obama ha dichiarato che intende violare i confini nazionali di altre nazioni che pensa ospitino terroristi. A questo proposito la Guardia Rivoluzionaria in Iran è stata dichiarata organizzazione terroristica.
– Nel 2010, l’amministrazione Obama ha ridefinito in modo creativo la non proliferazione nucleare (TNP) per servire i suoi interessi geo-strategici. Ha dichiarato che ha il diritto di violare il TNP, attaccando l’Iran con armi nucleari.
– I sistemi dello scudo missilistico in Israele, nel Golfo Persico e nella Turchia sono pronti o lo saranno quanto prima.
Attualmente, una guerra si svolge tra Washington, Tel Aviv, al-Saud e i loro alleati contro il Blocco della Resistenza. Questa guerra non è una guerra convenzionale, ma include la guerra a bassa intensità e le operazioni di intelligence. I combattimenti con Fatal Al-Islam in Libano e gli attacchi terroristici di Jundallah nelle regioni orientali dell’Iran, sono aspetti di questa guerra, così come l’obiettivo di un cambio di regime in Siria.
Qualsiasi possibile guerra contro l’Iran o la Siria non sarà combattuta a parte. Se attaccati in una guerra aperta, la Siria e l’Iran combatteranno allo stesso tempo. Nel caso di una guerra che coinvolga la Siria, l’Iran e i loro alleati regionali, le possibilità di rivoluzione e rivolte nel mondo arabo sono certe. In un certo senso, gli sconvolgimenti arabi del 2011 hanno lavorato per impedire alle società arabe di agitarsi nel caso di una guerra regionale, che presenta al Pentagono, Israele e la NATO una nuova opportunità strategica per il confronto.

Mahdi Darius Nazemroaya è specializzato in Medio Oriente e Asia Centrale. È un ricercatore associato del Centre for Research on Globalization (CRG).

Fonte: http://aurorasito.wordpress.com/2011/06/20/iran-cambio-di-regime-o-guerra-totale/

Leggi anche:

http://freeyourmindfym.wordpress.com/2011/05/27/i-missionari-dell%E2%80%99africom-l%E2%80%99arte-della-guerra/#more-703

http://freeyourmindfym.wordpress.com/2011/05/24/mediterraneo-e-asia-centrale-le-cerniere-dell%E2%80%99eurasia/#more-662

L’eurozona si avvia al crollo

di Nouriel Roubini
13 giugno 2011
L’ approccio confusionario alla crisi dell’eurozona non è riuscito a risolvere i problemi fondamentali sulla divergenza economica e di competitività nell’Unione. Andando avanti così l’euro si muoverà attraverso disordinati tentaivi di soluzione, e alla fine arriverà a una spaccatura dell’unione monetaria stessa, con alcuni dei membri più deboli buttati fuori.L’Unione Economica e Monetaria non ha mai pienamente soddisfatto le condizioni di un’area valutaria ottimale. I suoi dirigenti speravano che la loro mancanza di politica monetaria, fiscale e di di cambio, avrebbe provocato un’accelerazione delle riforme strutturali che, si sperava, avrebbero visto convergere la produttività e i tassi di crescita.

La realtà si è rivelata ben diversa. Paradossalmente, l’effetto alone della precoce convergenza dei tassi di interesse ha permesso una maggiore divergenza delle politiche di bilancio. Una spericolata mancanza di disciplina in paesi come la Grecia e il Portogallo è stata solo dalla formazione di bolle speculative in altri, come Spagna e Irlanda. Le riforme strutturali sono state ritardate, mentre la crescita delle retribuzioni divergeva rispetto alla crescita della produttività. Il risultato è stato una perdita di competitività nella periferia.

Tutte le unioni monetarie di successo sono state infine associate ad una unione politica e fiscale. Ma in Europea l’avanzamento verso l’unione politica è in stallo, mentre l’unione fiscale richiederebbe notevoli entrate del bilancio federale centrale, e anche l’emissione diffusa di eurobonds – in cui le tasse dei contribuenti tedeschi (e di altri paesi del centro dell’Unione), non finanzierebbero solo il debito del loro paese, ma anche il debito dei membri della periferia. I contribuenti del centro è improbabile che accetteranno questo.

