Seguendo la flotta

HILLARY CLINTON DA’ LUCE VERDE PER L’ATTACCO ALLA FLOTTIGLIA DIRETTA A GAZA

di Ali Abunimah

dal blog The Electronic Intifada

traduzione di Gianluca Freda

Nei suoi commenti di ieri [del 23 giugno scorso, NdT], Hillary Clinton sembra aver spianato la strada – o perlomeno dato la luce verde – ad un attacco militare israeliano contro la Freedom Flotilla in arrivo a Gaza, compresa la nave statunitense che prende parte alla spedizione.

Tra i passeggeri a bordo della nave americana vi è l’87enne Hedy Epstein, sopravvissuta alla persecuzione tedesca grazie ai Kindertransport, nonché la scrittrice e poetessa Alice Walker. Si prevede che alla spedizione prenderanno parte circa 10 navi, con a bordo 1000 persone provenienti da oltre 20 paesi.

Ecco ciò che la Clinton ha detto al Dipartimento di Stato lo scorso 23 giugno:

Noi non crediamo che la flotilla rappresenti un atto utile o necessario a favore del popolo di Gaza. Proprio questa settimana, il governo israeliano ha approvato un significativo provvedimento per la costruzione di abitazioni a Gaza. A Gaza saranno fatti entrare materiali per l’edilizia e noi non crediamo sia d’aiuto la presenza di flottiglie che tentino di provocare reazioni entrando nelle acque israeliane e creando una situazione nella quale gli israeliani avranno poi il diritto di difendersi.

La Clinton sa certamente che nessuna nazione al mondo riconosce Gaza, né tantomeno le sue acque territoriali, come parte del territorio “sovrano” di Israele. Una nave che entri nelle acque di Gaza, non entrerebbe affatto in “acque israeliane”, come va dicendo la Clinton. Inoltre la Clinton, supponendo che stia ripetendo ciò che le è stato detto nei briefing e non sia semplicemente in errore, deve anche sapere che l’anno scorso Israele ha attaccato la Freedom Flotilla diretta a Gaza mentre si trovava in acque internazionali e i dati GPS evidenziano che si stava, in realtà, allontanando da Israele.

Quando invoca il presunto “diritto all’autodifesa” di Israele contro imbarcazioni civili che tentano di raggiungere Gaza, la Clinton sta dicendo a Israele che gli Stati Uniti non si opporranno ad un nuovo attacco militare.

E parlando dell’autorizzazione concessa da Israele a far entrare a Gaza materiale da costruzione, sottintendendo che la flottiglia “non è necessaria” in quanto degli “aiuti” raggiungeranno comunque la popolazione palestinese di Gaza, la Clinton sta tentando di offuscare la realtà delle cose.

La gente di Gaza è stata ridotta in miseria e resa dipendente dagli aiuti a causa di decenni di occupazione, assedio e attacchi militari israeliani. Il punto non è consegnare gli aiuti, ma liberare la popolazione spezzando l’assedio. E’ una posizione abominevole quella di suggerire – come sembra fare la Clinton – che se il popolo di Gaza riceve abbastanza calorie e un po’ di forniture edilizie, allora nessuno deve più preoccuparsi dell’assedio israeliano. I palestinesi di Gaza non sono animali in gabbia, per assistere i quali ci si possa limitare a spingere razioni di cibo tra le sbarre della loro prigione.

L’assedio israeliano è da intendersi come una forma di punizione collettiva ed è stato dichiarato illegale dal Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Israele, come Electronic Intifada ha già riportato, sta tenendo esercitazioni militari per intercettare questa flotta di civili disarmati. Dopo le esternazioni della Clinton, se del sangue sarà versato, esso non ricadrà soltanto sulle mani di Israele, ma anche su quelle dell’America.

Incriminare i passeggeri della flottiglia per “supporto materiale” al terrorismo

Non contento di incoraggiare indirettamente la violenza di Israele, il Dipartimento di Stato, in un nuovo allarmante sviluppo, ha minacciato gli americani che viaggiano sulle navi dirette a Gaza di arresto o di sanzioni pecuniarie per sostegno al terrorismo. Haaretz riferisce:

Venerdì scorso, il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che i tentativi di spezzare il blocco sono “irresponsabili e provocatori” e che Israele possiede già mezzi ben specifici per portare assistenza ai palestinesi residenti a Gaza. Ha anche notato che la zona è governata dal gruppo militante di Hamas, designato dagli USA come organizzazione terroristica, e che gli americani che ad esso porteranno sostegno sono soggetti a multe o alla pena del carcere.

In effetti, gli USA sembrano ormai definire qualunque aiuto, portato a qualunque palestinese, inclusa una popolazione civile sotto assedio, come sostegno ad Hamas, e dunque sostegno al “terrorismo”.

Ciò rispecchia la volontà di utilizzare le leggi contro il “supporto materiale” al terrorismo come pretesto per indagare e perseguire gli attivisti per la solidarietà alla Palestina, nonché quelli che si oppongono alla guerra e che lottano per i diritti sindacali esercitando in patria i diritti loro garantiti dal Primo Emendamento.

Fonte : http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=836:gianluca-freda&catid=32:politica-internazionale&Itemid=47

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