La riduzione o “reprofiling” del debito dell’Eurozona contribuirebbe a risolvere il problema del debito eccessivo in alcune economie insolventi. Ma non farà nulla per ripristinare la convergenza economica, che richiede il ripristino della convergenza nella competitività. Senza questo, la periferia semplicemente ristagna.

Qui le opzioni sono limitate. L’euro potrebbe ridursi drasticamente di valore verso – dicono – la parità con il dollaro USA, per ripristinare la competitività della periferia; ma un netto calo dell’euro è improbabile data la forza commerciale della Germania e le politiche da falchi della Banca Centrale Europea.

Il percorso tedesco – le riforme per aumentare la crescita della produttività e mantenere un tetto sulla crescita dei salari – non funzionerebbe. Nel breve periodo riforme di questo tipo tendono a ridurre la crescita e in Germania c’è voluto più di un decennio per ristabilire la propria competitività, un orizzonte troppo lungo per le economie periferiche che necessitano di crescita al più presto.

La deflazione è una terza opzione, ma anche questa è associata a una recessione persistente. L’Argentina ha tentato questa strada, ma dopo tre anni di una recessione sempre più profonda si arrese, e decise il default e l’uscita dall’ancoraggio al dollaro della propria valuta. Anche se si attraversasse la deflazione, l’effetto sul bilancio sarebbe di aumentare il peso reale dei debiti pubblici e privati. Tutti i discorsi da parte della BCE e dell’Unione Europea di una svalutazione interna sono sbagliati, dato che la necessaria austerità fiscale ancora ha – nel breve periodo – un effetto negativo sulla crescita.

Quindi, dato che queste tre opzioni sono improbabili, non c’è davvero che un altro modo per ripristinare la competitività e la crescita della periferia: lasciare l’euro, tornare alle monete nazionali e ottenere il massimo deprezzamento nominale e reale. Dopo tutto, in tutte le crisi finanziarie dei mercati emergenti da cui si è usciti tornando alla crescita, un movimento verso tassi di cambio flessibili è stato necessario e inevitabile, prima dell’austerità e delle riforme e, in alcuni casi, della ristrutturazione e riduzione parziale del debito.

Naturalmente oggi l’idea di lasciare l’euro viene considerata inconcepibile, anche ad Atene e Lisbona. L’uscita imporrebbe grandi perdite commerciali al resto della zona euro, attraverso importanti deprezzamento reale e perdite di capitale dei creditori, in modo molto simile alla ridenominazione in “pesos” del debito dell’Argentina in dollari, durante la sua ultima crisi.

Ma gli scenari che vengono trattati come oggi inconcepibili non saranno poi così campati in aria tra cinque anni, soprattutto se le economie di alcuni dei paesi periferici rimangono in stagnazione. La zona euro è stata tenuta insieme dalla convergenza dei bassi tassi di interesse reali per sostenere la crescita, dalla speranza che le riforme avrebbero potuto aumentare la convergenza, e dalla prospettiva di una eventuale unione fiscale e politica. Ma ora la convergenza è andata, le riforme sono in stallo, mentre l’unione fiscale e politica è un sogno lontano.

La ristrutturazione del debito accadrà. La domanda è: quando (prima o poi) e come (ordinata o disordinata). Ma anche la riduzione del debito non sarà sufficiente a ripristinare la competitività e la crescita. E alla fine la possibilità di uscire dall’unione monetaria diventerà dominante: i vantaggi di di stare dentro saranno inferiori ai benefici di uscire, per quanto irregolare o disordinata l’uscita potrebbe finire con l’essere.

Nouriel Roubini Presidente del Roubini Global Economics, professore di economia presso la Stern School of Business di New York University e co-autore di ‘Crisis Economics’.

Leggi anche:

Lady Gaga e il simbolismo occulto

di The Vigilant Citizen

Traduzione di Anticorpi.info
PRIMA PARTE
Il simbolismo che circonda Lady Gaga è così evidente che viene da chiedersi se sia solo uno scherzo di cattivo gusto.
Quello degli Illuminati sta diventando così esplicito che analizzare fenomeni come questo finisce per diventare un esercizio di sottolineatura dell’ovvio. Tutto di Lady Gaga (che agisca o meno) rappresenta un omaggio al controllo mentale, per cui essere vacui, incoerenti e distratti diventa una cosa alla moda.
Informazioni essenziali
Cosa si intende per “controllo mentale”? Vi suggerisco di ricercare “progetto MK Ultra” (o leggere i post correlati – n.d.t.) per ottenere informazioni al riguardo. Ecco una panoramica tratta da una sorprendentemente accurata Wikipedia:

Il Progetto MK-ULTRA – o MKULTRA – era il nome in codice di un programma segreto della CIA condotto dallo Office of Scientific Intelligence, avente per oggetto il controllo mentale e gli interrogatori a base di somministrazioni chimiche. Il programma fu inaugurato nei primi anni ’50 e proseguì almeno fino alla fine del 1960, avvalendosi di cittadini degli Stati Uniti come cavie. Diverse pubblicazioni provano come il progetto MK-ULTRA abbia comportato l’uso surrettizio di numerosi tipi di farmaci ed altri metodi allo scopo di manipolare gli stati mentali ed alterare le funzioni cerebrali del singolo individuo.
Il progetto MK-ULTRA fu reso noto alla collettività nel 1975 dal Congresso degli Stati Uniti, grazie alle indagini effettuate dalla commissione Church, e da una commissione presidenziale nota come la Commissione Rockefeller. Gli sforzi investigativi furono ostacolati dal fatto che l’allora direttore della CIA Richard Helms nel 1973 diede disposizioni affinché tutti i file relativi allo MK-ULTRA fossero distrutti. Le indagini delle due commissioni si basarono perciò su una serie di testimonianze giurate prestate da partecipanti diretti e da un numero relativamente esiguo di documenti, sopravvissuto alla distruzione.
Sebbene la Cia insista sul fatto che gli esperimenti MK-ULTRA siano stati abbandonati, il veterano Victor Marchetti ha dichiarato in molte interviste che la CIA ricorra abitualmente a campagne disinformative e che le ricerche segrete sul controllo mentale non siano mai cessate. In una intervista del 1977, su specifica domanda Marchetti ha risposto che l’abbandono dell’MK-ULTRA da parte della CIA sia solo una ‘storia di copertura.’
Una costola del progetto è denominata “Monarch Project.” Esso consiste in una tecnica di controllo mentale attraverso cui il soggetto viene esposto ad un trauma così violento da indurre la sua mente a creare uno stato dissociativo. Tutto ciò per fare nascere una seconda personalità completamente separata dalla principale, la quale in seguito virnr modellata ed educata dai manipolatori per emergere al momento appropriato.
“Se una persona subisce traumi indotti da elettroshock percepisce una sensazione di leggera vertigine, come la fluttuazione di una farfalla. E’ inoltre nota la rappresentazione simbolica relativa alla trasformazione o metamorfosi di questo bell’insetto: da bruco in bozzolo (dormienza, inattività), a farfalla (nuova creazione). Tale è il modello migratorio che rende questa specie unica.” Leggi il resto dell’articolo

Il piano di destabilizzazione della Siria

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Il ministro degli Affari Esteri francese Alain Juppé e la sua omologa statunitense Hillary Clinton, il 6 giugno a Washington.
© Dipartimento di Stato.

Il tentativo di rovesciare il governo siriano, per molti aspetti è simile a quanto è stato fatto in Libia, sebbene i risultati siano assai diversi a causa delle particolarità sociali e politiche. Il progetto di spezzare questi due Stati è stato impostato il 6 Maggio 2002 da John Bolton, quando era sottosegretario di stato nell’amministrazione Bush, la sua attuazione da parte dell’amministrazione Obama, nove anni dopo, nel il contesto del risveglio arabo, non avviene senza problemi.

Come in Libia, il piano originale era quello di suscitare un colpo di stato militare, ma ben presto si è rivelato impossibile per la mancanza degli ufficiali necessari. Secondo alcune fonti, un progetto simile è stato anche considerato per il Libano. In Libia, il complotto fu scoperto e il colonnello Gheddafi ha fatto arrestare il colonnello Abdallah Gehani. In tutti i casi, il progetto originario è stato rivisto nel contesto dell’inaspettata “primavera araba”. Leggi il resto dell’articolo

Il solito “venerdì da internauti”

 

Come ogni venerdì, la rete internet si è riempita di “notizie” provenienti dai soliti dissidenti, attivisti o presunti tali ch3e da luoghi ben lontani dalla Siria raccontano quel che accadrebbe nel Paese arabo. Chiaramente si tratta sempre di fatti gravissimo, omicidi di manifestanti, durissima repressione poliziesca. Tutto senza che un video o una foto dimostrino i fatti denunciati. O meglio, i video e le foto ci sono, ma sono sempre sfuocati, fatti da angolazioni che restituiscono situazioni che si potrebbero essere verificate in qualunque Paese arabo (è già accaduto che filmati di proteste yemenite e o egiziane siano stati spacciati per proteste siriane). Così, anche il 17 giugno Twitter, il sito di monitoraggio Rassd e la tv panaraba al Jazeera (la cui attendibilità è stata seriamente minata dalle dimissioni di alcuni giornalisti in segno di protesta per le notizie mistificate diffuse sulla Siria) hanno riportato di manifestazioni si sarebbero tenute a Daraa (sud), Hama (centro). E questo dopo la grande giornata di mobilitazione pro-Assad che ha portato nelle strede siriane centinaia di migliaia di persone (foto). Secondo soliti testimoni oculari citati dai soliti attivisti e da Rassd, anche a Homs, Banyas e Aleppo, e in alcuni sobborghi di Damasco e nel quartiere centrale di Midan, si sarebbero tenute manifestazioni seguite, sempre secondo il solito cliché internauta, da violente repressioni poliziesche che avrebbero causato almeno 16 morti. Secondo l’agenzia di Stato sana invece un agente di polizia sarebbe stato ucciso a Homs da un gruppo armato ha aperto il fuoco contro le forze di sicurezza, i feriti sono stati 20. La Francia ne ha approfittato, dopo il buco nell’acqua all’Onu, per chiedere, insieme con la Germania “sanzioni più dure contro le autorità siriane”. Il segretario generale della Nato, ha condannato quelle che ha definito “infami” violenze del regime siriano contro i manifestanti, ma ha escluso un intervento dell’Alleanza atlantica nel Paese. A differenza di quanto è accaduto per la Libia, ha detto Rasmussen in un’intervista al canale televisivo Tve, per un’operazione in Siria non ci sono né un mandato Onu, né un sostegno regionale. Intanto l’Ue starebbe preparando nuove sanzioni Damasco, l’annuncio dovrebbe arrivare al Consiglio europeo del 23 e 24 giugno prossimi.

 

 

Siria. Internet, rivolte, mistificazione e omertà

 

La storia di Amina ha aperto un capitolo importante ma molto trascurato negli ultimi tempi, quello cioè  riguardante la gestione della valanga di informazioni che giungono quotidianamente dalla rete. Durante gli scorsi 4 mesi, in relazione allo scoppio delle numerose rivolte popolari nei Paesi del Vicino Oriente e del Nordafrica, sono infatti stati molti i profili di presunti attivisti sorti sui maggiori social network del vasto mondo di internet. Tutti in pratica pronti a fornire informazioni su stragi, arresti e rastrellamenti che venivano compiuti dalle forze governative del Paese che in quel momento era investito dalla cosiddetta “Primavera araba”. Finiti in overdose da questa valanga di strabilianti notizie a disposizione, i giornalisti, hanno iniziato a pubblicare tutto quello riuscivano a trovare senza fare la ben che minima ricerca per verificare almeno che il misterioso interlocutore nascosto dall’altra parte dello schermo fosse almeno nel Paese giusto, cioè in quello del quale stava descrivendo gli eventi. Una situazione che appunto ha portato fino allo scandalo, perché di questo si tratta, di Amina. Una blogger gay che dalla Siria racconta la difficile condizione degli omosessuali e che per questo viene fatta sparire dai servizi segreti. Una storia troppo bella per essere vera, tanto che difatti non lo era. Dietro questa povera e insistente ragazza si nascondeva in verità uno statunitense di 40 anni, che si è scusato affermando che il suo vero scopo era quello di portare a un dibattito sulle donne e l’islam attraverso il racconto di storie di fantasia. Giustificazione che non lo ha salvato dalle critiche della rete, ma almeno da quelle dei giornalisti che in questo modo hanno tentato inutilmente di coprire la cantonata presa gettando altro fango su tutta la categoria.
E si tratta solo dell’unico caso che è riuscito a superare il muro di menzogne e omertà accuratamente costruito da falsi attivisti e governi interessati a manovrare la situazione a proprio favore. Eppure sui social network esistono anche numerose voci fuori dal coro, basta non ignorarle. Persone che provano a far capire che, almeno in Siria, non tutto è come i media embedded e i governi occidentali lo vogliono far apparire. Sulla pagina Facebook chiamata “Mondo Arabo” ad esempio si può trovare un interessante servizio riguardante proprio un altro falso profilo, attraverso il quale qualche ignoto diffonde altrettante false notizie riguardo la crisi siriana: Rami Nakhla. Per capire però quanto questa situazione sia grave bisogna prima spiegare chi è  Hiyam Jamil. Quest’ultima si spacciava fino a poche settimane fa per un’attivista impegnata nella difesa dei diritti umani in contatto con molti giovani del Paese arabo che si opponevano al governo di Bashar al Assad. Successivamente alcuni articoli a sua firma che parlavano delle manifestazioni in Siria hanno iniziato a circolare sulla rete, attirando l’attenzione anche di qualche grande testata mondiale. È stato così che il Daily Mail cercando di entrare in contatto con Hiyam Jamil ha scoperto che dietro questa facciata si nascondeva in realtà Rami Nakhla. Un ragazzo che si presenta come un attivista siriano, coinvolto negli scontri in Siria, ma ospitato a Beirut dalle Forze Libanesi anti-siriane del criminale di guerra Samir Geagea. Scoperto il falso il profilo questo è stato rimosso da Facebook. Tuttavia frugando bene all’interno del sito si può scoprire l’esistenza di un ulteriore alter ego del quale il sedicente attivista fa uso, quello di Malath Aumran (www.facebook.com/malath.aumran). Un alter ego non molto camuffato visto che al fianco del nome principale della pagina è riportata fra parentesi ma a chiare lettere la scritta Rami Nakhla e persino la foto è la stessa. L’immagine è evidentemente un ennesimo falso, patinata e inespressiva, senza sfondo (vedi la foto del profilo Facebook)ed evidentemente manipolata con qualcuno dei tanti programmi di ritocco per fotografie esistenti oggi. Ed infatti, come riporta “Mondo Arabo”, si tratta di un’immagine rubata da uno studio sull’espressività e i lineamenti più sensuali di uomo e donna pubblicato sul sito dell’università di Ratisbona (www.uni-regensburg.de/Fakultaeten/phil_Fak_II/Psychologie/Psy_II/beautycheck/english/index.htm).
Ma se un semplice utente è riuscito a scoprire tutto questo, perché non ci riescono i governi? Oppure, perché i giornalisti delle grandi testate mondiali ignorano queste scoperte che pure circolano in rete esattamente come le altre? Domande la cui risposta purtroppo è ovvia: gli interessi di qualcuno ormai contano più della verità.

Fonte: Rinascita

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